Come farsi prescrivere un antibiotico?

Prescrizione di antibiotici in Italia: quando servono davvero, rischi dell’uso improprio e consigli per un impiego corretto e responsabile

Chiedersi come farsi prescrivere un antibiotico è molto comune, soprattutto quando si affrontano febbre, mal di gola o altre infezioni che interferiscono con la vita quotidiana. Tuttavia, gli antibiotici non sono farmaci “di routine”: agiscono solo contro i batteri, non contro virus come influenza, raffreddore o molte forme di bronchite. Per questo motivo, la prescrizione non dipende dal desiderio del paziente, ma da una valutazione clinica accurata da parte del medico, che deve stabilire se c’è davvero un’infezione batterica e quale molecola è più adatta al singolo caso.

In Italia, la prescrizione di antibiotici è regolata da norme precise e rientra in una strategia nazionale e internazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza, un fenomeno che provoca ogni anno migliaia di morti e costi elevatissimi per il Servizio sanitario. Capire quando è davvero necessario un antibiotico, come si ottiene correttamente la ricetta e quali rischi comporta l’uso improprio è fondamentale per proteggere la propria salute e quella della comunità. Questa guida offre informazioni generali, non sostituisce il parere del medico e non fornisce indicazioni personalizzate su diagnosi o terapie.

Quando è necessario un antibiotico

Un antibiotico è necessario solo quando il medico sospetta o conferma la presenza di un’infezione batterica che può trarre beneficio da questo tipo di terapia. Ciò significa che, prima di pensare alla prescrizione, il professionista valuta sintomi, durata del disturbo, eventuali fattori di rischio e, quando opportuno, richiede esami di laboratorio o strumentali. Per esempio, un mal di gola può essere causato da virus o batteri: nel primo caso l’antibiotico è inutile, nel secondo può essere indicato, soprattutto se si tratta di streptococco beta-emolitico di gruppo A. Allo stesso modo, molte bronchiti acute sono virali e guariscono spontaneamente, mentre una polmonite batterica richiede quasi sempre un trattamento antibiotico mirato.

La decisione di prescrivere un antibiotico tiene conto anche della gravità del quadro clinico e delle condizioni generali del paziente. Nei soggetti fragili, come anziani con più patologie croniche, persone immunodepresse o con malattie cardiache e respiratorie importanti, il medico può avere una soglia più bassa per iniziare una terapia antibiotica, perché il rischio di complicanze è maggiore. Al contrario, in un adulto giovane senza fattori di rischio, con sintomi lievi e di breve durata, spesso è più appropriato attendere e monitorare l’evoluzione, ricorrendo a farmaci sintomatici. È importante comprendere che “prevenire” con un antibiotico quando non serve non protegge dalle infezioni, ma aumenta solo il rischio di effetti indesiderati e resistenze batteriche. Per alcune infezioni specifiche, come otiti medie acute nei bambini o infezioni urinarie non complicate, esistono raccomandazioni e linee guida che aiutano il medico a decidere se e quando iniziare il trattamento, ma la valutazione resta sempre individuale. Per approfondire le caratteristiche di alcuni antibiotici combinati, come l’associazione ampicillina/sulbactam, è possibile consultare la scheda tecnica dedicata ai farmaci di riferimento.

Un altro elemento cruciale è la sede dell’infezione. Infezioni delle vie urinarie, della pelle, dei tessuti molli, alcune infezioni dentarie o delle vie respiratorie inferiori possono richiedere antibiotici, ma non sempre e non tutte allo stesso modo. Per esempio, un semplice raffreddore con naso che cola e lieve mal di gola, anche se fastidioso, non giustifica l’uso di antibiotici, perché nella stragrande maggioranza dei casi è di origine virale. Invece, una febbre alta persistente associata a tosse produttiva, dolore toracico e difficoltà respiratoria può far sospettare una polmonite batterica, per la quale il medico valuterà una terapia antibiotica adeguata. Anche la durata dei sintomi è importante: disturbi che si protraggono oltre una certa soglia, peggiorano nel tempo o si associano a segni di allarme (respiro affannoso, stato confusionale, forte dolore localizzato) richiedono una rivalutazione clinica tempestiva.

