Dismorfismo corporeo: l’ossessione per i difetti estetici

Il DSM-IV-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder Text Revision) inserisce tra i Disturbi Mentali Somatoformi: il “Disturbo da Dismorfismo Corporeo” (l’acronimo è: DDC).

La caratteristica principe del Dismorfismo Corporeo è l’ossessiva preoccupazione per un difetto estetico che può essere immaginario o reale (in questi casi viene ingigantito) e viene diagnosticato nel 20% della popolazione occidentale che si rivolge ad un chirurgo estetico, colpendo prevalentemente le donne.

Tali preoccupazioni che riguardano specifiche aree del corpo (seno piccolo, naso storto, brutta pelle, cosce gonfie, ecc) sono tormentose, opprimenti e difficili da dominare.

Nei pazienti affetti da Dismorfismo Corporeo, sono presenti alcuni comportamenti tipici, come: guardarsi assiduamente allo specchio, curare eccessivamente il proprio corpo, chiedere opinioni agli altri circa il proprio “difetto”, paragonarsi agli altri, camuffarsi, avere deliri di riferimento, tentare di evitare le superfici riflettenti e di nascondere le presunte deformazioni fisiche con il trucco e con l’abbigliamento.

Essi possono anche vergognarsi della loro ossessione, cercando di non rivelarla a nessuno per non essere interrogati e non far sorgere critiche e curiosità da parte della gente.

Il DDC provoca un disagio o una menomazione significativa nel normale funzionamento sociale, familiare, scolastico, lavorativo e in tante altre aree importanti.

Dismorfismo Corporeo: etiologia

Le cause del Dismorfismo Corporeo sono tuttora sconosciute. I pazienti con disturbo da dismorfismo corporeo possono riportare significative conseguenze culturali e sociali a causa dell’importanza attribuita a determinati stereotipi di bellezza che vengono enfatizzati nei paesi occidentali economicamente avanzati.

Il decorso e il mantenimento di tale disturbo sono favoriti da una personalità con tratti ossessivi, schizoidi, narcisistici, borderline e dalla cultura di appartenenza.

Gli studi di neuro immagine hanno rilevato anomalie in alcune aree cerebrali sedi della memoria di lavoro, e difetti di trasmissione sinaptica tra queste aree e la corteccia prefrontale.

Il DDC ha un’origine genetica, e in questi casi il disturbo di dismorfismo corporeo colpisce più membri della medesima famiglia.

Oltre alla base genetica, un importante fattore di rischio per il Dismorfismo Corporeo è l’età di esordio, coinvolgendo un gran numero di ragazze adolescenti, che subiscono una totale metamorfosi del proprio aspetto, della propria identità, del proprio IO e del proprio carattere; rapportandosi con il gruppo dei pari vanno incontro allo sviluppo di un profondo disagio emotivo e fisiologico, a tal punto da generare una vera e propria psicopatologia.

Inoltre, i fattori scatenanti del DDC in giovane età sono:

  • gli abusi sessuali;
  • le violenze subite in tenera età;
  • i forti traumi psicologici dell’infanzia;
  • le delusioni sentimentali adolescenziali.

Conseguenze

Come già preannunciato, il disturbo da dimorfismo corporeo provoca un disagio significativo o una menomazione nel normale funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Circa un terzo dei soggetti non esce da casa per il terrore di essere ridicolizzati e giudicati a causa del proprio fisico “deformato”, e circa un quinto dei pazienti soffre di autolesionismo e tenta il suicidio. Quindi, ciò sta a dimostrare che il DDC reca gravi danni psicologici, morali, sociali ed esistenziali sul soggetto.

Il disturbo venne studiato e definito per la prima volta con il termine: “Dismorfofobia” (paura del proprio corpo), più di un secolo fa, da un noto psichiatra tedesco Emil Kraepelin (1856-1926), che lo considerava una nevrosi compulsiva, e dallo psicopedagogista e filosofo svizzero Pierre Janet (1896-1980), che lo definì con la seguente dicitura di: “Obsession de la honte du corp” (ossessione per la vergogna del corpo).

