Che antibiotico prendere per un’infezione agli occhi?

Antibiotici per infezioni oculari: sintomi, indicazioni d’uso, principali classi (aminoglicosidi, cefalosporine, polimixine, fluorochinoloni), effetti avversi e consigli per l’impiego sicuro secondo valutazione clinica.

Domandarsi quale antibiotico usare per un’infezione agli occhi è comprensibile, ma la risposta non è unica: dipende dalla causa, dalla sede dell’infiammazione e dalla gravità dei sintomi. Molte forme di “congiuntivite” o arrossamento oculare non sono batteriche e non richiedono antibiotici; usare un collirio antibiotico quando non serve può ritardare la guarigione, favorire resistenze e causare effetti indesiderati. Questa guida aiuta a riconoscere i sintomi più comuni, a capire quando gli antibiotici sono realmente indicati, quali sono i principali farmaci disponibili e come usarli in sicurezza, sempre nell’ambito di una valutazione clinica appropriata.

Prima di scegliere un farmaco è essenziale distinguere tra infezioni batteriche, infezioni virali, forme allergiche e altre condizioni infiammatorie non infettive. Alcuni segni — come secrezione densa e purulenta, palpebre incollate al risveglio o dolore con fotofobia — orientano verso specifiche diagnosi e priorità di trattamento. Anche il contesto è importante: l’uso di lenti a contatto, un trauma corneale, un intervento oculare recente o malattie sistemiche possono cambiare radicalmente il sospetto clinico. Iniziamo dunque dai sintomi, la base per decidere il percorso successivo.

Sintomi di infezioni oculari

Con “infezione oculare” si indicano condizioni in cui un agente patogeno (batteri, virus, meno spesso funghi o parassiti) colonizza una struttura dell’occhio o dei suoi annessi. Le sedi più frequenti sono la congiuntiva (congiuntivite), il margine palpebrale (blefarite), le ghiandole palpebrali (orzaiolo), la cornea (cheratite), il sacco lacrimale (dacriocistite) e, molto più raramente, le strutture interne del bulbo (endoftalmite). I sintomi derivano dall’interazione tra il patogeno e la risposta infiammatoria dell’ospite: iperemia (occhio rosso), secrezione, dolore o bruciore, sensazione di corpo estraneo, fotofobia, lacrimazione e, nei quadri più seri, calo visivo. Alcune manifestazioni oculari possono però essere infiammatorie e non infettive (per esempio la congiuntivite allergica o l’occhio secco), motivo per cui i sintomi vanno interpretati nel loro insieme e nel contesto clinico.

La congiuntivite batterica tipicamente causa arrossamento diffuso, secrezione densa giallo-verdognola e palpebre “incollate” al risveglio; il fastidio è più che dolore vero e proprio, e la vista è solitamente conservata. La congiuntivite virale, spesso associata a raffreddore, brucia e lacrima con secrezione più acquosa e può essere molto contagiosa; a volte si apprezza dolenzia dei linfonodi preauricolari. Nella congiuntivite allergica dominano prurito intenso, lacrimazione e muco filante, spesso in entrambe le occhi. Blefarite e orzaiolo danno arrossamento e croste alle ciglia o un nodulino dolente al margine palpebrale. Ricordare che alcuni sintomi (bruciore, pizzicore) possono non dipendere dall’infezione ma dalla superficie oculare fragile o dall’effetto irritativo di un collirio: per esempio, in chi soffre di occhio secco alcuni antibiotici topici possono accentuare l’irritazione, ed è utile saper riconoscere questa evenienza per non confonderla con un peggioramento dell’infezione Tobral e irritazione oculare in caso di occhio secco

È cruciale distinguere i sintomi “di allarme”, che suggeriscono coinvolgimento corneale o intraoculare e bisogno di valutazione urgente. Dolore moderato-severo, fotofobia marcata, calo dell’acuità visiva, sensazione di corpo estraneo con incapacità a tenere aperto l’occhio, un punto biancastro sulla cornea (ulcera/infiltrato), secrezione densa in un portatore di lenti a contatto o una storia di trauma con materiale vegetale richiedono un controllo tempestivo. Nei portatori di lenti a contatto la cheratite batterica (anche da Pseudomonas) può evolvere rapidamente: occhio rosso dolorante e visione annebbiata in questo contesto non vanno mai banalizzati. Anche febbre alta, importante gonfiore palpebrale con arrossamento diffuso della cute periorbitale, dolore ai movimenti oculari o diplopia sollevano il sospetto di cellulite orbitale, distinta dalla congiuntivite e potenzialmente grave. Neonati, pazienti immunodepressi, persone con diabete o con recente chirurgia oculare richiedono soglie di attenzione ancora più basse.

