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Lamivudina Teva 100
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto
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01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE -Inizio Pagina.
Lamivudina Teva 100 mg compresse rivestite con film
02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA - Inizio Pagina.
Le compresse rivestite con film di Lamivudina Teva contengono 100 mg
di lamivudina.
Per l'elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
03.0 FORMA FARMACEUTICA - Inizio Pagina.
Compressa rivestita con film
Compressa arancione, a forma di capsula, biconvessa, rivestita con film
, con impresso "L 100" su un lato e liscia sull'altro lato.
04.0 INFORMAZIONI CLINICHE - Inizio Pagina.
04.1 Indicazioni terapeutiche - Inizio Pagina.
Lamivudina Teva è indicato per il trattamento dell'epatite cronica B nei pazienti adulti con:
- malattia epatica compensata con evidenza di attiva replicazione virale, livelli sierici di alanina aminotransferasi (ALT) persistentemente elevati ed evidenza istologica di infiammazione attiva del fegato e/o fibrosi.
- malattia epatica scompensata.
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04.2 Posologia e modo di somministrazione - Inizio Pagina.
La terapia con Lamivudina Teva deve essere iniziata da un medico
esperto nel trattamento dell'epatite cronica B.
Adulti: la dose raccomandata di Lamivudina Teva è di 100 mg una volta al
giorno. Lamivudina Teva può essere somministrato con o senza cibo.
Durata del trattamento:
- Nei pazienti con epatite cronica B (CHB) HBeAg positiva, il trattamento deve essere somministrato per almeno 3-6 mesi dopo che la sieroconversione HBeAg (scomparsa di HBeAg e HBV DNA con rilevazione di HBeAb) è stata confermata, per limitare il rischio di ricaduta virologica o fino alla sieroconversione HBsAg. Questa raccomandazione si basa su dati limitati (vedere paragrafo 5.1).
- Nei pazienti con CHB HBeAg negativa (mutanti pre-core), la durata ottimale del trattamento non è nota. La sospensione del trattamento può essere considerata in seguito ad una sieroconversione HBsAg.
- Nei pazienti con CHB, sia HBeAg positiva che HBeAg negativa, lo sviluppo della variante YMDD dell'HBV può portare ad una diminuita risposta terapeutica alla lamivudina, evidenziata da un aumento dell'HBV DNA e delle ALT rispetto ai precedenti livelli in corso di trattamento. Nei pazienti con una durata protratta della variante YMDD dell'HBV si deve prendere in considerazione la sostituzione con un medicinale alternativo (vedere paragrafo 5.1).
- Nei pazienti con malattia epatica scompensata e in quelli SPosti a trapianto di fegato non è raccomandata la sospensione del trattamento. Qualora in tali pazienti si verifichi una perdita di fficacia, attribuibile al manifestarsi della variante YMDD dell'HBV, devono essere prese in considerazione terapie alternative (vedere paragrafo 5.1).
In caso di interruzione di Lamivudina Teva, i pazienti devono essere periodicamente controllati allo scopo di evidenziare una epatite recidivante (vedere paragrafo 4.4).
Bambini (al di sotto di 12 anni di età) e adolescenti (dai 12 ai 17 anni di età): l'uso di Lamivudina Teva non è raccomandato nei bambini al di sotto di 12 anni di età e negli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni a causa della mancanza di dati sulla sicurezza e sull'efficacia (vedere paragrafo 5.2).
Insufficienza renale: nei pazienti con insufficienza renale moderata-grave, i
livelli di lamivudina nel siero (AUC) sono aumentati a causa della ridotta
clearance renale. La dose deve pertanto essere ridotta nei pazienti con
clearance della creatinina inferiore a 50 ml/minuto. Lamivudina Teva non è
adatto per pazienti che richiedono dosi inferiori ai 100 mg.
I dati disponibili in pazienti SPosti ad emodialisi intermittente (per una
durata inferiore o uguale a 4 ore di dialisi 2-3 volte a settimana) indicano che
dopo la riduzione della dose iniziale di lamivudina per compensare la clearance
della creatinina, durante la dialisi non è necessaria nessun'altra modifica di
dosaggio.
Insufficienza epatica: i dati ottenuti nei pazienti con insufficienza epatica, compresi quelli con malattia epatica avanzata in attesa di trapianto, mostrano che la farmacocinetica della lamivudina non è significativamente influenzata da disfunzioni epatiche. In base a tali dati, non è necessario un aggiustamento della posologia nei pazienti con insufficienza epatica a meno che non sia accompagnata ad insufficienza renale.
04.3 Controindicazioni - Inizio Pagina.
Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso - Inizio Pagina.
La lamivudina è stata somministrata ai bambini (dai due anni in poi) e agli
adolescenti con epatite cronica B compensata. Tuttavia a causa della
limitazione dei dati, la somministrazione di lamivudina in questa popolazione
di pazienti non è attualmente raccomandata (vedere paragrafo 5.1).
