I Disturbi della Coscienza e del Pensiero

A cura della Dr.ssa Rosaria Lullo
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INDICE

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Psicopatologia della coscienza

La coscienza è una capacità psichica e cognitiva molto articolata e consiste nello stato di consapevolezza di se stessi, del mondo soggettivo (delle proprie azioni, delle proprie emozioni e del proprio fisico) e del mondo oggettivo (comprende tutto ciò che accade intorno a noi e che è presente nell’ambiente circostante).

Lo stato di coscienza interagisce con alcune facoltà cognitive attivate costantemente dall’uomo, e che in assenza della coscienza tali facoltà sarebbero inibite, e coinvolgono: l’attenzione, la vigilanza, la memoria, l’affettività, il decision making, il problem solving, la sensazione, la percezione, l’apprendimento e l’orientamento spazio-temporale.

Tutte le facoltà psichiche menzionate esigono dello stato di consapevolezza del soggetto per poter essere attivate ed essere operative.

Il campo della coscienza può apparire talvolta disorganizzato, necessitando di una vera e propria coerenza di fondo che ci permetta di separare il sogno dalla realtà, tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che è soggettivo e ciò che è oggettivo. Anche i sogni possono rientrare nel nostro campo cosciente, anche se i contenuti dell’attività onirica (dei sogni) appartengono al nostro inconscio, spesse volte sogniamo ciò che viviamo nella nostra realtà, in stato di veglia e di consapevolezza.

L’autocoscienza, invece, è un processo psichico che ci permette di concentrarci su noi stessi, sul nostro modo di essere, sulla nostra interiorità, sulle nostre aspettative e sulla nostra sorte.

La scienza psicopatologica raggruppa i disturbi della coscienza in tre macrocategorie:

 

 

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Disturbi quantitativi della coscienza

I disturbi quantitativi della coscienza si distinguono in:

L’aumento dello stato cosciente si verifica nei tossicodipendenti, nei pazienti affetti da bipolarismo, da allucinazioni, dai disturbi senso-percettivi, nelle condizioni di arousal, di ipervigilanza, di ragionamento, di rievocazione, durante il processo di apprendimento, di acquisizione e di immagazzinamento degli stimoli esterni.

La riduzione dello stato di coscienza si manifesta nelle seguenti situazioni cliniche:

 

 

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Disturbi qualitativi della coscienza

Nella presente categoria appartengono i seguenti stati patologici:

 

 

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Disturbi della coscienza soggettiva o del Sé

I disturbi della coscienza soggettiva o del Sé vengono definiti sotto il nome di “depersonalizzazione”, ossia distacco della coscienza dalla propria identità, dal proprio corpo e dalla realtà esterna.

Esistono tre tipi di depersonalizzazione:

La depersonalizzazione presenta tre fattori eziologici:

 

 

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Psicopatologia del pensiero

Il pensiero è una facoltà cognitiva che mediante i processi mentali di corporazione e di cooperazione degli input captati dalla realtà esterna, ci consente di analizzare ciò che viviamo e di esprimere le nostre idee e i nostri giudizi al riguardo. Cosi come la coscienza, anche il pensiero interagisce con numerose facoltà psichiche, in cui senza di esso tali facoltà psichiche sarebbero limitate, e comprendono: l’intelligenza, la memoria, la fantasia, l’immaginazione, il ragionamento deduttivo ed induttivo, l’ideazione, il linguaggio e la capacità di critica e di giudizio.

Il linguaggio rappresenta la facoltà cognitiva che viene attivata “per ultimo”, dopo aver formulato nella nostra mente (mediante l’intelligenza, la memoria, la fantasia, l’immaginazione, il ragionamento deduttivo ed induttivo, l’ideazione, la capacità di critica e di giudizio) i pensieri, noi li comunichiamo verbalmente e li condividiamo con la società in cui siamo inseriti.

La scienza psicopatologica raggruppa i disturbi del pensiero in due macrocategorie:

 

 

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Disturbi della forma del pensiero

Nella presente categoria relativa ai disturbi formali del pensiero sono inclusi i seguenti stati patologici:

 

 

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Disturbi del contenuto del pensiero

I disturbi del contenuto del pensiero si distinguono in:

I deliranti riportano in forma abnorme le loro percezioni, capacità sensoriali, affettive ed emotive che caratterizzano la personalità. Essi sono caparbi, ingestibili, intrattabili e difficili da curarli perché difficilmente si fidano degli altri, non seguono mai i consigli altrui, ma si fidano solo di sé stessi e adorano vivere nel loro mondo in cui non c’è spazio per nessuno ma solo per loro.

Pertanto, Jaspers separava i deliri primari (tipici della schizofrenia) dai deliri secondari (si presentano in comorbidità con le psicopatologie passate o presenti, possono essere provocati da eventi traumatici e da specifiche condizioni ambientali). Lo studioso sottolineava che se i disturbi della coscienza e del pensiero fossero correlati alle esperienze vissute, è segno clinico di una psicosi schizofrenica e non di un semplice delirio. Una forma di delirio primario molto noto è il “Wahnstimmung”. Il wahnstimmung è un’esperienza delirante straordinaria ed inspiegabile che lascia un pregnante segno emotivo anche agli specialisti che trattano questi casi clinici. Il paziente convive con la malattia con profonda ansia, angoscia, sconcerto, paura ed inquietudine. Lo stato d’animo provato è profondamente turbato e scosso.

 

 

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Interventi terapeutici

I trattamenti ideali da rivolgere ai pazienti affetti dai disturbi della coscienza e del pensiero sono i seguenti:

Si consiglia di affiancare la psicoterapia alla farmacoterapia per poter dominare al meglio i sintomi.

Il compito dello specialista (psichiatra e psicoterapeuta) è quello di aiutare a trattenere l’angoscia del paziente mediante l’attuazione di strategie di coping che prevedono lo svolgimento di attività di training delle funzioni senso-percettive e cognitive compromesse dai disturbi della coscienza e del pensiero.

 

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BIBLIOGRAFIA

 

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Ultimo Aggiornamento Pagina: 11/08/2016

 

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