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Quando ci si rompe un polso, ciò che accade è una rottura di continuità di una o più ossa che compongono l’articolazione del polso: più spesso il radio distale, talvolta l’ulna o una delle ossa del carpo (come lo scafoide). Il meccanismo tipico è una caduta sulla mano tesa, ma traumi diretti, incidenti sportivi o stradali, e torsioni violente possono determinare lo stesso esito. Nei primi minuti e nelle ore successive il corpo reagisce con dolore, gonfiore e limitazione funzionale, dovuti a infiammazione, sanguinamento nei tessuti (ematoma) e contrattura muscolare difensiva. In alcuni casi la frattura è scomposta e appare una deformità evidente; in altri è composta e può simulare una distorsione.
Riconoscere precocemente i segni di frattura del polso è importante per ottenere una diagnosi accurata e impostare un trattamento adeguato, riducendo il rischio di complicanze come vizi di consolidazione, rigidità o dolore cronico. I sintomi non sono sempre clamorosi e variano in base all’età, all’osso coinvolto e al tipo di frattura. Alcune fratture, come quelle dello scafoide, possono presentarsi con dolore modesto iniziale ma con potenziali conseguenze significative se trascurate. In questa guida vengono descritti i sintomi principali per aiutare a distinguere quando rivolgersi a un professionista e quali segnali non ignorare.
Sintomi di una frattura del polso
Il sintomo cardine è il dolore, tipicamente immediato dopo il trauma, che peggiora con il movimento del polso, l’afferramento o il carico. Il dolore è spesso localizzato sul lato del pollice (emiradio) nelle fratture del radio distale e nella regione della “tabacchiera anatomica” nelle fratture dello scafoide. Può irradiarsi all’avambraccio o alla mano e, in presenza di scomposizione, essere particolarmente intenso anche a riposo. Il paziente tende a proteggere l’arto, riducendo spontaneamente i movimenti per evitare l’acutizzazione del dolore; questa limitazione funzionale è un indizio utile anche quando non vi è deformità evidente. La palpazione determina dolore puntiforme sull’osso interessato e può evocare una sensazione di “scatto” o micromovimento anomalo.
Gonfiore e lividi (ecchimosi) compaiono per l’estravaso di sangue nei tessuti molli circostanti e possono estendersi verso le dita o l’avambraccio nelle ore-giorni successive. Quando la frattura è scomposta o instabile, si può osservare una deformità del profilo del polso: nelle fratture di Colles il dorso della mano appare “a forchetta” per la risalita del frammento distale. A volte si avverte crepitio (rumore/scricchiolio) nei movimenti passivi, ma è sconsigliato cercarlo per non aggravare la lesione. In ambito ortopedico, la presenza e la gravità di questi segni contribuiscono non solo alle scelte terapeutiche ma, in alcuni contesti, anche alla stima dell’impatto funzionale residuo: per capire come vengono valutati i punteggi di invalidità in un altro distretto, può essere utile l’esempio dei quanti punti di invalidità per protesi d’anca.
Segni neurologici e vascolari meritano particolare attenzione. Formicolii, addormentamento o perdita di forza nelle dita possono indicare compromissione dei nervi che attraversano il polso, soprattutto il nervo mediano nel canale carpale (parestesie a pollice, indice e medio) o, più raramente, l’ulnare (anulare e mignolo). Polso freddo, pallido o con riempimento capillare rallentato sono segnali di possibile sofferenza vascolare e richiedono valutazione tempestiva. Un dolore che aumenta rapidamente, sproporzionato rispetto al trauma, associato a tensione marcata dei tessuti e dolore alla mobilizzazione passiva delle dita, può essere un campanello di allarme per una sindrome compartimentale, evenienza rara al polso ma che costituisce un’urgenza.
Nei bambini i sintomi possono essere più sfumati: sono frequenti le fratture “a legno verde” o a “toro” (buckle), in cui l’osso si piega o si accartoccia senza spezzarsi nettamente. Il piccolo paziente può semplicemente evitare di usare la mano, tenere il polso in una posizione protetta e lamentare dolore solo ai movimenti. Negli anziani con osteoporosi, al contrario, traumi minimi possono provocare fratture complete con dolore acuto, gonfiore e perdita immediata della funzione. Nelle fratture dello scafoide, a ogni età, il dolore alla pressione nella tabacchiera anatomica e alla deviazione ulnare del polso è un segno clinico importante anche quando radiograficamente la frattura non è ancora evidente nelle prime 24–72 ore.
Distinguere una frattura da una distorsione non è sempre possibile sulla sola base dei sintomi, ma alcuni indizi orientano: dolore osseo puntiforme, deformità, crepitio, accorciamento dell’avambraccio o incapacità di muovere o caricare la mano sono più suggestivi per frattura. Se il dolore non migliora in modo chiaro entro 48–72 ore, se compaiono parestesie, sensibilità alterata delle dita, pallore o freddo della mano, oppure se si osserva un’evidente deviazione del polso, è prudente richiedere una valutazione medica. La presenza di una ferita con fuoriuscita ossea o di sangue vivo dal sito del trauma fa sospettare una frattura esposta e costituisce un’urgenza. Nell’attesa, evitare manovre di “riposizionamento” fai-da-te e limitare i movimenti può ridurre il rischio di ulteriori danni ai tessuti.
