Quando si parla di “gola con lo streptococco” ci si riferisce in genere alla faringite o faringotonsillite causata dallo Streptococcus pyogenes, noto anche come streptococco beta-emolitico di gruppo A. Si tratta di una delle cause batteriche più frequenti di mal di gola, soprattutto in età scolare, ma può interessare anche adolescenti e adulti. Capire come si presenta la gola, quali sintomi si associano e come si arriva alla diagnosi è fondamentale per distinguere questa infezione da una comune faringite virale, che è molto più frequente ma non richiede antibiotici.
Descrivere l’aspetto della gola nello streptococco significa considerare non solo il colore e l’eventuale presenza di placche, ma anche il contesto clinico: febbre, ingrossamento dei linfonodi del collo, assenza di tosse e altri segni possono orientare il medico verso un’eziologia batterica. Allo stesso tempo, è importante ricordare che l’osservazione clinica da sola non basta per una diagnosi certa: servono test specifici su tampone faringeo. In questo articolo analizzeremo i sintomi tipici, l’aspetto della gola, gli esami diagnostici e le opzioni di trattamento, con un linguaggio accessibile ma basato sulle evidenze più recenti.
Sintomi dell’Infezione da Streptococco
L’infezione faringea da streptococco di gruppo A esordisce spesso in modo piuttosto brusco, con comparsa rapida di mal di gola intenso e sensazione di bruciore o dolore marcato alla deglutizione. A differenza di molte forme virali, il paziente può riferire di essersi sentito relativamente bene fino al giorno precedente, per poi sviluppare nell’arco di poche ore febbre, brividi e malessere generale. La febbre è di solito superiore a 38 °C e può accompagnarsi a cefalea, dolori muscolari diffusi e sensazione di stanchezza marcata. Nei bambini non è raro osservare anche nausea, vomito o dolore addominale, che possono confondere il quadro e far pensare inizialmente a un problema gastrointestinale. La tosse, il raffreddore con naso che cola e la voce rauca, invece, sono sintomi più tipici delle infezioni virali e la loro assenza orienta maggiormente verso una faringite streptococcica.
Un elemento clinico importante è la presenza di linfonodi ingrossati e dolenti nella regione anteriore del collo, in particolare lungo il margine del muscolo sternocleidomastoideo. Questi linfonodi cervicali anteriori diventano palpabili, aumentano di volume e risultano dolorosi alla pressione, riflettendo la risposta immunitaria locale all’infezione batterica. Il paziente può avvertire una sensazione di tensione o dolore al collo quando gira la testa o deglutisce. In alcuni casi, soprattutto nei bambini, può comparire un’eruzione cutanea diffusa, ruvida al tatto, definita “esantema scarlattiniforme”, che indica la comparsa di scarlattina, una manifestazione sistemica legata a tossine prodotte dallo streptococco. La combinazione di mal di gola acuto, febbre, linfonodi dolenti e assenza di tosse costituisce un quadro clinico fortemente suggestivo, ma non esclusivo, di infezione streptococcica.
Dal punto di vista temporale, i sintomi compaiono in genere da uno a tre giorni dopo il contatto con una persona infetta, periodo che corrisponde all’incubazione tipica dello streptococco di gruppo A. Senza trattamento antibiotico, il mal di gola tende a migliorare spontaneamente nell’arco di 3–6 giorni, mentre la febbre può persistere fino a una settimana. Tuttavia, anche quando i sintomi si attenuano, il batterio può rimanere presente in gola per un certo periodo, con il rischio di trasmissione ad altre persone e, in rari casi, di complicanze post-infettive come la febbre reumatica o la glomerulonefrite. È importante sottolineare che non tutti i portatori di streptococco sviluppano sintomi: esistono soggetti “portatori sani” che ospitano il batterio nel faringe senza manifestare mal di gola, ma che possono comunque risultare positivi ai test.
