Dopo le gocce, quanto impiegano le pupille a tornare normali?

Pupille dopo colliri midriatici o miotici: durata del recupero, effetti avversi, quando rivolgersi all’oculista e opzioni alternative.

Se dopo la visita oculistica o l’uso di un collirio ti ritrovi con le pupille più dilatate o più strette del solito, è naturale chiedersi quando torneranno alla normalità. Il tempo di recupero varia in modo significativo a seconda della sostanza instillata, della sua concentrazione, della quantità di gocce e delle caratteristiche individuali dell’occhio. In genere si parla di minuti-ore per molte gocce impiegate in ambulatorio, ma alcuni farmaci possono prolungare l’effetto per un’intera giornata o, più raramente, per diversi giorni. Durante questo periodo è frequente avvertire fastidio alla luce, difficoltà a mettere a fuoco da vicino o una sensazione di visione offuscata.

Capire come funzionano le gocce e che cosa influenzi il diametro pupillare aiuta a interpretare i tempi di recupero e a gestire meglio i sintomi transitori. A incidere sono, oltre alla molecola, anche fattori come la pigmentazione dell’iride (più melanina può trattenere il farmaco più a lungo), l’età, lo stato della superficie oculare (secchezza, infiammazione), l’eventuale uso di lenti a contatto e alcune condizioni oculari o sistemiche. Anche se le due pupille di solito si comportano in modo simile, può capitare che una torni “normale” più rapidamente dell’altra, generando un’asimmetria temporanea che nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente.

Effetti delle gocce oculari sulle pupille

La dimensione della pupilla è regolata da due muscoli dell’iride: lo sfintere, che la restringe, e il dilatatore, che la allarga. Le gocce che dilatano la pupilla (miotiche negative, o più comunemente “midriatiche”) agiscono bloccando lo sfintere parasimpatico o stimolando il dilatatore simpatico. Viceversa, i colliri “miotici” stimolano lo sfintere e riducono il diametro pupillare. L’effetto sul diametro non è fine a sé stesso: una pupilla ampia facilita l’osservazione del fondo oculare e la valutazione della retina, mentre una pupilla piccola può essere utile in alcune condizioni cliniche, ad esempio nel controllo dell’angolo in specifiche forme di glaucoma. Il ritorno alla dimensione fisiologica dipende dal tempo necessario all’organismo per smaltire o disattivare la molecola, che si lega a recettori e tessuti oculari con intensità e durata diverse.

Tra i midriatici a breve-medio effetto usati di routine in ambulatorio rientrano spesso tropicamide e fenilefrina: la prima, antimuscarinica, tende a dilatare la pupilla per alcune ore con possibile difficoltà di lettura da vicino; la seconda, adrenergica, accentua la dilatazione per un intervallo in genere più breve. L’associazione delle due può prolungare e potenziare la midriasi. Altre molecole, come il ciclopentolato, oltre a dilatare la pupilla “paralizzano” temporaneamente l’accomodazione, rendendo difficoltosa la visione per vicino per molte ore; farmaci come l’atropina possono avere effetti anche multiday. Al contrario, colliri terapeutici antinfiammatori o antibiotici (per esempio prodotti che associano corticosteroide e antibiotico) di norma non modificano in modo significativo il diametro pupillare, pur potendo influenzare comfort e sensibilità oculare; per dettagli sulla posologia di un collirio antibiotico-cortisonico molto usato come Betabioptal, vedi quante gocce di Betabioptal collirio usare: quante gocce di Betabioptal collirio usare.

I miotici, come la pilocarpina, producono una costrizione pupillare talvolta marcata e possono ridurre la sensibilità alla luce abbagliante, ma al prezzo di possibile offuscamento, soprattutto in ambienti poco illuminati, e di una transitoria difficoltà visiva. La loro durata è variabile, spesso nell’ordine di ore, ma può risultare più lunga in occhi con elevata pigmentazione o quando si impiegano concentrazioni superiori. È utile sapere che non tutte le persone reagiscono allo stesso modo: lo stesso dosaggio può indurre una miosi intensa in un soggetto e più contenuta in un altro, con conseguenti differenze nei tempi di ritorno alla normalità.

