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La scelta del dosaggio di Clenil (50, 100 o 250 microgrammi) genera spesso dubbi tra genitori, pazienti e talvolta anche tra operatori sanitari non specialisti. Capire perché esistono diversi dosaggi e per quali profili di pazienti sono pensati aiuta a vivere la terapia con maggiore consapevolezza e a dialogare meglio con il medico.
In questa guida analizziamo in modo sistematico come funziona Clenil, quali formulazioni risultano più adatte nei bambini piccoli e negli adulti con asma di diversa gravità, perché i dosaggi più alti non sono indicati in pediatria e come si ragiona sull’aggiustamento della dose nel tempo. Le informazioni sono generali e non sostituiscono in alcun modo la valutazione personalizzata del medico o del pediatra.
Come funziona Clenil e perché esistono diversi dosaggi
Clenil è un medicinale a base di beclometasone dipropionato, un corticosteroide inalatorio (ICS) utilizzato come terapia di fondo dell’asma bronchiale e, in alcune formulazioni, di altre patologie infiammatorie delle vie aeree. Il suo obiettivo principale non è “aprire” rapidamente i bronchi, come fanno i broncodilatatori al bisogno, ma ridurre l’infiammazione cronica che rende i bronchi iperreattivi e facilmente soggetti a broncospasmo. In pratica, Clenil contribuisce a diminuire la frequenza e l’intensità delle crisi asmatiche, migliorando il controllo dei sintomi nel lungo periodo e riducendo il rischio di riacutizzazioni.
Il beclometasone agisce localmente sulla mucosa bronchiale: una volta inalato, si lega ai recettori dei glucocorticoidi nelle cellule delle vie aeree e modula l’espressione di numerosi mediatori dell’infiammazione. Questo porta a una riduzione dell’edema (gonfiore) della parete bronchiale, della produzione di muco denso e dell’infiltrato di cellule infiammatorie come eosinofili e linfociti. Il risultato clinico, se la terapia è assunta con regolarità e con tecnica corretta, è un respiro più stabile, meno tosse notturna e minore necessità di farmaci al bisogno. Per approfondire indicazioni e modalità d’uso è utile consultare una scheda completa su a cosa serve e come si usa Clenil.
Esistono diversi dosaggi di Clenil (ad esempio 50, 100 e 250 microgrammi per erogazione) perché le necessità terapeutiche non sono uguali per tutti. Le linee guida internazionali sull’asma distinguono, per i corticosteroidi inalatori, dosi giornaliere “basse”, “medie” e “alte”, che variano in base all’età (bambino, adolescente, adulto), alla gravità dell’asma e alla risposta individuale. A parità di dose totale giornaliera, il medico può scegliere se utilizzare più erogazioni di un dosaggio basso o meno erogazioni di un dosaggio più alto, tenendo conto anche della praticità, dell’aderenza e della tollerabilità.
Un altro motivo per cui esistono diversi dosaggi è la possibilità di adattare la terapia nel tempo. L’asma è una malattia variabile: in alcuni periodi (per esempio durante la stagione dei pollini o in presenza di infezioni respiratorie ricorrenti) può richiedere un controllo più intenso, mentre in fasi di stabilità prolungata la dose può essere gradualmente ridotta. Disporre di più concentrazioni di beclometasone permette al medico di “titolare” la terapia, cioè di trovare la dose minima efficace che mantenga un buon controllo dei sintomi con il minor rischio possibile di effetti collaterali sistemici.
Infine, i diversi dosaggi si integrano con le varie formulazioni (spray predosato, sospensione per aerosol, eventualmente associazioni con broncodilatatori a lunga durata d’azione). Ogni combinazione dose–formulazione ha un profilo di impiego preferenziale: alcune sono più adatte ai bambini piccoli che usano il distanziatore o il nebulizzatore, altre agli adulti che necessitano di un dosaggio medio-alto o di una terapia combinata. La scelta non è mai casuale, ma deriva da una valutazione complessiva che include età, quadro clinico, comorbilità e capacità di usare correttamente il dispositivo inalatorio.
