Come si chiama il brufolo nell’occhio?

Calazio e orzaiolo: cosa sono, sintomi, diagnosi e trattamenti del brufolo sulla palpebra

Quando compare un “brufolo nell’occhio” è normale preoccuparsi e chiedersi se si tratti di qualcosa di grave o contagioso. In realtà, nella maggior parte dei casi, questo piccolo rigonfiamento sul margine palpebrale o appena sotto la pelle della palpebra corrisponde a due condizioni benigne e molto frequenti: il calazio e l’orzaiolo. Pur potendo sembrare simili a un brufolo, hanno caratteristiche, cause e modalità di trattamento diverse, che è utile conoscere per capire quando è sufficiente attendere e quando invece è opportuno rivolgersi all’oculista.

Capire come si chiama il “brufolo nell’occhio” è importante non solo per curiosità, ma anche per usare i termini corretti quando si parla con il medico o si cerca informazione sanitaria affidabile. In questa guida vedremo che cos’è il calazio, che cos’è l’orzaiolo, quali sintomi li distinguono, come viene posta la diagnosi e quali sono i trattamenti generalmente utilizzati. Le informazioni fornite sono di carattere generale e non sostituiscono in alcun modo una visita oculistica o il parere personalizzato di un professionista.

Cos’è un calazio?

Il calazio è un piccolo nodulo che si forma all’interno della palpebra, superiore o inferiore, a causa dell’ostruzione di una delle ghiandole di Meibomio, strutture che producono una componente lipidica fondamentale del film lacrimale. Quando il dotto di queste ghiandole si chiude, il secreto non riesce più a fuoriuscire e si accumula, determinando una reazione infiammatoria cronica di tipo granulomatoso. A differenza di un brufolo cutaneo, il calazio non è un’infezione purulenta acuta, ma piuttosto un “tappo” infiammatorio che evolve lentamente, spesso nell’arco di settimane, con un rigonfiamento duro, non particolarmente doloroso al tatto, salvo nelle fasi iniziali.

Dal punto di vista clinico, il calazio appare come un rigonfiamento localizzato della palpebra, più evidente sul versante interno se si everte (si gira) la palpebra durante l’esame oculistico. La cute sovrastante di solito è integra, senza punto bianco centrale come avviene nei classici brufoli cutanei, e il rossore può essere modesto o assente. In alcuni casi, soprattutto se il calazio è di dimensioni maggiori, può esercitare una lieve pressione sul bulbo oculare, causando sfocatura visiva transitoria o sensazione di corpo estraneo. Non è una lesione contagiosa e non si trasmette da persona a persona.

Il calazio è più frequente in soggetti con disfunzione delle ghiandole di Meibomio, blefarite cronica (infiammazione del margine palpebrale) o condizioni cutanee come rosacea, che alterano la qualità del sebo e favoriscono l’ostruzione dei dotti ghiandolari. Può comparire a qualsiasi età, ma è relativamente comune negli adulti giovani e di mezza età. Talvolta, più calazi possono svilupparsi contemporaneamente o in successione, segnalando una tendenza individuale o una gestione non ottimale dell’igiene palpebrale. In rari casi, calazi recidivanti nella stessa sede richiedono un approfondimento per escludere altre patologie palpebrali.

Dal punto di vista evolutivo, molti calazi tendono a ridursi spontaneamente nel giro di alcune settimane o mesi, soprattutto se si adottano misure locali come impacchi tiepidi e igiene accurata delle palpebre. Tuttavia, alcuni noduli possono persistere a lungo, indurirsi e diventare un inestetismo stabile, pur senza dare sintomi importanti. In queste situazioni, l’oculista può valutare trattamenti specifici, che vanno da terapie farmacologiche locali fino a piccoli interventi ambulatoriali. È importante evitare di “spremere” o manipolare il calazio, perché ciò può peggiorare l’infiammazione e non favorisce la risoluzione.

Cos’è un orzaiolo?

