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Il morbo di Parkinson non colpisce solo il controllo fine dei movimenti, ma modifica in profondità il modo di camminare, l’equilibrio e la sicurezza negli spostamenti quotidiani. Sapere come deve camminare chi soffre di Parkinson significa conoscere i sintomi che interferiscono con la deambulazione, le tecniche che possono facilitare il passo e il ruolo fondamentale di esercizi mirati e del supporto dei caregiver.
Questa guida offre una panoramica strutturata e basata sulle conoscenze specialistiche disponibili su sintomi, problemi di deambulazione, tecniche di cammino, esercizi fisici utili e consigli pratici per familiari e assistenti. Non sostituisce in alcun modo il parere del neurologo o del fisiatra, né un programma di fisioterapia personalizzato, ma può aiutare a comprendere meglio le indicazioni ricevute e a dialogare in modo più consapevole con i professionisti della salute.
Sintomi del Parkinson
La malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo che interessa principalmente i circuiti cerebrali responsabili del controllo del movimento. I sintomi cosiddetti “motori” più caratteristici sono la bradicinesia (lentezza nell’iniziare e nell’eseguire i movimenti), la rigidità muscolare, il tremore a riposo e l’instabilità posturale, cioè la difficoltà a mantenere l’equilibrio. Questi disturbi non si presentano tutti insieme e con la stessa intensità in ogni persona, ma tendono a progredire nel tempo e a interferire con attività quotidiane come alzarsi da una sedia, girarsi nel letto, vestirsi e, soprattutto, camminare.
La bradicinesia rende il passo più lento e faticoso, con la sensazione di “trascinare” i piedi e di non riuscire a sollevarli a sufficienza. La rigidità, spesso descritta come una sensazione di “blocco” o di muscoli induriti, limita l’ampiezza dei movimenti delle gambe e delle braccia, riducendo il pendolamento fisiologico degli arti superiori durante il cammino. L’instabilità posturale, che tende a comparire nelle fasi più avanzate, aumenta il rischio di cadute, soprattutto nelle svolte, nei cambi di direzione o quando ci si ferma e si riparte in spazi stretti o affollati.
Un altro sintomo molto rilevante per il cammino è la postura flessa: il tronco tende a inclinarsi in avanti, le spalle si chiudono, il capo si proietta in avanti. Questa posizione sposta il baricentro del corpo e rende più difficile mantenere l’equilibrio, soprattutto quando si accelera il passo o si affrontano ostacoli. Alcune persone sviluppano anche deviazioni laterali del tronco (camptocormia, scoliosi parkinsoniana), che complicano ulteriormente la stabilità. La combinazione di postura flessa, rigidità e bradicinesia porta spesso a un passo corto, strascicato e poco sicuro.
Infine, molti pazienti sperimentano il cosiddetto “freezing of gait”, un improvviso blocco del cammino: i piedi sembrano incollati al pavimento, proprio quando si vorrebbe iniziare a camminare, attraversare una porta, girare o superare un ostacolo. Il freezing è particolarmente temuto perché può causare cadute e genera ansia anticipatoria, che a sua volta peggiora il blocco. Comprendere che questi sintomi sono parte della malattia, e che esistono strategie riabilitative per affrontarli, è il primo passo per imparare a camminare in modo più sicuro nonostante il Parkinson.
Problemi di deambulazione
Nel Parkinson il modo di camminare cambia in modo caratteristico: il passo diventa più corto (ipometria del passo), la velocità di marcia si riduce e spesso si osserva una diminuzione o scomparsa del pendolamento delle braccia, soprattutto da un lato. La persona può apparire “incollata” al pavimento, con difficoltà a iniziare il movimento (start hesitation) e a mantenere un ritmo regolare. Le svolte sono spesso eseguite a piccoli passi, con il rischio di perdere l’equilibrio, e l’arresto improvviso può risultare difficoltoso, con la sensazione di essere “trascinati in avanti”.
Un problema frequente è la cosiddetta festinazione: il passo si fa sempre più rapido e corto, come se il corpo “inseguisse” il proprio baricentro spostato in avanti. Questo fenomeno, legato alla postura flessa e alla difficoltà di controllo posturale, aumenta notevolmente il rischio di cadute in avanti. Anche le superfici irregolari, i tappeti, i gradini bassi o le soglie delle porte possono rappresentare ostacoli significativi, perché richiedono adattamenti rapidi del passo che il sistema motorio parkinsoniano fatica a eseguire.
Il freezing of gait, già citato, tende a comparire in situazioni specifiche: all’inizio del cammino, nel passaggio attraverso spazi stretti (come una porta), nelle svolte, quando si deve cambiare compito (per esempio parlare mentre si cammina) o in condizioni di stress e fretta. Durante il freezing, la persona può oscillare con il tronco ma non riesce a spostare i piedi, con un marcato senso di blocco. Questo non solo compromette l’autonomia, ma genera paura di cadere e può portare a evitare di camminare, con conseguente riduzione dell’attività fisica e peggioramento ulteriore della mobilità.
