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Cistite

a cura della


INDICE

Generalità
Epidemiologia
Condizioni predisponenti
Patogenesi
Clinica
Complicanze
Cistite in gravidanza
Diagnosi
Evoluzione
Terapia

 

Generalità

La Cistite è un’ infiammazione della vescica urinaria; qualora si presenti in congiunzione con una uretrite si può parlare di uretrocistite. Colpisce con maggiore frequenza le donne poiché la loro uretra è più corta (circa 5 cm) di quella degli uomini (16 cm circa) con più alto rischio di contaminazione da parte dei batteri fecali che più facilmente risalgono l'uretra fino alla vescica.

Epidemiologia

Si calcola che circa il 25% delle donne adulte soffre di cistite almeno una volta l'anno. In particolare, l'incidenza varia con l'età: molto bassa fino ai 20 anni e aumenta dell’1-2% per ogni decade sembra avere, soprattutto nel sesso femminile, tre picchi due dei quali tra i 20 e i 35 anni, legati a una attività sessuale più intensa (cistite da luna di miele) il terzo compreso tra i 0 e i 10 anni legato per la maggior parte dei casi al reflusso vescico-ureterale. Negli uomini tali infezioni sono più rare e si presentano soprattutto nel periodo neonatale e intorno ai 70 anni come conseguenza dell’ipertrofia prostatica.

Condizioni predisponenti

Le caratteriste anatomiche dell’apparato genitale femminile ne spiegano la maggior incidenza nelle donne: Brevità dell’uretra vicinanza dell’orifizio genitale e anale. La frequenza delle cistiti aumenta con l’età in correlazione al prostatismo nell’uomo ed alla carenza di ormoni nella postmenopausa nella donna. Alcune categorie di soggetti inoltre sono più a rischio di altre a causa di condizioni predisponenti qui di seguito elencate:

  • 4-10% delle donne gravide in cui gli alti livelli di progesterone determinano una diminuita attività peristaltica dell’uretere ed in cui vi è un aumento della compressione uterina con aumento del reflusso vescico-ureterale.
  • Il paziente Diabetico in cui la glicosuria riduce il potere antisettico dei leucociti.
  • Trapiantati renali (ne soffrono circa il 60%)
  • Disordini anatomici e neurologici e/o le ostruzioni meccaniche acquisite favoriscono il ristagno di urine e l’aumentata incidenza di infezioni.
  • Terapie immunosoppressive e radianti che predispongono alle infezioni delle vie urinarie deprimendo l’attività immunologiche.
  • Cateterismo
  • Nefropatie : un rene alterato predispone più facilmente alle infezioni

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Patogenesi

Alcune condizioni o comportamenti che possono influenzare l’equilibrio chimico-fisico e microbiologico della vagina favoriscono la comparsa di cistite, ad esempio:

  • Cattiva igiene
  • rapporti sessuali non protetti
  • Uso di detergenti intimi eccessivamente aggressivi
  • Uso di sostanze ad azione spermicida
  • dieta non equilibrata e irregolare
  • Somministrazione di antibiotici non specifici

Generalmente è possibile suddividere le cistiti in:

  • Infettive: La causa più frequente è rappresentata dalle infezioni batteriche, più raramente virali o fungine (micosi). Il microrganismo più coinvolto , è l’Escherichia coli (80% d ei casi), seguito da Stafilococcus epidermidis (9%) e da Streptococcus fecalis (1-3%); fra gli altri patogeni ricordiamo Proteus, Klebsiella, Enterobacter, Serratia, Pseudomonas, Enterococcus . Normalmente la flora batterica, presente a livello di vagina e intestino, r iveste diverse funzioni di cui una delle più importanti è il mantenimento di una sorta di equilibrio (omeostasi) tra i diversi ceppi batterici che da un lato impedisce il prevalere di un ceppo sugli altri e dall’altro lo sviluppo di specie patogene.
  • Interstiziali: A differenza della altre ,la forma interstiziale non riconosce una causa definita, probabilmente l’origine è multifattoriale poichè risultano coinvolti difetti epiteliali (urotelio), disfunzioni nella regolazione nervosa locale e attivazione delle mast-cellule. Sono state prese in considerazione come possibili cause:difetti dello strato interno (epitelio) di rivestimento della vescica mastocitosi reazione autoimmunitaria infiammazione neurogena infezioni batteriche. Dai dati di letteratura disponibili, circa un quarto dei pazienti con cistite interstiziale ha avuto i primi sintomi in età pediatrica va sospettata nei pazienti in cui la cistite non risponde al trattamento antibiotico, soprattutto in caso di cicli ripetuti.Questo tipo di cistite tende ad evolvere verso un quadro clinico sempre più grave, i cui sintomi peggiorano gradualmente incidendo in maniera drammatica sulla qualità di vita del paziente.
  • Farmaco indotta: Alcuni farmaci possono provocare alterazione della normale flora locale (soprattutto terapie antibiotiche prolungate) mentre altri sono causa di alterazioni morfologiche irreversibili (fibrosi, fragilità vasale). I due farmaci più noti per il rischio di indurre questa ultima alterazione sono antitumorali: ciclofosfamide e isofosfamide.
  • Terapia radiante: Dipendentemente dalla quantità di radiazione somministrata, la cistite da radioterapia presenta caratteristiche diverse (cistite acuta, cistite emorragica) ed un rischio più o meno maggiore di evolvere in una forma considerata a tutti gli effetti cronica con sostituzione dello strato muscolare con quello collagenoso e conseguente perdita di elasticità e di contrattilità.
  • Device medicali: Fra i device medicali, quello che presenta il rischio più elevato di Cistite è rappresentato dal catetere vescicale sia nell’uomo sia nella donna.
  • Sostanze chimiche: In alcune persone particolarmente sensibili, l’uso di detergenti e di creme spermicide, l’uso del diaframma può indurre una reazione infiammatoria con conseguente cistite.
  • Secondaria: La cistite può rappresentare una complicanza secondaria ad una pre-esistente condizione patologica che provoca ristagno dell’urina e/o ostacola il normale flusso urinario: stenosi ureterale e uretrale, ipertofia prostatica, tumore, infiammazione pelvica, endometriosi, malattia di Crohn, diverticolite, lupus, tubercolosi.

