Pubblicità

 

 

EPILESSIA:

GENIO, RELIGIOSITA’, SUPERSTIZIONE e SCIENZA

a cura di: Alessandro D'Angelo


 

Il termine epilessia deriva nell’espressione medica, dal verbo greco epilambáno che significa letteralmente prendere di sorpresa, assalire all’improvviso, richiamando l’immagine della possessione.

Questa è stata spesso nominata con perifrasi: “Morbo erculeo” perché si pensava che le fatiche d’Ercole fossero state portate a termine in preda ad accessi epilettici; mal della luna e questo, per l’analogia con le fasi lunari che tornano ciclicamente. Era nominata anche: “morbus sonticus” cioè pericoloso, perché l’epilettico poteva cadere e ferirsi, per cui fu denominato anche “Mal caduco”.

Col termine latino “Morbus Comizialis” era invece definito tale stato dai romani che interrompevano le adunanze, cioè i “comizia” quando uno dei presenti cadeva in preda ad un attacco epilettico. Questo fatto era considerato un presagio infausto nei confronti delle decisioni che dovevano essere prese; ma, il termine di gran lunga più usato e che si protrasse nei tempi, fu “Morbo sacro”.

Le fonti storiche più antiche, risalgono la descrizione di questa malattia a molti secoli prima di Cristo attraverso testi accadici assiro-babilonesi scritti su tavolette d’argilla.

Più tardi, durante l’epoca di Platone, 427-347 a.C. la civiltà ellenica esprimeva i suoi punti di vista sull’epilessia attraverso due “entusiasmi”: il coribantico, frenetico e convulso, dove la possessione era vista come una caduta dalla quale si doveva uscire, e quella mistica nel quale la possessione era una via per erompere dalla condizione umana verso il divino. L'episodio epilettico, andava guarito, mentre, poiché l’entusiasmo mistico “epilettoide”, serviva per raggiungere la dimensione divina. Comunque per i greci l'epilessia, era uno stato d’ispirazione divina. Per loro, infatti, era presente una differenza di valutazione che si spiegava analizzando l'epilessia come un fenomeno nevrotico, sconfinante nell'ambito della psicologia; di conseguenza nel comportamento religioso. Le condizioni psicologiche che conducevano al morbo sacro, erano curate nella religione ellenica con pratiche rituali, ravvisando nell'entusiasmo coribantico una cura omeopatica. Le condizioni psicologiche che portavano all'epilessia, erano ricercate e portate da una condizione soggettiva ad una condizione universale o assoluta, necessaria per accedere ad una liberazione vista com’evasione dalla natura umana. La parte destra del corpo, essendo la più forte, ha meno speranza di guarigione quindi sarà facile essere sopraffatti dalla malattia. Quanto asserito lo riporta Aristotele (384 a.C.), nell’opera “Problemata”: Scritto che riporta che gli epilettici colti in principio dal male al lato destro, si salvano più difficilmente degli altri. L'opinione di Teofrasto di Lesbo (331+ 288 a.C.) scrisse un libro molto interessante con contenuti originali circa lo “stato epilettoide”. Egli indicò quale fu stato il medicamento: “La pelle di cui le tarantole, alla pari degli altri rettili, si spogliano in determinate epoche, come di un vecchio abito. Bisogna però sottrarre subito quelle spoglie perché altrimenti o per un presentimento geloso o per istintiva appetenza, si rivoltano subito e le divorano…”.

A questa malattia, apparentemente misteriosa, si attribuivano variegate genesi. Le cause interpretative del male erano spesso contraddittorie fra loro.

Nella sacra Bibbia tradotta dal teologo Giovanni Diodati, (1576 +1649), è recitato, nel libro dei Numeri cap. 24, v.4: “ Così dice colui che ode le parole dell’Altissimo, che vede la visione dell’Onnipotente, che cade a terra, e a cui gli occhi sono aperti”.

Altre descrizioni sono presenti nei Vangeli Sinottici di Matteo, Marco e Luca: in Matteo al cap. 4, vv. 24 e 25; in Luca cap. 6, vv. 17 -19 e nel cap. 9, v. 37-38; inoltre anche in Marco cap. 1, vv. 32-34. Comunque, la descrizione più ampia e chiara è presente in Matteo cap. 17, vv.: 14-18: “E venuti verso la folla, gli si accostò un uomo che s’inginocchiò dicendo:”15 “Signore abbi misericordia di mio figlio, perché è epilettico…”. Segue il v. 18: ” Quindi Gesù lo rimproverò, e il demonio uscì da lui; e da allora il fanciullo fu guarito”. Un altro concetto interessante è quello espresso nei vangeli sinottici di Matteo (cap. 17. v.21) e di Marco (cap.9, v.29) dove è tramandato, riferendosi ai demoni che conferivano l’epilessia: "Questa razza di spiriti non si possono cacciare se non con la preghiera e il digiuno".

Già prima dell’IV secolo a.C., il padre della medicina Ippocrate, (460 + 377) affermava in un’opera dal titolo: “Sulla Malattia Sacra”: “Non è a mio parere per nulla più divina o più sacra delle altre malattie, ma ha la stessa natura da cui le altre provengono”. Egli sosteneva: “Quel male era chiamato “sacro”, ma solo da quelli che lui chiama impostori e falsi. Asseriva inoltre: “...Prescrivono questo motivo (sacro) del divino come se possedessero un sapere superiore”, riferendosi ai medici di allora che desideravano mostrare la loro bravura e grande abilità, ma solo se il malato guariva; se invece moriva asserivano che l’evento era accaduto a causa dei responsabili veri, cioè gli dei. Ippocrate era convinto che: "Gli opposti curano gli opposti". Il suo pensiero si mostrava antitetico ai riti magici, alle medicine antiche, ma anche a quanto sosteneva l’alunno di Sigmund Freud, Carlo Gustav Jung (1875 +l 1961) che dopo il 1900 ipotizzava che fosse esatto il pensiero degli antichi; cioè che: “Similia similibus curantur (il simile cura il suo simile). La teoria della scuola ippocratica era basata sugli "umori cattivi" che avrebbero bloccano i canali interni del corpo del malato. Per questo motivo Ippocrate asseriva: ”Anziché indugiare a diffusi riti magici per sconfiggere la "Malattia sacra” o “Morbo lunare", si tratterà di assumere un "flegmagogo" che permetterà la graduale evacuazione del fluido dal cervello”. Si consigliava severamente di non seguire i consigli dei sacerdoti che, nella cultura odierna sarebbero stati collocati fra chi opera astruse pratiche magico-esoteriche.

