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Quando si apre un flacone di collirio, una delle domande più frequenti è: “Per quanto tempo posso continuare a usarlo in sicurezza?”. La data di scadenza riportata sulla confezione si riferisce al prodotto chiuso, conservato in condizioni ideali, ma dopo la prima apertura entrano in gioco altri fattori, come il rischio di contaminazione da parte di batteri e la stabilità del principio attivo. Capire la differenza tra scadenza “a confezione integra” e periodo di validità “dopo l’apertura” è fondamentale per proteggere la salute degli occhi ed evitare infezioni o irritazioni evitabili.
In oculistica, l’uso di prodotti sterili è essenziale: l’occhio è un organo delicato e relativamente poco protetto, e l’instillazione di un collirio contaminato può causare congiuntiviti, cheratiti e, nei casi più gravi, danni permanenti alla vista. Per questo le autorità regolatorie richiedono che per ogni collirio sia definito un periodo di utilizzo sicuro dopo la prima apertura, basato su studi di stabilità e sul rischio di contaminazione microbica. In questa guida analizziamo quanto dura in genere un collirio già aperto, quali fattori influenzano la scadenza, come conservarlo correttamente e quali segnali possono indicare che il prodotto non è più utilizzabile.
Durata di conservazione del collirio
La durata di conservazione di un collirio va distinta in due concetti: la scadenza a confezione chiusa, indicata con “scad.” o “EXP” sulla scatola e sul flacone, e il periodo di validità dopo la prima apertura, spesso riportato nel foglio illustrativo con formule del tipo “utilizzare entro X giorni dalla prima apertura”. La scadenza a confezione chiusa è calcolata sulla base di studi di stabilità chimico-fisica del principio attivo e degli eccipienti, in condizioni controllate di temperatura, luce e umidità. Finché il flacone resta sigillato e conservato correttamente, il produttore garantisce che il medicinale mantenga qualità, sicurezza ed efficacia fino a quella data.
Dopo la prima apertura, però, la situazione cambia: ogni volta che si rimuove il tappo e si instilla il collirio, il contenuto può entrare in contatto con l’ambiente esterno e con la superficie dell’occhio o delle dita, aumentando il rischio di contaminazione batterica o fungina. Per i prodotti sterili multidose, come la maggior parte dei colliri in flacone, le linee guida internazionali indicano che il periodo di validità “in uso” non dovrebbe superare un limite temporale standard, salvo che il titolare dell’autorizzazione dimostri con studi specifici che il prodotto resta sicuro più a lungo. Questo periodo “post-apertura” è quindi un compromesso tra stabilità del farmaco e sicurezza microbiologica, e può essere diverso da prodotto a prodotto.
In pratica, molti colliri multidose riportano nel foglio illustrativo indicazioni come “non utilizzare oltre 28 giorni dalla prima apertura” o periodi simili, proprio perché oltre tale intervallo aumenta la probabilità che il contenuto non sia più sterile o che il principio attivo si degradi. Alcuni prodotti, in base alla loro formulazione, al tipo di conservante e al materiale del flacone, possono avere un periodo di utilizzo più breve o, se adeguatamente giustificato e autorizzato, leggermente più lungo. È importante sottolineare che queste indicazioni non sono arbitrarie: derivano da studi di stabilità e da valutazioni regolatorie, e rappresentano il riferimento principale per l’uso sicuro del collirio dopo l’apertura.
Esistono poi i colliri monodose, confezionati in piccoli contenitori da usare una sola volta o, in alcuni casi, entro poche ore dalla prima apertura. Questi prodotti, spesso privi di conservanti, sono progettati per ridurre al minimo il rischio di contaminazione: ogni dose è sterile e viene eliminata dopo l’uso, evitando il problema della durata “in uso” prolungata. Tuttavia, anche per le monodosi è necessario rispettare le indicazioni del foglio illustrativo, perché una volta aperto il contenitore, il liquido non è più protetto e può contaminarsi rapidamente. In ogni caso, la regola generale è non superare mai il periodo indicato dal produttore dopo la prima apertura, anche se il flacone non è ancora vuoto.
Oltre a queste indicazioni generali, è utile ricordare che alcuni colliri possono avere durate di conservazione particolari in relazione alla loro destinazione d’uso, ad esempio prodotti utilizzati nel post-operatorio o in presenza di patologie croniche che richiedono trattamenti prolungati. In tali situazioni, il rispetto delle tempistiche indicate assume un valore ancora maggiore, perché l’occhio può essere più vulnerabile e sensibile a eventuali contaminazioni o variazioni della formulazione. Per questo motivo, è sempre opportuno attenersi scrupolosamente alle raccomandazioni riportate nel foglio illustrativo e alle eventuali indicazioni fornite dal professionista sanitario.
