Pubblicità
Nimvastid 4 5 Orodisp
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto
Pubblicità
01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE -Inizio Pagina.
Nimvastid 4,5 mg compresse orodispersibili
02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA - Inizio Pagina.
Ciascuna compressa orodispersibile contiene rivastigmina idrogeno tartrato pari a 4,5 mg di rivastigmina. Eccipienti: Ciascuna compressa orodispersibile contiene 15,75 µg di sorbitolo E420.
Per l'elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
03.0 FORMA FARMACEUTICA - Inizio Pagina.
Compresse orodispersibili. Le compresse sono rotonde e di colore bianco.
04.0 INFORMAZIONI CLINICHE - Inizio Pagina.
04.1 Indicazioni terapeutiche - Inizio Pagina.
Trattamento sintomatico della demenza di Alzheimer da lieve a moderatamente grave. Trattamento sintomatico della demenza da lieve a moderatamente grave in pazienti con malattia di Parkinson idiopatica.
Pubblicità
04.2 Posologia e modo di somministrazione - Inizio Pagina.
Il trattamento deve essere iniziato e controllato da un medico esperto nella diagnosi e terapia della demenza di Alzheimer o della demenza associata alla malattia di Parkinson. La diagnosi deve essere effettuata in accordo con le attuali linee guida. La terapia con rivastigmina deve essere iniziata solo se è disponibile un "caregiver" (colui che assiste abitualmente il paziente) che controlli che l'assunzione del medicinale da parte del paziente avvenga regolarmente. La rivastigmina va somministrata due volte al giorno, a colazione e a cena. Le capsule vanno deglutite intere.
Dose iniziale 1,5 mg due volte al giorno.
Titolazione del dosaggio La dose iniziale è di 1,5 mg due volte al giorno. Se questa dose risulta ben tollerata per almeno due settimane di trattamento, potrà essere aumentata a 3 mg due volte al giorno. Successivi aumenti a 4,5 e poi a 6 mg due volte al giorno dovranno sempre basarsi sulla buona tollerabilità, per almeno due settimane, della dose in corso di somministrazione. Se durante il trattamento dovessero comparire reazioni avverse (es. nausea, vomito, dolore addominale, perdita dell'appetito), perdita di peso o peggioramento dei sintomi extrapiramidali (es. tremore) nei pazienti con demenza associata alla malattia di Parkinson, queste potrebbero rispondere alla sospensione di una o più dosi del medicinale. In caso di persistenza delle reazioni avverse la dose giornaliera deve essere temporaneamente ridotta alla dose precedente ben tollerata, oppure può essere interrotto il trattamento.
Dose di mantenimento La dose efficace è da 3 a 6 mg due volte al giorno; per raggiungere il massimo beneficio terapeutico i pazienti devono essere mantenuti al più alto dosaggio ben tollerato. La dose massima raccomandata è di 6 mg due volte al giorno. Il trattamento di mantenimento puo' essere continuato fino a quando sia riscontrabile un beneficio terapeutico. Pertanto il beneficio clinico della rivastigmina deve essere rivalutato regolarmente, in particolare per i pazienti trattati con dosi inferiori a 3 mg due volte al giorno. Se dopo 3 mesi di terapia con la dose di mantenimento il peggioramento dei sintomi della demenza non viene influenzato positivamente, il trattamento deve essere interrotto. Anche nel caso in cui non sia piu' riscontrabile un effetto terapeutico, si deve prendere in considerazione l'interruzione del trattamento. La risposta individuale alla rivastigmina non è prevedibile. Comunque un maggiore effetto terapeutico è stato riscontrato nei pazienti con demenza di grado moderato con malattia di Parkinson. Alla stessa maniera un più ampio effetto è stato osservato nei pazienti con malattia di Parkinson con allucinazioni visive (vedere paragrafo 5.1). Non è stato studiato l'effetto terapeutico in studi clinici controllati verso placebo della durata di oltre 6 mesi.
Reintroduzione della terapia Se il trattamento viene interrotto per parecchi giorni, si deve riprendere la terapia partendo da 1,5 mg due volte al giorno. La titolazione del dosaggio deve poi essere eseguita come descritto sopra.
