I colliri antinfiammatori sono tra i farmaci oculari più prescritti in oftalmologia, ma spesso vengono confusi con altri tipi di gocce per gli occhi, come i lubrificanti o gli antibiotici. Capire che cosa sono, quando servono davvero e quali rischi comportano è fondamentale per usarli in modo sicuro e consapevole, evitando il “fai da te” che può peggiorare il problema invece di risolverlo.
Questa guida offre una panoramica completa sui principali tipi di colliri antinfiammatori, sulle loro indicazioni, sugli effetti collaterali più importanti e sulle regole pratiche per un uso corretto. Le informazioni sono di carattere generale e non sostituiscono il parere dell’oculista o del medico curante, che resta il riferimento per la diagnosi e per la scelta della terapia più adatta al singolo paziente.
Introduzione ai colliri antinfiammatori
Con il termine “colliri antinfiammatori” si indicano preparazioni farmaceutiche in gocce destinate all’occhio, contenenti principi attivi in grado di ridurre l’infiammazione. L’infiammazione oculare è una risposta di difesa dell’organismo a stimoli diversi (traumi, allergeni, interventi chirurgici, malattie autoimmuni, irritazioni chimiche o fisiche) e si manifesta con sintomi come arrossamento, dolore, bruciore, fotofobia (fastidio alla luce) e talvolta calo della vista. I colliri antinfiammatori non agiscono sulla causa profonda della malattia, ma modulano la risposta infiammatoria, riducendo gonfiore e sintomi. Per questo motivo devono essere sempre inseriti in un inquadramento diagnostico corretto, per evitare di “mascherare” patologie che richiedono trattamenti specifici.
È importante distinguere i colliri antinfiammatori da altre categorie di colliri: i lubrificanti o “lacrime artificiali” servono a idratare la superficie oculare e non contengono veri antinfiammatori; i colliri antibiotici sono indicati nelle infezioni batteriche; i colliri antistaminici o antiallergici agiscono sui meccanismi dell’allergia; i decongestionanti riducono temporaneamente il rossore restringendo i vasi sanguigni. In alcuni casi, l’oculista può associare più tipi di colliri (per esempio antinfiammatorio e antibiotico) quando coesistono infiammazione e rischio infettivo, ma questa scelta richiede una valutazione specialistica accurata, perché ogni classe di farmaci ha benefici e rischi specifici. Per approfondire le differenze con i colliri antibiotici è utile conoscere anche i principali colliri antibiotici utilizzati nelle infezioni oculari.
Dal punto di vista farmacologico, i colliri antinfiammatori si dividono principalmente in due grandi famiglie: i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e i corticosteroidi topici. Entrambi agiscono su mediatori chimici dell’infiammazione, ma con meccanismi diversi e con un profilo di efficacia e di rischio non sovrapponibile. I FANS sono spesso utilizzati per controllare il dolore e l’infiammazione lieve-moderata, in particolare nel post-operatorio o in alcune forme di congiuntivite non infettiva; i corticosteroidi sono più potenti e indicati nelle infiammazioni più intense o profonde, ma richiedono un monitoraggio più stretto per il rischio di effetti collaterali importanti, come l’aumento della pressione intraoculare.
Un altro aspetto cruciale riguarda la formulazione: i colliri possono essere in flacone multidose con conservanti, in flacone multidose senza conservanti (con sistemi particolari di filtraggio) oppure in monodose sterili. I conservanti, pur utili a prevenire la contaminazione del prodotto, possono irritare la superficie oculare, soprattutto nei pazienti con occhio secco o che necessitano di terapie prolungate. La scelta della formulazione più adatta dipende dalla durata prevista del trattamento, dalla sensibilità individuale e dalla presenza di altre patologie oculari. Anche per questo motivo è sconsigliato utilizzare “a caso” colliri antinfiammatori rimasti in casa da precedenti terapie.
