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La chirurgia della cataratta è una delle procedure più eseguite in oculistica e, nella maggior parte dei casi, garantisce un recupero visivo rapido e sicuro. Una parte fondamentale del percorso post-operatorio è l’uso di colliri specifici: non si tratta di un dettaglio accessorio, ma di una componente terapeutica che incide in modo concreto sul rischio di complicanze, sulla qualità del comfort oculare e sulla velocità di guarigione. Capire perché servono, come agiscono e come vanno usati aiuta sia i pazienti sia i professionisti a ottenere il miglior risultato possibile dall’intervento.
Questa guida spiega l’importanza dei colliri dopo la cataratta, quali benefici apportano e perché l’aderenza allo schema prescritto è essenziale. Le scelte terapeutiche spettano sempre all’oculista e sono personalizzate in base a fattori come tecnica chirurgica, quadro clinico, allergie note, terapie in corso e comorbilità (per esempio il diabete o il glaucoma). Le informazioni riportate hanno carattere generale e puntano a rendere più chiari i principi alla base delle decisioni cliniche, in un linguaggio comprensibile anche a chi non è del settore.
Importanza del collirio post-cataratta
Il collirio nel post-operatorio di cataratta assolve quattro funzioni cardine: prevenire l’infezione, controllare l’infiammazione, ridurre il dolore/fastidio e favorire la corretta guarigione dei tessuti oculari. Durante l’intervento, per quanto mini-invasivo, l’occhio subisce un trauma controllato: l’epitelio corneale può essere temporaneamente più vulnerabile, la camera anteriore viene manipolata e una lente intraoculare viene posizionata. Queste condizioni possono facilitare l’ingresso di microrganismi o innescare risposte infiammatorie che, se non gestite, aumentano il rischio di complicanze come l’endoftalmite o l’edema maculare cistoide. I colliri agiscono proprio su queste fasi critiche, creando le condizioni più favorevoli per un recupero visivo rapido e stabile.
In termini pratici, la profilassi antibiotica topica riduce la carica batterica a livello di superficie oculare, mentre i corticosteroidi attenuano l’infiammazione dovuta alla chirurgia e gli antinfiammatori non steroidei (FANS) contribuiscono a limitare la comparsa di edema maculare. A ciò si associano, quando indicato, lubrificanti per migliorare la qualità del film lacrimale e il comfort, specialmente se esiste una pregressa disfunzione delle ghiandole di Meibomio o una secchezza oculare. In alcune situazioni si impiegano formulazioni combinate o sequenze terapeutiche che integrano più molecole; le associazioni antibiotico-cortisoniche sono un’opzione nota in oftalmologia e trovano indicazioni in specifici contesti infiammatori e infettivi della superficie oculare, come documentato nella scheda di Betabioptal (collirio antibiotico-cortisonico per blefarite) approfondita in questa pagina.
Al di là delle singole molecole, l’importanza del collirio dipende anche dal corretto schema di somministrazione. I corticosteroidi richiedono spesso una riduzione graduale della dose (tapering) per evitare rimbalzi infiammatori; i FANS, se usati, vanno mantenuti per il periodo indicato per ridurre la probabilità di edema maculare post-operatorio, soprattutto in pazienti a rischio. La decisione di iniziare l’antibiotico topico prima o subito dopo l’intervento e la durata complessiva del ciclo dipendono dai protocolli del centro e dalle valutazioni del chirurgo. Nei pazienti predisposti all’ipertensione oculare, la terapia steroidea può innalzare la pressione intraoculare: per questo l’uso dei colliri è importante ma va accompagnato da controlli programmati, affinché i benefici anti-infiammatori non siano controbilanciati da effetti indesiderati.

La sicurezza è un altro motivo cruciale per cui i colliri post-cataratta contano: prevenire complicanze non significa solo scegliere “il farmaco giusto”, ma anche ponderare eccipienti, frequenza d’uso e durata. I conservanti, come i sali di benzalconio, possono irritare la superficie oculare se usati a lungo o a dosi frequenti; per pazienti con occhio secco moderato-severo o con cornea già compromessa, le formulazioni senza conservanti possono ridurre il rischio di tossicità. Le allergie note a principi attivi o eccipienti orientano l’alternativa terapeutica; chi assume colliri per il glaucoma necessita di piani coordinati per evitare interazioni o sovraccarico di conservanti. Anche il profilo di rischio sistemico è rilevante: nei diabetici, ad esempio, la soglia per l’uso di FANS topici può essere più bassa data la maggiore probabilità di edema maculare.
Infine, l’efficacia dei colliri è legata a una corretta tecnica di instillazione e a un’organizzazione pratica sostenibile per il paziente. In genere si inizia nelle prime ore dopo l’intervento (secondo prescrizione), lavando bene le mani prima dell’uso e facendo attenzione a non toccare con il beccuccio l’occhio o le ciglia per evitare contaminazioni. Se sono previsti più colliri, è opportuno distanziarli di 5–10 minuti per non diluire il successivo e, quando possibile, applicare l’occlusione del punto lacrimale (pressione delicata sull’angolo interno dell’occhio per 1–2 minuti) per ridurre l’assorbimento sistemico e aumentare la permanenza del farmaco in sede. Verificare le modalità di conservazione, la data di scadenza dopo l’apertura e predisporre un promemoria scritto o digitale aiuta a migliorare l’aderenza. Se si salta una dose, in genere la si può effettuare appena ci si ricorda, evitando di raddoppiare; non si sospende il collirio senza indicazione dell’oculista, anche se i sintomi migliorano rapidamente.
