Come si chiama il nuovo farmaco per l’insonnia?

Nuovi farmaci per l’insonnia cronica: daridorexant e antagonisti dei recettori dell’orexina

Quando si parla di “nuovo farmaco per l’insonnia”, oggi il riferimento principale in Europa è a una classe di medicinali diversa dalle tradizionali benzodiazepine: gli antagonisti dei recettori dell’orexina, spesso indicati con l’acronimo DORA. Il nome più citato, perché autorizzato a livello europeo, è daridorexant, commercializzato con il nome di Quviviq, che rappresenta una delle novità più rilevanti nel trattamento dell’insonnia cronica negli adulti.

Questi farmaci non sono però una “pillola magica” valida per tutti, né sostituiscono le terapie non farmacologiche che restano il cardine della cura dell’insonnia cronica, come la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I). Inoltre, non tutti i medicinali approvati a livello internazionale sono disponibili o prescrivibili in ogni Paese, e l’uso deve sempre essere valutato da un medico, tenendo conto di storia clinica, altri farmaci assunti e caratteristiche del disturbo del sonno.

Nuovi farmaci per l’insonnia

L’insonnia cronica è un disturbo del sonno caratterizzato da difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno o da risvegli precoci con impossibilità di riaddormentarsi, presenti almeno tre notti a settimana per diversi mesi e associati a un impatto significativo sulla vita diurna (stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, calo di performance lavorative). Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione su questo problema, sia perché è molto frequente nella popolazione generale, sia perché è associato a un aumento del rischio di altre patologie, come disturbi dell’umore, malattie cardiovascolari e problemi metabolici. Per questo motivo la ricerca farmacologica ha cercato soluzioni più mirate e meglio tollerate rispetto ai farmaci ipnotici tradizionali.

Storicamente, l’insonnia è stata trattata soprattutto con benzodiazepine e farmaci “Z” (come zolpidem e zopiclone), che agiscono potenziando l’azione del GABA, un neurotrasmettitore inibitorio che “spegne” l’attività cerebrale. Questi medicinali possono essere efficaci nel breve periodo, ma presentano limiti importanti: rischio di dipendenza, tolleranza (necessità di dosi crescenti per ottenere lo stesso effetto), sonnolenza diurna, alterazioni della memoria e aumento del rischio di cadute, soprattutto negli anziani. Inoltre, non sempre migliorano in modo soddisfacente la qualità soggettiva del sonno e il funzionamento diurno.

Per rispondere a questi bisogni non soddisfatti, sono stati sviluppati nuovi farmaci che agiscono su meccanismi diversi. Tra questi, i più studiati e discussi sono gli antagonisti dei recettori dell’orexina (DORA), che non “spengono” il cervello in modo generalizzato, ma modulano un sistema specifico che regola lo stato di veglia. L’orexina (o ipocretina) è un neuropeptide prodotto in una piccola area del cervello (ipotalamo) che ha un ruolo chiave nel mantenere la veglia e la stabilità del ciclo sonno-veglia. Bloccando i recettori dell’orexina, i DORA riducono il segnale di “restare svegli”, facilitando l’addormentamento e il mantenimento del sonno.

A livello internazionale, i primi farmaci di questa classe ad essere approvati sono stati suvorexant e lemborexant, autorizzati in alcuni Paesi come Stati Uniti e Giappone. In Europa, e quindi anche in Italia, l’attenzione si è concentrata in particolare su daridorexant (Quviviq), che ha ottenuto l’autorizzazione centralizzata europea per il trattamento dell’insonnia cronica negli adulti. È importante sottolineare che l’autorizzazione europea definisce indicazioni, benefici e rischi sulla base di studi clinici controllati, ma la reale disponibilità, le condizioni di prescrizione e l’eventuale rimborsabilità possono variare da Paese a Paese e richiedono sempre la verifica delle decisioni delle autorità nazionali competenti.

Efficacia dei nuovi farmaci

Gli studi clinici sui nuovi antagonisti dei recettori dell’orexina sono stati progettati per valutare non solo quanto rapidamente i pazienti riescono ad addormentarsi, ma anche la capacità di mantenere il sonno durante la notte e il miglioramento del funzionamento diurno. Nel caso di daridorexant, i trial registrativi hanno arruolato adulti con insonnia cronica, spesso con sintomi presenti da anni, e hanno confrontato il farmaco con placebo (una compressa priva di principio attivo) per valutare differenze oggettive e soggettive. Le misure includevano parametri registrati con polisonnografia (esame strumentale del sonno) e questionari compilati dai pazienti, come il tempo di veglia dopo l’addormentamento e la percezione della qualità del sonno.

