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Il termine epilessia deriva nell’espressione medica, dal verbo greco
epilambáno che significa letteralmente prendere di sorpresa, assalire
all’improvviso, richiamando l’immagine della possessione.
Questa è stata spesso nominata con perifrasi: “Morbo erculeo” perché si
pensava che le fatiche d’Ercole fossero state portate a termine in preda
ad accessi epilettici; mal della luna e questo, per l’analogia con le
fasi lunari che tornano ciclicamente. Era nominata anche: “morbus
sonticus” cioè pericoloso, perché l’epilettico poteva cadere e ferirsi,
per cui fu denominato anche “Mal caduco”.
Col termine latino “Morbus Comizialis” era invece definito tale stato
dai romani che interrompevano le adunanze, cioè i “comizia” quando uno
dei presenti cadeva in preda ad un attacco epilettico. Questo fatto era
considerato un presagio infausto nei confronti delle decisioni che
dovevano essere prese; ma, il termine di gran lunga più usato e che si
protrasse nei tempi, fu “Morbo sacro”.
Le fonti storiche più antiche, risalgono la descrizione di questa
malattia a molti secoli prima di Cristo attraverso testi accadici
assiro-babilonesi scritti su tavolette d’argilla.
Più tardi, durante l’epoca di Platone, 427-347 a.C. la civiltà ellenica
esprimeva i suoi punti di vista sull’epilessia attraverso due
“entusiasmi”: il coribantico, frenetico e convulso, dove la possessione
era vista come una caduta dalla quale si doveva uscire, e quella mistica
nel quale la possessione era una via per erompere dalla condizione umana
verso il divino. L'episodio epilettico, andava guarito, mentre, poiché
l’entusiasmo mistico “epilettoide”, serviva per raggiungere la
dimensione divina. Comunque per i greci l'epilessia, era uno stato
d’ispirazione divina. Per loro, infatti, era presente una differenza di
valutazione che si spiegava analizzando l'epilessia come un fenomeno
nevrotico, sconfinante nell'ambito della psicologia; di conseguenza nel
comportamento religioso. Le condizioni psicologiche che conducevano al
morbo sacro, erano curate nella religione ellenica con pratiche rituali,
ravvisando nell'entusiasmo coribantico una cura omeopatica. Le
condizioni psicologiche che portavano all'epilessia, erano ricercate e
portate da una condizione soggettiva ad una condizione universale o
assoluta, necessaria per accedere ad una liberazione vista com’evasione
dalla natura umana. La parte destra del corpo, essendo la più forte, ha
meno speranza di guarigione quindi sarà facile essere sopraffatti dalla
malattia. Quanto asserito lo riporta Aristotele (384 a.C.), nell’opera “Problemata”:
Scritto che riporta che gli epilettici colti in principio dal male al
lato destro, si salvano più difficilmente degli altri. L'opinione di
Teofrasto di Lesbo (331+ 288 a.C.) scrisse un libro molto interessante
con contenuti originali circa lo “stato epilettoide”. Egli indicò quale
fu stato il medicamento: “La pelle di cui le tarantole, alla pari degli
altri rettili, si spogliano in determinate epoche, come di un vecchio
abito. Bisogna però sottrarre subito quelle spoglie perché altrimenti o
per un presentimento geloso o per istintiva appetenza, si rivoltano
subito e le divorano…”.
A questa malattia, apparentemente misteriosa, si attribuivano variegate
genesi. Le cause interpretative del male erano spesso contraddittorie
fra loro.
Nella sacra Bibbia tradotta dal teologo Giovanni Diodati, (1576 +1649),
è recitato, nel libro dei Numeri cap. 24, v.4: “ Così dice colui che ode
le parole dell’Altissimo, che vede la visione dell’Onnipotente, che cade
a terra, e a cui gli occhi sono aperti”.
Altre descrizioni sono presenti nei Vangeli Sinottici di Matteo, Marco e
Luca: in Matteo al cap. 4, vv. 24 e 25; in Luca cap. 6, vv. 17 -19 e nel
cap. 9, v. 37-38; inoltre anche in Marco cap. 1, vv. 32-34. Comunque, la
descrizione più ampia e chiara è presente in Matteo cap. 17, vv.: 14-18:
“E venuti verso la folla, gli si accostò un uomo che s’inginocchiò
dicendo:”15 “Signore abbi misericordia di mio figlio, perché è
epilettico…”. Segue il v. 18: ” Quindi Gesù lo rimproverò, e il demonio
uscì da lui; e da allora il fanciullo fu guarito”. Un altro concetto
interessante è quello espresso nei vangeli sinottici di Matteo (cap. 17.
v.21) e di Marco (cap.9, v.29) dove è tramandato, riferendosi ai demoni
che conferivano l’epilessia: "Questa razza di spiriti non si possono
cacciare se non con la preghiera e il digiuno".
Già prima dell’IV secolo a.C., il padre della medicina Ippocrate, (460 +
377) affermava in un’opera dal titolo: “Sulla Malattia Sacra”: “Non è a
mio parere per nulla più divina o più sacra delle altre malattie, ma ha
la stessa natura da cui le altre provengono”. Egli sosteneva: “Quel male
era chiamato “sacro”, ma solo da quelli che lui chiama impostori e
falsi. Asseriva inoltre: “...Prescrivono questo motivo (sacro) del
divino come se possedessero un sapere superiore”, riferendosi ai medici
di allora che desideravano mostrare la loro bravura e grande abilità, ma
solo se il malato guariva; se invece moriva asserivano che l’evento era
accaduto a causa dei responsabili veri, cioè gli dei. Ippocrate era
convinto che: "Gli opposti curano gli opposti". Il suo pensiero si
mostrava antitetico ai riti magici, alle medicine antiche, ma anche a
quanto sosteneva l’alunno di Sigmund Freud, Carlo Gustav Jung (1875 +l
1961) che dopo il 1900 ipotizzava che fosse esatto il pensiero degli
antichi; cioè che: “Similia similibus curantur (il simile cura il suo
simile). La teoria della scuola ippocratica era basata sugli "umori
cattivi" che avrebbero bloccano i canali interni del corpo del malato.
Per questo motivo Ippocrate asseriva: ”Anziché indugiare a diffusi riti
magici per sconfiggere la "Malattia sacra” o “Morbo lunare", si tratterà
di assumere un "flegmagogo" che permetterà la graduale evacuazione del
fluido dal cervello”. Si consigliava severamente di non seguire i
consigli dei sacerdoti che, nella cultura odierna sarebbero stati
collocati fra chi opera astruse pratiche magico-esoteriche.
Va inoltre sottolineato che il padre della medicina, si mostrava come i
moderni medici organicisti poiché sosteneva:” La malattia è percepita
come qualcosa di "diverso" che turba i processi fisiologici e che deve
essere combattuta da un rimedio che possa annullarla in modo meccanico.”
