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Mettere il collirio sembra un gesto semplice, ma in realtà richiede attenzione, igiene e una tecnica corretta per essere davvero efficace e sicuro. Una goccia instillata nel modo sbagliato può non raggiungere bene la superficie oculare, venire espulsa con un battito di ciglia o, peggio, contaminare il flacone aumentando il rischio di infezioni. Imparare una procedura standard, valida per la maggior parte dei colliri, aiuta a sfruttare al meglio il trattamento prescritto dall’oculista o consigliato dal farmacista, riducendo sprechi e fastidi.
Questa guida pratica spiega passo dopo passo come prepararsi, quali posizioni assumere, dove far cadere la goccia e cosa fare subito dopo l’applicazione. Verranno anche descritti i principali tipi di collirio, gli errori più comuni da evitare e alcune regole di cura degli occhi dopo l’instillazione. Le informazioni sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico oculista: in presenza di dolore intenso, calo della vista, secrezioni abbondanti o se si stanno usando colliri per patologie croniche (come il glaucoma), è sempre necessario seguire scrupolosamente le indicazioni personalizzate dello specialista.
Tipi di collirio
Con il termine “collirio” si indicano soluzioni o sospensioni sterili destinate all’instillazione sulla superficie oculare. Non tutti i colliri sono uguali: cambiano per composizione, indicazione terapeutica, presenza o meno di conservanti e tipo di contenitore (flacone multidose o monodose). Esistono colliri lubrificanti o “lacrime artificiali”, usati soprattutto per la secchezza oculare, che contengono sostanze come acido ialuronico o carbossimetilcellulosa per migliorare l’idratazione del film lacrimale. Altri colliri hanno principi attivi farmacologici veri e propri, ad esempio antibiotici, antinfiammatori, antistaminici o farmaci che riducono la pressione intraoculare nel glaucoma. Conoscere la categoria del proprio collirio è importante perché può cambiare il numero di somministrazioni giornaliere, la durata del trattamento e le precauzioni da seguire, sempre secondo quanto riportato nel foglietto illustrativo e prescritto dal medico.
Un’altra distinzione fondamentale riguarda la presenza di conservanti. I colliri in flacone multidose contengono spesso sostanze conservanti (come il benzalconio cloruro) che impediscono la proliferazione di batteri una volta aperta la confezione. Questi componenti, se usati per lunghi periodi o in occhi particolarmente sensibili, possono però contribuire a irritazione o secchezza oculare. Per questo motivo, soprattutto nei trattamenti cronici o in chi ha una superficie oculare delicata, l’oculista può preferire colliri in flaconcini monodose senza conservanti, che si usano una sola volta e poi si gettano. Anche le modalità di conservazione possono variare da prodotto a prodotto, e per alcuni colliri è importante rispettare con attenzione le indicazioni su temperatura e durata dopo l’apertura, come avviene ad esempio per i medicinali a base di associazioni antibiotico-cortisoniche, per i quali è essenziale seguire le istruzioni di conservazione del collirio riportate nel foglietto illustrativo specifico. Indicazioni sulla corretta conservazione di un collirio antibiotico-cortisonico
Esistono poi colliri “di automedicazione”, acquistabili senza ricetta, e colliri soggetti a prescrizione medica. I primi sono in genere destinati a disturbi lievi e transitori, come arrossamento occasionale o lieve secchezza, e vanno comunque usati per periodi limitati, sospendendo il trattamento e consultando il medico se i sintomi persistono o peggiorano. I colliri con ricetta, invece, vengono impiegati per patologie specifiche (infezioni batteriche, allergie oculari importanti, glaucoma, infiammazioni post-operatorie) e richiedono un controllo periodico dell’oculista, che valuta efficacia, tollerabilità ed eventuali effetti collaterali locali o sistemici. È importante non scambiare un collirio con un altro, anche se il flacone sembra simile, e non utilizzare colliri avanzati da vecchie terapie senza un nuovo parere medico.
