Come evitare che il collirio finisca in gola?

Perché il collirio può finire in gola: drenaggio nasolacrimale, tecniche di instillazione corrette, consigli pratici, errori da evitare, indicazioni su quando consultare l’oculista per sicurezza ed efficacia terapeutica.

Molte persone, dopo aver instillato un collirio, avvertono un sapore amaro o salato in fondo alla gola. È un’esperienza comune, spesso innocua, ma che può risultare fastidiosa e far sorgere dubbi sulla corretta applicazione. Capire perché accade è il primo passo per adottare piccole strategie che migliorano l’efficacia del farmaco sull’occhio e, allo stesso tempo, riducono la sensazione sgradevole in bocca.

Questa guida spiega in modo chiaro e pratico i meccanismi anatomici e funzionali alla base del fenomeno, proponendo successivamente tecniche e accorgimenti per una somministrazione più confortevole e sicura. Non sostituisce il parere del medico oculista, ma offre informazioni utili per usare il collirio in modo più consapevole e ridurre il passaggio verso naso e gola.

Perché il collirio può finire in gola

Dopo l’instillazione di una goccia, una parte del liquido resta sulla superficie oculare per svolgere il proprio effetto, mentre un’altra quota segue la via naturale di drenaggio delle lacrime. Ai margini interni della palpebra superiore e inferiore, vicino al naso, si trovano due piccoli orifizi (i puntini lacrimali) che convogliano lacrime e collirio nei canalicoli, quindi nel sacco lacrimale e lungo il dotto nasolacrimale fino alla cavità nasale. Da qui, il fluido può discendere verso il rinofaringe e l’orofaringe, dove vengono percepiti gusto e sensazioni irritative. Il “pompaggio” generato dall’ammiccamento favorisce questo percorso: più si sbatte la palpebra subito dopo l’instillazione, maggiore è la spinta verso i puntini lacrimali e, dunque, la probabilità che il collirio prosegua fino alla gola.

Un secondo elemento chiave è il volume: una goccia standard contiene solitamente più liquido di quanto la congiuntiva possa trattenere in un singolo momento. L’eccesso, non legandosi al film lacrimale, trabocca e imbocca la via di drenaggio. L’effetto si amplifica se si instillano più gocce in rapida successione, se si preme il flacone con forza o se l’occhio lacrima per riflesso all’impatto del collirio. Anche la posizione del capo e la gravità giocano un ruolo, favorendo il deflusso verso l’angolo interno dell’occhio. Alcuni colliri, per formulazione o conservanti, possono inoltre stimolare maggiormente lacrimazione e bruciore, con ulteriore spinta verso il dotto nasolacrimale. Per approfondire l’uso corretto di un prodotto specifico è utile consultare la scheda dedicata su a cosa serve e come si usa Collirio Stilla: a cosa serve e come si usa Collirio Stilla.

Entrano poi in gioco aspetti di tecnica che possono sembrare dettagli, ma che incidono molto sul destino della goccia. Se il collirio viene fatto cadere troppo vicino all’angolo interno dell’occhio (verso il naso), la distanza dal puntino lacrimale si riduce e il tempo di contatto con la superficie corneale si accorcia: in pratica, la goccia scivola più rapidamente nel sistema di drenaggio. Ammiccare energicamente subito dopo l’instillazione, oppure stringere le palpebre, aumenta ulteriormente la spinta verso il puntino lacrimale (effetto “pompa”). Al contrario, mantenere l’occhio dolcemente chiuso e ridurre il flusso verso i puntini con una lieve pressione cutanea in quella zona consente alla goccia di restare più a lungo dove serve, limitando il passaggio a naso e gola. Anche asciugare delicatamente l’eccesso che fuoriesce verso l’angolo interno può evitare che rientri nel puntino lacrimale.

