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Sindrome delle Apnee Notturne (OSAS)

a cura della



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Diagnosi

Eiste una profonda relazione fra sonno e respiro: il sonno modifica il modo di respirare ed eventuali alterazioni a carico del sistema respirtorio possono determinare la comparsa di disturbi del sonno.

Durante il sonno infatti si verificano delle modificazioni importanti quali:

I criteri diagnostici sono tuttora oggetto di discussione.
La valutazione iniziale dei problemi del sonno comincia con un colloquio medico-paziente con un'approfondita raccolta anamnestica ed un esame obiettivo; la probabiltà che un soggetto sonnolento di giorno con BMI>35 con un collo largo (>43 nell'uomo, >41 nella donna) con una storia di roncopatie, apnee documentate e sonno poco ristoratore abbia una OSAS è elevata.
Tra i sintomi presi in considerazione la roncopatia è quello più importante poichè quasi sempre presente anche in soggetti con apnee di moderata entità (AHI < 5); segue la sonnolenza diurna, mentre una maggior capacità predittiva è associata all'obesità espressa in indice di massa corporea (BMI), Il rapporto vita/fianchi (WHR) e la circonferenza del collo.

Al momento non esistono criteri capaci di prevedere la probabilità diagnostica dell'OSAS, sulla base della storia clinica e dell'esame obiettivo: inoltre esiste l'eventualità che l'obiettività di molti pazienti risulti totalmente negativa senza poter escludere l'esistenza di una "sleep apnea".
Tuttavia il sospetto clinico impone l'esecuzione immediata di indagini diagnostiche delle quali la più importante è la polisonnografia (PSG) che consiste nella valutazione di diverse variabili fisiologiche durante il sonno; la struttura base di una PSG completa è standardizzata e comprende il monitoraggio continuo dei movimenti oculari, i canali elettroencefalografici, i parametri respiratori comprendendo movimenti toracici, addominali e il flusso aereo, l'elettrocardiogramma, l'elettromiografia del muscolo sottomentoniero e del muscolo tibiale anteriore per i movimenti delle gambe.
La PSG che si estenda per tutta la notte permette di quantificare accuratamente il sonno e di caratterizzarne completamente gli stadi, determinando la presenza di alterazioni dell'architettura del sonno, anomalie cardio-polmonari, attività motoria correlata al sonno e altri disturbi ad esso legati.
Quindi L'EEG, insieme all'EOG e all'EMG rappresentano i tre paramentri della registrazione polisonnografica e sono in grado di riconoscere i vari stadi del sonno.
Il monitoraggio respiratorio è affidato al respirogramma oro-nasale, alla valutazione della sincronia toraco-addominale e alla SO2.
Ad essi possono essere aggunte altre variabili come l'ECG, l'elettromiografia del muscolo tibiale anteriore (che registra i movimenti del sonno), la posizione corporea, la pressione sistemica, i rumori respiratori, il ph esofageo, la pressione delle vie aeree, la PaO2 e la PaCo2.
Se la metodica di monitoraggio del sonno è quindi ampiamente standardizzata, non si può dire altretanto per quella del respiro: per riconoscere le turbe ventilatorie notturne i sistemi adottati sia di tipo quantitativo che semiquantitativo devono poter rilevare sia gli sforzi respiratori che il flusso aereo.
Tali metodiche sono:

 

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Pagina aggiornata il: 25/06/2014