Insufficienza renale e epatica A causa dell'aumentata esposizione al medicinale, in caso di insufficienza renale moderata o compromissione epatica lieve o moderata, la posologia deve essere accuratamente titolata a seconda della tollerabilita' individuale (vedere paragrafo 5.2). I pazienti con grave compromissione della funzionalità epatica non sono stati studiati (vedere paragrafo 4.3).
Uso nei bambini L'uso di rivastigmina non è raccomandato nei bambini.
04.3 Controindicazioni - Inizio Pagina.
L'assunzione di questo medicinale è controindicata nei pazienti con:
- ipersensibilità al principio attivo, ad altri derivati del carbammato o ad uno qualsiasi degli eccipienti utilizzati nella formulazione.
- grave compromissione della funzionalità epatica, poichè il medicinale non è stato studiato in questa popolazione.
04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso - Inizio Pagina.
L'incidenza e la gravità delle reazioni avverse generalmente aumenta alle dosi più alte. Se si interrompe il trattamento per parecchi giorni, si deve riprendere la terapia partendo da 1,5 mg due volte al giorno per ridurre il rischio di reazioni avverse (es. vomito).
Titolazione del dosaggio: subito dopo l'aumento della dose sono state osservate reazioni avverse (es. ipertensione e allucinazioni in pazienti con demenza di Alzheimer e peggioramento dei sintomi extrapiramidali, in particolare tremore, in pazienti con demenza associata a malattia di Parkinson). Queste possono essere sensibili ad una riduzione della dose. In altri casi, la somministrazione di rivastigmina è stata interrotta (vedere paragrafo 4.8). Si possono verificare, in modo particolare all'inizio del trattamento e/o in occasione di incrementi posologici, disturbi gastrointestinali quali nausea e vomito, . Queste reazioni avverse si verificano piu' frequentemente nelle donne. I pazienti con malattia di Alzheimer tendono a perdere peso. In questo tipo di pazienti l'uso degli inibitori delle colinesterasi, rivastigmina compresa, è stato associato a perdita di peso. Durante la terapia il peso corporeo dei pazienti deve essere controllato.
Qualora si verificassero, in associazione al trattamento con rivastigmina, episodi di vomito di grado severo, si deve procedere con opportuni aggiustamenti della dose come raccomandato al paragrafo 4.2. Alcuni episodi di vomito di grado severo sono stati accompagnati da rottura esofagea (vedere paragrafo 4.8). Tali episodi si sono verificati in particolare dopo incrementi del dosaggio di rivastigmina o dopo la somministrazione di alte dosi.
Si deve prestare attenzione alla somministrazione di rivastigmina in pazienti con disfunzione del nodo del seno o difetti della conduzione (blocco seno-atriale, blocco atrio-ventricolare) (vedere paragrafo 4.8).
La rivastigmina può provocare un aumento delle secrezioni acide gastriche. Si consiglia particolare prudenza nel trattamento di pazienti con ulcera gastrica o duodenale in fase attiva o in pazienti predisposti a questo tipo di disturbi.
Gli inibitori delle colinesterasi devono essere prescritti con cautela a pazienti con anamnesi positiva di asma o broncopneumopatia ostruttiva.
I colinomimetici possono causare o aggravare ostruzioni urinarie e crisi convulsive. Si raccomanda cautela nel trattamento di pazienti predisposti a questo tipo di disturbi.
L'impiego di rivastigmina in pazienti con grave demenza di Alzheimer o associata alla malattia di Parkinson, o altri tipi di demenza, o altri tipi di disturbi della memoria (es. declino cognitivo correlato all'età) non è stato oggetto di studio, e pertanto se ne sconsiglia l'uso in queste popolazioni di pazienti.
Come altri colinomimetici, la rivastigmina può aggravare o indurre sintomi extrapiramidali. Nei pazienti con demenza associata alla malattia di Parkinson sono stati osservati un peggioramento (comprendente bradicinesia, discinesia, andatura anormale) ed un'aumentata incidenza o gravità del tremore (vedere paragrafo 4.8). Tali eventi possono, in alcuni casi, portare alla sospensione di rivastigmina (es. interruzione causata dal tremore nell'1,7% dei pazienti con rivastigmina verso 0% in placebo). Per queste reazioni avverse si raccomanda il monitoraggio clinico.
