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L’aspirina (acido acetilsalicilico) è uno dei farmaci più utilizzati al mondo per trattare dolore e infiammazione, ma non per questo è priva di rischi. Il modo in cui viene assunta – dose, frequenza, durata della terapia e associazione con altri medicinali – può influenzare in modo significativo sia l’efficacia sia la probabilità di effetti indesiderati, in particolare a carico dello stomaco, dell’intestino e del sangue. Per questo è importante conoscere le indicazioni corrette e le principali precauzioni, soprattutto se si soffre di altre malattie o si assumono già altri farmaci.
Questa guida offre una panoramica generale su come prendere l’aspirina per dolore e infiammazione, distinguendo tra uso occasionale e trattamenti più prolungati, e spiegando in termini semplici concetti come “dose massima giornaliera”, “intervallo tra le dosi” e “controindicazioni”. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o del farmacista, che restano i riferimenti principali per valutare se l’aspirina è adatta al proprio caso specifico, con quale dosaggio e per quanto tempo assumerla in sicurezza.
Indicazioni per l’uso dell’aspirina
L’aspirina appartiene alla classe dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e viene utilizzata per trattare diversi tipi di dolore lieve o moderato, come mal di testa, mal di denti, dolori muscolari o articolari, e per ridurre la febbre in corso di infezioni virali o batteriche. A dosi più elevate, l’aspirina esercita un effetto antinfiammatorio più marcato, utile ad esempio in alcune forme di artrite o in condizioni infiammatorie acute. È importante distinguere l’uso dell’aspirina come analgesico/antipiretico da quello a basse dosi come antiaggregante piastrinico per la prevenzione cardiovascolare: si tratta di indicazioni diverse, con dosaggi e obiettivi terapeutici differenti, che non vanno confuse tra loro.
Per il trattamento del dolore e dell’infiammazione, l’aspirina è generalmente indicata negli adulti e negli adolescenti, mentre nei bambini piccoli il suo impiego è fortemente limitato a causa del rischio, raro ma grave, di sindrome di Reye, una complicanza che può colpire fegato e cervello in corso di infezioni virali. In molti casi, nei pazienti pediatrici si preferiscono alternative come il paracetamolo, che ha un profilo di sicurezza diverso e non presenta lo stesso rischio di sindrome di Reye; anche negli adulti, in presenza di particolari condizioni cliniche, il medico può suggerire di orientarsi su altri analgesici come il paracetamolo per il dolore e l’infiammazione di lieve entità uso del paracetamolo per dolore e infiammazione.
Prima di assumere aspirina è fondamentale leggere attentamente il foglio illustrativo del prodotto, perché le formulazioni disponibili possono differire per dosaggio (ad esempio compresse da 100 mg, 325 mg, 500 mg o più), forma farmaceutica (compresse rivestite, effervescenti, granulato) e presenza di eccipienti che potrebbero non essere adatti a tutti (come il sodio nelle formulazioni effervescenti, rilevante per chi deve limitare l’apporto di sale). Il foglietto indica anche le controindicazioni specifiche, come allergia nota ai salicilati o ad altri FANS, storia di ulcera gastrica o duodenale, sanguinamenti gastrointestinali, gravi malattie del fegato o dei reni, e le principali interazioni con altri farmaci.
Un altro aspetto cruciale riguarda la durata del trattamento: l’aspirina per dolore e infiammazione dovrebbe essere usata per il periodo più breve possibile necessario a controllare i sintomi. Se il dolore persiste per più di pochi giorni, se la febbre non si riduce o se compaiono nuovi sintomi (come difficoltà respiratorie, eruzioni cutanee, sanguinamenti), è opportuno sospendere il farmaco e consultare il medico. L’uso prolungato o ad alte dosi, soprattutto senza supervisione, aumenta il rischio di effetti collaterali gastrointestinali (come gastrite, ulcera, sanguinamento), renali e a carico della coagulazione, oltre a possibili interazioni con altri medicinali assunti in cronico.
