La Vitamina E (Tocoferolo)

A cura del Dr. Snadro Magnanelli
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INDICE

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Cenni Storici

La vitamina E è stata per molto tempo detta la "vitamina della fertilità" in seguito ad osservazioni effettuate nell'animale.

Nel 1920, si osserva che, nel ratto bianco, un regime esclusivamente a base di latte (latte scremato) porta ad un arresto della riproduzione.

Nel 1922, H. Evans e K. Bishop constatano che l'assenza di un fattore alimentare liposolubile, presente nelle foglie verdi e nel germe di grano, provoca nella ratta gravida il riassorbimento o la morte del feto, mentre l'ovulazione e il concepimento continuano ad avvenire in modo del tutto normale. La carenza provoca nel ratto maschio un'alterazione dell'epitelio seminifero.

Si dà a questa sostanza, chiamata vitamina E, il nome di tocoferolo (dal greco tocos: discendenza e pherein: portare).

Nel 1936, H. Evans e la sua équipe ottengono le prime preparazioni di vitamina E mediante estrazione dall'olio di germe di grano. La sintesi viene realizzata poco più tardi, nel 1938, da P. Karrer.

Soltanto dopo la sintesi della molecola la complessa attività della vitamina E viene messa in evidenza, dapprima nell'animale e quindi molto più recentemente nell'uomo. E' solo nel 1968 che la vitamina E è riconosciuta come nutriente essenziale per l'uomo dal Food and Niitrition Board del National Research Council negli Stati Uniti.

11 riconoscimento, ancora più recente, della vitamina E come agente antiradicali-co che protegge le strutture delle membrane delle cellule contro gli effetti dannosi dei radicali liberi, suscita un nuovo interesse per questa vitamina.

Inoltre, studi epidemiologici tendono a dimostrare il suo ruolo protettore nei confronti di certe affezioni: malattie cardiovascolari e alcuni tumori.

 

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Struttura Chimica

Vitamina E è il termine generico usato abitualmente per indicare i diversi tocoferoli.

La molecola di tocolo costituisce la struttura di base dei tocoferoli. Essa è costituita da un nucleo di idrossicromano sul quale è fissata una catena fitilica completamente satura.

1 diversi tocoferoli si distinguono tra loro per il numero e la posizione dei gruppi metilici fissati sul nucleo.

L'alfa-tocoferolo è quello che si trova più frequentemente in natura e che presenta l'attività biologica più elevata. 1 beta e gamma-tocoferoli hanno un'attività vitaminica ridotta (rispettivamente 30% e 15% circa dell'attività della forma alfa), mentre il delta-tocoferolo è praticamente inattivo.

In natura si trovano anche sostanze affini, i tocotrienoli, che si distinguono dai tocoferoli per la presenza di tre doppi legami sulla catena laterale. Due di questi prodotti hanno anch'essi una certa attività vitaminica: circa 20% per l'alfa-toco-trienolo e 5% per il beta-tocotrienolo. Gli altri sono inattivi.

 

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Proprietà Fisico-Chimiche

Tutti i tocoferoli si presentano, a temperatura ambiente, sotto forma di olio viscoso di colore giallo chiaro.

Sono insolubili in acqua, molto solubili nei grassi, negli olii e nei solventi organici (etere, acetone, cloroformio, alcol metilico ed etilico). Sono poco sensibili al calore, alla luce ed agli acidi, ma molto sensibili all'ossidazione ed alle basi.

Gli esteri di tocoferolo ed in particolare l'acetato di dl-a-tocoferolo sono relativamente stabili.

 

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Metabolismo

Assorbimento

 

La vitamina E è presente nell'alimentazione sotto forma di esteri di tocoferolo. Gli esteri sono idrolizzati da un'estere-idrolasi pancreatica in quanto soltanto i tocoferoli liberi vengono assorbiti.

 

■     Sede

L'assorbimento avviene nella parte mediana dell'intestino tenue in presenza di sali biliari e di lipasi pancreatica.

L'assorbimento è parziale: per apporti quotidiani normali (da 5 a 15 mg/giorno) la frazione assorbita è di circa il 50%.

■     Meccanismo

Il meccanismo di assorbimento è poco conosciuto. I tocoferoli sono assorbiti sotto forma di micelio miste insieme agli acidi grassi liberi ed ai monogliceridi, attraverso un processo di diffusione. Vengono in seguito incorporati nei chilomicroni e raggiungono la circolazione generale tramite le vie linfatiche.

Distribuzione

Nel plasma, i tocoferoli sono legati nella quasi totalità alle lipoproteine HDL ed LDL. Tuttavia, esiste una differenza a seconda del sesso: nella donna la maggioranza è legata alle HDL mentre nell'uomo alle LDL.