I fattori individuali contano. Con l’età, per esempio, l’elasticità palpebrale e il tono dei tessuti perioculari cambiano; un puntino lacrimale più “aperto” o un’alterazione del normale drenaggio può favorire un deflusso più rapido. La presenza di irritazione oculare, congiuntivite allergica o secchezza può aumentare la lacrimazione riflessa, accelerando il movimento della goccia verso il dotto nasolacrimale. Anche la condizione della mucosa nasale incide: se è congestionata o infiammata, può alterare la percezione e la velocità con cui il liquido raggiunge rinofaringe e gola. La formulazione del prodotto, infine, fa la differenza: soluzioni molto fluide tendono a defluire più facilmente rispetto a gel o emulsioni, che possono restare più a lungo sulla superficie oculare.

Questo percorso non è solo una curiosità anatomica: ha implicazioni cliniche. Il passaggio del collirio nella mucosa nasale può determinare un assorbimento sistemico del principio attivo, con possibili effetti indesiderati lontano dall’occhio, soprattutto in persone sensibili o con terapie concomitanti. Ridurre il drenaggio verso il naso limita sia l’eventuale retrogusto in gola, sia l’esposizione sistemica non necessaria, migliorando al contempo la permanenza del farmaco sull’occhio. In prospettiva, quindi, capire perché il collirio “arriva” in gola aiuta a impostare una tecnica più efficace: meno dispersione, meno fastidio, maggiore probabilità che il trattamento raggiunga l’obiettivo terapeutico a livello oculare.

Tecniche di somministrazione corrette

Prima dell’instillazione è opportuno lavare accuratamente le mani, verificare il nome del prodotto e la data di scadenza, quindi preparare l’occhio rimuovendo eventuali lenti a contatto se previsto dal foglietto illustrativo. La posizione più comoda è seduti o sdraiati con il capo leggermente reclinato all’indietro; lo sguardo va rivolto verso l’alto e, con un dito, si abbassa delicatamente la palpebra inferiore per creare una piccola “tasca” congiuntivale in cui far cadere la goccia.

Una singola goccia per occhio è in genere sufficiente. Avvicinare il flacone senza toccare ciglia o pelle e lasciar cadere la goccia nella tasca, evitando l’angolo interno vicino al naso. Dopo l’instillazione, chiudere dolcemente gli occhi senza stringere e senza ammiccare per 1–2 minuti; applicare una lieve pressione con un dito sull’angolo interno (occlusione del puntino lacrimale) aiuta a ridurre il drenaggio verso naso e gola e prolunga il tempo di contatto sulla superficie oculare.

Se sono prescritti più colliri, è consigliabile rispettare un intervallo di almeno 5 minuti tra una formulazione e l’altra per evitare diluizione e tracimazione; i gel o le pomate oftalmiche si applicano per ultime, attendendo circa 10 minuti dopo le gocce. Se occorrono due gocce dello stesso prodotto, distanziarle di 3–5 minuti invece di instillarle consecutivamente.

Piccole accortezze migliorano comfort ed efficacia: agitare le sospensioni se indicato, asciugare l’eccesso che fuoriesce con una garza pulita senza sfregare, richiudere subito il flacone e conservarlo secondo le indicazioni. Attendere il tempo consigliato prima di reinserire eventuali lenti a contatto.

Consigli pratici per l’applicazione

Organizzare le somministrazioni aiuta l’aderenza: scegliere orari fissi, impostare promemoria e tenere il flacone a portata di mano. Dopo l’instillazione la vista può risultare temporaneamente offuscata, soprattutto con gel o pomate: è prudente attendere che la visione torni nitida prima di mettersi alla guida o svolgere attività che richiedono precisione.

Per aumentare il comfort, usare il collirio a temperatura ambiente: scaldare il flacone tra le mani per qualche minuto può ridurre il bruciore iniziale. È utile instillare le gocce davanti a uno specchio, appoggiando il dorso della mano che regge il flacone sulla fronte o sul naso per stabilizzare il gesto ed evitare movimenti bruschi.

