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Le piaghe da decubito, chiamate anche ulcere da pressione, sono lesioni della pelle e dei tessuti sottostanti che compaiono soprattutto nelle persone costrette a letto o in carrozzina per lunghi periodi. Disinfettare correttamente queste ferite è fondamentale per ridurre il rischio di infezioni, favorire la guarigione e prevenire complicanze potenzialmente gravi, come la sepsi o l’osteomielite. Ăˆ perĂ² altrettanto importante ricordare che la gestione delle piaghe da decubito richiede sempre una valutazione medica: le indicazioni generali possono aiutare a capire cosa aspettarsi, ma non sostituiscono il parere di un professionista.
In questa guida verranno spiegate le principali cause delle piaghe da decubito, i materiali comunemente utilizzati per la disinfezione, i passaggi generali della procedura di trattamento e le strategie di prevenzione piĂ¹ efficaci. VerrĂ inoltre chiarito quando è necessario rivolgersi al medico o a un centro specializzato in wound care (cura delle ferite complesse). Le informazioni sono pensate sia per caregiver e familiari, sia per pazienti che desiderano comprendere meglio il percorso di cura, con un linguaggio il piĂ¹ possibile chiaro ma scientificamente corretto.
Cause delle piaghe da decubito
Le piaghe da decubito si sviluppano principalmente a causa di una pressione prolungata esercitata su una zona del corpo, che ostacola la circolazione sanguigna locale. Quando il sangue non arriva in quantità sufficiente ai tessuti, le cellule non ricevono ossigeno e nutrienti adeguati e, nel tempo, vanno incontro a sofferenza e necrosi, cioè morte cellulare. Questo processo è particolarmente frequente nelle aree in cui l’osso è vicino alla superficie cutanea, come il sacro, i talloni, i malleoli, i trocanteri (lati delle anche) e le scapole. La combinazione di immobilità , pressione e ridotta perfusione tissutale rappresenta quindi il meccanismo centrale nella formazione delle ulcere da pressione.
Oltre alla pressione, altri fattori meccanici contribuiscono alla comparsa delle piaghe da decubito, come lo sfregamento e le forze di taglio (shear). Lo sfregamento si verifica, ad esempio, quando il paziente viene trascinato sul letto o sulla sedia, causando microtraumi alla pelle. Le forze di taglio si generano quando il corpo scivola verso il basso mentre la superficie di appoggio rimane ferma, come accade in posizione semiseduta: gli strati piĂ¹ profondi dei tessuti si spostano rispetto a quelli superficiali, danneggiando i vasi sanguigni. Questi fenomeni, sommati alla pressione, accelerano la formazione delle lesioni e ne peggiorano la profonditĂ .
Esistono poi numerosi fattori di rischio sistemici che rendono la pelle piĂ¹ vulnerabile e rallentano i processi di guarigione. Tra questi rientrano l’etĂ avanzata, la malnutrizione o la disidratazione, le malattie croniche come il diabete, l’insufficienza cardiaca o renale, i disturbi neurologici che limitano la mobilitĂ o la sensibilitĂ , e l’incontinenza urinaria o fecale. L’umiditĂ costante dovuta a sudore, urine o feci macera la pelle, rendendola piĂ¹ fragile e predisposta a lesioni anche con pressioni relativamente modeste. Anche alcuni farmaci, come i corticosteroidi sistemici, possono indebolire i tessuti e rallentare la cicatrizzazione.
Un altro elemento cruciale è l’organizzazione dell’assistenza: la carenza di personale, la scarsa formazione sui protocolli di prevenzione, la mancanza di ausili adeguati (materassi antidecubito, cuscini, sistemi di sollevamento) e la difficoltà nel cambiare frequentemente posizione al paziente aumentano in modo significativo il rischio di sviluppare piaghe. Per questo motivo, la prevenzione delle ulcere da pressione è considerata un indicatore di qualità dell’assistenza in ospedale, nelle RSA e nell’assistenza domiciliare. Comprendere le cause permette non solo di trattare meglio le lesioni già presenti, ma soprattutto di impostare strategie efficaci per evitarne la comparsa o limitarne la gravità .