L'efficacia della lamivudina in pazienti con concomitante infezione da epatite
Delta o epatite C non è stata stabilita.
Esistono dati limitati sull'uso della lamivudina nei pazienti HBeAg negativi
(mutanti pre-core) e in quelli SPosti a concomitanti regimi
immunosoppressivi, compresa la chemioterapia antineoplastica.
Durante la terapia con Lamivudina Teva i pazienti devono essere controllati
regolarmente. I livelli sierici delle ALT devono essere controllati ad
intervalli di 3 mesi e i livelli di HBV DNA e HBeAg devono essere valutati
ogni 6 mesi.
Lamivudina Teva non deve essere assunta con altri medicinali che contengono
lamivudina o emtricitabina.
Riacutizzazione dell'epatite
Con una terapia prolungata sono state identificate sub-popolazioni virali HBV
con ridotta suscettibilità alla lamivudina (variante YMDD dell'HBV). In alcuni
pazienti lo sviluppo della variante YMDD dell'HBV può portare a riacutizzazione
dell'epatite evidenziata soprattutto da innalzamento dei valori sierici delle
ALT e ricomparsa di HBV DNA. Nei pazienti con presenza di variante YMDD dell'HBV
e peggioramento della malattia epatica (incremento dei valori delle ALT con o
senza cirrosi scompensata) o epatite B ricorrente dopo trapianto del fegato, si
deve considerare la sostituzione o l'aggiunta di un medicinale alternativo.
Se Lamivudina Teva viene sospeso o se si verifica una perdita di efficacia a
causa dello sviluppo della variante YMDD dell'HBV (vedere paragrafo 4.2), alcuni
pazienti potrebbero andare incontro ad epatite ricorrente evidenziata
clinicamente o mediante analisi di laboratorio. Se Lamivudina Teva viene sospeso
i pazienti devono essere periodicamente monitorati sia a livello clinico che
attraverso la valutazione di test sierici di funzionalità epatica (livelli di
ALT e bilirubina) per almeno quattro mesi, e in seguito come previsto dalla
pratica clinica. L'esacerbazione dell'epatite è stata evidenziata principalmente
dall'incremento delle ALT sieriche in aggiunta alla ricomparsa dell'HBV DNA.
Vedere la Tabella 2 nel paragrafo 5.1 Esperienza clinica per ulteriori
informazioni circa la frequenza dell'incremento delle ALT dopo trattamento. La
maggior parte degli eventi è risultata essere autolimitante, tuttavia si sono
osservati alcuni decessi.
Per i pazienti che manifestano evidenza di epatite ricorrente dopo trattamento,
non esistono dati sufficienti sul beneficio di una ripresa del trattamento con
lamivudina.
Coloro che ricevono il trapianto e i pazienti con avanzata malattia epatica
corrono maggior rischio di replicazione virale attiva. A causa di una ridotta
funzionalità epatica in questi pazienti, la riattivazione dell'epatite dovuta
alla sospensione della lamivudina o alla perdita di efficacia durante il
trattamento può provocare scompenso grave, anche fatale. Questi pazienti devono
essere controllati per i parametri clinici, virologici e sierologici associati
con l'epatite B, per la funzione renale ed epatica e per la risposta antivirale
durante il trattamento (almeno ogni mese), e, se il trattamento viene sospeso
per qualsiasi ragione, per almeno 6 mesi dopo il trattamento. I parametri di
laboratorio da controllare devono includere (come minimo) l'ALT sierica, la
bilirubina, l'albumina, l'azotemia, la creatinina, e lo stato virologico:
antigeni/anticorpi HBV, e dove possibile, le concentrazioni sieriche di DNA
dell'HBV. I pazienti che manifestano segni di insufficienza epatica durante o
dopo il trattamento devono essere controllati più frequentemente come ritenuto
appropriato.
Co-infezione da HIV
Nei pazienti con co-infezione da HIV e che ricevono, o stanno per ricevere, la
terapia con lamivudina o l'associazione lamivudina/zidovudina, deve essere
mantenuta la dose di lamivudina prescritta per l'infezione da HIV (in genere 150
mg due volte al giorno in associazione con altri antiretrovirali). Nei pazienti
con co-infezione da HIV che non richiedono terapia antiretrovirale, esiste il
rischio di mutazione HIV quando la lamivudina viene usata da sola per il
trattamento dell'epatite cronica B.
Trasmissione dell'epatite B
Non esistono informazioni sulla trasmissione materno-fetale del virus
dell'epatite B nelle donne gestanti trattate con lamivudina. Devono essere
seguite le normali procedure raccomandate per l'immunizzazione contro il virus
dell'epatite B nei bambini.
I pazienti devono essere informati che la terapia con lamivudina non ha
dimostrato di essere in grado di ridurre il rischio di trasmissione del virus
dell'epatite B. Pertanto devono continuare ad essere adottate adeguate
precauzioni.
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04.5 Interazioni - Inizio Pagina.