Tempo di recupero delle pupille dopo l'uso di gocce oculari

Alcuni colliri da banco “decongestionanti”, contenenti simpaticomimetici, riducono il rossore vasocostringendo i vasi congiuntivali; in certe persone possono dare una lieve dilatazione pupillare o un effetto “rimbalzo” di arrossamento al cessare dell’azione. Inoltre, conservanti come il benzalconio cloruro non alterano direttamente la pupilla, ma possono irritare la superficie oculare e aumentare la sensibilità alla luce, dando l’impressione di un cambiamento pupillare. Anche farmaci sistemici assunti per via orale, ad esempio antistaminici di vecchia generazione, antidepressivi con attività anticolinergica o decongestionanti nasali, possono contribuire a una pupilla più ampia o più reattiva, prolungando la sensazione che l’occhio non sia “ancora tornato come prima”.

L’inerzia del recupero dipende poi da variabili individuali. Occhi con iridi scure, più ricche di melanina, tendono a legare maggiormente gli antimuscarinici, prolungando la midriasi; al contrario, in iridi chiare l’effetto può dissolversi un po’ prima. Bambini e ragazzi, per la loro forte capacità accomodativa, ricevono talvolta dosi o molecole che prolungano la cicloplegia per valutare correttamente la refrazione: in questi casi è atteso che la visione per vicino resti alterata più a lungo. Anche la quantità effettivamente assorbita incide: chi pratica l’occlusione del punto lacrimale per un paio di minuti dopo l’instillazione può ridurre la quota di farmaco drenata nel naso e nel circolo, modificando sia l’intensità sia la durata dell’effetto oculare. In tutti i casi, finché la visione è offuscata o la sensibilità alla luce è elevata, è prudente evitare attività che richiedano vista nitida e costante, come la guida.

Durata del recupero

La durata della variazione pupillare dipende principalmente dalla molecola utilizzata. In ambulatorio, la tropicamide produce di solito una midriasi che si attenua nell’arco di alcune ore (spesso entro 4–8 ore), mentre la fenilefrina ha un effetto generalmente più breve, tipicamente di 2–6 ore; usate insieme, le due sostanze possono prolungare e potenziare la dilatazione. Il ciclopentolato, impiegato per ottenere cicloplegia, può mantenere offuscata la visione per vicino per 12–24 ore (talvolta fino al giorno successivo), e l’atropina può comportare una durata multiday, con effetti che in alcuni casi persistono diversi giorni. I miotici come la pilocarpina inducono miosi per alcune ore, spesso 4–8, con possibile peggioramento della visione in condizioni di scarsa illuminazione.

Anche con gli stessi farmaci, i tempi non sono identici per tutti. Concentrazione e numero di gocce, ripetizione delle instillazioni, pigmentazione dell’iride, età e stato della superficie oculare influenzano l’assorbimento e lo smaltimento. L’occlusione del punto lacrimale dopo l’instillazione, come pratica di riduzione del drenaggio sistemico, può modificare intensità e durata dell’effetto. Farmaci sistemici con attività anticolinergica o simpaticomimetica possono a loro volta prolungare o attenuare la risposta. L’illuminazione ambientale non accorcia l’effetto farmacologico, ma può renderlo più o meno percepibile.

Nella maggior parte degli adulti sottoposti a dilatazione per visita oculistica, la funzionalità visiva necessaria per le attività quotidiane torna nell’arco della stessa giornata, sebbene la fotosensibilità possa persistere per alcune ore. Dopo cicloplegia a scopo refrattivo, soprattutto in età pediatrica, la difficoltà di messa a fuoco da vicino può protrarsi fino al giorno successivo. Una lieve asimmetria tra le due pupille può essere presente nelle ore successive e tende a risolversi spontaneamente.

In attesa del completo recupero, può essere utile limitare l’esposizione a luci intense, utilizzare occhiali da sole o un cappello con visiera all’esterno e regolare la luminosità degli schermi. Se compaiono secchezza o fastidio superficiale, l’impiego di lacrime artificiali, preferibilmente senza conservanti, può migliorare il comfort. Fino a che la visione rimane offuscata o l’abbagliamento è marcato, è opportuno rimandare attività che richiedono acuità visiva costante.

Possibili effetti collaterali

L’uso di gocce oculari può comportare effetti collaterali, la cui natura e gravità dipendono dal principio attivo contenuto nel collirio. Tra gli effetti indesiderati più comuni si annoverano bruciore, prurito, arrossamento e sensazione di corpo estraneo nell’occhio. Questi sintomi sono generalmente temporanei e tendono a scomparire con l’uso continuato del prodotto.