Clenil nei bambini piccoli: quali formulazioni sono più adatte
Nei bambini piccoli, in particolare sotto i 5–6 anni, la gestione dell’asma e delle forme di broncospasmo ricorrente richiede attenzioni specifiche. La capacità di coordinare inspirazione e attivazione dello spray è limitata, per cui spesso si preferiscono formulazioni che consentano un’erogazione più “passiva”, come la sospensione per aerosol tramite nebulizzatore o lo spray predosato utilizzato sempre con camera distanziatrice e, nei più piccoli, con mascherina facciale. In questa fascia d’età, i dosaggi di Clenil più bassi (come 50 o 100 microgrammi per erogazione) sono in genere quelli di riferimento, perché permettono di costruire la dose giornaliera totale con maggiore flessibilità.
Il pediatra valuta non solo la gravità dei sintomi, ma anche la frequenza degli episodi, la presenza di fattori scatenanti (allergie, infezioni virali, esposizione al fumo passivo) e l’impatto sulla qualità di vita del bambino e della famiglia. In molti casi, si inizia con una dose considerata “bassa” per l’età e il peso, monitorando nel tempo la risposta clinica. Se il controllo non è soddisfacente, la dose può essere aumentata gradualmente, sempre rimanendo entro i limiti di sicurezza indicati nelle schede tecniche e nelle linee guida pediatriche. Per un inquadramento più specifico sull’uso pediatrico è utile consultare contenuti dedicati a a cosa serve il Clenil per i bambini.
La tecnica inalatoria è un elemento cruciale: anche il dosaggio più appropriato può risultare inefficace se il farmaco non raggiunge correttamente le vie aeree. Per questo, nei bambini piccoli si insiste sull’uso del distanziatore, che riduce la deposizione del farmaco in bocca e in gola e migliora la quota che arriva ai bronchi. I genitori devono essere istruiti su come posizionare la mascherina, quanto tempo far respirare il bambino dopo l’erogazione e come pulire correttamente il dispositivo. Una tecnica scorretta può simulare un “sottodosaggio” e indurre aumenti di dose non necessari.
Un altro aspetto importante è il bilancio rischio–beneficio. I corticosteroidi inalatori, se usati a dosi medio-alte e per periodi prolungati, possono teoricamente influenzare la crescita lineare del bambino, anche se il rischio è generalmente basso e controbilanciato dal beneficio di un buon controllo dell’asma. Per questo, nei bambini piccoli si tende a utilizzare la dose minima efficace, rivalutando periodicamente la necessità di proseguire, aumentare o ridurre la terapia. Il pediatra può anche decidere di modulare la dose in base alla stagionalità, intensificando il trattamento nei periodi di maggior rischio e riducendolo quando i sintomi sono assenti o molto lievi.
Infine, è fondamentale distinguere tra uso regolare di Clenil come terapia di fondo e uso “a cicli” in occasione di episodi ricorrenti di broncospasmo virale. In alcune situazioni, soprattutto nei bambini in età prescolare con wheezing episodico, il pediatra può impostare schemi di trattamento limitati nel tempo. Anche in questi casi, la scelta del dosaggio (50 vs 100 microgrammi) e della formulazione dipende da età, peso, frequenza degli episodi e storia clinica. L’autogestione senza indicazioni precise del pediatra è sconsigliata, perché può portare sia a sottotrattamento sia a un uso eccessivo e non necessario di corticosteroidi.
Clenil negli adulti con asma lieve, moderata o grave
Negli adulti, la scelta tra Clenil 50, 100 e 250 microgrammi si inserisce nel contesto degli “step” terapeutici dell’asma. Le linee guida distinguono l’asma lieve, moderata e grave in base alla frequenza dei sintomi diurni e notturni, all’uso del broncodilatatore al bisogno, alla limitazione delle attività e alla funzione respiratoria misurata con spirometria. In un adulto con asma lieve ben controllata, può essere sufficiente una dose giornaliera totale di beclometasone considerata “bassa”, ottenuta ad esempio con poche erogazioni di Clenil 50 o 100 microgrammi, secondo lo schema stabilito dal medico.
Quando l’asma è moderata o quando il controllo con una dose bassa non è soddisfacente, il medico può decidere di aumentare la dose totale giornaliera, passando a un dosaggio “medio”. In questa fase, l’uso di Clenil 100 o 250 microgrammi per erogazione può rendere più semplice raggiungere la dose desiderata con un numero contenuto di puff, migliorando l’aderenza. È importante sottolineare che l’aumento di dose non deve essere deciso autonomamente dal paziente: prima di modificare la terapia, il medico valuta se il problema è davvero un sottodosaggio o piuttosto una scarsa aderenza, una tecnica inalatoria scorretta o la presenza di fattori scatenanti non controllati.