Dosaggio per il dolore
Quando l’aspirina viene utilizzata per il trattamento del dolore lieve o moderato, come mal di testa episodico, dolori muscolari dopo uno sforzo o dolori mestruali, le dosi sono in genere inferiori rispetto a quelle impiegate per condizioni infiammatorie più importanti. Negli adulti, le formulazioni da banco prevedono spesso compresse da 500 mg, da assumere al bisogno, rispettando un intervallo minimo tra una dose e l’altra (ad esempio 4–6 ore, a seconda del prodotto) e senza superare la dose massima giornaliera indicata nel foglietto illustrativo. È importante non assumere più compresse di quelle raccomandate, anche se il dolore non sembra migliorare subito, perché l’effetto analgesico può richiedere un po’ di tempo per manifestarsi pienamente.
Per ridurre il rischio di irritazione gastrica, l’aspirina dovrebbe essere assunta preferibilmente a stomaco pieno, dopo un pasto o con un po’ di cibo, e con un abbondante bicchiere d’acqua. Alcune formulazioni sono gastroresistenti o contengono sostanze tampone per limitare il contatto diretto con la mucosa dello stomaco, ma ciò non elimina completamente il rischio di disturbi gastrointestinali, soprattutto in soggetti predisposti. In chi ha una storia di gastrite, ulcera o sanguinamento digestivo, il medico può valutare se l’aspirina sia appropriata o se sia preferibile un analgesico alternativo, come il paracetamolo, che ha un profilo diverso di tollerabilità gastrica paracetamolo come alternativa per il dolore.
La frequenza di assunzione dell’aspirina per il dolore deve sempre rispettare l’intervallo minimo tra le dosi, per evitare accumuli eccessivi del farmaco nell’organismo e ridurre il rischio di effetti indesiderati. Non è consigliabile assumere aspirina “in anticipo” prima che il dolore compaia, se non su indicazione medica specifica (ad esempio in alcune forme di cefalea ricorrente), perché questo può portare a un uso eccessivo e a fenomeni di cefalea da abuso di analgesici. Se il dolore richiede l’assunzione di aspirina per più giorni consecutivi, è opportuno rivalutare la situazione con il medico per escludere cause sottostanti che richiedano un trattamento diverso o più mirato.
È fondamentale evitare di associare l’aspirina ad altri FANS (come ibuprofene, naprossene, ketoprofene) senza un’indicazione precisa del medico, perché la combinazione aumenta il rischio di danni allo stomaco, ai reni e di sanguinamenti. Anche l’assunzione contemporanea di alcol può potenziare l’effetto irritante sull’apparato digerente e andrebbe limitata o evitata durante il trattamento. In presenza di altre terapie croniche, come anticoagulanti orali, antiaggreganti, cortisonici o alcuni antidepressivi, l’uso di aspirina per il dolore deve essere valutato con particolare cautela, perché le interazioni possono aumentare il rischio di emorragie o altri effetti avversi.
Dosaggio per l’infiammazione
Quando l’obiettivo principale è il controllo dell’infiammazione, ad esempio in alcune forme di artrite, tendiniti o altre condizioni infiammatorie acute, le dosi di aspirina utilizzate sono in genere più elevate rispetto a quelle impiegate per il semplice sollievo dal dolore episodico. In questi casi, la terapia dovrebbe sempre essere impostata e monitorata dal medico, che valuta il rapporto tra benefici e rischi, soprattutto se è previsto un trattamento di durata medio-lunga. L’aumento del dosaggio comporta infatti un incremento del rischio di effetti collaterali, in particolare a carico dello stomaco, dell’intestino, dei reni e della coagulazione, e richiede un’attenzione particolare alla presenza di eventuali fattori di rischio individuali.