Links sponsorizzati
04.5 Interazioni - Inizio Pagina.
Essendo un inibitore della colinesterasi, la rivastigmina può aumentare gli effetti dei miorilassanti di tipo succinilcolinico durante l'anestesia. Si raccomanda cautela nella scelta degli anestetici. Se necessario, si possono prendere in considerazione aggiustamenti della dose o la sospensione temporanea del trattamento.
Per i suoi effetti farmacodinamici, la rivastigmina non va somministrata in associazione con altre sostanze colinomimetiche; e può interferire con l'attività di medicinali anticolinergici.
In studi su volontari sani nessuna interazione farmacocinetica è stata osservata fra rivastigmina e digossina, warfarin, diazepam o fluoxetina. L'aumento del tempo di protrombina indotto da warfarin non è modificato dalla somministrazione di rivastigmina. Con la somministrazione concomitante di digossina e rivastigmina non sono stati osservati effetti indesiderati sulla conduzione cardiaca.
Considerando il suo metabolismo, appaiono improbabili interazioni farmacometaboliche con altri medicinali, sebbene la rivastigmina possa inibire il metabolismo di altre sostanze mediato dalla butirrilcolinesterasi.
04.6 Gravidanza e allattamento - Inizio Pagina.
Non sono disponibili dati clinici relativi all' esposizione alla rivastigmina durante la gravidanza. Nei ratti e nei conigli non sono stati osservati effetti sulla fertilità o sullo sviluppo embriofetale, ad eccezione delle dosi alle quali si è manifestata tossicità nella madre. Nel ratto in studi peri-postnatali, è stato osservato un aumento del tempo di gestazione. Rivastigmina non deve essere usata durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessità.
Negli animali, la rivastigmina viene escreta nel latte. Non è noto se la rivastigmina sia escreta nel latte umano. Pertanto le donne trattate con rivastigmina non devono allattare al seno.
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine - Inizio Pagina.
La malattia di Alzheimer può causare una graduale perdita della capacità di guidare o compromettere l'abilità di usare macchinari. Inoltre la rivastigmina può indurre vertigini e sonnolenza, soprattutto all'inizio del trattamento o in concomitanza con l'aumento della dose. Di conseguenza, rivastigmina ha una lieve o moderata influenza sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari. Pertanto nei pazienti con demenza trattati con rivastigmina la capacità di continuare a guidare o utilizzare macchinari complessi deve essere di norma valutata dal medico curante.
04.8 Effetti indesiderati - Inizio Pagina.
Le reazioni avverse segnalate più frequentemente sono di natura gastrointestinale e comprendono nausea (38%) e vomito (23%), soprattutto durante la fase di titolazione. Negli studi clinici le donne sono risultate più sensibili degli uomini alle reazioni gastrointestinali e alla perdita di peso.
Le seguenti reazioni avverse, elencate in Tabella 1, si riferiscono a pazienti con demenza di Alzheimer trattati con rivastigmina.
Le reazioni avverse sono classificate in ordine di frequenza decrescente utilizzando i seguenti parametri convenzionali: Molto comune (≥1/10), comune (≥1/100; <1/10), non comune (≥1/1.000; <1/100), raro (≥1/10.000; <1/1.000), molto raro (<1/10.000) e non nota (la frequenza non può essere stabilita sulla base dei dati disponibili).