Percentuale di a-tocoferolo legato alle lipoproteine secondo il sesso

Uomo: 59%

Donna: 33%

Nel plasma, si trova dall'80% al 90% di alfa-tocoferolo, il resto è essenzialmente gamma-tocoferolo.

Le altre forme di vitamina E sono presenti solo in piccola quantità.

Il tasso piasmatico normale di alfa-tocoferolo è da 5 a 16 mg/1. E' strettamente correlato a quello dei lipidi totali e del colesterolo.

La concentrazione nei globuli rossi è ridotta (20% di quella del plasma).

I tocoferoli vengono distribuiti nei tessuti partendo dalle lipoproteine plasmati-che, ma il meccanismo non è stato chiarito. Sono stati isolati dei recettori specifici a livello delle cellule epatiche e dei globuli rossi.

Gli organi più ricchi di alfa-tocoferolo sono il tessuto adiposo e il surrene. Tuttavia, a causa del loro peso, il tessuto adiposo, il fegato ed i muscoli sono le principali sedi di deposito.

Concentrazione di a-tocoferolo nei diversi organi

Il contenuto totale dell'organismo è da 3,4 a 8 g nell'adulto.

A livello cellulare, le massime concentrazioni di vitamina E si ritrovano nelle membrane (citoplasmatica, mitocondriale, microsomiale e nucleare).

Eliminazione

La vitamina E viene eliminata per la maggior parte per via fecale, nella bile, sotto forma di tocoferilidrochinone coniugato con acido glucuronico. Circa l' 1% è eliminato nelle urine sotto forma di acido tocoferonico anch'esso coniugato. L'emivita è di circa quindici giorni.

 

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Fisiologia

I radicali iiberi

Durante i processi di ossidazione che avvengono nella cellula, l'ossigeno produce radicali liberi che attaccano gli acidi grassi insaturi delle membrane e formano derivati ossidati (idroperossidi, perossidi, aldeidi, chetoni, alcoli, acidi, ecc.).

• I radicali liberi sono molecole che contengono un numero dispari di elettroni. L'elettrone singolo è convenzionalmente rappresentato da •

Si tratta di derivati chimici molto reattivi, con vita molto breve (meno di un millisecondo), in quanto cercano un elettrone per appaiarsi.

Strutture comparate dello ione ossidrile e del radicale ossidrile

I radicali liberi possono avere effetti positivi (distruzione dei batteri), ma anche effetti negativi, in quanto modificano la struttura delle molecole con cui reagiscono. I lipidi insaturi (in particolare gli acidi grassi poli-insaturi) possono auto-ossi-darsi ed essere pertanto trasformati in perossidi lipidici tossici.

Le reazioni che coinvolgono i radicali liberi sono quindi quasi sempre all'origine di reazioni a catena.

• Una molecola di fosfolipide di membrana è costituita da glicerolo associato a due acidi grassi e ad un gruppo polare fosfatidile (etanolamina, colina, scrina, ecc.).

Una molecola di fosfolipide di membrana

 

• Gli acidi grassi che entrano nella composizione di un grasso determinano le sue proprietà. E' noto che gli acidi grassi saturi sono poco sensibili all'ossidazione, mentre gli acidi grassi insaturi sono sensibili all'ossidazione.

In un acido grasso insaturo, l'atomo di idrogeno vicino ad un doppio legame è estremamente reattivo.

Il radicale libero dell'acido grasso è indicato da R• .

L'autoossidazione degli acidi grassi insaturi può essere divisa in tre fasi: inizio, propagazione e fermine. La catena delle reazioni comincia in prossimità di un doppio legame.

Inizio

Alcuni agenti, quali tracce di metalli pesanti, di perossidi o di radicali liberi provenienti dall'esterno della membrana, provocano l'evento iniziale. L'acido grasso RH attaccato si trasforma in un radicale libero R mollo reattivo:

 

agenti di inizio

RH --> R• + H

Propagazione

I radicali liberi R , reagendo con molecole di ossigeno, si trasformano in radicali perossilici ROO

I radicali perossilici sono in grado di affaccare un altro acido grasso RH; ne risulta un perossido ROOH ed un nuovo radicale libero che può a sua volta agire:

 

Termine

 

La quantità di composti altamente reattivi aumenta in modo costante sino al momento in cui cominciano a reagire tra di loro. In seguito la concentrazione di perossidi diminuisce. Si formano dei prodotti di degradazione stabili:

 

• I perossidi sono molecole instabili che si decompongono in radicali liberi, aldeidi, chetoni, alcoli ed acidi.

