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Indapamide Actavis 1 5 mg cp a ril prol 10 cp in blister al

Indapamide Actavis 1 5 mg cp a ril prol 10 cp in blister al

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Indapamide Actavis 1 5 mg cp a ril prol 10 cp in blister al: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Indapamide Actavis 1 5 mg cp a ril prol 10 cp in blister al: la confezione

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01.0 Denominazione del medicinale

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Indapamide Aurobindo 1,5 mg compresse a rilascio prolungato.

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Ogni compressa a rilascio prolungato contiene 1,5 mg di indapamide.

Eccipienti con effetto noto: 144,22 mg di lattosio monoidrato/compressa a rilascio prolungato

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere il paragrafo 6.1.

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03.0 Forma farmaceutica

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Compressa a rilascio prolungato

Compresse biconvesse a rilascio prolungato rivestite con film rotonde, di colore da bianco a biancastro.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Ipertensione essenziale.

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Posologia

Una compressa ogni 24 ore, da prendere preferibilmente al mattino, da ingerire intera con acqua senza masticarla.

A dosi elevate l’effetto antiipertensivo dell’indapamide non viene potenziato, mentre l’effetto saluretico risulta aumentato.

Insufficienza renale (vedì paragrafì 4.3 e 4.4)

In caso di grave insufficienza renale (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min), il trattamento è controindicato.

Le tiazidi ed i diuretici correlati esplicano la loro piena efficacia solo quando la funzione renale è normale oppure solo minimamente compromessa.

Pazienti anziani (vedì paragrafo 4.4)

Nei pazienti anziani, la creatinina plasmatica deve essere adattata in base all’età, al peso ed al sesso del paziente. I pazienti anziani possono essere trattati con Indapamide Aurobindo quando la loro funzione renale è normale o solo leggermente compromessa.

Pazienti con insufficienza epatica (vedere paragrafì 4.3 e 4.4)

In caso di grave compromissione della funzione epatica il trattamento è controindicato.

Bambini ed adolescenti

L’uso di Indapamide Aurobindo non è raccomandato nei bambini e negli adolescenti a causa della mancanza di dati di sicurezza ed efficacia.

Modo di somministrazione

Per somministrazione orale.

04.3 Controindicazioni

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Ipersensibilità all’indapamide, alle altre sulfonamidi o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Grave insufficienza renale.

Encefalopatia epatica o grave compromissione della funzione epatica.

Ipopotassiemia.

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Avvertenze speciali

In caso di compromissione della funzione epatica, è possibile che i diuretici simil- tiazidici, causino un’encefalopatia epatica in caso di squilibrio elettrolitico. Se ciò si verifica, la somministrazione del diuretico deve essere immediatamente sospesa.

Intolleranza al lattosio

Questo medicinale contiene lattosio monoidrato. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit di Lapp lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicinale.

Fotosensibilità

Sono stati riportati casi di fotosensibilità con diuretici tiazidici e simil-tiazidici (vedì paragrafo 4.8). Se, durante il trattamento, si manifesta una reazione di fotosensibilità, si raccomanda di sospendere il trattamento. Se si dovesse ritenere opportuna la ri- somministrazione di indapamide, si consiglia di proteggere le aree esposte al sole oppure ai raggi UVA.

Speciali precauzioni per l’uso

– Squilibrio idro-elettrolitico: Sodio plasmatico:

deve essere misurato prima del trattamento e, in seguito, ad intervalli regolari. Qualsiasi trattamento diuretico può causare iponatriemia, talvolta con conseguenze molto gravi. Il calo del sodio plasmatico può essere inizialmente asintomatico, ragion per cui è necessario monitorare regolarmente di questo parametro, e manifestarsi più frequentemente nei pazienti anziani e cirrotici (vedì paragrafì 4.8 e 4.9).

Potassio plasmatico:

la deplezione di potassio con conseguente ipopotassiemia rappresenta il rischio maggiore connesso all’uso dei diuretici tiazidici e simil-triazidici. Il rischio che insorga ipopotassiemia (< 3,4 mmol/l) deve essere prevenuto in certi pazienti ad alto rischio, ad es. gli anziani, i pazienti malnutriti e/o trattati contemporaneamente con più farmaci, i pazienti cirrotici con edema ed ascite, arteriopatia coronarica ed insufficienza cardiaca. In questi casi l’ipopotassiemia determina un aumento della tossicità cardiaca delle preparazioni a base di digitale e del rischio di aritmia.

Anche i pazienti con con sindrome da intervallo QT lungo, devono essere considerati a rischio se l’origine di tale condizione è congenita o iatrogena. L’ipopotassiemia, come pure la bradicardia, sono fattori predisponenti all’insorgenza di gravi aritmie ed in particolare di torsioni di punta potenzialmente fatali.

In tutte le situazioni sopra indicate è richiesto un più frequente monitoraggio del potassio plasmatico. La prima misurazione del potassio plasmatico deve essere effettuata nella prima settimana successiva all’inizio del trattamento

Una volta riscontrata, l’ipopotassiemia deve essere corretta.

Calcio plasmatico:

i diuretici tiazidici e simil-tiazidici possono ridurre l’escrezione urinaria di calcio e determinare un lieve e transitorio aumento del calcio plasmatico. Un’evidente ipercalcemia potrebbe essere dovuta ad un precedente iperparatiroidismo non riconosciuto. Il trattamento deve essere sospeso prima di eseguire tests di funzionalità paratiroidea.

Glicemia:

il monitoraggio della glicemia è importante per i pazienti diabetici, soprattutto in caso di ipopotassiema concomitante.

Acido urico:

Nei pazienti iperuricemici è possibile un aumento della tendenza agli attacchi gottosi.

Funzione renale e diuretici:

I diuretici tiazidici e simil-tiazidici sono completamente efficaci solo quando la funzione renale è normale oppure minimamente compromessa (creatinina plasmatica al di sotto dei livelli dell’ordine di 25 mg/l, vale a dire 220 µmol/l negli adulti). Nei pazienti anziani questa creatinina plasmatica deve essere adattata in base all’età, al peso ed al sesso del paziente.

L’ipovolemia, secondaria alla perdita di liquidi e sodio indotta dal diuretico all’inizio del trattamento determina una riduzione della filtrazione glomerulare. Ciò può risultare in un aumento dell’urea ematica e della creatinina plasmatica. Questa transitoria insufficienza renale non dà conseguenze nei pazienti la cui funzione renale è normale, ma potrebbe peggiorare un’insufficienza renale pre-esistente.

Atleti:

Coloro che praticano sport a livello agonistico devono porre attenzione al fatto che questo farmaco contiene un principio attivo che può dare esito positivo ai test antidoping.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Associazioni sconsigliate

Litio:

aumento dei livelli di litio con segni di sovradosaggio, come nel caso della dieta iposodica (diminuzione dell’escrezione urinaria di litio). Se l’uso dei diuretici è necessario bisogna provvedere ad un attento monitoraggio dei livelli di litio nel plasma e all’adattamento della dose.

Diuretici:

Non è raccomandata la somministrazione concomitante di indapamide con diuretici ipopotassiemici (bemetamide, furosemide, piretanide, tiazidici e xipamide).

Associazioni che richiedono prudenza

Farmaci che inducono le torsioni di punta:

antiaritmici di classe Ia (chinidina, idrochinidina, disopiramide),

antiaritmici di classe III (amiodarone, sotalolo, dofetilide, ibutilide),

alcuni antipsicotici: fenotiazine (clorpromazina, ciamemazina, levomepromazina, tioridazina, trifluoperazina),

benzamidi (amisulpride, sulpiride, sultopride, tiapride),

butirrofenoni (droperidolo, aloperidolo);

altri: bepridil, cisapride, difemanile, eritromicina ev, alofantrina, mizolastina, pentamidina, sparfloxacina, moxifloxacina, vincamina ev.

Aumento del rischio di aritmie ventricolari, in particolare delle torsioni di punta (l’ipopotassiema rappresenta un fattore di rischio). Tenere l’ipopotassiemia sotto controllo e correggerla, se necessario, prima di introdurre l’associazione. Monitoraggio clinico,

degli elettroliti plasmatici ed elettrocardiografico. Far uso di sostanze che non hanno lo svantaggio di provocare torsioni di punta in caso di ipopotassiemia concomitante.

FANS (per via sistemica), inclusi gli inibitori selettiva della COX-2, acido salicilico ad alte dosaggi (≥ 3 g/die):

possibile riduzione dell’effetto antiipertensivo dell’indapamide. Rischio di insufficienza renale acuta in pazienti disidratati (ridotta filtrazione glomerulare). Idratare il paziente, monitorare la funzione renale all’inizio del trattamento.

Inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE)-inibitori:

rischio di improvvisa ipotensione e/o acuta insufficienza renale quando il trattamento con un ACE-inibitore viene iniziato in presenza di una deplezione sodica pre-esistente (soprattutto in pazienti con stenosi dell’arteria renale).

In caso di ipertensione, quando un trattamento diuretico precedente potrebbe aver causato una deplezione sodica, è necessario:

sospendere il diuretico 3 giorni prima di iniziare il trattamento con l’ACE-inibitore e, se necessario, reintrodurre un diuretico risparmiatore di potassio;

oppure iniziare il trattamento con l’ACE-inibitore ad una bassa dose, incrementandola gradualmente.

In caso di insufficienza cardiaca congestizia, iniziare il trattamento con una dose molto bassa di ACE-inibitore, possibilmente dopo aver ridotto la dose del diuretico risparmiatore di potassio somministrato in concomitanza.

In tutti i casi, monitorare la funzione renale (creatinina plasmatica) durante le prime settimane di trattamento con un ACE-inibitore.

Altri farmaci ipopotassiemici, amfotericina B (e.v), glucocorticoidi e mineralcorticoidi (per via sistemica), tetracosactide, lassativi stimolanti:

aumento del rischio di ipopotassiemia (effetto additivo). Monitoraggio del potassio plasmatico e correzione, se necessario. Ciò deve essere tenuto particolarmente presente in caso di concomitante trattamento con la digitale. Uso di lassativi non stimolanti.

Baclofene:

Aumento dell’effetto antiipertensivo. Idratare il paziente, monitorare la funzione renale all’inizio del trattamento.

Preparazioni a base di digitale:

L’ipopotassiemia predispone agli effetti tossici della digitale. Monitorare il potassio plasmatico ed effettuare un esame elettrocardiografico, quindi, se necessario, adattare il trattamento.

Associazioni da tenere in considerazione:

Diuretici risparmiatori di potassio (amiloride, spironolattone, triamterene):

mentre le associazioni razionali possono essere utili in alcuni pazienti, è sempre possibile l’insorgenza di ipo- o iperpotassiemia (soprattutto in pazienti con insufficienza renale o diabete). Monitorare il potassio plasmatico ed effettuare un ECG, quindi, se necessario, rivedere il trattamento.

Metformina:

aumento del rischio di acidosi lattica indotta dalla metmorfina a causa di una possibile insufficienza renale associata all’impiego dei diuretici ed in modo particolare all’uso di diuretici dell’ansa. Non usare la metformina quando la creatinina plasmatica eccede 15 mg/l (135 µmol/l) nell’uomo e 12 mg/l (110 µmol/l) nelle donne.

Mezzi di contrasto iodati:

in caso di disidratazione indotta dal diuretico il rischio che si sviluppi un’insufficienza renale acuta è maggiore, soprattutto quando vengono usate grandi quantità di mezzi di

contrasto iodati. Provvedere a reidratare il paziente prima di somministrargli un farmaco iodato.

Antidepressivi tipo imipramina, neurolettici:

aumento dell’effetto antipertensivo e del rischio di ipotensione ortostatica (effetto additivo).

Calcio (sali):

rischio di ipercalcemia conseguente alla ridotta escrezione urinaria di calcio

Ciclosporina, tacrolimus:

rischio di aumento della creatinina plasmatica senza che vi siano alterazioni nei livelli della ciclosporina circolante, persino in assenza di deplezione idro-salina.

Corticosteroidi, tetracosactide (per via sistemica):

riduzione dell’effetto antipertensivo (ritenzione acqua/sodio indotta dai corticosteroidi).

04.6 Gravidanza e allattamento

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Gravidanza

Come regola generale, la somministrazione di diuretici deve essere evitata nelle donne gravide e non deve mai essere utilizzata a trattare l’edema fisiologico dovuto alla gravidanza. I diuretici possono causare ischemia feto-placentare con rischio di compromissione della crescita fetale.

Allattamento

L’indapamide viene escreta nel latte materno. È probabile che il bambino allattato subisca degli effetti e quindi l’uso dell’indapamide non è raccomandato durante l’allattamento.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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L’indapamide esercita un’influenza lieve o moderata sulla capacità di guidare veicoli e usare macchinari. L’indapamide non ha effetto sulla vigilanza. Ciò nonostante, in casi individuali, l’effetto ipotensivo potrebbe compromettere la capacità del paziente di guidare e di operare con macchinari, soprattutto all’inizio del trattamento oppure quando un altro agente antiipertensivo viene integrato alla terapia.

04.8 Effetti indesiderati

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La maggior parte degli effetti collaterali relativi ai parametri clinici e di laboratorio sono dose-dipendenti. I diuretici simil-tiazidici, inclusa l’indapamide, potrebbero causare gli effetti indesiderati sotto riportati.

Gli effetti indesiderati sono elencati di seguito per classe di organo e frequenza. Le frequenze sono definite come: Molto comuni (≥1/10); comuni (da ≥1/100 a <1/10); non comuni (da ≥1/1000 a 1/100); rari (≥1/10.000, 1/1000); molto rari (≤ 1/10.000), non noti (non si possono definire sulla base dei dati disponibili).

Patologie del sistema emolinfopoietico

Molto rari: Trombocitopenia, leucopenia, agranulocitosi, anemia aplastica , anemia emolitica

Patologie del sistema nervoso

Rari: Vertigini, affaticamento, cefalea, parestesia

Patologie cardiache

Molto rari: Aritmia, ipotensione

Patologie gastrointestinali

Non comuni: vomito

Rari: Nausea, stipsi, secchezza delle fauci Molto rari: pancreatite

Patologie renali e urinarie

Molto rari: Insufficienza renale

Patologie epatobiliari

Molto rari: anomala funzionalità epatica

Non note: possibile insorgenza di encefalopatia epatica in caso di insufficienza epatica (vedì ì paragrafì 4.3 e 4.4)

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Reazioni di ipersensibilità, per lo più di tipo dermatologico in soggetti con predisposizione a reazioni allergiche ed asmatiche

Comuni: Eruzioni cutanee maculopapulose Non comuni: Porpora

Molto rari: Edema angioneurotico e/o orticaria, necrolisi epidermale tossica, sindrome di Stevens-Johnson

Non note: possibile peggioramento di un lupus eritematoso disseminato pre- esistente.

Sono stati segnalati casi di fotosensibilità (vedì ìl paragrafo 4.4).

Esami diagnostici

Nel corso degli esami clinici, l’ipopotassiema (potassio plasmatico < 3,4 mmol/l) è stata riscontrata nel 10% dei pazienti e < 3,2 mmol/l nel 4% dei pazienti dopo 4-6 settimane di trattamento. Dopo 12 settimane di trattamento il calo medio di potassio plasmatico è stato di 0,23 mmol/l.

Molto rari: ipercalcemia Non noti:

Deplezione di potassio con ipopotassiemia, particolarmente grave in certi pazienti ad

alto rischio (vedì ìl paragrafo 4.4).

Iponatriemia associata a ipovolemia responsabile di disidratazione e ipotensione ortostatica. La perdita concomitante di ioni cloruro può causare a un’alcalosi metabolica secondaria compensatoria: l’incidenza e l’entità di questo effetto sono lievi.

Aumento dell’acido urico plasmatico e della glicemia durante il trattamento: è necessario valutare attentamente l’adeguatezza di questi diuretici per i pazienti con la gotta o il diabete.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio

continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

04.9 Sovradosaggio

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Sintomi:

L’indapamide non ha mostrato tossicità fino a 40 mg, ossia 27 volte la dose terapeutica. I segni dell’intossicazione acuta si manifestano soprattutto in forma di disturbi idro-elettrolitici (iponatriemia, ipopotassiemia). Clinicamente è possibile l’insorgenza di nausea, vomito, ipotensione, crampi, vertigini, sonnolenza, confusione, poliuria o oliguria che può progredire fino all’anuria (dovuta a ipovolemia).

Trattamento:

Le misure iniziali riguardano la rapida eliminazione della/e sostanza/e ingerite tramite lavanda gastrica e/o somministrazione di carbone attivo, con successivo recupero dell’equilibrio idrico/elettrolitico fino a valori normali da effettuarsi in un centro specializzato.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Categoria farmacoterapeutica:

DIURETICI antiipertensivi, sulfonamidi, non associati Codice ATC: C03B A11

L’indapamide è un derivato sulfonamidico a nucleo indolico, farmacologicamente affine ai diuretici tiazidici. L’indapamide agisce inibendo il riassorbimento di sodio nel segmento corticale di diluizione: aumenta l’escrezione urinaria di sodio e cloruri e, in misura minore, l’escrezione di potassio e magnesio, incrementando in tal modo la produzione di urina ed esplicando quindi la sua azione antipertensiva.

Studi di fase II e III in cui il prodotto è stato somministrato in monoterapia hanno dimostrato un effetto antipertensivo della durata di 24 ore. Ciò si è verificato a dosi in cui l’effetto diuretico era di lieve intensità.

L’attività antipertensiva dell’indapamide determina un miglioramento della compliance arteriosa e la riduzione della resistenza arteriolare e periferica totale.

L’indapamide riduce l’ipertrofia ventricolare sinistra.

L’effetto terapeutico dei diuretici tiazidici e simil-tiazidici non va oltre una certa dose, mentre gli effetti collaterali continuano ad aumentare. La dose non deve essere aumentata se il trattamento non risulta essere efficace.

Durante trattamenti a breve, medio e lungo termine di pazienti ipertesi è stato dimostrato che l’indapamide:

non interferisce con il metabolismo dei lipidi: trigliceridi, colesterolo LDL e colesterolo HDL;

non interferisce con il metabolismo dei carboidrati, persino nei pazienti ipertesi con diabete.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Il prodotto medicinale viene fornito in forma di compresse a rilascio prolungato che si basano su un sistema a matrice in cui il principio attivo viene disperso entro un supporto che permette il rilascio prolungato dell’indapamide.

Assorbimento

La frazione dell’indapamide rilasciata viene rapidamente e completamente assorbita dal tratto gastrointestinale. Una modesta assunzione di cibo aumenta la rapidità di assorbimento ma non ha influenza sulla quantità di farmaco assorbito. Il picco sierico

viene raggiunto entro circa 12 ore dall’ingestione dopo la somministrazione di una singola dose , la somministrazione ripetuta riduce la variazione dei livelli sierici tra due dosi.

Esiste una variabilità intra-individuale.

Distribuzione

Il legame dell’indapamide alle proteine plasmatiche è del 79%. L’emivita di eliminazione plasmatica è di 14 – 24 ore (in media 18 ore). Lo stato stazionario viene raggiunto dopo 7 giorni. La somministrazione ripetuta non comporta accumulo.

Metabolismo

Il farmaco viene essenzialmente eliminato nelle urine (70% della dose) e nelle feci (22%) sottoforma di metaboliti inattivi.

Pazienti ad alto rischio

Nei pazienti con insufficienza renale i parametri farmacocinetici restano invariati.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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Le massime dosi somministrate per via orale a diverse specie animali (dosi da 40 fino a 8000 volte la dose terapeutica) hanno causato un’esacerbazione delle proprietà diuretiche dell’indapamide. I maggiori sintomi di intossicazione riscontrati durante gli studi di tossicità acuta con l’indapamide somministrata per via endovenosa o endoperitoneale riguardavano l’azione farmacologica dell’indapamide, ad es. bradipnea e vasodilatazione periferica. Le prove di mutagenesi e carcinogenesi eseguite con l’indapamide sono risultate negative.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Nucleo della compressa: lattosio monoidrato

amido di mais pregelatinizzato ipromellosa

silice colloidale anidra magnesio stearato Rivestimento della compressa: ipromellosa

macrogol 6000

titanio diossido (E171)

06.2 Incompatibilità

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Non pertinente

06.3 Periodo di validità

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3 anni.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Blister Al/PVC

Confezioni: 10, 14, 15, 20, 30, 50, 60, 90, 100 compresse

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Nessuna istruzione particolare.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Aurobindo Pharma (Italia Srl) – Via S. Giuseppe 102, 20147 Saronno (VA)

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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038708018 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 10 compresse in blister Al/PVC 038708020 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 14 compresse in blister Al/PVC 038708032 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 15 compresse in blister Al/PVC 038708044 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 20 compresse in blister Al/PVC 038708057 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 30 compresse in blister Al/PVC 038708069 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 50 compresse in blister Al/PVC 038708071 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 60 compresse in blister Al/PVC 038708083 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 90 compresse in blister Al/PVC

038708095 1,5 mg compresse a rilascio prolungato – 100 compresse in blister Al/PVC

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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07/05/2009

10.0 Data di revisione del testo

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13/06/2016

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” il 22/7/1982, con voti 110 e lode, discutendo la tesi dal titolo: “Aspetti clinici e di laboratorio di un nuovo enteropatogeno: il Clostridium difficile“. Abilitato all’ esercizio della professione medica nell’ ottobre 1982 Iscritto all’ Albo dei Medici di Roma e Provincia il 26/1/1983