Sono stati effettuati studi di interazione solo negli adulti.
La probabilità di interazioni metaboliche è bassa a causa del limitato
metabolismo, del basso legame con le proteine plasmatiche e della eliminazione
renale pressoché completa della sostanza nella sua forma immodificata.
La lamivudina è prevalentemente eliminata per secrezione cationica attiva.
Deve esser tenuta in considerazione la possibilità di interazioni con altri
medicinali somministrati in concomitanza, particolarmente se la loro via di
eliminazione principale è la secrezione renale attiva per mezzo del sistema di
trasporto dei cationi organici, ad esempio trimetoprim. Altri medicinali (ad
esempio ranitidina, cimetidina) vengono eliminati solo in parte tramite questo
meccanismo e non hanno mostrato di interagire con la lamivudina.
Le sostanze prevalentemente escrete tramite il sistema attivo degli anioni
organici oppure tramite filtrazione glomerulare difficilmente danno luogo ad
interazioni significative, dal punto di vista clinico, con la lamivudina. La
somministrazione di trimetoprim/sulfametossazolo 160 mg/800 mg determina un
aumento di circa il 40% nei livelli plasmatici di lamivudina. La lamivudina
non ha alcun effetto sulla farmacocinetica del trimetoprim o del
sulfametossazolo. Tuttavia, non è necessaria alcuna modifica posologica della
lamivudina, a meno che il paziente non abbia insufficienza renale. È stato
osservato un lieve aumento della Cmax (28%) della zidovudina quando
somministrata in associazione alla lamivudina; tuttavia l'esposizione
complessiva (AUC) non risulta alterata in modo significativo. La zidovudina
non ha effetti sulla farmacocinetica della lamivudina (vedere paragrafo 5.2).
La lamivudina non presenta alcuna interazione farmacocinetica con
l'alfa-interferone, quando i due medicinali sono somministrati insieme. Nei
pazienti che ricevevano lamivudina in concomitanza con comuni medicinali
immunosoppressori (ad es. ciclosporina A) non è stata riscontrata alcuna
interazione sfavorevole rilevante dal punto di vista clinico. Tuttavia, non
sono stati realizzati studi formali sulle interazioni.
La lamivudina può inibire la fosforilazione intracellulare della zalcitabina
qualora i due medicinali siano usati contemporaneamente. Pertanto non è
raccomandato l'uso di Lamivudina Teva in associazione con zalcitabina.
04.6 Gravidanza e allattamento - Inizio Pagina.
Gravidanza: non vi sono dati adeguati relativi all'uso della lamivudina in
donne in gravidanza. Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una
tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Il rischio potenziale per gli
esseri umani non è noto. In conseguenza del trasporto passivo delle sostanze
attraverso la placenta, le concentrazioni sieriche della lamivudina nei
bambini alla nascita erano simili a quelle nella madre e nel cordone
ombelicale al momento del parto.
Dal momento che gli studi di riproduzione negli animali non sono sempre
predittivi della risposta nell'uomo, non si raccomanda la somministrazione
durante i primi tre mesi di gravidanza (vedere paragrafo 4.4).
Allattamento: dopo somministrazione orale la lamivudina è escreta nel latte materno a concentrazioni simili a quelle ritrovate nel siero. Si raccomanda pertanto che le madri che assumono lamivudina non allattino i loro bambini.
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine - Inizio Pagina.
Non sono stati effettuati studi sugli effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari.
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04.8 Effetti indesiderati - Inizio Pagina.
La lamivudina è stata ben tollerata negli studi clinici su pazienti con
epatite cronica B. L'incidenza degli eventi avversi e le anomalie di
laboratorio (ad eccezione dell'innalzamento dei livelli di ALT e CPK , vedere
di seguito) sono risultati simili tra i pazienti trattati con placebo e quelli
trattati con lamivudina. Gli eventi avversi più comunemente riportati erano
malessere ed affaticamento, infezioni del tratto respiratorio, mal di gola e
disturbi tonsillari, cefalea, dolore o crampi addominali, nausea, vomito e
diarrea.
Le reazioni avverse sono elencate di seguito in base alla Classificazione per
sistemi e organi e alla frequenza. Le categorie di frequenza sono assegnate
solo a quelle reazioni avverse considerate almeno possibilmente correlate
causalmente alla lamivudina. Le frequenze sono definite come: molto comune (≥
1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1000, < 1/100), raro (≥
1/10.000, < 1/1000) e molto raro (< 1/10.000). Le categorie di frequenza
assegnate alle reazioni avverse di seguito sono delle stime: per la maggior
parte degli eventi non sono disponibili dati attendibili per calcolare
l'incidenza. Le categorie di frequenza delle reazioni avverse al medicinale
molto comuni e comuni, sono state determinate in base ai dati degli studi
clinici e l'incidenza di base osservata nei gruppi esposti a placebo non è
stata presa in considerazione. Le reazioni avverse al medicinale identificate
dal monitoraggio post-marketing sono state classificate come rare o molto
rare.