 

 

Va inoltre sottolineato che il padre della medicina, si mostrava come i moderni medici organicisti poiché sosteneva:” La malattia è percepita come qualcosa di "diverso" che turba i processi fisiologici e che deve essere combattuta da un rimedio che possa annullarla in modo meccanico.” Dunque l’origine delle crisi non era quella di potersi liberare da alcun tipo di presenza divina, positiva o negativa. Il medico e filosofo greco Claudio Galeno, (129-199 d.C.). curativo della corte imperiale di Roma e dello stoico Marco Aurelio, (nato il 121d.C.) nel suo testo riporta: “De affectorum locorum notitia”; scriveva: “L’epilessia è dovuta all’accumulo d’umore spesso e vischioso, che ostruisce il deflusso del pneuma (cioè lo spirito divino che anima la natura) psichico, blocca i nervi sensoriali e motori con perdita delle sensazioni…”Il suo testo prosegue dando risalto“…al tremore delle radici dei nervi motori nel tentativo di rimuovere l’ostruzione vischiosa…” Inoltre preparò una terapia speciale come base una sostanza chiamata “Theriaka”, un "antiveleno" a base di oppio che era presente in moltissimi tipi di pozione (teriakaeci e romani. La teriaka piu' famosa ed usata era il galenos (soave) elaborata dal cretese Andromaco il Vecchio, medico alla corte di Nerone. Il galenos era raccomandato come un’ infallibile panacea. Galeno, prescriveva tale pozione diluita in alcool per una serie incredibile di disturbi. Egli scriveva:”“L'oppio buono per tutti i mali combatte l’epilessia, i veleni e i morsi degli animali velenosi, cura il mal di testa cronico, la vertigine, la sordità, l'apoplessia, la debolezza della vista, la perdita della voce, l'asma, la tosse di ogni genere, l'emottisi, la difficoltà di respirare, le coliche, il veleno iliaco, l'itterizia, la durezza della milza, i calcoli, i disturbi urinari, le febbri….” Con la morte di Galeno si chiuse il periodo aureo della medicina romana Dopo Galeno, si sviluppò uno sterile dogmatismo portato avanti da figure a volte degne di nota che tuttavia non aggiunsero nulla di nuovo a quanto già era noto. Oltretutto iniziò la tendenza allo sconfinamento del conoscibile nel campo dell’inconoscibile, caratteristica peculiare della medicina nel medioevo. Da ricordare il famoso chirurgo Filagrio (nato il 138 + 201 d.C.) e suo fratello Poseidonio Entrambi i fratelli si occuparono delle malattie del cervello descrivendo molto accuratamente l’epilessia, i deliri acuti, gli stati comatosi, quelli catalettici, e la rabbia. Scrissero infatti i libri ove si occuparono delle malattie del cervello descrivendo molto accuratamente i deliri acuti, gli stati comatosi, quelli catalettici, l’epilessia e la rabbia seguendo comunque la teoria della scuola ippocratica degli "umori cattivi" che bloccano i canali interni del nostro corpo. Filagrio aseriva che la rimozione di questi umori (flegma) da organi vitali è il cardine della terapia di malattie quali epilessia.

In seguito, il teologo di Cartagine, l’africano Quinto SettimioTertulliano (160+220 d.C.) scriveva: <<E dove mettete tutti quelli che durante uno spettacolo gladiatorio corrono a bere ingordamente, per curarsi il morbo comiziale [l’epilessia]…>> E’ molto probabile che il teologo si riferisse al sangue dei malviventi portati nelle arene romane per essere sgozzati. Il naturalista Plinio il Vecchio, (23/24+79 d.C.),che il contemporaneo degli apostoli di Gesù Cristo, che il medico Areteo di Cappadocia, vissuto nel primo secolo d.C., ci portarono a conoscenza che: “il sangue umano era usato per curare l’epilessia”.



In seguito, Valentino, prete romano, martirizzato nel 270, ai tempi di Claudio II il Gotico, (214-270). una volta salito agli altari diventato patrono dei fidanzati, fu invocato il 14 febbraio. Pochi sanni però che molti si rivolgevano a lui per guarire dall’epilessia. A coloro che salgono al Santuario delle "Sette chiese" veniva impartita una particolare benedizione quella “Di San Valentino" che avrebbe dovuto scongiurare l'insorgere nei bambini del "mal caduto" (epilessia). Infatti, nella cerimonia s’invocava la protezione per una malattia tipica dei bambini: "il male di San Valentino", cioè l’epilessia. Questa festa ebbe origine solo nel 1671, Da allora i cattolici si raccomandano a S. Valentino anche contro i dolori di pancia ed i malocchi a cui credono.

Molti i santi furono decapitati: oltre a San Valentino, anche San Donato II, il quale è rappresentato con una statua dove nella mano sinistra ha un libro con sopra una luna a forma di falce. Va ricordato che la luna è molto importante nella malattia poiché in molti credono che questa abbia la possibilità di scatenare le scariche epilettiche che si verificherebbero più facilmente a luna piena o luna nuova, cioè quando si trova in sigizie con la terra ed il sole. Il festeggiamento di S. Donato II, vescovo di Arezzo avviene il 7 agosto, giorno in cui fu decapitato sotto l’impero di Giuliano l'Apostata, intorno al 362 d.C.. Nel medioevo il culto di San Donato si diffuse in tutta Italia, ma specie in Abruzzo. Anticamente nell’anniversario della sua morte diverse persone colpite dall'epilessia si recavano nella chiesa. Qui al malato gli si copriva il capo e gli si leggeva un brano del vangelo e lo si benediva. Pare che questa “moda” sia andata andata piano piano scomparendo. Il santo, comunque, divenne il protettore degli epilettici poichè in una delle leggende del martirologio, subì il taglio della testa. Fu per questo motivo che divenne il protettore di tutti coloro che hanno malattie di carattere nervoso. Da qui il titolo di “Patrono dei malati di mente e di quelli con il “mal lunatico”, cioè gli epilettici.

Poiché fra i suoi molti miracoli, ci fu anche la guarigione del piccolo Asterio affetto da crisi epilettiche, a causa di questo miracolo, il male fu denominato “Lu male de Santu Dunatu”. Si racconta, che anche nel Salento il 7 Agosto, molte persone colpite da questo stato d’essere, convengono, ancor oggi, nel paese per testimoniare la loro venerazione al Santo.

Forse a qualcuno può sembrare strano, ma nel XXI secolo in qualche paese dell’Abruzzo, i familiari continuano a portare i parenti nelle chiese dedicate a “Santu Dunatu” per pesare i loro parenti malati su una grande bilancia, mentre sull'altro piatto viene depositato un “Equivalente Peso in Grano destinato alla Madre Chiesa.



La medicina araba del VIII-X secolo d.C. manifestò una grande importanza verso questa malattia sia attraverso gli studi di Avicenna (980 + 1037 d.C.) che quelli di Averroè (1126 +-1198 d.C. ). Entrambi si dedicarono all’epilessia in modo accurato, non discostandosi però dai concetti del Sommo Ippocrate, il quale già secoli prima attribuiva la causa dello “stato di male” all’ “oppilazione” (occlusione) dei vasi, chiamando così l’intasamento di questi. Ancora oggi i medici credono che una parte delle forme di epilessia sia generata proprio dai disturbi dei microcapillari o microvasi celebrali. Non va sottovalutato il parere d’ 'Imran Musà ben Maymun, meglio noto come Mosè Maimonide, iberico, arabo, di religione ebraica, bilingue, libero pensatore, del Medioevo, il quale asseriva che le gravi i forme di malinconia possono condurre alla follia, oppure ad alcune forme d’epilessia, come già era stato scritto da Ippocrate.

I testi riportano una notizia poco nota su Maometto nato il 570 e deceduto il 612 d.C. in seno ad una povera famiglia di padre pagano e di madre ebrea nella Mecca. Vagando in cerca di fortuna, fu impiegato come venditore da una vedova, mercantessa ebrea di Damasco, che presto lo sposò; (secondo altri testi sembra che fu lo zio a conferirgli tale compito). E, Poiché viveva lo stato di “Morbo sacro”, si cita che seppe giovarsi di questa sua infermità per confermare la religione da sé inventata, Egli affermò che quelle frequenti cadute non erano altro che rapimenti, che gli davano la possibilità di tenere colloqui con l’Arcangelo Gabriele.