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Clinica

I sintomi più frequenti della cistite sono:

  • Disuria (emissione difficoltosa delle urine)
  • Stranguria, (minzione lenta e dolorosa)
  • Pollachiuria, (l'emissione con elevata frequenza di piccole quantità di urina)
  • Piuria(materiale purulento nelle urine)
  • Ematuria(presenza di sangue nelle urine)
  • Urine torbide e maleodoranti
  • Febbre

Complicanze

Acute:

  • Pielonefrite acuta
  • Sovrainfezioni microbiche

Croniche:

  • Pielonefrite cronica
  • Contrattura pelvica
  • Vestibolite Vulvare
  • dispareunia

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Cistite in gravidanza

La gestazione costituisce un periodo particolarmente a rischio di contrarre la cistite, poiché nell’organismo si verificano alcune modificazioni che aggiungono ulteriori fattori predisponenti oltre a quelli già tipicamente presenti nella donna.

  • Durante l’attesa c’è un fisiologico aumento del pH vaginale, che altera il microambiente locale e facilita la moltiplicazione di microrganismi normalmente presenti in vagina, che diventano più aggressivi.
  • A questo si aggiunge la pressione esercitata dall’utero sulla vescica, che favorisce un ristagno di urina al suo interno e, di conseguenza, una possibile proliferazione batterica.
  • L’aumento del progesterone determina un rilassamento della muscolatura di vescica, uretra e uretere (il canale che collega rene e vescica) rallentando il flusso delle urine e favorendone quindi la stasi
  • Infine la stitichezza, cui si è maggiormente soggette nei nove mesi, facilita l’aumento di batteri intestinali che possono quindi risalire nella vescica provocando l’infezione.

Curare per tempo la cistite è molto importante perché se non trattata un’infezione urinaria anche a bassa carica batterica comporta complicanze che possono essere serie sia per la gestante sia per il feto. Tra i possibili disturbi a carico della futura mamma vi è la pielonefrite, che può condurre nei casi più gravi a insufficienza renale. Sul versante fetale i rischi comprendono aborto e parto prematuro. Anche per questi motivi, è opportuno eseguire un esame delle urine con cadenza mensile durante l’intera gravidanza, in modo da individuare tempestivamente eventuali infezioni urinarie anche asintomatiche.

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Diagnosi

La diagnosi di Cistite si basa, oltre che sull'analisi dei sintomi riportati dal paziente, sull'esame specifico delle urine. Un livello di contaminazione vescicale minimo, fino a 10.000 colonie per ml, è considerato normale. Una concentrazione superiore a 100.000/ml potrebbe essere la conseguenza di un'infezione batterica in corso (cistite), a condizione che l'analisi sia stata eseguita sulle urine intermedie e con una tecnica procedurale adeguata. Si parla in questi casi di batteriuria. Rilevata una concentrazione batterica anomala si procede con l'antibiogramma, un esame necessario per testare la sensibilità della colonia batterica ai vari antibiotici.

Evoluzione

Cistite Acuta: Si intende la presenza all’esame urine di una carica batterica > 100.000 ufc/ml e sintomi di infezione (disuria,pollachiuria,stranguria). Raramente si possono avere urine torbide e maleodoranti, se l’infezione rimane limitata alla vescica non compare febbre, in questo caso sarebbe preferibile effettuare una urinocoltura con antibiogramma anche se nelle forme non complicate la dose singola di antibiotico assunto per 7 giorni dovrebbe essere risolutiva. Cistite Acuta Ricorrente: Dovuta a reinfezioni di nuovi ceppi batterici o di nuovi sierotipi di E.Coli o recidiva dello stesso germe che compare pochi giorni dopo il trattamento. In questo caso è sempre necessaria una urinocoltura con antibiogramma.