Tabella 1
| Infezioni ed infestazioni Molto raro |
Infezioni urinarie |
| Disturbi psichiatrici Comune Comune Non Comune Non Comune Molto raro |
Agitazione Confusione Insonnia Depressione Allucinazioni |
| Patologie del sistema nervoso Molto comune Comune Comune Comune Non Comune Raro Molto raro |
Capogiri Cefalea Sonnolenza Tremori Sincope Crisi convulsive Sintomi extrapiramidali (incluso un peggioramento della malattia di Parkinson). |
| Patologie cardiache Raro Molto raro |
Angina pectoris Aritmia cardiaca (es. bradicardia, blocco atrio-ventricolare, fibrillazione atriale e tachicardia). |
| Patologie vascolari Molto raro |
Ipertensione |
| Patologie gastrointestinali Molto comune Molto comune Molto comune Comune Raro Molto raro Molto raro Non nota |
Nausea Vomito Diarrea Dolore addominale e dispepsia Ulcera gastrica e duodenale Emorragia gastrointestinale Pancreatite Alcuni episodi gravi di vomito sono stati accompagnati da rottura esofagea (vedi paragrafo 4.4) |
| Disturbi del metabolismo e della nuutrizione Molto comune |
Anoressia |
| Patologie epatobiliari Non comune |
Alterazione dei test di funzionalità epatica |
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune Raro |
Aumento della sudorazione Rash cutanei |
| Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Comune Comune Non comune |
Fatica ed astenia Malessere Cadute accidentali |
| Esami diagnostici Comune |
Perdita di peso |
La Tabella 2 mostra le reazioni avverse segnalate in pazienti con demenza associata alla malattia di Parkinson trattati con rivastigmina.
Tabella 2
| Disturbi psichiatrici Comune Comune Comune |
Insonnia Ansia Irrequietezza |
| Patologie del sistema nervoso Molto comune Comune Comune Comune Comune Comune Comune Non Comune |
Tremori Capogiri Sonnolenza Cefalea Peggioramento della malattia di Parkinson Bradicinesia Discinesia Distonia |
| Patologie cardiache Comune Non comune Non comune |
Bradicardia Fibrillazione atriale Blocco atrio-ventricolare |
| Patologie gastrointestinali Molto comune Molto comune Comune Comune Comune |
Nausea Vomito Diarrea Dolore addominale e dispepsia Ipersecrezione salivare |
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune |
Aumento della sudorazione |
| Patologie del tessuto muscoloscheletrico e della nutrizione Comune |
Rigidità muscolare |
| Disturbi del metabolismo e della nutrizione Comune Comune |
Anoressia Disidratazione |
| Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Comune Comune |
Fatica ed astenia Andatura anomala |
Nella Tabella 3 sono elencati il numero e la percentuale dei pazienti che hanno partecipato ad uno specifico studio clinico della durata di 24 settimane, condotto in pazienti con demenza associata alla malattia di Parkinson trattati con rivastigmina, in cui si sono verificati eventi avversi pre-definiti che potrebbero riflettersi in un peggioramento dei sintomi parkinsoniani.
Tabella 3
| Eventi avversi pre-definiti che potrebbero riflettersi in un peggioramento dei sintomi parkinsoniani in pazienti con demenza associata alla malattia di Parkinson | Rivastigmina n (%) |
Placebo n (%) |
| Totale pazienti studiati Totale pazienti con eventi avversi pre-definiti |
362 (100) 99 (27,3) |
17 (100) 28 (15,6) |
| Tremore Cadute Malattia di Parkinson (peggioramento) Ipersecrezione salivare Discinesia Parkinsonismo Ipocinesia Disturbi del movimento Bradicinesia Distonia Andatura anormale Rigidità muscolare Disturbi dell'equilibrio Rigidità muscolo-scheletrica Irrigidimento Disfunzioni motorie |
37 (10,2) 21 (5,8) 12 (3,3) 5 (1,4) 5 (1,4) 8 (2,2) 1 (0,3) 1 (0,3) 9 (2,5) 3 (0,8) 5 (1,4) 1 (0,3) 3 (0,8) 3 (0,8) 1 (0,3) 1 (0,3) |
7 (3,9) 11 (6,1) 2 (1,1) 0 1 (0,6) 1 (0,6) 0 0 3 (1,7) 1 (0,6) 0 0 2 (1,1) 0 0 0 |
Links sponsorizzati
04.9 Sovradosaggio - Inizio Pagina.
Sintomi
La maggior parte degli episodi di sovradosaggio accidentale sono
stati asintomatici e quasi tutti i pazienti interessati hanno proseguito il
trattamento con rivastigmina. Nei casi di sovradosaggio sintomatico si sono osservati: nausea, vomito, diarrea, ipertensione o
allucinazioni. A causa del noto effetto vagotonico degli inibitori delle
colinesterasi sul battito cardiaco, si possono verificare episodi di bradicardia
e/o sincope. Si è verificato un caso di ingestione di 46 mg; dopo un trattamento
conservativo il paziente si è completamente ripreso in 24 ore.