Nell’anno 1000-1100 si riaffacciò l’assurda ipotesi demonologia come causa delle crisi, non più generate a causa di un dio, come accadeva nell’antichità, soprattutto fra i geci e romani, ma per mezzo di un demonio. In quel periodo fu il Beato Gezelino, fratello laico nell'abbazia cistercense di Altenberg e passato ad altra vita nel 1137, ad essere venerato ed invocato ancor oggi, il 6 agosto, da chi soffre di problemi d'epilessia e di mal di testa. Si raccomandano a lui anche i parenti di bambini malati come accadeva attraverso le suppliche sia a san Valentino che a San Donato.

Sempre nel 1100 Medievale , presso la scuola medica salernitana “I Segreti” in un manoscritto era riportato che l'epilessia si cura con uova di corvo, Fatto citato in un antico manoscritto, di Magister Platearius, (figlio e padre medico). Platearius descrisse anche il procedimenti di distillazione per ascensum (acqua di rose, come poi scrisse anche Martin Lutero) e per descensum (con oli essenziali). Ricette ove era presente l'alcool si trovano in testi come il “Compendium Magistri Salerni per insegnare a fare l’acqua di rosa con l’alcool”. Questa ricetta a base di acqua di rosa fu poi presa in considerazione anche secoli dopo da Martin Lutero.

Nel periodo del 1200, per cercare di curare l’epilessia, andava di moda un’erba che doveva essere colta con molta riverenza, sulla quale, poi, si posava il vangelo di S. Giovanni, pregando Dio, che la creò recitando 3 Pater Noster e 3 Ave Marie. Quindi questa veniva incorniciata con oro e argento. Infine, quest’erba, dopo il rituale, veniva lavorata in modo da farci una collana che sarebbe stata sistemata intorno al collo dell’epilettico. Non è facile comprendere perché attorno a questo male vigesse un mondo pregno di magia. Forse perché il malato sembrava difficile da guarire. Accadeva che il sofferente, che portava con sé la collana, pregando, allontanava il disturbo da esserne addirittura guarito completamente.

La costante ipotesi demonologia fu trattata anche dal Sommo Dante Alighieri, (1265+ 1321), che s’ipotizza che soffrisse anch’ egli dello stato d’epilessia. Il Sommo, nel Canto XXIV, vv. 112-117 dell'Inferno, recita:

“112 E qual è quei che cade e non sa como

113 Per forza di demon che a terra tira

114 O d’altra oppilazion che lega l’uomo,

115 quando si leva , che intorno si mira

116 tutto smarrito de la grande angoscia

117 ch’egli ha sofferta, e guardando sospira;

118 tal era il peccator levato poscia.”



In questi versi si ha una visione demonologia, ma è presente anche una realtà organicistica. Secondo il grande poeta, non solo il demonio tira a terra l’epilettico, ma è probabile anche la presenza di una “oppilazione”, vale a dire di un intasamento dei vasi da parte degli “umori freddi” ippocratici. Egli parla della caduta del soggetto e di quando, rinvenendo, si guarda intorno smarrito poiché confuso”.

Si credeva che l’epilessia fosse una malattia contagiosa; concetto che riprese vigore anche nel 1400. Si asseriva che non si doveva né parlare né prendere il bagno con gli epilettici perché anche con il solo respiro potevano infettare la gente, concetto presente già negli untori di manzoniana memoria. (!)

Theophrastus Paracelsus (1493-1541) insegnò i principi di una medicina “A misura d’uomo”.sostenendo: “Ogni sostanza è un veleno, la giusta dose differenzia un veleno da un farmaco” . Nel corso della sua vita travagliata, si occupò di psicologia e di malattie mentali. Trattò e spiegò gli stati d’ epilessia, il ballo di San Vito, e le nevrosi nel De Morbis e nei Libri Philosophiae (I, De Lunaticis) dove così scriveva: “Sembra che sia possibile prendersi gioco delle leggi di Natura, ma chi la violenta si espone a rappresaglie di un genere spesso inatteso, con la conseguenza di strane umiliazioni…” Egli prosegue:” Dietro queste stesse umiliazioni, la Madre Celeste, sempre indulgente, si studia di impartire qualche salutare lezione a coloro che ritiene capaci di emendarsi, oppure di somministrare un grano di elleboro a favore dei monomani ancora curabili”.

Un altro personaggio che visse lo stato di epilessia fu Giovanna D’Arco, la “Pulzella d’Orléans”. Questa nacque nel 1412 e passò ad altra vita nel 1450. A 13 anni cominciò a sentire una voce divina che le indicava la strada da seguire nella vita. In seguito continuò a sentire le voci. Quella che la storia ricorda è la frase:”Il Regno di Francia può essere salvato”. Essa si riferiva che soltanto grazie all’ intervento di un re, la Francia si poteva salvare . Pare che nessuno gli abbia dato ascolto e fu per questo che gli inglesi con Errico V sconfissero i francesi. Un’altra frase ripetuta da Giovanna fu: “La città di Orlèans è in grave pericolo…”



Nel Rinascimento, nacque la teoria che l’origine dell’epilessia fosse generata da problemi sessuali. Si affermava che esisteva, dal punto di vista genetico, una trasmissione che si annidava nelle ghiandole sessuali. Questa si sarebbe esternata durante la pubertà conferendo le crisi epilettiche. Sempre in quel periodo, secondo autori anche di un certo livello come Donzelli e il Mattioli, si credeva che il corallo fosse un “toccasana contro l’epilessia”. Il Donzelli ne dava una ricetta per prevenire il "mal caduco" nei neonati dichiarando: "10 grani di polvere di corallo rosso, dati da bere assieme al latte materno guariscono dall’epilessia". Sempre a suo dire il corallo frenava le emorragie di tipo mestruale e polmonare. Dal canto suo Pietro Andrea Mattioli, nell'opera “Pedanii Dioscoridis de materia medica libri sex (1544) e nei suoi "Discorsi", sosteneva l’efficacia del corallo non solo per prevenire l’epilessia, ma anche contro la caduta dei denti, le malattie polmonari e quelle derivate da lesioni, nonché come amuleto per proteggere i bimbi dal malocchio.

Ancora nei secoli del tardo Medio evo e inizi primo Risorgimento, si credeva che l’epilettico fosse posseduto da un dio, o da un’entità superiore che attraverso lui parlava, faceva gli oracoli, manifestando le proprie volontà. Infatti, nella storia si verificò che molti Profeti vissero uno stato di male epilettico; si affermava che lo fossero stati : Maometto, Paolo di Tarso, Martin Lutero e anche Papa Pio IX , il quale fu definito il Papa della Croce poiché il suo pontificato fu tutto un calvario dal primo all’ultimo giorno. In realtà, fin dai più teneri anni d’età, mentre stava per affrontare gli studi ecclesiastici, insorse improvvisamente, come un uragano, la lo stato d’essere “epilettoide”. Infatti molti studiosi erano certi che soffrisse d’epilessia non poteva vivere una vita normale, soprattutto perché con poca memoria, ma questo non fu il caso del papa al quale si poteva ipotizzare che a causa di questa malattia, non avrebbe potuto accedere all’applicazione degli studi teologici, ne fare una vita normale. Non fu però così poiché scelse, e in modo definitivo, la via del sacerdozio. Fu da allora che non vide più infranti d’un colpo tutti i suoi sogni, ma anzi, poté constatare che in lui erano presenti delle forze per concretizzare un avvenire molto luminoso. Egli fu infatti santificato nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II. La cosa sembrò agli studiosi di teologia più seri ed ortodossi un atto atipico, fuori della realtà evangelica. Infatti nel vangelo sinottico di Matteo cap. 17, versi: 14-18, a proposito della guarigione dell’epilettico è riportato “un po’ brutalmente” : “ Gesù lo rimproverò, e il demonio uscì da lui; e da allora il fanciullo fu guarito”. Bisognerebbe, dopo tale atto, perdonare Papa Giovanni Paolo II quando asserì in un infelice discorso del 1997: “Cristo, parlava ancora di epilessia come <malattia mostruosa…(?) Parole mai riportate da nessun vangelo sia sinottico, giovanneo o anche apocrifo. Papa Giovanni Paolo II, innalzando agli altari un Papa epilettico è come se avesse modificato il suo atteggiamento legato freddamente alle antiche scritture, cioè agli scritti evangelici che, se presi alla lettera, avrebbero dovuto vietare la santificazione di un epilettico. Ma le realtà cambiano col cambiare delle società e quanto è ancora riportato nei vangeli, risulta oggi una realtà astorica, da rivedere speriamo presto. Soprattutto alla luce della scienza.

