IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA
a cura della

INDICE

Definizione
Epidemiologia
Patogenesi
Evoluzione
Clinica
Diagnosi
Terapia medica
Terapia chirurgica

 

Definizione

Conosciuta piu comunemente come Ipertrofia prostatica benigna, si tratta in realta di una Iperplasia prostatica benigna.

Si intende con questo termine un aumento di volume della ghiandola prostatica nella sua porzione centrale a contatto con l'uretra prostatica, o nelle ghiandole periuretrali e nella zona di transizione. Inizialmente(intorno ai 35 anni circa) inizano a formarsi dei piccoli noduli che vanno incontro a un progressivo aumento di volume e numero fino a determinare una compressione vera e propria dell' uretra.

Epidemiologia

La prevalenza dell' Iperplasia prostatica benigna tra gli uomini intorno ai 40 anni di eta e del 5-10% fino a raggiungere l'80% negli uomini di 70-80 anni.

La mancata differenza dell'incidenza nelle varie regioni di questa patologia fa escludere un eventuale fattore ambientale mentre sembra essere sempre piu gettonata l'ipotesi di una componente genetica. Sembra infatti maggiore l'incidenza di questa patologia nei gemelli unicoriali rispetto ai bicoriali e nei parenti di soggetti sottoposti a prostatectomia per IPB (iperplasia prostatica benigna) rispetto alla popolazione normale.

Patogenesi

Non è noto il meccanismo preciso responsabile dell'insorgenza dell'Iperplasia prostatica benigna anche se smbrano essere numerosi i fattori coinvolti.Il normale trofismo della ghiandola e garantito dal testosterone che generalmente viene trasformato nelle cellule della ghiandola prostatica in Diidrotestosterone (DHT) grazie all'attivita dell'enzima 5-alfa reduttasi. Il DHT sembra esere sintetizzato sia a livello delle cellule epiteliali che di quelle stromali.

In entrambe le tipologie di cellule si lega al recettore degli androgeni e segnala la trascrizione del fattore di crescita.

Tale ormone sembra quindi essere di fondamentale importanza sia per la morte che per la proliferazione cellulare.

D'altra parte l'importanza del DHT è supportata dalle osservazioni cliniche su pazienti con ipertrofia benigna ai quali la somministrazione di un inibitore della 5α-reduttasi provoca (con riduzione del contenuto di DHT nella prostata) riduzione del volume prostatico e di conseguenza i sintomi dell'ipertrofia. Esiste inoltre una notevole evidenza sul fatto che gli estrogeni giocano un ruolo nell'eziologia dell'IPB.

Si e visto infatti che l'IPB si verifica in uomini con elevati livelli di estrogeni e relativamente ridotti livelli di testosterone libero (questa sostanza ha quindi, se non convertita in altri ormoni, un'azione benefica e salutare nei confronti della prostata).

Occorre comunque ancora uno studio molto più approfondito per comprendere a pieno le cause della ipertrofia prostatica benigna.

Torna ad inizio pagina

Evoluzione

L'iperplasia prostatica benigna inizialmente colpisce le cellule stromali successivamente tutte le cellule presenti nella prostata deteminando un vero e proprio rimodellamento tissutale che coinvolge:

Clinica

L'iperplasia prostatica benigna costituisce la condizione piu frequente di sintomatologia delle basse vie urinarie. I sintomi si dividono prevalentemente in due categorie:

Sintomi urinari di tipo ostruttivo

Sintomi urinari di tipo irritativo

La diminuzione della forza e del calibro del mitto deriva dalla riduzione del lume uretrale e dall'aumento della resistenza del flusso causata dalla compressione del tessuto prostatico sull'uretra, con il tempo la sintomatologia tende ad agravvarsi e il paziente preferisce sedersi per urinare (in modo da rilassare i muscoli perineali).

L'incompleto svuotamento della vescica può portare, inoltre, all'accumulo di batteri aumentando i rischi di uretriti e anche alla formazione di calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale.

La ritenzione urinaria è un'altra forma di progressione della patologia generalmente dovuta a un ritardo alla minzine del paziente che scompensa acutamente l'attivita del muscolo detrusore.

Generalmente la ritenzione urinaria acuta è determinata dalla incapacità a vuotare completamente la vescica, mentre quella cronica vede il progressivo aumento del residuo post-minzionale e della distensione della muscolatura della vescica. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può andare incontro a una patologia di compromissione renale detta uropatia ostruttiva.

In ultimo va ricordato che l' Iperplasia prostatica benigna non è in grado di provocare di per sé disfunzione erettile, ma le due condizioni spesso possono coesistere nello stesso soggetto.

Torna ad inizio pagina

Complicanze

Con il tempo, l' Iperplasia prostatica benigna può determinare alcune complicanze soprattuto se non prontamente trattata.