Tipi di colliri disponibili
Nel post-operatorio di cataratta si impiegano principalmente quattro categorie di colliri: antibiotici topici a largo spettro per la profilassi delle infezioni, corticosteroidi per il controllo dell’infiammazione, FANS per modulare la risposta infiammatoria e contenere dolore e fotofobia, e lubrificanti per stabilizzare il film lacrimale e favorire il comfort. In alcuni casi sono disponibili associazioni a dose fissa che combinano più meccanismi d’azione e possono semplificare lo schema terapeutico quando ritenuto appropriato dall’oculista.
Gli antibiotici topici differiscono per spettro d’azione e capacità di penetrazione; classi frequentemente utilizzate includono fluorochinoloni e aminoglicosidi. Le formulazioni possono essere in flaconi multidose o in contenitori monodose privi di conservanti, utili quando si vuole ridurre l’esposizione a eccipienti potenzialmente irritanti. La durata della profilassi e la frequenza d’uso seguono protocolli definiti dal centro e dal chirurgo.
I corticosteroidi oftalmici sono disponibili come soluzioni, sospensioni o emulsioni; variano per potenza antinfiammatoria, penetrazione in camera anteriore e propensione a indurre rialzi pressori. La scelta della molecola e del veicolo tiene conto del bilanciamento fra efficacia e tollerabilità, della necessità di una riduzione graduale della posologia e di eventuali fattori di rischio individuali per ipertensione oculare.
I FANS topici (ad esempio ketorolac o nepafenac) sono impiegati per ridurre il rischio di edema maculare cistoide e migliorare i sintomi dolorosi. I lubrificanti, a base di acido ialuronico, carbomer o componenti lipidiche, sostengono la riepitelizzazione e attenuano sensazioni di secchezza e corpo estraneo; le versioni senza conservanti risultano utili in caso di instillazioni frequenti o superficie oculare fragile.
Come scegliere il collirio giusto
La selezione del collirio appropriato dopo un intervento di cataratta è fondamentale per garantire una guarigione ottimale e prevenire complicazioni. È essenziale seguire le indicazioni dell’oculista, che prescriverà il trattamento più adatto in base alle specifiche esigenze del paziente.
In generale, i colliri prescritti nel post-operatorio hanno lo scopo di prevenire infezioni, ridurre l’infiammazione e alleviare eventuali sintomi di secchezza oculare. La combinazione di antibiotici, antinfiammatori e lubrificanti viene spesso utilizzata per coprire queste necessità.
È importante informare il medico su eventuali allergie note o reazioni avverse a farmaci precedenti, in modo da evitare effetti indesiderati. Inoltre, la presenza di condizioni preesistenti, come il glaucoma, può influenzare la scelta del collirio più appropriato.
La durata e la frequenza dell’uso dei colliri variano in base al protocollo post-operatorio stabilito dall’oculista. Seguire attentamente le istruzioni fornite è cruciale per il successo del recupero visivo.
Effetti collaterali dei colliri
Come tutti i farmaci, anche i colliri possono causare effetti collaterali. Tra i più comuni si annoverano bruciore oculare, arrossamento, prurito e visione offuscata immediatamente dopo l’instillazione. Questi sintomi sono generalmente temporanei e si risolvono spontaneamente.
Alcuni colliri possono contenere conservanti che, in soggetti sensibili, possono provocare reazioni allergiche o irritazioni oculari. In questi casi, è possibile optare per formulazioni prive di conservanti, disponibili in monodose.
In rari casi, l’uso prolungato di colliri corticosteroidi può aumentare la pressione intraoculare, con il rischio di sviluppare glaucoma o cataratta secondaria. È quindi fondamentale utilizzare questi farmaci sotto stretto controllo medico e per il periodo indicato.
Se si manifestano effetti collaterali persistenti o gravi, è importante contattare immediatamente l’oculista per una valutazione e, se necessario, una modifica della terapia.
Consigli per l’uso corretto
Per garantire l’efficacia dei colliri e prevenire infezioni, è essenziale seguire alcune linee guida durante l’applicazione. Innanzitutto, lavarsi accuratamente le mani prima di instillare le gocce per evitare la contaminazione del flacone e dell’occhio.
Durante l’applicazione, inclinare la testa all’indietro, abbassare delicatamente la palpebra inferiore e instillare una goccia nel sacco congiuntivale, evitando il contatto del contagocce con l’occhio o le palpebre. Dopo l’instillazione, chiudere delicatamente l’occhio e premere con un dito l’angolo interno per circa un minuto, al fine di ridurre l’assorbimento sistemico del farmaco.
Se si devono utilizzare più colliri, attendere almeno 5-10 minuti tra un’applicazione e l’altra per permettere l’assorbimento del primo farmaco e prevenire interazioni. Inoltre, è importante rispettare la frequenza e la durata del trattamento prescritto dall’oculista, evitando di interrompere la terapia senza consultarlo.
Conservare i colliri secondo le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo, generalmente in un luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce diretta. Non utilizzare il collirio oltre la data di scadenza o dopo il periodo indicato per l’uso una volta aperto, solitamente 4 settimane per i flaconi multidose.
Infine, non condividere il collirio con altre persone per evitare il rischio di trasmissione di infezioni oculari.
Seguendo attentamente queste indicazioni e le prescrizioni mediche, è possibile favorire una guarigione ottimale dopo l’intervento di cataratta e mantenere la salute oculare nel tempo.
Per approfondire
I colliri non sono tutti uguali – Humanitas Medical Care – Un articolo che spiega le differenze tra i vari tipi di colliri e l’importanza di una scelta appropriata.
Carbomer – Humanitas – Informazioni sul carbomer, un principio attivo utilizzato in alcuni colliri per alleviare la secchezza oculare.