Alcuni colliri possono causare visione offuscata o alterazioni della percezione visiva, come difficoltà di messa a fuoco o maggiore sensibilità alla luce. Questi effetti sono solitamente transitori, ma se persistono o peggiorano, è consigliabile consultare un medico.

In rari casi, l’uso di gocce oculari può provocare reazioni allergiche, manifestate da gonfiore, eruzioni cutanee o difficoltà respiratorie. Inoltre, alcuni principi attivi possono influenzare la pressione intraoculare, aumentando il rischio di sviluppare condizioni come il glaucoma. È fondamentale informare il medico di eventuali sintomi insoliti o persistenti.

Per ridurre il rischio di effetti collaterali, è importante seguire attentamente le indicazioni del medico riguardo alla posologia e alla durata del trattamento. Inoltre, l’uso di colliri senza conservanti può essere una valida alternativa per i pazienti sensibili, poiché riducono il rischio di irritazioni oculari.

Quando consultare un medico

È consigliabile consultare un medico oculista se, dopo l’uso di gocce oculari, si manifestano sintomi persistenti o gravi, come dolore oculare intenso, visione offuscata prolungata, arrossamento significativo o gonfiore. Questi segni potrebbero indicare una reazione avversa al farmaco o lo sviluppo di una condizione oculare che richiede attenzione medica.

Inoltre, se si verificano reazioni allergiche, come prurito intenso, eruzioni cutanee o difficoltà respiratorie, è fondamentale interrompere immediatamente l’uso del collirio e cercare assistenza medica. Le reazioni allergiche possono peggiorare rapidamente e necessitano di un intervento tempestivo.

Se si è in trattamento con altri farmaci o si soffre di condizioni mediche preesistenti, è importante informare il medico prima di iniziare l’uso di nuove gocce oculari. Alcuni principi attivi possono interagire con altri farmaci o essere controindicati in determinate condizioni di salute.

Infine, se dopo l’uso del collirio si nota un peggioramento della vista o l’insorgenza di nuovi sintomi oculari, è opportuno consultare un professionista sanitario per valutare la situazione e, se necessario, modificare il trattamento.

Alternative alle gocce oculari

Esistono diverse alternative alle gocce oculari per il trattamento di condizioni oculari specifiche. Ad esempio, per la sindrome dell’occhio secco, l’uso di lacrime artificiali in forma di gel o unguenti può fornire un sollievo più duraturo rispetto ai colliri tradizionali. Questi prodotti aiutano a mantenere l’umidità sulla superficie oculare e riducono l’irritazione.

Per alcune condizioni, come le infezioni oculari, possono essere prescritti antibiotici orali o pomate oftalmiche. Questi trattamenti possono essere più appropriati in determinati casi e devono essere utilizzati sotto la supervisione di un medico.

Inoltre, l’adozione di misure preventive, come l’uso di occhiali protettivi in ambienti polverosi o l’evitare l’esposizione prolungata a schermi digitali, può ridurre la necessità di trattamenti farmacologici per gli occhi.

È importante discutere con un medico oculista le opzioni di trattamento più adatte alle proprie esigenze, considerando i potenziali benefici e rischi di ciascuna alternativa.

In conclusione, l’uso di gocce oculari è una pratica comune per il trattamento di varie condizioni oculari. Tuttavia, è essenziale essere consapevoli dei possibili effetti collaterali e sapere quando è opportuno consultare un medico. Esistono alternative ai colliri che possono essere considerate in base alle specifiche esigenze del paziente. La collaborazione con un professionista sanitario è fondamentale per garantire la salute e il benessere degli occhi.

Per approfondire

Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA): Informazioni ufficiali sui farmaci approvati in Italia e sulle loro indicazioni terapeutiche.

Società Oftalmologica Italiana (SOI): Risorse e linee guida per la pratica clinica in oftalmologia.

Ministero della Salute: Informazioni sulla salute pubblica e sulle normative sanitarie in Italia.

Agenzia Europea per i Medicinali (EMA): Dati sui farmaci approvati a livello europeo e sulle valutazioni di sicurezza.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Risorse globali sulla salute e sulle pratiche mediche.