Qual è la percentuale di invalidità per una frattura del femore?

Invalidità per frattura del femore: tipologie, criteri medico-legali, percentuali riconosciute, iter valutativo, documentazione e suggerimenti operativi

Tipologie di Frattura del Femore

Le fratture del femore si distinguono principalmente in prossimali (a livello dell’anca), diafisarie (lungo il corpo dell’osso) e distali (vicino al ginocchio). La dinamica del trauma, l’età del paziente e la qualità ossea (ad esempio la presenza di osteoporosi) influenzano sede, gravità e possibili esiti funzionali.

Le fratture prossimali comprendono quelle del collo femorale (intra- o extra-capsulari) e le fratture pertrocanteriche e intertrocanteriche. Possono complicarsi con necrosi della testa femorale, vizi di consolidazione o pseudoartrosi; gli esiti funzionali riguardano dolore, riduzione del movimento dell’anca e difficoltà nella deambulazione.

Le fratture diafisarie derivano spesso da traumi ad alta energia e possono associarsi a lesioni dei tessuti molli; gli esiti includono accorciamento dell’arto, limitazioni articolari e dolore persistente. Le fratture distali, comprese le sovracondiloidee e condiliche, possono coinvolgere il ginocchio con ripercussioni su stabilità e mobilità.

Ulteriori classificazioni considerano fratture composte o scomposte, esposte, patologiche (su osso indebolito) e periprotesiche. Questi elementi, insieme alle eventuali complicanze e ai trattamenti eseguiti, sono rilevanti anche in ambito medico-legale.

Percentuali di Invalidità Riconosciute

Le percentuali di invalidità per esiti di frattura del femore sono determinate sulla base di tabelle medico-legali e dipendono da sede della frattura, tipo di trattamento effettuato ed esiti anatomo-funzionali. Si distinguono contesti diversi (invalidità civile, infortuni sul lavoro, ecc.), ognuno con criteri e finalità specifiche.

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In sede valutativa sono considerati elementi come ampiezza del movimento di anca e ginocchio, stabilità articolare, presenza di accorciamento dell’arto, dolore cronico, necessità di ausili per la deambulazione, esiti cicatriziali e impiantati protesici. La capacità di svolgere le attività della vita quotidiana e, ove pertinente, dell’attività lavorativa, influisce sul giudizio finale.

In generale, una frattura consolidata con buon recupero funzionale comporta riconoscimenti contenuti, mentre esiti con rigidità articolare, zoppia significativa, artrosi post-traumatica, pseudoartrosi o necrosi della testa femorale possono comportare percentuali più elevate. In caso di impianto protesico dell’anca, la valutazione considera sia il miglioramento ottenuto sia le eventuali limitazioni residue.

Il verbale può prevedere una rivedibilità quando è atteso un ulteriore recupero o un’evoluzione clinica. Le soglie per eventuali benefici sono stabilite dalla normativa vigente e vengono indicate nel provvedimento rilasciato dalla commissione.

Iter di Valutazione

L’iter inizia con la presentazione della domanda secondo le procedure previste (ad esempio, per l’invalidità civile tramite certificato medico introduttivo e inoltro telematico). È importante indicare correttamente la diagnosi, la data dell’evento e gli interventi eseguiti, segnalando eventuali aggravamenti o comorbidità rilevanti.

Segue la convocazione a visita presso la commissione medico-legale. Durante l’accertamento vengono esaminati la documentazione clinica, lo stato delle cicatrici, la deambulazione, l’ampiezza dei movimenti e l’eventuale uso di ausili. Se lo stato di salute non consente lo spostamento, può essere valutata una visita domiciliare secondo le regole previste.

Al termine viene redatto un verbale che riporta diagnosi, valutazione funzionale, eventuale percentuale riconosciuta, decorrenza e rivedibilità. I tempi di definizione possono variare; la comunicazione dell’esito avviene con le modalità ufficiali previste. In alcuni casi possono essere richiesti chiarimenti o integrazioni documentali.

Contro l’esito è possibile attivare gli strumenti previsti (istanza di riesame o altre forme di tutela) nei tempi stabiliti. In caso di variazioni cliniche nel tempo, si può presentare domanda per aggravamento secondo la procedura vigente.

Documentazione Necessaria

È utile fornire referti completi e recenti: accessi in Pronto Soccorso, radiografie, TC o RM, lettera di dimissione ospedaliera, cartella clinica, descrizione dell’intervento e controlli ambulatoriali ortopedici. La qualità e la leggibilità dei documenti facilitano la valutazione.

La documentazione di follow-up dovrebbe includere esami di controllo, valutazioni fisiatriche, programmi e report di fisioterapia, eventuali scale funzionali e misurazioni di dismetria degli arti. Indicazioni su dolore, resistenza al carico e autonomia nella deambulazione sono particolarmente rilevanti.

È opportuno allegare certificazioni relative a ausili utilizzati (bastone, deambulatore, ortesi), terapie farmacologiche in corso e relazioni del medico curante che descrivano le limitazioni nelle attività quotidiane. Vanno inclusi anche i referti di comorbidità che incidono sulla funzionalità dell’arto inferiore o sulla deambulazione.

Organizzare i documenti in ordine cronologico, con date ben visibili, facilita la lettura. Quando disponibile, è utile portare il supporto digitale delle immagini (CD o file) insieme a copie cartacee essenziali dei referti descrittivi.

Suggerimenti per la Domanda

Presentare la domanda quando il quadro clinico è sufficientemente documentato aiuta a ottenere una valutazione aderente alla situazione reale. In presenza di cure in corso o di possibili miglioramenti, la commissione può indicare una rivedibilità per rivalutare l’evoluzione nel tempo.

Prima della visita, predisporre un breve riepilogo cronologico dell’evento, degli interventi e degli esiti funzionali; portare con sé tutti i referti principali e gli ausili abitualmente utilizzati. Durante l’accertamento descrivere con chiarezza le limitazioni incontrate nella vita quotidiana senza enfatizzazioni o omissioni.

Coerenza tra sintomi riferiti, esame obiettivo e documenti clinici è fondamentale. Se lo spostamento è difficoltoso per motivi sanitari, informarsi per tempo sulle modalità di richiesta di visita domiciliare previste dalle procedure.

Dopo la visita, monitorare lo stato della pratica e conservare con cura il verbale. Rispettare eventuali scadenze di revisione e aggiornare la documentazione in caso di cambiamenti clinici significativi.