Patologie del sistema emolinfopoietico:
Molto raro: trombocitopenia
Patologie epatobiliari:
Molto comune: innalzamento dei valori di ALT (vedere paragrafo 4.4 )
Le riacutizzazioni dell'epatite rilevate essenzialmente dagli incrementi delle ALT sieriche sono state riportate durante il trattamento e dopo la sospensione della lamivudina. La maggior parte degli eventi è stata di natura autolimitante tuttavia molto raramente sono stati osservati casi fatali (vedere paragrafo 4.4).
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo:
Comune: innalzamento dei valori CPK Molto raro: disturbi muscolari, comprendenti
mialgia, crampi e rabdomiolisi
In pazienti con infezione da HIV sono stati riferiti casi di pancreatite e
neuropatie periferiche (o parestesie).
In pazienti con epatite cronica B non è stata osservata alcuna differenza
nell'incidenza di questi eventi fra pazienti trattati con lamivudina e con
placebo.
Casi di acidosi lattica, talvolta fatali, generalmente associati a epatomegalia grave e steatosi epatica, sono stati riferiti durante la terapia di associazione con analoghi nucleosidici in pazienti con HIV. Sono stati riferiti rari casi di acidosi lattica in pazienti trattati con lamivudina per l'epatite B.
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04.9 Sovradosaggio - Inizio Pagina.
La somministrazione della lamivudina a dosaggi particolarmente elevati
negli studi di tossicità acuta nell'animale non ha dato origine ad alcuna
tossicità d'organo. I dati disponibili sulle conseguenze del sovradosaggio
acuto per via orale nell'uomo sono limitati. Non vi sono stati decessi e i
pazienti si sono ristabiliti. Non è stato identificato alcun segno o sintomo
specifico a seguito di sovradosaggio.
In caso di sovradosaggio il paziente deve essere monitorato e SPosto ad
adeguato trattamento standard di supporto. L'emodialisi continua, sebbene non
sia stata studiata, può essere usata nel trattamento del sovradosaggio in
quanto la lamivudina è dializzabile.
05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE - Inizio Pagina.
05.1 Proprietà farmacodinamiche - Inizio Pagina.
Categoria farmacoterapeutica - Nucleosidi e nucleotidi inibitori della
trascrittasi inversa, codice ATC: J05AF05.
La lamivudina è un agente antivirale attivo contro il virus dell'epatite B in
tutte le linee cellulari testate e negli animali con infezione sperimentale.
Sia nelle cellule sane che in quelle infette, la lamivudina è metabolizzata
nel suo derivato trifosfato (TP), che rappresenta la forma attiva del prodotto
originario. L'emivita intracellulare del trifosfato negli epatociti è 17-19
ore in vitro. La lamivudina-TP funge da substrato della polimerasi virale
dell'HBV.
La formazione di ulteriore DNA virale è bloccata per incorporazione della
lamivudina-TP nella catena e sua successiva terminazione. La lamivudina-TP non
interferisce con il normale metabolismo cellulare dei desossinucleotidi.
Inoltre é solo un debole inibitore delle DNA polimerasi alfa e beta dei
mammiferi. Inoltre la lamivudina-TP ha scarsi effetti sul contenuto in DNA
delle cellule dei mammiferi.
In saggi sui potenziali effetti delle sostanze sulla struttura mitocondriale e
sul contenuto e funzione del DNA, la lamivudina è risultata priva di effetti
tossici apprezzabili. Ha un bassissimo potenziale nel diminuire il contenuto
di DNA mitocondriale, non viene incorporata all'interno del DNA mitocondriale
in maniera permanente e non funge da inibitore della DNA polimerasi gamma
mitocondriale.
Esperienza clinica
Esperienza in pazienti con CHB HBeAg positiva e con malattia epatica compensata:
in studi controllati, un anno di terapia con lamivudina ha soppresso
significativamente la replicazione dell'HBV DNA [il 34-57% dei pazienti è
risultato al di sotto dei limiti di rilevazione del test (test di ibridizzazione
in soluzione Abbott Genostics, LLOD < 1,6 pg/ml)], ha normalizzato i livelli di
ALT (nel 40-72% dei pazienti), ha indotto sieroconversione HBeAg (perdita dell'HBeAg
e rilevazione dell'HBeAb con perdita dell'HBV DNA [mediante test convenzionali],
nel 16-18% dei pazienti), ha migliorato il quadro istologico (il 38-52% dei
pazienti ha avuto una diminuzione > di 2 punti secondo l'indice di attività
istologica di Knodell [HAI]) e ha ridotto la progressione a fibrosi (nel 3-17%
dei pazienti) e la progressione a cirrosi.