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Terapia

Prima ancora di qualsiasi terapia antibiotica è auspicabile bere almeno 2 litri di acqua al giorno e garantire il più possibile una buona igiene intima. In caso di forme sintomatiche non complicate è sufficiente una terapia antibiotica della durata di uno (monosomministrazione) o tre giorni dipendentemente dal tipo di farmaco e dalla dose prescritta. Sebbene la terapia in monodose sia efficace in più del 90% degli episodi di cistite batterica non complicata, la terapia che prevede la somministrazione di antibiotici per 3 giorni è, attualmente, quella più accettabile. Sono prescritti in singola dose i seguenti farmaci:

Sono prescritti come terapia di durata pari a 3 giorni:

La profilassi antibiotica in caso di cistite ricorrente prevede la somministrazione di:

In caso di allergia al Sulfametossazolo (allergia ai sulfamidici) è possibile somministrare solo Trimetoprim ad un dosaggio più alto (50-100 mg al giorno) rispetto a quello impiegato nell’associazione con il sulfamidico. La profilassi deve essere seguita per almeno 6 mesi e se, in questo periodo, si presenta un episodio di cistite, per 1-2 anni .

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Esistono inoltre sostanze NATURALI che possono essere utilizzate in prima battuta o in aggiunta alla terapia antibiotica contro questa patologia e sono:

  • Uva Ursina (da evitare nelle donne in gravidanza, nei bambini sotto i 12 anni e nei soggetti con gastriti)
  • Mirtillo Rosso con una buona capacità antisettica e disinfiammante
  • Pilosella che svolge attività antibatterica, diuretica e attiva i processi riparativi della mucosa vescicale;
  • Echinacea o l'eleuterococco Che stimola le difese immunitarie

Tuttavia quando questi non bastano, ci si trova costretti ad assumere antibiotici che nella maggior parte dei casi vanno a impoverire la flora batterica. A tale proposito sembra esserci una valida alternativa all'antibiotico studiata ed utilizzata soprattutto all’estero:

  • Utimann (della casa farmaceutica Princeps)

Questo prodotto è a base di D-Mannosio sostanza che sembra essere molto utilizzata per la terapia delle cistiti recidivanti e patologie correlate, in sostituzione della terapia antibiotica.

Il D-Mannosio ha infatti una forte affinità per le lectine degli Escherichia Coli, della Klebsiella Pneumoniae e della Salmonella e pertanto si lega ad esse impedendo a questi batteri di aderire alle mucose vescicali, ristagnando quindi nell'urina, vengono facilmente eliminati con la minzione.

Inoltre, non aderendo alle pareti vescicali non riescono ad innescare il processo infiammatorio verranno meno, quindi, il dolore e la sintomatologia proprie del processo infiammatorio e non ci saranno danni sulle mucose vescicali.

Rispetto all'antibiotico, il D-Mannosio ha numerosi vantaggi: non crea resistenze, non altera la flora batterica intestinale e vaginale, non debilita l'organismo, esplica la sua azione esclusivamente a livello vescicale e non sistemico, può essere assunto in gravidanza ed allattamento.

Una altra sostanza utilizzata è l'Inulina, un agente prebiotico che contribuisce al riequilibrio della flora batterica intestinale promuovendo la crescita di bifidobatteri e lattobacilli a scapito di enterobatteriacee come l'Escherichia Coli. Riduce quindi il rischio di infezione delle vie urinarie nei soggetti predisposti.

Fra le proprietà che le vengono attribuite c'è quella di facilitare la digestione e di ridurre il gas intestinale aumentando la densità di bifidobatteri e diminuendo quella dei batteri nocivi. Utile inoltre il Citrato di Magnesio e di Potassio, per ripristino del pH urinario ottimale (pH 6-6,5) con conseguente inibizione della crescita dei patogeni all'interno dell'apparato urinario e per il mantenimento dell'efficacia del D Mannosio che, a pH acido potrebbe subire idrolisi e quindi riduzione dell'efficacia.

D’altro canto la causa principale di cistiti e delle delle cistiti recidivanti è una alterata flora batterica intestinale che aumenta la probabilità di contaminazione della vescica urinaria di patogeni normalemente presenti a livello intestinale.

Buona norma quindi è garantire sempre il ripristino della flora usando fermenti lattici a nche in associazione alla terapia antibiotica (questa non da ultimo potrebbe essere causa di uno squilibrio della normale componente batterica intestinale).

Uteriori recenti studi hanno messo a punto terapie sempre più all’avanguardia soprattutto per la cistite cronica, della forma interstiziale e per la sindrome della vescica dolorosa.

Questa si avvale del ripristino del normale strato protettivo dell’urotelio atttaverso la somministtrazione locale di Acido ialuronico e condrotin solfato, che sembrano riportare a una condizione fisiologica il normale strato di glicosamminoglicani dell’urotelio. Sembra che molte donne abbiano trovato giovamento da questo trattamento con diminuzione delle infezioni ricorrenti e un miglioramento sensibile della qualità di vita senza riportare effetti collaterali significativi.

Alla luce di questi risultati si sta facendo sempre più strada l’idea di un trattamento precoce finalizzato alla riduzione delle cronicizzazione aprendo così la strada al concetto di prevenzione.

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Pagina aggiornata il: 15/10/2013

 

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