Disturbi da abuso di psicofarmaci e droghe

A cura della Dr.ssa Rosaria Lullo
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INDICE

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Generalità

Oggigiorno la tossicodipendenza è un fenomeno diffusissimo a livello mondiale, a partire dagli anni sessanta centrato solo in America Latina, per poi espandersi nei continenti restanti. Infatti la produzione e il commercio delle droghe si sono di gran lunga estesi a causa della criminalità, quindi la tossicodipendenza non è solo un problema sanitario ma è anche un problema sociopolitico.

Il trattamento delle tossicomanie è di carattere multidisciplinare, ossia: medico-sanitario, socio-riabilitativo e psicoterapico.

Il paziente, oltre alla dipendenza da sostanze psicoattive, riporta numerose patologie scaturite dall’abuso delle droghe definiti come: “disturbi indotti da sostanze”, e sono psicosomatiche: epatiti, malattie cardiovascolari, disturbi respiratori, carenze nutrizionali, disturbi digestivi, disturbi urinari, disfunzioni sessuali, patologie del cavo orale, calo delle difese immunitarie, disturbi bipolari, crisi depressive, disturbi deliranti, disturbi d’ansia, allucinazioni che colpiscono i cinque sensi, pseudo allucinazioni (udire le voci provenienti dalla propria mente), disorientamento spazio-temporale, fobie, disturbo da panico, disturbi della condotta, disturbi dell’alimentazione, disturbi di adattamento, disturbi del sonno, ecc.

 

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Classificazione delle sostanze psicoattive

Il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali quarta edizione) inserisce le sostanze psicoattive nell’asse I (rientrano i disturbi clinici e le altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica).

Le troviamo qui elencate:

In seguito si focalizzerà sulla nosografia di ciascuna sostanza psicoattiva e sugli effetti pericolosi e nocivi che essi procurano sul piano PNEI (psico – neuro – endocrino - immunologico).

 

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Oppioidi

Gli oppioidi od “oppiacei” sono delle sostanze vegetali includenti: l’oppio, la morfina, la codeina, le sostanze semisintetiche (eroina) e le sostanze sintetiche (metadone), che vengono ricavate dagli estratti della pianta papaver sonniferum o “papavero dell’oppio”. Tali sostanze li troviamo sotto forma di polvere (ingerita, sniffata o fumata) e di pasticche, e fungono sia da antidolorifici (per sedare i dolori accentuati) che da rimedi psicologici per gestire i comportamenti aggressivi e gli impulsi sessuali.

Sin dalla sua prima assunzione si riscontra un’eccitabilità del SNC - Sistema Nervoso Centrale – accompagnata da fasi alternate di iperattività e di spossatezza. A livello organico l’abuso può provocare disturbi gastrointestinali e cardiovascolari.

I soggetti che abusano di oppiacei risultano incapaci a ridurre o a cessare l’assunzione di eroina o di morfina, che se assunti quotidianamente  causeranno uno stato critico di intossicazione con periodi di sovradosaggio a causa dell’assuefazione, e con compromissione del normale funzionamento sociale, scolastico, familiare, lavorativo e in tante altre aree importanti.

La necessità di drogarsi dipende dalla ricerca della felicità, dal momento che il tossicomane risulta estremamente fragile psicologicamente non è in grado di controllare l’ansia, lo stress e le angosce da solo.

L’oppiaceo funge anche da meccanismo di difesa dai traumi infantili.

Il maggiore pericolo è la morte per “overdose” che sopraggiunge in seguito alla progressiva riduzione della tolleranza agli oppioidi con il ricorso ad una dose identica a quella assunta durante il periodo di tolleranza.

I tossicodipendenti da oppiacei sono tipicamente i consumatori di strada che odiano la vita collettiva, e la maggior parte di essi respingono ogni tipo di intervento terapeutico e riabilitativo. Molti soggetti riescono a mantenere l’occupazione lavorativa  senza andare incontro a problemi giudiziari.