Principali tipi di colliri
Tra i colliri antinfiammatori, i FANS topici rappresentano una delle categorie più utilizzate. I principi attivi di questa classe (come diclofenac, ketorolac, nepafenac, bromfenac e altri) agiscono inibendo gli enzimi ciclossigenasi (COX), responsabili della produzione di prostaglandine, sostanze chiave nella cascata infiammatoria e nella percezione del dolore. In ambito oculare, i FANS in collirio sono spesso impiegati nel controllo del dolore e dell’infiammazione dopo interventi chirurgici (per esempio cataratta), nella prevenzione o trattamento dell’edema maculare cistoide post-operatorio in pazienti selezionati, e in alcune forme di congiuntivite o cheratite non infettiva. Hanno in genere un profilo di sicurezza accettabile se usati per periodi limitati, ma possono causare bruciore, irritazione e, in rari casi, complicanze corneali in soggetti predisposti.
I colliri corticosteroidei (come desametasone, betametasone, fluorometolone, prednisolone, loteprednol e altri) sono farmaci più potenti, capaci di agire su diversi livelli della risposta infiammatoria. Bloccano la fosfolipasi A2 e riducono la produzione di numerosi mediatori pro-infiammatori, con un effetto marcato su edema, rossore e dolore. Sono indicati nelle uveiti anteriori, nelle cheratiti non infettive, nelle congiuntiviti allergiche gravi, nelle infiammazioni post-chirurgiche importanti e in molte altre condizioni infiammatorie dell’occhio. Tuttavia, il loro uso è strettamente regolato: possono aumentare la pressione intraoculare (favorendo il glaucoma), favorire la comparsa di cataratta sottocapsulare posteriore e peggiorare o mascherare infezioni virali, batteriche o micotiche. Per questo motivo, la prescrizione e il controllo devono essere affidati all’oculista, che valuta durata, dosaggio e necessità di monitoraggio.
Accanto ai FANS e ai corticosteroidi esistono colliri con azione antinfiammatoria indiretta o complementare, come quelli a base di antistaminici e stabilizzatori di membrana mastocitaria (per esempio olopatadina, ketotifene, sodio cromoglicato). Questi farmaci sono indicati soprattutto nelle congiuntiviti allergiche, dove l’infiammazione è mediata dal rilascio di istamina e di altri mediatori da parte dei mastociti. Pur non essendo “antinfiammatori” nel senso classico del termine, contribuiscono a ridurre prurito, rossore e lacrimazione, e in alcuni casi possono ridurre il bisogno di corticosteroidi topici. Anche i colliri lubrificanti con acido ialuronico o altri polimeri, pur non essendo farmaci antinfiammatori, possono avere un effetto lenitivo e protettivo sulla superficie oculare irritata.
È fondamentale non confondere i colliri antinfiammatori con quelli antibiotici, spesso richiesti dal paziente nella convinzione che “disinfettino” l’occhio. Gli antibiotici in collirio sono indicati solo nelle infezioni batteriche documentate o fortemente sospette, e non hanno alcun effetto sull’infiammazione di origine non infettiva. L’uso improprio di antibiotici può favorire lo sviluppo di resistenze batteriche e alterare la flora oculare. In presenza di secrezione purulenta, dolore intenso, calo visivo o trauma, è sempre necessario un esame oculistico per stabilire se serva un antibiotico, un antinfiammatorio o una combinazione dei due. Per una panoramica più ampia sulla scelta dell’antibiotico in caso di infezione oculare è utile consultare le indicazioni generali su quale antibiotico usare nelle infezioni dell’occhio.
Infine, alcuni colliri combinano in un’unica formulazione un corticosteroide e un antibiotico, pensati per situazioni in cui coesistono infiammazione e rischio infettivo (per esempio nel post-operatorio o in alcune cheratiti). Questi prodotti richiedono ancora più cautela, perché sommano i potenziali effetti collaterali di entrambe le classi di farmaci. La scelta tra FANS, corticosteroidi, antistaminici, lubrificanti o combinazioni dipende da diagnosi, gravità del quadro, condizioni generali del paziente (per esempio storia di glaucoma, allergie a farmaci, malattie sistemiche) e durata prevista della terapia. L’automedicazione con colliri “avanzati” trovati in casa o consigliati da conoscenti è fortemente sconsigliata.