Il religioso Martin Lutero, vissuto dal 1483 al 1546, religioso che aprì le porte al protestantesimo, fu anch’egli sofferente del mal caduco. Intorno al 1500, nei suoi “Detti Conviviali” scrisse: “È meraviglioso come Dio abbia messo tante virtù nel vile letame. Noi sappiamo per esperienza che lo sterco di maiale regola il sangue, quello di cavallo serve per la pleurite, dell'uomo guarisce le ferite e le pustole, di mucca, con le rose, serve per l'epilessia e le convulsioni del bambino.“.

Di questo “stato d’essere” ne trattò anche Shakespeare (1564, +1616 ) nelle sue tragedie. Egli descrive fra l’altro l’attacco epilettico di Giulio Cesare:

“Casca:…<<la plebaglia urlava e batteva le mani screpolate e gettava in aria i berretti bisunti ed esalava tal copia di fiato fetente perché Cesare rifiutava la corona, che quasi ha soffocato Cesare: perché egli è svenuto ed è caduto a terra: e per parte mia, non osavo ridere per paura di aprire la bocca e di respirare l’aria fetida.>>

Cassio: << Ma, adagio, vi prego: come! Cesare è svenuto?>>

Casca: <<E’ caduto a terra nel Foro con la schiuma alla bocca ed è restato senza favella.>>

Bruto: << E’ possibilissimo: egli ha il mal caduco.>>

Cassio: << No, Cesare non l’ha; ma voi, ed io, e l’onesto Casca, noi, abbiamo Il mal caduco>>.

Casca: <<Non so cosa vogliate dire con questo; ma sono sicuro che Cesare è caduto…>>

Bruto: << Che cosa ha detto quando è tornato in sé?>>

Casca: …<<ha detto che , se avesse fatto o detto qualcosa non a verso, esiderava che le loro signorie l’attribuissero alla sua malattia>>.

# # #



Il medico Thomas Willis, studioso del sistema nervoso, denominato “l'Ippocrate inglese”, (1621 + 1691), che aveva ipotizzato l'emicrania essere causata da un aumento del flusso di sangue alla testa, scrisse fra l’altro: “…Però assistendo alle convulsioni di un epilettico si deve ritenere senza dubbio che il diavolo recita il suo ruolo in questa “tragedia.”

Quindi l’idea che questa malattia fosse generata da una possessione demoniaca si trascinò per molto tempo ed in ogni zona del mondo. Interessante fu un nuovo concetto perpetuato verso gli epilettici, opinione ancora attuale: l’epilessia e il genio vanno spesso d’accordo. Cesare Lombroso, (1835-1909), creatore di una scuola scientifica di antropologia criminale, quando pubblicò il suo testo “Genio e Follia” , e con estrema audacia definì il genio non altro che una forma larvata di epilessia, parve a molti una teoria esagerata. Fu allora che la scienza gridò all’anatema, ma i fatti dimostrarono che aveva ragione. Infatti alcuni grandi personaggi che soffrirono di questo male furono : Giulio Cesare, Alessandro Magno, il Sommo Poeta Dante Alighieri sul quale il criminologo Cesare Lombroso si soffermò notando che: “Nell’Inferno sono frequenti le cadute, come è proprio degli epilettici, nel Purgatorio. Infatti, nel Purgatorio predomina la forma delle visioni, com’è proprio de’ sonnamboli; e nel Paradiso l’estasi, com’è proprio degli allucinati”. Qual’ è la conclusione secondo Lombroso? Egli dedusse che il Sommo Dante viveva spesso uno stato nevrotico o patologico, analogo a quello dell’ epilettico, quindi sempre disturbo psichico. L’originale medico così scrive dell’ artista: “… come se il divino poeta realmente fosse stato all’altro mondo in ‘anima e corpo’; in altre parole “scambia un lavoro d’arte o di fantasia con la realtà della vita” . Anche Francesco Petrarca, 1260 +1338, ebbe l’epilessia, ma questa si manifestò solo dopo i 70 anni forse a causa di una vasculopatia, Altri personaggi che vissero lo stato di male epilettico furono Pietro il Grande, zar di Russia (1672+1725), il Beato Amedeo IX e Duca di Savoia, che non soffrì solo d’epilessia, ma era anche debole ed indeciso. Avrebbe infatti desiderato di diventare monaco preferendo le preghiere e l’ascetismo al governo ove occorreva troppa responsabilità. Egli visse dal 1435 al 1472. Altro malato sofferente di epilessia, fu il rappresentatore teatrale Jean-Baptiste Poquelin, denominato ..Moliére, (1621 + 1673).

Un altro interessante malato di “mal caduco” fu il Jean du Plessis.Richelieu, che visse dal 1585 al 1642 i cui primi passi non furono fortunati. Infatti, Alberto di Luynes, il favorito del giovane re Luigi XIII°, provocò la disgrazia della regina madre, Maria de’ Medici, che aveva notato il Richelieu e ne aveva favorito la nomina a Segretario di Stato. Così lasciò Parigi e si ritirò ad Avignone, dove si immerse in studi di teologia. Presto però dovette ritornare a Parigi con l’offerta di un notevole titolo d aparte della Corte, negoziando la pace tra Luigi XIII° e la madre. Due anni dopo, ebbe “iil Fu un uomo la cui epilessia lo portò a vivere una diplomazia cappello cardinalizio”, quindi fu nominato ministro divenendo arbitro del Consiglio del re, facendo giustiziare tutti gli avversari. Richelieu colpì tutti: nobiltà, il basso popolo e la borghesia. Si può affermare che ebbe grandi doti di diplomatico ma che non corrisposero altrettanto grandi doti di uomo politico. particolare.

Colui invece che adottò una disciplina ferrea, più dura di quella dei frati, fu l’Imperatore di Spagna Carlo V (1500 +1558) anche lui schiavo del “Morbus Sacer”. Egli trascorreva ore in canto e in preghiera nel coro della chiesa. Soffrì di vari malanni da non riuscire neanche a fare la sua firma. I terribili disturbi psichici si presentarono in lui sin da giovane. Infatti a 19 anni, mentre ascoltava la messa a Saragozza, cadde a terra privo di sensi; si racconta che rimase così per ore con un forte pallore in volto. Fa parte della carrellata dei “Grandi epilettici” c’è anche lo svedese, creatore dell'omonimo premio: Alfred Bernhard Nobel, chimico industriale e filantropico vissuto dal 1833, al 1896 che, dopo essersi interessato per una vita d’esplosivi, riuscito ad accumulare un’enorme ricchezza accumulata con i brevetti e altre invenzioni, destinò la cifra alla “Fondazione Nobel”. Fra i “Geniali epilettici” non si dimentica lo scrittore dell’Orlando Furioso, Torquato Tasso, vissuto dal 1544 al 1595…Ma la sua opera più importante e conosciuta è la Gerusalemme liberata scritta nel 1575, in cui vengono descritti gli scontri tra cristiani e musulmani alla fine della Prima Crociata, durante l'assedio di Gerusalemme...