Fra queste ricordiamo il reflusso vescico-uretrale, l' idroureteronefrosi, pielonefrite, calcoli vescicali e nelle forme piu avanzate incontinenza urinaria dovuta alla sovrdistenzione della vescica.

Diagnosi

La diagnosi di Iperplasia prostatica benigna si avvale di:

Terapia medica

Generalmente la terapia ha lo scopo di migliorare la qualita della vita dei pazienti riducendo il grado di ostruzione urinaria e il residuo urinario ed evitare che la malattia possa proseguire con un peggioramento dei sintomi: macroematuria, infezione delle vie urinarie, episodi di ritenzione acuta delle urine, isufficienza renale. Per quantificare in maniera oggettiva i disturbi provocati dalla Iperplasia prostatica benigna sono state messe a punto delle tavole di valutazione fra cui la piu utilizzata Internetionale Prostatic Symptom Score.

Questa scala ha la capacita di valutare se nel corso del tempo si sono verificati cambiamenti nel tipo e nella gravita dei sintomi.

La terapia della IPB si avvale principalemte di tre classi di farmaci:

Alfa-litici.

Bloccano i recettori alfa1 adrenergici presenti nel tessuto urogenitale, prostata e soprattutto collo vescicale, determinando un rilassamento della muscolatura.

La loro azione farmacologica è rapida, ma dose dipendente appena infatti viene sospesa la terapia i sintomi correlati tendono a ripresentarsi molto velocemente.

Questa classe di farmaci possono essere associati ad alcuni sintomi clinici (capogiri, ipotensione ortostatica, sonnolenza, difficoltà di concentrazione) dipendenti dall'azione ipotensiva sui recettori alfa-1-adrenergici vascolari.

Possono provocare eiaculazione retrograda, ridotto volume dell'eiaculato ed eiaculazione dolorosa.

Inoltre bisogna tenere presente che nei pazienti con ipertrofia prostatica (IPB) sottoposti a cataratta la somministrazione di tali farmaci deve essere interrotta almeno due giorni prima dell’intervento onde evitare la comparsa dellaSindrome dell' Iride a Bandiera o Intraoperative Floppy Iris Syndrome (IFIS), caratterizzata dalla triade: scarsa midriasi, iride a bandiera con tendenza al prolasso nel tunnel corneale e miosi progressiva. Si ipotizza che a livello dell’iride esistano dei recettori a-1A. Gli alfa-litici, bloccando i recettori a-1A, indurrebbero un’atrofia da inutilizzo della muscolatura liscia iridea (questo spiegherebbe sia la scarsa midriasi che l’iride a bandiera).

In Italia sono disponibili 4 farmaci alfa-litici per il trattamento dell’ipertrofia prostatica:

Di questi farmaci la Terazosina e la Doxazosina richiedono un aumento del dosaggio nel tempo mentre la Tamsulosina puo essere somministrata a dose piena sin da subito. Tuttavia quest'ultimo comporta maggiori effetti colltarali degli altri compresa la floppy iris syndrome.

Inibitori della 5-alfa-reduttasi.

L'altra classe di farmaci utilizzati sono gli inibitori della 5 alfa-reduttasi che inibiscono tale enzima intracellulare impedendo che il testosterone venga convertito in Diidrotestosterone.

Il meccanismo d’azione degli inibitori della 5alfa-reduttasi richiede del tempo per manifestare effetti clinici:

la riduzione del volume prostatico diventa apprezzabile dopo alcuni mesi di terapia (18% dopo 3 mesi e 27% dopo 6 mesi di trattamento).

Gli inibitori della 5alfa-reduttasi,agendo sulla componente meccanica, sono in grado di bloccare la progressione dell’iperplasia prostatica.

La loro efficacia è risultata significativa in caso di prostata di elevata dimensione (>/= 30 ml) nei pazienti con volumi prostatici compresi fra 25 e 30 ml il trattamento prolungato ha determinato una riduzione delle dimensioni della ghiandola di circa il 25 %.

I 2 farmaci utilizzati appartenenti a questa categoria sono:

Tuttavia rispetto agli alfa-litici gli inibitori della 5 alfa-reduttasi agiscono piu lentamente e sono spesso causa di riduzione della libido con associata impotenza e ginecomastia. Inoltre riducono i valori plasmatici di PSA circolante del 50% nell'arco di 3-6 mesi di terapia mascherando l'eventuale presenza o comparsa di carcinoma prostatatico.

Tuttavia si ricorda che L'IPB non evolve in cancro della prostata e che le due patologie compaiono in sedi diverse della ghandola.

Data l'incidenza abbastanza elevata del cancro della prostata sarebbe opportuno prima di iniziare una terapia con gli inibitori della 5 alfa-reduttasi valutare:

Si tende comunque ad associare le due classi di frmaci per ottenere un controllo migliore dei sintomi.