Indicazioni terapeutiche
I colliri antinfiammatori trovano impiego in numerose condizioni oculari, ma sempre all’interno di un percorso diagnostico definito. Una delle indicazioni più frequenti è il trattamento dell’infiammazione post-operatoria, per esempio dopo interventi di cataratta, chirurgia refrattiva o altre procedure intraoculari. In questi contesti, i FANS topici possono essere utilizzati per ridurre dolore e fotofobia, mentre i corticosteroidi sono spesso necessari per controllare l’infiammazione più profonda e prevenire complicanze come l’edema maculare cistoide. La scelta del farmaco, della durata e dello schema di somministrazione dipende dal tipo di intervento, dal rischio individuale e dal decorso post-operatorio, e viene stabilita dall’oculista.
Un’altra grande area di utilizzo è rappresentata dalle congiuntiviti e cheratiti non infettive. Nelle congiuntiviti allergiche stagionali o perenni, i colliri antistaminici e stabilizzatori di membrana sono spesso la prima scelta, eventualmente associati a brevi cicli di corticosteroidi topici nelle forme più gravi o resistenti. Nelle cheratiti superficiali non infettive (per esempio da trauma lieve, da esposizione o da occhio secco severo) i FANS possono contribuire al controllo del dolore, ma devono essere usati con prudenza perché, in soggetti predisposti o in presenza di difetti epiteliali importanti, possono aumentare il rischio di complicanze corneali. In tutte queste situazioni, la valutazione della causa sottostante (allergica, meccanica, autoimmune) è essenziale per impostare una terapia completa e non limitarsi a “spegnere” i sintomi.
I corticosteroidi in collirio sono indicati anche nelle uveiti anteriori (infiammazioni dell’iride e del corpo ciliare), nelle scleriti e in altre forme di infiammazione intraoculare o della superficie oculare di origine autoimmune o idiopatica. In questi casi, spesso è necessario associare terapie sistemiche (per bocca o per via iniettiva) e un monitoraggio stretto della pressione intraoculare e dello stato del cristallino. L’uso di corticosteroidi topici in presenza di infezioni virali (come l’herpes simplex oculare) o micotiche può peggiorare il quadro e portare a complicanze gravi, fino alla perforazione corneale; per questo motivo, prima di iniziare una terapia steroidea è fondamentale escludere o trattare adeguatamente eventuali infezioni.
Esistono poi indicazioni più specifiche, come la prevenzione dell’edema maculare cistoide in pazienti a rischio dopo chirurgia della cataratta, il trattamento di alcune forme di infiammazione associata a malattie reumatologiche sistemiche, o la gestione del dolore oculare acuto dopo traumi o procedure diagnostiche invasive. In tutti questi scenari, la decisione di utilizzare un collirio antinfiammatorio, il tipo di farmaco scelto e la durata della terapia devono essere personalizzati dal medico sulla base del quadro clinico complessivo, delle comorbidità e dei farmaci già assunti dal paziente.
È importante sottolineare che i colliri antinfiammatori non sono indicati per qualsiasi occhio rosso o dolorante. Alcune condizioni, come il glaucoma acuto, le infezioni batteriche profonde, le ulcere corneali o le endoftalmiti, richiedono trattamenti completamente diversi e, in alcuni casi, un intervento urgente. L’uso improprio di un collirio antinfiammatorio in questi contesti può ritardare la diagnosi corretta e peggiorare la prognosi visiva. In presenza di sintomi come dolore intenso, calo rapido della vista, aloni colorati intorno alle luci, secrezione purulenta abbondante o trauma oculare significativo, è necessario rivolgersi tempestivamente a un pronto soccorso oculistico o a uno specialista.