Il trattamento protratto con lamivudina per ulteriori due anni, nei pazienti che
non erano stati in grado di raggiungere la sieroconversione HBeAg negli studi
iniziali controllati di 1 anno, ha evidenziato un ulteriore miglioramento nella
fibrosi "a ponte". Nei pazienti con variante YMDD dell'HBV, 41/82 (50% )
pazienti hanno avuto un miglioramento dei parametri di infiammazione epatica,
40/56 (71% ) pazienti senza variante YMDD dell'HBV, hanno avuto un
miglioramento. Il miglioramento nella fibrosi "a ponte" si è verificato in 19/30
(63% ) pazienti senza variante YMDD e in 22/44 (50%) pazienti con la variante.
Il cinque percento (3/56) dei pazienti senza variante YMDD e il 13% (11/82) dei
pazienti con variante YMDD ha mostrato un peggioramento nei parametri di
infiammazione epatica rispetto alla situazione pre-trattamento. La progressione
a cirrosi si è verificata in 4/68 (6% ) pazienti con variante YMDD, mentre
nessun paziente senza variante ha avuto una progressione a cirrosi.
In uno studio prolungato di trattamento in pazienti asiatici (NUCB3018) il tasso
di sieroconversione HBeAg e quello di normalizzazione delle ALT alla fine del
periodo di trattamento di 5 anni, è stato rispettivamente del 48% (28/58) e del
47% (15/32). La sieroconversione HBeAg è risultata aumentata nei pazienti con
livelli elevati di ALT; il 77% (20/26) dei pazienti con valori di ALT > di 2 ULN
prima del trattamento avevano avuto sieroconversione. Alla fine dei 5 anni tutti
i pazienti hanno mostrato livelli di HBV DNA che risultavano non rilevabili o al
di sotto dei livelli pre-trattamento.
Ulteriori risultati dallo studio distribuiti in base alla presenza della
variante YMDD sono sintetizzati in Tabella 1.
Tabella 1: efficacia a 5 anni - risultati in base alla presenza/assenza di variante YMDD (Studio asiatico) NUCB3018
| Soggetti, % (numero) | ||
| Variante/non variante YMDD: parametri dell'HBV | YMDD1 | Non YMDD1 |
| Sieroconversione HBeAg | ||
| -tutti i pazienti | 38 (15/40) | 72 (13/18) |
| -valori basali di ALT ≤ di 1 ULN^2 | 9 (1/11) | 33 (2/6) |
| -valori basali di ALT > di 2 ULN | 60 (9/15) | 100 (11/11) |
| Valori di HBV DNA non rilevabil | ||
| valore basale^3 | 5 (2/40) | 6 (1/18) |
| -settimana 260^4 | ||
| negativo | 8 (2/25) | 0 |
| positivo < del valore basale | 92 (23/25) | 100 (4/4) |
| positivo > del valore basale | 0 | 0 |
| Normalizzazione delle ALT | ||
| -valore basale | ||
| normale | 28 (11/40) | 33 (6/18) |
| sopra il normale | 73 (29/40) | 67 (12/18) |
| -settimana 260 | ||
| normale | 46 (13/28) | 50 (2/4) |
| sopra il normale < del valore basale | 21 (6/28) | 0 |
| sopra il normale > del valore basale | 32 (9/28 | 50 (2/4) |
1 I pazienti contrassegnati come variante YMDD erano quelli con variante YMDD
dell'HBV ≥ del 5% ad almeno un test annuale durante il periodo dei 5 anni. I pazienti classificati come non varianti YMDD erano
quelli con una percentuale di virus dell'HBV selvaggio > del 95% in tutti i test annuali durante il periodo di studio dei 5 anni
2 Limite
superiore della norma
3 Test di ibridizzazione in soluzione Abbott Genostics
(LLOD < 1,6 pg/ml)
4 Chiron Quantiplex test (LLOD 0,7 Meq/ml)
Dati di confronto in base alla presenza della variante YMDD erano anche
disponibili per un'analisi istologica ma solamente fino a tre anni. Nei pazienti
con variante YMDD dell'HBV, 18/39 (46% ) hanno avuto miglioramenti nell'attività
necroinfiammatoria e 9/39 (23%) hanno evidenziato un peggioramento. Nei pazienti
senza la variante, 20/27 (74% ) hanno avuto miglioramenti nell'attività
necroinfiammatoria e 2/27 (7% ) hanno avuto un peggioramento.
A seguito della sieroconversione HBeAg, la risposta sierologia e la
remissione clinica sono generalmente durature dopo l'interruzione della
lamivudina. Tuttavia, si può verificare una ricaduta a seguito di
sieroconversione. In uno studio di follow-up a lungo termine, in pazienti che
avevano avuto una precedente sieroconversione e sospeso la lamivudina, una
ricaduta virologica tardiva è avvenuta nel 39% dei soggetti. Pertanto, dopo la
sieroconversione HBeAg, i pazienti devono essere controllati periodicamente per
valutare che siano mantenute le risposte sierologiche e cliniche. Nei pazienti
in cui non è mantenuta una risposta sierologica prolungata deve essere preso in
considerazione il ritrattamento o con la lamivudina o con un medicinale
antivirale alternativo per ristabilire il controllo clinico dell'HBV.