Negli adulti con asma grave o con frequenti riacutizzazioni, spesso non è sufficiente aumentare il dosaggio di Clenil come monoterapia. In questi casi, le linee guida raccomandano di associare un broncodilatatore a lunga durata d’azione (LABA) in un unico inalatore combinato, mantenendo comunque la componente corticosteroidea. Clenil, nelle sue formulazioni a base di solo beclometasone, può rimanere parte del percorso terapeutico, ma la gestione diventa più complessa e richiede il coinvolgimento di uno specialista in pneumologia o allergologia. L’obiettivo resta sempre quello di ottenere il miglior controllo possibile con la dose minima efficace di corticosteroide inalatorio.
Un elemento spesso sottovalutato è la variabilità individuale nella risposta ai corticosteroidi inalatori. Due adulti con asma di gravità simile possono richiedere dosi diverse di Clenil per ottenere lo stesso livello di controllo. Fattori genetici, comorbilità (come rinosinusite cronica, obesità, reflusso gastroesofageo), esposizioni ambientali e aderenza alla terapia influenzano la risposta. Per questo, il medico non si limita a seguire tabelle standard, ma osserva nel tempo l’andamento dei sintomi, l’uso del broncodilatatore al bisogno e i risultati della spirometria, adattando la dose di Clenil e, se necessario, integrando con altre terapie inalatorie.
Infine, negli adulti è fondamentale distinguere tra sintomi asmatici mal controllati per sottodosaggio di corticosteroide e sintomi dovuti a un’altra patologia respiratoria, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) o l’asma-BPCO overlap. In questi casi, la strategia terapeutica cambia e può includere combinazioni diverse di farmaci inalatori. Anche per questo motivo, un peggioramento dei sintomi non dovrebbe mai essere gestito solo aumentando autonomamente il numero di puff di Clenil: è sempre necessaria una rivalutazione clinica per chiarire la diagnosi e ridefinire il piano terapeutico.
Perché Clenil 250 mcg non è adatto all’uso pediatrico
Clenil 250 microgrammi per erogazione rappresenta un dosaggio elevato di beclometasone per singolo puff e, per questo, non è in genere utilizzato in età pediatrica. Nei bambini, soprattutto sotto i 12 anni, le dosi giornaliere raccomandate di corticosteroidi inalatori sono sensibilmente inferiori rispetto agli adulti, proprio per ridurre il rischio di effetti sistemici. Utilizzare un dosaggio così alto per singola erogazione renderebbe più difficile modulare la dose con precisione e aumenterebbe il rischio di superare i limiti di sicurezza, soprattutto se la tecnica inalatoria non è perfetta o se si sommano altre fonti di corticosteroidi (per esempio cicli orali per riacutizzazioni).
Un altro motivo riguarda la possibilità di effetti collaterali locali e sistemici. A dosi elevate e per periodi prolungati, i corticosteroidi inalatori possono aumentare il rischio di candidosi orale (mughetto), raucedine, irritazione faringea e, in rari casi, influenzare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Nei bambini, l’attenzione è particolarmente alta anche per il potenziale impatto sulla crescita staturale. Sebbene il rischio assoluto sia basso e il beneficio di un buon controllo dell’asma superi di norma i possibili effetti negativi, l’uso di dosaggi molto alti come 250 microgrammi per puff non è giustificato nella pratica pediatrica di routine.
Le linee guida pediatriche e le schede tecniche dei farmaci indicano chiaramente i range di dose giornaliera di beclometasone considerati “bassi”, “medi” e “alti” per le diverse fasce d’età. Per rimanere entro questi range in un bambino, è molto più pratico e sicuro utilizzare formulazioni da 50 o 100 microgrammi, che consentono di costruire la dose totale con più flessibilità. In questo modo, il pediatra può aumentare o ridurre gradualmente la dose in base alla risposta clinica, senza salti troppo bruschi e mantenendo un margine di sicurezza più ampio.