Trattamento
Poiché la rivastigmina ha una emivita plasmatica di circa 1 ora e
la durata dell'inibizione dell'acetilcolinesterasi è di circa 9 ore, in caso di
sovradosaggio asintomatico si raccomanda di non somministrare altre dosi di
rivastigmina nelle successive 24 ore. Nei casi di sovradosaggio accompagnati da
nausea e vomito gravi, si deve prendere in considerazione l'uso di antiemetici.
In caso di comparsa di altra sintomatologia, si dovrà predisporre un opportuno
trattamento sintomatico. Nei casi di grave sovradosaggio si può utilizzare
atropina. Si raccomanda una dose iniziale di 0,03 mg/kg per via endovenosa di
atropina solfato, con successivi adeguamenti posologici in relazionealla
risposta clinica. È sconsigliato l'uso di scopolamina come antidoto.
05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE - Inizio Pagina.
05.1 Proprietà farmacodinamiche - Inizio Pagina.
Categoria farmacoterapeutica: anticolinesterasici, codice ATC: N06DA03.
La rivastigmina è un inibitore dell'acetil- e butirrilcolinesterasi di tipo carbamidico, che facilita la neurotrasmissione colinergica rallentando degradazione della acetilcolina rilasciata dai neuroni colinergici funzionalmente integri. La rivastigmina può quindi esercitare un miglioramento dei deficit cognitivi a mediazione colinergica nella demenza associata alla malattia di Alzheimer e alla malattia di Parkinson.
La rivastigmina interagisce con i suoi enzimi bersaglio formando un complesso a legame covalente che inattiva temporaneamente gli enzimi. Nei volontari sani giovani, una dose orale di 3 mg riduce l'attività dell' acetilcolinesterasi (AChE) a livello del liquido cerebrospinale di circa il 40% nella prima ora e mezza dalla somministrazione. L'attività dell'enzima ritorna ai livelli basali dopo circa 9 ore dal raggiungimento dell'effetto inibitorio massimo. Nei pazienti con malattia di Alzheimer, l'inibizione dell' AChE a livello del liquido cerebrospinale ad opera della rivastigmina è risultata dose- dipendente fino a 6 mg somministrata due volte al giorno, che costituisce la dose massima testata. In 14 pazienti con malattia di Alzheimer trattati con rivastigmina l'inibizione dell'attività della butirrilcolinesterasi a livello del liquido cerebrospinale è risultata simile a quella osservata per l'AChE.
Studi clinici nella demenza di Alzheimer La valutazione dell'efficacia di rivastigmina è stata effettuata mediante l'uso di tre strumenti di valutazione indipendenti e dominio specifici, verificati ad intervalli regolari durante periodi di trattamento della durata di 6 mesi. Questi strumenti sono la ADAS-Cog (una valutazione della capacità cognitiva), la CIBIC-Plus (una valutazione globale del paziente da parte del medico considerando quanto riportato anche dal "caregiver"), e la PDS (una valutazione effettuata dal "caregiver" delle normali attività quotidiane quali l'igiene personale, la capacità di alimentarsi, di vestirsi, di effettuare faccende domestiche, di fare acquisti, il mantenimento della capacità di orientarsi nell'ambiente circostante come pure il coinvolgimento in attività relative alla gestione del denaro, ecc.).
I pazienti studiati avevano un punteggio di MMSE (Mini-Mental State Examination) compreso tra 10 e 24.
