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Timbro Approvato Verde

Acequide 20 mg + 12,5 mg compresse rivestite con film
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

INDICE DELLA SCHEDA DEL FARMACO

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01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE -Inizio Pagina

ACEQUIDE 20 MG + 12,5 MG COMPRESSE RIVESTITE CON FILM


02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA - Inizio Pagina

Ogni compressa divisibile contiene:

principi attivi: quinapril cloridrato 21,7 mg (pari 20 mg di quinapril) + idroclorotiazide 12,5 mg.

Per l’elenco completo degli eccipienti vedere paragrafo 6.1.


03.0 FORMA FARMACEUTICA - Inizio Pagina

Compresse rivestite con film.


04.0 INFORMAZIONI CLINICHE - Inizio Pagina

04.1 Indicazioni terapeutiche - Inizio Pagina

Trattamento dell’ipertensione in pazienti nei quali è appropriato il trattamento combinato con ACE–inibitore e diuretico.


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04.2 Posologia e modo di somministrazione - Inizio Pagina

La posologia deve essere regolata individualmente sulla base della risposta clinica.

Adulti

Nei pazienti non in terapia diuretica, la dose iniziale raccomandata di ACEQUIDE è di mezza compressa al giorno.

La dose normale di mantenimento è di una compressa al giorno.

Se necessario, la dose può essere aumentata fino a 2 compresse 1 volta al giorno.

Nei pazienti già in trattamento con un diuretico, è opportuno iniziare la terapia con una singola dose di 5 mg di quinapril allo scopo di minimizzare il rischio di una ipotensione eccessiva, aggiustando poi la posologia fino ad ottenere la risposta ottimale. Se questa è raggiunta con la stessa dose presente nell’associazione si può passare alla terapia con ACEQUIDE.

I pazienti già in trattamento con un diuretico possono sviluppare ipotensione sintomatica dopo la prima somministrazione di quinapril da solo o in associazione. Nei pazienti in trattamento diuretico è importante, se possibile, sospendere il diuretico almeno 2–3 giorni prima di assumere ACEQUIDE. Se questo non è possibile, iniziare con bassi dosaggi di ACEQUIDE.

Nei pazienti con insufficienza cardiaca, associata o meno ad insufficienza renale, la terapia con ACE–inibitori può causare una eccessiva caduta della pressione arteriosa.

In generale, dal momento che ACEQUIDE può causare ipotensione sintomatica, specialmente dopo la prima somministrazione, nei pazienti ipertesi complicati e non, compresi quelli sale/volume depleti, la terapia deve essere iniziata sotto controllo medico e i pazienti seguiti accuratamente per le prime due settimane di trattamento e ogni volta che venga aumentato il dosaggio.

Pazienti anziani

Negli anziani la dose iniziale non deve essere superiore a più di 5 mg di quinapril e deve essere attentamente stabilita dal medico.

La dose dovrebbe essere tenuta più bassa possibile compatibilmente con l’ottenimento di un controllo adeguato della pressione arteriosa.

Pazienti con insufficienza renale o sottoposti a dialisi

ACEQUIDE non deve essere usato come terapia iniziale in pazienti con insufficienza renale lieve (clearance della creatinina 30–60 ml/min.), ma solo dopo titolazioni dei singoli componenti, impiegando come dose iniziale 5 mg di quinapril.

Quando è richiesta una terapia con quinapril associato al diuretico in pazienti con grave insufficienza renale (clearance della creatinina <30 ml/min.) un diuretico dell’ansa è preferibile ad un tiazidico e pertanto in questi pazienti non è raccomandato ACEQUIDE.

Uso nei bambini:

Non è raccomandato l’impiego di ACEQUIDE non essendo stata stabilita l’efficacia e la tollerabilità nei bambini.

Modo di somministrazione

La dose di ACEQUIDE deve essere assunta sempre alla stessa ora del giorno per migliorare la compliance, lontano dai pasti.


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04.3 Controindicazioni - Inizio Pagina

– Ipersensibilità ai principi attivi o ad uno qualsiasi degli eccipienti, ad altri inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE–inibitori) e a farmaci solfamido–derivati.

– Storia di angioedema associato a precedente terapia con altri ACE–inibitori.

– Edema angioneurotico ereditario o idiopatico.

– Anuria.

– Secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.6).


04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso - Inizio Pagina

Ipotensione

ACEQUIDE può causare ipotensione sintomatica, di solito non più frequentemente dei farmaci in monoterapia.

Ipotensione sistematica è stata raramente osservata in pazienti con ipertensione non complicata trattati con quinapril, ma è una possibile conseguenza della terapia con ACE–inibitori in pazienti sale/volume depleti, quali quelli in trattamento con diuretici, o soggetti a restrizione del sale nella dieta o a emodialisi.

Ipotensione sintomatica è stata per lo più osservata in pazienti con grave insufficienza cardiaca, associata o meno ad insufficienza renale grave; molto verosimilmente in pazienti sottoposti a trattamento con dosi elevate di diuretici dell’ansa, o quelli con iponatriemia o con compromissione della funzionalità renale.

Se si verifica ipotensione sintomatica, il paziente deve essere posto in posizione supina e, se necessario, sottoposto a infusione endovenosa di soluzione fisiologica. Una transitoria risposta ipotensiva non è una controindicazione al prosieguo della terapia; comunque, se si verifica un tale evento deve essere presa in considerazione la diminuzione del dosaggio di ACEQUIDE.

I pazienti devono essere avvertiti di riferire un’eventuale sensazione di testa vuota, specialmente nei primi giorni di terapia con ACEQUIDE.