Va anche considerato l’aspetto educativo e di aderenza. Nei bambini, la terapia inalatoria è spesso gestita dai genitori, che devono comprendere bene il significato del numero di puff e del dosaggio per erogazione. L’uso di un dosaggio molto alto come 250 microgrammi può generare confusione e timori, oppure, al contrario, indurre un falso senso di sicurezza (“basta un solo puff”) che non sempre corrisponde alla strategia terapeutica più appropriata. Mantenere schemi più “modulari” con dosaggi più bassi facilita la comunicazione tra pediatra e famiglia e riduce il rischio di errori.
In sintesi, Clenil 250 microgrammi è pensato per esigenze terapeutiche tipicamente adulte, in contesti di asma che richiedono dosi medio-alte di corticosteroide inalatorio. Nei bambini, l’obiettivo è sempre quello di ottenere il miglior controllo possibile dei sintomi con la dose minima efficace, utilizzando formulazioni e dosaggi che permettano una titolazione fine e un monitoraggio attento degli eventuali effetti collaterali. Qualsiasi deviazione da questo principio dovrebbe essere valutata solo in ambito specialistico e in situazioni cliniche particolari, non nella pratica quotidiana.
Come si aggiusta la dose nel tempo e quando ridurla
L’aggiustamento della dose di Clenil nel tempo segue il principio della “titolazione alla dose minima efficace”. Dopo l’avvio della terapia, il medico valuta il controllo dell’asma su un periodo di settimane o mesi, considerando sintomi diurni e notturni, uso del broncodilatatore al bisogno, limitazioni nelle attività e, quando possibile, i risultati della spirometria. Se il controllo è insufficiente nonostante una buona aderenza e una tecnica inalatoria corretta, la dose giornaliera di beclometasone può essere aumentata, passando da un livello basso a uno medio, o da medio ad alto, sempre entro i limiti raccomandati per età.
Al contrario, quando l’asma è ben controllata per un periodo prolungato (ad esempio diversi mesi senza riacutizzazioni, con sintomi minimi e funzione respiratoria stabile), le linee guida suggeriscono di considerare una riduzione graduale della dose di corticosteroide inalatorio. Questo “step-down” ha l’obiettivo di limitare l’esposizione a lungo termine ai corticosteroidi, mantenendo comunque un buon controllo. La riduzione non avviene mai in modo brusco, ma per piccoli passi: per esempio, passando da un dosaggio giornaliero medio a uno basso, o riducendo il numero di erogazioni giornaliere di Clenil 50 o 100 microgrammi, secondo uno schema concordato con il medico.
È importante sottolineare che l’aggiustamento della dose non si basa solo sui sintomi riferiti dal paziente, ma anche su fattori come l’aderenza alla terapia, la presenza di comorbilità e l’esposizione a fattori scatenanti. Un paziente che dimentica spesso le dosi o utilizza lo spray con tecnica scorretta può sembrare “sottodosato”, ma in realtà il problema è l’effettiva quantità di farmaco che raggiunge i bronchi. In questi casi, prima di aumentare la dose di Clenil, il medico lavora su educazione, correzione della tecnica e strategie per migliorare la regolarità dell’assunzione. Per comprendere meglio come si ragiona sul numero di erogazioni giornaliere può essere utile una guida su quanti puff al giorno di Clenil.
La riduzione della dose richiede un monitoraggio attento. Dopo ogni step-down, il paziente deve osservare con cura l’andamento dei sintomi e riferire tempestivamente eventuali peggioramenti: aumento della tosse, del respiro sibilante, del bisogno di broncodilatatore al bisogno o comparsa di limitazioni nelle attività quotidiane. In caso di peggioramento, il medico può decidere di tornare al dosaggio precedente o di rivalutare l’intero piano terapeutico. L’obiettivo non è “togliere il farmaco a tutti i costi”, ma trovare il punto di equilibrio tra controllo dell’asma e minima esposizione necessaria al corticosteroide.
Infine, l’aggiustamento della dose può essere influenzato da cambiamenti nella vita del paziente: variazioni di peso, gravidanza, cambi di ambiente lavorativo o domestico, introduzione di nuovi farmaci che possono interagire con la terapia inalatoria. Tutti questi elementi vanno discussi con il medico, che può decidere di modificare temporaneamente o stabilmente il dosaggio di Clenil. L’autogestione, con aumenti o riduzioni arbitrarie della dose, è sconsigliata perché può portare sia a un controllo insufficiente dell’asma sia a un’esposizione inutile a dosi più alte di corticosteroide.