Diagnosi e test
La diagnosi di una frattura del polso inizia con un’accurata anamnesi e un esame obiettivo da parte del medico. Durante l’esame, il medico valuta la presenza di dolore, gonfiore, deformità e limitazione dei movimenti del polso. In alcuni casi, possono essere eseguiti test specifici per valutare eventuali lesioni nervose associate, come il segno di Tinel o la manovra di Phalen.
Per confermare la diagnosi, l’esame di imaging di prima scelta è la radiografia del polso, che consente di visualizzare la frattura e determinarne la tipologia e la gravità. In situazioni più complesse, come fratture articolari o sospette lesioni legamentose, può essere necessaria una tomografia computerizzata (TC) per ottenere immagini più dettagliate. (msdmanuals.com)
In alcuni casi, quando si sospettano lesioni dei tessuti molli o dei legamenti, può essere indicata una risonanza magnetica (RM) per valutare l’integrità delle strutture circostanti. (corriere.it)
Nell’interpretazione radiografica vengono analizzati parametri come inclinazione radiale e palmare, altezza radiale e allineamento articolare, utili per stimare la stabilità e guidare la scelta terapeutica. Le proiezioni standard includono antero-posteriore, laterale e oblique; in caso di sospetta frattura dello scafoide si possono richiedere proiezioni dedicate. Se l’esame iniziale è negativo ma persiste dolore puntiforme nella tabacchiera anatomica, è prudente immobilizzare e ripetere gli esami dopo 10–14 giorni o ricorrere a RM/TC per escludere una frattura occulta.
La valutazione clinica comprende sempre il controllo vascolo-nervoso (temperatura, colore, polso periferico, sensibilità e forza delle dita) e l’ispezione di eventuali ferite, che possono suggerire una frattura esposta. Nei casi instabili o dolorosi, l’immobilizzazione temporanea con stecca in pronto soccorso consente di contenere dolore e gonfiore in attesa degli approfondimenti. Il follow-up radiografico nelle settimane successive verifica il mantenimento dell’allineamento o l’eventuale necessità di modificare il piano terapeutico.
Trattamenti disponibili
Il trattamento di una frattura del polso dipende dalla tipologia e dalla gravità della lesione. Le fratture composte e stabili possono essere trattate in modo conservativo mediante immobilizzazione con un gesso o un tutore, mantenuto per circa 4-6 settimane. (humanitas.it)
In caso di fratture scomposte o instabili, è spesso necessario un intervento chirurgico per riallineare e stabilizzare i frammenti ossei. L’intervento più comune è l’osteosintesi con placca e viti, eseguito in anestesia locale e in regime di day hospital.
Dopo l’intervento chirurgico, il polso viene immobilizzato per un periodo variabile, seguito da un programma di riabilitazione per recuperare la funzionalità. (angelocardarella.it)
Nella fase acuta si associano misure di controllo del dolore e dell’edema (riposo, elevazione, ghiaccio, analgesici secondo necessità) e un’immobilizzazione provvisoria con stecca. Le fratture scomposte possono richiedere una riduzione chiusa in urgenza, seguita da gesso e controllo radiografico immediato e a 7–10 giorni per verificare che l’allineamento si mantenga; un peggioramento dell’assetto può indicare la necessità di trattamento chirurgico.
Le opzioni chirurgiche includono, oltre alla placca e viti, la sintesi percutanea con fili di Kirschner e il fissatore esterno, utile in fratture molto comminute o con compromissione dei tessuti molli. Le fratture intra-articolari richiedono un ripristino accurato della superficie articolare per ridurre il rischio di artrosi. Per lo scafoide si può optare per immobilizzazione prolungata con tutore che includa il pollice o per vite compressiva percutanea; nelle fratture esposte sono indicati toilette chirurgica, antibiotici e profilassi antitetanica.
La scelta terapeutica tiene conto di età, qualità ossea, mano dominante, richieste funzionali e comorbidità. Tra le possibili complicanze si annoverano rigidità, vizi di consolidazione, ritardi di consolidazione o pseudoartrosi, dolore persistente, compressioni nervose e sindrome dolorosa regionale complessa; il monitoraggio clinico e radiografico e la precoce mobilizzazione delle dita aiutano a prevenirle. La tromboprofilassi non è di routine nelle fratture del polso non complicate, mentre è raccomandato evitare il fumo e aderire alle indicazioni di immobilizzazione e carico.
Recupero e riabilitazione
Il percorso di recupero dopo una frattura del polso varia in base alla gravità della lesione e al tipo di trattamento ricevuto. Generalmente, il tempo di guarigione oscilla tra i 30 e i 60 giorni. (gemisalute.it)
La riabilitazione è fondamentale per recuperare la forza e la mobilità del polso. Il programma riabilitativo può includere esercizi di mobilizzazione precoce, stretching, terapia occupazionale e rinforzo muscolare.
È importante seguire attentamente le indicazioni del fisioterapista e del medico curante per garantire un recupero ottimale e prevenire complicanze come rigidità articolare o perdita di forza.
In conclusione, una frattura del polso richiede un’attenta diagnosi e un trattamento adeguato per garantire una completa guarigione. La collaborazione tra paziente, medico e fisioterapista è essenziale per un recupero funzionale ottimale.
Per approfondire
Manuale MSD – Fratture del polso: Informazioni dettagliate sulle fratture del polso, dalla diagnosi al trattamento.
Humanitas – Frattura al polso: diagnosi e trattamento: Approfondimento sulle modalità diagnostiche e terapeutiche delle fratture del polso.