Un aspetto cruciale nella valutazione dei sintomi è la distinzione tra faringite streptococcica e faringite virale, poiché la seconda è molto più frequente e non trae beneficio dagli antibiotici. La presenza di tosse, rinorrea (naso che cola), congiuntivite, raucedine, ulcere orali o diarrea è più compatibile con un’eziologia virale e riduce la probabilità che lo streptococco sia il responsabile. Al contrario, un quadro dominato da febbre alta, dolore faringeo intenso, linfonodi cervicali anteriori dolenti e assenza di sintomi respiratori alti suggerisce una possibile infezione da streptococco. Nella pratica clinica vengono spesso utilizzati punteggi clinici (come gli score di tipo Centor o modificati) che attribuiscono un valore a ciascun sintomo o segno, aiutando il medico a decidere se eseguire o meno i test diagnostici specifici.
Aspetto della Gola Infetta
Osservando direttamente la gola di una persona con faringite streptococcica, il medico nota in genere una marcata iperemia, cioè un arrossamento intenso della mucosa faringea e delle tonsille. Le tonsille appaiono spesso aumentate di volume, tumefatte, con margini arrotondati che possono quasi toccarsi sulla linea mediana nei casi più severi. Sulla superficie tonsillare e sulla parete posteriore della faringe possono essere presenti chiazze biancastre o giallastre, definite “essudato tonsillare”: si tratta di materiale purulento costituito da leucociti, batteri e detriti cellulari, che conferisce l’aspetto tipico di “placche” sulla gola. Anche l’ugola può apparire arrossata e leggermente edematosa, pendendo talvolta verso un lato. La visione complessiva è quella di una gola molto rossa, gonfia e dolente, spesso descritta dal paziente come “infuocata”.
Un altro segno che può essere osservato è la presenza di petecchie sul palato molle, cioè piccole macchie rosso-violacee dovute a microemorragie dei capillari superficiali. Sebbene non siano presenti in tutti i casi, quando compaiono sono considerate abbastanza specifiche per l’infezione da streptococco di gruppo A. La lingua può apparire ricoperta da una patina biancastra iniziale, che in caso di scarlattina evolve nella cosiddetta “lingua a fragola”, con papille gustative rosse e prominenti su fondo chiaro. È importante sottolineare che l’aspetto della gola, per quanto suggestivo, non è patognomonico: anche altre infezioni batteriche o virali, come la mononucleosi infettiva da virus di Epstein-Barr, possono dare placche e arrossamento marcato. Per questo motivo, l’osservazione clinica deve sempre essere integrata con i dati anamnestici e, quando indicato, con test di laboratorio.
Dal punto di vista del paziente, la gola infetta da streptococco viene spesso percepita come particolarmente dolorosa, con una sensazione di graffio o bruciore che peggiora alla deglutizione, soprattutto di cibi solidi o bevande acide. Alcune persone riferiscono anche dolore irradiato verso le orecchie, pur in assenza di una vera otite, a causa della comune innervazione sensitiva. La secchezza delle mucose, favorita da febbre e ridotta assunzione di liquidi, può accentuare il fastidio. In alcuni casi, l’edema tonsillare è così marcato da dare la sensazione di “nodo in gola” o di difficoltà a respirare, soprattutto nei bambini piccoli, che hanno vie aeree più strette. Tuttavia, una vera ostruzione respiratoria è rara e, quando presente, richiede una valutazione urgente per escludere complicanze come l’ascesso peritonsillare.
È utile ricordare che l’aspetto della gola può variare nel tempo, anche nell’arco di pochi giorni. Nelle fasi iniziali l’arrossamento può essere predominante, con essudato poco evidente o assente; successivamente, con la progressione dell’infezione, le placche diventano più estese e facilmente visibili. Dopo l’inizio di una terapia antibiotica adeguata, l’infiammazione tende a ridursi rapidamente: il dolore migliora spesso entro 24–48 ore, mentre l’arrossamento e l’edema possono richiedere qualche giorno in più per normalizzarsi. Le placche si riducono progressivamente fino a scomparire. È importante non interrompere la terapia prima del tempo prescritto, anche se la gola “sembra guarita”, per evitare recidive e ridurre il rischio di complicanze immunologiche post-streptococciche.