Dai dati regolatori emerge che daridorexant è in grado di ridurre il tempo necessario per addormentarsi e il tempo trascorso svegli durante la notte, con un effetto che tende a mantenersi nel corso delle settimane di trattamento. Un aspetto rilevante, spesso sottolineato, è il miglioramento del funzionamento diurno riferito dai pazienti: meno sonnolenza, maggiore energia, migliore capacità di concentrazione. Questo è importante perché l’obiettivo della terapia dell’insonnia non è solo “dormire di più”, ma recuperare una buona qualità di vita durante il giorno, riducendo l’impatto del disturbo su lavoro, relazioni sociali e benessere psicologico.

Rispetto agli ipnotici tradizionali, i DORA sembrano avere un profilo di efficacia più “fisiologico”: invece di indurre un sonno profondamente sedativo, tendono a favorire un sonno più simile a quello naturale, preservando in misura maggiore l’architettura del sonno (cioè la successione delle diverse fasi, come sonno leggero, profondo e REM). Questo potrebbe tradursi in un risveglio mattutino più “lucido” e in una minore sensazione di intontimento, anche se la risposta può variare da persona a persona. Va comunque ricordato che i confronti diretti testa-a-testa tra DORA e benzodiazepine sono ancora limitati, e molte informazioni derivano da confronti indiretti o da studi separati.

Un altro punto di interesse è la durata dell’effetto nel tempo. L’insonnia cronica è, per definizione, un disturbo di lunga durata, ma l’uso prolungato di farmaci ipnotici è sempre delicato. Gli studi su daridorexant hanno incluso periodi di trattamento di alcuni mesi, con dati che suggeriscono il mantenimento dell’efficacia senza un marcato fenomeno di tolleranza. Tuttavia, l’esperienza a lunghissimo termine (anni) è ancora più limitata, e le linee guida internazionali continuano a raccomandare un uso prudente e periodicamente rivalutato di qualsiasi farmaco per l’insonnia, integrandolo sempre con interventi non farmacologici e strategie di igiene del sonno.

Effetti collaterali

Come tutti i medicinali che agiscono sul sistema nervoso centrale, anche i nuovi farmaci per l’insonnia presentano possibili effetti indesiderati. Per daridorexant, i dati regolatori indicano che gli effetti collaterali più frequentemente riportati includono sonnolenza, affaticamento, mal di testa e, in alcuni casi, vertigini. Questi sintomi sono in parte prevedibili, dato il meccanismo d’azione che riduce il segnale di veglia, e tendono a manifestarsi soprattutto nelle prime fasi del trattamento o in caso di dosaggi non adeguati alle caratteristiche del paziente. È fondamentale che chi assume il farmaco sia informato sulla possibilità di sentirsi più assonnato, soprattutto al mattino, e che eviti attività che richiedono piena vigilanza (come guidare) se avverte sonnolenza residua.

Un aspetto particolarmente delicato riguarda i disturbi del sonno già esistenti, come la narcolessia, una malattia caratterizzata da eccessiva sonnolenza diurna e improvvise perdite di tono muscolare (cataplessia). Poiché l’orexina è coinvolta proprio nella regolazione della veglia e la sua carenza è alla base della narcolessia, l’uso di antagonisti dei recettori dell’orexina in persone con questa condizione o con sospetto di narcolessia richiede estrema cautela e, in molti casi, è controindicato. Anche altri disturbi respiratori del sonno, come l’apnea ostruttiva, devono essere valutati attentamente, perché qualsiasi farmaco che modifica l’architettura del sonno può influenzare la frequenza e la gravità degli episodi respiratori notturni.

Le interazioni farmacologiche rappresentano un altro capitolo importante. Daridorexant viene metabolizzato principalmente a livello epatico, attraverso specifici enzimi (come il CYP3A4), e può quindi interagire con altri farmaci che inibiscono o inducono questi enzimi, modificandone le concentrazioni nel sangue. Questo significa che l’associazione con alcuni antibiotici, antifungini, farmaci antiepilettici o altri medicinali di uso comune può richiedere aggiustamenti di dose o, in alcuni casi, essere sconsigliata. Per questo motivo è essenziale che il medico conosca l’elenco completo dei farmaci (compresi prodotti da banco e integratori) assunti dal paziente prima di prescrivere un nuovo ipnotico.

Infine, anche se i DORA sembrano avere un rischio di dipendenza e di sindrome da sospensione potenzialmente inferiore rispetto alle benzodiazepine, non si può escludere la comparsa di sintomi di rimbalzo dell’insonnia alla sospensione, soprattutto se il farmaco viene interrotto bruscamente dopo un uso prolungato. Alcuni pazienti possono inoltre sviluppare aspettative psicologiche forti nei confronti del medicinale, con timore di non riuscire a dormire senza assumerlo. Per questo, la sospensione o la riduzione della terapia dovrebbe essere sempre pianificata e monitorata dal medico, preferibilmente in parallelo con un percorso di terapia cognitivo-comportamentale che aiuti a gestire l’ansia legata al sonno.