Dunque l’origine delle crisi non era quella di potersi liberare da alcun
tipo di presenza divina, positiva o negativa. Il medico e filosofo greco
Claudio Galeno, (129-199 d.C.). curativo della corte imperiale di Roma e
dello stoico Marco Aurelio, (nato il 121d.C.) nel suo testo riporta: “De
affectorum locorum notitia”; scriveva: “L’epilessia è dovuta
all’accumulo d’umore spesso e vischioso, che ostruisce il deflusso del
pneuma (cioè lo spirito divino che anima la natura) psichico, blocca i
nervi sensoriali e motori con perdita delle sensazioni…”Il suo testo
prosegue dando risalto“…al tremore delle radici dei nervi motori nel
tentativo di rimuovere l’ostruzione vischiosa…” Inoltre preparò una
terapia speciale come base una sostanza chiamata “Theriaka”, un
"antiveleno" a base di oppio che era presente in moltissimi tipi di
pozione (teriakaeci e romani. La teriaka piu' famosa ed usata era il
galenos (soave) elaborata dal cretese Andromaco il Vecchio, medico alla
corte di Nerone. Il galenos era raccomandato come un’ infallibile
panacea. Galeno, prescriveva tale pozione diluita in alcool per una
serie incredibile di disturbi. Egli scriveva:”“L'oppio buono per tutti i
mali combatte l’epilessia, i veleni e i morsi degli animali velenosi,
cura il mal di testa cronico, la vertigine, la sordità, l'apoplessia, la
debolezza della vista, la perdita della voce, l'asma, la tosse di ogni
genere, l'emottisi, la difficoltà di respirare, le coliche, il veleno
iliaco, l'itterizia, la durezza della milza, i calcoli, i disturbi
urinari, le febbri….” Con la morte di Galeno si chiuse il periodo aureo
della medicina romana Dopo Galeno, si sviluppò uno sterile dogmatismo
portato avanti da figure a volte degne di nota che tuttavia non
aggiunsero nulla di nuovo a quanto già era noto. Oltretutto iniziò la
tendenza allo sconfinamento del conoscibile nel campo dell’inconoscibile,
caratteristica peculiare della medicina nel medioevo. Da ricordare il
famoso chirurgo Filagrio (nato il 138 + 201 d.C.) e suo fratello
Poseidonio Entrambi i fratelli si occuparono delle malattie del cervello
descrivendo molto accuratamente l’epilessia, i deliri acuti, gli stati
comatosi, quelli catalettici, e la rabbia. Scrissero infatti i libri ove
si occuparono delle malattie del cervello descrivendo molto
accuratamente i deliri acuti, gli stati comatosi, quelli catalettici,
l’epilessia e la rabbia seguendo comunque la teoria della scuola
ippocratica degli "umori cattivi" che bloccano i canali interni del
nostro corpo. Filagrio aseriva che la rimozione di questi umori (flegma)
da organi vitali è il cardine della terapia di malattie quali epilessia.
In seguito, il teologo di Cartagine, l’africano Quinto
SettimioTertulliano (160+220 d.C.) scriveva: <<E dove mettete tutti
quelli che durante uno spettacolo gladiatorio corrono a bere
ingordamente, per curarsi il morbo comiziale [l’epilessia]…>> E’ molto
probabile che il teologo si riferisse al sangue dei malviventi portati
nelle arene romane per essere sgozzati. Il naturalista Plinio il
Vecchio, (23/24+79 d.C.),che il contemporaneo degli apostoli di Gesù
Cristo, che il medico Areteo di Cappadocia, vissuto nel primo secolo d.C.,
ci portarono a conoscenza che: “il sangue umano era usato per curare
l’epilessia”.
In seguito, Valentino, prete romano, martirizzato nel 270, ai tempi di
Claudio II il Gotico, (214-270). una volta salito agli altari diventato
patrono dei fidanzati, fu invocato il 14 febbraio. Pochi sanni però che
molti si rivolgevano a lui per guarire dall’epilessia. A coloro che
salgono al Santuario delle "Sette chiese" veniva impartita una
particolare benedizione quella “Di San Valentino" che avrebbe dovuto
scongiurare l'insorgere nei bambini del "mal caduto" (epilessia).
Infatti, nella cerimonia s’invocava la protezione per una malattia
tipica dei bambini: "il male di San Valentino", cioè l’epilessia. Questa
festa ebbe origine solo nel 1671, Da allora i cattolici si raccomandano
a S. Valentino anche contro i dolori di pancia ed i malocchi a cui
credono.
Molti i santi furono decapitati: oltre a San Valentino, anche San Donato
II, il quale è rappresentato con una statua dove nella mano sinistra ha
un libro con sopra una luna a forma di falce. Va ricordato che la luna è
molto importante nella malattia poiché in molti credono che questa abbia
la possibilità di scatenare le scariche epilettiche che si
verificherebbero più facilmente a luna piena o luna nuova, cioè quando
si trova in sigizie con la terra ed il sole. Il festeggiamento di S.
Donato II, vescovo di Arezzo avviene il 7 agosto, giorno in cui fu
decapitato sotto l’impero di Giuliano l'Apostata, intorno al 362 d.C..
Nel medioevo il culto di San Donato si diffuse in tutta Italia, ma
specie in Abruzzo. Anticamente nell’anniversario della sua morte diverse
persone colpite dall'epilessia si recavano nella chiesa. Qui al malato
gli si copriva il capo e gli si leggeva un brano del vangelo e lo si
benediva. Pare che questa “moda” sia andata andata piano piano
scomparendo. Il santo, comunque, divenne il protettore degli epilettici
poichè in una delle leggende del martirologio, subì il taglio della
testa. Fu per questo motivo che divenne il protettore di tutti coloro
che hanno malattie di carattere nervoso. Da qui il titolo di “Patrono
dei malati di mente e di quelli con il “mal lunatico”, cioè gli
epilettici.
Poiché fra i suoi molti miracoli, ci fu anche la guarigione del piccolo
Asterio affetto da crisi epilettiche, a causa di questo miracolo, il
male fu denominato “Lu male de Santu Dunatu”. Si racconta, che anche nel
Salento il 7 Agosto, molte persone colpite da questo stato d’essere,
convengono, ancor oggi, nel paese per testimoniare la loro venerazione
al Santo.
Forse a qualcuno può sembrare strano, ma nel XXI secolo in qualche paese
dell’Abruzzo, i familiari continuano a portare i parenti nelle chiese
dedicate a “Santu Dunatu” per pesare i loro parenti malati su una grande
bilancia, mentre sull'altro piatto viene depositato un “Equivalente Peso
in Grano destinato alla Madre Chiesa.
La medicina araba del VIII-X secolo d.C. manifestò una grande importanza
verso questa malattia sia attraverso gli studi di Avicenna (980 + 1037
d.C.) che quelli di Averroè (1126 +-1198 d.C. ). Entrambi si dedicarono
all’epilessia in modo accurato, non discostandosi però dai concetti del
Sommo Ippocrate, il quale già secoli prima attribuiva la causa dello
“stato di male” all’ “oppilazione” (occlusione) dei vasi, chiamando così
l’intasamento di questi. Ancora oggi i medici credono che una parte
delle forme di epilessia sia generata proprio dai disturbi dei
microcapillari o microvasi celebrali. Non va sottovalutato il parere d’
'Imran Musà ben Maymun, meglio noto come Mosè Maimonide, iberico, arabo,
di religione ebraica, bilingue, libero pensatore, del Medioevo, il quale
asseriva che le gravi i forme di malinconia possono condurre alla
follia, oppure ad alcune forme d’epilessia, come già era stato scritto
da Ippocrate.
I testi riportano una notizia poco nota su Maometto nato il 570 e
deceduto il 612 d.C. in seno ad una povera famiglia di padre pagano e di
madre ebrea nella Mecca. Vagando in cerca di fortuna, fu impiegato come
venditore da una vedova, mercantessa ebrea di Damasco, che presto lo
sposò; (secondo altri testi sembra che fu lo zio a conferirgli tale
compito). E, Poiché viveva lo stato di “Morbo sacro”, si cita che seppe
giovarsi di questa sua infermità per confermare la religione da sé
inventata, Egli affermò che quelle frequenti cadute non erano altro che
rapimenti, che gli davano la possibilità di tenere colloqui con
l’Arcangelo Gabriele.
