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IPERTENSIONE ARTERIOSA

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Alfa- e beta-bloccanti

Il labetalolo, un bloccante dei recettori alfa e beta, viene raccomandato sia come monoterapia che in associazione con altri farmaci, quali i diuretici ed i vasodilatatori diretti.

Con un dosaggio di 200-1000 mg die (suddiviso in due somministrazioni) il labetalolo fornisce un adeguato controllo pressorio nell'arco delle 24 ore.

Contrariamente agli altri beta-bloccanti, il labetalolo è risultato efficace anche negli afro-americani e nei soggetti anziani.

Gli effetti collaterali sono simili a quelli dei beta-bloccanti; ad alte dosi, possono comparire gli effetti collaterali tipici degli alfa-bloccanti, come l'ipotensione ortostatica o la congestione della mucosa nasale.

Antiadrenergici ad azione centrale

Gli antiadrenergici ad azione centrale (alfa-agonisti centrali) diminuiscono la pressione arteriosa sistemica inibendo l'attività simpatica a livello del sistema cardiovascolare.

Fanno parte di questa classe la metildopa, la clonidina, la guanfacina ed il guanabez; tutti questi farmaci presentano gli stessi effetti emodinamici, terapeutici e i medesimi effetti collaterali.

L'azione antiipertensiva si accompagna ad una modesta riduzione della frequenza cardiaca e della portata cardiaca.

Vengono normalmente utilizzati per il trattamento dell'ipertensione non complicata, in monoterapia o in associazione ad altri farmaci, come i diuretici.

Gli effetti collaterali riflettono la loro azione centrale e comprendono sedazione, secchezza delle fauci, riduzione della vigilanza e disfunzione sessuale.

L'improvvisa interruzione del trattamento (specie con la clonidina) può causare crisi ipertensive come fenomeno di rebound.

La terapia con metildopa è stata associata alla comparsa di fenomeni autoimmuni.

 

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Pagina aggiornata il: 04/07/2014