Se si verifica sincope, i pazienti devono sospendere il trattamento finché non abbiano consultato il medico.

L’inadeguata assunzione di liquidi, l’eccessiva traspirazione e la disidratazione, così come il vomito e la diarrea, possono favorire una eccessiva caduta della pressione arteriosa a causa della riduzione del volume dei liquidi; in tal caso i pazienti devono consultare il medico.

Pazienti con ipertensione nefrovascolare o insufficienza renale

ACEQUIDE deve essere impiegato con cautela in pazienti con gravi nefropatie. I tiazidici possono indurre aumento della azotemia in tali pazienti e gli effetti di somministrazioni ripetute possono risultare cumulativi.

Esiste un aumentato rischio di grave ipotensione e insufficienza renale quando i pazienti con ipertensione nefrovascolare e preesistente stenosi bilaterale o unilaterale dell’arteria renale vengano trattati con ACE–inibitori. Il trattamento con diuretici può contribuire ad aumentare tale rischio. La perdita della funzionalità renale può verificarsi anche solo con modeste modificazioni della creatinina sierica perfino in pazienti con stenosi unilaterale dell’arteria renale.

Alcuni pazienti ipertesi o con insufficienza cardiaca trattati con quinapril senza apparente patologia nefrovascolare preesistente hanno manifestato aumenti dell’azotemia e della creatinina sierica, generalmente modesti e transitori, in particolare quando quinapril è stato somministrato assieme ad un diuretico. Questo può avvenire più facilmente in pazienti con compromissione renale preesistente. In tal caso può essere richiesta la riduzione del dosaggio o la sospensione di ACEQUIDE. La valutazione dei pazienti deve sempre includere la determinazione della funzionalità renale (vedere paragrafo 4.2 Posologia e modo di somministrazione).

Come conseguenza dell’inibizione del sistema renina–angiotensina–aldosterone, sono prevedibili modificazioni della funzionalità renale in individui particolari.

In pazienti con grave insufficienza cardiaca, la cui funzionalità renale può dipendere dall’attività del sistema renina–angiotensina–aldosterone, il trattamento con ACE–inibitori, incluso quinapril, si può associare a oliguria e/o progressiva uremia e, raramente, a insufficienza renale acuta potenzialmente fatale.

In studi clinici in pazienti ipertesi con stenosi unilaterale o bilaterale dell’arteria renale, aumenti dell’azotemia e della creatinina sierica sono stati osservati in alcuni casi dopo terapia con ACE–inibitori. Questi aumenti sono risultati quasi sempre reversibili con l’interruzione della terapia. In tali pazienti la funzionalità renale deve essere monitorata durante le prime settimane di terapia.

Benchè gli studi clinici abbiano indicato che nei pazienti con compromissione renale, quinapril generalmente non induce ulteriore deterioramento, si raccomanda di effettuare in tali pazienti controlli periodici sui parametri di funzionalità renale.

Reazioni anafilattoidi

Emodialisi: I pazienti emodializzati con membrane ad alto flusso di poliacrilonitrile ed in trattamento con ACE–inibitori molto facilmente manifestano reazioni anafilattoidi, quali gonfiori, vampate, ipotensione e dispnea entro pochi minuti dall’inizio dell’emodialisi. L’impiego di membrane alternative o di medicinali antiipertensivi alternativi è altamente raccomandato.

Angioedema del viso e del collo

Angioedema del viso, delle estremità, delle labbra, delle mucose, della lingua o glottide sono stati osservati in pazienti trattati con ACE–inibitori. L’angioedema può manifestarsi durante le prime settimane di trattamento; in rari casi può svilupparsi angiodema severo dopo trattamento a lungo termine con ACE–inibitori.

Se si verifica, dunque, stridore laringeo o angioedema del viso, della lingua o della glottide, il trattamento con ACEQUIDE deve essere sospeso immediatamente e il paziente deve essere trattato adeguatamente e tenuto sotto osservazione finchè l’edema non è risolto.

Nei casi nei quali l’edema è limitato al viso e alle labbra, esso generalmente si risolve senza trattamento, sebbene gli antiistaminici siano utili nell’alleviare i sintomi.

L’angioedema con interessamento della lingua, della glottide o della laringe può essere fatale e pertanto, richiede la pronta instaurazione di una appropriata terapia, ad esempio con l’immediata somministrazione sottocutanea di 0,3–0,5 ml di una soluzione 1:1000 di adrenalina.

L’angioedema, incluso edema della laringe, può manifestarsi con gli ACE–inibitori specialmente dopo la prima dose. I pazienti devono riferire immediatamente qualsiasi segno o sintomo che suggerisca l’angioedema (gonfiore del viso, degli occhi, delle labbra, della lingua, difficoltà nel deglutire e respirare) e non assumere più il farmaco prima di avere consultato il medico.

Angioedema dell’intestino

Angioedema dell’intestino è stato segnalato in pazienti trattati con ACE–inibitori. Questi pazienti hanno presentato dolore addominale (con o senza nausea o vomito); in alcuni casi non si è rilevata storia pregressa di angioedema del viso e i livelli di C–1 esterasi sono risultati normali. L’angioedema è stato diagnosticato con esami, incluso lo scan CT addominale e gli ultrasuoni o in trattamento d’urgenza e i sintomi si sono risolti dopo interruzione della terapia con ACE–inibitori. Angioedema intestinale dovrebbe essere considerato in corso di diagnosi in pazienti in trattamento con ACE–inibitori che presentano dolori addominali.