I dati ISTAT dimostrano che l’età di esordio è tra i 15 e i 20 anni; il disturbo di dismorfismo corporeo comunemente coesiste con altri disturbi psichici. Uno studio sperimentale ha rilevato che il 95% dei pazienti con disturbo di dimorfismo corporeo aveva manifestato un “Episodio Depressivo Maggiore” durante il corso della vita; il 65% circa aveva presentato un “Disturbo d’Ansia o dell’umore” e il 40% un “Disturbo Psicotico”.

Diagnosi

I criteri diagnostici DSM IV-TR per il disturbo di dismorfismo corporeo consistono nella presenza di preoccupazione per un difetto immaginario dell’aspetto o un’eccessiva esaltazione di un difetto lieve, causando un significativo disagio emotivo sul normale funzionamento nelle aree più importanti della vita di tutti giorni.

Per eseguire una corretta diagnosi è opportuno raccogliere tutti i dati relativi alla storia clinica del paziente (anamnesi), della storia clinica famigliare (l’anamnesi famigliare è utile per valutare se il DDC è ereditario) e l’utilizzo dei test proiettivi di personalità.

Come già riferito, è frequente l’associazione con i disturbi depressivi e d’ansia, e i soggetti possono anche riportare tratti tipici di un “Disturbo Ossessivo Compulsivo”, “Schizoide” e “Narcisistico di Personalità”.

Pertanto, l’alterata visione dell’immagine corporea si verifica anche nell’ ”Anoressia Nervosa” e nei “Disturbi dell’Identità di Genere”.

Risulta comunque difficile fare diagnosi se il difetto corporeo percepito dal soggetto abbia un’intensità delirante, in questi casi la diagnosi certa è quella di Disturbo Delirante, di tipo somatico. Altre ipotesi diagnostiche sono i “Disturbi Depressivi”, il “Disturbo Ossessivo – Compulsivo” e la “Schizofrenia”.

Nel disturbo narcisistico di personalità, la preoccupazione riguardo una parte del corpo è minore, mentre, nei disturbi depressivi, nei disturbi bipolari, nella schizofrenia e nel disturbo ossessivo – compulsivo, gli altri sintomi di queste patologie, solitamente, emergono in poco tempo, anche quando il sintomo iniziale è caratterizzato da un’ossessiva attenzione nei confronti di una specifica parte del corpo.

Comorbidità

Nel considerare altre patologie psichiatriche che vengono diagnosticate nei pazienti affetti da DDC, è fondamentale lo studio eseguito da Napoleon, che ha ritrovato fra i disturbi della personalità coinvolti, quello narcisistico, borderline e ossessivo – compulsivo.

  • I pazienti con il disturbo narcisistico di personalità si rivolgono alla chirurgia plastica per raggiungere una bellezza ideale o per recuperare la bellezza perduta con l’avanzare dell’età;
  • I pazienti con il disturbo borderline hanno la tendenza a separare le parti del proprio corpo in buone e cattive, per poi affidare al chirurgo plastico il compito di eliminare le parti cattive;
  • I pazienti con il disturbo ossessivo-compulsivo, coerentemente con il loro ossessivo perfezionismo, ricercano l’intervento in modo da poter avere un corpo perfetto.

Per quanto riguarda il rischio di suicidio tra i pazienti che soffrono di depressione, i dati statistici riportano un rischio di suicidio più alto del 50% rispetto alla popolazione generale.

Dalla letteratura scientifica emerge che è sconsigliato e pericoloso ricorrere alla chirurgia estetica per i pazienti affetti da “Disturbo Borderline di Personalità”, poiché spesso richiedono un rinnovo totale del proprio aspetto, il che evidenzia anche la presenza di un DDC, per i pazienti con un “Disturbo Narcisistico” e “Ossessivo- compulsivo di Personalità”, date le loro aspettative surreali rispetto al risultato, saranno insoddisfatti del risultato raggiunto dall’intervento estetico.

Alla luce di questi esiti psicologici, alcuni dei pazienti insoddisfatti dell’esito raggiunto, in fase post-operatoria potrebbero ingigantire i loro sintomi per richiedere al chirurgo un risarcimento dei danni.