Per l’uso antinfiammatorio, l’aspirina viene spesso suddivisa in più somministrazioni nell’arco della giornata, in modo da mantenere livelli plasmatici relativamente costanti e un effetto terapeutico stabile. Anche in questo contesto, è essenziale rispettare la dose massima giornaliera indicata dal medico o dal foglietto illustrativo e non prolungare autonomamente la durata del trattamento oltre quanto consigliato. In alcuni pazienti, soprattutto se presentano una storia di disturbi gastrici o assumono altri farmaci potenzialmente gastrolesivi, il medico può associare un protettore gastrico per ridurre il rischio di ulcere o sanguinamenti, oppure valutare l’impiego di altri analgesici o antinfiammatori, come il paracetamolo per il controllo del dolore associato all’infiammazione paracetamolo per dolore associato a infiammazione.
È importante sottolineare che l’aspirina non è sempre il FANS di prima scelta per tutte le condizioni infiammatorie: in alcune patologie reumatologiche o muscoloscheletriche, il medico può preferire altri principi attivi con un profilo di efficacia e tollerabilità più favorevole per quel quadro specifico. Inoltre, in presenza di malattie croniche come insufficienza renale, epatica, scompenso cardiaco, ipertensione non controllata o disturbi della coagulazione, l’uso di aspirina ad alte dosi può essere controindicato o richiedere un monitoraggio particolarmente stretto. Per questo motivo, l’automedicazione con dosi antinfiammatorie elevate non è raccomandata e va sempre evitata senza un confronto preventivo con il medico curante.
Nel corso di un trattamento antinfiammatorio con aspirina, è fondamentale prestare attenzione a eventuali segni o sintomi che possano indicare un effetto indesiderato importante, come dolore addominale intenso, feci nere o con sangue, vomito con tracce ematiche, comparsa di lividi o sanguinamenti insoliti (ad esempio dal naso o dalle gengive), riduzione della quantità di urine, affaticamento marcato o difficoltà respiratorie. In presenza di questi segnali, è necessario sospendere il farmaco e rivolgersi tempestivamente al medico o al pronto soccorso. Anche un peggioramento dell’infiammazione o la comparsa di febbre alta persistente richiedono una rivalutazione clinica, perché potrebbero indicare un problema diverso da quello inizialmente ipotizzato.
Effetti collaterali e precauzioni
L’aspirina, come tutti i FANS, può causare effetti collaterali, la cui probabilità aumenta con la dose e la durata del trattamento, ma anche in presenza di fattori di rischio individuali. Gli effetti indesiderati più comuni riguardano l’apparato gastrointestinale: bruciore di stomaco, dolore epigastrico, nausea, vomito, fino a lesioni più gravi come gastrite erosiva, ulcera e sanguinamento digestivo. Questi rischi sono maggiori negli anziani, in chi ha una storia di ulcera o sanguinamenti, in chi assume contemporaneamente altri FANS, cortisonici, anticoagulanti o antiaggreganti, e in chi consuma regolarmente alcol. Per ridurre tali rischi, è consigliabile usare la dose minima efficace per il periodo più breve possibile e, quando indicato, associare una protezione gastrica sotto controllo medico.
Un altro aspetto importante riguarda gli effetti dell’aspirina sulla coagulazione del sangue: il farmaco inibisce l’aggregazione piastrinica, cioè la capacità delle piastrine di “attaccarsi” tra loro per formare il coagulo. Questo effetto è sfruttato a basse dosi nella prevenzione cardiovascolare, ma a dosi analgesiche o antinfiammatorie può aumentare il rischio di sanguinamenti, soprattutto se associato ad altri farmaci che agiscono sulla coagulazione (come anticoagulanti orali, eparine, altri antiaggreganti) o in presenza di disturbi emorragici preesistenti. È quindi fondamentale informare sempre il medico e il farmacista di tutti i medicinali assunti, compresi quelli da banco e i prodotti di automedicazione, prima di iniziare una terapia con aspirina.
