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Timbro Approvato Verde

Paroxetina Germed
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

INDICE

01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE
02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA
03.0 FORMA FARMACEUTICA
04.0 INFORMAZIONI CLINICHE
04.1 Indicazioni terapeutiche
04.2 Posologia e modo di somministrazione
04.3 Controindicazioni
04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
04.5 Interazioni
04.6 Gravidanza e allattamento
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine
04.8 Effetti indesiderati
04.9 Sovradosaggio
05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE
05.1 Proprietà farmacodinamiche
05.2 Proprietà farmacocinetiche
05.3 Dati preclinici di sicurezza
06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE
06.1 Eccipienti
06.2 Incompatibilità
06.3 Periodo di validità
06.4 Speciali precauzioni per la conservazione
06.5 Natura e contenuto della confezione
06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione
07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO
08.0 NUMERI DELLE AUTORIZZAZIONI ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO
09.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE
10.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO

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01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE -Inizio Pagina

PAROXETINA GERMED


02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA - Inizio Pagina

Paroxetina GERMED 10 mg: ogni compressa contiene 10 mg di paroxetina (come paroxetina cloridrato anidro).

Paroxetina GERMED 20 mg: ogni compressa contiene 20 mg di paroxetina (come paroxetina cloridrato anidro).

Paroxetina GERMED 30 mg: ogni compressa contiene 30 mg di paroxetina (come paroxetina cloridrato anidro).

Paroxetina GERMED 40 mg: ogni compressa contiene 40 mg di paroxetina (come paroxetina cloridrato anidro).

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.


03.0 FORMA FARMACEUTICA - Inizio Pagina

Compressa.

10 mg: compressa rotonda, biconvessa, di colore biancastro, con “10” impresso su un lato.

20 mg: compressa rotonda, piatta, con i bordi smussati, di colore biancastro, con “20” impresso su un lato e con una linea di incisione. La compressa può essere divisa in due metà uguali.

30 mg: compressa rotonda, piatta, con i bordi smussati, di colore biancastro, con una linea di incisione. La compressa può essere divisa in due metà uguali.

40 mg: compressa a forma di capsula, di colore biancastro, con una linea di incisione. La compressa può essere divisa in due metà uguali.


04.0 INFORMAZIONI CLINICHE - Inizio Pagina

04.1 Indicazioni terapeutiche - Inizio Pagina

Trattamento di:

Episodio depressivo maggiore

Disturbo ossessivo compulsivo

Disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia

Disturbo d’ansia sociale / Fobia sociale

Disturbo d’ansia generalizzata

Disturbo da stress post-traumatico



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04.2 Posologia e modo di somministrazione - Inizio Pagina

Si raccomanda la somministrazione di paroxetina una volta al giorno, al mattino con il cibo. La compressa deve essere ingerita intera, senza masticare.

EPISODIO DEPRESSIVO MAGGIORE

La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. In genere, il miglioramento nei pazienti inizia dopo una settimana, ma potrebbe diventare evidente solo a partire dalla seconda settimana di terapia.

Come per tutti i farmaci antidepressivi, il dosaggio deve essere rivisto e aggiustato, se necessario, entro le prime 3-4 settimane dall’inizio della terapia e successivamente, secondo quanto ritenuto clinicamente appropriato. In alcuni pazienti, con risposta insufficiente a 20 mg, la dose può essere gradualmente aumentata fino a un massimo di 50 mg al giorno, con incrementi di 10 mg, secondo la risposta individuale.

I pazienti con depressione devono essere trattati per un periodo sufficiente di almeno 6 mesi, al fine di assicurare la remissione dei sintomi.

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO (OCD)

La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 20 mg/die, che potrà essere aumentata gradualmente, con incrementi di 10 mg, fino alla dose raccomandata. Se, dopo alcune settimane di somministrazione alla dose raccomandata, si osserva una risposta insufficiente, alcuni pazienti potrebbero beneficiare di un aumento graduale della dose fino a un massimo di 60 mg/die.

I pazienti con disturbo ossessivo compulsivo (OCD) devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare la remissione dei sintomi. Questo periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1).

DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO

La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con 10 mg/die e la dose deve essere gradualmente aumentata, con incrementi di 10 mg, secondo la risposta individuale fino alla dose raccomandata.

Si raccomanda un basso dosaggio iniziale per ridurre al minimo il potenziale peggioramento della sintomatologia da panico, che si osserva generalmente nelle prime fasi di trattamento di questo disturbo. Se, dopo alcune settimane di somministrazione alla dose raccomandata, si osserva una risposta insufficiente, alcuni pazienti potrebbero beneficiare di un aumento graduale della dose fino a un massimo di 60 mg/die.

I pazienti con disturbo da attacchi di panico devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare la remissione dei sintomi. Questo periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1).

DISTURBO D’ANSIA SOCIALE / FOBIA SOCIALE

La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se, dopo alcune settimane di somministrazione alla dose raccomandata, si osserva una risposta insufficiente, alcuni pazienti potrebbero beneficiare di un aumento graduale della dose, con incrementi di 10 mg, fino a un massimo di 50 mg/die. L’uso prolungato deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1).

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA

La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se, dopo alcune settimane di somministrazione alla dose raccomandata, si osserva una risposta insufficiente, alcuni pazienti potrebbero beneficiare di un aumento graduale della dose, con incrementi di 10 mg, fino a un massimo di 50 mg/die. L’uso prolungato deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1).

DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO

La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se, dopo alcune settimane di somministrazione alla dose raccomandata, si osserva una risposta insufficiente, alcuni pazienti potrebbero beneficiare di un aumento graduale della dose, con incrementi di 10 mg, fino a un massimo di 50 mg/die. L’uso prolungato deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1).