L’orzaiolo è un’infiammazione acuta, di solito di origine batterica, che interessa una ghiandola del margine palpebrale e che si manifesta come un piccolo rigonfiamento rosso e doloroso, molto simile a un brufolo. A differenza del calazio, che è una lesione cronica non infettiva, l’orzaiolo è spesso causato da batteri come lo Staphylococcus aureus, che colonizzano la cute e le ciglia. Quando questi germi penetrano in una ghiandola sebacea o in un follicolo pilifero delle ciglia, determinano la formazione di un piccolo ascesso, con accumulo di pus e marcata reazione infiammatoria locale, responsabile di dolore, arrossamento e gonfiore.

Clinicamente, l’orzaiolo si presenta come un nodulo rosso, dolente alla palpazione, localizzato sul margine palpebrale, spesso con un puntino giallastro centrale che corrisponde alla raccolta di pus, molto simile a un brufolo cutaneo. Può essere esterno, quando interessa le ghiandole di Zeiss o di Moll alla base delle ciglia, oppure interno, quando coinvolge le ghiandole di Meibomio più in profondità. In entrambi i casi, la palpebra può apparire gonfia, calda e arrossata, e il fastidio può essere accentuato alla chiusura dell’occhio o alla pressione accidentale sulla zona interessata.

L’orzaiolo tende ad avere un decorso più rapido rispetto al calazio: spesso si sviluppa nell’arco di pochi giorni, raggiunge un picco di dolore e gonfiore e poi, nella maggior parte dei casi, si drena spontaneamente, con fuoriuscita del materiale purulento e graduale miglioramento dei sintomi. Nonostante l’origine infettiva, non è una condizione grave nella persona sana, ma può risultare molto fastidiosa e antiestetica. È importante non schiacciare o forare l’orzaiolo, perché ciò può favorire la diffusione dell’infezione ai tessuti circostanti e aumentare il rischio di complicanze locali.

Alcuni fattori possono predisporre alla comparsa di orzaioli ricorrenti, come una scarsa igiene palpebrale, l’abitudine a toccarsi spesso gli occhi con le mani sporche, l’uso prolungato di cosmetici vecchi o contaminati, la presenza di blefarite cronica o di altre condizioni che alterano il margine palpebrale. Anche situazioni di riduzione delle difese immunitarie o di stress importante possono facilitare l’insorgenza di queste infezioni locali. In caso di orzaioli frequenti, è consigliabile una valutazione oculistica per impostare misure preventive adeguate e verificare l’eventuale presenza di fattori predisponenti correggibili.

Sintomi di calazio e orzaiolo

I sintomi del calazio e dell’orzaiolo possono sembrare simili a un primo sguardo, perché in entrambi i casi si osserva un rigonfiamento palpebrale che il paziente descrive spesso come un “brufolo nell’occhio”. Tuttavia, esistono differenze importanti che aiutano a distinguerli. Il calazio, essendo una lesione infiammatoria cronica non infettiva, tende a svilupparsi lentamente, con un nodulo duro, poco dolente o addirittura indolore, localizzato più in profondità nella palpebra. Il rossore è spesso modesto e la sensazione principale è quella di peso o fastidio, più che di dolore acuto. L’orzaiolo, al contrario, esordisce in modo rapido, con dolore vivo, arrossamento marcato e gonfiore evidente del margine palpebrale.

Nel caso dell’orzaiolo, il paziente può avvertire bruciore, sensazione di corpo estraneo e talvolta lacrimazione aumentata, soprattutto se l’infiammazione si estende alla congiuntiva. Il nodulo è molto sensibile al tatto e può essere visibile un puntino giallastro centrale, segno della presenza di pus. In alcuni casi, il gonfiore può essere così marcato da rendere difficile l’apertura completa dell’occhio interessato. Nel calazio, invece, il dolore è in genere assente o limitato alle fasi iniziali; il nodulo è più profondo, la cute sovrastante appare normale o solo lievemente arrossata e non si osserva il classico “punto di maturazione” tipico dei brufoli e degli ascessi cutanei.

Sia il calazio sia l’orzaiolo possono causare disturbi visivi transitori se il rigonfiamento è di dimensioni tali da comprimere il bulbo oculare o da interferire con la corretta distribuzione del film lacrimale. Il paziente può riferire visione leggermente sfocata, aloni intorno alle luci o maggiore sensibilità alla luce (fotofobia). Inoltre, la presenza di un nodulo palpebrale può indurre a sfregarsi spesso gli occhi, peggiorando l’irritazione locale e aumentando il rischio di diffusione di germi nel caso dell’orzaiolo. È quindi importante evitare di toccare o manipolare la zona e lavare spesso le mani.

