Come alzarsi dal letto con il Parkinson?

Strategie pratiche per alzarsi dal letto con il morbo di Parkinson: tecniche, esercizi, ausili e consigli per pazienti e caregiver

Alzarsi dal letto può diventare una delle azioni quotidiane più difficili per chi vive con il morbo di Parkinson. La rigidità, la lentezza dei movimenti (bradicinesia), i disturbi dell’equilibrio e, in alcuni casi, il “freezing” (blocco motorio improvviso) rendono complesso passare dalla posizione sdraiata a quella seduta e poi in piedi. Questo momento, spesso concentrato al mattino presto o durante i risvegli notturni, è anche uno dei più a rischio di caduta, con possibili conseguenze importanti sulla sicurezza e sulla qualità di vita.

In questa guida affronteremo in modo pratico e basato sulle evidenze le principali difficoltà legate alla mobilità a letto nel Parkinson e le strategie per gestirle. Vedremo quali sono le sfide tipiche, le tecniche passo per passo per alzarsi dal letto in maggiore sicurezza, gli esercizi utili per migliorare la mobilità, gli ausili che possono facilitare i movimenti e i consigli specifici per caregiver e familiari. Le indicazioni sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del neurologo, del fisioterapista o del terapista occupazionale, figure di riferimento per un piano personalizzato.

Sfide del Parkinson

Le difficoltà ad alzarsi dal letto nel Parkinson derivano da una combinazione di sintomi motori e non motori. Dal punto di vista motorio, la bradicinesia rende i movimenti lenti e faticosi, mentre la rigidità muscolare, soprattutto a carico del tronco e delle anche, ostacola la rotazione del corpo e il passaggio sul fianco, passaggio quasi sempre necessario per sedersi sul bordo del letto. Studi su pazienti con Parkinson hanno mostrato che il tempo necessario per eseguire il compito “supino-in piedi” è significativamente più lungo rispetto ai coetanei sani, proprio per la ridotta velocità di rotazione del tronco e la difficoltà a coordinare braccia e gambe. A questo si aggiungono spesso tremore, instabilità posturale e ridotta forza muscolare, che rendono più complesso mantenere l’equilibrio una volta seduti.

Un’altra sfida importante è rappresentata dall’ipocinesia notturna, cioè la riduzione dei movimenti durante il sonno e nei risvegli. Molte persone con Parkinson riferiscono di “sentirsi incollate al letto”, con grande fatica a girarsi o a cambiare posizione. Questa difficoltà è legata sia alla progressione della malattia sia alle fluttuazioni motorie legate alla terapia dopaminergica: nelle ore in cui l’effetto dei farmaci è minore, come la notte o il primo mattino, i sintomi motori tendono a peggiorare. Le difficoltà nel girarsi a letto non sono solo un problema di comfort: alcuni studi suggeriscono che possano essere un segno precoce di malattia e un indicatore di maggiore rischio di complicanze motorie nel tempo.

Non vanno trascurati i sintomi non motori che influenzano il modo di alzarsi dal letto. Disturbi del sonno, nicturia (necessità di alzarsi spesso per urinare), dolore muscolo-scheletrico e ipotensione ortostatica (calo di pressione quando ci si mette seduti o in piedi) contribuiscono a rendere questo momento particolarmente critico. Chi soffre di ipotensione ortostatica può avvertire capogiri, offuscamento della vista o sensazione di svenimento appena si solleva dal cuscino, aumentando il rischio di caduta. Anche l’ansia e la paura di cadere giocano un ruolo: chi ha già sperimentato cadute tende a muoversi con ancora maggiore cautela o, al contrario, con movimenti bruschi e poco controllati, entrambi fattori che possono peggiorare la sicurezza.

Infine, l’ambiente domestico e l’organizzazione del letto possono facilitare o ostacolare l’autonomia. Un letto troppo basso o troppo morbido rende più difficile spingere con le braccia e le gambe per sollevarsi; lenzuola che “frenano” i movimenti, cuscini in eccesso o male posizionati, comodini instabili o lontani e scarsa illuminazione notturna aumentano il rischio di incidenti. Anche la presenza di tappeti scivolosi, cavi sul pavimento o spazi ristretti accanto al letto può rendere complicato il passaggio dalla posizione seduta alla stazione eretta. Per questo, quando si parla di “sfide del Parkinson” nel momento di alzarsi dal letto, è importante considerare non solo la malattia in sé, ma l’insieme di fattori fisici, ambientali ed emotivi che interagiscono tra loro.