INFORMAZIONI GENERALI

SINTOMI DA SOSPENSIONE OSSERVATI IN SEGUITO ALL’INTERRUZIONE DEL TRATTAMENTO CON PAROXETINA:

Deve essere evitata una sospensione brusca (vedere paragrafo 4.4 e paragrafo 4.8). Il regime di riduzione graduale della posologia utilizzato negli studi clinici prevedeva una diminuzione della dose giornaliera di 10 mg a intervalli settimanali. Se compaiono sintomi intollerabili a seguito della riduzione della dose o della sospensione del trattamento, può essere considerato il ripristino della dose prescritta in precedenza. Successivamente, il medico potrà continuare a ridurre la dose, ma in modo più graduale.

Popolazioni speciali:

Anziani

Nei soggetti anziani si verifica un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina, ma l’intervallo delle concentrazioni è sovrapponibile a quello osservato nei soggetti più giovani. La somministrazione dovrebbe partire con la dose iniziale prevista per gli adulti. Un aumento della dose potrebbe essere utile in alcuni pazienti, ma la dose massima non deve superare i 40 mg al giorno.

Bambini e adolescenti (7-17 anni)

La paroxetina non deve essere utilizzata per il trattamento di bambini e adolescenti, in quanto gli studi clinici controllati hanno riscontrato che la paroxetina è associata a un aumento del rischio di comportamenti suicidari e ostilità. Inoltre, in questi studi, l’efficacia non è stata adeguatamente dimostrata (vedere paragrafo 4.4 e paragrafo 4.8).

Bambini di età inferiore a 7 anni

L’uso della paroxetina non è stato studiato nei bambini di età inferiore a 7 anni. La paroxetina non deve essere utilizzata, fintanto che non saranno state stabilite la sicurezza e l’efficacia in questa fascia d’età.

Alterazione della funzione renale/epatica

Nei pazienti con grave alterazione della funzione renale (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/minuto) o con alterazione della funzione epatica, si verifica un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina. Pertanto, il dosaggio deve essere limitato alle dosi più basse dell’intervallo posologico.


04.3 Controindicazioni - Inizio Pagina

Ipersensibilità nota alla paroxetina o a uno qualsiasi degli eccipienti.

La paroxetina è controindicata in associazione con gli inibitori delle monoaminossidasi (IMAO).

Il trattamento con paroxetina può essere iniziato:

due settimane dopo la sospensione di un IMAO irreversibile, oppure

almeno 24 ore dopo la sospensione di un IMAO reversibile (ad es. moclobemide)

Tra la sospensione di paroxetina e l’inizio della terapia con un qualsiasi IMAO deve trascorrere almeno una settimana di intervallo.

La paroxetina non deve essere usata in associazione con tioridazina perché, come avviene con altre sostanze che inibiscono l’enzima epatico CYP450 2D6, la paroxetina può aumentare i livelli plasmatici di tioridazina (vedere paragrafo 4.5). La somministrazione di tioridazina da sola può comportare un prolungamento dell’intervallo QTc, associato a grave aritmia ventricolare, quale torsione di punta e morte improvvisa.

Paroxetina non deve essere utilizzata in associazione con pimozide (vedere paragrafo 4.5).


04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso - Inizio Pagina

Il trattamento con paroxetina deve essere iniziato con cautela, due settimane dopo la fine del trattamento con un IMAO irreversibile, o 24 ore dopo la fine del trattamento con un inibitore delle MAO reversibile.

Il dosaggio della paroxetina deve essere aumentato gradualmente fino al raggiungimento di una risposta ottimale (vedere paragrafo 4.3 e paragrafo 4.5).

Uso nei bambini e adolescenti di età inferiore a 18 anni

La paroxetina non deve essere utilizzata nel trattamento di bambini e adolescenti di età inferiore a 18 anni. Negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo sono stati osservati con maggiore frequenza comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità (essenzialmente aggressività, comportamento di opposizione e collera). Qualora, in base ad esigenze mediche, dovesse essere presa la decisione di effettuate il trattamento, il paziente deve essere sorvegliato attentamente per quanto concerne la comparsa di sintomi suicidari. Inoltre, non sono disponibili dati sulla sicurezza a lungo termine per i bambini e gli adolescenti per quanto concerne la crescita, la maturazione e lo sviluppo cognitivo e comportamentale.

Suicidio/pensieri suicidari oppure peggioramento quadro clinico

La depressione è associata a un maggiore rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (suicidio-eventi correlati). Questo rischio persiste fino a quando non si verifica una remissione significativa. Dato che il miglioramento potrebbe non verificarsi durante le prime settimane o più di trattamento, i pazienti devono essere tenuti sotto attenta osservazione fino a quando non si manifesti tale miglioramento. Secondo l’esperienza clinica generale, il rischio di suicidio può aumentare nelle prime fasi del recupero.

Anche altri disturbi psichiatrici per cui viene prescritta paroxetina possono essere associati a un maggiore rischio di suicidio-eventi correlati. Inoltre, può esservi una comorbilità di questi disturbi con il disturbo depressivo maggiore. Le stesse precauzioni previste nel trattamento di pazienti con disturbo depressivo maggiore devono essere quindi osservate nel trattamento dei pazienti con altri disturbi psichiatrici.

I pazienti con anamnesi positiva per suicidio-eventi correlati, o i pazienti che manifestano un grado significativo di ideazione suicidaria prima dell’inizio del trattamento, sono noti per essere a rischio maggiore di pensieri suicidari o di tentativi di suicidio e devono essere tenuti sotto attenta osservazione durante il trattamento.