I soggetti solitari eroinomani presentano delle psicopatologie come la schizofrenia, che complicano la diagnosi

La nosografia clinica ha creato  tre gruppi di tossicodipendenti eroinomani:

- Tossicodipendenti “reattivi”: abuso sin dall’adolescenza affiancato ai disturbi di personalità;

- Tossicodipendenti “auto terapici”: i soggetti si rifugiano nella sostanza (che ha un effetto antidepressivo, neurolettico e tranquillante) per essere guariti da psicopatologie preesistenti;

- Tossicodipendenti “metabolici”: si necessita di un trattamento farmacologico con supporto psicosociale in vista di una disintossicazione ritardata.

Allo stato attuale non esiste uno specifico approccio terapeutico per gli eroinomani. Gli ambienti di cura sono le cliniche, le comunità terapeutiche e gli ambulatori della ASL (SerT – Servizio per le Tossicodipendenze).

E’ indispensabile l’intervento da parte del personale medico e psicologo nei gruppi di auto - aiuto presso le comunità terapeutiche.

Esistono differenti modalità di trattamento e di prevenzione:

In Italia, molti pazienti vengono ricoverati presso i centri di disintossicazione, mentre, i pazienti affetti da gravi alterazioni mentali vengono inseriti nelle comunità terapeutiche.

 

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Alcool

L’alcolismo o “Etilismo” è una sindrome psicopatologica che scaturisce in seguito all’assunzione permanente di bevande alcoliche.

L’abuso di alcol procura un incrementato rischio di commettere azioni illecite molto gravi per se stessi e per la società.

L’alcolismo colpisce e affligge prevalentemente i pazienti di sesso femminile, sviluppando dei disturbi organici e psicopatologici nel giro di breve tempo, e molto più gravi rispetto ai pazienti di sesso maschile.  

Le psicopatologie che colpiscono gli etilisti sono: psicosi deliranti, stati confusionali, schizofrenia, crisi depressive, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbo da panico, disturbi del sonno, disturbi della condotta alimentare e disturbo post-traumatico da stress.

Tale sindrome psicopatologica causa una grave compromissione del normale funzionamento sociale, familiare, lavorativo e in tante altre aree importanti della vita quotidiana.

L’abuso di alcol provoca una desensibilizzazione e riduzione dei recettori nervosi sensoriali.

Il trattamento dell’etilismo è multifocale:

Tutti i trattamenti sono finalizzati ad aiutare gli etilisti a conservare la sobrietà.

 

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Tabacco

Il tabacco o la “nicotina” è una droga ricreativa estratta dalle foglie della pianta  coltivata nelle Americhe, chiamata: “Nicotiana”e viene venduto sottoforma di sigarette e sigari. Dalle Americhe la produzione, il commercio e il consumo di tabacco si è sparso in tutto il mondo nel giro di pochi anni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che l’assunzione prolungata di tabacco nel tempo genera una dipendenza da nicotina chiamata: “Tabagismo”. Il tabagismo è uno delle cause di tumore bronchiale/polmonare e di decesso nel mondo.

Il fumatore incallito è invitato a sottoporsi ciclicamente ai controlli medici e psichiatrici sottoponendosi ai vari esami psicologici e pneumologici (la spirometria, controlli con il saturimetro -per valutare il livello di saturazione di ossigeno-,ecc), con lo scopo di eseguire un’accurata anamnesi. Tali accertamenti sono utili per definire il trattamento ideale per la disintossicazione da nicotina.

Esistono tre tipi di trattamento:

L’astinenza da tabacco è portatrice di psicopatologie: disturbi d’ansia, disturbi del sonno e crisi depressive che vanno affrontati per evitare recidive.

 

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Caffeina

La caffeina è una sostanza psicotropa ricavata dagli estratti vegetali della pianta del caffè ed è la più diffusa e la più consumata a livello mondiale. Trattasi di una sostanza eccitante per il nostro sistema nervoso centrale, e viene assunta nei casi di: sonnolenza, stanchezza, debolezza muscolare e ipotensione.

Circa il novanta per cento della popolazione consuma caffeina quotidianamente e più volte al dì.

Si badi bene che la caffeina va assunta saltuariamente, e dosi elevate e prolungate nel tempo possono sviluppare numerosi disturbi: stati ansiosi, irritabilità caratteriale, agitazione psicomotoria, disturbi del sonno, cefalee, pressione arteriosa alta, disturbi cardiovascolari e cardiocircolatori, ipertermia, disturbi digestivi, ecc.