In presenza di secrezioni o crosticine, pulire prima delicatamente i bordi palpebrali con una garza sterile inumidita con soluzione fisiologica, così da favorire il contatto del farmaco con la superficie oculare. Dopo l’applicazione, tamponare l’eccesso che scorre verso l’angolo interno senza esercitare pressione sul bulbo e senza toccare la punta del flacone.

Per chi ha difficoltà motorie o scarsa manualità, può essere d’aiuto farsi assistere da un familiare o valutare semplici ausili per guidare la goccia. Non condividere i flaconi con altre persone, etichettare chiaramente i prodotti simili per evitare scambi e rispettare le indicazioni di conservazione e il periodo di utilizzo dopo l’apertura.

Errori comuni da evitare

L’applicazione del collirio può sembrare semplice, ma alcuni errori frequenti possono comprometterne l’efficacia e la sicurezza. Uno degli sbagli più comuni è non chiudere adeguatamente gli occhi dopo l’instillazione, permettendo al farmaco di defluire attraverso il dotto nasolacrimale fino alla gola, riducendo così l’assorbimento oculare e aumentando il rischio di effetti sistemici. (corriere.it)

Un altro errore diffuso è toccare la punta del flacone con le dita o con l’occhio stesso, potenzialmente introducendo batteri che possono causare infezioni. È fondamentale mantenere la punta del contagocce sterile e non permettere che entri in contatto con superfici non pulite. (darwynhealth.com)

L’uso di colliri scaduti o conservati in modo inappropriato rappresenta un ulteriore rischio. I colliri hanno una durata limitata dopo l’apertura, spesso indicata nel foglietto illustrativo, e devono essere conservati secondo le indicazioni del produttore per garantire la loro efficacia e sicurezza.

Infine, l’automedicazione con colliri senza consultare un medico può portare a trattamenti inadeguati o dannosi. Anche i colliri disponibili senza prescrizione possono avere effetti collaterali o interazioni con altri farmaci; pertanto, è sempre consigliabile chiedere il parere di un professionista sanitario prima dell’uso. (clinicabaviera.it)

Quando consultare un medico

È importante sapere quando è necessario rivolgersi a un medico in relazione all’uso del collirio. Se, nonostante una corretta applicazione, si avvertono sintomi persistenti come arrossamento, dolore oculare, visione offuscata o sensibilità alla luce, è fondamentale consultare un oculista per escludere condizioni più gravi. (msdmanuals.com)

Inoltre, se si manifestano reazioni avverse come gonfiore delle palpebre, prurito intenso o secrezioni anomale, è consigliabile interrompere l’uso del collirio e cercare assistenza medica. Questi sintomi potrebbero indicare una reazione allergica o un’infezione che richiede un trattamento specifico. (saperesalute.it)

Anche in caso di difficoltà nell’applicazione del collirio, come tremori o problemi di coordinazione, è opportuno chiedere consiglio a un professionista sanitario. Esistono dispositivi ausiliari che possono facilitare l’instillazione delle gocce e garantire una somministrazione corretta. (remedic.co)

In sintesi, l’uso corretto del collirio è essenziale per garantire l’efficacia del trattamento e prevenire effetti indesiderati. Seguendo le tecniche di somministrazione appropriate, evitando errori comuni e consultando un medico in caso di dubbi o sintomi persistenti, è possibile assicurare la salute e il benessere degli occhi.

Per approfondire

Manuale MSD – Arrossamento oculare: Informazioni dettagliate sulle cause e i trattamenti dell’arrossamento oculare.

SapereSalute – Congiuntivite: Approfondimento sulle diverse forme di congiuntivite e le relative terapie.

SIF Magazine – Farmaci per il trattamento delle malattie dell’occhio: Panoramica sui farmaci utilizzati in oculistica e le loro indicazioni.

Torrinomedica – A cosa serve il collirio?: Guida all’uso corretto dei colliri e alle precauzioni da adottare.