Una metanalisi degli studi clinici condotti con farmaci antidepressivi in confronto con placebo in pazienti adulti con disturbi psichiatrici ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nella fascia di età inferiore a 25 anni dei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo.

La terapia farmacologica con antidepressivi deve essere sempre associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo cambiamenti di dose.

I pazienti (o chi si prende cura di loro) dovrebbero essere avvertiti della necessità di monitorare e di riportare immediatamente al proprio medico curante qualsiasi peggioramento del quadro clinico, l’insorgenza di comportamento o pensieri suicidari o di cambiamenti comportamentali.

Acatisia

L’uso di paroxetina è stato associato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da un senso di irrequietezza interiore e da agitazione psicomotoria, quale ad es. l’incapacità di stare seduti o restare fermi, di solito associata a malessere soggettivo. È più probabile che ciò si verifichi nelle prime settimane di trattamento. Nei pazienti che sviluppano questi sintomi, un aumento della dose può essere dannoso.

Sindrome serotoninergica/Sindrome Neurolettica Maligna

In rare occasioni, può verificarsi lo sviluppo di sindrome serotoninergica o eventi simili a sindrome neurolettica maligna, in associazione al trattamento con paroxetina soprattutto se somministrata in associazione ad altri farmaci serotoninergici e/o neurolettici. Poiché tali sindromi possono comportare condizioni potenzialmente letali, il trattamento con paroxetina deve essere interrotto nel caso in cui compaiano tali eventi (caratterizzati da gruppi di sintomi, quali ipertermia, rigidità, mioclono, instabilità autonomica con possibile rapida fluttuazione dei segni vitali, alterazioni dello stato mentale compresi confusione, irritabilità, agitazione estrema che evolve fino a delirio e coma) e deve essere istituito un trattamento sintomatico di supporto. La paroxetina non deve essere utilizzata in associazione a precursori della serotonina (L-triptofano, oxitriptano) a causa del rischio di sindrome serotoninergica.

(Vedere paragrafi, 4.3 e 4.5).

Mania

Come per tutti gli antidepressivi, la paroxetina deve essere utilizzata con cautela in pazienti con anamnesi positiva per mania. La paroxetina deve essere sospesa nei pazienti che entrano in una fase maniacale.

Alterazione della funzione renale/epatica

Si raccomanda cautela nei pazienti con compromissione di grado severo della funzione renale o nei pazienti con compromissione della funzione epatica (vedere paragrafo 4.2).

Diabete

Nei pazienti diabetici, il trattamento con un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (SSRI) può alterare il controllo glicemico. Può essere necessario un aggiustamento del dosaggio dell’insulina e/o degli ipoglicemizzanti orali.

Epilessia

Come per altri antidepressivi, la paroxetina deve essere utilizzata con cautela nei pazienti con epilessia.

Convulsioni

L'incidenza complessiva di convulsioni in pazienti trattati con paroxetina è inferiore allo 0,1% Il farmaco deve essere sospeso nei pazienti che sviluppano crisi epilettiche.

TERAPIA ELETTROCONVULSIVANTE (ECT)

L’esperienza clinica nella somministrazione concomitante di paroxetina con ECT è limitata.

Glaucoma

Come per altri SSRI, la paroxetina causa non frequentemente midriasi e deve quindi essere utilizzata con cautela in pazienti con glaucoma ad angolo chiuso o anamnesi positiva per glaucoma.

Malattie cardiache

Nei pazienti cardiopatici devono essere osservate le solite precauzioni.

Iponatremia

L’iponatremia è stata segnalata raramente, prevalentemente negli anziani. Deve essere esercitata cautela anche nei pazienti a rischio di iponatremia, ad esempio per terapie concomitanti e cirrosi. L’iponatremia è generalmente reversibile con la sospensione della paroxetina.

Emorragie

Con gli SSRI sono state segnalate anomalie della coagulazione a livello cutaneo, quali ecchimosi e porpora. Sono state segnalate altre manifestazioni emorragiche, ad es. emorragie gastrointestinali. I pazienti anziani possono presentare un rischio maggiore.

Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI in concomitanza con anticoagulanti orali, farmaci noti per influenzare la funzione piastrinica o altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (ad es. gli antipsicotici atipici, quali clozapina, fenotiazine, la maggior parte degli antidepressivi triciclici, l’acido acetilsalicilico, i FANS e i COX-2 inibitori), e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre a emorragie.

Sintomi da sospensione osservati in seguito all’interruzione del trattamento con paroxetina

I sintomi da sospensione osservati quando il trattamento viene sospeso sono comuni, in particolare se l’interruzione avviene bruscamente (vedere paragrafo 4.8). Negli studi clinici, gli eventi avversi osservati con l’interruzione del trattamento si sono verificati nel 30% dei pazienti trattati con paroxetina, rispetto al 20% dei pazienti trattati con placebo. L’insorgenza di sintomi da sospensione non è la stessa dei casi in cui un farmaco induce assuefazione o dipendenza.

Il rischio di comparsa dei sintomi da sospensione può dipendere da diversi fattori, quali la durata della terapia, il dosaggio e la velocità di riduzione della dose.

Sono stati segnalati capogiri, disturbi sensoriali (comprese parestesia e sensazione di scossa elettrica), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente questi sintomi sono lievi-moderati, tuttavia in alcuni pazienti l’intensità può essere grave. In genere compaiono entro i primi giorni di sospensione del trattamento, ma sono stati segnalati casi molto rari nei quali sono comparsi in pazienti che avevano inavvertitamente saltato una dose. In genere, tali sintomi sono auto-limitanti e di solito si risolvono entro 2 settimane, sebbene in alcuni individui possano essere prolungati (2-3 mesi o più). Si consiglia pertanto di ridurre gradualmente la dose di paroxetina, quando si sospende il trattamento, nell’arco di un periodo di diverse settimane o mesi, in base alle necessità del paziente (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito all’interruzione del trattamento con paroxetina”, paragrafo 4.2).