Un altro aspetto cruciale è la difficoltà nel “doppio compito” (dual task): camminare mentre si parla, si pensa a qualcosa di complesso o si svolge un’altra azione (per esempio guardare il telefono, portare un vassoio) può peggiorare la qualità del passo e aumentare il rischio di blocchi e cadute. Il sistema motorio, già impegnato a compensare la bradicinesia e la rigidità, fatica a gestire più richieste contemporaneamente. Per questo, molte strategie riabilitative insegnano a ridurre i doppi compiti e a concentrarsi sul cammino, soprattutto nelle situazioni più critiche.
Tecniche di cammino
Le tecniche di cammino per chi soffre di Parkinson mirano a “bypassare” in parte le difficoltà automatiche del movimento, sfruttando l’attenzione volontaria e stimoli esterni (cue) per migliorare l’ampiezza del passo, il ritmo e la sicurezza. Un principio fondamentale è quello di rendere il cammino un atto più consapevole: invece di “lasciarsi andare” al passo automatico, si invita la persona a pensare attivamente a fare passi più lunghi, a sollevare bene i piedi e a mantenere il tronco eretto. Spesso il fisioterapista insegna a contare i passi mentalmente o ad accompagnare il movimento con un ritmo interno (per esempio “uno-due, uno-due”) per stabilizzare la cadenza.
Gli stimoli visivi (cue visivi) possono essere molto utili per superare il freezing e regolarizzare il passo. Un esempio classico è quello di immaginare o tracciare sul pavimento linee trasversali da “oltrepassare” con ogni passo, oppure usare strisce adesive sul pavimento in casa in punti critici (davanti alle porte, nei corridoi stretti). Guardare un punto più lontano anziché fissare i piedi può aiutare a proiettare il corpo in avanti in modo più sicuro. Alcune persone trovano utile immaginare di “calciare” un oggetto immaginario davanti a sé a ogni passo, per favorire il sollevamento del piede.
Anche gli stimoli acustici (cue uditivi) hanno un ruolo importante. Camminare seguendo un ritmo esterno, come il ticchettio di un metronomo, il battito delle mani di un accompagnatore o una musica con tempo regolare, può migliorare la velocità e la regolarità del passo. Il fisioterapista può aiutare a individuare il ritmo più adatto e a esercitarsi in ambiente protetto prima di trasferire la strategia nella vita quotidiana. È essenziale che queste tecniche vengano personalizzate: non tutti rispondono allo stesso modo ai cue visivi o acustici, e talvolta è necessario combinare più strategie.
Un’altra indicazione pratica riguarda la gestione delle situazioni a rischio. Per affrontare una porta stretta o un corridoio, può essere utile fermarsi un attimo prima del passaggio, concentrarsi sul primo passo, magari contando “1-2-3, via” e mirando a un punto oltre la soglia. Nelle svolte, è preferibile eseguire curve ampie, a “U”, piuttosto che girarsi bruscamente sul posto; in alcuni casi si insegna a fare piccoli passi laterali, mantenendo il tronco più stabile. Quando si avverte l’inizio di un freezing, invece di forzare il movimento, può essere più efficace fermarsi, respirare profondamente, usare un cue (contare, guardare una linea, ascoltare un ritmo) e poi ripartire con un passo ampio e deciso.
Esercizi fisici
L’attività fisica regolare e la riabilitazione motoria strutturata sono pilastri fondamentali nella gestione dei disturbi del cammino nel Parkinson. Gli esercizi non servono solo a “mantenere i muscoli in allenamento”, ma agiscono sui circuiti nervosi che controllano il movimento, migliorando coordinazione, equilibrio e capacità di adattare il passo alle diverse situazioni. I programmi di fisioterapia, definiti da fisiatra e fisioterapista, includono in genere esercizi per la mobilità articolare, il rinforzo muscolare, l’allungamento (stretching) e il training specifico del cammino.
Gli esercizi per la postura mirano a contrastare la tendenza alla flessione in avanti del tronco e delle spalle. Possono includere movimenti di apertura del torace, rinforzo dei muscoli estensori della schiena, esercizi in posizione seduta o in piedi davanti a uno specchio per prendere coscienza dell’allineamento del corpo. Migliorare la postura non è solo una questione estetica: un tronco più eretto sposta il baricentro in posizione più favorevole, riduce il rischio di festinazione e cadute in avanti e rende più efficiente il passo.
Gli esercizi di equilibrio sono altrettanto cruciali. Possono prevedere stazioni in appoggio monopodalico (in sicurezza, vicino a un appoggio stabile), spostamenti del peso da una gamba all’altra, cammino su linee immaginarie, cambi di direzione controllati, esercizi su superfici leggermente instabili sotto supervisione. L’obiettivo è allenare il sistema nervoso a reagire meglio alle perturbazioni e a gestire i cambi di posizione, riducendo il rischio di cadute. Spesso questi esercizi vengono integrati con compiti cognitivi semplici (per esempio contare all’indietro) per allenare anche la gestione del doppio compito in ambiente protetto.