I risultati dei pazienti con risposta clinicamente significativa, emersi dall'analisi combinata di due degli studi, a dose flessibile, al di fuori dei tre studi pivotal multicentrici della durata di 26 settimane, condotti in pazienti affetti da demenza di Alzheimer di grado lieve o moderatamente grave, sono indicati nella Tabella 4, riportata piu' avanti. In questi studi era stato definito a priori, quale miglioramento rilevante dal punto di vista clinico, un miglioramento di almeno 4 punti della ADAS-Cog, un miglioramento della CIBIC-Plus o un miglioramento di almeno il 10% della PDS.
Viene inoltre fornita, nella stessa tabella, una definizione a posteriori della risposta. La definizione secondaria della risposta richiedeva un miglioramento di 4 punti o piu' della ADAS-Cog, con nessun peggioramento della CIBIC-Plus e della PDS. La dose media nei responders del gruppo 6-12 mg, corrispondente a questa definizione, era di 9,3 mg. È importante notare che le scale utilizzate in questa indicazione variano, e il confronto diretto dei risultati per agenti terapeutici differenti non è valido.
Tabella 4
| Pazienti con risposta clinicamente significativa (%) | ||||
| Intent to treat | Ultima osservazione effettuata | |||
| Misurazione della risposta | Rivastigmina 6-12 mg N=473 |
Placebo N=472 |
Rivastigmina 6-12 mg N=379 |
Placebo N=444 |
| ADAS-Cog: miglioramento di almeno 4 punti | 21*** | 12 | 25*** | 12 |
| CIBIC-Plus: miglioramento | 29*** | 18 | 32*** | 19 |
| PDS: miglioramento di almeno il 10% | 26*** | 17 | 30*** | 18 |
| Miglioramento di almeno 4 punti della ADAS-Cog senza peggioramento della CIBIC-Plus e della PDS | 10* | 6 | 12** | 6 |
*p<0.05, **p<0.01, ***p<0.001
Studi clinici nella demenza associata alla malattia di Parkinson
L'efficacia
della rivastigmina nella demenza associata alla malattia di Parkinson è stata
dimostrata in uno studio multicentrico in doppio cieco, controllato verso
placebo, della durata di 24 settimane, e nella sua fase di estensione in aperto
della durata di 24 settimane. I pazienti arruolati in questo studio avevano un
punteggio di MMSE (Mini-Mental State Examination) compreso tra 10 e 24. La
valutazione dell'efficacia è stata effettuata mediante l'uso di due scale
indipendenti, valutate ad intervalli regolari durante il periodo di trattamento
della durata di 6 mesi, come riportato nella sottostante Tabella 5: la ADAS-Cog
(una scala di valutazione della capacità cognitiva), e la valutazione generale
ADCS-CGIC (una scala di valutazione globale del paziente da parte del medico).
Tabella 5
| Demenza associata con la malattia di Parkinson | ADAS-Cog Rivastigmina | ADAS-Cog Placebo | ADCS-CGIC Rivastigmina | ADCS-CGIC Placebo |
| ITT + popolazione RDO | (n=329) | (n=161) | (n=329) | (n=165) |
| Media Basale ± DS | 23,8 ± 10,2 | 24,3 ± 10,5 | n/a | n/a |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 2,1 ± 8,2 | -0,7 ± 7,5 | 3,8 ± 1,4 | 4,3 ± 1,5 |
| Differenza a terapia accomodata | 2,881 | n/a | ||
| P verso placebo | <0,001 | 0,0072 | ||
| ITT -popolazione LOCF | (n=287) | (n=154) | (n=289) | (n=158) |
| Media Basale ± DS | 24,0 ± 10,3 | 24,5 ± 10,6 | n/a | n/a |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 2,5 ± 8,4 | -0,8 ± 7,5 | 3,7 ± 1,4 | 4,3 ± 1,5 |
| Differenza a terapia accomodata | 3,54 | n/a | ||
| P verso placebo | <0,001 | <0,001 |
1 In base all'ANCOVA con il trattamento e il paese come fattori e la valutazione basale dell'ADAS-Cog come covariata. Un cambiamento positivo indica miglioramento.