Tosse

La tosse è un evento associato all’uso di ACE–inibitori, incluso quinapril. Tipicamente, la tosse è di tipo non produttivo e persistente e si risolve con l’interruzione del trattamento. Tuttavia la correlazione di una tosse con la terapia con ACE–inibitore dovrebbe essere valutata nell’ambito della diagnosi differenziale di questo sintomo.

Insufficienza epatica

Per la presenza del diuretico tiazidico, ACEQUIDE deve essere usato con prudenza in pazienti con funzionalità epatica compromessa o con epatopatia progressiva in quanto minime alterazioni del bilancio idroelettrolitico possono precipitare un coma epatico.

Le concentrazioni di quinaprilato sono ridotte in pazienti con cirrosi epatica, a causa della ridotta deesterificazione di quinapril.

Ipoglicemia e Diabete

In pazienti diabetici in trattamento con insulina o ipoglicemizzanti orali, gli ACE–inibitori sono stati associati ad ipoglicemia; si raccomanda un attento monitoraggio di questi pazienti.

Anziani

Alcuni pazienti anziani possono risultare più responsivi agli ACE–inibitori rispetto a quelli più giovani. &EGRAVE; raccomandata la somministrazione di dosi iniziali più basse e la valutazione della funzionalità renale all’inizio della terapia (vedere paragrafo 4.2 Posologia e modo di somministrazione).

Bambini

Non è raccomandato l’impiego di ACEQUIDE non essendo stata stabilita l’efficacia e tollerabilità nei bambini.

Iperkaliemia

Vedi Alterazioni degli elettroliti sierici.

Chirurgia/Anestesia

In pazienti sottoposti a interventi di alta chirurgia o ad anestesia generale gli ACE–inibitori possono bloccare la formazione di angiotensina II secondaria alla liberazione compensatoria di renina.

Questo può condurre ad una ipotensione o persino shock ipotensivo che può essere corretto espandendo la volemia.

Prima di essere sottoposto ad un intervento chirurgico e/o ad anestesia generale, il paziente deve avvisare il medico di essere in terapia con un ACE–inibitore.

Stenosi aortica/Cardiomiopatia ipertrofica

Gli ACE–inibitori devono essere impiegati con cautela in pazienti con ostruzione del tratto uscente del ventricolo sinistro.

Neutropenia/Agranulocitosi

Gli ACE–inibitori sono stati associati ad agranulocitosi e depressione midollare, raramente in pazienti non complicati, più frequentemente in pazienti con compromissione renale, specialmente in presenza di collagenopatie vascolari, ad esempio lupus erythematosus, sclerodermia e in terapia con immunosoppressori. L’effetto risulta reversibile alla sospensione dell’ACE–inibitore.

Raramente sono stati riportati casi di agranulocitosi attribuibili a quinapril. Come con altri ACE–inibitori, è comunque opportuno eseguire controlli periodici del numero dei globuli bianchi nei pazienti con collagenopatia vascolare e/o nefropatia trattati con ACEQUIDE.

I pazienti devono riferire prontamente al medico il verificarsi di ogni infezione (per esempio mal di gola o febbre) che non si risolva entro due o tre giorni.

Proteinuria

Può verificarsi proteinuria specialmente in pazienti con compromissione della funzionalità renale preesistente o in trattamento con dosi relativamente alte di ACE–inibitori.

Alterazioni degli elettroliti sierici / Alterazioni metaboliche ed endocrine

La valutazione degli elettroliti sierici deve essere effettuata ad intervalli opportuni per rilevare possibili segni di alterazioni del bilancio elettrolitico.

La determinazione degli elettroliti sierici e urinari è particolarmente importante in caso di vomito abbondante o trattamento con fluidi per via parenterale.

Come con altri ACE–inibitori, pazienti trattati con quinapril in monoterapia possono aver manifestato incrementi dei livelli di potassio sierici. L’iperkaliemia può verificarsi durante il trattamento con ACE–inibitori, specialmente in presenza di insufficienza renale e/o cardiaca, diabete mellito o l’impiego concomitante di diuretici risparmiatori di potassio, supplementi di potassio e/o sostituti salini contenenti potassio (vedere paragrafo 4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione).

Laddove l’impiego concomitante dei suddetti agenti fosse ritenuto opportuno, occorre effettuare iniziali e periodiche determinazioni del potassio e di altri elettrolitici sierici.

Con ACEQUIDE, che già contiene idroclorotiazide, non è raccomandata l’aggiunta di un diuretico risparmiatore di potassio.

I pazienti devono essere avvertiti di non usare sostituti del sale contenenti potassio senza consultare il medico.

La terapia tiazidica è stata associata a segni di alterazioni del bilancio idroelettrolitico incluse ipokaliemia, iponatriemia e alcalosi ipocloremica. Tuttavia, poichè quinapril riduce la produzione di aldosterone, la sua associazione al diuretico attenua la perdita di potassio indotta da quest’ultimo.

In alcuni pazienti in terapia tiazidica, si possono verificare iperuricemia, o precipitazione della gotta. La combinazione con quinapril può attenuare l’effetto iperuricemico di idroclorotiazide.

I tiazidici aumentano l’escrezione urinaria di magnesio, provocando ipomagnesiemia e riducono l’escrezione di calcio causando eventualmente intermittenti e lievi elevazioni del calcio sierico anche in assenza di riconosciuti disturbi del metabolismo del calcio. Una ipercalcemia elevata può essere indicativa di un latente iperparatiroidismo.

Il trattamento tiazidico deve essere interrotto prima di condurre test della funzione paratiroidea.

Nei pazienti diabetici può essere richiesto un aggiustamento della dose di insulina o degli ipoglicemizzanti orali (vedere paragrafo 4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione).