In pazienti seguiti fino a 16 settimane dopo la sospensione del trattamento
ad un anno, si sono osservati aumenti delle ALT post-trattamento più
frequentemente in quelli trattati con lamivudina rispetto a quelli che avevano
ricevuto placebo. Un confronto post-trattamento degli aumenti delle ALT tra la
52 a e la 68 a settimana nei pazienti che avevano sospeso la lamivudina alla 52
a settimana e i pazienti che, negli stessi studi, avevano ricevuto placebo
durante tutto il corso del trattamento è mostrato in Tabella 2. La proporzione
dei pazienti che avevano avuto innalzamenti delle ALT posttrattamento con un
incremento dei livelli di bilirubina è stata bassa e simile in pazienti esposti
sia a lamivudina che a placebo.
Tabella 2: aumenti delle ALT dopo trattamento in 2 studi controllati con
placebo negli adulti
| Valori anomali | Pazienti con aumenti delle ALT/ Pazienti osservati* | |
| Lamivudina | Placebo | |
| ALT ≥ di 2 volte i valori basali | 37/137 (27% ) | 22/116 (19% ) |
| ALT ≥ di 3 volte i valori basali † | 29/137 (21% ) | 9/116 (8% ) |
| ALT ≥ di 2 volte i valori basali e valori assoluti di ALT >500 IU/l | 21/137 (15% ) | 8/116 (7% ) |
| ALT ≥ 2 volte i valori basali; e bilirubina > di 2 volte ULN e ≥ di 2 volte i valori basali | 1/137 (0,7% ) | 1/116 (0,9% ) |
*Ciascun paziente può essere rappresentato in una o più categorie
†Paragonabile al Grado 3 di tossicità in accordo con i criteri modificati WHO
ULN = upper limit of normal (limite superiore della norma)
Esperienza in pazienti con CHB HBeAg negativa: dati preliminari indicano che
l'efficacia della lamivudina nei pazienti con CHB HBeAg negativa è simile a
quella nei pazienti con CHB HBeAg positiva, con il 71% dei pazienti che
presentano soppressione del HBV DNA al di sotto del limite di rilevazione del
test, il 67% di normalizzazione delle ALT e il 38% con miglioramento nell'HAI
dopo un anno di trattamento. Quando la lamivudina veniva sospesa, la maggior
parte dei pazienti (70% ) ha mostrato una ripresa della replicazione virale. I
dati derivano da uno studio di trattamento prolungato (NUCAB3017) in pazienti
HBeAg negativi trattati con lamivudina. Dopo due anni di trattamento in questo
studio, la normalizzazione delle ALT e la non rilevabilità del HBV DNA si è
verificata in 30/69 (43% ) e 32/68 (47% ) pazienti rispettivamente, mentre il
miglioramento nel punteggio necroinfiammatorio è stato evidenziato in 18/49 (37%
) pazienti. Nei pazienti senza variante YMDD dell'HBV, 14/22 (64% ) pazienti
hanno mostrato miglioramento dell'indice necroinfiammatorio e 1/22 (5%) pazienti
aveva avuto un peggioramento rispetto alla situazione pre-trattamento. Nei
pazienti con variante, 4/26 (15% ) pazienti hanno mostrato miglioramento
dell'indice necroinfiammatorio e 8/26 (31% ) pazienti hanno avuto un
peggioramento rispetto alla situazione pre-trattamento. Nessun paziente di
entrambi i gruppi ha avuto una progressione a cirrosi.
Frequenza di emergenza della variante YMDD dell'HBV e impatto sulla risposta
al trattamento: la monoterapia con lamivudina porta ad una selezione della
variante YMDD dell'HBV in circa il 24% dei pazienti dopo un anno di terapia, che
aumentano a 67% dopo 4 anni di terapia. Lo sviluppo della variante YMDD dell'HBV
è associato ad una ridotta risposta al trattamento in alcuni pazienti come
evidenziato dai livelli aumentati di HBV DNA e dall'innalzamento delle ALT
rispetto ai precedenti livelli in corso di trattamento, dalla progressione dei
segni e sintomi di epatite e /o dal peggioramento degli indici di
necroinfiammazione epatica. La gestione terapeutica ottimale dei pazienti con
variante YMDD dell'HBV non è ancora stata stabilita (vedere paragrafo 4.4).
Esperienza in pazienti con malattia epatica scompensata: in pazienti con
malattia epatica scompensata non sono stati intrapresi studi controllati con
placebo perchè considerati inappropriati. In studi non controllati, nei quali la
lamivudina veniva somministrata prima e durante il trapianto, veniva dimostrata
un'efficace soppressione dell'HBV DNA e la normalizzazione dell' ALT. Quando la
terapia con lamivudina è stata protratta dopo il trapianto, si verificavano una
riduzione del tasso di reinfezione del trapianto da parte dell'HBV, un aumento
della perdita dell' HBsAg e un tasso di sopravvivenza ad un anno dal trapianto
del 76-100% .