Nella fase di digestione la caffeina viene assorbita nel tratto epigastrico e nel tratto iniziale dell’intestino tenue dopo circa un’ora dall’assunzione.

Bere più di quattro tazze al dì per tempi prolungati causa una sindrome psicopatologica chiamata: “caffeinismo”, e in tali casi si consiglia il ricovero.

I dati statistici riportano anche i decessi da caffeinismo.

 

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Cocaina

La cocaina è una sostanza psicotropa scoperta nel 1860, viene estratta dalle foglie della coca coltivata in America Latina da millenni, e usata per sedare la stanchezza e le forme depressive.

La cocaina si presenta sottoforma di polvere che viene sniffata, fumata o iniettata (con un effetto rapido ma a breve termine).

Gli effetti della sostanza psicoattiva sono eccitatori (agitazione psicomotoria, insonnia) e inibitori (perdita di appetito e spossatezza), ed è spesso assunta per potenziare le prestazioni sessuali. Gli effetti durano circa un’ora, si rivelano dopo 5 min quando la cocaina viene sniffata ed entro pochi secondi se iniettata endovena o fumata. Essa influisce negativamente sulle facoltà cognitive: memoria, attenzione, percezione, linguaggio, problem solving, ...

Il cocainomane è spesso vulnerabile, nervoso, agitato, soffre di deliri e di allucinazioni. Pertanto, l’overdose da cocaina scatena disturbi cardiovascolari (aritmie e infarti), disturbi respiratori, disturbi d’ansia, disforia, disturbi da panico, fobie, allucinazioni visive ed uditive, schizofrenia, disturbi affettivi e della personalità. Tanti soggetti assumono la cocaina pur sapendo che proveranno tali malesseri.

La sostanza viene consumata in vari paesi del mondo, particolarmente da atleti, studenti e professionisti.

L’euforia provata la prima volta viene difficilmente riprovata nel corso dell’esperienza di tossicodipendenza.

La tensione emotiva provata dal cocainomane viene sedata con l’assunzione di bevande alcoliche, benzodiazepam e oppioidi.

Dato che la cocaina ha un effetto a breve termine, nella maggior parte dei casi di intossicazione acuta il paziente si sottopone all’osservazione del medico con un quadro clinico completo.

L’intervento è di tipo sintomatico e va innanzitutto indagata l’eventuale presenza di comorbilità psichiatriche che favoriscono la ricerca della sostanza.

 

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Cannabinoidi

I cannabinoidi si ottengono dalle foglie essic­cate e dai fiori della pianta Cannabis sativa o “canapa indiana”. I fiori della pianta sono rivestiti da una resina da cui si ricavano due droghe diffusissime e pericolosissime: la  marijuana e l’hashish. Il principio attivo contenuto in queste sostanze è il THC( tetra-idro-cannabinolo). I cannabinoidi vengono fumati (spinello o canna) o ingeriti.

Mediante il fumo si incrementano le percezioni extrasensoriali, migliorano le relazioni sociali e aumenta il numero di rapporti sessuali non protetti con gli sconosciuti.

Una canna corrisponde a quattro sigarette e procura stati di euforia, relax, aumento dell’energia fisica e stati di piacere puro. La sensazione di piacere puro viene provato solo le prime volte, con l’abuso tale sensazione non viene più provata a causa dell’assuefazione, e si è costretti ad aumentare le dosi per riprovare quelle medesime sensazioni.

Dosi eccessive produ­cono disturbi psicosomatici, disturbi della personalità, psicosi, disturbi d’ansia, disturbi respiratori, tremori, diaforesi, vomito, insonnia, attacchi di panico, crisi di pianto, depressione, amnesia, deficit attentivi e del pensiero, depressione, distacco dall’Io, anedonia, allucinazioni visive e uditive .

La terapia è mirata ad una educazione della condotta del tossicomane.

Egli viene sottoposto a terapie familiari, di gruppo e di auto aiuto, con lo scopo di prevenire eventuali ricadute.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Melbourne, ha condotto numerosi  studi sperimentali per indagare sugli effettivi danni cerebrali che la marijuana produce sugli individui, e i risultati hanno dimostrato che: il volume dell’area ippocampale (sede della memoria) si riduce del 13%, mentre il volume dell’amigdala (sede delle emozioni) si riduce dell’8% rispetto a coloro che non hanno mai assunto marijuana in vita loro.