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04.5 Interazioni - Inizio Pagina

Farmaci serotoninergici

Come con altri SSRI, la co-somministrazione di farmaci serotoninergici (compresi IMAO, L-triptofano, triptani, tramadolo, linezolid, SSRI, litio e preparazioni a base di erba di San Giovanni - Hypericum perforatum) può portare all’insorgenza di effetti associati alla 5-HT (sindrome serotoninergica: vedere paragrafo 4.3 e paragrafo 4.4).

Si deve consigliare cautela e si richiede un controllo clinico più attento quando tali farmaci sono somministrati in associazione con paroxetina.

Pimozide

In uno studio su pimozide a basso dosaggio singolo (2 mg) è stato dimostrato un aumento dei livelli di pimozide in caso di co-somministrazione con paroxetina. Anche se attualmente non si conosce il meccanismo di questa interazione, a causa del ristretto indice terapeutico della pimozide e della sua nota capacità di prolungamento dell’intervallo QT, l’uso concomitante di pimozide e paroxetina è controindicato (vedere paragrafo 4.3).

Enzimi preposti al metabolismo dei farmaci

Il metabolismo e la farmacocinetica della paroxetina possono essere influenzati dall’induzione o dall’inibizione degli enzimi preposti al metabolismo dei farmaci.

Quando la paroxetina deve essere somministrata in concomitanza con un farmaco noto per essere inibitore del metabolismo enzimatico, deve essere considerato l’uso della paroxetina alle dosi più basse dell’intervallo posologico.

In caso di co-somministrazione con un farmaco noto per essere induttore del metabolismo enzimatico (ad es. carbamazepina, rifampicina, fenobarbital, fenitoina), non si ritiene necessario un aggiustamento del dosaggio iniziale. Qualsiasi successivo aggiustamento del dosaggio deve essere basato sull’effetto clinico (tollerabilità ed efficacia).

Prociclidina: la somministrazione giornaliera di paroxetina aumenta in modo significativo i livelli plasmatici di prociclidina. Se si osservano effetti anticolinergici, la dose di prociclidina deve essere ridotta.

Anticonvulsivanti: carbamazepina, fenitoina, sodio valproato: la somministrazione concomitante non sembra mostrare alcun effetto sul profilo farmacocinetico/farmacodinamico nei pazienti epilettici.

Potenza inibitoria della paroxetina sul CYP2D6:

Come per altri antidepressivi, inclusi altri SSRI, la paroxetina inibisce l’enzima CYP2D6 del citocromo epatico P450. L’inibizione del CYP2D6 può portare a un aumento delle concentrazioni plasmatiche di farmaci in co-somministrazione, metabolizzati da questo enzima. Questi comprendono certi antidepressivi triciclici (ad es. clomipramina, nortriptilina e desipramina), neurolettici fenotiazinici (ad es. perfenazina e tioridazina, vedere paragrafo 4.3), risperidone, atomoxetina, alcuni antiaritmici di Tipo 1c (ad es. propafenone e flecainide) e metoprololo. Non è raccomandato l’uso di paroxetina in associazione con metoprololo, somministrato nell’insufficienza cardiaca, a causa del ristretto indice terapeutico del metoprololo in questa indicazione.

Alcool

Come con altri farmaci psicotropi, i pazienti devono essere avvertiti di evitare l’uso di alcool durante il trattamento con paroxetina.

Anticoagulanti orali

Potrebbe verificarsi un’interazione farmacodinamica tra la paroxetina e gli anticoagulanti orali. L’uso concomitante di paroxetina e anticoagulanti orali può portare a un aumento dell’attività anticoagulante e del rischio di emorragie. Pertanto, la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali (vedere paragrafo 4.4).

Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), acido acetilsalicilico e altri antiaggreganti piastrinici

Potrebbe verificarsi un’interazione farmacodinamica tra la paroxetina e i FANS/acido acetilsalicilico. L’uso concomitante di paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico può portare a un aumento del rischio di emorragie (vedere paragrafo 4.4).

Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI in concomitanza con anticoagulanti orali, farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (ad es. antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazine, la maggior parte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico, FANS, COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie.


04.6 Gravidanza e allattamento - Inizio Pagina

Gravidanza

Alcuni studi epidemiologici indicano un piccolo aumento del rischio di malformazioni cardiovascolari [ad es. difetti del setto ventricolare (maggioranza) e atriale], associato all’uso di paroxetina durante il primo trimestre di gravidanza. Il meccanismo non è noto. I dati suggeriscono che il rischio di avere un bambino con un difetto cardiovascolare, a seguito di esposizione materna alla paroxetina, è inferiore a 2/100, rispetto a un tasso previsto per tali malformazioni di circa 1/100 nella popolazione generale. I dati disponibili non indicano un aumento del tasso generale di malformazioni congenite.

La paroxetina deve essere utilizzata in gravidanza solo se strettamente indicato. Il medico dovrà valutare la scelta di trattamenti alternativi nelle donne in gravidanza o che prevedono di iniziare una gravidanza. L’interruzione brusca del trattamento durante la gravidanza deve essere evitata (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito all’interruzione del trattamento con paroxetina”, paragrafo 4.2).

I neonati devono essere tenuti sotto osservazione se l’uso materno di paroxetina continua fino agli stadi più avanzati della gravidanza, in particolare nel terzo trimestre.