A questi vanno aggiunti il pittore Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, (1571+1610) il quale morì dopo una vita carica di stenti come adde a Van Gog. Egli, mentre si avvicinava a piedi verso lo Stato Pontificio fu preso da un’alta febbre.

§§§

Un’altra grande personalità che s’inserì nell’elenco dei malati, ma veramente degna di nota, fu quella del musicista Antonio Vivaldi vissuto dal 1678 al 1741. La sua malattia lo tormentò per tutta la vita, con l’aggiunta di rachitismo, tisi, angina pectoris e asma bronchiale. Malanni in genere molto comuni, soprattutto i disturbi broncopolmonari, a chi soffriva d’epilessia. Il giovane si presentava molto nervoso ed aveva più a cuore la musica che la liturgia. Un giorno mentre diceva messa, essendogli venuto in mente il tema di una fuga, abbandonò l'altare per scriverlo sulla partitura e poi tornò ad officiare come se nulla fosse accaduto. Il fatto però fu preso in considerazione e quindi denunciato all'Inquisizione, che però lo giudicò come un musicista, cioè come un pazzo, e si limitò a proibirgli di dire messa in futuro; fatto che sicuramente per l'arte divenne un bene. Il pittore Van Gogh (1853-1890), fu curato con la digitale per guarire dall’epilessia; e, fu grazie a questo farmaco che blocca la xantopsia,cioè un disturbo visivo provocato da sostanze tossiche, che ebbe una visione gialla del mondo che visse per un periodo dove il pittore dipingeva soprattutto di giallo; ma tale fatto era generato certamente e solo da intossicazione della digitale che dà luogo a disturbi gastrointestinali, cefalea, vertigini, disorientamento, allucinazioni, e anche disturbi della vista. Egli scrisse:

"L'infinito e il miracoloso ci sono necessari, ed è giusto che l'uomo non si accontenti o che non ne sia felice finché non li ha conquistati" (lettera al figlio Theo, n 121, aprile 1878). Di fronte a tutte le difficoltà e contraddizioni, con possibili attacchi d’epilessia, delusioni amorose e lavorative, difficile rapporto con il padre, ecc, è impressionante, o quasi incredibile, come la personalità di Van Gogh spicchi per intensità umana. Realtà appurabile dalla lettura di qualsiasi biografia dell'artista olandese. Spesso lo si considera come un genio pazzo, che conduce una vita sregolata, impulsiva, un po' come il Caravaggio nell'Ottocento. Prigioniero, i ragazzi che lo curavano nella sua gabbia gli dicevano “si” a tutto ciò che poteva desiderare - ma egli, guardando fuori il cielo turgido, carico di tempesta, sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. Egli si chiese: "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Forse si riferiva al suo stato d’essere epilettico.

Non va dimenticato il famoso scrittore russo Fedor Michajlovic Dostoevskij sofferente d’epilessia e tubercolosi (1821,+ 1881). Egli scrive nella parte III, capitolo V del romanzo l’’"Idiota", riportando le esperienze del generoso principe Myshkin: “Una creatura spiritualmente superiore, dall’animo candido e generoso, pronto ad immolarsi per il prossimo, figura interpretata da alcuni come immagine di Cristo. La stessa Bibbia è convinta che la bellezza abbia una sua forza di salvezza, anche perché - come abbiamo avuto occasione di dire altre volte- in ebraico un unico aggettivo, tob, Indica contemporaneamente il “buono” e il “bello”. In questa luce si riesce a comprendere perché nell’originale greco del Vangelo di Giovanni (10,1 1) Cristo è presentato come il «il bel pastore» (o secondo altre traduzioni “Pastore eccellente che cede l’anima a favore delle pecore”) scrivendo:” Improvvisamente gli si spalancò davanti come un abisso: una straordinaria luce interiore gli illuminò l’anima. Quella sensazione durò forse un mezzo secondo; nondimeno egli si ricordò in seguito con chiara consapevolezza il principio, la prima nota dell’urlo terribile che gli sfuggì dal petto…Poi la sua coscienza, in un attimo, si spense e subentrò una tenebra fitta. Era stato colto da un attacco di morbo comiziale…”

Anche lo scrittore Gustave Flaubert, nato nel 1821, e deceduto nel 1880, soffrì di crisi epilettiche. Dopo molto scrivere, fu costretto ad interrompere gli studi di diritto, particolarmente duri. Infatti, alcuni tipi di studi, accrescono la possibilità di avere sintomatologie epilettiformi. Credo logico che queste materie siano: la fisica, l’ingegneria, il diritto, le lingue e soprattutto la matematica algebrica che è molto ostica e può conferire crisi epilettiche. Purtroppo il Flaubert scelse studi sbagliati che gli accrebbero il numero delle crisi. Fu a causa di svariati attacchi epilettici che fu costretto ad un trapasso nel mondo avvenire durante il 1880. ).

Comunque, il malato più atipico fu, come già accennato, Papa Pio IX il quale iniziò il suo iter di Beatificazione ufficiale a “Venerando Servo di Dio” nel 1907 con la lettura del decreto d'approvazione del miracolo da parte di Papa Leone XIII. L’iter fu condotto attraverso esperti medici, ed ebbe fine nel 1999. Pio IX, rimane comunque ancor oggi oggetto di pesanti critiche a causa dei suoi atteggiamenti antisemiti. Infatti, la sua “Pietà profonda” esaltata dalla Madre Chiesa, contrasta con un atteggiamento cristiano. Anzi, si rivela estremamente antitetica ad ogni principio evangelico teso verso l’amore universale che la stessa Chiesa predica. L’alto prelato diete luogo ad un fatto poco amabile: confinò nuovamente gli ebrei nel ghetto di Roma (che lui stesso aveva contribuito a smantellare nel 1846. Dopo la Beatificazione, s'aprì un'altra fase che gli darà il titolo di Santo nel 2000 attraverso Papa Giovanni Paolo II poiché aveva guarito una suora di 37 anni con sintomatologia dolorosa durata 11 anni a causa di frattura di rotula con notevole diastasi dei frammenti "ab initio" con pseudoartrosi, cioè con il ritardo di consolidazione di una frattura ossea, malattia che porta spesso la guarigione attraverso una terapia chirurgica. Nell’occasione della santificazione del Papa Pio IX, Giovanni Paolo II dimostrò una visione nuova, molto diversa da quella da lui presentata nel 1987 quando asserì addirittura :”Cristo parlava ancora di epilessia quale “Malattia Mostruosa” . Il portare sugli altari un Papa epilettico, sconvolge tutta l’evoluzione teologica, soprattutto quella più ortodossa poichè santificandolo, Papa Giovanni Paolo II, ha mostrato di non obbedire a quanto recitano i vangeli canonici. Ci si chiede: “Bisogna essere ligi o assecondare alcuni versi evangeli come, quelli di Matteo cap. 17, vv.14-18?