I diuretici tiazidici possono indurre iperglicemia e pertanto un diabete mellito latente può diventare manifesto.

L’effetto antiipertensivo del farmaco può essere aumentato nei pazienti sottoposti a simpaticectomia.

La terapia con diuretici tiazidici può essere associata con un aumento del colesterolo e dei trigliceridi plasmatici.

Medicinale contenente lattosio quindi non adatto per i soggetti con deficit di lattasi, galattosemia o sindrome da malassorbimento di glucosio/galattosio.

Gravidanza

La terapia con ACE inibitori non deve essere iniziata durante la gravidanza.

Per le pazienti che stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere a trattamenti antipertensivi alternativi, con comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della terapia con un ACE inibitore. Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento con ACE inibitori deve essere interrotto immediatamente e, se appropriato, deve essere iniziata una terapia alternativa (vedere paragrafi 4.3 e 4.6).


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04.5 Interazioni - Inizio Pagina

Agenti che aumentano il potassio sierico: Durante la terapia con ACEQUIDE non è raccomandato l’uso di diuretici risparmiatori di potassio, di supplementi di potassio o di sostituti del sale contenenti potassio, a causa del rischio di iperpotassiemia (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego).

Tetracicline ed altri farmaci che interagiscono con il magnesio: La somministrazione contemporanea di ACEQUIDE e tetracicline riduce l’assorbimento di quest’ultime del 28–37%. Il diminuito assorbimento delle tetracicline è dovuto alla presenza del magnesio carbonato come eccipiente nella formulazione di ACEQUIDE. Questa interazione deve essere considerata in caso di terapia contemporanea con ACEQUIDE e tetracicline.

Altri diuretici: ACEQUIDE contiene un diuretico. L’impiego concomitante di un altro diuretico può avere un effetto additivo; i pazienti in trattamento con diuretici, specialmente i pazienti sale/volume depleti, possono manifestare una eccessiva riduzione della pressione arteriosa all’inizio della terapia o all’aumento della posologia dell’ACE–inibitore (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego).

Litio: Aumentati livelli sierici di litio e sintomi di tossicità da litio sono stati osservati in pazienti trattati contemporaneamente con litio e ACE–inibitori o con litio e diuretici tiazidici. Pertanto, durante trattamento concomitante con ACEQUIDE e sali di litio, i livelli sierici di litio devono essere monitorati frequentemente.

Anestetici: Gli ACE–inibitori possono potenziare gli effetti ipotensivi di alcuni anestetici (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego).

Narcotici / Antipsicotici: Si può verificare ipotensione ortostatica (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego).

Altri antiipertensivi: Possono verificarsi effetti additivi o potenziamento.

Allopurinolo, citostatici o agenti immunosoppressori, corticosteroidi sistemici o procainamide: La concomitante somministrazione con ACE–inibitori può indurre un aumentato rischio di leucopenia.

Anti–infiammatori non steroidei (FANS): La somministrazione di un farmaco antiinfiammatorio non steroideo può ridurre l’effetto antiipertensivo di un ACE–inibitore. &EGRAVE; stato inoltre descritto che FANS e ACE–inibitori esercitano un effetto additivo nell’aumento del potassio sierico, mentre la funzionalità renale può diminuire. Questi effetti, reversibili, si verificano specialmente in pazienti con compromessa funzionalità renale.

In alcuni pazienti la somministrazione di antiinfiammatori non steroidei può ridurre l’effetto diuretico, natriuretico e antiipertensivo dei tiazidici. Pertanto, quando ACEQUIDE viene usato contemporaneamente ad anti–infiammatori non steroidei, il paziente dovrà essere osservato accuratamente per verificare l’effetto antiipertensivo di ACEQUIDE.

Simpaticomimetici: Possono ridurre l’effetto antiipertensivo degli ACE–inibitori; i pazienti dovrebbero pertanto essere attentamente monitorati per avere conferma che l’effetto desiderato sia stato raggiunto.

I tiazidici possono diminuire la risposta alle amine pressorie (ad esempio noradrenalina), tuttavia non tale da precluderne il loro uso.

Alcool /Barbiturici: Può verificarsi un potenziamento dell’ipotensione ortostatica.

Farmaci antidiabetici (ipoglicemizzanti orali e insulina): Può essere richiesto un aggiustamento del dosaggio del farmaco antidiabetico.

Corticosteroidi / ACTH: Intensificano la deplezione elettrolitica, in particolare l’ipokaliemia.

Rilassanti muscolari non depolarizzanti (ad esempio tubocurarina): I tiazidici possono aumentare la risposta ai miorilassanti.

Antiacidi / Cibo: Possono ridurre la biodisponibilità degli ACE–inibitori.

Altri farmaci: Non sono state evidenziate interazioni clinicamente importanti con somministrazioni concomitanti di quinapril e propranololo, digossina, warfarina e cimetidina.


04.6 Gravidanza e allattamento - Inizio Pagina

Gravidanza:

ACE inibitori:

L’uso di ACE inibitori non è raccomandato durante il primo trimestre di gravidanza (vedere paragrafo 4.4). L’uso di ACE inibitori è controindicato durante il secondo ed il terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

L’evidenza epidemiologica sul rischio di teratogenicità a seguito dell’esposizione ad ACE inibitori durante il primo trimestre di gravidanza non ha dato risultati conclusivi; tuttavia non può essere escluso un piccolo aumento del rischio.

Per le pazienti che stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere a trattamenti antipertensivi alternativi, con comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della terapia con un ACE inibitore.

Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento con ACE inibitori deve essere immediatamente interrotto e, se appropriato, si deve iniziare una terapia alternativa.

È noto che nella donna l’esposizione ad ACE inibitori durante il secondo ed il terzo trimestre induce tossicità fetale (ridotta funzionalità renale, oligoidramnios, ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (insufficienza renale, ipotensione, iperkaliemia) (vedere paragrafo 5.3).

Se dovesse verificarsi un’esposizione ad un ACE inibitore dal secondo trimestre di gravidanza, si raccomanda un controllo ecografico della funzionalità renale e del cranio.

I neonati le cui madri abbiano assunto ACE inibitori devono essere attentamente seguiti per quanto riguarda l’ipotensione (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

Idroclorotiazide:

C’è limitata esperienza con idroclorotiazide durante la gravidanza, specialmente durante il primo trimestre. Gli studi sugli animali sono insufficienti.

Idroclorotiazide attraversa la placenta. In base al suo meccanismo d’azione l’uso di idroclorotiazide durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza può compromettere la perfusione feto placentare e può causare effetti fetali e neonatali come ittero, alterazioni del bilancio elettrolitico e trombocitopenia.

Idroclorotiazide non deve essere usata per il trattamento dell’edema gestazionale, l’ipertensione gestazionale o la preeclampsia a causa del rischio di riduzione del volume plasmatico e di ipoperfusione placentare senza un effetto benefico sul decorso della malattia.

Idroclorotiazide non deve essere usata per il trattamento dell’ipertensione in donne in gravidanza eccetto che in rare situazioni dove nessun altro trattamento potrebbe essere usato.

Allattamento

Quinapril:

Limitati dati di farmacocinetica dimostrano concentrazioni molto basse nel latte materno (vedere paragrafo 5.2). Sebbene queste concentrazioni sembrano essere clinicamente

irrilevanti, l’uso di ACEQUIDE in allattamento non è raccomandato per i neonati pretermine e nelle prime settimane dopo il parto, a causa del rischio ipotetico di effetti cardiovascolari e renali e perché non vi è abbastanza esperienza clinica.

Nei neonati più grandi, se ritenuto necessario per la madre, ACEQUIDE può essere assunto durante l’allattamento, ma in questo caso il neonato deve essere seguito per la possibile comparsa di effetti avversi.

Idroclorotiazide:

Idroclortiazide viene escreta nel latte materno in piccole quantità. I diuretici tiazidici ad alte dosi provocano intensa diuresi che può inibire la produzione di latte. L’uso di ACEQUIDE durante l’allattamento al seno non è raccomandato. Se ACEQUIDE viene assunto durante l’allattamento, le dosi devono essere mantenute ai livelli più bassi possibili.


04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine - Inizio Pagina

La capacità di operare in attività come il manovrare macchine o guidare un veicolo a motore può risultare ridotta, specialmente all’inizio della terapia con ACEQUIDE.


04.8 Effetti indesiderati - Inizio Pagina

La sicurezza di ACEQUIDE è stata valutata in studi clinici controllati e non in 1571 pazienti. Nelle sperimentazioni cliniche con ACEQUIDE non sono stati osservati effetti indesiderati diversi da quelli precedentemente riportati per quinapril e idroclorotiazide.

Gli effetti collaterali più frequentemente osservati nelle sperimentazioni cliniche controllate con questa associazione sono stati: cefalea (6,7%), capogiri (4,8%), tosse (3,2%) e affaticamento (2,9%).

Generalmente tali effetti sono stati lievi e transitori (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego).

La sospensione della terapia per effetti indesiderati si è resa necessaria nel 2% dei pazienti. Il motivo più comune della sospensione è stato mal di testa (0,5%) seguito da tosse e da nausea e vomito (0,2%).

Gli eventi avversi occorsi nell’1% o più dei 943 pazienti trattati con ACEQUIDE, in studi clinici controllati, sono riportati di seguito.

Percentuale di pazienti trattati in studi clinici controllati

 ACEQUIDE N = 943Placebo N = 100
Cefalea6.730.0
Capogiri4.84.0
Tosse3.22.0
Stanchezza2.93.0
Mialgia2.45.0
Infezione virale1.94.0
Rinite2.03.0
Nausea e/o vomito1.86.0
Dolore addominale1.74.0
Lombalgia1.52.0
Diarrea1.41.0
Infezione alte vie respiratorie1.34.0
Insonnia1.22.0
Sonnolenza1.20.0
Bronchite1.21.0
Dispepsia1.22.0
Astenia1.11.0
Faringite1.12.0
Vasodilatazione1.01.0
Vertigine1.02.0
Dolore toracico1.02.0

In studi clinici controllati e non, le esperienze cliniche avverse probabili, possibili, o chiaramente correlate alla terapia, o di incerta correlazione con il trattamento, occorse tra 0,5% fino a £ 1,0% dei pazienti trattati con quinapril più idroclorotiazide, nonché gli eventi meno frequenti occorsi negli studi clinici o nella fase post–marketing (indicati con *) includevano:

Alterazioni del sangue e del sistema linfatico: trombocitopenia*.

Alterazioni del sistema immunitario: reazioni anafilattoidi*.

Disturbi psichiatrici: nervosismo.

Alterazioni del sistema nervoso: parestesia, insonnia, sonnolenza, vertigini.

Alterazioni cardiache: palpitazioni, tachicardia, vasodilatazione.

Alterazioni del sistema vascolare: ipotensione, ipotensione posturale*, sincope*.

Alterazioni dell’apparato respiratorio, del torace e del mediastino: dispnea, sinusite, infezioni delle alte vie, bronchiti, riniti, faringiti.

