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Chi ha una protesi all’anca ha davvero diritto all’invalidità? La risposta, in Italia, non è automatica: la presenza di un impianto protesico è il risultato di un intervento terapeutico e, di per sé, non costituisce un “titolo” per ottenere benefici. Ciò che viene valutato è la compromissione funzionale che permane dopo l’intervento: dolore cronico, riduzione della mobilità, difficoltà a camminare o a salire le scale, necessità di ausili, eventuali complicanze e l’impatto complessivo sulla vita quotidiana e sull’attività lavorativa. In altre parole, conta come “funziona” l’anca protesizzata nel mondo reale, non solo la diagnosi o l’atto chirurgico in sé.
Questo articolo chiarisce in modo pratico i criteri che le Commissioni medico-legali utilizzano per stimare la percentuale di invalidità in chi ha una protesi d’anca, aiutando sia i professionisti sanitari sia i pazienti a orientarsi. Troverai spiegazioni sull’inquadramento medico-legale (invalidità civile, handicap ai sensi della Legge 104, misure previdenziali), sulle evidenze cliniche considerate, e su come fattori come l’età, il lavoro svolto e le eventuali comorbidità possano modificare la valutazione finale. Le informazioni sono generali e non sostituiscono il parere di specialisti o l’interpretazione degli enti preposti, che restano le autorità competenti per il riconoscimento.
Criteri per l’invalidità con protesi all’anca
Il primo punto chiave è distinguere tra i diversi “binari” di tutela. L’invalidità civile esprime una percentuale (0–100%) di riduzione della capacità lavorativa generica e/o dell’autonomia personale; è distinta dal riconoscimento di handicap (Legge 104/92), che valuta la situazione di svantaggio sociale e la necessità di supporti, e dalle prestazioni previdenziali per i lavoratori (ad esempio assegno ordinario di invalidità o pensione di inabilità), che richiedono specifici requisiti contributivi e una riduzione della capacità lavorativa in relazione alla mansione. La protesi d’anca è un trattamento: se funziona bene e consente un’autonomia pressoché completa, la percentuale di invalidità riconoscibile può essere bassa o nulla. Se, al contrario, permangono limitazioni significative o complicanze, la valutazione può aumentare in maniera sostanziale.
Dal punto di vista clinico-funzionale, le commissioni medico-legali considerano soprattutto: intensità e persistenza del dolore (ad esempio dolore a riposo o solo dopo sforzo), ampiezza del movimento residua dell’anca (flessione, estensione, rotazioni), qualità del passo (zoppia, segno di Trendelenburg), capacità di deambulare senza aiuto o necessità di bastone/deambulatore, tolleranza alla stazione eretta e al carico, autonomia nelle attività della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, salire le scale, fare la spesa). Elementi che tendono a incrementare la valutazione includono: esiti insoddisfacenti della protesi (dolore persistente, instabilità), differenza di lunghezza degli arti, limitazioni marcate del ROM, coinvolgimento bilaterale, revisioni chirurgiche multiple e complicanze come lussazione, infezione periprotesica o mobilizzazione asettica. In parallelo, eventuali comorbidità dell’arto inferiore o della colonna che peggiorano l’assetto funzionale vengono considerate nel quadro complessivo. Invalidità con protesi al ginocchio: criteri e diritti
La documentazione clinica ha un peso rilevante perché consente di oggettivare queste condizioni. Referti operatori, follow-up ortopedici, esami radiografici o TC che mostrino il posizionamento e l’eventuale mobilizzazione della protesi, relazioni fisiatriche e fisioterapiche con misurazioni della forza muscolare e della mobilità articolare, test funzionali (per esempio il tempo impiegato per alzarsi e camminare, la distanza percorsa senza sosta, la capacità di salire/scendere le scale) sono tutti elementi che “traducono” in dati misurabili l’esperienza soggettiva di dolore o limitazione. Anche dettagli apparentemente semplici, come il numero di fermate necessarie per coprire un breve tragitto a piedi o la necessità di sedersi frequentemente, aiutano a definire il profilo di autonomia. La coerenza tra anamnesi, esame obiettivo, imaging e percorsi riabilitativi rafforza la credibilità della valutazione.

Un chiarimento spesso utile riguarda la relazione tra percentuale riconosciuta e benefici effettivi. Non ogni percentuale di invalidità civile dà automaticamente diritto a indennità economiche: in via generale, percentuali più basse possono comportare solo misure di tutela non economiche, mentre per assegni e pensioni sono richiesti livelli di invalidità più elevati e, talora, specifici requisiti di reddito. Allo stesso modo, l’esenzione dal ticket sanitario e l’accesso al collocamento mirato dipendono da soglie percentuali precise previste dalla normativa vigente. L’entità del beneficio, inoltre, può variare nel tempo a seguito di revisioni, miglioramenti o peggioramenti clinici, e può essere differente tra invalidità civile, handicap e strumenti previdenziali per i lavoratori. È quindi normale che due persone con protesi d’anca ottengano esiti diversi se diversa è l’incidenza funzionale sulla loro vita.
Un’ulteriore variabile è il contesto personale e lavorativo. In ambito puramente civilistico si valuta l’autonomia generale, ma nei canali previdenziali conta anche la compatibilità con le specifiche mansioni: un esito protesico discreto può risultare sufficiente per un lavoro d’ufficio, ma non per attività che richiedono sollevamento di carichi, movimenti ripetitivi in accovacciamento o stazione eretta prolungata su superfici irregolari. L’età, il lato interessato (mono- o bilaterale), l’esistenza di altre artropatie (ginocchio, colonna), l’equilibrio e il rischio di cadute concorrono a definire il profilo di rischio e la spesa energetica della deambulazione. Infine, il riconoscimento di handicap “grave” ai sensi della Legge 104 è indipendente dalla percentuale di invalidità civile e mira a valutare la necessità di assistenza e i diritti correlati (permessi lavorativi, priorità in alcuni servizi), ambito che può essere pertinente quando la protesi d’anca, per complicanze o limitazioni, determina una condizione di svantaggio rilevante.