Infine, alcuni colliri sono formulati come sospensioni, cioè contengono particelle solide finemente disperse nel liquido: in questi casi è spesso necessario agitare il flacone prima dell’uso per distribuire uniformemente il principio attivo. Altri ancora possono essere leggermente più viscosi, quasi gelatinosi, per aumentare il tempo di permanenza sulla superficie oculare e prolungare l’effetto. Esistono anche combinazioni di colliri e pomate oftalmiche: le pomate, più dense, vengono di solito applicate la sera perché possono offuscare temporaneamente la vista. In ogni caso, la tecnica di instillazione della goccia resta simile, ma è fondamentale leggere con attenzione il foglietto illustrativo e chiedere chiarimenti al farmacista o all’oculista se qualcosa non è chiaro, soprattutto quando si devono usare più prodotti diversi nello stesso occhio.
Preparazione all’applicazione
Una corretta preparazione prima di mettere il collirio è essenziale per ridurre il rischio di infezioni e garantire che il farmaco agisca nel modo migliore. Il primo passo è sempre lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20–30 secondi, asciugandole con un asciugamano pulito o con salviette monouso. Mani sporche possono trasferire batteri o virus al flacone e all’occhio, soprattutto se si tocca accidentalmente la punta del contagocce o la palpebra. È consigliabile rimuovere eventuali lenti a contatto, salvo diversa indicazione del medico o del foglietto illustrativo, perché alcune lenti possono assorbire il principio attivo o il conservante, riducendo l’efficacia del collirio e aumentando il rischio di irritazione. In caso di trucco sugli occhi, è preferibile struccarsi delicatamente prima dell’instillazione, per evitare che residui di cosmetici interferiscano con la distribuzione della goccia o favoriscano infiammazioni.
Prima di aprire il flacone, è utile controllare la data di scadenza e, se indicata, la data di apertura annotata sulla confezione: molti colliri multidose hanno una durata limitata dopo la prima apertura (ad esempio 4 settimane), trascorse le quali è raccomandato non utilizzarli più per motivi di sicurezza microbiologica. Verificare anche l’aspetto della soluzione: se il liquido appare torbido, scolorito o contiene particelle visibili quando dovrebbe essere limpido, è prudente non usarlo e chiedere consiglio al farmacista. Alcune formulazioni richiedono di essere agitate prima dell’uso per ridistribuire il principio attivo; in tal caso, seguire le istruzioni riportate nel foglietto illustrativo. Infine, scegliere un ambiente ben illuminato e una posizione comoda (seduti o sdraiati), in modo da potersi concentrare sul gesto senza fretta né distrazioni, riducendo il rischio di errori o di contatto accidentale tra il flacone e l’occhio.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è la preparazione del piano terapeutico quando si devono usare più colliri diversi nella stessa giornata. È importante sapere in quale ordine applicarli e quanto tempo attendere tra un prodotto e l’altro, perché l’instillazione troppo ravvicinata può diluire il farmaco precedente e ridurne l’efficacia. In genere, si consiglia di distanziare di almeno 5–10 minuti l’applicazione di colliri differenti, iniziando dalle soluzioni più liquide e terminando con quelle più viscose o con le pomate, ma le indicazioni specifiche vanno sempre verificate con l’oculista. Può essere utile preparare una piccola tabella con orari e tipo di collirio, soprattutto per le terapie croniche, per evitare dimenticanze o doppie somministrazioni. Anche predisporre fazzoletti puliti o garze sterili a portata di mano, prima di iniziare, aiuta a gestire eventuali gocce in eccesso che fuoriescono dall’occhio dopo l’instillazione.
Per chi ha difficoltà motorie, tremori o problemi di vista importanti, la fase di preparazione può includere il coinvolgimento di un familiare o caregiver, che aiuti a leggere le etichette, riconoscere i flaconi e posizionarli correttamente. In questi casi, è utile chiedere all’oculista o all’ortottista di mostrare dal vivo la tecnica di instillazione, magari durante la visita, in modo che la persona che assisterà a casa possa fare pratica sotto supervisione. Esistono anche ausili specifici, come supporti per flaconi o dispositivi guida, che facilitano il posizionamento della goccia al centro dell’occhio; il loro uso va valutato con il professionista sanitario. Una buona preparazione, quindi, non riguarda solo l’igiene, ma anche l’organizzazione pratica e il supporto adeguato, elementi che rendono più semplice e sicuro seguire correttamente la terapia prescritta.