Tecniche per alzarsi dal letto

Imparare una sequenza di movimenti strutturata e ripetibile può rendere l’atto di alzarsi dal letto più sicuro e meno faticoso per chi ha il Parkinson. Una tecnica spesso consigliata da fisioterapisti e terapisti occupazionali prevede di evitare di “tirarsi su” frontalmente, movimento molto impegnativo per il tronco e le braccia, e di sfruttare invece la rotazione sul fianco. In pratica, dalla posizione supina si portano prima le ginocchia piegate, poi ci si lascia ruotare sul fianco aiutandosi con le braccia; successivamente si fa scivolare lentamente le gambe fuori dal letto mentre il busto viene spinto verso l’alto con il braccio appoggiato sul materasso. Questa sequenza, se eseguita con calma e sempre nello stesso ordine, può diventare più automatica e meno soggetta a blocchi motori.

Per molte persone è utile “preparare” il movimento con piccoli passi intermedi. Prima di ruotarsi completamente sul fianco, si possono eseguire alcuni movimenti di basculamento del bacino o di rotazione parziale delle spalle, in modo da “risvegliare” il tronco e ridurre la rigidità. Anche contare ad alta voce (“uno, due, tre e giro”) o usare un comando verbale chiaro (“adesso mi giro sul fianco”) può funzionare come stimolo esterno, aiutando il cervello a organizzare il movimento. Una volta seduti sul bordo del letto, è importante fare una pausa di alcuni secondi, mantenendo i piedi ben appoggiati a terra e le mani sul materasso o sulle sponde, per permettere alla pressione arteriosa di stabilizzarsi ed evitare capogiri.

Quando la forza delle braccia o l’equilibrio sono ridotti, può essere necessario l’aiuto di un caregiver. In questi casi è fondamentale che l’assistente impari tecniche di movimentazione sicure, per proteggere sia la persona con Parkinson sia la propria schiena. In generale, è preferibile guidare il movimento piuttosto che sollevare completamente il peso: ad esempio, aiutare la rotazione del bacino e delle spalle, accompagnare le gambe fuori dal letto e offrire un punto di appoggio stabile per le mani. Il caregiver dovrebbe evitare di tirare per le braccia o per le spalle in modo brusco, perché questo può causare dolore o lesioni articolari, e cercare invece di lavorare in sinergia con i movimenti spontanei della persona, rispettando i suoi tempi e le sue pause.

Un altro elemento chiave è l’adattamento dell’ambiente per facilitare la tecnica scelta. Un letto regolabile in altezza o con testiera inclinabile può ridurre lo sforzo necessario per passare alla posizione seduta; lenzuola in tessuto più scivoloso possono agevolare la rotazione, mentre un materasso troppo morbido andrebbe evitato perché “inghiotte” il corpo e rende difficile spingere con i gomiti. È utile anche assicurarsi che accanto al letto ci sia spazio sufficiente per posizionare i piedi e, se necessario, un deambulatore o un bastone. Una luce notturna soffusa ma sufficiente a vedere il pavimento riduce il rischio di inciampare, soprattutto nei risvegli per andare in bagno. Tutte queste modifiche, se concordate con il team curante, possono trasformare un gesto complesso in una routine più gestibile.

Esercizi per migliorare la mobilità

Gli esercizi mirati per il tronco, le anche e le spalle sono fondamentali per migliorare la capacità di girarsi nel letto e di passare alla posizione seduta. Il Parkinson tende a ridurre l’ampiezza dei movimenti e a irrigidire soprattutto la muscolatura assiale (colonna vertebrale e bacino), per cui è utile dedicare ogni giorno qualche minuto a esercizi di mobilità articolare. Ad esempio, da sdraiati sul letto o su un tappetino, si possono eseguire rotazioni dolci del bacino con le ginocchia piegate, portando lentamente le gambe da un lato e dall’altro, entro il limite del comfort. Allo stesso modo, si possono fare rotazioni delle spalle, portando un braccio oltre il petto e poi l’altro, per favorire la dissociazione tra parte superiore e inferiore del corpo, movimento spesso compromesso nel Parkinson.

Oltre alla mobilità, è importante lavorare sulla forza muscolare, in particolare di addominali, glutei e muscoli delle braccia, che contribuiscono in modo decisivo al gesto di alzarsi dal letto. Esercizi semplici come contrazioni isometriche degli addominali (stringere l’addome come per “appiattire” la pancia contro il materasso), sollevamenti del bacino (ponte) con le ginocchia piegate, o spinte con le braccia contro il materasso per simulare il passaggio alla posizione seduta, possono essere adattati al livello di ciascuno. Anche esercizi da seduti sul bordo del letto, come alzarsi e sedersi più volte con l’aiuto delle braccia, migliorano la forza e la coordinazione necessarie per i trasferimenti quotidiani.