In seguito all’uso materno di paroxetina negli stadi più avanzati della gravidanza, possono verificarsi i sintomi seguenti: distress respiratorio, cianosi, apnea, convulsioni, temperatura instabile, difficoltà nell’alimentazione, vomito, ipoglicemia, ipertonia, ipotonia, iperreflessia, tremore, nervosismo, irritabilità, letargia, pianto costante, sonnolenza e difficoltà a dormire. Tali sintomi potrebbero essere dovuti agli effetti serotoninergici o ai sintomi da sospensione. Nella maggior parte dei casi le complicazioni iniziano immediatamente o subito dopo il parto (< 24 ore).

Gli studi sugli animali hanno evidenziato tossicità riproduttiva, ma non hanno indicato effetti dannosi diretti su gravidanza, sviluppo embrio/fetale, parto o sviluppo post-natale (vedere paragrafo 5.3).

Allattamento

Piccole quantità di paroxetina sono escrete nel latte materno. Negli studi pubblicati, le concentrazioni sieriche in neonati allattati al seno erano non rilevabili (<2 ng/ml) o molto basse (<4 ng/ml). In questi neonati non sono stati osservati segni degli effetti del farmaco. Tuttavia, la paroxetina non deve essere utilizzata durante l’allattamento, a meno che i benefici attesi per la madre non giustifichino i potenziali rischi per il neonato.


04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine - Inizio Pagina

L'esperienza clinica ha dimostrato che la terapia con paroxetina non è associata ad alterazioni delle funzioni cognitive o psicomotorie. Tuttavia, come con tutti i farmaci psicoattivi, i pazienti devono essere avvertiti di usare cautela nella guida di veicoli e nell’uso di macchinari.

Sebbene la paroxetina non aumenti le alterazioni delle capacità psichiche e motorie indotte dall’alcool, non è consigliato l’uso concomitante di paroxetina e alcool.


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04.8 Effetti indesiderati - Inizio Pagina

Alcune delle reazioni avverse al farmaco sotto elencate possono diminuire in intensità e frequenza con la continuazione del trattamento e non comportano in genere l’interruzione della terapia. Le reazioni avverse sono elencate di seguito per classe sistemico-organica e per frequenza. La frequenza è definita come:

Molto comune (≥1 / 10)

Comune (≥1 / 100, < 1 / 10)

Non comune (≥1 / 1.000, < 1 / 100)

Raro (≥1/10.000, <1/1.000)

Molto raro (< 1/10.000), comprese segnalazioni isolate.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Non comuni: disturbi emorragici, prevalentemente a carico della cute e delle mucose (per lo più ecchimosi).

Molto rare: trombocitopenia.

Disturbi del sistema immunitario

Molto rare: reazioni allergiche (incluse orticaria e angioedema).

Patologie endocrine

Molto rare: sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico (SIADH).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Comuni: riduzione dell’appetito.

Rare: iponatremia.

L’iponatremia è stata segnalata soprattutto in pazienti anziani ed è talvolta dovuta alla sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico (SIADH).

Disturbi psichiatrici

Comuni: sonnolenza, insonnia, agitazione.

Non comuni: confusione, allucinazioni.

Rari: reazioni maniacali, ansia, depersonalizzazione, attacchi di panico, acatisia (vedere paragrafo 4.4).

Durante il trattamento con paroxetina oppure poco dopo la sospensione del trattamento sono stati riportati casi di ideazione suicidaria e comportamenti suicidari (vedere paragrafo 4.4).

Questi sintomi possono essere dovuti anche alla malattia di base.

Patologie del sistema nervoso

Comuni: capogiri, tremore.

Non comuni: disturbi extrapiramidali.

Rare: convulsioni.

Molto rare: sindrome serotoninergica (i sintomi possono includere agitazione, confusione, diaforesi, allucinazioni, iperreflessia, mioclono, brividi, tachicardia e tremore).

Sono stati segnalati casi di disturbi extrapiramidali, inclusa distonia oro-facciale, a volte in pazienti già affetti da disturbi del movimento o in pazienti in trattamento con neurolettici.

Patologie dell’occhio

Comuni: offuscamento della visione.

Molto rari: glaucoma acuto.

Patologie cardiache

Non comuni: tachicardia sinusale.

Rare: bradicardia.

Patologie vascolari

Non comuni: aumento o calo transitorio della pressione arteriosa.

Sono stati riportati aumenti o cali transitori della pressione arteriosa in seguito a trattamento con paroxetina, di solito in pazienti con preesistente ipertensione o ansia.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Comuni: sbadiglio.

Patologie gastrointestinali

Molto comuni: nausea.

Comuni: costipazione, diarrea, secchezza delle fauci.

Molto rari: emorragia gastrointestinale.

Patologie epatobiliari

Rare: innalzamento degli enzimi epatici.

Molto rari: eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata a ittero e/o insufficienza epatica)

È stato segnalato l’innalzamento degli enzimi epatici. Nel periodo successivo all’immissione in commercio sono stati anche segnalati, molto raramente, eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata a ittero e/o insufficienza epatica). In caso di prolungato incremento dei valori dei test di funzionalità epatica si deve prendere in considerazione la sospensione della paroxetina.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comuni: sudorazione.

Non comuni: eruzione cutanea, prurito.

Molto rari: reazioni di fotosensibilità.

Patologie renali e urinarie

Non comuni: ritenzione urinaria.

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella

Molto comuni: disfunzione sessuale.

Rari: iperprolattinemia/galattorrea.

Molto rari: priapismo.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Rare: artralgia, mialgia.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comuni: astenia, aumento ponderale.

Molto rari: edema periferico.