Materiali per la disinfezione
La disinfezione delle piaghe da decubito richiede l’uso di materiali adeguati, scelti in base allo stadio della lesione, alla quantitĂ di essudato (liquido che fuoriesce dalla ferita) e al rischio o presenza di infezione. In generale, per la detersione iniziale si utilizzano soluzioni fisiologiche sterili o soluzioni detergenti specifiche per ferite, che permettono di rimuovere detriti, residui di medicazioni precedenti e tessuti necrotici superficiali senza danneggiare il tessuto di granulazione in formazione. Ăˆ importante evitare prodotti troppo aggressivi o irritanti, come l’alcol denaturato o soluzioni iodate concentrate, se non espressamente indicati dal medico, perchĂ© possono ritardare la guarigione e causare dolore intenso al paziente.
Tra i disinfettanti piĂ¹ utilizzati in ambito clinico per le piaghe da decubito rientrano le soluzioni a base di clorexidina, poli-esanide (PHMB) o iodopovidone a concentrazioni adeguate, spesso formulate in modo da risultare meno citotossiche per i tessuti in rigenerazione. Questi antisettici hanno lo scopo di ridurre la carica batterica superficiale e prevenire la colonizzazione critica o l’infezione conclamata, ma devono essere impiegati secondo protocolli precisi, evitando l’uso indiscriminato e prolungato. In alcune situazioni, soprattutto in presenza di biofilm o di ferite croniche particolarmente contaminate, possono essere indicati prodotti specifici con azione antibiofilm o medicazioni impregnate di agenti antimicrobici, come l’argento o il poli-esanide.
Oltre ai liquidi per la detersione e la disinfezione, sono fondamentali le medicazioni avanzate, che non si limitano a coprire la ferita ma contribuiscono attivamente al processo di guarigione. Esistono schiume in poliuretano, idrocolloidi, idrogel, alginati, medicazioni in fibra di cellulosa modificata e molte altre varianti, ciascuna con caratteristiche specifiche in termini di assorbimento, mantenimento di un ambiente umido controllato, gestione dell’odore e protezione meccanica. La scelta della medicazione dipende dal grado di essudazione, dalla profondità della piaga, dalla presenza di cavità o tasche, e dal livello di dolore riferito dal paziente. Anche le garze sterili tradizionali possono essere utilizzate, ma oggi si tende a preferire dispositivi che riducano i cambi troppo frequenti e minimizzino il trauma al momento della rimozione.
Non vanno infine dimenticati i materiali di supporto necessari per eseguire la procedura in condizioni di sicurezza e igiene: guanti monouso, pinzette sterili, contenitori per rifiuti sanitari, teli assorbenti, soluzioni per l’igiene della cute perilesionale (la pelle intorno alla piaga) e, quando necessario, creme barriera per proteggere la cute dall’umiditĂ e dagli agenti irritanti. Ăˆ essenziale predisporre tutto il materiale prima di iniziare la medicazione, per evitare interruzioni e ridurre il tempo in cui la ferita rimane esposta. In contesto domiciliare, il personale sanitario o il caregiver dovrebbero essere istruiti dal medico o dall’infermiere specializzato sulla corretta conservazione dei prodotti, sul rispetto delle date di scadenza e sulle modalitĂ di smaltimento dei rifiuti potenzialmente infetti.