Alterazioni dell’apparato gastrointestinale: secchezza delle fauci, flatulenza, pancreatite, nausea, vomito, diarrea, dispepsia, stitichezza.

Alterazioni del sistema epato–biliare: epatite*.

Alterazioni della cute e del tessuto sottocutaneo: fotosensibilità*, prurito, rash.

Alterazioni dell’apparato muscoloscheletrico e tessuto connettivo: mialgia, dolori addominali, dolori toracici, dolori articolari, lombalgia.

Alterazioni renali e delle vie urinarie: infezioni urinarie, anormalità urinarie, disuria, pollachiuria.

Disordini del sistema riproduttivo e della mammella: impotenza.

Disordini generali e alterazioni del sito di somministrazione: edema periferico, febbre, infezioni virali, malessere, astenia.

La sicurezza di quinapril è stata valutata in 4960 soggetti e pazienti ed è risultato ben tollerato. Di questi, 3203 pazienti inclusi 655 pazienti anziani, ha partecipato a studi clinici controllati. La sicurezza di quinapril a lungo termine è stata valutata in oltre 1400 pazienti trattati per un anno e oltre.

Parametri clinici di laboratorio:

creatininemia e azotemia: aumenti sopra i livelli normali sono stati osservati occasionalmente in alcuni pazienti trattati con ACEQUIDE. Questi aumenti si sono spesso normalizzati proseguendo la terapia (vedere paragrafo 4.4 Avvertenzespeciali ed opportune precauzioni d’impiego).

elettroliti sierici: vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego.

Altri effetti indesiderati riportati con i singoli componenti di ACEQUIDE sono i seguenti:

Quinapril – Angina pectoris, depressione, aumento traspirazione.

Eccezionalmente è stato riportato anche angioedema (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego).

Idroclorotiazide – Anoressia, irritazione gastrica, crampi, ittero colestatico intraepatico, pancreatite, scialoadenite, leucopenia, agranulocitosi, trombocitopenia, anemia aplastica e emolitica, spasmi muscolari, agitazione, insufficienza renale, disfunzione renale, nefrite interstiziale (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali ed opportune precauzioni d’impiego), xantopsia, porpora, fotosensibilità, orticaria, angioite necrotizzante (vasculite), difficoltà respiratorie, polmonite ed edema polmonare, reazioni anafilattiche.


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04.9 Sovradosaggio - Inizio Pagina

Non sono disponibili dati riguardanti sovradosaggio di ACEQUIDE nell’uomo né informazioni specifiche sul suo trattamento.

Il trattamento dovrà essere sintomatico e di sostegno in accordo con la normale pratica medica, con sospensione della terapia con ACEQUIDE e accurato monitoraggio del paziente.

Quinapril La manifestazione clinica più probabilmente attribuibile a sovradosaggio da quinapril in monoterapia dovrebbe essere rappresentata da una grave ipotensione, che dovrebbe essere trattata con infusione endovenosa di soluzione fisiologica.

Emodialisi e dialisi peritoneale hanno scarso effetto sulla rimozione di quinapril e quinaprilato.

Idroclorotiazide I segni e i sintomi più comunemente osservati attribuibili al sovradosaggio da idroclorotiazide in monoterapia sono quelli causati dalla deplezione degli elettroliti (ipopotassiemia, ipocloremia, iponatriemia), e dalla disidratazione quali risultato di un’eccessiva diuresi. Se il paziente è anche in trattamento con digitale, l’ipopotassiemia può aumentare il rischio di aritmie cardiache.


05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE - Inizio Pagina

05.1 Proprietà farmacodinamiche - Inizio Pagina

Categoria farmacoterapeutica: Inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE–inibitori) e diuretici – Codice ATC: C09BA06

ACEQUIDE è l’associazione fissa di un inibitore dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE), quinapril cloridrato e di un diuretico, idroclorotiazide.

Quinapril è chimicamente denominato acido [3S–[2[R*(R*)]],3R*]–2–[2–[[(1–etossicarbonil)–3–fenilpropil]amino]–1–ossopropil]–1,2,3,4,–tetraidro–3–isochinolin–carbossilico, monocloridrato.

Idroclorotiazide è denominata 6–cloro–7–solfamoil–3,4–diidro–(2H)–1,2,4–benzitiadiazina–1,1–diossido.

Meccanismo d’azione Quinapril – Quinapril viene deesterificato a quinaprilato (quinapril diacido), suo principale metabolita, potente inibitore dell’ACE umano e animale.

L’ACE è una peptidildipeptidasi che catalizza la conversione dell’angiotensina I nell’angiotensina II, sostanza ad azione vasocostrittrice.

L’angiotensina II stimola anche la secrezione surrenalica di aldosterone facilitando pertanto il riassorbimento renale del sodio e dei liquidi. L’effetto favorevole di quinapril nell’ipertensione risulta dall’inibizione dell’ACE sia a livello plasmatico che tissutale, con conseguente riduzione della formazione di angiotensina II e della secrezione di aldosterone. La rimozione del feed–back negativo da parte dell’angiotensina II sul rilascio di renina induce un aumento dell’attività reninica plasmatica (PRA).

Quinapril inibisce l’aumento della pressione causato dalla somministrazione endovenosa di angiotensina I mentre non antagonizza la risposta pressoria all’angiotensina II, alla noradrenalina o all’adrenalina.

Quinapril dimostra un’azione antiipertensiva anche in presenza di valori normali di PRA.

Poichè l’ACE è identico alla chininasi II, quinapril può interferire con la degradazione della bradichinina, un peptide con potente azione vasodilatatrice e modulare la sintesi della prostaglandina E2.