Un altro aspetto da considerare è la possibile associazione con sintomi di blefarite o di altre condizioni oculari. Nei soggetti con calazio, non è raro riscontrare margini palpebrali arrossati, crosticine alla base delle ciglia, sensazione di sabbia negli occhi e secchezza oculare, segni di una disfunzione cronica delle ghiandole di Meibomio. Nell’orzaiolo, invece, possono comparire segni di infezione più acuta, come secrezione mucopurulenta, congiuntiva arrossata e, raramente, febbricola o malessere generale se l’infiammazione è più estesa. In presenza di dolore intenso, peggioramento rapido del gonfiore, alterazioni della vista importanti o sintomi generali, è fondamentale consultare tempestivamente un medico.

Diagnosi di calazio e orzaiolo

La diagnosi di calazio e orzaiolo è in genere clinica, cioè si basa sull’osservazione diretta della palpebra e sull’anamnesi, ovvero sulla raccolta delle informazioni riferite dal paziente. L’oculista, o il medico di medicina generale, valuta la sede, l’aspetto, la consistenza e il grado di dolore del nodulo palpebrale, elementi che permettono nella maggior parte dei casi di distinguere tra le due condizioni. Un calazio si presenta come un nodulo più profondo, duro, poco dolente, senza punto purulento evidente; l’orzaiolo, invece, è un rigonfiamento superficiale, molto dolente, arrossato, spesso con un piccolo punto giallo centrale che indica la presenza di pus.

Durante la visita, il medico può evertire la palpebra (cioè girarla delicatamente verso l’esterno) per osservare meglio la superficie interna e valutare l’estensione della lesione, soprattutto in caso di calazio interno. Può inoltre esaminare il margine palpebrale alla lampada a fessura, uno strumento che consente una visione ingrandita e dettagliata delle strutture oculari, utile per identificare segni di blefarite, disfunzione delle ghiandole di Meibomio o altre anomalie associate. In genere non sono necessari esami strumentali complessi o indagini di laboratorio per confermare la diagnosi, salvo situazioni particolari.

In presenza di calazi recidivanti nella stessa sede, di noduli che non regrediscono nonostante i trattamenti o di aspetti clinici atipici (ad esempio margini irregolari, ulcerazioni, sanguinamento, crescita rapida), l’oculista può ritenere opportuno eseguire ulteriori approfondimenti. In alcuni casi, dopo l’asportazione chirurgica di un calazio persistente, il tessuto viene inviato all’esame istologico per escludere patologie tumorali palpebrali rare ma possibili, come il carcinoma sebaceo. Questo non significa che il calazio sia di per sé un tumore, ma che, in presenza di elementi sospetti, è prudente verificare la natura della lesione.

Per quanto riguarda l’orzaiolo, la diagnosi differenziale principale è con altre infezioni o infiammazioni del margine palpebrale, come la blefarite acuta o la cellulite palpebrale, condizioni che possono richiedere un approccio terapeutico diverso e talvolta più aggressivo. Se il gonfiore è molto esteso, il dolore intenso, la palpebra appare calda e arrossata in modo diffuso o compaiono sintomi generali come febbre, il medico può sospettare un interessamento più profondo dei tessuti e valutare la necessità di esami aggiuntivi o di un invio urgente allo specialista. In ogni caso, l’autodiagnosi basata solo su immagini trovate online non è affidabile: la valutazione diretta da parte di un professionista resta il riferimento.

Trattamenti per calazio e orzaiolo

Il trattamento del calazio e dell’orzaiolo dipende dalla gravità dei sintomi, dalla durata della lesione e dall’eventuale presenza di complicanze. Nel caso del calazio, poiché si tratta di un’infiammazione cronica non infettiva, il primo approccio è spesso conservativo: impacchi tiepidi applicati più volte al giorno sulla palpebra interessata possono aiutare a fluidificare il contenuto delle ghiandole di Meibomio e favorire il drenaggio spontaneo. L’igiene palpebrale quotidiana, con detergenti specifici per le palpebre o salviette oculari, contribuisce a ridurre l’infiammazione cronica del margine palpebrale e a prevenire nuove ostruzioni.