Procedura di trattamento
La procedura di trattamento e disinfezione di una piaga da decubito dovrebbe seguire passaggi standardizzati, adattati perĂ² alla situazione clinica specifica e alle indicazioni del medico o dell’infermiere esperto in wound care. Prima di iniziare, è fondamentale spiegare al paziente cosa si sta per fare, per ridurre ansia e disagio, e garantire un’adeguata analgesia se la medicazione è dolorosa. Dopo aver predisposto tutto il materiale necessario, ci si lava accuratamente le mani e si indossano guanti monouso. Si rimuove quindi con delicatezza la medicazione precedente, eventualmente inumidendola con soluzione fisiologica se aderisce alla ferita, per evitare di strappare il tessuto di granulazione. Durante questa fase è utile osservare l’aspetto della medicazione rimossa, la quantitĂ e il tipo di essudato, eventuali odori anomali, che possono essere indizi di infezione.
Una volta esposta la piaga, si procede alla detersione con soluzione fisiologica sterile o con un detergente specifico per ferite, utilizzando garze sterili o dispositivi monouso. Il movimento dovrebbe andare dalla parte piĂ¹ pulita a quella piĂ¹ sporca, evitando di tornare con la stessa garza su aree giĂ deterse, per non recontaminare la ferita. Se sono presenti tessuti necrotici o fibrinosi, il medico o l’infermiere possono valutare la necessitĂ di un debridement, cioè la rimozione del tessuto non vitale, che puĂ² essere eseguita con diverse tecniche (meccanica, autolitica, enzimatica o, in ambiente specialistico, chirurgica). Il debridement è un passaggio delicato, che non dovrebbe essere improvvisato in autonomia, perchĂ© un’esecuzione scorretta puĂ² causare sanguinamenti, dolore intenso e peggioramento della lesione.
Dopo la detersione, se indicato, si applica un antisettico idoneo, rispettando i tempi di contatto suggeriti e le modalitĂ d’uso riportate nelle linee guida o nelle schede tecniche del prodotto. Ăˆ importante non eccedere con la quantitĂ e non prolungare l’uso oltre il necessario, per evitare effetti citotossici sui tessuti in guarigione. Successivamente si sceglie e si applica la medicazione piĂ¹ adatta: ad esempio, una schiuma assorbente per piaghe molto essudanti, un idrogel per favorire l’ammorbidimento di tessuti necrotici secchi, o una medicazione con argento in caso di elevato rischio infettivo. La medicazione deve aderire bene ma senza esercitare pressione eccessiva, e deve essere fissata in modo da non spostarsi, tenendo conto dei movimenti del paziente e delle zone di attrito con lenzuola o indumenti.
La frequenza dei cambi di medicazione dipende dal tipo di prodotto utilizzato, dalla quantitĂ di essudato e dalle condizioni generali della piaga. In alcuni casi puĂ² essere sufficiente cambiare ogni 2–3 giorni, in altri è necessario intervenire quotidianamente o anche piĂ¹ volte al giorno, soprattutto nelle fasi iniziali o in presenza di infezione. Ogni volta che si effettua una medicazione, è buona pratica documentare l’evoluzione della lesione (dimensioni, profonditĂ , aspetto del fondo, condizioni della cute perilesionale, dolore riferito dal paziente), in modo da poter valutare nel tempo l’efficacia del trattamento e, se necessario, modificarlo. Ăˆ essenziale ricordare che la disinfezione locale è solo una parte della cura: per favorire la guarigione occorre anche ottimizzare lo stato nutrizionale, controllare le patologie di base, gestire il dolore e, soprattutto, ridurre la pressione sulla zona interessata con adeguati cambi posturali e ausili antidecubito.
Prevenzione delle piaghe
La prevenzione delle piaghe da decubito è considerata la strategia piĂ¹ efficace e meno dolorosa, sia per il paziente sia per il sistema sanitario, rispetto al trattamento di lesioni giĂ formate. Il primo pilastro della prevenzione è la mobilizzazione regolare: cambiare posizione al paziente allettato ogni 2–3 ore, quando possibile, e incoraggiare chi è in carrozzina a effettuare piccoli sollevamenti o spostamenti del peso a intervalli frequenti. Questi cambi posturali riducono la durata della pressione su una singola area e permettono al sangue di tornare a irrorare i tessuti. Ăˆ importante utilizzare tecniche corrette di movimentazione, evitando di trascinare il paziente sul letto e preferendo l’uso di teli di scorrimento o sollevatori, per ridurre sfregamenti e forze di taglio che danneggiano la pelle.