Inoltre quinapril attenua la stimolazione del rilascio di neurotrasmettitori simpatici da parte dell’angiotensina II. Queste azioni possono contribuire all’effetto vasodilatatore e alla riduzione della massa ventricolare sinistra, osservata con quinapril.

In studi negli animali l’effetto antiipertensivo di quinapril si protrae oltre il suo effetto sull’ACE circolante. L’inibizione dell’ACE tissutale si correla meglio con la durata dell’effetto antiipertensivo e questo può essere associato alle caratteristiche di legame con l’enzima dimostrate dal quinapril su ACE umano purificato.

La somministrazione di 10–40 mg di quinapril a pazienti con ipertensione di ogni grado provoca una riduzione della pressione arteriosa sistolica e diastolica con effetti trascurabili sulla frequenza cardiaca. L’attività antiipertensiva si manifesta già entro 1 ora dalla somministrazione, raggiungendo la massima intensità dopo 2–4 ore. In alcuni pazienti la massima risposta antiipertensiva può richiedere da 2 a 4 settimane di terapia. Alle dosi consigliate l’azione antiipertensiva si mantiene per 24 ore.

Studi emodinamici in pazienti con ipertensione hanno dimostrato che la riduzione della pressione arteriosa indotta dal quinapril è accompagnata da una riduzione delle resistenze vascolari periferiche e renali senza variazioni negative della frequenza cardiaca, dell’indice cardiaco, del flusso ematico renale, della velocità di filtrazione glomerulare e della frazione di filtrazione.

A parità di dosaggio giornaliero, gli effetti terapeutici sono gli stessi nei giovani e negli anziani (≥ 65 anni), senza aumento di effetti collaterali in questi ultimi.

Meccanismo d’azione Idroclorotiazide – Il meccanismo alla base dell’attività antiipertensiva dei diuretici è sconosciuto. Durante somministrazione cronica le resistenze vascolari vengono ridotte, probabilmente a causa delle variazioni nel bilancio del sodio.

Idroclorotiazide agisce aumentando l’eliminazione di sodio e cloruri e del volume di acqua corrispondente. Idroclorotiazide aumenta anche l’escrezione di potassio e bicarbonati e diminuisce l’escrezione di calcio.

Quinapril + idroclorotiazide – La somministrazione contemporanea di quinapril e idroclorotiazide provoca una maggiore riduzione della pressione arteriosa rispetto a quella indotta dai singoli farmaci: ciò è dovuto all’attivazione del sistema renina/angiotensina da parte di idroclorotiazide.

Quinapril antagonizza la perdita di potassio ed altri effetti metabolici negativi indotti da idroclorotiazide.


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05.2 Proprietà farmacocinetiche - Inizio Pagina

Quinapril – Dopo somministrazione orale, il picco plasmatico di quinapril è raggiunto entro 1 ora con una percentuale di assorbimento valutata in circa il 60% in base al recupero urinario di quinapril e dei suoi metaboliti. L’assorbimento di quinapril non è influenzato dal cibo. Quinapril è deesterificato nel suo maggiore metabolita attivo, quinaprilato, potente inibitore dell’ACE e dà luogo ad altri minori metaboliti inattivi. Quinapril ha un’emivita plasmatica apparente di circa 1 ora. Picchi plasmatici di quinaprilato si ottengono circa 2 ore dopo la somministrazione orale di quinapril. Quinaprilato è eliminato principalmente per via renale con un’emivita effettiva di accumulo di 3 ore.

Circa il 97% di quinapril o quinaprilato circolanti nel plasma è legato alle proteine.

In pazienti con insufficienza renale l’emivita apparente di eliminazione di quinaprilato aumenta col diminuire della clearance della creatinina. È stata rilevata una correlazione lineare tra la clearance plasmatica di quinaprilato e la clearance della creatinina.

Studi farmacocinetici in pazienti con nefropatie allo stadio finale in emodialisi o sotto dialisi peritoneale continua hanno indicato che la dialisi non rimuove sostanzialmente quinapril e quinaprilato.

L’eliminazione di quinaprilato è ridotta negli anziani (≥ 65 anni) ed è ben correlata con il livello della funzionalità renale (vedere paragrafo 4.2 Posologia e modo di somministrazione). Studi nel ratto hanno indicato che quinapril e i suoi metaboliti non passano la barriera ematoencefalica.

Idroclorotiazide – Dopo somministrazione orale di idroclorotiazide l’effetto diuretico si instaura entro due ore, raggiunge il massimo in circa 4 ore e dura da 6 a 12 ore. Idroclorotiazide è eliminata inalterata per via renale. L’emivita plasmatica, valutata con monitoraggio dei livelli plasmatici per almeno 24 ore, è risultata compresa tra 4 e 15 ore.

Almeno il 61% della dose orale è eliminata inalterata entro 24 ore.

Idroclorotiazide attraversa la barriera placentare ma non la barriera ematoencefalica.

Quinapril + idroclorotiazide – La somministrazione contemporanea di quinapril e idroclorotiazide non altera la farmacocinetica dei singoli farmaci.

Allattamento

Dopo una singola dose orale di 20 mg di quinapril in sei donne che allattavano, il L/P

(rapporto latte/plasma) per quinapril era 0,12. Quinapril non era riscontrato nel latte 4 ore dopo la somministrazione della dose. Livelli nel latte di quinalaprilat erano irrilevabili (<5mcg/L) in tutto il periodo esaminato. E’ stimato che un neonato allattato al seno riceverebbe circa 1,6 % della dose materna di quinapril aggiustata per il peso.


