Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

A cura della Dr.ssa Rosaria Lullo
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INDICE

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Generalità

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) appartiene alla categoria dei disturbi d’ansia. I pazienti riportano pensieri, impulsi, atti, immagini e condotte ricorrenti, insistenti e persistenti nel tempo, che assediano la mente e il comportamento umano generando un profondo stato di angoscia, ansia, tristezza, avvilimento e scoraggiamento (i pazienti si sentono disarmati di fronte a tali vissuti e incapaci nel dominarli e controllarli).

I soggetti si sentono forzati a provare tali stati di angoscia, infatti, un noto filosofo e psichiatra tedesco Karl Jaspers (1883-1968) usava il termine: “coazione”, ossia, costrizione nel mettere in atto azioni involontarie e nel pensare e provare impulsi inaccettabili.

Il DOC è un disturbo “nascosto”, celato dai pazienti stessi. Dopo il 1910 venne per la prima volta descritta tale psicopatologia, ed inserita nei manuali scientifici di neuropsichiatria e di psicopatologia generale.

Le ossessioni consistono in pensieri, impulsi e immagini assidue, vissuti dal soggetto come inappropriati e difficili da neutralizzare. Nell’epoca medievale venivano distinti le ossessioni (essere tormentati dai demoni al di fuori di noi) dalle possessioni (essere tormentati dai demoni presenti dentro di noi).

Le compulsioni, invece, consistono in atti pratici (pulire tutta la casa più volte al dì tutti i gg) e/o mentali (pregare e contare) ricorrenti, eseguiti “volontariamente” dai pazienti, allo scopo di ridurre gli stati emotivi negativi.

Le ossessioni e le compulsioni possono rivelarsi o singolarmente o contemporaneamente. Nell’80% dei casi si manifestano contemporaneamente, generando un malessere significativo e inficiando negativamente sul normale funzionamento sociale, familiare, lavorativo e in tante altre aree importanti della vita quotidiana.

 

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Tipi di disturbi ossessivi – compulsivi;

I disturbi ossessivi-compulsivi più diffusi sono:

 

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Epidemiologia

Il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce entrambi i sessi, anche se i maschi vengono colpiti precocemente rispetto alle femmine, con un’incidenza di 2:1 per i maschi pari al 3%. L’età di esordio precoce si aggira tra gli 11 e i 16 anni.

L’età di richiesta di aiuto si aggira tra i 25 e i 30 anni, anche se solitamente il DOC viene diagnosticato dopo i 30 anni di età.

Qualora tale psicopatologia fosse associato ai disturbi ansiosi e depressivi, allora il DOC viene diagnosticato anche attorno ai 20 anni di età.

 

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Cause e fattori scatenanti

Allo stato attuale non sono ben note le cause del disturbo ossessivo-compulsivo, anche se si ipotizza che alla base di tale patologia ci sia una forte componente genetica.

Alcune correnti di pensiero hanno espresso delle ipotesi teoriche circa le cause che possano favorire l’esordio di tale disturbo, e sono i seguenti:

Questi ultimi due approcci hanno ottenuto molti riscontri positivi relativamente alla localizzazione cerebrale e ai processi eccitatori ed inibitori implicati nella pianificazione motoria. Infatti, i soggetti riportano deficit delle capacità visuo-spaziali e delle funzioni esecutive.

Pertanto, oltre ai supposti eziologici sopracitati, non va affatto ignorato il contesto socio familiare in cui si è inseriti. Esiste una moltitudine di fattori scatenanti il DOC, che hanno a che fare con il contesto di appartenenza.

Citiamone alcuni:

 

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Diagnosi

I criteri diagnostici secondo il DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – quarta edizione - ) sono i seguenti:

Identificare i disturbi ossessivi-compulsivi è molto difficile, ma esistono degli indizi comportamentali e ideativi che costituiscono degli input diagnostici, come: riportare immagini ossessive (persistenti pensieri sessuali); impulsi ossessivi (spinte a compiere gesti estremi come omicidio, suicidio, usare linguaggio volgare e osceno); comportamenti compulsivi (manie dell’ordine, della precisione, della pulizia, ecc) e atti compulsivi (contare e pregare assiduamente).

Sia i bambini che gli adulti affetti da tali disturbi sono consapevoli delle loro disfunzioni neuropsicologiche e, i sintomi provati non sono affatto considerati come irrazionali.

 

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Fattori predittivi

I fattori predittivi specifici che facilitano la prognosi delle sindromi ossessive - compulsive sono:

 

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Comorbilità

Il disturbo ossessivo-compulsivo può coesistere con numerose psicopatologie. Elenchiamole:

 

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Visione psicodinamica

I meccanismi difensivi attivati dai pazienti ossessivi-compulsivi sono i seguenti:

Il soggetto ossessivo-compulsivo vive costantemente un forte conflitto interiore, che gli procura ansia, angoscia, tristezza e depressione, e cerca in tutti i modi possibili e immaginabili di fare resistenza, di essere forte e in gamba nel sopprimere e dominare tali oppressioni. Tra l’altro, egli convive quotidianamente con la difficoltà, o meglio con “l’incapacità” di smettere di avere gli stessi pensieri, di provare gli stessi impulsi e di commettere azioni ripetitive ogni giorno e più volte al giorno, sentendosi costretto a vivere un vero e proprio tormento psicologico.

 

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Terapia

Attualmente la terapia più adeguata è la farmacoterapia associata alla psicoterapia o cognitivo-comportamentale oppure familiare. L’associazione tra le due terapie è efficace nei casi di lieve o moderato disturbo ossessivo-compulsivo.

I farmaci somministrati in questi casi sono gli antidepressivi inibitori selettivi della serotonina (SsRI). La risposta ai farmaci è progressiva e lenta, e gli effetti emergono dopo 6 mesi di trattamento. I medicinali producono benefici nel 60-80% dei casi, ma la guarigione dal disturbo avviene solo parzialmente, e alcuni sintomi residui tendono a persistere.

In caso di farmaco resistenza si interviene chirurgicamente mediante la stimolazione magnetica transcranica, e i risultati di tale operazione sono visibili solo dopo più di un anno di trattamento. Più della metà dei pazienti operati ha riportato notevoli progressi.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è efficace nel 90% dei casi, e prevede l’esposizione a situazioni emotivamente coinvolgenti che accelerano la risposta del paziente, per poi intervenire a sua volta con le tecniche miorilassanti.

Inoltre, è indispensabile l’intervento della figura dello psicologo nella prognosi, nella diagnosi e nella psicoterapia. Il monitoraggio non va affatto escluso, ma è necessario per valutare i progressi o i regressi della terapia, il ruolo della famiglia, lo stato socio-emotivo-psicologico del paziente e il suo modo di convivere con la patologia.

Per concludere, si consiglia durante le terapie di evitare le circostanze e le situazioni tese, traumatiche e stressogene sia intrafamiliari che sociali; si consiglia di continuare (al termine della terapia) ad attuare le tecniche di rilassamento acquisite e (se è possibile!) continuare ad assumere i farmaci, secondo i dosaggi prescritti dal neuropsichiatra.

 

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BIBLIOGRAFIA

 

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Ultimo Aggiornamento Pagina: 11/08/2016

 

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