Passaggi per l’applicazione corretta
La tecnica di base per mettere il collirio è relativamente semplice, ma ogni passaggio ha una funzione precisa. Dopo essersi lavati le mani e aver preparato il flacone, ci si mette seduti o sdraiati, con la testa leggermente inclinata all’indietro. Si guarda verso l’alto, fissando un punto sul soffitto o in lontananza: questo aiuta a ridurre il riflesso di chiusura delle palpebre. Con l’indice della mano non dominante si tira delicatamente verso il basso la palpebra inferiore, in modo da creare una piccola “tasca” (fornice congiuntivale inferiore) tra la palpebra e il bulbo oculare. È in questa tasca che la goccia deve essere depositata, e non direttamente sulla cornea, che è molto sensibile. Tenendo il flacone con l’altra mano, si avvicina il contagocce all’occhio senza toccare ciglia, pelle o superficie oculare, mantenendo una distanza di circa 1–2 centimetri.
A questo punto si instilla una sola goccia nel fornice inferiore: la capacità della superficie oculare è limitata e una goccia è in genere sufficiente a coprire l’intero occhio; mettere più gocce contemporaneamente non aumenta l’efficacia, ma favorisce solo la fuoriuscita del liquido in eccesso. Dopo aver lasciato cadere la goccia, si rilascia lentamente la palpebra inferiore e si chiude l’occhio delicatamente, senza strizzare con forza, per evitare di espellere il collirio. È utile mantenere gli occhi chiusi per 1–2 minuti, respirando normalmente e cercando di non muovere troppo le palpebre. In questo periodo, il farmaco si distribuisce sulla superficie oculare e inizia ad agire. Se il medico ha consigliato di trattare entrambi gli occhi, la stessa procedura va ripetuta sull’altro lato, avendo cura di non contaminare la punta del flacone tra un occhio e l’altro.
Un accorgimento spesso raccomandato dagli oculisti, soprattutto per i colliri che possono dare effetti sistemici (cioè assorbiti nel sangue), è l’occlusione del punto lacrimale. Dopo aver instillato la goccia e chiuso l’occhio, si può premere delicatamente con un dito l’angolo interno dell’occhio, vicino al naso, per circa 1–2 minuti. Questo gesto riduce il drenaggio del collirio verso il dotto nasolacrimale e quindi verso la mucosa nasale, limitando l’assorbimento sistemico e aumentando il tempo di contatto del farmaco con la superficie oculare. È una tecnica particolarmente utile nei trattamenti cronici, come quelli per il glaucoma, o quando il paziente ha altre patologie (cardiache, respiratorie) che potrebbero essere influenzate da un assorbimento eccessivo del farmaco. Dopo il tempo di occlusione, si può tamponare delicatamente con una garza o un fazzoletto pulito l’eventuale liquido che è fuoriuscito sulla pelle.
Se si devono usare più colliri diversi, è importante rispettare un intervallo di alcuni minuti tra uno e l’altro, come già accennato. In pratica, si applica il primo collirio seguendo i passaggi descritti, si attende almeno 5–10 minuti con l’occhio chiuso o semiaperto, e solo dopo si procede con il secondo prodotto. Questo evita che il secondo collirio “lavando via” il primo ne riduca l’efficacia. Quando nella stessa terapia sono previste sia gocce sia pomate oftalmiche, di solito si applicano prima le gocce e, dopo un adeguato intervallo, la pomata, che forma uno strato più denso e persistente. In ogni caso, se il medico ha fornito istruzioni specifiche (ad esempio un ordine preciso di applicazione per colliri antiglaucomatosi diversi), è fondamentale seguirle alla lettera. Con un po’ di pratica, la sequenza di gesti diventa automatica e l’applicazione del collirio richiede solo pochi minuti al giorno.
Errori comuni da evitare
Uno degli errori più frequenti nell’uso del collirio è toccare con la punta del flacone l’occhio, le ciglia o la pelle circostante. Questo gesto, spesso involontario, può contaminare il contagocce con batteri o altri microrganismi presenti sulla superficie oculare o cutanea, aumentando il rischio che il contenuto del flacone si infetti nel tempo. Per evitarlo, è importante avvicinare il flacone con mano ferma, mantenendo una distanza di sicurezza di 1–2 centimetri e, se necessario, appoggiare il gomito su un piano stabile per ridurre i tremori. Un altro errore comune è instillare più gocce di quanto indicato, nella convinzione che “più è meglio”: in realtà, l’occhio non può contenere grandi volumi di liquido e l’eccesso viene semplicemente eliminato, con spreco di prodotto e possibile irritazione della pelle circostante se il collirio contiene principi attivi o conservanti.