Quando il calazio è particolarmente infiammato o associato a blefarite, il medico può prescrivere terapie farmacologiche locali, come pomate o colliri a base di sostanze antinfiammatorie o, in alcuni casi selezionati, antibiotiche, soprattutto se si sospetta una componente infettiva sovrapposta. In presenza di calazi di grandi dimensioni, persistenti da mesi o che causano disturbi visivi significativi o problemi estetici importanti, l’oculista può proporre un piccolo intervento ambulatoriale di incisione e curettage: in anestesia locale, si pratica una piccola apertura sulla superficie interna della palpebra per svuotare il contenuto del calazio. Si tratta di una procedura rapida, generalmente ben tollerata, ma che deve essere eseguita da uno specialista.

Per l’orzaiolo, il trattamento mira a controllare l’infezione e a favorire il drenaggio spontaneo del pus. Anche in questo caso, gli impacchi tiepidi più volte al giorno possono accelerare la maturazione e la rottura spontanea dell’orzaiolo, con conseguente riduzione del dolore e del gonfiore. Il medico può prescrivere colliri o pomate antibiotiche locali, soprattutto se l’infiammazione è marcata o se sono presenti segni di coinvolgimento congiuntivale. In situazioni particolari, come orzaioli multipli, recidivanti o associati a condizioni sistemiche, può essere valutata anche una terapia antibiotica per via generale, sempre su indicazione medica.

È fondamentale evitare di schiacciare, forare o manipolare il calazio e l’orzaiolo, perché ciò può peggiorare l’infiammazione, favorire la diffusione dell’infezione ai tessuti circostanti e aumentare il rischio di cicatrici o altre complicanze. L’uso di rimedi casalinghi non controllati, come sostanze irritanti o impacchi eccessivamente caldi, può danneggiare la pelle delicata delle palpebre e la superficie oculare. In presenza di peggioramento rapido dei sintomi, dolore intenso, febbre, alterazioni della vista o estensione del gonfiore alla guancia o all’orbita, è necessario rivolgersi con urgenza al medico o al pronto soccorso, perché potrebbero essere in gioco condizioni più serie che richiedono un trattamento tempestivo.

In sintesi, il “brufolo nell’occhio” può corrispondere più spesso a un calazio o a un orzaiolo, due condizioni palpebrali benigne ma fastidiose, che differiscono per cause, sintomi e modalità di trattamento. Riconoscere i segni principali, mantenere una buona igiene palpebrale, evitare di manipolare le lesioni e rivolgersi all’oculista in caso di dubbi o di sintomi importanti sono passi fondamentali per una gestione corretta e sicura. Le informazioni generali, come quelle fornite in questa guida, aiutano a orientarsi, ma non sostituiscono mai la valutazione personalizzata di un professionista sanitario.

Per approfondire

AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco fornisce informazioni aggiornate su farmaci oftalmici, colliri antibiotici e antinfiammatori utilizzati nel trattamento delle patologie palpebrali, utili per comprendere meglio indicazioni e profili di sicurezza delle terapie prescritte.

Istituto Superiore di Sanità (ISS) offre contenuti di educazione sanitaria su igiene, prevenzione delle infezioni e uso corretto degli antibiotici, rilevanti per chi soffre di orzaioli ricorrenti o di infiammazioni oculari.

Ministero della Salute mette a disposizione schede informative e campagne di prevenzione sulla salute degli occhi, con raccomandazioni generali su quando rivolgersi allo specialista e su come proteggere la vista.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblica linee guida e documenti tecnici sulla salute oculare e sulla prevenzione delle infezioni, utili per inquadrare calazio e orzaiolo nel contesto più ampio della salute pubblica.

American Academy of Ophthalmology propone schede cliniche e materiali divulgativi per pazienti su calazio, orzaiolo e altre patologie palpebrali, basati su evidenze scientifiche e aggiornati alla pratica oculistica moderna.