 

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Allucinogeni

Gli allucinogeni o psichedelici comprendono numerose sostanze vegetali ed oltre cento sostanze sintetiche (indolamine e fenilalchilamine).

Tra le indolamine, le più note sono psilocibina, riconosciuta in più di 100 funghi e, la dietilamide dell’acido lisergico (LSD). La più comune fenilalchilamina è l’MDMA, ossia EXTACY, dagli anni ’80 consumata nelle discoteche.

Gli allucinogeni producono effetti molto soggettivi; essi causano dei viaggi psichedelici con depersonalizzazione e derealizzazione, generando un disorientamento spazio-temporale; dopo 15min di euforia iniziale si prova un intenso malessere psichico caratterizzato da: attacchi di panico, midriasi, tachicardia, allucinazioni, calo dell’autostima, bizzarria, ansia e psicosi acute.

In Amazzonia vengono assunti gli allucinogeni a scopi spirituali e tera­peutici. Tali so­stanze venivano somministrati, un tempo, agli alcolisti, ne­vrotici ed ossessivo - compulsivi, si pensava a quei tempi che le controindicazioni di tali sostanze fossero scarse.

Gli psichedelici vengono assunti per via orale, o miscelati con altre sostanze, sottoforma di pillole o sciolti su una carta assorbente, che viene poi succhiata. L’effetto termina entro le 24 ore.

L’abuso di allu­cinogeni avviene nei soggetti che soffrono di gravi disturbi di personalità.

I tossicomani vengono se­guiti in un luogo confortevole stimolando attività fisica e la respirazione. Lo stesso trattamento viene rivolto anche a coloro che sono in “stato confusionale” sotto effetto dei psichedelici.

Essi vanno tenuti sotto osservazione da parenti e infermieri per le scarse capacità di giudizio, e il ricovero ospedaliero deve essere duraturo fino alla completa scomparsa degli effetti procurati dall’allucinogeno.

 

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Amfetamine

Le amfetamine o le amine-simpatico-mimetiche, consistono in psicostimolanti usati prima degli anni ’50 per favorire le prestazioni intellettive, attentive, mnesiche (usate dai soldati in guerra, dai professionisti e dagli studenti per migliorare il profitto scolastico) e per la cura della depressione prima della comparsa degli antidepressivi.

Esse sono definite “designer drugs”, e tra gli anni ’80 e ’90 sono aumentati i consumatori di tali sostanze, quali: la metilen­diossimetamfetamina (extasy ) e la metamfetamina solfato (crank).

Le amfetamine vengono spacciati nei paesi occidentali, in particolare tra i  teenagers nelle discoteche, nei rave parties e quando si ascolta la techno e hard music.

Si spacciano sotto forma di pasticche.

L’uso di tali sostanze accresce l’energia fisica, migliora i rapporti sociali, i rapporti sessuali non protetti con gli sconosciuti e favorisce l’eloquenza. L’effetto di tali sostanze dura poche ore, si manifestano a distanza di 40min, raggiungendo l’apice dopo un’ora.

Con l’abuso compaiono gli ef­fetti indesiderati delle amfetamine, come: deperimento, depressione, aritmia cardiaca, ipertermia (aumento della temperatura), disidra­tazione, bocca asciutta, midriasi, formicolio, agitazione psicomotoria, stati paranoici, perdita dell’appetito, anoressia, insonnia, letargia, iperfagia, anedonia, di­sforia, attacchi di panico, ansia, depressione, atti di auto ed etero aggressività, diaforesi, ipertensione, tachi­cardia, svenimenti, crampi e allucinazioni visive.

Non ci sono specifiche terapie per il trattamento dell’abuso e della dipendenza da amfetamine. Fondamentale è seguire i pazienti, maggiormente quando i di­sturbi dell’umore si fanno più consistenti, perché in questi casi il rischio di togliersi la vita è molto elevato.