Come previsto, a causa della concomitante immunosoppressione, il tasso di
insorgenza di varianti YMDD dell'HBV dopo 52 settimane di trattamento, è stato
più alto (36%-64% ) nella popolazione con trapianto del fegato rispetto ai
pazienti immunocompetenti con CHB (14%-32% ).
Esperienza nei pazienti con CHB con fibrosi avanzata o cirrosi: in uno studio
controllato con placebo in 651 pazienti con epatite cronica B compensata
clinicamente e con fibrosi o cirrosi confermata istologicamente, il trattamento
con lamivudina (durata mediana 32 mesi) ha ridotto in maniera significativa il
livello di progressione complessiva della malattia (34/436, 7,8% per la
lamivudina rispetto a 38/215, 17,7% per il placebo, p = 0,001), dimostrato da
una riduzione significativa della quota di pazienti che avevano valori di
Child-Pugh aumentati (15/436, 3,4% rispetto a 19/215, 8,8% , p = 0,023) o che
sviluppavano carcinoma epatocellulare (17/436, 3,9% rispetto a 16/215, 7,4% , p=
0,047). Il tasso di progressione complessiva della malattia nel gruppo trattato
con lamivudina è stato maggiore nei soggetti con presenza di variante YMDD
dell'HBV (23/209, 11% ) in confronto a quelli senza presenza di variante YMDD
dell'HBV (11/221, 5% ). Tuttavia la progressione della malattia nei soggetti con
variante YMDD nel gruppo trattato con lamivudina è stata più bassa rispetto alla
progressione della malattia nel gruppo trattato con placebo (23/209, 11%
rispetto a 38/214 , 18% rispettivamente). La sieroconversione HBeAg confermata
si è verificata nel 47% (118/252) dei soggetti trattati con lamivudina e il 93%
(320/345) dei soggetti che assumevano lamivudina diventava HBV DNA negativo
(VERSANT [versione 1], test bDNA, LLOD < 0,7 Meq/ml) durante lo studio.
Esperienza nei bambini e negli adolescenti: la lamivudina è stata
somministrata ai bambini e agli adolescenti con CHB compensata in uno studio
controllato con placebo di 286 pazienti di età compresa tra i 2 e i 17 anni.
Questa popolazione era costituita soprattutto da bambini con epatite B minima.
Una dose di 3 mg/kg una volta al giorno (fino ad un massimo di 100 mg al giorno)
è stata impiegata nei bambini di età compresa tra i 2 e gli 11 anni e una dose
di 100 mg una volta al giorno negli adolescenti di età pari o superiore ai 12
anni. Tale dose necessita di essere ulteriormente convalidata. La differenza
negli indici di sieroconversione HBeAg (scomparsa dell'HBeAg e HBV DNA con
rilevazione di HBeAb) tra i gruppi trattati con placebo e quelli trattati con
lamivudina non era statisticamente significativa in questa popolazione (gli
indici dopo un anno erano 13% (12/95) per il gruppo trattato con placebo
rispetto al 22% (42/191) per il gruppo trattato con lamivudina; p = 0.057).
L'incidenza della variante YMDD dell'HBV è risultata simile a quella osservata
negli adulti con un range dal 19% , alla 52a settimana, fino a raggiungere il
45% nei pazienti trattati ininterrottamente per 24 mesi.
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05.2 Proprietà farmacocinetiche - Inizio Pagina.
Assorbimento:
la lamivudina è ben assorbita nel tratto gastrointestinale, e
la biodisponibilità della lamivudina orale negli adulti è compresa normalmente
tra l'80 e l'85% . A seguito di somministrazione orale, il tempo di picco
(tmax) medio della concentrazione sierica massima (Cmax) è di circa 1 ora. A
dosi terapeutiche, cioè 100 mg/die, la Cmax è dell'ordine di 1,1-1,5 µg/ml, ed
i valori minimi sono 0,015-0,020 µg/ml.
La somministrazione della lamivudina in concomitanza con il cibo determina un
ritardo del tmax e una diminuzione del Cmax (ridotto fino al 47% ). Tuttavia,
non essendo influenzato il tasso (calcolato in base alla AUC) di lamivudina
assorbita, la lamivudina può essere somministrata con o senza cibo.
Distribuzione:
studi in seguito alla somministrazione per via endovenosa
mostrano che il volume medio di distribuzione è pari a 1,3 l/kg. La lamivudina
mostra una farmacocinetica lineare nell'ambito delle dosi terapeutiche ed
evidenzia una bassa percentuale di legame plasmatico con l'albumina. Dati
limitati mostrano che la lamivudina penetra nel sistema nervoso centrale e
raggiunge il fluido cerebrospinale. Il rapporto medio tra la concentrazione
della lamivudina nel liquor e nel siero, dopo 2-4 ore dalla somministrazione
orale, è di circa 0,12.