Gli esercizi di equilibrio e di controllo posturale completano il quadro, perché una volta seduti sul bordo del letto è essenziale riuscire a mantenere una posizione stabile prima di alzarsi in piedi. Lavorare con un fisioterapista su esercizi di seduta attiva, come mantenere l’equilibrio mentre si sposta il peso da un lato all’altro o mentre si sollevano alternativamente i piedi da terra, può ridurre il rischio di cadute. In alcuni casi, programmi di riabilitazione specifici per il Parkinson, che includono esercizi di grande ampiezza del movimento (come il metodo LSVT BIG o approcci simili), possono migliorare in generale la mobilità e rendere più agevoli anche i movimenti a letto.

Infine, non va dimenticato l’aspetto della regolarità: gli esercizi sono efficaci solo se eseguiti con costanza e, idealmente, sotto la supervisione iniziale di un professionista esperto di Parkinson, che possa adattare il programma alle condizioni cliniche, alla terapia in corso e alle eventuali comorbidità (ad esempio problemi cardiaci o articolari). È importante anche rispettare i tempi del proprio corpo, scegliendo di fare gli esercizi nei momenti della giornata in cui l’effetto dei farmaci è migliore e i sintomi motori sono più controllati. In questo modo, il lavoro sulla mobilità non solo aiuta ad alzarsi dal letto con maggiore facilità, ma contribuisce anche a mantenere più a lungo l’autonomia nelle altre attività quotidiane.

Ausili e supporti

Quando le difficoltà nel muoversi a letto e nell’alzarsi diventano più marcate, l’introduzione di ausili può fare una grande differenza in termini di sicurezza e autonomia. Tra i dispositivi più utilizzati ci sono le sponde da letto o i corrimani laterali, che offrono un punto di presa stabile per ruotarsi, spingersi in posizione seduta e poi in piedi. Esistono modelli fissi, integrati nella struttura del letto, e soluzioni rimovibili che si infilano sotto il materasso; la scelta va fatta con l’aiuto di un terapista occupazionale o di un fisioterapista, valutando altezza del letto, spazio disponibile e capacità motorie della persona. In alcuni casi, soprattutto quando il rischio di caduta è elevato, può essere indicato un letto elettrico regolabile in altezza e con schienale inclinabile, che riduce lo sforzo necessario per sollevarsi.

Un altro gruppo di ausili riguarda le superfici e i materiali che facilitano lo scivolamento e la rotazione. Lenzuola o teli “a basso attrito”, talvolta dotati di maniglie, possono aiutare sia la persona con Parkinson sia il caregiver a eseguire i cambi di posizione con meno fatica. Anche i materassi non dovrebbero essere né troppo morbidi né troppo rigidi: un buon compromesso permette di distribuire il peso senza “affondare” eccessivamente, mantenendo la possibilità di spingere con gomiti e talloni. Per chi ha difficoltà a mantenere i piedi ben appoggiati a terra una volta seduto, può essere utile uno sgabello stabile o un rialzo per i piedi, in modo da garantire un angolo di 90 gradi tra ginocchia e anche, posizione che favorisce il passaggio alla stazione eretta.

Per il momento in cui ci si alza in piedi dal bordo del letto, bastoni, tripodi o deambulatori possono offrire un supporto aggiuntivo, soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia o in presenza di instabilità posturale significativa. È importante che questi ausili siano regolati all’altezza corretta e che la persona impari a usarli in modo sicuro, ad esempio evitando di appoggiarsi solo con una mano mentre l’altra è ancora impegnata a spingersi dal materasso. In alcuni casi, possono essere utili anche sistemi di allarme o sensori di movimento che avvisano il caregiver quando la persona si alza dal letto, permettendo un intervento rapido in caso di difficoltà o caduta.

Infine, l’adattamento dell’ambiente circostante completa l’efficacia degli ausili. Eliminare tappeti scivolosi, fissare bene i cavi elettrici, garantire un’illuminazione adeguata con luci notturne a sensore e posizionare mobili stabili a cui potersi appoggiare sono interventi relativamente semplici ma molto importanti. Anche la disposizione degli oggetti sul comodino (telefono, acqua, farmaci, occhiali) dovrebbe essere studiata per ridurre al minimo i movimenti bruschi o le torsioni del tronco. Tutte queste modifiche andrebbero pianificate insieme al team curante, tenendo conto dell’evoluzione del Parkinson e delle esigenze della persona e della famiglia, con l’obiettivo di mantenere il più possibile l’autonomia senza compromettere la sicurezza.