Un secondo elemento chiave è l’impiego di superfici di supporto adeguate, come materassi antidecubito a pressione alternata, materassi in schiuma ad alta densitĂ o cuscini specifici per carrozzina. Questi dispositivi distribuiscono meglio il peso corporeo e riducono i picchi di pressione sulle prominenze ossee. La scelta dell’ausilio piĂ¹ adatto dipende dal grado di rischio del paziente, valutato con scale specifiche (ad esempio la scala di Braden), e dalle indicazioni del team sanitario. Ăˆ fondamentale che tali dispositivi siano utilizzati correttamente: un materasso antidecubito non sostituisce i cambi posturali, ma li integra, e deve essere mantenuto in buone condizioni, controllando periodicamente il funzionamento delle pompe e l’integritĂ dei materiali.
La cura della pelle rappresenta un altro aspetto essenziale della prevenzione. La cute deve essere mantenuta pulita e asciutta, ma senza eccessi di lavaggi aggressivi che potrebbero alterare il film idrolipidico naturale. In presenza di incontinenza urinaria o fecale, è necessario intervenire tempestivamente per rimuovere urine e feci, utilizzare prodotti detergenti delicati e applicare creme barriera che proteggano la pelle dall’umidità e dagli agenti irritanti. L’osservazione quotidiana delle zone a rischio (sacro, talloni, anche, gomiti, scapole) permette di individuare precocemente arrossamenti persistenti, indurimenti o cambiamenti di temperatura cutanea, che possono essere i primi segni di una futura piaga da decubito e richiedono un intervento immediato.
Infine, la prevenzione passa anche attraverso una corretta alimentazione e idratazione, nonché una buona gestione delle patologie croniche. Un apporto adeguato di proteine, calorie, vitamine (in particolare vitamina C e vitamine del gruppo B) e minerali come zinco e ferro è fondamentale per mantenere l’integrità della pelle e supportare i processi di riparazione tissutale. Nei pazienti malnutriti o con scarso appetito, il medico o il dietista possono valutare l’uso di integratori nutrizionali specifici. Il controllo del diabete, dell’insufficienza cardiaca, delle malattie vascolari e di altre condizioni che riducono l’ossigenazione dei tessuti è altrettanto importante. La formazione dei caregiver e del personale sanitario, con programmi di educazione continua sulla prevenzione delle ulcere da pressione, rappresenta un investimento essenziale per ridurre l’incidenza di queste lesioni e migliorare la qualità di vita delle persone fragili.
Quando consultare un medico
Ăˆ fondamentale sapere quando una piaga da decubito richiede l’intervento tempestivo di un medico o di un’équipe specializzata. In generale, ogni lesione da pressione che compare per la prima volta dovrebbe essere valutata da un professionista sanitario, anche se appare superficiale, perchĂ© la profonditĂ reale puĂ² essere maggiore di quanto visibile in superficie e perchĂ© una corretta classificazione iniziale guida la scelta del trattamento. Bisogna rivolgersi rapidamente al medico se la piaga aumenta di dimensioni, diventa piĂ¹ profonda, presenta tessuto nero (necrotico) o giallastro (fibrinoso) che non tende a ridursi, oppure se la cute circostante appare molto arrossata, calda, dolente o indurita, segni che possono indicare un’infiammazione importante o un’infezione in evoluzione.