Ricordando il pesante discorso paolino del 1997 a proposito della considerazione dello stesso verso i malati di epilessia, ci si chiede se mentre esprimeva il suo pensiero attraverso un infelice, ma accorato discorso contro lo stato di essere epilettico, sarebbe stato opportuno citare nei suoi confronti la famosa frase evangelica del Cristo pronunciata salendo verso la croce mentre gli strappavano i vestiti (Luca cap.23, v.34): “Signore, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Enunciazione forte, riportata anche da “ Matteo 27,36, Marco 16,24 e Giovanni 19, 24).

EPILESSIA E SCIENZA

Dopo aver portato a conoscenza la vita di alcuni grandi uomini che, proprio perché sofferenti di tale male hanno transunstanziato la loro sofferenza riuscendo a portare a termine disegni inaspettati, per completare la ricerca è giusto riportare anche alcuni fenomeni atipici come quelli accorsi alle “vegenti” pastorelle di Medjugorje. Nel 1984, sono stati portati a termine studi clinici e paraclinici minuziosi, realizzati prima, durante e dopo le estasi delle 5 pastorelle di Medjugorje. I referti conducono alla conclusione che scientificamente non esiste nessuna modificazione patologica dei parametri oggettivi studiati attraverso l’elettroencefalogramma, l’elettroculogramma, e la verifica dei potenziali uditivi. Che non si tratta di epilessia, lo dimostrano gli elettroencefalogrammi. Questo fatto porterebbe a far dubitare sulla reale forma d’epilessia di Giovanna D’Arco che sentiva le voci che gli dettavano i consigli per evitare una guerra che poi diverrà quella dei 100 anni. E’ inutile ricordare che a quei tempi non c’erano i mezzi tecnici come l’eletroencefalogramma che avrebbero decretato la verità.

Già negli anni ’50 alcuni studiosi ipotizzarono come certo, un

collegamento tra la iper-religiosità e l’epilessia, che unita a sintomi quali

sbalzi d’umore e iposessualità poteva essere confusa e portare a fenomeni di conversione. Nel 2004, invece, la scienza della “neuroteologia” che studia le reazioni del cervello, è stata illustrata in un contesto religioso dalla dott Gabriella Gobbi che ha affermato: ”Se riusciamo a pensare il divino, esiste una parte deputata a farlo? La risposta è stata affermativa. Ha spiegato la Gobbi La studiosa: «L’area specializzata nel pensiero religioso- è quella che regola il sistema delle emozioni, diversa dalla corteccia che è sede della razionalità. Si tratta cioè di amigdala, ippocampo e lobo temporale». Essa aggiunge: “Guarda caso, l’amigdala che fornisce a ogni stimolo il livello ottimale di attenzione è anche la sede dell’aggressività”. L’epilessia dei lobi temporali con abnormi - scariche di attività elettrica - porta agli estremi il fenomeno religioso anche se alcuni studi hanno sollevato dubbi sulla connessione fra epilessia dei lobi temporali e religiosità, altri hanno concluso che questa condizione sembra indurre visioni e voci religiose particolarmente vivide.

Alcuni neuroscienziati più radicali e visionari asseriscono: «Il cervello è l'anima e l'anima è il cervello”. ipotizzando che c’è un’area del cervello dove risiede l’anima. Anche se la cosa può sembrare a prima vista paradossale, si notò, e da tempo che senza dubbio le esperienze religiose più intense sarebbero governate dai circuiti cerebrali presenti fra il lobo temporale e una parte del cervello che presiede al sistema libico. Studiando alcune forme di epilessia, alcuni ricercatori, come Vilayanur Ramachandran, nato in India nel 1951 e Michael Persinger, nato a Jacksonville in Florida nel 1945, hanno trovato il cosiddetto "Modulo di Dio": una serie di connessioni tra i lobi temporali e il sistema limbico, un gruppo di strutture cerebrali “evolutivamente più arcaiche. L'alterazione dei lobi porterebbe a una sovrastimolazione del sistema limbico, e da lì a sensazioni di tipo spirituale e mistico. Nei suoi esperimenti, Michael Persinger si è concentrato soprattutto sui lobi temporali, zone del cervello da tempo note per il loro rapporto con l'esperienza religiosa (cfr. studi di V. Ramachandran). Dopo vari tentativi, variando l'intensità e la frequenza dei campi magnetici applicati, riuscì ad indurre in una larga maggioranza di soggetti (superiore all'80%) esperienze di tipo allucinatorio, visioni religiose, e sensazione di "presenze" particolari nella stanza. Vilayanur Ramachandran asseriva: “la connessione fra epilessia e religione è troppo diffusa per essere causale. Lo dimostrano. simmetricamente, sia le intense esperienze spirituali provate da molti epilettici durante gli attacchi, che l'epilessia di molti profeti e santi, da Paolo di Tarso a Maometto”.

Di queste ricerche, la più recente è di stampo tutto italiano che ha dato luogo ad una rivolta nella cura di quelle forme di epilessia ancora resistenti ai farmaci. I ricercatori italiani hanno scoperto che la proteina IL-1Ra, prodotta naturalmente dallo stesso organismo, somministrata ad animali da laboratorio è in grado di tenere sotto controllo i sintomi della malattia. Tale proteina, un antinfiammatorio, ha ridotto le crisi del 70 per cento: questa riesce a contrastare l'azione dell'interleuchinabeta-1, sostanza che potenziando l'infiammazione determina anche lo scatenarsi delle crisi.

I risultati degli esperimenti ed il rapporto tra la proteina IL-1Ra e l'interleuchinabeta-1 potrebbero quindi rappresentare un buon punto di partenza per la produzione di nuovi farmaci destinati al miglioramento delle condizioni di vita di epilettici e loro famigliari.

Oggi, in alcuni centri di avanguardia, invece di avvalersi di farmaci con effetti collaterali poco desiderabili, o d’operazione al cervello nel lobo temporale lo stesso poco gradevoli, se non pericolose, si usa uno strumento che si è affermato in diversi tipi di epilessie resistenti, cioè il laser. Con questa terapia si possono risolvere alcuni gravi casi di epilessia che vengono attualmente guariti individuando il punto danneggiato del cervello che causa le crisi, distruggendolo con una sonda raffreddata dall'azoto liquido.

Tipi di epilessia originali sono quelli che possono accadere ad alcuni ragazzi che studiando matematica. Sono accaduti fatti che possono sembrare atipici, ma così non è: Infatti è stato riconosciuto anche attraverso l’elettroncefalogramma che quando un giovane iniziava a fare i compiti di matematica avvertiva qualche scossa - hanno spiegato i sanitari -. Se smetteva, tutto andava bene, se continuava veniva preso da convulsioni. Attraverso l'elettroencefalogramma hanno constatato che, effettivamente, mentre lo studente cercava di risolvere i problemi matematici le tracce dell'elettroencefalogramma subivano delle alterazioni». Quanto accaduto al giovane paziente rientra nell'ambito «delle epilessie riflessive” Bisogna usare ancora superstizioni di fronte a questi casi? Se queste sono rimaste quali sono i motivi? Lasciamo la risposta al lettore. Una notizia che è apparsa anche sul Corriere della Sera del 2 aprile 2002 asseriva che “Ultime ricerche hanno scoperto che l’epilessia è generata da un'alterazione genetica che sconvolgere il passaggio degli ioni attraverso i canali delle cellule nervose. A causa di questa alterazione, il flusso degli ioni che entrano ed escono dalle cellule nervose non è più bilanciato. "Lo squilibrio nella regolazione elettrica - ha in seguito osservato il prof. Giuliano Avanzini nel maggio del 2005,determina una iper-eccitabilità delle cellule cerebrali e quindi la comparsa di una crisi epilettica scatenabile da molti fattori fra cui l’impegnarsi nello studio dell’algebra e delle lingue. E’ più esatto asserire che alla mente epilettica si possono verificare dei disturbi che portano auree più o meno intense secondo il tipo di studio. Dannoso è quello della matematica, del diritto, o di altri studi dove è necessaria una mente che sa solo concentrarsi privando il cervelo di momenti di fantasia. Tanto è vero che trai i ricercatori si vocifera che l’epilessia sarà presto curata con terapie sul DNA dei malati Ci saranno cioè cure personalizzate per ogni tipo d’epilessia, efficaci al massimo e con zero effetti collaterali si dice inestenti. Ciò sarà possibile attraverso la farmacogenetica .Infatti alcuni ricercatori inglesi hanno scoperto che alcuni geni influenzano l'efficacia delle varie terapie anticonvulsivanti oggi disponibili.