Consigli per i caregiver

Il ruolo del caregiver, che sia un familiare o un assistente professionale, è centrale nell’aiutare la persona con Parkinson ad alzarsi dal letto in sicurezza, ma può essere anche fisicamente e emotivamente impegnativo. Il primo consiglio è quello di chiedere una formazione specifica a fisioterapisti o terapisti occupazionali esperti di Parkinson, che possano mostrare dal vivo le tecniche di movimentazione più adatte al singolo caso. Imparare come posizionare le mani, come usare il proprio peso corporeo per guidare i movimenti e come coordinarsi con la persona assistita riduce il rischio di infortuni alla schiena del caregiver e rende i trasferimenti più fluidi. È importante anche rispettare i tempi della persona, evitando di affrettare i movimenti o di sostituirsi completamente a lei quando potrebbe ancora partecipare attivamente.

Dal punto di vista comunicativo, frasi brevi, chiare e rassicuranti aiutano a ridurre l’ansia e a favorire la collaborazione. Dare un’istruzione alla volta (“adesso pieghiamo le ginocchia”, “ora ci giriamo sul fianco”, “ora facciamo scendere le gambe”) è più efficace che spiegare l’intera sequenza in modo complesso. Alcune persone con Parkinson rispondono bene a stimoli ritmici, come contare insieme o usare una parola chiave ripetuta, che possono aiutare a superare momenti di blocco motorio. Il caregiver dovrebbe anche osservare attentamente i segnali di affaticamento, dolore o capogiro e fermarsi quando necessario, permettendo pause e cambi di strategia se una tecnica risulta troppo faticosa o poco sicura.

Un altro aspetto cruciale è la gestione dell’ambiente e della routine. Il caregiver può contribuire a organizzare la camera da letto in modo funzionale, assicurandosi che il letto sia all’altezza giusta, che gli ausili siano facilmente raggiungibili e che il percorso verso il bagno sia libero da ostacoli. Stabilire orari relativamente regolari per coricarsi e alzarsi, in accordo con il neurologo e con gli orari di assunzione dei farmaci, può ridurre le fluttuazioni motorie più marcate durante i trasferimenti. Inoltre, tenere un diario delle difficoltà incontrate (ad esempio momenti della giornata in cui alzarsi dal letto è più complicato, episodi di caduta o quasi-caduta) può essere molto utile per il medico e il team riabilitativo nel modulare la terapia e gli interventi.

Infine, è essenziale che il caregiver si prenda cura anche di sé. L’assistenza a una persona con Parkinson, soprattutto nelle fasi avanzate, può essere fonte di stress, stanchezza e senso di solitudine. Cercare supporto in gruppi dedicati, associazioni di pazienti e familiari o servizi di sollievo può aiutare a condividere esperienze, trovare strategie pratiche e alleggerire il carico emotivo. Parlare apertamente con il team curante delle proprie difficoltà, chiedere aiuto quando necessario e programmare momenti di pausa non è un segno di debolezza, ma una condizione indispensabile per poter continuare a offrire un’assistenza di qualità nel tempo, anche nei gesti quotidiani apparentemente semplici come aiutare ad alzarsi dal letto.

Alzarsi dal letto con il Parkinson è un gesto complesso che coinvolge sintomi motori, fattori ambientali, aspetti emotivi e relazionali. Comprendere le sfide specifiche, imparare tecniche strutturate, dedicare tempo a esercizi mirati, utilizzare ausili adeguati e valorizzare il ruolo del caregiver permette di trasformare un momento critico in una routine più sicura e gestibile. Un confronto regolare con il neurologo, il fisioterapista e il terapista occupazionale è fondamentale per adattare nel tempo strategie e strumenti, con l’obiettivo di preservare il più possibile autonomia, sicurezza e qualità di vita, sia per la persona con Parkinson sia per chi le sta accanto.

Per approfondire

Parkinson’s Foundation – Mobility Schede pratiche in inglese su mobilità e attività della vita quotidiana nel Parkinson, con consigli su sicurezza, uso di ausili e adattamenti dell’ambiente domestico.

Technological evaluation of strategies to get out of bed by people with Parkinson’s disease Articolo scientifico open access che analizza in dettaglio le modalità con cui le persone con Parkinson si alzano dal letto e i fattori che influenzano questo gesto.

Impaired bed mobility in prediagnostic and de novo Parkinson’s disease Studio che approfondisce il ruolo delle difficoltà di mobilità a letto come possibile segno precoce di Parkinson e come indicatore di progressione motoria.

German Society for Neurology – Linee guida 2024 sul Parkinson Linea guida aggiornata sulla diagnosi e il trattamento del Parkinson, utile per inquadrare il ruolo della riabilitazione e della gestione dei sintomi motori e non motori.

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