Fattori che influenzano la scadenza
La durata di un collirio già aperto non dipende solo da un numero di giorni prestabilito, ma è influenzata da diversi fattori intrinseci ed estrinseci. Tra i fattori intrinseci rientrano la natura del principio attivo (alcune molecole sono più sensibili alla luce o al calore), la presenza e il tipo di conservante, il pH e l’osmolarità della soluzione, nonché il materiale del contenitore. Ad esempio, colliri contenenti sostanze facilmente ossidabili possono degradarsi più rapidamente se esposti alla luce, mentre formulazioni prive di conservanti sono in genere più vulnerabili alla contaminazione microbica dopo l’apertura, motivo per cui spesso vengono confezionate in monodosi o in flaconi con sistemi di erogazione particolari.
Tra i fattori estrinseci, uno dei più importanti è la modalità di utilizzo. Toccare con il beccuccio del flacone la superficie dell’occhio, le ciglia o le dita aumenta in modo significativo il rischio che batteri o funghi entrino nel contenitore e si moltiplichino nel tempo. Anche l’ambiente in cui il collirio viene conservato gioca un ruolo cruciale: temperature troppo elevate, esposizione diretta alla luce solare o ambienti molto umidi possono accelerare la degradazione del principio attivo e favorire la crescita microbica. Per questo, le indicazioni di conservazione (ad esempio “conservare a temperatura inferiore a 25 °C” o “non refrigerare”) non sono semplici formalità, ma parte integrante della sicurezza del prodotto.
Un altro elemento determinante è la frequenza di apertura. Un flacone utilizzato più volte al giorno viene esposto più spesso all’ambiente esterno rispetto a uno usato saltuariamente, con un potenziale aumento del rischio di contaminazione. Tuttavia, anche un collirio usato raramente non è automaticamente più sicuro oltre il periodo indicato: i microrganismi eventualmente introdotti possono comunque proliferare nel tempo, e la stabilità chimica del farmaco segue dinamiche proprie, indipendenti dalla frequenza d’uso. Per questo, la data di “fine utilizzo” dopo l’apertura deve essere calcolata in giorni e non in numero di applicazioni.
Infine, va considerato il tipo di sistema di erogazione. Alcuni colliri moderni utilizzano flaconi con valvole o filtri che riducono il rischio di ingresso di aria e microrganismi, oppure sistemi “preservative-free” che consentono l’assenza di conservanti pur mantenendo la sterilità per un certo periodo. Questi dispositivi possono consentire periodi di utilizzo differenti rispetto ai flaconi tradizionali, ma sempre sulla base di studi specifici e di un’autorizzazione regolatoria. In ogni caso, anche con sistemi avanzati, l’utente deve attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate sul foglio illustrativo, perché solo così si mantiene il profilo di sicurezza previsto dal produttore.
Nel valutare tutti questi fattori, è utile considerare che la “scadenza” di un collirio non è un concetto assoluto, ma il risultato di un equilibrio tra esigenze pratiche di utilizzo e margini di sicurezza definiti in fase di sviluppo del prodotto. Condizioni di conservazione non ottimali, errori di manipolazione o utilizzi non conformi alle indicazioni possono ridurre questo margine, rendendo il collirio potenzialmente meno sicuro anche prima del termine indicato. Una maggiore consapevolezza dei fattori che influenzano la durata aiuta quindi a utilizzare il prodotto in modo più attento e responsabile.
Come conservare correttamente
Una corretta conservazione del collirio è essenziale per mantenere il prodotto sicuro ed efficace fino alla fine del periodo di utilizzo indicato. Il primo passo è leggere con attenzione le istruzioni riportate sulla confezione e sul foglio illustrativo, che specificano la temperatura consigliata, l’eventuale necessità di proteggere il flacone dalla luce e se il prodotto debba o meno essere conservato in frigorifero. Non tutti i colliri, infatti, richiedono il freddo: alcuni devono essere tenuti a temperatura ambiente controllata, e un’eccessiva refrigerazione potrebbe alterarne la viscosità o la solubilità, rendendo l’instillazione più difficile o meno uniforme.
È buona norma conservare il collirio in un luogo asciutto, lontano da fonti di calore diretto (come termosifoni o luce solare intensa) e fuori dalla portata dei bambini. Il bagno, spesso scelto per comodità, può non essere l’ambiente ideale a causa dell’elevata umidità e delle frequenti variazioni di temperatura. Meglio preferire un armadietto chiuso in una stanza più stabile dal punto di vista termico. Dopo ogni utilizzo, il tappo deve essere richiuso immediatamente e con cura, evitando di toccare con le dita la parte interna del tappo o il beccuccio del flacone, per non trasferire microrganismi o impurità all’interno del contenitore.
Durante l’instillazione, è importante adottare una tecnica corretta per ridurre il rischio di contaminazione: inclinare leggermente la testa all’indietro, abbassare delicatamente la palpebra inferiore e instillare la goccia nello spazio tra palpebra e bulbo oculare, facendo attenzione a non far entrare in contatto il beccuccio con l’occhio, le ciglia o la pelle. Se accidentalmente il beccuccio tocca una superficie non sterile, il rischio di contaminazione aumenta e, in caso di dubbi, è prudente valutare la sostituzione del flacone, soprattutto se si tratta di un collirio usato dopo un intervento chirurgico o in presenza di patologie oculari che richiedono particolare cautela.