Segnali che indicano un dosaggio inadeguato
Riconoscere i segnali di un dosaggio inadeguato di Clenil è fondamentale per intervenire tempestivamente e prevenire complicanze. Un dosaggio troppo basso o una terapia non sufficientemente intensa si manifestano spesso con sintomi di asma mal controllata: tosse frequente (soprattutto notturna o al risveglio), respiro sibilante, senso di costrizione toracica, fiato corto durante sforzi che prima erano ben tollerati. Un altro indicatore importante è l’uso frequente del broncodilatatore al bisogno: se il paziente deve ricorrervi più volte alla settimana, o addirittura ogni giorno, è probabile che la terapia di fondo con Clenil non sia adeguata in termini di dose o di schema.
Le riacutizzazioni rappresentano un segnale ancora più chiaro di controllo insufficiente. Se il paziente, adulto o bambino, presenta episodi ricorrenti che richiedono visite urgenti, cicli di corticosteroidi orali o addirittura ricoveri, è necessario rivalutare in profondità la terapia. In questi casi, il problema può essere un dosaggio di Clenil troppo basso rispetto alla gravità dell’asma, ma anche una mancata aderenza, una tecnica inalatoria scorretta o la presenza di fattori scatenanti non gestiti (allergeni, fumo, inquinanti). Il medico, dopo un’analisi accurata, può decidere di aumentare la dose, cambiare formulazione o associare altri farmaci inalatori.
Anche un dosaggio eccessivo può dare segnali specifici. A livello locale, l’uso di dosi elevate di beclometasone può causare raucedine, irritazione della gola, tosse immediatamente dopo l’inalazione e comparsa di candidosi orale (mughetto), riconoscibile per la presenza di placche biancastre in bocca e sulla lingua. Questi effetti sono più probabili se il paziente non sciacqua la bocca dopo l’uso dello spray o dell’aerosol. A livello sistemico, soprattutto con dosi medio-alte prolungate, possono comparire segni più sfumati, come facilità alle infezioni o, nei bambini, un rallentamento della crescita che richiede monitoraggio pediatrico.
Un altro segnale di dosaggio non ottimale, spesso trascurato, è la percezione soggettiva del paziente. Alcune persone riferiscono di “non sentire alcun beneficio” nonostante assumano Clenil regolarmente: in questi casi, il medico deve verificare se la dose è adeguata, se la diagnosi di asma è corretta o se coesistono altre condizioni (come ansia, decondizionamento fisico, patologie cardiache) che possono mimare o amplificare la sensazione di fiato corto. Al contrario, pazienti che temono molto gli effetti dei corticosteroidi possono ridurre autonomamente la dose, esponendosi a un rischio maggiore di riacutizzazioni: anche questo comportamento è un segnale di gestione non ottimale che va affrontato con una buona comunicazione medico–paziente.
In sintesi, qualsiasi cambiamento significativo nei sintomi, nell’uso del broncodilatatore al bisogno o nella qualità di vita dovrebbe essere considerato un campanello d’allarme. Non è compito del paziente “aggiustare” da solo il dosaggio di Clenil, ma è fondamentale che segnali tempestivamente questi cambiamenti al medico o al pediatra, per permettere una rivalutazione della terapia e, se necessario, una modifica del dosaggio o della strategia terapeutica complessiva.
Quando valutare il passaggio ad altre terapie inalatorie
Il passaggio da Clenil in monoterapia ad altre terapie inalatorie, o l’aggiunta di ulteriori farmaci, viene preso in considerazione quando, nonostante un uso corretto e un dosaggio adeguato di beclometasone, l’asma rimane parzialmente controllata o non controllata. Se il paziente continua a presentare sintomi frequenti, riacutizzazioni o limitazioni significative nelle attività quotidiane, il medico valuta la possibilità di salire di “step” terapeutico secondo le linee guida. Questo può significare, ad esempio, introdurre un’associazione fissa tra corticosteroide inalatorio (ICS) e broncodilatatore a lunga durata d’azione (LABA) in un unico inalatore, mantenendo comunque il ruolo centrale della componente antinfiammatoria.