2 Valori medi presentati per comodità, analisi per categorie eseguita con test di van Elteren ITT: Intent-To-Treat; RDO: Retrieved Drop Outs; LOCF: Last Observation Carried Forward
Sebbene l'effetto del trattamento sia stato dimostrato nella totalità della popolazione studiata, i dati suggeriscono che un effetto più ampio relativo al placebo è stato visto nel sottogruppo di pazienti con demenza di grado moderato associata alla malattia di Parkinson. Allo stesso modo è stato osservato un effetto più importante del trattamento in quei pazienti con allucinazioni visive (vedere Tabella 6).
Tabella 6
| Demenza associata con la malattia di Parkinson | ADAS-Cog Rivastigmina | ADAS-Cog Placebo | ADAS-Cog Rivastigmina | ADAS-Cog Placebo |
|---|---|---|---|---|
| Pazienti con allucinazioni visive | Pazienti senza allucinazioni visive | |||
| ITT + popolazione RDO | (n=107) | (n=60) | (n=220) | (n=101) |
| Media Basale ± DS | 25,4 ± 9,9 | 27,4 ± 10,4 | 23,1 ± 10,4 | 22,5 ± 10,1 |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 1,0 ± 9,2 | -2,1 ± 8,3 | 2,6 ± 7,6 | 0,1 ± 6,9 |
| Differenza a terapia accomodata | 4,271 | 2,091 | ||
| P verso placebo | 0,002 | 0,015 | ||
| Pazienti con demenza di grado moderato (MMSE 10-17) | Pazienti con demenza di grado lieve (MMSE 10-24) | |||
| ITT + popolazione RDO | (n=87) | (n=44) | (n=237) | (n=115) |
| Media Basale ± DS | 32,6 ± 10,4 | 33,7 ± 10,3 | 20,6 ± 7,9 | 20,7 ± 7,9 |
| Variazione media alla 24ma settimana ± DS | 2,6 ± 9,4 | -1,8 ± 7,2 | 1,9 ± 7,7 | -0,2 ± 7,5 |
| Differenza a terapia accomodata | 4,73 | 2,141 | ||
| P verso placebo | 0,002 | 0,010 | ||
1 In base all'ANCOVA con il trattamento e il paese come fattori e la valutazione basale dell'ADAS-Cog come covariata. Un cambiamento positivo indica miglioramento. ITT: Intent-To-Treat: RDO: Retrieved Drop Outs.
Links sponsorizzati
05.2 Proprietà farmacocinetiche - Inizio Pagina.
Assorbimento La rivastigmina viene assorbita in modo rapido e completo. Il picco delle concentrazioni nel plasma viene raggiunto entro 1 ora circa. Come conseguenza dell'interazione tra la rivastigmina ed il suo enzima bersaglio, l'aumento della biodisponibilità è circa 1,5 volte superiore rispetto a quello atteso con l'aumento della dose. Alla dose di 3 mg la biodisponibilità assoluta risulta circa del 36% ± 13%. L'assunzione di rivastigmina con il cibo ritarda l'assorbimento (tmax) di 90', riduce i valori di Cmax ed aumenta l'AUC di circa il 30%.
Distribuzione Il legame di rivastigmina alle proteine plasmatiche è di circa il 40% . Attraversa rapidamente la barriera emato-encefalica e ha un volume apparente di distribuzione compreso tra 1,8 e 2,7 l/kg.
Metabolismo La rivastigmina viene metabolizzata in modo rapido ed esteso (emivita plasmatica di circa 1 ora) nel metabolita decarbamilato, principalmente per idrolisi da parte della colinesterasi. In vitro, questo metabolita mostra un trascurabile effetto di inibizione dell'acetilcolinesterasi (<10%). In base agli studi in vitro e sugli animali, i principali isoenzimi del citocromo P450 sono coinvolti in misura trascurabile nel metabolismo della rivastigmina. Dopo somministrazione endovenosa di 0,2 mg la clearance totale plasmatica di rivastigmina è di circa 130 l/h e si riduce a 70 l/h dopo somministrazione endovenosa di 2,7 mg.