Tra le reazioni avverse meno frequenti ma potenzialmente gravi vi sono le reazioni allergiche, che possono manifestarsi con eruzioni cutanee, prurito, gonfiore del viso o della gola, difficoltà respiratorie, fino allo shock anafilattico. Alcune persone con asma o poliposi nasale presentano una particolare sensibilità ai FANS, inclusa l’aspirina, e possono sviluppare crisi asmatiche o broncospasmo dopo l’assunzione del farmaco; in questi casi, l’uso di aspirina è generalmente controindicato o richiede una valutazione specialistica. Anche nei pazienti con insufficienza renale o epatica, scompenso cardiaco o ipertensione non controllata, l’aspirina può peggiorare il quadro clinico e deve essere utilizzata con estrema cautela, se non evitata del tutto.
Un capitolo a parte riguarda l’uso di aspirina in gravidanza e allattamento: nelle fasi iniziali della gravidanza, l’impiego occasionale a basse dosi può essere valutato dal medico in situazioni specifiche, ma in generale si preferisce limitarne l’uso e orientarsi verso alternative più sicure, come il paracetamolo, quando appropriato. Nel terzo trimestre, l’aspirina e gli altri FANS sono in genere controindicati perché possono interferire con la circolazione fetale (dotto arterioso) e aumentare il rischio di complicanze materne e neonatali. Anche durante l’allattamento è necessario valutare con il medico il rapporto rischio-beneficio, considerando che piccole quantità di farmaco possono passare nel latte materno e che spesso esistono analgesici alternativi con un profilo di sicurezza meglio definito.
Infine, è essenziale ricordare che l’aspirina non deve essere somministrata a bambini e adolescenti con infezioni virali sospette o confermate (come influenza o varicella), a causa del rischio di sindrome di Reye, una condizione rara ma gravissima che può causare danni al fegato e al sistema nervoso centrale. In queste fasce di età, per il trattamento di febbre e dolore si preferiscono in genere altri farmaci, come il paracetamolo, seguendo scrupolosamente le indicazioni di dosaggio in base al peso corporeo e all’età. In caso di dubbi su quale analgesico utilizzare per un bambino o un adolescente, è sempre opportuno consultare il pediatra o il medico di famiglia, evitando l’automedicazione con aspirina o altri FANS senza un parere professionale.
In sintesi, l’aspirina è un farmaco efficace per il trattamento del dolore e dell’infiammazione, ma il suo utilizzo richiede attenzione a dosi, durata, controindicazioni e possibili interazioni con altri medicinali. Usare la dose minima efficace per il tempo più breve necessario, assumere il farmaco preferibilmente a stomaco pieno, evitare associazioni rischiose con altri FANS, anticoagulanti o alcol, e rivolgersi al medico se i sintomi persistono o peggiorano sono regole fondamentali per ridurre il rischio di effetti indesiderati. In presenza di condizioni particolari – come gravidanza, malattie croniche, terapie concomitanti o età pediatrica – è indispensabile un confronto preventivo con il medico o il farmacista per valutare se l’aspirina sia davvero il farmaco più adatto o se sia preferibile orientarsi verso alternative più sicure.
Per approfondire
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Schede tecniche e fogli illustrativi aggiornati dei medicinali a base di acido acetilsalicilico, utili per verificare indicazioni, controindicazioni, dosaggi e avvertenze ufficialmente approvate in Italia.
Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) – Informazioni regolatorie e documenti di valutazione sui FANS e sui medicinali contenenti acido acetilsalicilico, con focus su sicurezza, farmacovigilanza e aggiornamenti europei.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Linee guida e documenti di riferimento sull’uso razionale degli analgesici e degli antinfiammatori, con particolare attenzione alla sicurezza dei farmaci da banco e all’automedicazione responsabile.
Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – Approfondimenti sul rischio di sindrome di Reye associata all’uso di aspirina nei bambini e negli adolescenti con infezioni virali, utili per comprendere meglio le raccomandazioni di sicurezza in età pediatrica.
National Health Service (NHS) – Schede informative aggiornate per pazienti sull’aspirina e sugli altri FANS, con spiegazioni chiare su indicazioni, dosaggi, effetti collaterali e precauzioni nell’uso quotidiano.