Nell’anno 1000-1100 si riaffacciò l’assurda ipotesi demonologia come
causa delle crisi, non più generate a causa di un dio, come accadeva
nell’antichità, soprattutto fra i geci e romani, ma per mezzo di un
demonio. In quel periodo fu il Beato Gezelino, fratello laico
nell'abbazia cistercense di Altenberg e passato ad altra vita nel 1137,
ad essere venerato ed invocato ancor oggi, il 6 agosto, da chi soffre di
problemi d'epilessia e di mal di testa. Si raccomandano a lui anche i
parenti di bambini malati come accadeva attraverso le suppliche sia a
san Valentino che a San Donato.
Sempre nel 1100 Medievale , presso la scuola medica salernitana “I
Segreti” in un manoscritto era riportato che l'epilessia si cura con
uova di corvo, Fatto citato in un antico manoscritto, di Magister
Platearius, (figlio e padre medico). Platearius descrisse anche il
procedimenti di distillazione per ascensum (acqua di rose, come poi
scrisse anche Martin Lutero) e per descensum (con oli essenziali).
Ricette ove era presente l'alcool si trovano in testi come il
“Compendium Magistri Salerni per insegnare a fare l’acqua di rosa con
l’alcool”. Questa ricetta a base di acqua di rosa fu poi presa in
considerazione anche secoli dopo da Martin Lutero.
Nel periodo del 1200, per cercare di curare l’epilessia, andava di moda
un’erba che doveva essere colta con molta riverenza, sulla quale, poi,
si posava il vangelo di S. Giovanni, pregando Dio, che la creò recitando
3 Pater Noster e 3 Ave Marie. Quindi questa veniva incorniciata con oro
e argento. Infine, quest’erba, dopo il rituale, veniva lavorata in modo
da farci una collana che sarebbe stata sistemata intorno al collo
dell’epilettico. Non è facile comprendere perché attorno a questo male
vigesse un mondo pregno di magia. Forse perché il malato sembrava
difficile da guarire. Accadeva che il sofferente, che portava con sé la
collana, pregando, allontanava il disturbo da esserne addirittura
guarito completamente.
La costante ipotesi demonologia fu trattata anche dal Sommo Dante
Alighieri, (1265+ 1321), che s’ipotizza che soffrisse anch’ egli dello
stato d’epilessia. Il Sommo, nel Canto XXIV, vv. 112-117 dell'Inferno,
recita:
“112 E qual è quei che cade e non sa como
113 Per forza di demon che a terra tira
114 O d’altra oppilazion che lega l’uomo,
115 quando si leva , che intorno si mira
116 tutto smarrito de la grande angoscia
117 ch’egli ha sofferta, e guardando sospira;
118 tal era il peccator levato poscia.”
In questi versi si ha una visione demonologia, ma è presente anche una
realtà organicistica. Secondo il grande poeta, non solo il demonio tira
a terra l’epilettico, ma è probabile anche la presenza di una “oppilazione”,
vale a dire di un intasamento dei vasi da parte degli “umori freddi”
ippocratici. Egli parla della caduta del soggetto e di quando,
rinvenendo, si guarda intorno smarrito poiché confuso”.
Si credeva che l’epilessia fosse una malattia contagiosa; concetto che
riprese vigore anche nel 1400. Si asseriva che non si doveva né parlare
né prendere il bagno con gli epilettici perché anche con il solo respiro
potevano infettare la gente, concetto presente già negli untori di
manzoniana memoria. (!)
Theophrastus Paracelsus (1493-1541) insegnò i principi di una medicina
“A misura d’uomo”.sostenendo: “Ogni sostanza è un veleno, la giusta dose
differenzia un veleno da un farmaco” . Nel corso della sua vita
travagliata, si occupò di psicologia e di malattie mentali. Trattò e
spiegò gli stati d’ epilessia, il ballo di San Vito, e le nevrosi nel De
Morbis e nei Libri Philosophiae (I, De Lunaticis) dove così scriveva:
“Sembra che sia possibile prendersi gioco delle leggi di Natura, ma chi
la violenta si espone a rappresaglie di un genere spesso inatteso, con
la conseguenza di strane umiliazioni…” Egli prosegue:” Dietro queste
stesse umiliazioni, la Madre Celeste, sempre indulgente, si studia di
impartire qualche salutare lezione a coloro che ritiene capaci di
emendarsi, oppure di somministrare un grano di elleboro a favore dei
monomani ancora curabili”.
Un altro personaggio che visse lo stato di epilessia fu Giovanna D’Arco,
la “Pulzella d’Orléans”. Questa nacque nel 1412 e passò ad altra vita
nel 1450. A 13 anni cominciò a sentire una voce divina che le indicava
la strada da seguire nella vita. In seguito continuò a sentire le voci.
Quella che la storia ricorda è la frase:”Il Regno di Francia può essere
salvato”. Essa si riferiva che soltanto grazie all’ intervento di un re,
la Francia si poteva salvare . Pare che nessuno gli abbia dato ascolto e
fu per questo che gli inglesi con Errico V sconfissero i francesi.
Un’altra frase ripetuta da Giovanna fu: “La città di Orlèans è in grave
pericolo…”
Nel Rinascimento, nacque la teoria che l’origine dell’epilessia fosse
generata da problemi sessuali. Si affermava che esisteva, dal punto di
vista genetico, una trasmissione che si annidava nelle ghiandole
sessuali. Questa si sarebbe esternata durante la pubertà conferendo le
crisi epilettiche. Sempre in quel periodo, secondo autori anche di un
certo livello come Donzelli e il Mattioli, si credeva che il corallo
fosse un “toccasana contro l’epilessia”. Il Donzelli ne dava una ricetta
per prevenire il "mal caduco" nei neonati dichiarando: "10 grani di
polvere di corallo rosso, dati da bere assieme al latte materno
guariscono dall’epilessia". Sempre a suo dire il corallo frenava le
emorragie di tipo mestruale e polmonare. Dal canto suo Pietro Andrea
Mattioli, nell'opera “Pedanii Dioscoridis de materia medica libri sex
(1544) e nei suoi "Discorsi", sosteneva l’efficacia del corallo non solo
per prevenire l’epilessia, ma anche contro la caduta dei denti, le
malattie polmonari e quelle derivate da lesioni, nonché come amuleto per
proteggere i bimbi dal malocchio.
Ancora nei secoli del tardo Medio evo e inizi primo Risorgimento, si
credeva che l’epilettico fosse posseduto da un dio, o da un’entità
superiore che attraverso lui parlava, faceva gli oracoli, manifestando
le proprie volontà. Infatti, nella storia si verificò che molti Profeti
vissero uno stato di male epilettico; si affermava che lo fossero stati
: Maometto, Paolo di Tarso, Martin Lutero e anche Papa Pio IX , il quale
fu definito il Papa della Croce poiché il suo pontificato fu tutto un
calvario dal primo all’ultimo giorno. In realtà, fin dai più teneri anni
d’età, mentre stava per affrontare gli studi ecclesiastici, insorse
improvvisamente, come un uragano, la lo stato d’essere “epilettoide”.