Metabolismo:
la lamivudina viene escreta, immodificata, principalmente per
via renale. A causa del limitato metabolismo epatico (5-10% ) e del ridotto
legame con le proteine plasmatiche, è bassa la probabilità di interazioni
metaboliche di altre sostanze con la lamivudina.
Eliminazione:
il valore medio di clearance sistemica della lamivudina è circa
0,3 l/h/kg. Il tempo medio di eliminazione osservato è compreso fra le 5 e le 7
ore. La lamivudina è prevalentemente escreta immodificata nelle urine attraverso
filtrazione glomerulare e secrezione attiva (sistema di trasporto dei cationi organici). La clearance renale è responsabile del 70%
dell'eliminazione della lamivudina.
Categorie speciali di pazienti: Studi in pazienti con insufficienza renale
mostrano che l'eliminazione della lamivudina è influenzata dalla disfunzione
renale. È necessaria una riduzione della dose in quei pazienti con clearance
della creatinina inferiore a 50 ml/min (vedere paragrafo 4.2).
La farmacocinetica della lamivudina non è modificata dalla disfunzione
epatica. Dati limitati su pazienti SPosti a trapianto di fegato mostrano che
lo scompenso della funzionalità epatica non influenza la farmacocinetica della
lamivudina in maniera significativa, a meno che non si accompagni a disfunzione
renale.
Sulla base del profilo farmacocinetico della lamivudina è ipotizzabile che
nei pazienti anziani il normale invecchiamento con il concomitante declino della
funzionalità renale non abbia significativi effetti clinici sull'esposizione
alla lamivudina, se si escludono i pazienti con clearance della creatinina
inferiore a 50 ml/min (vedere paragrafo 4.2).
05.3 Dati preclinici di sicurezza - Inizio Pagina.
Negli studi di tossicità nell'animale, la somministrazione di lamivudina ad
alte dosi non è stata associata ad alcuna rilevante tossicità d'organo. Alle
dosi più elevate, sono stati osservati effetti minori sugli indicatori della
funzionalità epatica e renale, oltre che occasionali riduzioni nel peso del
fegato. Una riduzione del numero di eritrociti e di neutrofili è stata
identificata come l'effetto probabilmente più rilevante dal punto di vista
clinico. Questi eventi sono stati riferiti raramente durante gli studi
clinici.
La lamivudina non si è dimostrata mutagena nei test sui batteri ma, come
molti analoghi dei nucleosidi, ha presentato attività in un test citogenetico in
vitro e nel test sul linfoma del topo. La lamivudina non è genotossica in vivo a
dosi che inducono concentrazioni plasmatiche circa 60-70 volte più alte dei
livelli plasmatici previsti in ambito clinico. Poichè l'attività mutagena in
vitro della lamivudina non è stata confermata dai test in vivo, ne consegue che
la lamivudina non dovrebbe rappresentare un rischio genotossico per i pazienti
in trattamento.
Studi sulla riproduzione negli animali non hanno evidenziato teratogenicità,
ne' alcun effetto sulla fertilità nel maschio o nella femmina. Quando
somministrata a coniglie gravide, a livelli di esposizione paragonabili a quelli
raggiunti nell'uomo, la lamivudina induce letalità precoce dell'embrione. Ciò
non si verifica nel ratto anche a esposizioni sistemiche molto elevate.
I risultati di studi a lungo termine di cancerogenesi con la lamivudina nel
ratto e nel topo non hanno mostrato alcun potenziale cancerogeno
06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE - Inizio Pagina.
06.1 Eccipienti - Inizio Pagina.
Nucleo della compressa:
Cellulosa microcristallina
Carbossimetilamido sodico (Tipo A)
Magnesio stearato
Rivestimento della compressa:
Ipromellosa 3cP
Ipromellosa 6cP
Titanio diossido E171
12
Macrogol 400
Polisorbato 80
Ferro ossido giallo E172
Ferro ossido rosso E17267 (12/18)
06.2 Incompatibilità - Inizio Pagina.
Non pertinente
06.3 Periodo di validità - Inizio Pagina.
2 anni.
06.4 Speciali precauzioni per la conservazione - Inizio Pagina.
Questo medicinale non richiede alcuna particolare condizione di conservazione.
06.5 Natura e contenuto della confezione - Inizio Pagina.
Blister:
Blister bianchi opachi in PVC/PVdC - Alluminio
Confezioni da 28,
30, 84 o 100 compresse rivestite con film.
Contenitori: Flaconi bianchi opachi in HDPE con tappo a vite bianco opaco in
polietilene, a prova di bambino, con sigillo a induzione.
Confezioni 60
compresse rivestite con film.
È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione - Inizio Pagina.
Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.
07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina.
TEVA Pharma B.V
Computerweg 10, 3542DR Utrecht,
Paesi Bassi
08.0 NUMERI DELLE AUTORIZZAZIONI ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina.
09.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE - Inizio Pagina.
10.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO - Inizio Pagina.