SINTOMI DA SOSPENSIONE OSSERVATI IN SEGUITO ALL’INTERRUZIONE DEL TRATTAMENTO CON PAROXETINA

Comuni: capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, ansia, cefalea.

Non comuni: agitazione, nausea, tremore, confusione, sudorazione, instabilità emotiva, disturbi della visione, palpitazioni, diarrea, irritabilità.

L’interruzione del trattamento con paroxetina (soprattutto se brusca) porta comunemente a sintomi da sospensione. Sono stati segnalati capogiri, disturbi sensoriali (comprese parestesia e sensazione di scossa elettrica), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi.

Generalmente, questi eventi sono di intensità da lieve a moderata e auto-limitanti, tuttavia in alcuni pazienti possono essere di intensità severa e/o prolungati. Si consiglia pertanto, quando non è più richiesto il trattamento con paroxetina, una graduale interruzione con un decremento graduale della dose (vedere paragrafo 4.2 e paragrafo 4.4).

EVENTI AVVERSI OSSERVATI IN STUDI CLINICI PEDIATRICI

In studi clinici a breve termine (fino a 10-12 settimane) in bambini e adolescenti, sono stati osservati i seguenti eventi avversi, nei pazienti trattati con paroxetina, con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e tali eventi si sono verificati con un’incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo: aumento dei comportamenti suicidari (compresi tentativi di suicidio e ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e aumento dell’ostilità.

Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente negli studi clinici con adolescenti affetti da disturbo depressivo maggiore. Un aumento dell’ostilità si è manifestato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo-compulsivo, specialmente nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Altri eventi osservati più frequentemente nel gruppo trattato con paroxetina, rispetto a quello trattato con placebo, sono stati: diminuzione dell’appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilità emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell’umore).

Negli studi dove è stato utilizzato il regime con riduzioni graduali della dose, i sintomi segnalati durante la fase di riduzione graduale o con l’interruzione del trattamento con paroxetina, con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e con un’incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo, sono stati: labilità emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell’umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, capogiri, nausea e dolore addominale (vedere paragrafo 4.4).


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04.9 Sovradosaggio - Inizio Pagina

Sintomi e segni

Sulla base delle informazioni disponibili riguardo al sovradosaggio con paroxetina, appare evidente un ampio margine di sicurezza.

L’esperienza nei casi di sovradosaggio di paroxetina ha indicato che, oltre ai sintomi descritti al paragrafo 4.8, sono stati riportati vomito, midriasi, febbre, variazioni della pressione arteriosa, cefalea, contrazioni muscolari involontarie, agitazione, ansia e tachicardia.

I pazienti si sono generalmente ripresi senza gravi sequele, anche in caso di assunzione di dosi fino a 2000 mg di paroxetina da sola. Eventi quali coma o alterazioni dell’ECG sono stati segnalati occasionalmente e, molto raramente, con esito fatale, ma in genere quando la paroxetina era stata assunta in associazione ad altri farmaci psicotropi, con o senza alcool.

Trattamento

Non è noto alcun antidoto specifico.

Il trattamento deve consistere nelle misure generali applicate nel trattamento del sovradosaggio con qualsiasi antidepressivo. Se appropriato, si deve procedere allo svuotamento gastrico, per induzione del vomito, lavanda gastrica o entrambi. Dopo lo svuotamento, possono essere somministrati da 20 g a 30 g di carbone attivo, ogni 4-6 ore durante le prime 24 ore dopo l’ingestione. È indicata una terapia di supporto, con un monitoraggio frequente dei segni vitali e un’attenta osservazione.


05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE - Inizio Pagina

05.1 Proprietà farmacodinamiche - Inizio Pagina

Categoria farmacoterapeutica: Antidepressivi - Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, codice ATC: NO6AB05

Meccanismo d’azione

La paroxetina è un inibitore potente e selettivo della ricaptazione della 5-idrossitriptamina (5-HT, serotonina). La sua azione antidepressiva e la sua efficacia nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo, del disturbo d’ansia sociale/fobia sociale, del disturbo d’ansia generalizzata, del disturbo da stress post-traumatico e del disturbo da attacchi di panico si ritengono correlate a questa specifica inibizione della ricaptazione della 5-HT nei neuroni cerebrali

La paroxetina non è chimicamente correlata agli antidepressivi triciclici, tetraciclici e agli altri antidepressivi disponibili.

La paroxetina ha una bassa affinità per i recettori colinergici muscarinici e studi sugli animali hanno indicato solo deboli proprietà anticolinergiche.

In accordo con questa selettività d’azione, alcuni studi in vitro hanno indicato che, a differenza degli antidepressivi triciclici, la paroxetina ha bassa affinità per gli alfa 1, alfa 2 e beta-adrenorecettori, per i recettori dopaminergici (D2), per i recettori tipo 5-HT1 e 5-HT2, e per i recettori istaminici (H1). Questa assenza di interazione con i recettori post-sinaptici in vitro è stata confermata dagli studi in vivo, che hanno dimostrato l’assenza di proprietà deprimenti sul sistema nervoso centrale e ipotensive.

Effetti farmacodinamici

La paroxetina non altera le funzioni psicomotorie e non potenzia gli effetti depressivi dell’etanolo.

Come per altri inibitori selettivi della ricaptazione della 5-HT, la paroxetina causa sintomi da eccessiva stimolazione del recettore della serotonina in caso di somministrazione ad animali precedentemente trattati con inibitori delle monoaminossidasi (MAO) o triptofano.

Gli studi relativi al comportamento e all’EEG indicano che la paroxetina è debolmente attivante, a dosi generalmente superiori a quelli richieste per inibire la ricaptazione della serotonina. Le proprietà attivanti non sono di natura “amfetaminosimile”.