Molte persone dimenticano di lavarsi le mani prima dell’applicazione o manipolano il tappo del flacone in modo poco igienico, ad esempio appoggiandolo su superfici sporche o toccandone la parte interna. Anche questo aumenta il rischio di contaminazione del collirio. È buona norma tenere il tappo in mano o appoggiarlo su una superficie pulita, con la parte interna rivolta verso l’alto, e richiudere il flacone subito dopo l’uso, avvitandolo bene per evitare ingressi di aria o polvere. Un altro errore riguarda la conservazione: lasciare il collirio in auto al caldo, in bagno molto umido o vicino a fonti di calore può alterarne stabilità ed efficacia. Inoltre, usare un collirio oltre la data di scadenza o oltre il periodo di validità dopo l’apertura è sconsigliato, perché aumenta la probabilità di contaminazione microbica e di riduzione dell’effetto terapeutico.
Un comportamento rischioso è l’automedicazione prolungata con colliri vasocostrittori o antinfiammatori senza controllo medico. Alcuni prodotti che “sbiancano” rapidamente l’occhio arrossato possono, se usati per periodi lunghi, causare fenomeni di rimbalzo (l’occhio torna più rosso di prima alla sospensione) o mascherare patologie più serie. Allo stesso modo, l’uso improprio di colliri contenenti cortisone può favorire infezioni, aumentare la pressione intraoculare o ritardare la guarigione di lesioni corneali. È quindi fondamentale non prolungare il trattamento oltre quanto indicato nel foglietto illustrativo o dal medico e non utilizzare colliri avanzati da vecchie terapie per “problemi simili” senza una nuova valutazione specialistica. In presenza di dolore intenso, fotofobia marcata (fastidio alla luce) o calo della vista, l’uso di colliri senza indicazione medica può ritardare una diagnosi importante.
Un altro errore frequente riguarda la gestione delle lenti a contatto. Alcuni colliri non devono essere instillati mentre si indossano le lenti, soprattutto se contengono conservanti che possono aderire al materiale della lente e irritare la superficie oculare. In questi casi, è necessario rimuovere le lenti prima dell’applicazione, attendere il tempo indicato (spesso almeno 15 minuti) e solo dopo reinserirle, salvo diversa indicazione dell’oculista. Infine, molte persone non rispettano gli intervalli tra una somministrazione e l’altra o dimenticano del tutto alcune dosi, riducendo l’efficacia della terapia, in particolare nei trattamenti cronici come quelli per il glaucoma. Utilizzare promemoria sul telefono, tabelle cartacee o l’aiuto di un familiare può essere molto utile per migliorare l’aderenza alla terapia e ridurre il rischio di errori ripetuti nel tempo.
Cura degli occhi dopo l’applicazione
Dopo aver messo il collirio, la cura degli occhi non si esaurisce con la semplice chiusura del flacone. Nei minuti successivi all’instillazione è importante evitare di strofinare gli occhi, anche se si avverte un leggero bruciore o una sensazione di corpo estraneo: questi sintomi sono spesso transitori e tendono a ridursi spontaneamente. Strofinare può irritare ulteriormente la superficie oculare, spostare il collirio e, in alcuni casi, peggiorare eventuali microlesioni della cornea. Se una piccola quantità di liquido fuoriesce dall’occhio e scende sulla guancia, si può tamponare delicatamente con una garza sterile o un fazzoletto pulito, senza esercitare pressione sull’occhio. È consigliabile attendere qualche minuto prima di riprendere attività che richiedono una visione molto nitida, come guidare o utilizzare macchinari, soprattutto se il collirio può causare temporanea offuscamento della vista.