Studiare l'assetto genetico dei pazienti prima di iniziare una terapia potrebbe aiutare a trovare subito la cura giusta per ogni paziente, ovvero il farmaco che controlla meglio le crisi dando meno effetti collaterali.

L'epilessia e' una malattia del sistema nervoso difficile da controllare che si manifesta con crisi dovute a una scarica elettrica anomala e prolungata di cellule nervose della corteccia o del tronco cerebrale. Quindi, invece di creare danni ad una parte qualsiasi del fisico attraverso semplici test genetici, il medico potrebbe conoscere in anticipo la cura migliore da somministrare ad ogni paziente. ''Stiamo cominciando a capire come la genetica puo' essere applicata alla medicina” ha dichiarato Goldstein, i”In modo da ridurre gli errori e migliorare la qualita' di vita dei pazienti''. Adesso bisogna allestire screening genetici per isolare altri geni che influenzano la scelta della terapia per arrivare un giorno ad usare la farmacogenetica contro l'epilessia, ha concluso Goldstein sottolineando la possibilita' di applicare lo stesso criterio anche ad altre malattie neurologiche come il morbo di Parkinson. Fonte: Ansa (31/03/2005).

# # #

Intanto, dall'Università neozelandese di Auckland giunge la notizia che recentemente è stato dimostrato che, bloccando il gene che codifica la neuroproteina 'Y', è possibile ridurre fortemente l'incidenza delle crisi convulsive e l'eccitabilità del tessuto epilettico. Grazie a un adenovirus geneticamente modificato si sono inibiti i recettori della neuroproteina 'Y' e si è riscontrata, in pazienti adulti, una diminuzione delle manifestazioni convulsive di circa i due terzi rispetto alla norma.

Secondo il dottor Neil Cherry 'l'epilessia E’ UNA NON MALATTIA, che dev'essere curata con la somministrazione del minor numero di farmaci tradizionali possibili e con l'impiego della neurochirurgia solo come ultima risorsa.

# # # #



E’ molto interessante un articolo della Rivista “EPILEPSIA” -Supplemento Abstractas- dell’ottobre 2004 dove è riportato un lavoro neurologico su “Preveggenza come Aura nell’Epilessia del lobo temporale” di R. Mark Sadler and Susan Rahey , QEll Health Sciences Centre, Halifax, Nova Scotia . (E-mail: rsadler@dal.ca) Il testo riporta: <<Abbiamo esaminato le cartelle cliniche di 218 pazienti sui 927 individuati dal data-basa; 3 avevano avuto un’aura di preveggenza come caratteristica delle crisi. Le descrizioni dei pazienti erano simili in tutti i casi (un’intensa sensazione di “Conoscere” ciò che sarebbe accaduto nell’ambiente circostante nell’immediato futuro). L’Esperienza era differente dal déjà vu e da altre esperienze psichiche analoghe. I tre pazienti erano probabilmente affetti da epilessia del lobo temporale”.

Questo recentissimo studio ci riporta alle analoghe conclusioni emerse dagli studi già improntati dai ricercatori Vilayanur S. Ramachandran e Michael Persinger. Come loro, anche gli scienziati americani giungono ad una tesi simile concludendo così il loro lavoro: <<La preveggenza può manifestarsi come una caratteristica critica nell’epilessia del lobo temporale e rappresenta un fenomeno psichico non descritto in precedenza>>”. Da quanto asserito l’epilessia è o sarebbe una malattia “Sacra”, come già credevano gli antichi greci. Infatti, il futuro non sono in molti a conoscerlo.

# # # # # # #

EPILESSIA E CREDI RELIGIOSI

Dopo questo escursus è giusto considerare anche l’aspetto prettamente teologico ricordando quanto dichiarò Papa Giovanni Paolo II nel suo poco felice discorso: in questi ultimi tempi, discorso tenuto nel mese di novembre 1987 e pubblicato in seguito sul Corriere della Sera del 18 gennaio1988, dal titolo: “" Il Papa evoca antichi demoni ma l'epilessia è solo una malattia" Così inizia l'articolo:

""Nell'orizzonte di un crescente rifiuto della scienza e di un ritorno agli aspetti più tetri e nefasti del Medioevo, anche gli epilettici sono stati autorevolmente restituiti alla loro condizione di posseduti dal demonio. Domani, il secondo programma televisivo, nei suoi servizi mattutini, affronterà in un dibattito una recente dichiarazione del Papa che ha suscitato decise reazioni nelle molte associazioni interessate a liberare l'epilessia dall'arcaica aura di mistero e che, invece, non ha avuto doverosa eco nella stampa. Nel suo discorso ai fedeli del mese di novembre 1988, Papa Giovanni Paolo II, commentando alcuni passi evangelici dove si narra come Gesù liberò gli ossessi, ha esplicitamente riesumato, la tesi ecclesiastica secondo la quale, l'epilessia ha tutti i caratteri di una malattia predisponente all'invasamento. "Siamo", ha detto il Papa. "Sul margine di un morbo oscuro, dove giocano fattori fisici e psichici che senza dubbio hanno il loro peso nel causare condizioni patologiche in cui si inserisce quella realtà demoniaca". Il Santo Padre inoltre prosegue: " Ed è ben possibile che in uno stato d'infermità come "quello" si infiltri ed operi il maligno". Le note simpatie demonologiche del Papa cancellano, almeno per i fedeli disposti a recepirne l'influenza e la suggestione, il lungo e difficile cammino che la scienza per individuare clinicamente il quadro dell' epilessia e per liberare la società civile dal peso dei barbari pregiudizi nei riguardi dei malati d’epilessia . L'Articolo del Corriere della Sera così prosegue a proposito del "Morbo Sacro": "Si trattava di un’eredità culturale molto antica poiché la tradizione medica greca, nonostante avesse ben chiarito alcuni aspetti eziologici e diagnostici del Grande Male e del Piccolo Male, continuò a configurarli come eventi straordinari ed eccezionali capaci di turbare l'ordine costituito creando allarme per un rischio emergente, quasi che il malato fosse portatore di un’ aura di arcana pericolosità e di una ambiguità che è caratteristica di ogni esplosione del divino nel mondo.