Infine, è essenziale ricordare che non esistono antibiotici “universali” validi per ogni infezione. Ogni molecola ha uno spettro d’azione, cioè un insieme di batteri contro cui è efficace, e un profilo di sicurezza specifico. Il medico sceglie il farmaco in base al tipo di infezione sospettata, ai batteri più probabili in quella sede, alle caratteristiche del paziente (età, allergie, funzionalità renale ed epatica, farmaci concomitanti) e alle indicazioni delle linee guida. Chiedere “un antibiotico forte” o “lo stesso che ha fatto bene a un familiare” non ha senso dal punto di vista clinico e può essere pericoloso. La prescrizione responsabile è sempre personalizzata, ma deve rispettare criteri di appropriatezza condivisi a livello scientifico.

Come ottenere una prescrizione

Per ottenere una prescrizione di antibiotico in modo corretto e sicuro è necessario rivolgersi a un medico abilitato alla prescrizione, come il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o lo specialista, a seconda del problema. Il percorso inizia con una visita, che può essere ambulatoriale, domiciliare o, in alcuni casi, in pronto soccorso. Durante la valutazione, il medico raccoglie l’anamnesi (storia clinica), esegue l’esame obiettivo e, se necessario, richiede esami di approfondimento come emocromo, esami colturali (tamponi, urinocoltura, emocolture) o radiografie. Solo dopo questo iter può decidere se prescrivere un antibiotico, quale scegliere e per quanto tempo. È importante fornire informazioni complete su allergie note, farmaci assunti, malattie croniche e precedenti reazioni avverse, perché questi elementi influenzano la scelta terapeutica.

In Italia, la maggior parte degli antibiotici sistemici richiede una ricetta medica non ripetibile, che deve essere presentata in farmacia per poter ritirare il farmaco. Alcuni antibiotici di uso ospedaliero o per infezioni particolarmente gravi sono soggetti a prescrizioni specialistiche o limitative e non possono essere prescritti dal medico di base. È vietato acquistare antibiotici senza ricetta o utilizzare confezioni avanzate da precedenti terapie, perché questo comportamento favorisce l’uso inappropriato e la comparsa di resistenze. Anche quando si tratta di associazioni antibiotiche ampiamente utilizzate, come quelle a base di penicilline e inibitori delle beta-lattamasi, la prescrizione deve sempre passare attraverso una valutazione medica aggiornata e conforme alle indicazioni autorizzate.

Un aspetto spesso sottovalutato è la comunicazione tra paziente e medico. Molte persone si presentano alla visita con l’aspettativa di ricevere un antibiotico, convinte che sia l’unico modo per “guarire in fretta”. In realtà, il compito del medico è spiegare quando il farmaco è davvero utile e quando, invece, è meglio puntare su misure di supporto come riposo, idratazione, antipiretici o antinfiammatori. Chiedere chiarimenti, domandare perché un antibiotico non è stato prescritto o quali segni devono far tornare in visita è legittimo e aiuta a costruire un rapporto di fiducia. Al contrario, insistere per ottenere una ricetta “di scorta” o per avere lo stesso antibiotico usato in passato, senza una reale indicazione, mette a rischio la propria salute e contribuisce a un problema di salute pubblica di dimensioni globali.

È importante anche conoscere le limitazioni della telemedicina e delle consulenze a distanza. Sebbene in alcune situazioni il medico possa valutare la storia clinica e decidere una prescrizione anche senza visita in presenza, per molte infezioni sospette è necessario un esame obiettivo diretto o esami diagnostici. Richiedere antibiotici tramite messaggi, telefonate brevi o piattaforme online senza una valutazione adeguata non è una pratica corretta e non dovrebbe essere incoraggiata. In caso di sintomi importanti, come febbre alta persistente, difficoltà respiratoria, dolore intenso o peggioramento rapido del quadro, è sempre opportuno rivolgersi tempestivamente a un servizio sanitario per una valutazione diretta, piuttosto che cercare scorciatoie per ottenere una prescrizione.