Un’altra abitudine utile è annotare la data di prima apertura direttamente sull’astuccio o sul flacone, utilizzando un pennarello indelebile. In questo modo, sarà più semplice ricordare quando il collirio è stato aperto e calcolare con precisione il termine oltre il quale non va più utilizzato, secondo quanto indicato nel foglio illustrativo. Affidarsi solo alla memoria può portare a sottovalutare il tempo trascorso, soprattutto se si utilizzano più colliri contemporaneamente o se il prodotto viene usato in modo intermittente. Una gestione ordinata dei farmaci oftalmici, con controllo periodico delle date di scadenza e delle date di apertura, contribuisce in modo significativo alla sicurezza della terapia.
In aggiunta, è consigliabile evitare di lasciare il collirio in luoghi dove può essere facilmente dimenticato o esposto a condizioni ambientali sfavorevoli, come borse, automobili o tasche di giacche per periodi prolungati. Spostare frequentemente il flacone da un ambiente all’altro può comportare sbalzi termici e di umidità che incidono sulla stabilità del prodotto. Mantenere il collirio in un punto fisso della casa, dedicato ai farmaci, facilita anche il controllo visivo periodico delle confezioni e riduce il rischio di utilizzare prodotti scaduti o confonderli tra loro.
Segnali di deterioramento
Anche rispettando le indicazioni di conservazione e il periodo di utilizzo dopo l’apertura, è importante saper riconoscere i segnali di possibile deterioramento di un collirio. Il primo elemento da osservare è l’aspetto della soluzione: un collirio che da limpido diventa torbido, presenta particelle in sospensione, filamenti o depositi sul fondo non deve essere utilizzato, perché tali modifiche possono indicare contaminazione microbica o precipitazione del principio attivo. Allo stesso modo, un cambiamento di colore rispetto all’aspetto originario (ad esempio da incolore a giallastro o brunastro) può essere segno di degradazione chimica del farmaco.
L’odore è un altro indicatore utile: la maggior parte dei colliri è praticamente inodore; la comparsa di un odore sgradevole o insolito può suggerire la presenza di batteri o funghi che si sono moltiplicati nel flacone. Anche la consistenza della soluzione va considerata: se il liquido appare più denso, viscoso o “filante” rispetto al normale, è prudente sospenderne l’uso. In tutti questi casi, il collirio non va “recuperato” o filtrato, ma semplicemente eliminato in modo appropriato, seguendo le indicazioni del farmacista o dei servizi di raccolta dei farmaci scaduti.
Oltre ai cambiamenti visibili o percepibili, un segnale importante può essere la reazione dell’occhio dopo l’instillazione. Se un collirio che in precedenza era ben tollerato inizia a provocare bruciore intenso, dolore, arrossamento marcato, prurito o visione offuscata persistente, è opportuno interromperne l’uso e consultare un professionista sanitario. Questi sintomi non indicano necessariamente che il prodotto sia deteriorato, ma possono essere correlati a una contaminazione o a una modificazione della formulazione. In particolare, l’uso di un collirio contaminato può causare infezioni oculari che richiedono trattamento specifico e tempestivo.
Infine, va ricordato che il superamento del periodo di utilizzo post-apertura indicato dal produttore è di per sé un motivo sufficiente per non usare più il collirio, anche in assenza di segni evidenti di deterioramento. La contaminazione microbica iniziale può non essere visibile a occhio nudo, e la degradazione chimica del principio attivo può non modificare in modo evidente l’aspetto del liquido. Affidarsi solo all’osservazione visiva o all’assenza di sintomi immediati non è quindi un criterio sicuro. La combinazione di rispetto delle date, corretta conservazione e attenzione ai segnali di allarme rappresenta l’approccio più prudente per proteggere la salute degli occhi.
Quando si individuano possibili segnali di deterioramento, è utile evitare di condividere il collirio con altre persone e di conservarlo “per ogni evenienza”, nella speranza di riutilizzarlo in futuro. Un prodotto sospetto dovrebbe essere considerato non idoneo all’uso e smaltito, per ridurre il rischio che venga riaperto in un secondo momento. Mantenere questa prudenza aiuta a prevenire l’impiego involontario di colliri non più sicuri, soprattutto in contesti domestici dove possono essere presenti più utilizzatori.
Per approfondire
EMA – Quality of medicines questions and answers: Part 2 Documento di domande e risposte che illustra i principi generali sulla qualità dei medicinali, inclusi i criteri per definire il periodo di validità “in uso” dei prodotti sterili multidose come i colliri.
EMA – Maximum shelf-life for sterile medicinal products after first opening or following reconstitution Linea guida scientifica che descrive come stabilire la durata massima di conservazione dei medicinali sterili dopo la prima apertura o ricostituzione, con particolare attenzione al rischio di contaminazione microbica.