Oltre alla fisioterapia tradizionale, diverse attività fisiche strutturate hanno mostrato benefici sulla deambulazione e sulla qualità di vita: cammino veloce su tapis roulant o all’aperto, nordic walking (cammino con bastoncini), danza (in particolare il tango adattato), ginnastica di gruppo, boxe adattata. Queste attività, se inserite in programmi supervisionati e adattate alle capacità individuali, possono migliorare resistenza, coordinazione e fiducia nei propri movimenti, oltre a favorire la socializzazione e l’aderenza nel tempo. È importante che la scelta del tipo di esercizio avvenga insieme al team curante, tenendo conto di età, comorbilità e stadio di malattia.
Consigli per i caregiver
I caregiver – familiari, assistenti domiciliari, amici – svolgono un ruolo centrale nel supportare la persona con Parkinson nella deambulazione e nelle attività quotidiane, ma devono farlo in modo sicuro, rispettoso dell’autonomia e senza sostituirsi inutilmente al paziente. Un primo consiglio è conoscere bene i sintomi che interferiscono con il cammino (bradicinesia, rigidità, freezing, instabilità posturale) e le situazioni che li scatenano più facilmente: porte strette, ambienti affollati, fretta, stanchezza, doppi compiti. Questa consapevolezza permette di prevenire molti incidenti, organizzando i tempi e gli spazi in modo più favorevole.
In casa è utile collaborare all’adattamento dell’ambiente: eliminare tappeti scivolosi o con bordi rialzati, ridurre gli ostacoli nei corridoi, assicurare una buona illuminazione, installare corrimano nei punti critici (corridoi, scale, bagno) su indicazione degli specialisti. Anche la disposizione dei mobili dovrebbe favorire percorsi ampi e lineari, evitando passaggi troppo stretti che possono scatenare il freezing. In bagno, l’uso di sedili per doccia, tappetini antiscivolo e maniglioni può aumentare la sicurezza nei trasferimenti, che sono momenti a rischio di caduta.
Quando si accompagna la persona a camminare, è importante non tirarla per le braccia o per le mani, perché questo può sbilanciarla e aumentare il rischio di caduta. Meglio camminare al suo fianco, leggermente dietro, pronti a offrire un appoggio sul tronco se necessario, e incoraggiare l’uso delle tecniche apprese in fisioterapia: passi più lunghi, attenzione al sollevamento dei piedi, uso di cue visivi o acustici. In caso di freezing, invece di spingere o trascinare, è preferibile invitare la persona a fermarsi, respirare, guardare un punto davanti a sé o una linea sul pavimento, contare e poi ripartire con calma.
Il caregiver può anche aiutare a organizzare la giornata in modo da distribuire gli sforzi: programmare le uscite e le attività che richiedono più movimento nei momenti in cui l’effetto dei farmaci è migliore, prevedere pause di riposo, evitare di mettere fretta. È utile incoraggiare l’attività fisica regolare, accompagnando la persona a sessioni di fisioterapia, gruppi di esercizio o semplici passeggiate, sempre nel rispetto delle indicazioni mediche. Infine, non va dimenticato il benessere del caregiver stesso: prendersi cura di una persona con Parkinson può essere impegnativo sul piano fisico ed emotivo, e cercare supporto (gruppi, consulenze, momenti di sollievo) è fondamentale per mantenere nel tempo una buona qualità di vita per entrambi.
In sintesi, chi soffre di Parkinson può incontrare molte difficoltà nel cammino – passo corto, lentezza, freezing, instabilità – ma esistono strategie efficaci per rendere la deambulazione più sicura e funzionale. La combinazione di trattamento farmacologico, fisioterapia mirata, esercizio fisico regolare, tecniche di cammino basate su attenzione volontaria e cue esterni, insieme a un ambiente domestico adattato e al supporto informato dei caregiver, permette spesso di mantenere più a lungo autonomia e qualità di vita. Un confronto periodico con neurologo, fisiatra e fisioterapista è essenziale per aggiornare il programma riabilitativo e personalizzare le indicazioni in base all’evoluzione della malattia.
Per approfondire
National Institutes of Health – informazioni sulla malattia di Parkinson offre schede aggiornate sui sintomi motori, i disturbi del cammino e il ruolo dell’attività fisica nella gestione complessiva della malattia.
WHO – Parkinson’s disease riassume le caratteristiche principali del Parkinson, l’impatto sulla mobilità e l’importanza di un approccio multidisciplinare che includa riabilitazione e movimento.
Rieducazione del cammino – Auxologico descrive obiettivi e benefici dei programmi di rieducazione del cammino, con attenzione a forza, postura, equilibrio e sicurezza, anche nei pazienti con Parkinson.
Malattia di Parkinson, la riabilitazione in Auxologico illustra l’importanza di un intervento riabilitativo precoce e personalizzato per affrontare difficoltà posturali e di deambulazione.
Parkinson: fisioterapia e riabilitazione per una migliore qualità della vita – Policlinico Gemelli approfondisce il ruolo della fisioterapia e dei programmi riabilitativi nel migliorare autonomia, equilibrio e cammino nelle persone con Parkinson.