Il medico Arateo di Cappadocia vissuto intorno alla fine del I secolo dopo Cristo a………. parlava ancora di epilessia come se le sue cause fossero al di là delle conoscenze umane essendo senza dubbio attribuibili alla luna. Una corrente di pensiero, mescolando il sacro con il profano, sviluppa invece tematiche già presenti in molti invasamenti raccontati nei vangeli sinottici. Proprio quelle testimonianze della vita di Gesù mostrano una fede circa la sintomatologia tipica del male epilettico, cioè: l’ indiavolato, ovvia credenza all’epoca in cui visse Gesù. Le persone qualificate come indemoniati crollano al suolo digrignano i denti, emettono bava dalla bocca. Ai discepoli è quindi attribuito nell'evangelo di Marco, il potere di curarli. Le terapie medievali fanno, così, del prete, il medico degli epilettici e il disturbo, una volta negate le precise origini cliniche,viene collegato, come abbiamo prima scritto, ai più vari santi decapitati, i come S. Giovanni Battista o San Valentino o quel S. Donato II nella cui chiesa, (come abbiamo già accennato), ancora qualche anno addietro in Abruzzo, si è visto trasportare dai parenti gli epilettici e altri disturbati mentali che, è il caso di ripeterlo, venivano pesati su una grande bilancia, mentre sull'altro piatto veniva depositato un ”Equivalente in Grano”, che, destinato alla chiesa, fungeva da riscatto del male.

Nel discorso , le parole del papa riecheggiano così: “Si invita perciò oggi, sostituire ai sussidi scientifici la classica terapia esorcistica, “(terapia magica) che resta, per il rituale cattolico e quello di alcune chiese riformate, l'unica valida via per ottenere la guarigione del “malato indemoniato. "" L'articolo prosegue,ma quanto riporto credo che basti a dare una risposta consona per comprendere gli assiomi e i dogmi presenti da sempre e che influenzano senza che noi ci rendiamo conto l’atteggiamento del nostro io.

Il testo prosegue, asserendo una frase che interpreta una verità inesistente a livello teologico, cioè che : “Cristo, parlava ancora di epilessia come <malattia mostruosa > (?) ([concetto mai espresso in nessun vangelo sia canonico, apocrifo o gnostico)] Il Papa prosegue: le cui cause vanno al di là delle conoscenze umane e sono forse attribuibili alla luna”. Di fronte a questi passi del discorso papalino si potrebbe rimanere senza parole. Ogni forma di mistero genera paura, specie fra gli incolti. E’ infatti l’ignoranza la “Grande Madre” della superstizione che conferma essere il letame dal quale si generano pensieri, credenze ed opinioni senza basi logiche.

Dunque, le parole di un Papa in carica nel XXI secolo che non effonde amore verso i malati di epilessia, come avrebbe dovuto fare, dimostra che non ha l’umiltà evangelica di sentire un “Mea Culpa”. Perché non ha avuto parole di conforto verso gli emarginati che da secoli attendono di non essere visti e considerati in maniera diversa? Cioè verso quegli esseri degni di esseri considerati quali uomini da rispettare come gli altri. Al contrario, il Capo della cristianità e tutte le associazioni cattoliche, troppo spesso hanno malvisti alcuni esseri umani, solo perché sofferenti di epilessia. Le istituzioni cattoliche e protestanti sono cadute preda di una superstizione esagerata a causa delle loro poco aperte intenzioni di agire adoperando l’evoluzione spirituale del secolo nel quale viviamo.

# @ #

Nel Libro del Corano, che si presume sia stato scritto dallo zio di Maometto, in quanto lui analfabeta, c’è la credenza nei § Ginn, cioè nella forza della Parola (del Verbo); la recitazione del Corano può avere effetto taumaturgico e portare su di sé alcuni versetti scritti è prevenzione; particolarmente adatti a questo scopo le sure più antiche, in cui troviamo vere e proprie formule di scongiuro: “Di’: mi rifugio nel Signore dell’alba contro il male che fanno le cose da lui create, contro il male di una notte oscura quando s’addensa, contro il male delle donne che soffiano sui nodi e contro il male dell’invidioso quando invidia” ( Sura n. 113). I Ginn sono simili agli angeli con un ruolo fondamentale: si crede che questi sono esseri che abitino le cavità della terra, i pozzi, le intercapedini tra i muri, le case deserte ricordando un po’ la lilith ebraica . Si crede che i Ginn detengono il potere e il sapere superiore. Questi possono consigliare l’uomo, ma quello che incontra il loro favore. Fanno in modo di annientare chi non si piega alle loro richieste. I Ginn possono impossessarsi del corpo umano, causando fenomeni paranormali, tra cui nei ceti meno acculturati si annovera l’epilessia. Il rimedio principale contro il male procurato dai Ginn è la forza della Parola/Verbo, cncetto espresso o insegnato anche da San Giovanni al cap. 1, v. 1 e seguenti del suo vangelo. E’ per questo motivo che si crede che recitare il Corano può avere effetto taumaturgico e che bisognerebbe portare su di sé alcuni versetti adatti per prevenire l’epilessia. Adatte sono le sure più antiche dove troviamo vere e proprie formule di scongiuro: “Di’: mi rifugio nel Signore dell’alba contro il male che fanno le cose da lui create, contro il male di una notte oscura quando s’addensa, contro il male delle donne che soffiano sui nodi e contro il male dell’invidioso quando invidia. Va ricordata anche la Sura 113”Di’: mi rifugio nel Signore degli uomini, re degli uomini, Dio degli uomini, contro il male del sussurratore furtivo che sussurra nel cuore degli uomini, contro i ginn e gli uomini” (Sura 114).

Termino questa ricerca ripetendo che, per estinguere gli stereotipi di massa, non basta conoscere la scienza o la filosofia. Infatti, anche se oggi l’uomo del XXI secolo sì dice “colto” e “civile”, sussistono ancora comportamenti umani atavici, non consoni al periodo in cui viviamo.



Bisognerebbe riflettere sull’importanza storica dell’ ’influenza d’alcuni grandi uomini, che, anche se epilettici, hanno dato luogo ad orientamenti inattesi. Sono in molti a non riflettere che a causa di geni epilettici la storia ha subito profondi cambiamenti. Infatti, senza Alessandro Magno, Giulio Cesare, Paolo di Tarso, Maometto, Dante Alighieri e Martin Lutero, sia la storia che il sentimento religioso si sarebbero manifestati diversamente.

Alessandro D'Angelo alessandro.dangelo@fastwebnet.it



(P.S.)

Questi sono i nomi di altri “Grandi epilettici”, ritrovati attraverso la grande enciclopedia di internet: Abraham Lincoln Agatha Christie ,Alfred Tennyson , Annibale , Aristotele , Blaise Pascal, Buddha , Charles Dickens Edgar Allan Poe , Elton John , George Frederick Handel . Gerschwin , Guy de Maupassant Hector Berlioz , Isaac Newton , Jack Lemmon , Jonathan Swift , Lenin, Leo Tolstoy , Lewis Carroll Ludwig van, Beethoven Michelangelo, Napoleone Bonaparte , Neil Young ,Nicolò Paganini , Percy Bysshe Shelly Peter Ilyich Tchaikovsky , Pitagora Richard Burton, Socrate . Soren Kierkegaard, Truman Capote , Walter Scott William III.

 

 

Pubblicità

 

 

Pagina aggiornata il: 14/12/2010

 

LE ULTIME NEWS DAL FORUM TORRINOMEDICA

 

Cerca nel sito:

Copyright © 2002-2020 Torrinomedica S.r.l.   P.IVA: 13152991009   REA: 1427642 . Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy