Qual è la percentuale di invalidità per una frattura del polso?

Frattura del polso: tipologie, percentuali di invalidità riconosciute, processo di valutazione medico-legale, documentazione richiesta e consigli pratici

Quando si chiede quale sia la percentuale di invalidità per una frattura del polso, la risposta più corretta è: dipende. In ambito medico-legale, la quantificazione non riguarda la radiografia in sé, ma l’impatto funzionale che la frattura e i suoi esiti determinano nel tempo. La riduzione della mobilità articolare, la perdita di forza di presa, il dolore persistente, la rigidità e l’eventuale comparsa di artrosi o di complicanze neurologiche sono i fattori che orientano la stima del danno. Contano anche il lato dominante, l’età, la qualità ossea, la presenza di comorbidità e il tipo di attività svolta. Le commissioni medico-legali si basano su tabelle e criteri standardizzati, con valutazioni che avvengono a guarigione consolidata o a stabilizzazione degli esiti.

Per comprendere perché le percentuali possano variare, è utile partire dalle basi cliniche: non tutte le fratture del polso sono uguali. Le differenze riguardano l’osso coinvolto, l’estensione alla superficie articolare, il grado di scomposizione, l’energia del trauma e le lesioni associate. Da questi elementi dipendono la strategia terapeutica, i tempi di recupero e, soprattutto, la probabilità di sequele funzionali. In questa prima parte vedremo le principali tipologie di frattura del polso e il loro significato clinico, così da leggere con consapevolezza le future valutazioni medico-legali.

Tipologie di Frattura del Polso

Con “frattura del polso” si indicano perlopiù le fratture del radio distale e, meno frequentemente, dell’ulna distale o delle ossa del carpo. L’anatomia del polso è complessa: oltre alle superfici articolari del radio e dell’ulna, partecipano otto ossa carpali con legamenti intricatissimi e l’articolazione radio-ulnare distale (DRUJ), essenziale per pronazione e supinazione. Per questo motivo, la classificazione delle fratture non si limita a “osso rotto sì/no”, ma distingue tra fratture extra-articolari (che risparmiano la superficie articolare) e intra-articolari (che la coinvolgono), composte o scomposte, chiuse o esposte, semplici o comminute. In generale, quanto più la frattura è scomposta, intra-articolare e comminuta, tanto maggiore è il rischio di residui deficit funzionali dovuti a incongruenze articolari e rigidità post-traumatica. La sede e il disegno di frattura orientano il trattamento e predicono la probabilità di recupero completo.

Fra le fratture del radio distale, le varianti più note sono la frattura di Colles (spostamento dorsale del frammento distale), la frattura di Smith (spostamento volare), la frattura di Barton (marginale, con coinvolgimento della superficie articolare e tendenza alla lussazione del carpo) e la frattura dello stiloide radiale, talvolta associata a lesioni legamentose del carpo. L’ulna distale può presentare fratture dello stiloide ulnare o interessare la DRUJ, con possibili esiti di instabilità e dolore ulnare. Tra le fratture carpali, lo scafoide è il più colpito: la sua vascolarizzazione delicata espone a ritardi di consolidazione e pseudoartrosi, con rischio di artrosi scafo-lunata nel tempo. È utile ricordare che, in traumatologia, frattura e lussazione sono entità diverse: la prima riguarda la continuità dell’osso, la seconda il rapporto tra capi articolari; comprenderne la differenza aiuta a interpretare meglio la diagnosi e i possibili esiti clinici differenza tra frattura e lussazione della spalla.

Oltre al disegno radiografico, il meccanismo del trauma influenza prognosi e potenziali complicanze. Un trauma ad alta energia (caduta da altezza, incidente stradale) genera più spesso fratture comminute e intra-articolari, con maggiore rischio di rigidità, artrosi precoce e deficit di forza. Nei soggetti anziani, l’osteoporosi favorisce fratture anche da cadute banali, spesso extra-articolari ma con deformità e riduzione dell’altezza radiale che possono alterare la meccanica del polso. In età pediatrica sono frequenti le fratture “a legno verde” e a “toro” (torus/buckle), generalmente stabili e con ottima capacità di rimodellamento; al contrario, nei giovani adulti sportivi le fratture dello scafoide da iperestensione del polso possono essere insidiose per la tendenza a guarire lentamente. Non vanno dimenticate le fratture patologiche su osso indebolito (ad esempio da lesioni cistiche o neoplastiche), che richiedono un inquadramento specifico e possono lasciare quadri funzionali più incerti.

La tipologia di frattura guida la scelta terapeutica, che può andare dall’immobilizzazione in gesso o tutore (per fratture composte e stabili) alla riduzione incruenta con immobilizzazione, fino alla sintesi chirurgica con placche e viti (spesso volari), fili di Kirschner, fissatori esterni o viti dedicate per lo scafoide. Gli obiettivi sono il ripristino dell’allineamento, della congruenza articolare e della stabilità, prerequisiti per ridurre rigidità e artrosi post-traumatica. Anche a trattamento eseguito correttamente, il rischio di esiti dipende dal disegno iniziale: una frattura intra-articolare scomposta, anche se sintesizzata, può lasciare piccole irregolarità che comportano dolore sotto carico o limitazione nei movimenti fini. Al contrario, una frattura extra-articolare composta trattata con immobilizzazione e fisioterapia tempestiva ha più chance di un recupero funzionale completo. Il timing di mobilizzazione, la qualità della riabilitazione e l’aderenza del paziente incidono sensibilmente sull’esito.

Alcune complicanze post-frattura del polso sono particolarmente rilevanti per l’eventuale valutazione di invalidità. La rigidità articolare può limitare flesso-estensione e deviazioni radiale/ulnare, con impatto su gesti quotidiani come avvitare, sollevare o scrivere; la perdita di pronosupinazione, specie se è interessata la DRUJ, riduce la capacità di ruotare l’avambraccio. Il dolore cronico può derivare da incongruenze articolari, conflitti ulnari, tendiniti o tenosinoviti; in alcuni casi si sviluppa una sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS), che amplifica disfunzione e dolore. La neuropatia del nervo mediano (sindrome del tunnel carpale) può emergere in fase acuta o tardiva, con formicolii e riduzione della forza di pinza. Le pseudoartrosi dello scafoide e le malunioni del radio distale alterano la biomeccanica del carpo e favoriscono artrosi radiocarpica. Anche la lateralità ha un peso: una menomazione sul polso dominante tende a tradursi in maggior impatto funzionale e, quindi, in valutazioni medico-legali potenzialmente più elevate. In sintesi, il “tipo” di frattura non è un’etichetta accademica, ma un predittore concreto dell’esito funzionale che orienterà, in seguito, la stima percentuale del danno.

Percentuali di Invalidità Riconosciute

Le percentuali di invalidità riconosciute per gli esiti di una frattura del polso dipendono dalla misura oggettiva del deficit residuo e dalla sua stabilità nel tempo. Elementi come la riduzione del range articolare (flesso-estensione, deviazioni, prono-supinazione), la perdita di forza di presa e di pinza, il dolore sotto sforzo o a riposo, eventuali segni di instabilità della DRUJ e la presenza di artrosi post-traumatica sono i principali determinanti della quantificazione.

In termini pratici, esiti lievi con modesta limitazione del movimento e dolore solo allo sforzo vengono in genere collocati in fasce percentuali basse. Deficit moderati, documentati goniometricamente e dinamometricamente, con ripercussioni su attività quotidiane e lavorative, rientrano spesso in fasce intermedie. Situazioni più complesse, come malunioni significative, pseudoartrosi dolorose dello scafoide, compromissione della congruenza articolare o CRPS, possono condurre a percentuali più elevate, soprattutto se il polso interessato è quello dominante.

Occorre inoltre considerare che i diversi ambiti valutativi adottano criteri e scale non sempre sovrapponibili: invalidità civile, assicurazioni private, INAIL o responsabilità civile utilizzano tabelle proprie e distinguono il danno biologico da altri profili (patrimoniale, capacità lavorativa specifica). Per questo motivo, a parità di quadro clinico, la percentuale riconosciuta può variare a seconda del contesto amministrativo o assicurativo di riferimento.