Consigli per l’uso

Le informazioni disponibili dai documenti regolatori indicano che daridorexant è autorizzato per il trattamento dell’insonnia cronica negli adulti, con un dosaggio e modalità di assunzione ben definiti nelle schede tecniche ufficiali. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che questi dati non devono essere interpretati come istruzioni personalizzate: la scelta di iniziare un farmaco per l’insonnia, il tipo di medicinale, la dose e la durata del trattamento devono essere decisi dal medico sulla base di una valutazione complessiva del paziente. Prima di prescrivere un DORA, lo specialista dovrebbe indagare le cause potenziali dell’insonnia (stress, depressione, dolore cronico, altre malattie del sonno, uso di sostanze stimolanti) e valutare se siano già state tentate misure non farmacologiche adeguate.

In linea generale, i nuovi farmaci per l’insonnia vanno assunti la sera, poco prima di coricarsi, lasciando un tempo sufficiente per dormire (ad esempio almeno 7-8 ore), per ridurre il rischio di sonnolenza residua al risveglio. È importante evitare l’assunzione insieme ad alcol o ad altri sedativi, perché la combinazione può potenziare gli effetti depressivi sul sistema nervoso centrale e aumentare il rischio di incidenti, cadute o alterazioni del respiro durante il sonno. Le persone che svolgono lavori che richiedono elevata vigilanza (come conducenti professionisti, operatori di macchinari pesanti, personale sanitario in turno notturno) devono discutere con il medico l’impatto potenziale del farmaco sulle prestazioni lavorative.

Un altro punto chiave è la durata del trattamento. Anche se gli studi clinici hanno dimostrato l’efficacia di daridorexant per periodi di alcune settimane o mesi, le linee guida internazionali raccomandano di utilizzare i farmaci per l’insonnia alla dose minima efficace e per il tempo più breve possibile compatibile con il benessere del paziente, con rivalutazioni periodiche. L’obiettivo è evitare che il medicinale diventi l’unica strategia di gestione del sonno, trascurando interventi fondamentali come la CBT-I, la regolazione degli orari di sonno, la riduzione dell’esposizione a schermi luminosi la sera, la limitazione di caffeina e nicotina nelle ore serali e la gestione dello stress.

Infine, è essenziale che il paziente mantenga un dialogo aperto con il proprio medico durante il trattamento: segnalare eventuali effetti indesiderati, cambiamenti dell’umore, episodi di comportamenti insoliti durante il sonno (come camminare o mangiare senza ricordarlo), peggioramento della sonnolenza diurna o difficoltà di concentrazione. Qualsiasi modifica della dose o sospensione del farmaco deve essere concordata con il medico, che potrà valutare se procedere gradualmente e se affiancare interventi psicologici o comportamentali. In presenza di peggioramento dei sintomi, comparsa di idee depressive o pensieri autolesivi, è necessario contattare immediatamente un professionista della salute mentale o i servizi di emergenza.

In sintesi, quando si chiede “come si chiama il nuovo farmaco per l’insonnia?”, la risposta più attuale in Europa è legata a daridorexant (Quviviq), appartenente alla classe degli antagonisti dei recettori dell’orexina. Questi medicinali rappresentano un’evoluzione importante rispetto agli ipnotici tradizionali, con un meccanismo d’azione più mirato e un profilo di efficacia e sicurezza promettente, soprattutto per l’insonnia cronica. Tuttavia, non sono privi di rischi, non sostituiscono le terapie non farmacologiche e richiedono sempre una valutazione specialistica attenta, un monitoraggio nel tempo e un uso responsabile, inserito in un percorso più ampio di cura del sonno e della salute mentale.

Per approfondire

Quviviq | European Medicines Agency offre la scheda tecnica e il rapporto pubblico di valutazione EMA su daridorexant, con dettagli su indicazioni approvate, studi clinici, efficacia e principali rischi.

FDA approva nuovo tipo di farmaco per l’insonnia | AIFA spiega in modo divulgativo il meccanismo degli antagonisti dei recettori dell’orexina e il ruolo dell’orexina nel ciclo sonno-veglia.

“Horizon Scanning: scenario dei medicinali in arrivo” | AIFA inquadra i nuovi farmaci per il sistema nervoso centrale, inclusi quelli per i disturbi del sonno, nel contesto delle innovazioni terapeutiche valutate a livello europeo.