Infatti molti studiosi erano certi che soffrisse d’epilessia non poteva
vivere una vita normale, soprattutto perché con poca memoria, ma questo
non fu il caso del papa al quale si poteva ipotizzare che a causa di
questa malattia, non avrebbe potuto accedere all’applicazione degli
studi teologici, ne fare una vita normale. Non fu però così poiché
scelse, e in modo definitivo, la via del sacerdozio. Fu da allora che
non vide più infranti d’un colpo tutti i suoi sogni, ma anzi, poté
constatare che in lui erano presenti delle forze per concretizzare un
avvenire molto luminoso. Egli fu infatti santificato nel 2000 da Papa
Giovanni Paolo II. La cosa sembrò agli studiosi di teologia più seri ed
ortodossi un atto atipico, fuori della realtà evangelica. Infatti nel
vangelo sinottico di Matteo cap. 17, versi: 14-18, a proposito della
guarigione dell’epilettico è riportato “un po’ brutalmente” : “ Gesù lo
rimproverò, e il demonio uscì da lui; e da allora il fanciullo fu
guarito”. Bisognerebbe, dopo tale atto, perdonare Papa Giovanni Paolo II
quando asserì in un infelice discorso del 1997: “Cristo, parlava ancora
di epilessia come <malattia mostruosa…(?) Parole mai riportate da nessun
vangelo sia sinottico, giovanneo o anche apocrifo. Papa Giovanni Paolo
II, innalzando agli altari un Papa epilettico è come se avesse
modificato il suo atteggiamento legato freddamente alle antiche
scritture, cioè agli scritti evangelici che, se presi alla lettera,
avrebbero dovuto vietare la santificazione di un epilettico. Ma le
realtà cambiano col cambiare delle società e quanto è ancora riportato
nei vangeli, risulta oggi una realtà astorica, da rivedere speriamo
presto. Soprattutto alla luce della scienza.
Il religioso Martin Lutero, vissuto dal 1483 al 1546, religioso che aprì
le porte al protestantesimo, fu anch’egli sofferente del mal caduco.
Intorno al 1500, nei suoi “Detti Conviviali” scrisse: “È meraviglioso
come Dio abbia messo tante virtù nel vile letame. Noi sappiamo per
esperienza che lo sterco di maiale regola il sangue, quello di cavallo
serve per la pleurite, dell'uomo guarisce le ferite e le pustole, di
mucca, con le rose, serve per l'epilessia e le convulsioni del
bambino.“.
Di questo “stato d’essere” ne trattò anche Shakespeare (1564, +1616 )
nelle sue tragedie. Egli descrive fra l’altro l’attacco epilettico di
Giulio Cesare:
“Casca:…<<la plebaglia urlava e batteva le mani screpolate e gettava in
aria i berretti bisunti ed esalava tal copia di fiato fetente perché
Cesare rifiutava la corona, che quasi ha soffocato Cesare: perché egli è
svenuto ed è caduto a terra: e per parte mia, non osavo ridere per paura
di aprire la bocca e di respirare l’aria fetida.>>
Cassio: << Ma, adagio, vi prego: come! Cesare è svenuto?>>
Casca: <<E’ caduto a terra nel Foro con la schiuma alla bocca ed è
restato senza favella.>>
Bruto: << E’ possibilissimo: egli ha il mal caduco.>>
Cassio: << No, Cesare non l’ha; ma voi, ed io, e l’onesto Casca, noi,
abbiamo Il mal caduco>>.
Casca: <<Non so cosa vogliate dire con questo; ma sono sicuro che Cesare
è caduto…>>
Bruto: << Che cosa ha detto quando è tornato in sé?>>
Casca: …<<ha detto che , se avesse fatto o detto qualcosa non a verso,
esiderava che le loro signorie l’attribuissero alla sua malattia>>.
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Il medico Thomas Willis, studioso del sistema nervoso, denominato
“l'Ippocrate inglese”, (1621 + 1691), che aveva ipotizzato l'emicrania
essere causata da un aumento del flusso di sangue alla testa, scrisse
fra l’altro: “…Però assistendo alle convulsioni di un epilettico si deve
ritenere senza dubbio che il diavolo recita il suo ruolo in questa
“tragedia.”
Quindi l’idea che questa malattia fosse generata da una possessione
demoniaca si trascinò per molto tempo ed in ogni zona del mondo.
Interessante fu un nuovo concetto perpetuato verso gli epilettici,
opinione ancora attuale: l’epilessia e il genio vanno spesso d’accordo.
Cesare Lombroso, (1835-1909), creatore di una scuola scientifica di
antropologia criminale, quando pubblicò il suo testo “Genio e Follia” ,
e con estrema audacia definì il genio non altro che una forma larvata di
epilessia, parve a molti una teoria esagerata. Fu allora che la scienza
gridò all’anatema, ma i fatti dimostrarono che aveva ragione. Infatti
alcuni grandi personaggi che soffrirono di questo male furono : Giulio
Cesare, Alessandro Magno, il Sommo Poeta Dante Alighieri sul quale il
criminologo Cesare Lombroso si soffermò notando che: “Nell’Inferno sono
frequenti le cadute, come è proprio degli epilettici, nel Purgatorio.
Infatti, nel Purgatorio predomina la forma delle visioni, com’è proprio
de’ sonnamboli; e nel Paradiso l’estasi, com’è proprio degli
allucinati”. Qual’ è la conclusione secondo Lombroso? Egli dedusse che
il Sommo Dante viveva spesso uno stato nevrotico o patologico, analogo a
quello dell’ epilettico, quindi sempre disturbo psichico. L’originale
medico così scrive dell’ artista: “… come se il divino poeta realmente
fosse stato all’altro mondo in ‘anima e corpo’; in altre parole “scambia
un lavoro d’arte o di fantasia con la realtà della vita” . Anche
Francesco Petrarca, 1260 +1338, ebbe l’epilessia, ma questa si manifestò
solo dopo i 70 anni forse a causa di una vasculopatia, Altri personaggi
che vissero lo stato di male epilettico furono Pietro il Grande, zar di
Russia (1672+1725), il Beato Amedeo IX e Duca di Savoia, che non soffrì
solo d’epilessia, ma era anche debole ed indeciso. Avrebbe infatti
desiderato di diventare monaco preferendo le preghiere e l’ascetismo al
governo ove occorreva troppa responsabilità. Egli visse dal 1435 al
1472. Altro malato sofferente di epilessia, fu il rappresentatore
teatrale Jean-Baptiste Poquelin, denominato ..Moliére, (1621 + 1673).
Un altro interessante malato di “mal caduco” fu il Jean du
Plessis.Richelieu, che visse dal 1585 al 1642 i cui primi passi non
furono fortunati. Infatti, Alberto di Luynes, il favorito del giovane re
Luigi XIII°, provocò la disgrazia della regina madre, Maria de’ Medici,
che aveva notato il Richelieu e ne aveva favorito la nomina a Segretario
di Stato. Così lasciò Parigi e si ritirò ad Avignone, dove si immerse in
studi di teologia. Presto però dovette ritornare a Parigi con l’offerta
di un notevole titolo d aparte della Corte, negoziando la pace tra Luigi
XIII° e la madre. Due anni dopo, ebbe “iil Fu un uomo la cui epilessia
lo portò a vivere una diplomazia cappello cardinalizio”, quindi fu
nominato ministro divenendo arbitro del Consiglio del re, facendo
giustiziare tutti gli avversari. Richelieu colpì tutti: nobiltà, il
basso popolo e la borghesia. Si può affermare che ebbe grandi doti di
diplomatico ma che non corrisposero altrettanto grandi doti di uomo
politico. particolare.
Colui invece che adottò una disciplina ferrea, più dura di quella dei
frati, fu l’Imperatore di Spagna Carlo V (1500 +1558) anche lui schiavo
del “Morbus Sacer”. Egli trascorreva ore in canto e in preghiera nel
coro della chiesa. Soffrì di vari malanni da non riuscire neanche a fare
la sua firma. I terribili disturbi psichici si presentarono in lui sin
da giovane. Infatti a 19 anni, mentre ascoltava la messa a Saragozza,
cadde a terra privo di sensi; si racconta che rimase così per ore con un
forte pallore in volto. Fa parte della carrellata dei “Grandi
epilettici” c’è anche lo svedese, creatore dell'omonimo premio: Alfred
Bernhard Nobel, chimico industriale e filantropico vissuto dal 1833, al
1896 che, dopo essersi interessato per una vita d’esplosivi, riuscito ad
accumulare un’enorme ricchezza accumulata con i brevetti e altre
invenzioni, destinò la cifra alla “Fondazione Nobel”. Fra i “Geniali
epilettici” non si dimentica lo scrittore dell’Orlando Furioso, Torquato
Tasso, vissuto dal 1544 al 1595…Ma la sua opera più importante e
conosciuta è la Gerusalemme liberata scritta nel 1575, in cui vengono
descritti gli scontri tra cristiani e musulmani alla fine della Prima
Crociata, durante l'assedio di Gerusalemme...