Rischi dell’uso improprio

L’uso improprio di antibiotici comporta rischi significativi sia per il singolo paziente sia per la collettività. A livello individuale, assumere un antibiotico quando non serve espone inutilmente agli effetti collaterali del farmaco, che possono andare da disturbi gastrointestinali lievi (nausea, diarrea) a reazioni allergiche anche gravi, fino a danni a organi come fegato e reni in casi rari ma possibili. Inoltre, gli antibiotici alterano la flora batterica “buona” dell’intestino, della pelle e delle mucose, favorendo la comparsa di infezioni opportunistiche come la candidosi o di diarree da Clostridioides difficile, che possono essere severe soprattutto negli anziani e nei pazienti fragili. Ogni ciclo di antibiotico non necessario è quindi un rischio aggiuntivo che non porta alcun beneficio reale.

Il problema più preoccupante, però, è l’antibiotico-resistenza, cioè la capacità dei batteri di adattarsi e diventare insensibili ai farmaci che dovrebbero ucciderli o bloccarne la crescita. Quando gli antibiotici vengono usati troppo spesso, a dosaggi inadeguati o per periodi troppo brevi, i batteri più deboli vengono eliminati, mentre quelli con mutazioni che li rendono più resistenti sopravvivono e si moltiplicano. Nel tempo, questo processo porta alla diffusione di ceppi resistenti, contro cui gli antibiotici tradizionali risultano inefficaci. Le conseguenze sono infezioni più difficili da trattare, ricoveri più lunghi, necessità di farmaci di ultima linea più costosi e con maggiori effetti collaterali, e un aumento della mortalità per infezioni che un tempo erano facilmente curabili.

A livello di salute pubblica, l’uso improprio di antibiotici contribuisce a una vera e propria emergenza globale. Organizzazioni internazionali e autorità sanitarie nazionali sottolineano da anni che la resistenza antimicrobica è una delle principali minacce per la medicina moderna, perché rischia di compromettere interventi chirurgici, trapianti, terapie oncologiche e molte procedure invasive che si basano sulla disponibilità di antibiotici efficaci. In Italia, i dati più recenti mostrano un consumo di antibiotici ancora elevato, con un aumento negli ultimi anni e forti differenze regionali, e stimano migliaia di decessi ogni anno attribuibili a infezioni da batteri resistenti. Questo significa che ogni prescrizione non necessaria, ogni terapia interrotta troppo presto o ogni automedicazione con antibiotici avanzati contribuisce, anche se in piccola parte, a un problema che riguarda tutti.

Un ulteriore rischio è rappresentato dalla falsa sensazione di sicurezza che l’antibiotico può dare. Alcune persone, convinte che “con l’antibiotico non può succedere nulla di grave”, tendono a sottovalutare sintomi importanti o a ritardare il ricorso alle cure appropriate. In realtà, se l’infezione è virale o se il batterio è resistente al farmaco scelto, l’antibiotico non solo non aiuta, ma può far perdere tempo prezioso prima di instaurare la terapia corretta o di eseguire gli accertamenti necessari. Inoltre, l’uso ripetuto e non controllato di antibiotici può rendere più difficile, in futuro, trovare un trattamento efficace in caso di infezioni serie, perché il paziente potrebbe aver selezionato nel proprio organismo batteri già parzialmente resistenti a diverse molecole.

Consigli per l’uso corretto

Usare correttamente un antibiotico significa, innanzitutto, assumerlo solo quando è stato prescritto da un medico dopo una valutazione adeguata. Non bisogna mai iniziare di propria iniziativa una terapia con antibiotici rimasti da precedenti cure, né utilizzare farmaci prescritti ad altre persone, anche se i sintomi sembrano simili. Ogni infezione ha caratteristiche proprie e ogni paziente ha una storia clinica diversa: ciò che è stato adatto in passato o per un familiare può non esserlo nel nuovo episodio. Quando il medico decide di prescrivere un antibiotico, è importante chiedere chiaramente come e per quanto tempo assumerlo, se va preso a stomaco pieno o vuoto, quali possibili effetti collaterali monitorare e cosa fare in caso di reazioni sospette.

Un principio fondamentale è rispettare scrupolosamente dosi, orari e durata della terapia indicati nella ricetta o nel foglio illustrativo, senza modifiche autonome. Saltare dosi, ridurre la quantità di farmaco per “farlo durare di più” o interrompere il trattamento appena ci si sente meglio sono comportamenti che favoriscono la sopravvivenza dei batteri più resistenti e aumentano il rischio di recidive o complicanze. Anche se i sintomi migliorano dopo pochi giorni, è essenziale completare il ciclo prescritto, salvo diversa indicazione del medico in caso di effetti indesiderati importanti. Allo stesso modo, non ha senso prolungare la terapia oltre quanto stabilito, nella speranza di “pulire meglio” l’organismo: un’esposizione più lunga del necessario aumenta solo il rischio di effetti collaterali e di alterazioni della flora batterica.

È utile, inoltre, adottare alcune buone pratiche per ridurre il rischio di infezioni e, di conseguenza, la necessità di antibiotici. L’igiene delle mani, la corretta gestione delle ferite, le vaccinazioni raccomandate (per esempio contro influenza, pneumococco, pertosse, meningococco in base all’età e alle condizioni di rischio) e uno stile di vita sano con alimentazione equilibrata, attività fisica e sonno adeguato contribuiscono a rafforzare le difese immunitarie e a prevenire molte malattie infettive. Meno infezioni significano meno bisogno di antibiotici e minore pressione selettiva sui batteri. In ambito comunitario e ospedaliero, il rispetto delle misure di prevenzione delle infezioni, come l’uso corretto delle mascherine quando indicato, la sanificazione degli ambienti e l’isolamento dei pazienti con infezioni resistenti, è altrettanto cruciale.

Infine, è importante conservare e smaltire correttamente gli antibiotici. I farmaci non devono essere tenuti in luoghi umidi o troppo caldi, come il bagno, e vanno sempre controllate le date di scadenza prima dell’uso. Le confezioni avanzate o scadute non vanno mai gettate nei rifiuti domestici o nel water, ma riportate in farmacia negli appositi contenitori per lo smaltimento dei medicinali, per evitare inquinamento ambientale e ulteriore selezione di batteri resistenti nell’ecosistema. Tenere un elenco aggiornato dei farmaci assunti, comprese eventuali terapie antibiotiche recenti, e condividerlo con il proprio medico aiuta a evitare duplicazioni, interazioni indesiderate e scelte terapeutiche non ottimali. Un uso consapevole degli antibiotici è un investimento sulla propria salute futura e un atto di responsabilità verso la comunità.

In sintesi, farsi prescrivere un antibiotico in modo corretto significa affidarsi alla valutazione del medico, comprendere che questi farmaci non sono una soluzione universale e accettare che, in molti casi, la scelta più sicura è non usarli. Quando invece sono necessari, è fondamentale seguirne l’assunzione con attenzione, rispettando dosi e durata, segnalando eventuali effetti indesiderati e contribuendo così a preservare l’efficacia degli antibiotici anche per il futuro. La lotta all’antibiotico-resistenza passa attraverso decisioni quotidiane, apparentemente piccole, ma decisive per la salute individuale e collettiva.

Per approfondire

Ministero della Salute – Campagna 2024 sull’uso consapevole degli antibiotici Risorsa istituzionale italiana con messaggi chiave aggiornati sull’uso corretto degli antibiotici e sulla prevenzione dell’antibiotico-resistenza.

AIFA – Rapporto 2025 sull’uso degli antibiotici in Italia Documento che analizza consumi, appropriatezza prescrittiva e impatto della resistenza antimicrobica nel nostro Paese.

OMS – Report 2025 sugli antibiotici e la resistenza Sintesi internazionale aggiornata sui pattern di utilizzo degli antibiotici e sul loro ruolo nello sviluppo di resistenze a livello globale.

ECDC – Antimicrobial resistance Sezione dedicata alla resistenza antimicrobica con dati europei, mappe interattive e raccomandazioni per l’uso prudente degli antibiotici.

EMA – Antimicrobial resistance in the EU Pagina dell’Agenzia Europea dei Medicinali con informazioni regolatorie, linee guida e iniziative per promuovere un impiego responsabile degli antibiotici.