Nel periodo di trattamento con colliri, è utile adottare alcune abitudini generali di igiene oculare. Ad esempio, evitare di condividere asciugamani, fazzoletti o cosmetici per gli occhi con altre persone, per ridurre il rischio di trasmissione di infezioni, in particolare in caso di congiuntiviti. Limitare l’uso di trucco pesante sulle palpebre e sulle ciglia, almeno nelle ore immediatamente successive all’applicazione, può aiutare a mantenere più pulita la zona perioculare e a ridurre il rischio che particelle di mascara o ombretto entrino in contatto con la superficie oculare irritata. In ambienti molto secchi o con aria condizionata intensa, fare pause regolari e sbattere volontariamente le palpebre può contribuire a distribuire meglio il film lacrimale e il collirio, migliorando il comfort.
Per chi utilizza colliri lubrificanti o lacrime artificiali per secchezza oculare, la cura dopo l’applicazione comprende anche la gestione dei fattori ambientali e comportamentali che peggiorano i sintomi. Mantenere un’adeguata idratazione generale bevendo acqua durante la giornata, usare umidificatori negli ambienti molto secchi, evitare il fumo di sigaretta e ridurre il tempo continuativo davanti agli schermi sono misure che supportano l’azione del collirio. In caso di esposizione al sole intenso o al vento, indossare occhiali da sole di buona qualità aiuta a proteggere la superficie oculare e a ridurre l’evaporazione del film lacrimale. Se, nonostante l’uso regolare del collirio e l’adozione di queste misure, la secchezza oculare rimane importante o peggiora, è opportuno consultare l’oculista per valutare eventuali terapie aggiuntive o alternative.
Infine, è importante monitorare nel tempo la risposta al trattamento con colliri, soprattutto quando si tratta di farmaci per patologie croniche come il glaucoma o di terapie post-operatorie. Segnalare al medico eventuali effetti indesiderati, come arrossamento persistente, dolore, peggioramento della vista, mal di testa, palpitazioni o difficoltà respiratorie, permette di intervenire tempestivamente modificando la terapia se necessario. Non sospendere mai di propria iniziativa un collirio prescritto per una malattia oculare importante senza averne parlato con lo specialista, anche se i sintomi sembrano migliorati: alcune patologie, come il glaucoma, possono progredire in modo silente. Programmare controlli periodici e portare con sé in visita tutti i colliri utilizzati aiuta l’oculista a valutare in modo completo la situazione e a personalizzare al meglio il piano terapeutico.
Usare correttamente il collirio significa combinare una buona tecnica di instillazione con attenzione all’igiene, rispetto delle indicazioni terapeutiche e cura quotidiana della salute oculare. Dalla scelta del tipo di collirio più adatto, alla preparazione dell’ambiente e delle mani, fino alla gestione degli intervalli tra diversi prodotti e alla protezione degli occhi dopo l’applicazione, ogni passaggio contribuisce a massimizzare l’efficacia del trattamento e a ridurre rischi ed effetti indesiderati. In caso di dubbi, difficoltà pratiche o sintomi che non migliorano, il riferimento rimane sempre l’oculista o il farmacista, che possono rivedere la tecnica, chiarire le istruzioni e, se necessario, modificare la terapia per garantire il miglior equilibrio possibile tra beneficio e sicurezza.
Per approfondire
Ministero della Salute – Portale istituzionale con sezioni dedicate alla prevenzione, alla sicurezza dei farmaci e alle buone pratiche di igiene, utile per contestualizzare l’uso corretto dei colliri all’interno della tutela generale della salute degli occhi.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Offre materiali divulgativi e documenti tecnici su salute pubblica e fattori di rischio ambientali, con indicazioni aggiornate che aiutano a comprendere l’importanza di una corretta igiene oculare e dell’uso appropriato dei medicinali topici.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Banca dati ufficiale dei foglietti illustrativi e delle schede tecniche dei medicinali, dove è possibile consultare informazioni aggiornate su composizione, indicazioni, controindicazioni e modalità d’uso dei diversi colliri autorizzati in Italia.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Sito in inglese con linee guida e raccomandazioni globali sulla sicurezza dei farmaci, la prevenzione delle infezioni e la promozione della salute visiva, utile per approfondire il contesto internazionale delle buone pratiche di trattamento oculare.
Manuale MSD – Sezione per i pazienti – Contiene schede chiare e aggiornate su malattie oculari, farmaci oftalmici e tecniche di applicazione di colliri e pomate, con illustrazioni e spiegazioni passo passo che integrano le indicazioni ricevute dal proprio oculista.