A questi vanno aggiunti il pittore Michelangelo Merisi, detto il
Caravaggio, (1571+1610) il quale morì dopo una vita carica di stenti
come adde a Van Gog. Egli, mentre si avvicinava a piedi verso lo Stato
Pontificio fu preso da un’alta febbre.
§§§
Un’altra grande personalità che s’inserì nell’elenco dei malati, ma
veramente degna di nota, fu quella del musicista Antonio Vivaldi vissuto
dal 1678 al 1741. La sua malattia lo tormentò per tutta la vita, con
l’aggiunta di rachitismo, tisi, angina pectoris e asma bronchiale.
Malanni in genere molto comuni, soprattutto i disturbi broncopolmonari,
a chi soffriva d’epilessia. Il giovane si presentava molto nervoso ed
aveva più a cuore la musica che la liturgia. Un giorno mentre diceva
messa, essendogli venuto in mente il tema di una fuga, abbandonò
l'altare per scriverlo sulla partitura e poi tornò ad officiare come se
nulla fosse accaduto. Il fatto però fu preso in considerazione e quindi
denunciato all'Inquisizione, che però lo giudicò come un musicista, cioè
come un pazzo, e si limitò a proibirgli di dire messa in futuro; fatto
che sicuramente per l'arte divenne un bene. Il pittore Van Gogh
(1853-1890), fu curato con la digitale per guarire dall’epilessia; e, fu
grazie a questo farmaco che blocca la xantopsia,cioè un disturbo visivo
provocato da sostanze tossiche, che ebbe una visione gialla del mondo
che visse per un periodo dove il pittore dipingeva soprattutto di
giallo; ma tale fatto era generato certamente e solo da intossicazione
della digitale che dà luogo a disturbi gastrointestinali, cefalea,
vertigini, disorientamento, allucinazioni, e anche disturbi della vista.
Egli scrisse:
"L'infinito e il miracoloso ci sono necessari, ed è giusto che l'uomo
non si accontenti o che non ne sia felice finché non li ha conquistati"
(lettera al figlio Theo, n 121, aprile 1878). Di fronte a tutte le
difficoltà e contraddizioni, con possibili attacchi d’epilessia,
delusioni amorose e lavorative, difficile rapporto con il padre, ecc, è
impressionante, o quasi incredibile, come la personalità di Van Gogh
spicchi per intensità umana. Realtà appurabile dalla lettura di
qualsiasi biografia dell'artista olandese. Spesso lo si considera come
un genio pazzo, che conduce una vita sregolata, impulsiva, un po' come
il Caravaggio nell'Ottocento. Prigioniero, i ragazzi che lo curavano
nella sua gabbia gli dicevano “si” a tutto ciò che poteva desiderare -
ma egli, guardando fuori il cielo turgido, carico di tempesta, sente in
sé la rivolta contro la propria fatalità. Egli si chiese: "Mio Dio,
durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Forse si riferiva
al suo stato d’essere epilettico.
Non va dimenticato il famoso scrittore russo Fedor Michajlovic
Dostoevskij sofferente d’epilessia e tubercolosi (1821,+ 1881). Egli
scrive nella parte III, capitolo V del romanzo l’’"Idiota", riportando
le esperienze del generoso principe Myshkin: “Una creatura
spiritualmente superiore, dall’animo candido e generoso, pronto ad
immolarsi per il prossimo, figura interpretata da alcuni come immagine
di Cristo. La stessa Bibbia è convinta che la bellezza abbia una sua
forza di salvezza, anche perché - come abbiamo avuto occasione di dire
altre volte- in ebraico un unico aggettivo, tob, Indica
contemporaneamente il “buono” e il “bello”. In questa luce si riesce a
comprendere perché nell’originale greco del Vangelo di Giovanni (10,1 1)
Cristo è presentato come il «il bel pastore» (o secondo altre traduzioni
“Pastore eccellente che cede l’anima a favore delle pecore”) scrivendo:”
Improvvisamente gli si spalancò davanti come un abisso: una
straordinaria luce interiore gli illuminò l’anima. Quella sensazione
durò forse un mezzo secondo; nondimeno egli si ricordò in seguito con
chiara consapevolezza il principio, la prima nota dell’urlo terribile
che gli sfuggì dal petto…Poi la sua coscienza, in un attimo, si spense e
subentrò una tenebra fitta. Era stato colto da un attacco di morbo
comiziale…”
Anche lo scrittore Gustave Flaubert, nato nel 1821, e deceduto nel 1880,
soffrì di crisi epilettiche. Dopo molto scrivere, fu costretto ad
interrompere gli studi di diritto, particolarmente duri. Infatti, alcuni
tipi di studi, accrescono la possibilità di avere sintomatologie
epilettiformi. Credo logico che queste materie siano: la fisica,
l’ingegneria, il diritto, le lingue e soprattutto la matematica
algebrica che è molto ostica e può conferire crisi epilettiche.
Purtroppo il Flaubert scelse studi sbagliati che gli accrebbero il
numero delle crisi. Fu a causa di svariati attacchi epilettici che fu
costretto ad un trapasso nel mondo avvenire durante il 1880. ).
Comunque, il malato più atipico fu, come già accennato, Papa Pio IX il
quale iniziò il suo iter di Beatificazione ufficiale a “Venerando Servo
di Dio” nel 1907 con la lettura del decreto d'approvazione del miracolo
da parte di Papa Leone XIII. L’iter fu condotto attraverso esperti
medici, ed ebbe fine nel 1999. Pio IX, rimane comunque ancor oggi
oggetto di pesanti critiche a causa dei suoi atteggiamenti antisemiti.
Infatti, la sua “Pietà profonda” esaltata dalla Madre Chiesa, contrasta
con un atteggiamento cristiano. Anzi, si rivela estremamente antitetica
ad ogni principio evangelico teso verso l’amore universale che la stessa
Chiesa predica. L’alto prelato diete luogo ad un fatto poco amabile:
confinò nuovamente gli ebrei nel ghetto di Roma (che lui stesso aveva
contribuito a smantellare nel 1846. Dopo la Beatificazione, s'aprì
un'altra fase che gli darà il titolo di Santo nel 2000 attraverso Papa
Giovanni Paolo II poiché aveva guarito una suora di 37 anni con
sintomatologia dolorosa durata 11 anni a causa di frattura di rotula con
notevole diastasi dei frammenti "ab initio" con pseudoartrosi, cioè con
il ritardo di consolidazione di una frattura ossea, malattia che porta
spesso la guarigione attraverso una terapia chirurgica. Nell’occasione
della santificazione del Papa Pio IX, Giovanni Paolo II dimostrò una
visione nuova, molto diversa da quella da lui presentata nel 1987 quando
asserì addirittura :”Cristo parlava ancora di epilessia quale “Malattia
Mostruosa” . Il portare sugli altari un Papa epilettico, sconvolge tutta
l’evoluzione teologica, soprattutto quella più ortodossa poichè
santificandolo, Papa Giovanni Paolo II, ha mostrato di non obbedire a
quanto recitano i vangeli canonici. Ci si chiede: “Bisogna essere ligi o
assecondare alcuni versi evangeli come, quelli di Matteo cap. 17, vv.14-18?
