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IPERTENSIONE ARTERIOSA

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IPERTENSIONE ARTERIOSA SECONDARIA

L'ipertensione secondaria è molto meno frequente rispetto all'ipertensione essenziale: solamente il 5% dei casi di ipertensione arteriosa, ma il riconoscimento delle cause è di estrema importanza per la prognosi ed il trattamento del singolo paziente.

Le forme più comuni di ipertensione secondaria sono quelle nefrovascolari e corticosurrenali (feocromocitoma e iperaldosteronismo primario o Sindrome di Conn).

Vista la sua bassa incidenza e dato l'alto costo dell'iter diagnostico, vi è stato un ampio dibattito sull'atteggiamento più o meno aggressivo che i medici dovrebbero assumere nella ricerca eziologica. Un'anamnesi accurata, l'esame obiettivo ed una rapida valutazione strumentale sono spesso sufficienti ad indirizzarci verso ulteriori approfondimenti diagnostici.

Le malattie renali parenchimali e l'ipertensione nefrovascolare sono due frequenti cause di ipertensione secondaria; l'iperaldosteronismo primario ed il feocromocitoma rappresentano cause importanti, ma rare.

Malattie renali parenchimali

L'ipertensione arteriosa è frequente nei pazienti con malattie renale. Nell'insufficienza renale acuta, la causa principale risiede nell'espansione del volume extracellulare, perciò la riduzione della volemia in genere normalizza i valori pressori e l'ipertensione migliora o scompare con il recupero della funzione renale. Poiché in questi casi l'incremento della pressione arteriosa è un fenomeno transitorio, la terapia ha lo scopo di evitare le sue complicanze.

L'ipertensione arteriosa è ugualmente frequente nei pazienti con malattia renale cronica; rispetto all'ipertensione essenziale, ha una maggiore tendenza alla progressione verso forme accelerate o maligne, per qualsiasi livello di valori iniziali.

Le patologie renali rappresentano un fattore di rischio per gli eventi cardiovascolari, l'ipertrofia cardiaca e per l'ulteriore progressione della patologia renale: perciò in questi casi il trattamento antiipertensivo deve essere aggressivo.

La strategia terapeutica generale non differisce significativamente da quella dell'ipertensione essenziale; tuttavia poiché queste forme sono caratterizzate da un incremento della volemia, la terapia diuretica ha un ruolo di estrema importanza.

Quasi tutti i pazienti che presentano una malattia renale in fase avanzata, hanno elevati valori pressori ed è stato dimostrato che un accurato controllo della pressione arteriosa ritarda significativamente la progressione della malattia renale.

 

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Pagina aggiornata il: 04/07/2014