Procedure di richiesta
Per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile in seguito all’impianto di una protesi all’anca, è necessario seguire una procedura specifica. Il primo passo consiste nel rivolgersi al proprio medico curante per ottenere un certificato medico introduttivo, noto come modello SS3, che attesti la condizione di salute e la presenza della protesi.
Una volta in possesso del certificato, il richiedente deve presentare domanda all’INPS entro 90 giorni dall’emissione del documento. La domanda può essere inoltrata online attraverso il portale dell’INPS, utilizzando le credenziali di identità digitale (SPID, CNS o CIE), oppure tramite il supporto di un patronato o di un’associazione di categoria.
Dopo l’invio della domanda, l’INPS provvede a convocare il richiedente per una visita medica presso la commissione medico-legale dell’ASL competente. Durante la visita, la commissione valuta il grado di invalidità in base alla documentazione presentata e all’esame clinico. In alcuni casi, se la documentazione è ritenuta sufficiente, l’INPS può procedere all’accertamento senza convocare il richiedente a visita, basandosi esclusivamente sulla documentazione fornita.
Al termine della valutazione, l’INPS comunica l’esito al richiedente. Se l’invalidità viene riconosciuta, il verbale indica la percentuale di invalidità attribuita e i relativi benefici spettanti. È importante conservare tutta la documentazione relativa al processo, poiché potrebbe essere necessaria per future richieste o revisioni.
Documentazione necessaria
La corretta preparazione della documentazione è fondamentale per il buon esito della richiesta di invalidità civile. I documenti principali da presentare includono:
- Certificato medico introduttivo (modello SS3): rilasciato dal medico curante, attesta la diagnosi e la natura delle infermità invalidanti.
- Documentazione sanitaria specialistica: referti medici, esami diagnostici e relazioni specialistiche che comprovano la presenza della protesi all’anca e le eventuali limitazioni funzionali.
- Copia di un valido documento d’identità e del codice fiscale: necessari per l’identificazione del richiedente.
In caso di domanda di aggravamento, è necessario presentare ulteriore documentazione che evidenzi le modificazioni del quadro clinico preesistente. Inoltre, se si richiede il riconoscimento dello stato di handicap ai sensi della Legge 104/92, è opportuno allegare documentazione sanitaria recente o copia del verbale di invalidità, se già in possesso.
È consigliabile organizzare e verificare attentamente tutta la documentazione prima di presentare la domanda, per evitare ritardi o richieste di integrazioni da parte dell’INPS.
Consigli utili
Affrontare il processo di richiesta di invalidità civile può risultare complesso. Ecco alcuni consigli per agevolare il percorso:
- Informarsi adeguatamente: comprendere i requisiti e le procedure è fondamentale. Consultare fonti ufficiali e affidabili per ottenere informazioni aggiornate.
- Rivolgersi a professionisti: patronati, associazioni di categoria e consulenti specializzati possono offrire supporto nella compilazione della domanda e nella raccolta della documentazione necessaria.
- Mantenere copie di tutta la documentazione: conservare una copia di ogni documento inviato o ricevuto, inclusi i protocolli di invio, per eventuali future necessità.
- Monitorare lo stato della domanda: utilizzare i servizi online dell’INPS per verificare l’avanzamento della pratica e rispondere tempestivamente a eventuali richieste di integrazione.
- Prepararsi alla visita medica: durante la visita con la commissione medico-legale, essere chiari e dettagliati nel descrivere le proprie condizioni e le limitazioni funzionali derivanti dalla protesi all’anca.
Supporto e risorse
Esistono numerose risorse e servizi di supporto per chi affronta il percorso di richiesta di invalidità civile:
- Patronati e CAF: offrono assistenza gratuita nella compilazione delle domande e nella gestione delle pratiche burocratiche.
- Associazioni di categoria: organizzazioni come l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili (ANMIC) forniscono informazioni, consulenza e supporto ai propri iscritti.
- Servizi online dell’INPS: il portale dell’INPS offre guide, moduli e la possibilità di monitorare lo stato delle domande presentate.
- Centri di assistenza sociale comunali: forniscono informazioni sui diritti e le agevolazioni disponibili a livello locale.
- Forum e gruppi di supporto: partecipare a comunità online può offrire consigli pratici e condividere esperienze con persone che hanno affrontato situazioni simili.
Utilizzare queste risorse può facilitare il processo e garantire che tutti i passaggi vengano eseguiti correttamente, aumentando le probabilità di ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile.
In conclusione, ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile per chi ha una protesi all’anca richiede una comprensione chiara delle procedure, una preparazione accurata della documentazione e l’utilizzo delle risorse disponibili. Seguendo attentamente i passaggi descritti e avvalendosi del supporto di professionisti e organizzazioni competenti, è possibile affrontare con maggiore serenità questo percorso, garantendo il rispetto dei propri diritti e l’accesso ai benefici previsti dalla legge.
Per approfondire
INPS – Invalidità civile: Pagina ufficiale dell’INPS con informazioni dettagliate sulle procedure per il riconoscimento dell’invalidità civile.
Ministero della Salute – Disabilità: Informazioni sulle politiche sanitarie relative alle persone con disabilità.