La stima riguarda la menomazione permanente e si effettua solo dopo il consolidamento clinico; le limitazioni temporanee (periodi di immobilizzazione, dolore acuto, assenza dal lavoro) sono valutate con criteri differenti e non si sommano alla quota permanente, ma la documentano e la contestualizzano.

Processo di Valutazione

La determinazione della percentuale di invalidità per una frattura del polso segue un iter medico-legale ben definito. Inizialmente, il paziente deve sottoporsi a una visita specialistica presso un medico legale, il quale esaminerà la documentazione clinica e valuterà l’entità dei postumi residui. Questa valutazione tiene conto di vari fattori, tra cui la limitazione funzionale, il dolore persistente e l’eventuale impatto sulla capacità lavorativa.

Successivamente, il medico legale assegna una percentuale di invalidità permanente, basandosi su tabelle di riferimento che indicano le percentuali associate a specifiche menomazioni. Ad esempio, una frattura dello scafoide può comportare un’invalidità del 5%, mentre una frattura del semilunare può essere valutata al 3% (adism.it).

È importante sottolineare che la valutazione può variare in base alle condizioni individuali del paziente e alla risposta al trattamento. Pertanto, due persone con la stessa frattura potrebbero ricevere valutazioni di invalidità differenti, a seconda delle circostanze specifiche.

Documentazione Richiesta

Per avviare la pratica di riconoscimento dell’invalidità, è fondamentale raccogliere e presentare una serie di documenti. Tra questi, il referto del pronto soccorso che attesta la diagnosi iniziale, i risultati degli esami diagnostici come radiografie o risonanze magnetiche, e le relazioni mediche delle visite specialistiche effettuate durante il percorso di cura.

Inoltre, è consigliabile includere la documentazione relativa ai trattamenti riabilitativi seguiti, eventuali interventi chirurgici subiti e le prescrizioni mediche. Questi documenti forniscono un quadro completo del percorso terapeutico e sono essenziali per la valutazione accurata dell’invalidità.

Infine, nel caso in cui la frattura abbia avuto un impatto sulla capacità lavorativa, è utile allegare certificati di malattia, buste paga che evidenziano eventuali perdite economiche e dichiarazioni del datore di lavoro riguardanti le mansioni svolte e le limitazioni riscontrate.

Consigli per la Richiesta

Affrontare il processo di richiesta di riconoscimento dell’invalidità può risultare complesso. È pertanto consigliabile seguire alcuni suggerimenti per aumentare le probabilità di successo. Innanzitutto, assicurarsi che tutta la documentazione sia completa, aggiornata e ben organizzata. La chiarezza e la precisione delle informazioni fornite possono facilitare la valutazione da parte delle commissioni competenti.

È inoltre opportuno rivolgersi a un medico legale di fiducia per ottenere una valutazione preliminare e un parere professionale sulla percentuale di invalidità attesa. Questo passaggio può fornire indicazioni utili su come procedere e su eventuali ulteriori accertamenti necessari.

Infine, considerare l’assistenza di un legale esperto in materia di invalidità civile può essere vantaggioso. Un avvocato specializzato può guidare il richiedente attraverso le varie fasi burocratiche, assicurando che i diritti vengano tutelati e che la richiesta venga presentata nel modo più efficace possibile.

In conclusione, ottenere il riconoscimento dell’invalidità per una frattura del polso richiede un’attenta preparazione e la presentazione di una documentazione dettagliata. Seguendo le procedure corrette e avvalendosi del supporto di professionisti qualificati, è possibile affrontare con maggiore serenità questo percorso e ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

Per approfondire

INPS – Invalidità Civile: Informazioni ufficiali sulle procedure per il riconoscimento dell’invalidità civile in Italia.

Ministero della Salute – Invalidità: Linee guida e normative relative all’invalidità e alle procedure di riconoscimento.

Istituto Superiore di Sanità – Riabilitazione: Approfondimenti sui percorsi riabilitativi post-frattura e sull’importanza della riabilitazione.

Società Italiana di Chirurgia della Mano: Informazioni scientifiche e aggiornamenti sulle patologie e i trattamenti relativi alla mano e al polso.