La qualità della secrezione e l’andamento temporale aiutano nel ragionamento clinico. Una secrezione densa, aderente alle ciglia e che “incolla” le palpebre al mattino è più tipica della congiuntivite batterica; la secrezione acquosa o sierosa si osserva più spesso nelle forme virali o allergiche. Muco filamentoso e prurito rimandano a un’etiologia allergica; secrezione mucopurulenta persistente per settimane, con congiuntiva “a papille” e linfonodo preauricolare, può far pensare a una congiuntivite da clamidia. Bruciore, corpo estraneo e fotofobia senza secrezione densa suggeriscono sofferenza della superficie (come occhio secco o cheratite puntata) più che infezione. La lateralità guida: le forme virali/allergiche tendono a essere bilaterali o rapidamente bilaterali; quelle batteriche spesso iniziano monolaterali e possono passare all’altro occhio con l’autocontagio. Una storia di infezione respiratoria recente sostiene l’origine virale; stagionalità e esposizione ad allergeni indirizzano verso la componente allergica.

Il contesto clinico e i fattori di rischio orientano ulteriormente. Lenti a contatto usate per molte ore, scarsa igiene delle lenti o il bagno in piscina con lenti aumentano il rischio di cheratite; make-up vecchio o non rimosso, dermatite seborroica o rosacea favoriscono blefarite e orzaioli; blefarite cronica e disfunzione delle ghiandole di Meibomio predispongono a recidive e a discomfort oculare sovrapposto. Una recente chirurgia oculare o iniezione intravitreale sposta l’attenzione su infezioni interne (endoftalmite), soprattutto se il paziente riferisce iperemia intensa, dolore e peggioramento visivo. Nei neonati un’abbondante secrezione può derivare da ostruzione del dotto nasolacrimale, ma la congiuntivite batterica o da clamidia/gonorrea deve essere esclusa rapidamente. Raccogliere e riferire al medico dati su esordio, durata, esposizioni, farmaci già usati, uso di lenti, traumi e malattie concomitanti permette una diagnosi più accurata e una scelta terapeutica mirata.

Quando usare antibiotici per gli occhi

Gli antibiotici sono indicati quando il quadro clinico è compatibile con un’infezione batterica. Nella congiuntivite batterica non complicata, la presenza di secrezione mucopurulenta densa, palpebre incollate al risveglio e assenza di prurito importante orientano verso la terapia topica. Nei portatori di lenti a contatto, in caso di dolore, fotofobia o riduzione visiva, la priorità è escludere una cheratite: se sospettata, la terapia antibiotica va iniziata con urgenza nell’ambito di una valutazione specialistica.

Non sono invece indicati nelle forme virali (secrezione acquosa, febbre o raffreddore associati, contagiosità elevata), nelle congiuntiviti allergiche (prurito dominante, muco filante) e nelle irritazioni della superficie oculare (occhio secco, esposizione a irritanti), in cui sono preferibili misure di supporto. Anche blefariti e orzaioli lievi spesso migliorano con igiene palpebrale e impacchi caldi; l’antibiotico si valuta solo se compaiono segni di sovrainfezione batterica.

In situazioni severe o atipiche (ulcera corneale, secrezione persistente nonostante terapia, immunodepressione, traumatismo con materiale vegetale), può essere utile un prelievo per coltura e antibiogramma per guidare la scelta del farmaco. La terapia sistemica è riservata a coinvolgimenti oltre la congiuntiva (dacriocistite, cellulite preseptale/orbitale, congiuntiviti da clamidia o gonorrea) o quando la diffusione locale lo richiede; nella maggior parte dei casi di congiuntivite batterica non complicata bastano colliri o unguenti topici.

La durata tipica della terapia topica per congiuntivite batterica non complicata è di 5–7 giorni, con riduzione graduale della frequenza in base alla risposta clinica; interrompere troppo presto può favorire recidiva e resistenze. Non utilizzare colliri antibiotici rimasti da precedenti episodi, non condividere i flaconi e sospendere l’uso di lenti a contatto fino a completa risoluzione. L’impiego di associazioni antibiotico-cortisoniche non è di prima scelta e richiede indicazione specialistica.

Tipi di antibiotici per infezioni oculari

Le infezioni oculari batteriche possono essere trattate con diversi tipi di antibiotici, scelti in base al tipo di batterio coinvolto e alla gravità dell’infezione. I principali antibiotici utilizzati includono:

Aminoglicosidi: Questa classe di antibiotici, che comprende la tobramicina, è efficace contro una vasta gamma di batteri Gram-negativi e alcuni Gram-positivi. La tobramicina è spesso utilizzata in colliri o unguenti per trattare infezioni oculari come la congiuntivite batterica. (it.wikipedia.org)

Cefalosporine: Antibiotici come la cefuroxima e la cefotaxima appartengono a questa classe e sono utilizzati per trattare infezioni oculari più gravi. La cefuroxima è una cefalosporina di seconda generazione con attività contro batteri Gram-positivi e Gram-negativi, mentre la cefotaxima, di terza generazione, ha un ampio spettro d’azione. (it.wikipedia.org)

Polimixine: La polimixina B è un antibiotico efficace contro batteri Gram-negativi e viene utilizzata in combinazione con altri antibiotici per trattare infezioni oculari. Tuttavia, l’uso sistemico è limitato a causa della potenziale nefrotossicità e neurotossicità. (it.wikipedia.org)

Fluorochinoloni: Questi antibiotici, come l’ofloxacina, sono utilizzati per trattare infezioni oculari gravi. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato un possibile aumento del rischio di distacco di retina associato all’uso di fluorochinoloni, sebbene tale rischio sia considerato raro. (aifa.gov.it)

La scelta dell’antibiotico appropriato deve essere effettuata da un medico, considerando il tipo di infezione, il batterio coinvolto e le condizioni specifiche del paziente.