05.3 Dati preclinici di sicurezza - Inizio Pagina

Quinapril – La tossicità di quinapril è stata studiata esaurientemente nel topo, nel ratto e nel cane.

Quinapril è da ritenersi relativamente poco tossico: la DL50 per via orale è di 1440–2150 mg/Kg nel topo e di 3541–4280 mg/Kg nel ratto.

Dosaggi di quinapril compresi fra 10 e 100 mg/Kg somministrati nel ratto per periodi fino a 12 mesi non hanno determinato un aumento della mortalità e sono stati complessivamente ben tollerati; sono state osservate modeste diminuzioni dell’accrescimento corporeo e della glicemia ed aumento dell’azotemia. Nel cane trattato con dosi fino a 100 mg/Kg per 12 mesi non si è manifestato alcun effetto tossico.

Studi sulla funzione riproduttiva non hanno mostrato effetti negativi sulla fertilità dei soggetti trattati né della progenie fino alla dose di 100 mg/Kg/die (equivalente a 60 volte la dose massima giornaliera umana). Non sono stati osservati effetti di fetotossicità o di teratogenicità nei ratti fino alla dose di 300 mg/Kg/die. Quinapril non è risultato teratogeno nel coniglio; tuttavia come altri ACE–inibitori ha manifestato tossicità materna ed embriotossicità. Quinapril non è risultato cancerogeno nel topo e nel ratto a dosi fino a 75 e 100 mg/Kg/die per 104 settimane.

Sia quinapril che quinaprilato non presentano azione mutagena nel test di Ames sulla Salmonella typhimurium, con o senza attivazione metabolica. Inoltre quinapril si è dimostrato privo di effetto mutageno nel test di mutazione genica in vitro su cellule di mammifero nel test di scambio tra cromatidi fratelli su cellule di mammifero in vitro, nel test del micronucleo nel topo, nel test di aberrazione cromosomica eseguito in vitro su cellule V79 di polmone e in un test citogenetico in vivo nel midollo osseo del ratto.

IdroclorotiazideIdroclorotiazide non è mutageno in vitro nel test di Ames fino ad una concentrazione di 5 mg per piastra usando i ceppi TA 98 e TA 100. Campioni di urine di pazienti trattati con idroclorotiazide non hanno dimostrato effetto mutageno nello stesso test.

Idroclorotiazide induce scambio fra cromatidi fratelli ma non aberrazioni cromosomiche nelle cellule di ovaio di Hamster cinese con o senza attivazione metabolica.

Idroclorotiazide induce mutazioni in cellule di linfoma murino ad alte concentrazioni e, come molti altri farmaci, induce non–disgiunzione nell’Aspergillus nidulans.

Quinapril + idroclorotiazide – In studi di tossicità acuta con la combinazione, la dose letale orale mediana è stata di 1063 mg + 664 mg per Kg nel topo e di 4640 mg + 2896 mg per Kg nel ratto.

Dopo 13 settimane nel ratto si è osservato nessun effetto letale fino a 20 mg + 12,5 mg per Kg e solo lesioni renali in accordo con quanto atteso dopo somministrazione con un ACE inibitore, alla stessa dose massimale; nel cane non si è osservata nessuna morte fino a 20 mg + 12,5 mg per Kg e lesioni renali a dosi di 1,6 mg + 1 mg per Kg.

Studi di teratogenesi sono stati condotti nel ratto e nel coniglio con dosi fino a 150 mg + 93 mg per Kg. Tossicità materna con diminuzione del peso corporeo si è osservata nel ratto e nel coniglio alle dosi rispettivamente di 50 mg + 31,3 mg per Kg e 0,5 mg + 0,31 mg per Kg.

Diminuito peso dei feti è stato riportato nel ratto a partire da dosi di 5 mg + 3,1 mg per Kg e diminuita ossificazione scheletrica è stata osservata a partire da dosi di 50 mg + 31,3 mg per Kg.

Nessuna fetotossicità è stata riportata nel coniglio fino a dosi di 0,5 mg + 0,31 mg per Kg.

Nessun segno di teratogenicità è stato riportato sia nel ratto che nel coniglio.


06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE - Inizio Pagina

06.1 Eccipienti - Inizio Pagina

Magnesio carbonato, lattosio, povidone, crospovidone, magnesio stearato, ipromellosa, titanio diossido, idrossipropilcellulosa, macrogol 400, ossido di ferro rosso, ossido di ferro giallo, cera candelilla.


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06.2 Incompatibilità - Inizio Pagina

Nessuna nota.


06.3 Periodo di validità - Inizio Pagina

3 anni, a confezionamento integro.


06.4 Speciali precauzioni per la conservazione - Inizio Pagina

Nessuna speciale precauzione per la conservazione.


06.5 Natura e contenuto della confezione - Inizio Pagina

Confezione da 14 compresse rivestite con film, divisibili, in blister.

Confezione da 28 compresse rivestite con film, divisibili, in blister.


06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione - Inizio Pagina

Nessuna istruzione particolare.


07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina

RECORDATI Industria Chimica e Farmaceutica S.p.A. – via Civitali, 1 –20148 MILANO.


08.0 NUMERI DELLE AUTORIZZAZIONI ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina

ACEQUIDE "20 mg + 12,5 mg compresse rivestite con film" 14 compresse divisibili – A.I.C. n. 028317016

ACEQUIDE "20 mg + 12,5 mg compresse rivestite con film" 28 compresse divisibili – A.I.C. n. 028317030


09.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE - Inizio Pagina

16.02.1993 / 15.02.2008


10.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO - Inizio Pagina

Luglio 2012

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