 

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Sostanze volatili

Le sostanze volatili o “inalanti” consistono in sostanze psicoattive che includono gran parte dei prodotti disponibili in commercio (solventi, benzine, vernici e collanti). Le modalità di assunzione sono svariate: applicazione di un batuffolo di cotone imbevuto di sostanza sulla lingua o nelle narici, o mediante aerosol.

I volatili sono economicamente accessibili e si possono acquistare legalmente.

I minorenni abusano di inalanti (persino i bambini under 10) che in seguito passano all’uso di droghe pesanti. Il consumo avviene nelle comitive, e ciò che spinge un adolescente a fare uso di tali sostanze è il suo contesto familiare di appartenenza, in particolare esiste una correlazione tra l’alcolismo dei genitori e l’uso dei volatili dei figli.

Le basse e le medie dosi scatenano i seguenti “benefici” (dalla durata di circa tre quarti d’ora): euforia, benessere, coraggio, spavalderia, aumento dell’umore, ma allo stesso tempo rende iperattivi, irritabili e nervosi.

Se le dosi aumentano, aumenteranno di conseguenza gli effetti collaterali. Essi sono numerosi e coinvolgono la psiche e il corpo, trattasi di: attacchi di panico, psicosi, allucina­zioni uditive, visive e cinestesiche, vertigini, disorientamento spazio-temporale, cefalee, tremori, spasmi gastrici, disturbi respiratori, disturbi cardiovascolari,...

Le crisi di astinenza si affacciano dopo cinque giorni dalla sospensione degli inalanti e si presentano attraverso l’insonnia, le sudorazioni intense e il vomito. L’abuso può risultare fatale e la morte sopraggiunge per soffocamento o  per asfissia.

Pertanto, le sostanze inalanti danneggiano le aree cerebrali cogni­tive (causando lievi deterioramenti e/o demenze), motori, visive e uditive.

In genere i soggetti non vengono ricoverati e non seguono un preciso trattamento terapeutico per problemi legati all’abuso e all’overdose da sostanze volatili.

 

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Psicofarmaci

I tranquillanti, gli ipnoinducenti  e gli anticonvulsivanti rispecchiano una categoria di medicinali prescritti dai medici di base, dagli psichiatri e dai neurologi.

Tali farmaci sono mirati a sedare: algie, spasmi muscolari, disturbi d’ansia, turbe mentali e traumi psichici, ma allo stesso tempo servono per ridurre le crisi di astinenza da droghe e per la disintossicazione e per la prevenzione da eventuali ricadute. Gli psicofarmaci citati agiscono sul sistema nervoso centrale e fungono da ansiolitici, miorilassanti (rilassano la muscolatura), combattono l’insonnia e l’epilessia.

In questo contesto è bene chiarire la distinzione tra i barbiturici e le benzodiazepine, che spesse volte si corre l’errore di considerarli identici, ma non è così perché sono farmaci differenti tra loro.

I BARBITURICI sono dei tranquillanti – ipnoinducenti. Trattasi di farmaci difficili da gestire e da monitorare incidendo notevolmente sulle attività del SNC e sistema nervoso autonomo. Oggi vengono impiegati per il trattamento delle convulsioni e nell’anestesia chirurgica.

Le BENZODIAZEPINE sono i tranquillanti – ipnoinducenti - anticonvulsivanti più prescritti ai giorni nostri, con i quali si giunge facilmente all’assuefazione.

Viene controindicata la guida di automobili e tante altre attività che richiedono l’uso della vigilanza.

Le modalità d’uso di tali farmaci avvengono per via orale, iniettata o supposte.

Esse agiscono sul Sistema Nervoso Centrale. L’astinenza da benzodiazepine provoca: disturbi dell’umore, ansia, rabbia, impulsività, crisi depressive, amnesia, ideazione suicidaria, che si uniscono ai sintomi neurovegetativi, come: vertigini, cefalee, nausea, miastenia, disturbi gastrici, perdita dell’appetito, tachicardia, ecc. L’uso prolungato di tali farmaci porta alla dipendenza fisica. Il livello di dipendenza fisica dipende dalla dose e dalla durata della terapia. I pazienti che soffrono di crisi di astinenza, hanno fatto uso di alprazolam, lorazepam e trizolam, e la maggior parte dei pazienti sono alcolisti.