Ricordando il pesante discorso paolino del 1997 a proposito della
considerazione dello stesso verso i malati di epilessia, ci si chiede se
mentre esprimeva il suo pensiero attraverso un infelice, ma accorato
discorso contro lo stato di essere epilettico, sarebbe stato opportuno
citare nei suoi confronti la famosa frase evangelica del Cristo
pronunciata salendo verso la croce mentre gli strappavano i vestiti
(Luca cap.23, v.34): “Signore, perdona loro perché non sanno quello che
fanno”. Enunciazione forte, riportata anche da “ Matteo 27,36, Marco
16,24 e Giovanni 19, 24).
EPILESSIA E SCIENZA
Dopo aver portato a conoscenza la vita di alcuni grandi uomini che,
proprio perché sofferenti di tale male hanno transunstanziato la loro
sofferenza riuscendo a portare a termine disegni inaspettati, per
completare la ricerca è giusto riportare anche alcuni fenomeni atipici
come quelli accorsi alle “vegenti” pastorelle di Medjugorje. Nel 1984,
sono stati portati a termine studi clinici e paraclinici minuziosi,
realizzati prima, durante e dopo le estasi delle 5 pastorelle di
Medjugorje. I referti conducono alla conclusione che scientificamente
non esiste nessuna modificazione patologica dei parametri oggettivi
studiati attraverso l’elettroencefalogramma, l’elettroculogramma, e la
verifica dei potenziali uditivi. Che non si tratta di epilessia, lo
dimostrano gli elettroencefalogrammi. Questo fatto porterebbe a far
dubitare sulla reale forma d’epilessia di Giovanna D’Arco che sentiva le
voci che gli dettavano i consigli per evitare una guerra che poi diverrà
quella dei 100 anni. E’ inutile ricordare che a quei tempi non c’erano i
mezzi tecnici come l’eletroencefalogramma che avrebbero decretato la
verità.
Già negli anni ’50 alcuni studiosi ipotizzarono come certo, un
collegamento tra la iper-religiosità e l’epilessia, che unita a sintomi
quali
sbalzi d’umore e iposessualità poteva essere confusa e portare a
fenomeni di conversione. Nel 2004, invece, la scienza della
“neuroteologia” che studia le reazioni del cervello, è stata illustrata
in un contesto religioso dalla dott Gabriella Gobbi che ha affermato:
”Se riusciamo a pensare il divino, esiste una parte deputata a farlo? La
risposta è stata affermativa. Ha spiegato la Gobbi La studiosa: «L’area
specializzata nel pensiero religioso- è quella che regola il sistema
delle emozioni, diversa dalla corteccia che è sede della razionalità. Si
tratta cioè di amigdala, ippocampo e lobo temporale». Essa aggiunge:
“Guarda caso, l’amigdala che fornisce a ogni stimolo il livello ottimale
di attenzione è anche la sede dell’aggressività”. L’epilessia dei lobi
temporali con abnormi - scariche di attività elettrica - porta agli
estremi il fenomeno religioso anche se alcuni studi hanno sollevato
dubbi sulla connessione fra epilessia dei lobi temporali e religiosità,
altri hanno concluso che questa condizione sembra indurre visioni e voci
religiose particolarmente vivide.
Alcuni neuroscienziati più radicali e visionari asseriscono: «Il
cervello è l'anima e l'anima è il cervello”. ipotizzando che c’è un’area
del cervello dove risiede l’anima. Anche se la cosa può sembrare a prima
vista paradossale, si notò, e da tempo che senza dubbio le esperienze
religiose più intense sarebbero governate dai circuiti cerebrali
presenti fra il lobo temporale e una parte del cervello che presiede al
sistema libico. Studiando alcune forme di epilessia, alcuni ricercatori,
come Vilayanur Ramachandran, nato in India nel 1951 e Michael Persinger,
nato a Jacksonville in Florida nel 1945, hanno trovato il cosiddetto
"Modulo di Dio": una serie di connessioni tra i lobi temporali e il
sistema limbico, un gruppo di strutture cerebrali “evolutivamente più
arcaiche. L'alterazione dei lobi porterebbe a una sovrastimolazione del
sistema limbico, e da lì a sensazioni di tipo spirituale e mistico. Nei
suoi esperimenti, Michael Persinger si è concentrato soprattutto sui
lobi temporali, zone del cervello da tempo note per il loro rapporto con
l'esperienza religiosa (cfr. studi di V. Ramachandran). Dopo vari
tentativi, variando l'intensità e la frequenza dei campi magnetici
applicati, riuscì ad indurre in una larga maggioranza di soggetti
(superiore all'80%) esperienze di tipo allucinatorio, visioni religiose,
e sensazione di "presenze" particolari nella stanza. Vilayanur
Ramachandran asseriva: “la connessione fra epilessia e religione è
troppo diffusa per essere causale. Lo dimostrano. simmetricamente, sia
le intense esperienze spirituali provate da molti epilettici durante gli
attacchi, che l'epilessia di molti profeti e santi, da Paolo di Tarso a
Maometto”.
Di queste ricerche, la più recente è di stampo tutto italiano che ha
dato luogo ad una rivolta nella cura di quelle forme di epilessia ancora
resistenti ai farmaci. I ricercatori italiani hanno scoperto che la
proteina IL-1Ra, prodotta naturalmente dallo stesso organismo,
somministrata ad animali da laboratorio è in grado di tenere sotto
controllo i sintomi della malattia. Tale proteina, un antinfiammatorio,
ha ridotto le crisi del 70 per cento: questa riesce a contrastare
l'azione dell'interleuchinabeta-1, sostanza che potenziando
l'infiammazione determina anche lo scatenarsi delle crisi.
I risultati degli esperimenti ed il rapporto tra la proteina IL-1Ra e
l'interleuchinabeta-1 potrebbero quindi rappresentare un buon punto di
partenza per la produzione di nuovi farmaci destinati al miglioramento
delle condizioni di vita di epilettici e loro famigliari.
Oggi, in alcuni centri di avanguardia, invece di avvalersi di farmaci
con effetti collaterali poco desiderabili, o d’operazione al cervello
nel lobo temporale lo stesso poco gradevoli, se non pericolose, si usa
uno strumento che si è affermato in diversi tipi di epilessie
resistenti, cioè il laser. Con questa terapia si possono risolvere
alcuni gravi casi di epilessia che vengono attualmente guariti
individuando il punto danneggiato del cervello che causa le crisi,
distruggendolo con una sonda raffreddata dall'azoto liquido.
Tipi di epilessia originali sono quelli che possono accadere ad alcuni
ragazzi che studiando matematica. Sono accaduti fatti che possono
sembrare atipici, ma così non è: Infatti è stato riconosciuto anche
attraverso l’elettroncefalogramma che quando un giovane iniziava a fare
i compiti di matematica avvertiva qualche scossa - hanno spiegato i
sanitari -. Se smetteva, tutto andava bene, se continuava veniva preso
da convulsioni. Attraverso l'elettroencefalogramma hanno constatato che,
effettivamente, mentre lo studente cercava di risolvere i problemi
matematici le tracce dell'elettroencefalogramma subivano delle
alterazioni». Quanto accaduto al giovane paziente rientra nell'ambito
«delle epilessie riflessive” Bisogna usare ancora superstizioni di
fronte a questi casi? Se queste sono rimaste quali sono i motivi?