Effetti collaterali e precauzioni
Come tutti i farmaci, anche i colliri antinfiammatori possono causare effetti collaterali, che variano in base alla classe di principio attivo, alla durata del trattamento e alla suscettibilità individuale. I FANS topici possono provocare bruciore oculare transitorio all’instillazione, sensazione di corpo estraneo, arrossamento e, in alcuni casi, reazioni allergiche locali con prurito, edema palpebrale e lacrimazione. In pazienti con superficie oculare compromessa (per esempio in caso di occhio secco severo, malattie reumatologiche, diabete, uso prolungato di lenti a contatto) è stato descritto un rischio aumentato di complicanze corneali, come assottigliamento, ulcerazione o perforazione, soprattutto in caso di uso prolungato o associato ad altri farmaci topici potenzialmente tossici per l’epitelio.
I corticosteroidi in collirio presentano un profilo di rischio più complesso. L’effetto collaterale più temuto è l’aumento della pressione intraoculare, che può portare allo sviluppo di un glaucoma steroido-indotto, con danno progressivo del nervo ottico e perdita del campo visivo se non riconosciuto e trattato. Alcuni pazienti sono “responders” steroidei, cioè sviluppano aumenti significativi della pressione anche con dosi relativamente basse e trattamenti non lunghissimi. Un altro rischio importante è la cataratta sottocapsulare posteriore, che può comparire dopo terapie prolungate, soprattutto in soggetti predisposti. Inoltre, i corticosteroidi possono mascherare i segni di infezione e favorire la replicazione di virus, batteri e funghi, peggiorando quadri come cheratiti erpetiche o micotiche.
Le reazioni allergiche ai colliri antinfiammatori possono manifestarsi con sintomi locali (prurito, arrossamento, edema palpebrale, orticaria perioculare) o, più raramente, con reazioni sistemiche. I FANS, in particolare, sono tra le cause più frequenti di allergie ai farmaci a livello sistemico, e una storia di reazione grave a FANS assunti per bocca (per esempio ibuprofene, diclofenac) richiede grande prudenza nell’uso di FANS topici oculari. In caso di sospetta allergia a un collirio, è fondamentale sospendere il farmaco e consultare il medico, evitando la riesposizione senza una valutazione specialistica. Anche i conservanti presenti in molti colliri (come il benzalconio cloruro) possono causare irritazione cronica o reazioni di ipersensibilità, soprattutto in terapie di lunga durata.
Tra le principali precauzioni d’uso rientrano la limitazione della durata della terapia al minimo necessario, il rispetto scrupoloso del dosaggio prescritto e il monitoraggio periodico nei trattamenti prolungati, in particolare con corticosteroidi. I pazienti con glaucoma noto, storia familiare di glaucoma, diabete, miopia elevata o malattie reumatologiche devono informare l’oculista prima di iniziare una terapia steroidea topica, perché potrebbero essere più a rischio di complicanze. È inoltre importante segnalare sempre al medico eventuali altri farmaci in uso (colliri o terapie sistemiche), per valutare possibili interazioni o effetti additivi sulla pressione intraoculare o sulla superficie oculare.
Un’ulteriore precauzione riguarda la corretta conservazione del prodotto: i flaconi devono essere tenuti ben chiusi, al riparo da fonti di calore e dalla luce diretta, e non devono essere utilizzati oltre la data di scadenza o oltre il periodo indicato dopo l’apertura. L’uso di colliri scaduti o contaminati può aumentare il rischio di infezioni o di irritazioni della superficie oculare. In caso di dubbio sull’integrità del flacone, sull’aspetto del liquido (per esempio cambiamento di colore o presenza di particelle) o su eventuali errori di conservazione, è prudente non utilizzare il prodotto e chiedere indicazioni al farmacista o al medico.
Consigli per l’uso corretto
Un uso corretto dei colliri antinfiammatori non riguarda solo la scelta del farmaco, ma anche la tecnica di instillazione e il rispetto delle indicazioni prescritte. Prima di applicare il collirio è fondamentale lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Il flacone va agitato se indicato nel foglio illustrativo (per esempio in caso di sospensioni) e il tappo non deve mai entrare in contatto con superfici potenzialmente contaminate. Per instillare la goccia, il paziente dovrebbe inclinare leggermente la testa all’indietro, abbassare delicatamente la palpebra inferiore con un dito pulito e far cadere una goccia nel fornice congiuntivale, evitando di toccare l’occhio o le ciglia con il beccuccio del flacone.
Dopo l’instillazione, è utile chiudere delicatamente l’occhio per 1–2 minuti, senza strizzare le palpebre, e comprimere leggermente l’angolo interno dell’occhio (punto lacrimale) con un dito pulito per ridurre il drenaggio del farmaco nel naso e quindi l’assorbimento sistemico. Se sono prescritti più colliri, è consigliabile attendere almeno 5–10 minuti tra uno e l’altro, per evitare che il secondo diluisca o lavi via il primo. In genere si instilla prima il collirio più liquido e poi quello più denso o in gel, ma è sempre bene seguire le indicazioni specifiche dell’oculista o del foglio illustrativo. Le pomate oftalmiche vanno di solito applicate per ultime, perché possono ridurre temporaneamente la visione.
I portatori di lenti a contatto devono prestare particolare attenzione: molti colliri, soprattutto quelli con conservanti, non sono compatibili con l’uso contemporaneo di lenti morbide, perché il conservante può essere assorbito dal materiale della lente e rilasciato lentamente sulla superficie oculare, aumentando il rischio di irritazione o tossicità. In molti casi è necessario rimuovere le lenti prima di instillare il collirio e attendere un certo intervallo di tempo prima di reinserirle, oppure sospendere temporaneamente l’uso delle lenti durante la terapia. Anche in questo caso, le indicazioni vanno personalizzate dall’oculista in base al tipo di lente, alla patologia e al farmaco utilizzato.
È essenziale rispettare la durata della terapia indicata dal medico e non prolungare autonomamente l’uso del collirio antinfiammatorio “per sicurezza” o perché i sintomi migliorano solo parzialmente. Un miglioramento incompleto può indicare la necessità di rivalutare la diagnosi o di modificare la terapia, non di continuare indefinitamente lo stesso farmaco. Allo stesso modo, non bisogna interrompere bruscamente alcuni corticosteroidi dopo terapie prolungate senza indicazione medica, perché può verificarsi un “rimbalzo” dell’infiammazione. In caso di peggioramento dei sintomi, comparsa di dolore intenso, calo visivo, aloni colorati o segni di reazione allergica, è necessario contattare tempestivamente l’oculista o il medico curante.
In sintesi, i colliri antinfiammatori rappresentano uno strumento terapeutico fondamentale in oftalmologia, ma richiedono un uso consapevole e guidato dallo specialista. Conoscere le differenze tra FANS, corticosteroidi e altri colliri, le principali indicazioni e i possibili effetti collaterali aiuta pazienti e professionisti a dialogare meglio e a prendere decisioni informate. L’automedicazione con colliri “forti” trovati in casa o suggeriti da conoscenti è rischiosa e può ritardare diagnosi importanti; in caso di dubbi o sintomi persistenti, la visita oculistica resta sempre il riferimento principale.
Per approfondire
AIFA – Allergie ai farmaci: le nuove linee guida NICE offre una panoramica aggiornata sulla gestione delle reazioni allergiche ai medicinali, inclusi i FANS, utile per comprendere l’importanza di riconoscere e prevenire le allergie anche ai colliri antinfiammatori.
AIFA – FANS e rischi cardiovascolari sintetizza le evidenze sui rischi associati all’uso sistemico prolungato dei FANS, ricordando la necessità di un impiego prudente di questi farmaci, principio valido anche quando si utilizzano formulazioni topiche come i colliri.
Ministero della Salute – Comunicazione EMA sull’uso di anti-infiammatori per Covid-19 riporta le indicazioni dell’Agenzia europea dei medicinali sull’uso dei FANS durante la pandemia, sottolineando l’importanza di attenersi alle informazioni approvate e alle linee guida nazionali per un uso sicuro degli antinfiammatori.