Una grande percentuale di pazienti richiede interventi estetici, anche invasivi, con lo scopo e con la speranza di risolvere un problema di autostima e di demotivazione di natura psicologica. Pertanto, il chirurgo plastico deve essere sempre in guardia con tali tipologie di pazienti e deve dimostrarsi prudente e diligente nell’evitare di eseguire su di loro ogni procedura invasiva, poiché, essi saranno sempre insoddisfatti dal momento che i loro desideri saranno irraggiungibili, e quindi non esauditi.

Alla luce di ciò, i ricercatori sono concordi nel sostenere che il trattamento di un disturbo mentale del paziente (come il disturbo da dimorfismo corporeo) che si rivolge alla chirurgia estetica debba avere l’assoluta precedenza, rispetto all’intervento meramente estetico (correttivo); ma la conclusione principale, alla luce delle conseguenze psicologiche, è la necessità di introdurre lo screening pre-operatorio come primo passo da compiere nella chirurgia in questione per indagare a fondo sulle reali motivazioni del paziente, ed escludere coloro che a causa del loro status psicologico non trarrebbero alcun beneficio dall’operazione.

Le ricerche condotte da Napoleon e coll., evidenziano che il 10% della popolazione che si rivolge a tale chirurgia presenta un “Disturbo Borderline di Personalità” connessa a DDC;  mentre il 5% riporta un “Disturbo Ossessivo Compulsivo”. Questi dati dimostrano quanto sia importante la correlazione tra psichiatria e chirurgia plastica.

Concludendo, ritengo che sia importante considerare bene le motivazioni che spingono l’individuo a ricorrere all’intervento, in quanto è necessario distinguere: le richieste “sane”, per le quali l’intervento è consigliato e può portare la persona ad una maggior sicurezza in se stessa e nei confronti del mondo circostante, dalle richieste “malate” che nascondono psicopatologie per le quali il trattamento necessario è solo di tipo psicoterapeutico e/o psichiatrico e non chirurgico.

Terapia

I pazienti con disturbo da dismorfismo corporeo ottengono risultati vani se tentano di correggere i loro presunti difetti estetici ricorrendo ad interventi chirurgici e dermatologici.

E’ stato riportato che i farmaci triciclici, gli inibitori delle monoaminoossidasi e la pimozide possano essere efficaci nei singoli casi, e un più consistente gruppo di dati indica che i farmaci serotoninergici, come la clorimipramina e la fluoxetina, sono efficaci nel ridurre i sintomi nel 50% dei casi, e ciò lo dimostrano gli studi scientifici.

In tutti i pazienti con un coesistente disturbo psichico, o anche in assenza di ciò, il DDC andrebbe trattato con la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Non è noto quanto debba essere prolungata la terapia quando i sintomi del disturbo di dismorfismo corporeo hanno avuto una remissione clinica.

Anche se nella letteratura scientifica si sostiene che la farmacoterapia sia meno efficace nel trattamento del DDC, e va anche sottolineato che con gli anni il disturbo tende ad attenuarsi.

Il trattamento ideale consiste nella somministrazione di antidepressivi serotoninergici in associazione con pimozide.

Il lavoro psicoanalitico, qualora il paziente decidesse di seguire tale percorso, risulta efficace e può aprire nuovi orizzonti, procedendo con la rimozione della sfiducia, della paura, della demotivazione, del calo dell’autostima e della frustrazione che caratterizzano il vissuto psico-emotivo dell’analizzando.

 

 

BIBLIOGRAFIA

– G. B. Cassano, Manuale di psichiatria, UTET Ed., «Collana: Varia Medicina», 1994;

– V. Andreoli., G. B Cassano., R. Rossi, DSM-IV-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text revision ICD-10/ICD-9-CM. Classificazione parallela, Elsevier Ed., «Collana: Classificazioni DSM/ICD», 2007;

– D. Dettore, I disturbi dell’immagine corporea. Diagnosi e Trattamento, «Collana: ePOD», 2009.

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