Lasciamo la risposta al lettore. Una notizia che è apparsa anche sul
Corriere della Sera del 2 aprile 2002 asseriva che “Ultime ricerche
hanno scoperto che l’epilessia è generata da un'alterazione genetica che
sconvolgere il passaggio degli ioni attraverso i canali delle cellule
nervose. A causa di questa alterazione, il flusso degli ioni che entrano
ed escono dalle cellule nervose non è più bilanciato. "Lo squilibrio
nella regolazione elettrica - ha in seguito osservato il prof. Giuliano
Avanzini nel maggio del 2005,determina una iper-eccitabilità delle
cellule cerebrali e quindi la comparsa di una crisi epilettica
scatenabile da molti fattori fra cui l’impegnarsi nello studio
dell’algebra e delle lingue. E’ più esatto asserire che alla mente
epilettica si possono verificare dei disturbi che portano auree più o
meno intense secondo il tipo di studio. Dannoso è quello della
matematica, del diritto, o di altri studi dove è necessaria una mente
che sa solo concentrarsi privando il cervelo di momenti di fantasia.
Tanto è vero che trai i ricercatori si vocifera che l’epilessia sarà
presto curata con terapie sul DNA dei malati Ci saranno cioè cure
personalizzate per ogni tipo d’epilessia, efficaci al massimo e con zero
effetti collaterali si dice inestenti. Ciò sarà possibile attraverso la
farmacogenetica .Infatti alcuni ricercatori inglesi hanno scoperto che
alcuni geni influenzano l'efficacia delle varie terapie
anticonvulsivanti oggi disponibili.
Studiare l'assetto genetico dei pazienti prima di iniziare una terapia
potrebbe aiutare a trovare subito la cura giusta per ogni paziente,
ovvero il farmaco che controlla meglio le crisi dando meno effetti
collaterali.
L'epilessia e' una malattia del sistema nervoso difficile da controllare
che si manifesta con crisi dovute a una scarica elettrica anomala e
prolungata di cellule nervose della corteccia o del tronco cerebrale.
Quindi, invece di creare danni ad una parte qualsiasi del fisico
attraverso semplici test genetici, il medico potrebbe conoscere in
anticipo la cura migliore da somministrare ad ogni paziente. ''Stiamo
cominciando a capire come la genetica puo' essere applicata alla
medicina” ha dichiarato Goldstein, i”In modo da ridurre gli errori e
migliorare la qualita' di vita dei pazienti''. Adesso bisogna allestire
screening genetici per isolare altri geni che influenzano la scelta
della terapia per arrivare un giorno ad usare la farmacogenetica contro
l'epilessia, ha concluso Goldstein sottolineando la possibilita' di
applicare lo stesso criterio anche ad altre malattie neurologiche come
il morbo di Parkinson. Fonte: Ansa (31/03/2005).
# # #
Intanto, dall'Università neozelandese di Auckland giunge la notizia che
recentemente è stato dimostrato che, bloccando il gene che codifica la
neuroproteina 'Y', è possibile ridurre fortemente l'incidenza delle
crisi convulsive e l'eccitabilità del tessuto epilettico. Grazie a un
adenovirus geneticamente modificato si sono inibiti i recettori della
neuroproteina 'Y' e si è riscontrata, in pazienti adulti, una
diminuzione delle manifestazioni convulsive di circa i due terzi
rispetto alla norma.
Secondo il dottor Neil Cherry 'l'epilessia E’ UNA NON MALATTIA, che dev'essere
curata con la somministrazione del minor numero di farmaci tradizionali
possibili e con l'impiego della neurochirurgia solo come ultima risorsa.
# # # #
E’ molto interessante un articolo della Rivista “EPILEPSIA” -Supplemento
Abstractas- dell’ottobre 2004 dove è riportato un lavoro neurologico su
“Preveggenza come Aura nell’Epilessia del lobo temporale” di R. Mark
Sadler and Susan Rahey , QEll Health Sciences Centre, Halifax, Nova
Scotia . (E-mail:
rsadler@dal.ca) Il testo riporta:
<<Abbiamo esaminato le cartelle cliniche di 218 pazienti sui 927
individuati dal data-basa; 3 avevano avuto un’aura di preveggenza come
caratteristica delle crisi. Le descrizioni dei pazienti erano simili in
tutti i casi (un’intensa sensazione di “Conoscere” ciò che sarebbe
accaduto nell’ambiente circostante nell’immediato futuro). L’Esperienza
era differente dal déjà vu e da altre esperienze psichiche analoghe. I
tre pazienti erano probabilmente affetti da epilessia del lobo
temporale”.
Questo recentissimo studio ci riporta alle analoghe conclusioni emerse
dagli studi già improntati dai ricercatori Vilayanur S. Ramachandran e
Michael Persinger. Come loro, anche gli scienziati americani giungono ad
una tesi simile concludendo così il loro lavoro: <<La preveggenza può
manifestarsi come una caratteristica critica nell’epilessia del lobo
temporale e rappresenta un fenomeno psichico non descritto in
precedenza>>”. Da quanto asserito l’epilessia è o sarebbe una malattia
“Sacra”, come già credevano gli antichi greci. Infatti, il futuro non
sono in molti a conoscerlo.
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EPILESSIA E CREDI RELIGIOSI
Dopo questo escursus è giusto considerare anche l’aspetto prettamente
teologico ricordando quanto dichiarò Papa Giovanni Paolo II nel suo poco
felice discorso: in questi ultimi tempi, discorso tenuto nel mese di
novembre 1987 e pubblicato in seguito sul Corriere della Sera del 18
gennaio1988, dal titolo: “" Il Papa evoca antichi demoni ma l'epilessia
è solo una malattia" Così inizia l'articolo:
""Nell'orizzonte di un crescente rifiuto della scienza e di un ritorno
agli aspetti più tetri e nefasti del Medioevo, anche gli epilettici sono
stati autorevolmente restituiti alla loro condizione di posseduti dal
demonio. Domani, il secondo programma televisivo, nei suoi servizi
mattutini, affronterà in un dibattito una recente dichiarazione del Papa
che ha suscitato decise reazioni nelle molte associazioni interessate a
liberare l'epilessia dall'arcaica aura di mistero e che, invece, non ha
avuto doverosa eco nella stampa. Nel suo discorso ai fedeli del mese di
novembre 1988, Papa Giovanni Paolo II, commentando alcuni passi
evangelici dove si narra come Gesù liberò gli ossessi, ha esplicitamente
riesumato, la tesi ecclesiastica secondo la quale, l'epilessia ha tutti
i caratteri di una malattia predisponente all'invasamento. "Siamo", ha
detto il Papa. "Sul margine di un morbo oscuro, dove giocano fattori
fisici e psichici che senza dubbio hanno il loro peso nel causare
condizioni patologiche in cui si inserisce quella realtà demoniaca". Il
Santo Padre inoltre prosegue: " Ed è ben possibile che in uno stato
d'infermità come "quello" si infiltri ed operi il maligno". Le note
simpatie demonologiche del Papa cancellano, almeno per i fedeli disposti
a recepirne l'influenza e la suggestione, il lungo e difficile cammino
che la scienza per individuare clinicamente il quadro dell' epilessia e
per liberare la società civile dal peso dei barbari pregiudizi nei
riguardi dei malati d’epilessia . L'Articolo del Corriere della Sera
così prosegue a proposito del "Morbo Sacro": "Si trattava di un’eredità
culturale molto antica poiché la tradizione medica greca, nonostante
avesse ben chiarito alcuni aspetti eziologici e diagnostici del Grande
Male e del Piccolo Male, continuò a configurarli come eventi
straordinari ed eccezionali capaci di turbare l'ordine costituito
creando allarme per un rischio emergente, quasi che il malato fosse
portatore di un’ aura di arcana pericolosità e di una ambiguità che è
caratteristica di ogni esplosione del divino nel mondo.
Il medico Arateo di Cappadocia vissuto intorno alla fine del I secolo
dopo Cristo a………. parlava ancora di epilessia come se le sue cause
fossero al di là delle conoscenze umane essendo senza dubbio
attribuibili alla luna. Una corrente di pensiero, mescolando il sacro
con il profano, sviluppa invece tematiche già presenti in molti
invasamenti raccontati nei vangeli sinottici. Proprio quelle
testimonianze della vita di Gesù mostrano una fede circa la
sintomatologia tipica del male epilettico, cioè: l’ indiavolato, ovvia
credenza all’epoca in cui visse Gesù. Le persone qualificate come
indemoniati crollano al suolo digrignano i denti, emettono bava dalla
bocca. Ai discepoli è quindi attribuito nell'evangelo di Marco, il
potere di curarli. Le terapie medievali fanno, così, del prete, il
medico degli epilettici e il disturbo, una volta negate le precise
origini cliniche,viene collegato, come abbiamo prima scritto, ai più
vari santi decapitati, i come S. Giovanni Battista o San Valentino o
quel S. Donato II nella cui chiesa, (come abbiamo già accennato), ancora
qualche anno addietro in Abruzzo, si è visto trasportare dai parenti gli
epilettici e altri disturbati mentali che, è il caso di ripeterlo,
venivano pesati su una grande bilancia, mentre sull'altro piatto veniva
depositato un ”Equivalente in Grano”, che, destinato alla chiesa,
fungeva da riscatto del male.
Nel discorso , le parole del papa riecheggiano così: “Si invita perciò
oggi, sostituire ai sussidi scientifici la classica terapia esorcistica,
“(terapia magica) che resta, per il rituale cattolico e quello di alcune
chiese riformate, l'unica valida via per ottenere la guarigione del
“malato indemoniato. "" L'articolo prosegue,ma quanto riporto credo che
basti a dare una risposta consona per comprendere gli assiomi e i dogmi
presenti da sempre e che influenzano senza che noi ci rendiamo conto
l’atteggiamento del nostro io.
Il testo prosegue, asserendo una frase che interpreta una verità
inesistente a livello teologico, cioè che : “Cristo, parlava ancora di
epilessia come <malattia mostruosa > (?) ([concetto mai espresso in
nessun vangelo sia canonico, apocrifo o gnostico)] Il Papa prosegue: le
cui cause vanno al di là delle conoscenze umane e sono forse
attribuibili alla luna”. Di fronte a questi passi del discorso papalino
si potrebbe rimanere senza parole. Ogni forma di mistero genera paura,
specie fra gli incolti. E’ infatti l’ignoranza la “Grande Madre” della
superstizione che conferma essere il letame dal quale si generano
pensieri, credenze ed opinioni senza basi logiche.
Dunque, le parole di un Papa in carica nel XXI secolo che non effonde
amore verso i malati di epilessia, come avrebbe dovuto fare, dimostra
che non ha l’umiltà evangelica di sentire un “Mea Culpa”. Perché non ha
avuto parole di conforto verso gli emarginati che da secoli attendono di
non essere visti e considerati in maniera diversa? Cioè verso quegli
esseri degni di esseri considerati quali uomini da rispettare come gli
altri. Al contrario, il Capo della cristianità e tutte le associazioni
cattoliche, troppo spesso hanno malvisti alcuni esseri umani, solo
perché sofferenti di epilessia. Le istituzioni cattoliche e protestanti
sono cadute preda di una superstizione esagerata a causa delle loro poco
aperte intenzioni di agire adoperando l’evoluzione spirituale del secolo
nel quale viviamo.
# @ #
Nel Libro del Corano, che si presume sia stato scritto dallo zio di
Maometto, in quanto lui analfabeta, c’è la credenza nei § Ginn, cioè
nella forza della Parola (del Verbo); la recitazione del Corano può
avere effetto taumaturgico e portare su di sé alcuni versetti scritti è
prevenzione; particolarmente adatti a questo scopo le sure più antiche,
in cui troviamo vere e proprie formule di scongiuro: “Di’: mi rifugio
nel Signore dell’alba contro il male che fanno le cose da lui create,
contro il male di una notte oscura quando s’addensa, contro il male
delle donne che soffiano sui nodi e contro il male dell’invidioso quando
invidia” ( Sura n. 113). I Ginn sono simili agli angeli con un ruolo
fondamentale: si crede che questi sono esseri che abitino le cavità
della terra, i pozzi, le intercapedini tra i muri, le case deserte
ricordando un po’ la lilith ebraica . Si crede che i Ginn detengono il
potere e il sapere superiore. Questi possono consigliare l’uomo, ma
quello che incontra il loro favore. Fanno in modo di annientare chi non
si piega alle loro richieste. I Ginn possono impossessarsi del corpo
umano, causando fenomeni paranormali, tra cui nei ceti meno acculturati
si annovera l’epilessia. Il rimedio principale contro il male procurato
dai Ginn è la forza della Parola/Verbo, cncetto espresso o insegnato
anche da San Giovanni al cap. 1, v. 1 e seguenti del suo vangelo. E’ per
questo motivo che si crede che recitare il Corano può avere effetto
taumaturgico e che bisognerebbe portare su di sé alcuni versetti adatti
per prevenire l’epilessia. Adatte sono le sure più antiche dove troviamo
vere e proprie formule di scongiuro: “Di’: mi rifugio nel Signore
dell’alba contro il male che fanno le cose da lui create, contro il male
di una notte oscura quando s’addensa, contro il male delle donne che
soffiano sui nodi e contro il male dell’invidioso quando invidia. Va
ricordata anche la Sura 113”Di’: mi rifugio nel Signore degli uomini, re
degli uomini, Dio degli uomini, contro il male del sussurratore furtivo
che sussurra nel cuore degli uomini, contro i ginn e gli uomini” (Sura
114).
Termino questa ricerca ripetendo che, per estinguere gli stereotipi di
massa, non basta conoscere la scienza o la filosofia. Infatti, anche se
oggi l’uomo del XXI secolo sì dice “colto” e “civile”, sussistono ancora
comportamenti umani atavici, non consoni al periodo in cui viviamo.
Bisognerebbe riflettere sull’importanza storica dell’ ’influenza
d’alcuni grandi uomini, che, anche se epilettici, hanno dato luogo ad
orientamenti inattesi. Sono in molti a non riflettere che a causa di
geni epilettici la storia ha subito profondi cambiamenti. Infatti, senza
Alessandro Magno, Giulio Cesare, Paolo di Tarso, Maometto, Dante
Alighieri e Martin Lutero, sia la storia che il sentimento religioso si
sarebbero manifestati diversamente.
Alessandro D'Angelo
alessandro.dangelo@fastwebnet.it
(P.S.)
Questi sono i nomi di altri “Grandi epilettici”, ritrovati attraverso la
grande enciclopedia di internet: Abraham Lincoln Agatha Christie ,Alfred
Tennyson , Annibale , Aristotele , Blaise Pascal, Buddha , Charles
Dickens Edgar Allan Poe , Elton John , George Frederick Handel .
Gerschwin , Guy de Maupassant Hector Berlioz , Isaac Newton , Jack
Lemmon , Jonathan Swift , Lenin, Leo Tolstoy , Lewis Carroll Ludwig van,
Beethoven Michelangelo, Napoleone Bonaparte , Neil Young ,Nicolò
Paganini , Percy Bysshe Shelly Peter Ilyich Tchaikovsky , Pitagora
Richard Burton, Socrate . Soren Kierkegaard, Truman Capote , Walter
Scott William III. |