Inibitori della fosfodiesterasi.

Recentemente è stata approvata dall' AIFA la terapia della ipertrofia prostatica benigna a base di Tadalafil (Cialis), un potente inibitore della fosfodiesterasi.

Il meccanismo d'azione, sembra essere legato al rilassamento vascolare che deriva dall'effetto della inibizione della PDE5 sulla concentrazione di cGMP sulla muscolatura liscia della prostata e della vescica. Ne deriva una aumentata perfusione di sangue che ridurrebbe i sintomi dell' iperplasia prostatica benigna.

Questi effetti vascolari possono essere accompagnati dall’inibizione dell’attività del nervo afferente vescicale e dal rilassamento della muscolatura liscia della prostata e della vescica.

La dose raccomadata è 5 mg da assumere ogni giorno all’incirca alla stessa ora indipendentemente dai pasti.

Macrolidi.

A questi si affianca un altro farmaco: la MEPARTICINA, un antibiotico macrolide ottenuto dallo Streptomices aureofaciens che ha un’azione antiestrogenica legandosi agli estrogeni a livello intestinale e riducendone la loro disponibilità per il metabolismo prostatico.

In associazione agli alfa-litici, si e notato un miglioramento dei disturbi lamentati dai pazienti agendo sia sulla sintomatologia disurica (alfa-litici) sia sulle cause che portano all’ingrossamento della prostata (mepartricina) senza un aggravio degli effetti collaterali.

La mepartricina infatti non viene assorbita a livello sistemico, rimane nel lume intestinale dove lega gli estrogeni e ne aumenta l’escrezione fecale e non determina quindi impotenza, calo della libido e ginecomastia.

Terapie coadiuvanti naturali.

Vengono usati anche altri farmaci e sostanze naturali, fra cui quelli che rientrano nella categoria degli steroli vegetali ed in particolare la:

tali steroli sembrano essere un estratto proveniente da una palma che cresce negli Stati Uniti, nel Sud- Europa e nell'Africa del nord.

I suoi princìpi attivi (trigliceridi, fitosteroli, derivati del sitosterolo, flavonoidi) le conferiscono proprietà antiandrogeniche, che espleta principalmente attraverso un'azione diretta sui recettori del diidrotestosterone, ed indiretta, tramite l'inibizione dell'enzima 5-alfa-reduttasi.

Sembrerebbe inoltre diminuire la congestione ghiandolare andando ad alleviare i sintomi del paziente.

Questo estratto viene generalmente utilizzato in associazione agli alfa-litici avendo meno effetti collaterali rispetto agli inibitori della 5 alfa-reduttasi.

Come terapia coadiuvante, nell' ipertrofia prostatica benigna, si possono anche utilizzare:

Terapia chirurgica

La terapia chirurgica per l’ipertrofia prostatica comprende:

Generalmente si ricorre a questa soluzione quando la terapia farmacologia non e piu in grado da sola di gestire i sintomi del paziente.

Il trattamento piu usato è la Resezione Prostatica Trans-Uretrale (TURP), indicato in caso di un volume prostatico inferiore ai 50 ml e a un quadro clinico di media/elevata entita.

Dopo l'intervento possono comparire delle complicazioni che comprendono emorragia, stenosi dell’uretra (3,7% dei pazienti) e del collo della vescica (3,7% dei pazienti) e la comparsa di eiaculazione retrograda (75% dei pazienti), che consiste nel passaggio di parte del liquido seminale nella vescica durante l’eiaculazione.

Si osserva inoltre disfunzione erettile de novo (6,3% dei pazienti) e incontinenza urinaria (1,7%).

L'adenomectomia a cielo aperto, si esegue quando la prostata è di dimensioni notevoli (>75 g), l' intervento richiede l’incisione addominale sovrapubica e comporta notevole perdita di sangue con conseguente emotrasfusione.

Gli interventi di mini-chirurgia, detti anche MIST (Minimally Invasive Surgical Therapies), sono:

L’incisione cervico-prostatica transuretrale (TUIP, Transurethral Incision of the Prostate) fornisce dei risultati simili a quelli ottenitu con la TURP, con meno complicanze (l'icidenza dell'eiaculazione retrograda e del 6%) ma anche con un tasso di reintervento piu elevato. Inoltre viene adottato quando i volumi prostatici sono compresi fra 20-30ml e la clinica e tale da rendere necessario questo tipo di intervento.

L'incisione cervico-prostatica eseguita con il laser (TULIP, Transurethral Laser Incision of the Prostate) permette di ridurre notevolmente le perdite di sangue e i giorni di degenza ospedaliera e le complicanze.

Le procedure di resezione della prostata che impiegano il laser sono classificate in base al tipo di laser:

 

Torna ad inizio pagina

 

Pubblicità

 

Pagina aggiornata il: 4/11/2013