Effetti collaterali degli antibiotici oculari

L’uso di antibiotici per il trattamento delle infezioni oculari può comportare alcuni effetti collaterali, che variano in base al tipo di antibiotico utilizzato e alla sensibilità individuale del paziente. È importante essere consapevoli di questi possibili effetti per gestire adeguatamente la terapia.

Reazioni allergiche: Alcuni pazienti possono sviluppare reazioni di ipersensibilità agli antibiotici aminoglicosidici, come la tobramicina. Queste reazioni possono variare da sintomi locali, come arrossamento e prurito, a reazioni sistemiche più gravi, come orticaria o anafilassi. In caso di comparsa di sintomi allergici, è fondamentale interrompere l’uso del farmaco e consultare un medico. (torrinomedica.it)

Neurotossicità e nefrotossicità: Antibiotici come la polimixina B, quando somministrati per via sistemica, possono causare effetti collaterali gravi, tra cui neurotossicità (vertigini, atassia, confusione mentale) e nefrotossicità (danno renale). Questi effetti sono dose-dipendenti e richiedono un attento monitoraggio durante la terapia. (it.wikipedia.org)

Disturbi gastrointestinali: L’assunzione di antibiotici può talvolta causare effetti collaterali a livello gastrointestinale, come nausea, vomito o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e transitori, ma se persistono o peggiorano, è consigliabile consultare un medico.

Fotofobia e irritazione oculare: Alcuni antibiotici oftalmici possono causare effetti collaterali locali, come irritazione, bruciore, prurito o fotofobia. Questi sintomi sono solitamente temporanei, ma se persistono, è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario.

È essenziale seguire attentamente le indicazioni del medico riguardo alla posologia e alla durata del trattamento antibiotico per minimizzare il rischio di effetti collaterali e garantire l’efficacia della terapia.

Consigli per l’uso sicuro degli antibiotici oculari

Per garantire l’efficacia del trattamento e ridurre il rischio di effetti collaterali, è importante seguire alcune linee guida durante l’uso di antibiotici per infezioni oculari:

Consultare un medico: Prima di iniziare qualsiasi trattamento antibiotico, è fondamentale consultare un medico o un oculista per una diagnosi accurata e una prescrizione appropriata. L’automedicazione può portare a trattamenti inefficaci o a complicazioni.

Seguire le indicazioni: Attenersi scrupolosamente alle dosi e alla durata del trattamento prescritte. Interrompere la terapia prima del termine indicato può favorire la ricomparsa dell’infezione e lo sviluppo di resistenze batteriche.

Igiene delle mani: Lavare accuratamente le mani prima e dopo l’applicazione del collirio o dell’unguento per prevenire ulteriori contaminazioni.

Applicazione corretta: Evitare il contatto della punta del flacone o del tubo con l’occhio o altre superfici per prevenire la contaminazione del prodotto.

Monitorare gli effetti collaterali: Prestare attenzione a eventuali reazioni avverse durante il trattamento. In caso di sintomi insoliti o peggioramento delle condizioni, contattare immediatamente un professionista sanitario.

Seguendo queste precauzioni, è possibile utilizzare gli antibiotici oculari in modo sicuro ed efficace, favorendo una pronta guarigione e riducendo il rischio di complicazioni.

In conclusione, le infezioni oculari batteriche richiedono un trattamento tempestivo e appropriato con antibiotici specifici. La scelta del farmaco, la modalità di somministrazione e la durata della terapia devono essere determinate da un medico, tenendo conto delle caratteristiche dell’infezione e delle condizioni del paziente. È fondamentale seguire attentamente le indicazioni mediche e adottare misure igieniche adeguate per garantire l’efficacia del trattamento e prevenire recidive o complicazioni.

Per approfondire

Manuale antibiotici AWaRe: Guida dell’Agenzia Italiana del Farmaco sull’uso appropriato degli antibiotici, inclusi quelli per le infezioni oculari.

Congiuntivite batterica acuta – Manuale MSD: Informazioni dettagliate sulla diagnosi e il trattamento della congiuntivite batterica.

Tobradex: effetti collaterali e controindicazioni: Dettagli sugli effetti indesiderati e le precauzioni d’uso di un comune antibiotico oftalmico.

Tobramicina: Informazioni generali su questo antibiotico aminoglicosidico utilizzato nel trattamento delle infezioni oculari.