Escrezione Non è stata rilevata rivastigmina immodificata nell'urina; l'escrezione renale dei metaboliti rappresenta la principale via di eliminazione. Dopo la somministrazione di 14C-rivastigmina, l'eliminazione renale è risultata rapida e praticamente completa (>90%) nelle 24 ore. Meno dell'1% della dose somministrata viene escreto nelle feci. Non si evidenzia alcun accumulo di rivastigmina o del metabolita decarbamilato in pazienti con malattia di Alzheimer.
Soggetti anziani Sebbene la biodisponibilità della rivastigmina sia maggiore nei soggetti anziani rispetto a volontari sani giovani, gli studi condotti su pazienti con Alzheimer di età compresa fra 50 e 92 anni non hanno segnalato nessuna modifica della biodisponibilità in relazione all'età.
Soggetti con compromissione della funzionalità epatica I valori di Cmax e AUC della rivastigmina sono superiori rispettivamente di circa il 60% circa e più di due volte superiori nei soggetti con compromissione epatica da lieve a moderata rispetto ai soggetti sani.
Soggetti con insufficienza renale
I valori di Cmax e AUC della rivastigmina sono più di due volte superiori nei soggetti con insufficienza renale moderata rispetto ai soggetti sani: tuttavia i valori di Cmax e AUC della rivastigmina in soggetti con insufficienza renale grave non sono modificati.
05.3 Dati preclinici di sicurezza - Inizio Pagina.
Studi di tossicità a dosi ripetute condotti su ratti, topi, cani hanno dimostrato effetti attribuibili soltanto ad un'eccessiva azione farmacologica. Non è stata osservata alcuna tossicità a carico degli organi bersaglio. A causa della sensibilità dei modelli animali usati non sono stati raggiunti margini di sicurezza relativi all'esposizione nell'uomo.
La rivastigmina è risultata priva di attività mutagena in una batteria standard di test in vitro e in vivo, ad eccezione di un test di aberrazione cromosomica nei linfociti periferici umani ad una dose di 104 volte la massima dose clinica somministrata. Il test del micronucleo in vivo è risultato negativo.
Negli studi in topi, ratti alla dose massima tollerata non è emersa alcuna evidenza di carcinogenicità, sebbene l'esposizione alla rivastigmina e ai suoi metaboliti sia stata inferiore rispetto all'esposizione nell'uomo. Se rapportata alla superficie corporea, l'esposizione alla rivastigmina ed ai suoi metaboliti è risultata approssimativamente equivalente alla dose massima giornaliera consigliata nell'uomo di 12 mg; tuttavia, in confronto alla dose massima nell'uomo, nell'animale è stato raggiunto un valore maggiore di circa 6 volte.
Negli animali la rivastigmina attraversa la placenta ed è escreta nel latte. Studi con somministrazione orale in ratti e coniglie gravide non hanno fornito indicazioni sul potenziale teratogenico della rivastigmina.
06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE - Inizio Pagina.
06.1 Eccipienti - Inizio Pagina.
Nucleo della capsula
Cellulosa microcristallina
Ipromellosa
Silice
colloidale anidra
Magnesio stearato
Rivestimento della capsula
Diossido di titanio (E171)
Ossido di ferro giallo
(E 172)
Gelatina
06.2 Incompatibilità - Inizio Pagina.
Non applicabile.
06.3 Periodo di validità - Inizio Pagina.
2 anni
06.4 Speciali precauzioni per la conservazione - Inizio Pagina.
Questo medicinale non richiede alcuna istruzione particolare per la conservazione.
06.5 Natura e contenuto della confezione - Inizio Pagina.
Astuccio con Blister preforati in singola dose ( film OPA/Al/PVC e foglio PET/Al da togliere ) contenenti : 28x1, 30x1, 56x1, 60x1, o 112x1 compresse.
E' possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione - Inizio Pagina.
Nessuna istruzione particolare.
07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina.
KRKA, d.d., Novo mesto, Šmarješka cesta 6, 8501 Novo mesto, Slovenia
08.0 NUMERI DELLE AUTORIZZAZIONI ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina.
09.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE - Inizio Pagina.
10.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO - Inizio Pagina.
Cerca nel sito:


