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Gli spasmi muscolari sono un sintomo molto frequente nella sclerosi multipla (SM) e spesso vengono descritti dai pazienti come “scatti”, “tirate”, irrigidimenti improvvisi o crampi dolorosi, soprattutto alle gambe. Possono comparire di giorno, durante il movimento o i cambi di posizione, ma anche di notte, disturbando il sonno e rendendo più difficile camminare, vestirsi o svolgere le attività quotidiane. Capire come si manifestano, da cosa dipendono e come si possono gestire è fondamentale sia per le persone con SM sia per i loro familiari e caregiver.
In questa guida analizziamo in modo chiaro e basato sulle evidenze che cosa sono gli spasmi nella sclerosi multipla, come distinguerli da crampi “comuni” e dalla spasticità, quali fattori li possono peggiorare, come avviene la diagnosi e quali sono le principali opzioni terapeutiche e riabilitative. L’obiettivo non è sostituire il parere del neurologo, ma fornire strumenti per riconoscere i sintomi, descriverli meglio durante la visita e partecipare in modo attivo alle decisioni sul percorso di cura.
Come si manifestano gli spasmi nella sclerosi multipla
Nella sclerosi multipla, gli spasmi sono contrazioni muscolari improvvise, involontarie e spesso dolorose, che possono interessare singoli muscoli o interi gruppi muscolari, in particolare agli arti inferiori (cosce, polpacci, piedi). Molte persone li descrivono come “scatti” che fanno piegare o tendere la gamba senza controllo, oppure come una sensazione di “corda che si tende” lungo il muscolo. Gli spasmi possono durare pochi secondi o ripetersi a raffica per minuti, con un’intensità variabile da un semplice fastidio a un dolore molto intenso che obbliga a fermarsi.
Un aspetto caratteristico nella SM è che gli spasmi spesso si associano a una sensazione di rigidità di fondo, legata alla spasticità, cioè a un aumento anomalo del tono muscolare. In pratica, il muscolo è già “teso” e, su questo stato di tensione, si innestano contrazioni improvvise che possono piegare il ginocchio, estendere il piede o stringere le dita. Questo fenomeno può comparire quando ci si alza dal letto, quando si cambia posizione sulla sedia o anche in risposta a stimoli banali, come un tocco, un movimento brusco o un colpo di freddo. Nel tempo, gli spasmi ripetuti possono contribuire a limitare i movimenti e a rendere più faticoso camminare.
Gli spasmi nella sclerosi multipla non sono tutti uguali: alcuni sono prevalentemente tonici, cioè caratterizzati da una contrazione prolungata e sostenuta del muscolo, che mantiene l’arto in una certa posizione (per esempio la gamba tesa e rigida); altri sono più clonici, cioè fatti di scatti ripetuti, come una serie di “balzi” del piede o della gamba. In molti casi, la persona sperimenta una combinazione delle due forme. La frequenza può variare molto: da episodi sporadici a crisi quotidiane o notturne che interrompono il sonno più volte, con un impatto importante sulla qualità di vita e sul livello di energia durante il giorno.
Dal punto di vista soggettivo, gli spasmi possono essere percepiti come dolorosi, fastidiosi o addirittura “utili” in alcune situazioni, perché danno la sensazione di “sostenere” la gamba debole. Tuttavia, quando diventano troppo frequenti o intensi, tendono a prevalere gli effetti negativi: difficoltà a mantenere l’equilibrio, rischio di cadute, problemi nel trasferirsi dal letto alla sedia, difficoltà a salire le scale o a guidare. Anche attività apparentemente semplici, come infilare i pantaloni o le scarpe, possono richiedere molto più tempo e sforzo, con ripercussioni psicologiche e sociali (rinuncia a uscite, lavoro, attività ricreative).
Differenza tra spasmi, crampi e spasticità
Nel linguaggio comune, termini come “spasmi”, “crampi” e “rigidità” vengono spesso usati in modo intercambiabile, ma dal punto di vista neurologico indicano fenomeni diversi. Il crampo muscolare classico è una contrazione improvvisa, dolorosa e di solito breve, che interessa un muscolo o un piccolo gruppo di muscoli, spesso dopo uno sforzo, una postura prolungata o in condizioni di disidratazione o squilibri di sali minerali. Nella sclerosi multipla, i crampi possono comparire come in chiunque altro, ma non spiegano da soli il quadro di rigidità e scatti ripetuti che molti pazienti riferiscono.
La spasticità, invece, è un aumento anomalo e persistente del tono muscolare dovuto a una lesione del sistema nervoso centrale (come avviene nella SM). Si manifesta come resistenza ai movimenti passivi (per esempio quando il medico o il fisioterapista prova a piegare o estendere la gamba), iperreflessia (riflessi tendinei molto vivaci) e tendenza del muscolo a contrarsi eccessivamente in risposta a stiramenti o stimoli. Gli spasmi nella SM sono spesso una manifestazione “dinamica” della spasticità: su un muscolo già troppo teso, piccoli stimoli scatenano contrazioni improvvise, a volte dolorose, che il paziente percepisce come scatti o “tirate”.
Distinguere tra crampi isolati e spasmi/spasticità è importante perché cambia l’approccio terapeutico. I crampi legati a sforzo o disidratazione possono migliorare con misure generali (idratazione, stretching, correzione di eventuali squilibri elettrolitici), mentre la spasticità richiede spesso una combinazione di farmaci specifici e fisioterapia mirata. Nella pratica clinica, però, molti pazienti faticano a descrivere con precisione ciò che sentono: alcuni parlano di “debolezza” quando in realtà è la rigidità a limitare il movimento, altri definiscono “crampi” episodi che, all’esame obiettivo, corrispondono a spasmi spastici. Per questo, durante la visita, il neurologo può fare domande dettagliate e chiedere di mostrare i movimenti che scatenano il disturbo.
Un altro elemento distintivo è la durata e il contesto: i crampi “comuni” tendono a essere episodi isolati, spesso legati a un fattore scatenante evidente (sforzo intenso, caldo, sudorazione abbondante), mentre gli spasmi da spasticità nella SM possono comparire in modo ricorrente, anche a riposo o durante il sonno, e peggiorare in presenza di altri fattori come infezioni, stress o immobilità prolungata. Comprendere queste differenze aiuta la persona con SM a riferire meglio i sintomi e il medico a impostare un piano di trattamento più mirato, evitando sia di sottovalutare il problema sia di attribuire alla malattia ciò che potrebbe dipendere da altre cause correggibili.
In alcuni casi, la stessa persona può sperimentare contemporaneamente crampi “comuni” e spasmi legati alla spasticità, con sensazioni sovrapposte e difficili da distinguere. Imparare a osservare quando compaiono gli episodi, quali movimenti li scatenano, quanto durano e come si risolvono può aiutare a riconoscere meglio la natura del disturbo. Portare queste osservazioni al neurologo o al fisiatra consente di adattare più finemente il trattamento, scegliendo, per esempio, se puntare maggiormente su misure generali, su farmaci antispastici o su interventi riabilitativi mirati.
Cause degli spasmi nella SM e fattori che li peggiorano
Alla base degli spasmi nella sclerosi multipla c’è una lesione delle vie nervose che controllano il movimento, in particolare delle cosiddette vie discendenti che modulano il riflesso da stiramento muscolare. In condizioni normali, il sistema nervoso centrale mantiene un equilibrio tra segnali che facilitano la contrazione e segnali che la inibiscono. Nella SM, le placche di demielinizzazione e il danno assonale interrompono o alterano questi circuiti, riducendo il controllo inibitorio e rendendo il riflesso muscolare iperattivo. Il risultato è un aumento del tono (spasticità) e una maggiore tendenza del muscolo a contrarsi in modo eccessivo e improvviso, generando spasmi.
Non tutte le persone con SM sviluppano spasmi con la stessa intensità: il quadro dipende dalla localizzazione e dall’estensione delle lesioni, dalla durata della malattia, dal livello di attività fisica e da altri fattori individuali. In generale, gli spasmi sono più frequenti quando sono coinvolte le vie motorie che controllano gli arti inferiori, motivo per cui molti pazienti riferiscono problemi soprattutto a gambe e piedi. Nel tempo, la spasticità cronica può portare ad accorciamento dei muscoli e dei tendini, con formazione di retrazioni e limitazione articolare; questo, a sua volta, rende ancora più facile che piccoli movimenti o stiramenti scatenino spasmi dolorosi.
Esistono poi numerosi fattori che possono peggiorare temporaneamente gli spasmi nella SM. Tra i più comuni ci sono le infezioni (per esempio una semplice infezione urinaria o respiratoria), la febbre, il dolore non controllato, la stanchezza marcata, lo stress emotivo e l’ansia. Anche la temperatura ambientale può avere un ruolo: il caldo eccessivo tende a peggiorare molti sintomi della SM, inclusa la spasticità, mentre il freddo improvviso può scatenare contrazioni riflesse. L’immobilità prolungata, come stare seduti o sdraiati nella stessa posizione per molto tempo, favorisce l’irrigidimento muscolare e rende più probabili gli spasmi quando ci si muove o si cambia postura.
Anche alcuni farmaci o modifiche della terapia possono influenzare la spasticità e gli spasmi. Per esempio, la sospensione improvvisa di farmaci antispastici può portare a un “rimbalzo” dei sintomi, con aumento degli spasmi. Al contrario, medicinali che causano debolezza o sedazione eccessiva possono ridurre la capacità di muoversi e di fare esercizio, contribuendo indirettamente a peggiorare la rigidità. È quindi importante informare sempre il neurologo di eventuali cambiamenti terapeutici, nuovi farmaci prescritti da altri specialisti o prodotti da banco assunti autonomamente, in modo da valutare possibili interazioni o effetti sul controllo degli spasmi.
Diagnosi, esami utili e quando rivolgersi al neurologo
La diagnosi degli spasmi nella sclerosi multipla è innanzitutto clinica: parte dall’ascolto dei sintomi riferiti dal paziente e dall’osservazione diretta durante la visita neurologica. Il medico chiede di descrivere come si presentano gli spasmi (scatti, crampi, rigidità), quanto durano, in quali momenti della giornata compaiono, se sono dolorosi, se disturbano il sonno o limitano attività specifiche come camminare, vestirsi, guidare. Può essere utile tenere un diario dei sintomi, annotando frequenza, intensità e possibili fattori scatenanti, per fornire al neurologo informazioni più precise e complete.
Durante l’esame obiettivo, il neurologo valuta il tono muscolare, i riflessi tendinei, la forza, la coordinazione e la sensibilità. Per misurare la spasticità può utilizzare scale standardizzate, come la Modified Ashworth Scale, che quantifica la resistenza al movimento passivo di un arto. In alcuni casi, vengono impiegate anche scale basate sul racconto del paziente, che valutano l’impatto degli spasmi sulla vita quotidiana, sul sonno e sul dolore. Questi strumenti non servono solo a fare diagnosi, ma anche a monitorare nel tempo l’andamento dei sintomi e la risposta alle terapie, permettendo di adattare il trattamento in modo più mirato.
Gli esami strumentali, come la risonanza magnetica cerebrale e midollare, sono fondamentali per la diagnosi e il follow-up della sclerosi multipla, ma non sempre vengono ripetuti specificamente per gli spasmi, a meno che non vi siano segni di peggioramento neurologico o sospetto di nuova attività di malattia. In alcune situazioni, il neurologo può richiedere esami del sangue per escludere altre cause di crampi o spasmi (per esempio squilibri elettrolitici, alterazioni della funzione renale o tiroidea) o un elettromiogramma (EMG) se c’è il dubbio di una patologia muscolare o di un coinvolgimento periferico che si somma alla SM.
È importante rivolgersi al neurologo quando gli spasmi compaiono per la prima volta, cambiano rapidamente di intensità o frequenza, diventano molto dolorosi o iniziano a interferire in modo significativo con il sonno, la deambulazione o le attività quotidiane. Anche la comparsa di nuovi sintomi associati – come perdita di forza, disturbi della sensibilità, problemi di controllo della vescica o dell’intestino – richiede una valutazione tempestiva, perché potrebbe indicare una riacutizzazione della malattia o un’altra condizione che necessita di intervento. Non è consigliabile aumentare o sospendere da soli i farmaci antispastici: le modifiche terapeutiche vanno sempre concordate con lo specialista.
Terapie farmacologiche, fisioterapia e strategie quotidiane
La gestione degli spasmi nella sclerosi multipla si basa in genere su un approccio combinato, che integra terapie farmacologiche, fisioterapia e strategie quotidiane di autogestione. I farmaci antispastici orali, come baclofene, tizanidina e alcuni anticonvulsivanti utilizzati a dosi specifiche per la spasticità, agiscono modulando l’attività dei circuiti nervosi che controllano il tono muscolare, riducendo la tendenza del muscolo a contrarsi in modo eccessivo. In casi selezionati e sotto stretto controllo specialistico, possono essere impiegati altri medicinali, inclusi alcuni derivati cannabinoidi o la somministrazione di baclofene per via intratecale tramite pompa impiantabile, soprattutto quando la spasticità è severa e resistente alle terapie orali.
La fisioterapia ha un ruolo centrale e complementare ai farmaci. Programmi personalizzati di stretching, mobilizzazione articolare, esercizi di rinforzo selettivo e training del cammino aiutano a mantenere la lunghezza fisiologica dei muscoli, prevenire retrazioni e ridurre la frequenza degli spasmi. Il fisioterapista può insegnare alla persona con SM e ai caregiver tecniche di posizionamento corretto a letto e in carrozzina, modalità sicure per i trasferimenti e strategie per gestire gli episodi di spasmo acuto (per esempio come sostenere l’arto senza opporre resistenza brusca, che potrebbe aumentare il dolore). In alcuni casi, si utilizzano ausili come ortesi, bastoni, deambulatori o carrozzine per migliorare la stabilità e ridurre il rischio di cadute.
Per spasmi focali che interessano gruppi muscolari ben delimitati, può essere indicato un trattamento con tossina botulinica, eseguito in centri specializzati. La tossina viene iniettata direttamente nel muscolo iperattivo per ridurne temporaneamente la contrazione, con un effetto che dura in genere alcuni mesi. Questo tipo di intervento è quasi sempre associato a un programma di fisioterapia mirata, per sfruttare al meglio la riduzione della spasticità e migliorare la funzionalità. La scelta tra le diverse opzioni terapeutiche dipende dalla distribuzione degli spasmi, dalla gravità dei sintomi, dalle altre condizioni di salute e dalle preferenze della persona, e va sempre discussa con il neurologo e il team riabilitativo.
Accanto alle terapie mediche e riabilitative, esistono numerose strategie quotidiane che possono aiutare a contenere gli spasmi. Tra queste, mantenere una regolarità nell’attività fisica compatibile con le proprie capacità, evitare immobilità prolungata, curare l’igiene del sonno, gestire lo stress con tecniche di rilassamento o supporto psicologico, prevenire e trattare prontamente le infezioni (in particolare urinarie e respiratorie). Anche l’attenzione alla temperatura ambientale (evitando sia il caldo eccessivo sia gli sbalzi di freddo) e alla postura durante il lavoro o il riposo può fare la differenza. È utile confrontarsi periodicamente con il neurologo e il fisiatra per rivedere il piano di trattamento, valutare l’efficacia delle misure adottate e apportare eventuali aggiustamenti nel tempo.
In sintesi, gli spasmi nella sclerosi multipla sono un sintomo complesso, che nasce dall’alterazione dei circuiti nervosi di controllo del movimento e si manifesta con rigidità, scatti e crampi spesso dolorosi, soprattutto agli arti inferiori. Riconoscerne le caratteristiche, distinguerli dai crampi “comuni” e individuare i fattori che li peggiorano permette di impostare un percorso di cura più efficace, basato sulla collaborazione tra paziente, neurologo, fisiatra, fisioterapista e, quando necessario, altri specialisti. Un approccio integrato, che combini farmaci, riabilitazione e strategie di autogestione, può ridurre in modo significativo la frequenza e l’impatto degli spasmi, migliorando la mobilità, il sonno e la qualità di vita complessiva.
Per approfondire
Characteristics and Management of Major Symptoms – Multiple Sclerosis (NIH) – Capitolo in lingua inglese che descrive in dettaglio i meccanismi della spasticità e degli spasmi nella SM e riassume le principali opzioni terapeutiche disponibili.
Development of an integrated conceptual model of multiple sclerosis spasticity (PubMed) – Studio recente che propone un modello concettuale della spasticità nella SM, utile per comprendere trigger, conseguenze e difficoltà dei pazienti nel descrivere gli spasmi.
Pharmacological management of spasticity in multiple sclerosis (PubMed) – Review sistematica e consensus paper che analizza le evidenze sui farmaci per la spasticità nella SM, con indicazioni sulle terapie di prima linea e sulle opzioni per i casi resistenti.
Multiple sclerosis symptoms and spasticity management: new data (PubMed) – Articolo di revisione che descrive la spasticità come rigidità e spasmi frequenti nella SM e discute i dati più recenti, inclusi quelli sui cannabinoidi oromucosali.
Tossina botulinica per la spasticità – IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Approfondimento in italiano che spiega che cos’è la spasticità e illustra l’uso della tossina botulinica in associazione alla fisioterapia per ridurre la spasticità in diverse patologie, tra cui la SM.
