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Sindrome delle Apnee Notturne (OSAS)

a cura della



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Terapia

Il trattamento dell'OSAS si avvale di numerose opzioni terapeutiche. Il trattamento cardine rimane tuttavia il supporto ventilatorio a pressione positiva (CPAP), la terapia chirurgica continua a fornire dati contrastanti e soprattutto non ha ancora identificato criteri predittivi dell'esito dell'intervento nè prodotto dati univoci sulla sua reale efficacia a lungo termine.
CPAP: La pressione positiva erogata consente di prevenire il collasso delle vie aeree extratoraciche e allo stesso tempo stabilizzare le pareti faringee mettendo a riposo la muscolatura deficitaria mantenendo così pervie le vie aeree che tendono a collassare e per anomalie morfologiche e durante le ore notturne. Inoltre se tarata in modo adeguato fa scomparire la vibrazione delle vie aeree eliminando anche il russamento.
La giusta titolazione è garanzia di una adeguata risposta clinica con conseguente scomparsa delle apnee, ipopnee dei RERA e del russamento. La pressione terapeutica dovrebbe controllare gli eventi in ogni fase, sonno profondo e REM, se tuttavia quest'ultima non viene registrata dalla polisonnografia di titolazione si rischia una sottostima della taratura, quindi la giusta dose individuata con l'incremento progressivo della pressione dovrebbe eliminare la limitazione del flusso aereo.

Questo può essere valutato in modo diretto con un trasduttore messo sulla maschera nasale o indirettamente con la sincronizzazione dei movimenti di torace e addome, valutati con sensori affidabili.
Tutto ciò può essere effettuato anche con autoCPAP che da sola incrementa o decrementa la pressione terapeutica a seconda delle resistenze offerte dalle vie aeree o extra aeree extratoraciche.
Gli effetti della CPAP sono valutabili e su parametri polisonnografici e sulla vigilanza diurna. I primi infatti risultano normalizzati, l'architettura del sonno recupera una normale ciclicità e scompaiono le desaturazioni associate agli eventi ventilatori, cessano i bruschi incrementi della pressione e i microrisvegli.
Già dopo la prima notte il paziente dovrebbe riferire un miglioramento soggettivo con sonnolenza che tende a scomparire nell'arco della prima settimana.
La normalizzazione del ritmo circadiano che si ottiene consente inoltre di risolvere le bradi-tachiaritmie cicliche e i bruschi incrementi pressori in corrispondenza degli aurousal.
In alcuni pazienti che presentano di base un certo grado di ipossia ed ipercapnia si assiste a una modificaizone del "drive" respiratorio in poche settimane, l'ormone della crescita (GH) ripristina il suo normale ciclo notturno, la scompara della nicturia è riferita dal paziente già dalla prima notte di trattamento, e anche in pazienti che soffrono di MGRE si è visto un netto miglioramento dei sintomi.
L'aderenza al trattamento varia da paziente a paziente come è noto che quelli che rinunciano sono i pazienti che hanno uno scarso beneficio in confronto al disturbo apportato dall'interfaccia.

 

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Pagina aggiornata il: 25/06/2014