Un altro scenario in cui si considera il passaggio ad altre terapie è la presenza di effetti collaterali significativi legati al beclometasone, non gestibili con semplici accorgimenti (come il risciacquo della bocca o l’uso del distanziatore). In questi casi, lo specialista può valutare l’impiego di un diverso corticosteroide inalatorio con un profilo farmacocinetico differente, o di dispositivi che ottimizzino la deposizione polmonare riducendo quella orofaringea. L’obiettivo resta sempre quello di mantenere un buon controllo dell’asma con la minima esposizione necessaria al farmaco, personalizzando la scelta in base alle caratteristiche del singolo paziente.
Nei pazienti con asma grave o con fenotipi particolari (ad esempio asma eosinofilica severa, asma allergica grave), nonostante l’uso di dosi medio-alte di corticosteroidi inalatori in associazione con LABA, può essere necessario considerare terapie di livello superiore, come i farmaci biologici mirati contro specifici mediatori dell’infiammazione. In questi casi, Clenil e gli altri ICS rimangono spesso parte dello schema terapeutico, ma non sono più sufficienti da soli a garantire un controllo adeguato. La decisione di introdurre queste terapie avanzate spetta a centri specialistici, sulla base di criteri ben definiti.
Infine, il passaggio ad altre terapie inalatorie può essere motivato anche da ragioni pratiche: difficoltà nell’uso di un certo tipo di inalatore, scarsa aderenza legata alla complessità dello schema, preferenze del paziente per dispositivi più semplici o più facilmente trasportabili. In questi casi, il medico può proporre di passare da una sospensione per aerosol a uno spray predosato, o viceversa, o a un inalatore a polvere se appropriato, mantenendo lo stesso principio attivo o scegliendone uno diverso ma equivalente in termini di efficacia. Anche qui, la scelta tra mantenere Clenil o passare ad altri prodotti si basa su una valutazione complessiva che integra efficacia, sicurezza e qualità di vita del paziente.
In ogni caso, la decisione di modificare in modo sostanziale la terapia inalatoria non dovrebbe mai essere presa autonomamente dal paziente. Qualsiasi cambiamento – che si tratti di aumentare o ridurre la dose di Clenil, di passare a un’associazione ICS/LABA o di introdurre terapie biologiche – richiede una valutazione medica approfondita, spesso con il supporto di esami funzionali respiratori e, nei casi più complessi, del parere di uno specialista in pneumologia o allergologia.
In conclusione, la scelta tra Clenil 50, 100 e 250 microgrammi dipende da età, gravità dell’asma, risposta individuale e obiettivi di controllo a lungo termine. Nei bambini piccoli si privilegiano dosaggi più bassi e formulazioni che facilitino l’inalazione, mentre negli adulti con asma moderata o grave possono essere necessari dosaggi più elevati o associazioni con altri farmaci inalatori. In ogni fase, il principio guida è utilizzare la dose minima efficace di corticosteroide inalatorio, monitorando attentamente sia il controllo dei sintomi sia l’eventuale comparsa di effetti collaterali, e adattando la terapia nel tempo in stretta collaborazione con il medico.
Per approfondire
AIFA – Nota 99 Documento regolatorio che inquadra i medicinali inalatori a base di corticosteroidi e broncodilatatori, utile per comprendere il contesto d’uso dei farmaci per le patologie respiratorie croniche.
Challenges in the Pharmacotherapeutic Management of Pediatric Asthma Articolo che riassume le raccomandazioni sulle dosi giornaliere di corticosteroidi inalatori nei bambini e adolescenti, inclusi i range di dose bassa, media e alta.
Treating Pediatric Asthma According Guidelines Review che approfondisce la gestione dell’asma pediatrico secondo linee guida, con particolare attenzione al bilancio tra efficacia e possibili effetti sulla crescita dei corticosteroidi inalatori.
The Pediatric Asthmatic Sintesi clinica che include tabelle di dosaggio dei principali corticosteroidi inalatori in età pediatrica per diversi livelli di gravità dell’asma.
Guideline on management of the acute asthma attack in children by Italian Society of Pediatrics Linea guida italiana che descrive la gestione dell’attacco acuto di asma nei bambini e il ruolo della terapia di fondo con corticosteroidi inalatori nel controllo a lungo termine.