Altri segnali di allarme che richiedono una valutazione urgente sono la comparsa di essudato denso, maleodorante, di colore verdastro o brunastro, la presenza di pus, sanguinamenti ripetuti o improvvisi, e il peggioramento del dolore, soprattutto se il paziente in precedenza non lamentava fastidi significativi. Ăˆ necessario contattare il medico anche se compaiono sintomi generali come febbre, brividi, stanchezza marcata, stato confusionale, tachicardia o calo della pressione arteriosa, perchĂ© potrebbero essere indici di un’infezione sistemica (sepsi) che rappresenta un’emergenza medica. In questi casi, oltre alla gestione locale della piaga, puĂ² essere necessario impostare una terapia antibiotica sistemica e, talvolta, un ricovero ospedaliero per monitoraggio e trattamenti piĂ¹ intensivi.
Ăˆ opportuno consultare uno specialista in wound care o un centro dedicato alle ferite difficili quando la piaga non mostra segni di miglioramento dopo alcune settimane di trattamento corretto, quando è molto profonda, con esposizione di muscoli, tendini o ossa, o quando sono presenti fistole e cavitĂ difficili da gestire a domicilio. In tali contesti, possono essere valutate terapie avanzate come la terapia a pressione negativa, l’uso di medicazioni particolari, il debridement chirurgico in sala operatoria o, in casi selezionati, interventi di chirurgia plastica ricostruttiva con lembi cutanei o muscolari. Il coinvolgimento di un team multidisciplinare (medico, infermiere, fisioterapista, dietista) permette di affrontare in modo globale le cause che ostacolano la guarigione.
Infine, è importante non sottovalutare l’impatto psicologico e sociale delle piaghe da decubito. Se il paziente manifesta segni di depressione, ansia, isolamento sociale o rifiuto delle cure, è utile parlarne con il medico di riferimento, che potrà coinvolgere, se necessario, uno psicologo o altri professionisti. Anche i caregiver possono aver bisogno di supporto, formazione e momenti di confronto per gestire lo stress legato all’assistenza continuativa. Rivolgersi al medico non significa solo chiedere una medicazione diversa, ma anche ottenere indicazioni su percorsi di assistenza domiciliare, accesso a servizi territoriali, eventuali benefici assistenziali e strumenti per migliorare la qualità di vita complessiva del paziente e della sua famiglia.
In sintesi, disinfettare correttamente le piaghe da decubito è un passaggio essenziale ma non isolato all’interno di un percorso di cura complesso, che comprende la prevenzione, la gestione delle patologie di base, il supporto nutrizionale, il controllo del dolore e il coinvolgimento di un’équipe multidisciplinare. Comprendere le cause delle ulcere da pressione, conoscere i materiali e le fasi principali della procedura di trattamento e riconoscere tempestivamente i segnali che richiedono l’intervento del medico permette a pazienti e caregiver di collaborare in modo piĂ¹ consapevole con i professionisti sanitari. Un approccio strutturato e continuativo puĂ² ridurre in modo significativo il rischio di complicanze gravi, migliorare i tempi di guarigione e, soprattutto, preservare la dignitĂ e la qualitĂ di vita delle persone piĂ¹ fragili.
Per approfondire
Ministero della Salute – Schede e raccomandazioni aggiornate sulla prevenzione e gestione delle lesioni da pressione, utili per operatori sanitari e caregiver, con particolare attenzione agli standard di assistenza nelle strutture e a domicilio.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Documenti tecnici e rapporti su piaghe da decubito e assistenza alle persone non autosufficienti, con focus su fattori di rischio, strategie preventive e organizzazione dei servizi territoriali.
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – Informazioni ufficiali su antisettici, medicazioni avanzate e altri dispositivi medici utilizzati nel trattamento delle ulcere da pressione, con schede tecniche e note di appropriatezza prescrittiva.
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – Linee guida e materiali formativi internazionali sulla sicurezza del paziente, la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e la gestione delle ferite croniche, inclusi i decubiti.
National Pressure Injury Advisory Panel (NPIAP) – Risorse specialistiche in lingua inglese sulla classificazione delle lesioni da pressione, le raccomandazioni basate sulle evidenze e gli standard internazionali per la prevenzione e il trattamento.