 

Per esempio un alcool ROH è ossidato in ROOH. Questo perossido ROOH si decompone e si formano dei radicali liberi:

ROOH --> RO• + •OH

RO + RH --> ROH + R•

Per concludere partendo da un unico idroperossido, può verificarsi un attacco degli acidi grassi poli-insaturi, per reazione a catena, che provoca la produzione di radicali liberi e di parecchi idroperossidi.

Auto-ossidazione degli acidi grassi poli-insaturi

Questa auto-ossidazione degli acidi grassi produce derivati ossidati secondari (aldeidi) che reagiscono con i gruppi aminici (NH2) dei fosfolipidi delle proteine e degli acidi nucleici e formano dei lipopigmenti non degradabili (ceroidi, lipofu-scina, geropigmenti, pigmenti dell'invecchiamento cellulare).

Questi pigmenti vengono ritrovati in diversi tessuti: tessuto adiposo, testicoli, cervello, cuore, intestino.

La presenza di alcani (pentano ed etano) nell'aria espirata è anch'essa una conseguenza della perossidazione. Questi provengono dalla scissione del terminale metilico degli acidi grassi poli-insaturi perossidati.

Meccanismo d’azione

Il meccanismo di azione della vitamina E non è ancora ben compreso. Tuttavia, le sue proprietà antiossidanti sono ben accertate e sembrano al centro degli altri fenomeni biologici nei quali essa è implicata: stabilizzazione delle membrane, aggregazione piastrinica, emolisi, attività enzimatiche.

Nel corso delle reazioni di ossidoriduzione, il nucleo cromano dell'alfa-tocofero-lo (a-T) si apre tra l'ossigeno in posizione 1 ed il carbonio in posizione 2 per formare l'alfa-tocoferilchinone (a-TQ).

L'a-TQ può essere ridotto in alfa-tocoferilidrochinone (a-THQ) che può, a sua volta, rigenerare l'a-T per disidratazione attraverso le seguenti reazioni:

Meccanismo d’azione dell’α-T nelle reazioni di ossidoriduzione

Il principale meccanismo d'azione della vitamina E risulta dalle sue proprietà antiossidanti.

• Il tocoferolo reagisce con i radicali perossili il che impedisce la formazione di nuovi radicali liberi ed interrompe la reazione a catena:

Il radicale tocoferossile formato (a-T*) è molto instabile e reagisce con un secondo radicale perossile:

• Il tocoferolo può anche formare dei complessi molecolari stabili con i radicali perossile, secondo reazioni poco note:

Per concludere, l'alfa-tocoferolo è uno dei più potenti antiossidanti in vitro ed il più importante nel sangue umano.

Il radicale tocoferossile può essere rigenerato in tocoferolo dall'acido ascorbico (vitamina C) o dal glutatione ridotto (GSH). Questo è un esempio di interrelazione vitaminica in cui la vitamina C (idrosolubile) in fase acquosa rigenera la vitamina E (liposolubile) in fase lipidica.

Inoltre, la vitamina E agisce in sinergismo con altri sistemi antiossidanti ed in particolare alcuni enzimi: glutatione-perossidasi, catalasi, superossido-dismutasi.

Glutatione perossidasi (GP):

 

 

Ruolo fisiologico della vitamina E

■  La stabilizzazione delle membrane

La vitamina E protegge le membrane cellulari dagli effetti della perossidazione. Inoltre, partecipa alla struttura della membrana formando dei complessi con i residui arachidonici e pofrebbe stabilizzare le membrane indipendentemente dalla sua azione antiossidante.

■     L'aggregazione piastrinica

In caso di carenza di vitamina E, si osserva talvolta un aumento dell'aggregazione piastrinica. Questa aggregazione è attribuita ad un aumento della permeabilità della membrana e ad una modifica della sintesi delle prostaglandine.

La vitamina E agisce sul metabolismo dell'acido arachidonico che contempla delle reazioni che coinvolgono i radicali liberi. Inibisce la sintesi delle prostaglandine alcune delle quali hanno una potente azione aggregante (trombossano A2). Tuttavia, questo fenomeno rimane senza conseguenze cliniche apparenti.

■     L'emolisi

I globuli rossi dei soggetti carenti di vitamina E sono più sensibili alTemolisi. Questo fenomeno è correlato a fragilità della membrana dovuta a fenomeni ossidativi.

■     Le attività enzimatiche

La carenza di vitamina E comporta parecchie modifiche enzimatiche.

•    Si osserva un aumento della sintesi della xantina ossidasi e della creatin chinasi. La vitamina E potrebbe svolgere il ruolo di repressore della sintesi di questi enzimi.

•    A livello mitocondriale, esiste una diminuzione dell'ossidazione dell'alfa-che-toglutarato e del succinato. La vitamina E potrebbe proteggere dall'ossidazione gli enzimi implicati (deidrogenasi).

Tuttavia l'alterazione dell'attività enzimatica potrebbe essere anche la conseguenza delle alterazioni della membrana dovute alla carenza di vitamina E: liberazione di enzimi partendo da cellule Usate, diminuzione dell'attività di enzimi legati alle membrane.

 

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Fonti, Unità, Apporti, Stato

Fonti alimentari

Le fonti più importanti di vitamina E sono vegetali: olii e margarina, frutti oleosi, germi di cereali.

Le verdure ne contengono piccole quantità. Se ne trova anche nelle frazioni lipidiche di alcuni prodotti di origine animale: fegato, uova, materia grassa del latte.

 

  mg di acetato di dl-α-tocoferolo (Ul) per 100 g
Olio di germe di grano 120-250
Olio di girasole 50-80
Altri olii vegetali 8-40
Margarina 8 - 40
Nocciole, mandorle 20-30
Noci, pistacchi, arachidi 5-10
Burro 1,5-3
Pesci grassi 1 -2
Verdure 0,1 -2 Uova 0,7-1,6

 

Secondo recenti studi, l'apporto di vitamina E si ripartisce in Francia tra le fonti alimentari seguenti:

 

Apporto di vitamina E
Materie grasse essenzialmente vegetali 47% - 70%
Legumi e frutta 15%-22%
Carne, pesce, uova 7%-12%
Pane, cereali, patate 2%-11%
Latticini 1%-6%

I tocoferoli in forma libera sono delle molecole antiossidanti. Sono quindi distrutti dall'ossigeno e dagli ossidanti.

Sono sensibili alla luce.

Tuttavia, in forma di esteri ed in presenza di lipidi non ossidati, sono molto più stabili.

Durante la cottura degli alimenti, le perdite non superano il 20%.

Unità

L'espressione dell'attività della vitamina E è complessa a causa dei parecchi isomeri naturali che hanno un'attività biologica molto variabile. Occorre c^uindi diffidare dell'espressione "contenuto totale di tocoferoli" che non è esattamente corrispondente ad "attività della vitamina E".

Esistono due tipi di unità per quantizzare l'attività della vitamina E.

-    La vecchia espressione. Unità Internazionale (UI), corrisponde all'attività di 1 mg di acetato di dl-a-tocoferolo che è la forma di vitamina E riprodotta per sintesi.

-    Il d-a-tocoferolo è la forma biologica più attiva, per cui gli esperti internazionali lo considerano come l'unità di riferimento e lo definiscono RRR-a-tocoferolo o a-tocoferolo equivalente (α-TE).

1 α-TE corrisponde all'attività di 1 mg di d-α-tocoferolo.

Le corrispondenze tra le due unità sono le seguenti:

    Unità   Unità
    vecchia   nuova
1 mg di acetato di        
dl-a-tocoferoio = 1 Ul = 0,67 a-TE
1 mg di dl-a-tocoferolo = 1,1 Ul = 0,74 a-TE
1 mg di d-a-tocoferolo = 1,49 Ul = 1 a-TE

Apporto consigliato

L'apporto nutrizionale consigliato in Francia (ANO è da 4 a 18 mg di acetato di dl-a-tocoferolo (UI) per giorno, in funzione dell'età e delle situazioni fisiologiche.

  Unità vecchia Ul/giorno Unità nuova a-TE/giorno
Lattanti 4 3
Bambini da 1 a 3 anni 7 5
Bambini da 4 a 9 anni 10 7
Bambini da 10 a 12 anni 15 10
Adolescenti, adulti 18 12
Gravidanza, Allattamento 18 12

Stato nutrizionale

•    Le recenti indagini hanno dimostrato che gli apporti alimentari sono molto spesso inferiori a quelli raccomandati.

Nello studio più recente (indagine Val-de-Marne 88) i risultati dimostrano che tra i partecipanti all'indagine una percentuale variabile dal 40% al 90% ha ricevuto apporti inferiori ai due terzi degli ANC; di questi una percentuale dal 2% al 17% inferiori ad un terzo degli ANC.

La frequente limitazione dei consumi di materie grasse e più particolarmente di olii vegetali, è probabilmente responsabile di questa osservazione.

•    In questo studio come nei precedenti, le misure dei livelli vitaminici ematici non hanno evidenziato valori corrispondenti ad una grave carenza di vitamina E (<4,3 mg/1).

Viceversa, livelli sierici di vitamina E considerati evocatori di un rischio moderato di carenza (<6,5 mg/1) sono stati osservati particolarmente nei soggetti giovani.

Se i risultati sono espressi in rapporto al livello sierico del colesterolo, il numero di individui che si situano nella zona a rischio è più elevato nei soggetti anziani e nei giovani sino a 18 anni.

 

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Carenza

Clinica

La carenza di vitamina E si manifesta con segni ematologici, neurologici, muscolari ed oftalmologici.

Tuttavia, le manifestazioni cliniche sono diverse a seconda delle circostanze fisio-patologiche in causa.

■     I segni ematologici

Si può osservare anemia emolitica a rapida comparsa (da quattro a sei settimane) nei prematuri di basso peso alla nascita (<1.500 g).

L'anemia (emoglobina a 70-90 g/1) è rigenerativa (reticolocitosi elevata) con poi-chilocitosi ed acantocitosi.

E' accompagnata da iperbilirubinemia e talvolta da trombocitosi con iperaggre-gabilità.

■     I segni neuromuscolari ed oftalmologici

Le manifestazioni neuromuscolari ed oftalmologiche costituiscono la sindrome neurodegenerativa che si instaura in maniera progressiva.

La si osserva più spesso nel bambino colpito da malassorbimento cronico, più raramente e più tardivamente nell'adulto.

•    I segni neurologici periferici

Si tratta di polineuropatia a comparsa progressiva.

Si osserva dapprima una diminuzione dei riflessi osteotendinei (dopo 12-18 mesi), quindi una diminuzione della sensibilità profonda (vibrazioni, posizione degli alluci).

Questa polineuropatia predomina nei nervi principali che sono sede di una degenerazione assonica e di deposito di lipopigmenti.

•    I segni muscolari

Può esistere miopatia che si manifesta con debolezza muscolare. E' dovuta alla denervazione cronica ed alla degenerazione lipopigmentaria delle fibre muscolari.

E' accompagnata da aumento della creatinuria.

•    I segni neurologici centrali

Il danno centrale può manifestarsi con disturbi della motricità oculare e con atassia cerebellare. Istologicamente, esiste una degenerazione delle fibre nervose a livello della sostanza grigia del midollo e dei nuclei centrali (in particolare il nucleo gracile).

•    I segni oftalmologici

All'inizio, il danno retinico si manifesta con anomalie all'elettroretinogramma. In seguito si instaura una retinopatia pigmentaria.

Fisiopatologia - Epidemiologia

La carenza di vitamina E risulta da due fattori principali:

•    diminuzione degli apporti o delle riserve, eventualmente associata ad aumento del fabbisogno,

•    diminuzione dell'assorbimento.

■     Paesi in via di sviluppo

Nei paesi in via di sviluppo, la carenza di vitamina E si rileva sempre in un quadro di malnutrizione globale.

Nel kwashiorkor (malnutrizione proteica) il tasso di vitamina E è bassissimo ed i radicali liberi potrebbero svolgere un ruolo importante nella fisiopatologia della malattia.

In queste situazioni, la causa della carenza è un deficit cronico di apporto.

■  Paesi industrializzati

•    Le carenze con manifestazioni cliniche

Nei paesi industrializzati, le manifestazioni cliniche della carenza di vitamina E sono rare e si osservano soltanto in particolari situazioni: prematuri, patologia digestiva, malattie genetiche.

•    I prematuri

La carenza di vitamina E del prematuro è attribuita a diversi fattori. Infatti le riserve vitaminiche sono molto ridotte nel bambino (tanto più ridotte quanto più è piccolo) e, d'altra parte, la rapida crescita comporta un aumento del fabbisogno.

Tuttavia, la carenza di vitamina E non è il solo fattore responsabile dell'anemia emolitica del prematuro.

•    Le patologie digestive

Alcune affezioni comportano una diminuzione dell'assorbimento della vitamina E. Questo è il principale meccanismo di carenza osservato nei paesi industrializzati.

Le manifestazioni di carenza compaiono essenzialmente nel bambino, in quanto appaiono più rapidamente quando le riserve dell'organismo sono scarse.

Le anomalie delle vie biliari

L'ipoplasia delle vie biliari intraepatiche e l'atresia delle vie biliari extraepatiche sono anomalie congenite che comportano una carenza di assorbimento della vitamina E.

Quando sono compatibili con la vita, provocano molto rapidamente una sindrome neurodegenerativa (da 18 a 24 mesi).

La mucoviscidosi

L'insufficienza pancreatica esocrina provoca ancia'essa malassorbimento della vitamina E. Tuttavia, è meno grave e si manifesta quindi nel bambino più grandicello.

Nell'adulto la carenza è più rara e si crea molto più lentamente (10-20 anni):

La malattia di Crohn,

Le resezioni intestinali.

•    Le malattie genetiche U a-betalipoproteinemia

L'a-betalipoproteinemia è un'anomalia autosomica recessiva rara.

E' caratterizzata dall'assenza delTapoproteina necessaria per la formazione delle lipoproteine del gruppo beta e si evidenzia di conseguenza l'assenza totale di LDL, VLDL e chilomicroni nel plasma.

Comporta un grave deficit di vitamina E dovuto ad un difetto di assorbimento ed alla diminuzione dei vettori linfatici e plasmatici.

Si osservano alcune anomalie ematologiche nel periodo neonatale (acantocitosi e poichilocitosi) quindi una sindrome neurodegenerativa verso l'età di 5-10 anni;

Le anomalie del metabolismo della vitamina E

Esistono alcune segnalazioni di sindrome neurodegenerativa associata ad un grave deficit di vitamina E in pazienti che non presentano né difetto di apporto né malassorbimento né a-betalipoproteinemia.

Potrebbe quindi trattarsi di un difetto di assorbimento selettivo della vitamina E.

•    Carenze marginali

Accanto a carenze associate a manifestazioni cliniche, esistono situazioni in cui il liv'ello biochimico della vitamina E è basso.

•    La dialisi

Talvolta si evidenziano situazioni di anemia solo parzialmente corrette dalla somministrazione di vitamina E in quanto di origine plurifattoriale.

•    L'alcolismo

Il livello ematico di vitamina E è basso negli alcolisti particolarmente in alcuni quadri clinici:

La cirrosi: che comporta una diminuzione del trasportatore piasmatico (ipobeta-lipoproteinemia dovuta all'insufficienza epatica) in circa il 15% dei casi.

La pancreatite: che causa malassorbimento.

La sindrome di Zieve: questa sindrome comporta steatosi, iperlipemia e anemia emolitica. L'anemia emolitica può essere corretta con la somministrazione di vitamina E.

•    Le anemie emolitiche congenite Drepanocitosi, talassemia, deficit di G^PD

Si osserva talvolta un'ipovitaminosi E che potrebbe essere dovuta alTemolisi (aumento del consumo?).

La somministrazione di vitamina E ha dato alcuni risultati nella talassemia (diminuzione dell'emolisi) e nella drepanocitosi (diminuzione degli eritrociti falciformi).

I risulfati non sono costanti nel deficit di G6PDH

 

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Diagnosi di Carenza

La diagnosi di carenza di vitamina E può essere effettuata mediante dosaggi diretti e mediante test di esplorazione funzionale.

Dosaggi diretti

•    Dosaggi ematici

La misura del livello ematico della vitamina E si basa sul dosaggio dell'a-tocofe-rolo che è il derivato principale.

I    valori normali variano in funzione dell'età: sono da 7 a 15 mg/1 nell'adulto, ma quattro volte più bassi nel neonato.

II    tasso di tocoferolo piasmatico varia anche in funzione di quello dei lipidi totali: in caso di aumento o di diminuzione delle lipoproteine, il tocoferolo segue le stesse variazioni.

Si può quindi esprimere il risultato in funzione del tasso dei lipidi: il valore normale nell'adulto è superiore a 0,8 mg/g di lipidi (0,6 mg/g nel bambino). Tuttavia, questi dosaggi non danno una buona valutazione dello stato delle riserve cellulari.

•    Altri dosaggi

Sono possibili dosaggi tissutali partendo da biopsie del tessuto adiposo; questi dosaggi non vengono però utilizzati nella pratica corrente.

Esplorazioni funzionali

I test di eplorazione funzionale mettono in evidenza le conseguenze metaboliche dell'aumento della perossidazione dei lipidi dovuta alla carenza di vitamina E.

•    Emolisi mediante perossidazione in vitro

Questo test, il più utilizzato, si basa sulla misurazione deH'emolisi provocata in globuli rossi sottoposti all'azione di un agente ossidante. Questa è tanto più importante quanto più il soggetto è carente di vitamina E a causa della conseguente fragilità di membrana. Un valore di emolisi inferiore al 10% viene considerato normale.

1 risultati sono ben correlati a quelli del dosaggio piasmatico. Tuttavia, la carenza di vitamina E non è l'unico fattore di emolisi.

•    Altre esplorazioni

Altri esami sono stati messi a punto ma non vengono usati di routine:

-    liberazione di aldeidi (malondialdeide) da parte del globulo rosso,

-    aumento del tasso di pentano nell'aria espirata.

 

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Farmacologia

Proprietà farmacologiche

Le proprietà biochimiche della vitamina E ai quantitativi nutrizionali sono ben definite, mentre si conoscono meno bene i meccanismi della sua attività farmaco-logica specifica ai dosaggi terapeutici. In effetti, per la loro anzianità, le indicazioni corrispondenti non sempre hanno potuto essere confermate con sperimentazioni cliniche controllate.

Interazioni farmacologiche

Alcuni farmaci interferiscono con il metabolismo della vitamina E e provocano una riduzione del tasso piasmatico dell'alfa-tocoferolo: i contraccettivi orali, gli anticonvulsivanti, il fenobarbitale, la difenilidantoina, la carbamazepina.

Incidenti e complicanze

La vitamina E non è tossica. Sono state somministrate dosi elevate senza effetti secondari. I rari incidenti segnalati sono: un aumento della creatinuria, disturbi digestivi minori, un potenziamento dell’attività delle antivitamine K, calcificazioni nei punti di iniezione intramuscolare.

Nel prematuro con un peso inferiore a 1500 g, è stata osservata una maggiore incidenza dell'enterocolite ulceronecrosante dopo somministrazione di dosi elevate.

 

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Indicazioni e Controindicazioni

Indicazioni

■     Trattamento terapeutico

•    L'anemia emolitica del prematuro con bassi tassi plasmatici di vitamina E viene trattata con 10-20 mg/kg/giorno di acetato di dl-a-tocoferolo per via orale o intramuscolare.

•    Le manifestazioni neurologiche osservate nei malassorbimenti cronici (muco-viscidosi, colestasi, patologie intestinali, a-betalipoproteinemia) sono trattate con forti dosi di a-tocoferolo per via orale (da 50 a 200 mg/kg/giorno). In caso di fallimento, si useranno dosi minori per via intramuscolare (1-2 mg/kg/giorno).

■     Trattamento preventivo

La prevenzione della carenza si basa su un'alimentazione equilibrata che soddisfa facilmente i fabbisogni. Tuttavia, in alcune particolari situazioni è giustificato un trattamento preventivo.

•    La prematurità

La somministrazione sistematica di 10-20 mg/kg/giorno è raccomandata per il suo ruolo protettivo nei confronti delle lesioni dovute alTossigenoterapia: retino-patia, fibroplasia retrolenticolare, displasia broncopolmonare.

•    I malassorbimenti cronici

Mucoviscidosi, colestasi, patologia intestinale

E' indicata un'integrazione per via orale di 100-200 mg/giorno. In caso di cole-stasi cronica grave o di tenue corto, è necessario somministrare la vitamina E per via intramuscolare: 200 mg di acetato di dl-a-tocoferolo ogni quindici giorni.

A-betalipoproteinemia

Si usano forti dosi di dl-a-tocoferolo (100 mg/kg/giorno) per via orale in quanto solo una piccola quantità di vitamina E rimane assorbibile.

■     Altre indicazioni

La vitamina E è usata come trattamento coadiuvante di parecchie malattie.

•    L'arteriopatia degli arti inferiori

Nella claudicatio intennittens, alcuni studi hanno evidenziato che la somministrazione da 300 a 600 Ul/giorno per sei mesi migliora la vascolarizzazione ed aumenta il perimetro di cammino.

•    Le emolisi costituzionali

La somministrazione di 800-1.000 Ul/giorno determina un miglioramento dello stato biologico nella talassemia, nella drepanocitosi ed in modo più netto nel deficit di G(,PD e di glutatione-sintetasi.

• Le ipercolesterolemie

Alla dose di 500 mg/giorno, la vitamina E provoca una moderata riduzione del colesterolo LDL ed un moderato aumento del colesterolo HDL.

■  Usi abituali

La vitamina E è proposta:

-    nella malattia di Lapeyronie,

-    nell'incontinenza urinaria nella donna,

-    nella miopia evolutiva,

-    come coadiuvante del regime dietetico nei soggetti affetti da iperlipo-proteinemia che non giustificano un trattamento ipolipemizzante.

Controindicazioni

Non esistono controindicazioni assolute. Si eviteranno tuttavia dosi elevate (più di 700 mg/giorno) nei soggetti trattati con i farmaci antivitamina K.

 

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Ricerche attuali

La vitamina E è oggetto di numerosi studi epidemiologici che analizzano il rischio di incidenza di alcune malattie in funzione dello stato nutrizionale.

Vitamina E e patologie cardiovascolari

Diversi studi hanno dimostrato che i fattori di rischio classici non spiegano le notevoli variazioni di mortalità per insufficienza coronarica nei diversi paesi. Un recente studio, lo studio MONICA {MONltoring CArdiovascular disease) condotto sotto l'egida dell'OMS, mette in evidenza variazioni della mortalità coronarica che vanno sino ad un fattore 7 in quindici regioni europee.

Correlazione tra la mortalità coronarica ed I livelli plasmatici di vitamina E

I risultati dimostrano che la mortalità coronarica è debolmente correlata alla cole-sterolemia totale ed alla pressione arteriosa diastolica mentre esiste una correlazione inversa molto significativa con la concentrazione piasmatica di alfa-tocoferolo. L'azione favorevole della vitamina E è rafforzata dalla vitamina C.

Inoltre, uno studio realizzato in Scozia ha dimostrato che il rischio di angina è moltiplicato per 2,68 per il gruppo di pazienti con le concentrazioni ematiche di tocoferolo più basse rispetto al gruppo con le concentrazioni più alte.

Rischio di angina e concentrazione piasmatica di vitamina E

Il meccanismo con cui la vitamina E svolge un ruolo protettivo potrebbe essere legato alla sua azione antiossidante nei confronti delle lipoproteine a bassa densità (LDL).

In effetti, mentre l'LDL-colesterolo è metabolizzato dalle cellule, l'LDL-colesterolo ossidato non è riconosciuto dai recettori cellulari specifici e quindi non è più metabo-lizzabile. Viene allora fagocitato dal macrofago che si trasforma in cellula schiumosa. Questa si deposita sulla parete vascolare e partecipa alla formazione della placca ate-rosclerotica, fase iniziale della stenosi vascolare e quindi dei processi ischemici.

Meccanismo fisiopatologico dell’aterogenesi

Vitamina E e tumori

Diversi studi prospettici hanno analizzato le relazioni tra i tassi ematici di vitamina E ed il rischio di comparsa di neoplasie. Nella maggior parte degli studi, il tasso ematico delle persone colpite da tumore è inferiore a quello dei controlli. Per alcuni di questi, esiste una differenza statisticamente significativa.

D'altronde, tassi di vitamina E inferiori a t]uelli dei controlli, sono stati osservati in pazienti colpiti da lesioni precancerose dello stomaco, nonché in discendenti cfi pazienti colpiti da cancro al polmone.

Sono state fatte diverse ipotesi sul meccanismo di azione della vitamina E nella prevenzione dei tumori; inibizione della formazione di mutageni (nitrosamine), effetto antiossidante nei confronti dei radicali liberi assieme al betacarotene e alla vitamina C, stimolazione della risposta immunitaria, riparazione delle membrane e del DNA.

Sono in corso studi di intervento per valutare l'efficacia della supplementazione con vitamina E nella prevenzione di alcune neoplasie.

Altre vie di ricerca

• Vitamina E ed immunità

Studi epidemiologici retrospettivi hanno dimostrato che esiste una relazione tra tassi ematici elevati di vitamina E e minore incidenza delle infezioni. Sono in corso studi di supplementazione.

•Vitamina E e cataratta

Alcuni studi hanno dimostrato che esiste una correlazione tra tassi ematici di vitamina E elevati ed una minore incidenza di cataratta. D'altra parte, una supplementazione di 400 mg/giorno è stata correlata ad una riduzione del rischio di comparsa della cataratta.

La vitamina E potrebbe agire neutralizzando l'azione dei radicali liberi prodotti dai raggi luminosi.

•Vitamina E e morbo di Parkinson

Studi epidemiologici suggeriscono che apporti elevati di vitamina E siano correlati ad un minor rischio di comparsa del morbo di Parkinson. Inoltre, la progressione della malattia e la gravità dei sintomi sarebbero minori nei malati a cui viene somministrata una supplementazione di vitamina E,

 

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Conclusioni

La vitamina E è il principale antiossidante dell'organismo e svolge un ruolo in diversi fenomeni biologici a carico delle membrane cellulari.

Le manifestazioni cliniche carenziali sono rare e compaiono sempre in contesti molto particolari: prematuri, malassorbimento cronico.

Diversi studi epidemiologici tendono a dimostrare che gli stati di carenza marginali sono correlati ad un aumento del rischio di diverse affezioni, in particolare delle malattie cardiovascolari e di alcuni tumori.

Studi di intervento sono attualmente in corso per valutare l'efficacia di una supplementazione con vitamina E, da sola o associata alla vitamina C e/o al betacarotene.

 

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Ultimo Aggiornamento Pagina: 18/10/2016

 

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