Gli studi sugli animali indicano che la paroxetina è ben tollerata dal sistema cardiovascolare. La paroxetina non produce variazioni clinicamente significative della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e dell’ECG, dopo somministrazione a soggetti sani.

Gli studi indicano che, a differenza degli antidepressivi che inibiscono la ricaptazione della noradrenalina, la paroxetina ha una propensione molto ridotta a inibire gli effetti antipertensivi della guanetidina.

Nel trattamento dei disturbi depressivi, la paroxetina dimostra un’efficacia paragonabile a quella degli antidepressivi standard.

Vi sono inoltre alcune evidenze che indicano che la paroxetina potrebbe avere un valore terapeutico nei pazienti che non hanno risposto alla terapia standard.

La somministrazione di paroxetina al mattino non ha alcun effetto negativo sulla qualità o sulla durata del sonno. Inoltre, è probabile che i pazienti riportino un miglioramento del sonno, quando rispondono alla terapia con paroxetina.

Correlazione dose-risposta

Negli studi a dose fissa, vi è una curva dose-risposta piatta, che non indica un vantaggio in termini di efficacia nell’utilizzo di dosi più alte di quelle raccomandate. Tuttavia, alcuni dati clinici suggeriscono che incrementi successivi della dose potrebbero essere di beneficio per alcuni pazienti.

Efficacia a lungo termine

L’efficacia a lungo termine della paroxetina nella depressione è stata dimostrata in uno studio di mantenimento di 52 settimane, con disegno idoneo a valutare la prevenzione delle ricadute: il 12% dei pazienti trattati con paroxetina (20-40 mg al giorno) ha avuto una ricaduta, rispetto al 28% dei pazienti che assumevano placebo.

L’efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è stata esaminata in tre studi di mantenimento di 24 settimane, con disegno idoneo a valutare la prevenzione delle ricadute. In uno dei tre studi è stata raggiunta una differenza significativa nella percentuale di pazienti con ricadute tra paroxetina (38%) rispetto a placebo (59%).

L’efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento del disturbo da attacchi di panico è stata dimostrata in uno studio di mantenimento di 24 settimane, con disegno idoneo a valutare la prevenzione delle ricadute: il 5% dei pazienti trattati con paroxetina (10-40 mg al giorno) ha avuto una ricaduta, rispetto al 30% dei pazienti che assumevano placebo. Ciò è stato confermato da uno studio di mantenimento di 36 settimane.

L’efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento dei disturbi d’ansia sociale e d’ansia generalizzata e del disturbo da stress post-traumatico non è stata sufficientemente dimostrata.


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05.2 Proprietà farmacocinetiche - Inizio Pagina

Assorbimento

La paroxetina è ben assorbita dopo somministrazione orale e subisce un metabolismo di primo passaggio. A causa del metabolismo di primo passaggio, la quantità di paroxetina disponibile nella circolazione sistemica è inferiore a quella assorbita dal tratto gastrointestinale. In caso di aumento del carico corporeo a seguito di dosi singole più alte o di dosi multiple, si verificano una saturazione parziale dell’effetto di primo passaggio e una riduzione della clearance plasmatica. Ciò comporta un aumento sproporzionato delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina e pertanto i parametri di farmacocinetica non sono costanti, con conseguente cinetica non lineare. Tuttavia, la non linearità è generalmente modesta ed è limitata ai soggetti che raggiungono bassi livelli plasmatici a bassi dosaggi.

I livelli sistemici allo stato stazionario si raggiungono entro 7-14 giorni dall’inizio del trattamento con le formulazioni a rilascio immediato o controllato e la farmacocinetica non sembra variare durante la terapia a lungo termine.

Distribuzione

La paroxetina è ampiamente distribuita nei tessuti e i calcoli farmacocinetici indicano che solo l’1% della paroxetina presente nell’organismo si trova nel plasma.

Alle concentrazioni terapeutiche, circa il 95% della paroxetina presente è legato alle proteine.

Non è stata riscontrata alcuna correlazione tra le concentrazioni plasmatiche di paroxetina e gli effetti clinici (eventi avversi ed efficacia).

Il passaggio nel latte materno umano, e nei feti degli animali da laboratorio, avviene in piccole quantità.

Metabolismo

I metaboliti principali della paroxetina sono prodotti polari e coniugati dell’ossidazione e metilazione e sono prontamente eliminati. In considerazione della relativa mancanza di attività farmacologica, è molto improbabile che possano contribuire agli effetti terapeutici della paroxetina.

Il metabolismo non compromette l’azione selettiva della paroxetina sulla captazione neuronale della 5-HT.

Eliminazione

L’escrezione urinaria di paroxetina immodificata è generalmente inferiore al 2% della dose, mentre quella dei metaboliti è circa il 64% della dose. Circa il 36% della dose è escreto nelle feci, probabilmente attraverso la bile, di cui la paroxetina immodificata rappresenta meno dell'1% della dose. Pertanto, la paroxetina è eliminata quasi completamente per via metabolica.

L’escrezione metabolica è bifasica, essendo all’inizio il risultato del metabolismo di primo passaggio e successivamente controllata dall’eliminazione sistemica di paroxetina.

L’emivita di eliminazione è variabile, ma in genere è di circa 1 giorno.

Popolazioni speciali di pazienti

Anziani e insufficienza renale/epatica

Un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina si verifica nei soggetti anziani e nei soggetti con compromissione di grado severo della funzione renale o in quelli con compromissione della funzione epatica, ma l’intervallo delle concentrazioni plasmatiche è sovrapponibile a quello dei soggetti adulti sani.