La dipendenza psicologica dal farmaco si può sviluppare rapidamente, manifestandosi attraverso vari sintomi, tipo: disturbi del sonno, incubi notturni con risvegli frequenti, tensione nelle prime ore del mattino.

Il trattamento dall’intossicazione consiste in un’accurata anamnesi medico-psichiatrica del paziente, valutando a fondo l’affidabilità del paziente nel seguire le dovute direttive per la riduzione dei farmaci. E’ necessario che il paziente durante il suo ricovero ospedaliero venga sottoposto a monitoraggio, e che abbia un supporto medico e familiare.

 

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Cocktail pericolosi

L’uso contemporaneo di farmaci e di sostanze stupefacenti è dannoso per la nostra salute, in particolare per il cervello (assorbe le proprietà del farmaco o della sostanza e rivela i loro effetti nocivi) e per il fegato (scompone le proprietà delle sostanze per distribuirle in tutto l’organismo). Il nostro organismo non sa discernere il medicinale dalla droga.

Illustriamo le interazioni pericolose degli psicofarmaci con le varie droghe:

 

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Doppia diagnosi

Nel campo della tossicodipendenza emerge il concetto clinico di “doppia diagnosi”, che non si tratta della presenza di due apparati psichici in uno stesso soggetto, ma trattasi di una compresenza contemporanea di una tossicomania e di una psicopatologia. Qualora in un paziente venisse diagnosticata una dipendenza da cannabis associata a bipolarismo o una dipendenza da etanolo con disturbi deliranti, e tanti altri casi clinici simili dimostreranno che il paziente non riporta una singola diagnosi (come accade usualmente), ma bensì una doppia diagnosi.

E’ bene sottolineare che la relazione medico – paziente nel trattamento delle tossicomanie può essere condivisa o autistica: la relazione è condivisa qualora il paziente rispettasse la terapia dettata dal medico nei tempi e nei dosaggi di assunzione del/i farmaco/i, invece, la relazione è autistica se il paziente non rispetta i dosaggi prescritti dallo specialista ma agisce di sua spontanea volontà, abusando (fare di testa propria!).

 

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Bibliografia

A cura di V. Andreoli, G.B. Cassano, R. Rossi, DSM IV TR – MANUALE DIAGNOSTICO E STATISTICO DEI DI­STURBI MENTALI, Edizioni MASSON, quarta edizione italiana;

E. Bignanimi, S. Garau, M. Cortese, S. Sansebastiano, DIPEN­DENZE DA SOSTANZE E PATOLOGIA PSI­CHIATRICA – PERCORSI DI RICERCA SULLA CO­MORBILITA’, Editea;

L. Cancrini, S. Garozzo, A PROPOSITO DI TOSSICOMA­NIE DA COCAINA: studio clinico di un grave disturbo nar­cisistico di personalità, Quaderni di Saman, Il pensiero Scientifico Editore, 2003;

V. Manna, DIPENDENZE PATOLOGICHE DA SOSTANZE E DEPRESSIONE: VERSO TRATTAMENTO INTEGRATO MULTIMODALE, Minerva Psichiatrica, 2003.

 

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BIBLIOGRAFIA

A cura di V. Andreoli, G.B. Cassano, R. Rossi, DSM IV TR – MANUALE DIAGNOSTICO E STATISTICO DEI DI­STURBI MENTALI, Edizioni MASSON, quarta edizione italiana;

E. Bignanimi, S. Garau, M. Cortese, S. Sansebastiano, DIPEN­DENZE DA SOSTANZE E PATOLOGIA PSI­CHIATRICA – PERCORSI DI RICERCA SULLA CO­MORBILITA’, Editea;

L. Cancrini, S. Garozzo, A PROPOSITO DI TOSSICOMA­NIE DA COCAINA: studio clinico di un grave disturbo nar­cisistico di personalità, Quaderni di Saman, Il pensiero Scientifico Editore, 2003;

V. Manna, DIPENDENZE PATOLOGICHE DA SOSTANZE E DEPRESSIONE: VERSO TRATTAMENTO INTEGRATO MULTIMODALE, Minerva Psichiatrica, 2003.

 

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Ultimo Aggiornamento Pagina: 20/07/2016

 

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