05.3 Dati preclinici di sicurezza - Inizio Pagina

Sono stati condotti studi tossicologici nella scimmia rhesus e nel ratto albino; in entrambi, la via metabolica è simile a quella descritta negli esseri umani. Come si prevede con le amine lipofile, inclusi gli antidepressivi triciclici, è stata rilevata nei ratti la fosfolipidosi. La fosfolipidosi non è stata osservata negli studi sui primati, della durata fino a un anno, a dosi 6 volte più elevate di quelle dell’intervallo raccomandato dei dosaggi clinici.

Carcinogenesi: in studi di due anni condotti sul topo e sul ratto, la paroxetina non ha avuto effetti cancerogeni.

Genotossicità: non è stata osservata genotossicità in una batteria di test in vitro e in vivo.

Studi di tossicità riproduttiva nel ratto hanno mostrato che la paroxetina influenza la fertilità maschile e femminile. Nel ratto, sono stati osservati aumento della mortalità della prole e ritardo nell’ossificazione. Questi ultimi effetti sono probabilmente collegati alla tossicità materna e non sono considerati un effetto diretto sul feto/neonato.


06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE - Inizio Pagina

06.1 Eccipienti - Inizio Pagina

cellulosa microcristallina (E 460)

calcio fosfato dibasico diidrato (E 341)

croscarmellosa sodica (E 468)

silice colloidale anidra (E 551)

magnesio stearato (E 470b).


06.2 Incompatibilità - Inizio Pagina

Non pertinente.


06.3 Periodo di validità - Inizio Pagina

3 anni.


06.4 Speciali precauzioni per la conservazione - Inizio Pagina

Questo medicinale non richiede alcuna speciale condizione di conservazione.


06.5 Natura e contenuto della confezione - Inizio Pagina

Pellicola di polivinilcloruro – blister in pellicola di alluminio: confezioni contenenti 10, 14, 28, 30, 56, 60, 90, 120, 180, o 500 compresse.

È possibile che non tutti i tipi di confezioni siano commercializzati.


06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione - Inizio Pagina

Nessuna istruzione particolare.


07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina

GERMED Pharma S.p.A.

Via Cesare Cantù 11

20092 Cinisello Balsamo (Mi)


08.0 NUMERI DELLE AUTORIZZAZIONI ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - Inizio Pagina

10 mg compresse 10 compresse in blister PVC/AL AIC 037493018/M

10 mg compresse 14 compresse in blister PVC/AL AIC 037493020/M

10 mg compresse 28 compresse in blister PVC/AL AIC 037493032/M

10 mg compresse 30 compresse in blister PVC/AL AIC 037493044/M

10 mg compresse 56 compresse in blister PVC/AL AIC 037493057/M

10 mg compresse 60 compresse in blister PVC/AL AIC 037493069/M

10 mg compresse 90 compresse in blister PVC/AL AIC 037493071/M

10 mg compresse 120 compresse in blister PVC/AL AIC 037493083/M

10 mg compresse 180 compresse in blister PVC/AL AIC 037493095/M

10 mg compresse 500 compresse in blister PVC/AL AIC 037493107/M

20 mg compresse 10 compresse in blister PVC/AL AIC 037493119/M

20 mg compresse 14 compresse in blister PVC/AL AIC 037493121/M

20 mg compresse 28 compresse in blister PVC/AL AIC 037493133/M

20 mg compresse 30 compresse in blister PVC/AL AIC 037493145/M

20 mg compresse 56 compresse in blister PVC/AL AIC 037493158/M

20 mg compresse 60 compresse in blister PVC/AL AIC 037493160/M

20 mg compresse 90 compresse in blister PVC/AL AIC 037493172/M

20 mg compresse 120 compresse in blister PVC/AL AIC 037493184/M

20 mg compresse 180 compresse in blister PVC/AL AIC 037493196/M

20 mg compresse 500 compresse in blister PVC/AL AIC 037493208/M

30 mg compresse 10 compresse in blister PVC/AL AIC 037493210/M

30 mg compresse 14 compresse in blister PVC/AL AIC 037493222/M

30 mg compresse 28 compresse in blister PVC/AL AIC 037493234/M

30 mg compresse 30 compresse in blister PVC/AL AIC 037493246/M

30 mg compresse 56 compresse in blister PVC/AL AIC 037493259/M

30 mg compresse 60 compresse in blister PVC/AL AIC 037493261/M

30 mg compresse 90 compresse in blister PVC/AL AIC 037493273/M

30 mg compresse 120 compresse in blister PVC/AL AIC 037493285/M

30 mg compresse 180 compresse in blister PVC/AL AIC 037493297/M

30 mg compresse 500 compresse in blister PVC/AL AIC 037493309/M

40 mg compresse 10 compresse in blister PVC/AL AIC 037493311/M

40 mg compresse 14 compresse in blister PVC/AL AIC 037493323/M

40 mg compresse 28 compresse in blister PVC/AL AIC 037493335/M

40 mg compresse 30 compresse in blister PVC/AL AIC 037493347/M

40 mg compresse 56 compresse in blister PVC/AL AIC 037493350/M

40 mg compresse 60 compresse in blister PVC/AL AIC 037493362/M

40 mg compresse 90 compresse in blister PVC/AL AIC 037493374/M

40 mg compresse 120 compresse in blister PVC/AL AIC 037493386/M

40 mg compresse 180 compresse in blister PVC/AL AIC 037493398/M

40 mg compresse 500 compresse in blister PVC/AL AIC 037493400/M


09.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE - Inizio Pagina

GU 131 del 08.06.2007


10.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO - Inizio Pagina

MAGGIO 2009


 

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