Diagnosi e Test
La diagnosi di faringite da streptococco di gruppo A non può basarsi esclusivamente sull’osservazione della gola o sui sintomi riferiti dal paziente, perché molti quadri clinici si sovrappongono a quelli di altre infezioni, soprattutto virali. Per questo motivo, le linee guida internazionali raccomandano un approccio combinato che utilizza sia criteri clinici sia test di laboratorio. In pratica, il medico valuta la presenza di segni come febbre, assenza di tosse, linfonodi cervicali anteriori dolenti e essudato tonsillare, attribuendo un punteggio complessivo (score clinico). In base a questo punteggio, si decide se eseguire un test rapido per lo streptococco o un tampone faringeo tradizionale con coltura. Nei pazienti con punteggio molto basso, la probabilità di infezione streptococcica è ridotta e spesso non è necessario alcun test, mentre nei casi intermedi o alti i test diventano fondamentali per confermare la diagnosi.
Il test rapido per l’antigene dello streptococco (RADT, Rapid Antigen Detection Test) viene eseguito prelevando un campione di secrezioni dalla faringe e dalle tonsille con un tampone sterile. Il campione viene poi analizzato in ambulatorio o in laboratorio con un kit che, in pochi minuti, rileva la presenza di antigeni specifici del batterio. Questi test hanno il vantaggio di fornire una risposta rapida, utile per decidere tempestivamente se iniziare una terapia antibiotica. La specificità è generalmente elevata, il che significa che un risultato positivo è molto affidabile; la sensibilità, invece, può variare e non è perfetta, per cui un risultato negativo non esclude sempre con certezza l’infezione, soprattutto in contesti ad alta probabilità clinica. Per questo motivo, in alcuni casi, soprattutto nei bambini, un test rapido negativo viene confermato con una coltura tradizionale.
La coltura del tampone faringeo rappresenta ancora il “gold standard” per la diagnosi di faringite streptococcica. Il campione prelevato con il tampone viene seminato su terreni di coltura specifici in laboratorio e incubato per consentire la crescita di eventuali colonie di Streptococcus pyogenes. Questo metodo richiede più tempo, in genere 24–48 ore, ma offre una sensibilità molto elevata e permette anche di valutare la sensibilità del batterio agli antibiotici, se necessario. In alcuni centri sono disponibili anche tecniche molecolari, come i test basati sulla PCR, che rilevano il materiale genetico del batterio con grande accuratezza e in tempi relativamente rapidi, ma il loro uso nella pratica quotidiana dipende da costi e disponibilità locali. È importante che il tampone venga eseguito correttamente, strofinando la zona delle tonsille e della parete faringea posteriore, evitando di toccare lingua e guance, per ridurre il rischio di falsi negativi.
Un aspetto delicato è la gestione dei soggetti “portatori sani” di streptococco, cioè persone che ospitano il batterio in gola senza manifestare sintomi significativi. In questi casi, un tampone positivo non indica necessariamente che lo streptococco sia la causa del mal di gola, soprattutto se il quadro clinico è più compatibile con un’infezione virale. Le linee guida suggeriscono di interpretare i risultati dei test sempre alla luce del contesto clinico, evitando di trattare automaticamente con antibiotici ogni tampone positivo. L’obiettivo è ridurre l’uso inappropriato di antibiotici, che contribuisce allo sviluppo di resistenze batteriche, e concentrare il trattamento sui casi in cui il beneficio è documentato, sia per alleviare i sintomi sia per prevenire complicanze come la febbre reumatica. Per questo motivo, la valutazione medica rimane imprescindibile: solo un professionista può integrare sintomi, esame obiettivo e risultati dei test per formulare una diagnosi corretta.
Trattamenti Disponibili
Il trattamento della faringite da streptococco di gruppo A ha due obiettivi principali: ridurre la durata e l’intensità dei sintomi e prevenire le complicanze, in particolare quelle immunologiche come la febbre reumatica acuta. Quando la diagnosi è confermata da un test rapido o da una coltura, le linee guida internazionali raccomandano l’uso di antibiotici sistemici, con penicillina o amoxicillina come farmaci di prima scelta nella maggior parte dei casi, grazie alla loro efficacia consolidata e al profilo di sicurezza favorevole. Nei pazienti allergici alla penicillina possono essere utilizzate altre classi di antibiotici, come alcune cefalosporine o la clindamicina, secondo le indicazioni del medico e tenendo conto del tipo di allergia e delle eventuali resistenze locali. È fondamentale seguire scrupolosamente la durata della terapia prescritta, anche se i sintomi migliorano rapidamente, per assicurare l’eradicazione del batterio e ridurre il rischio di recidive.
Oltre alla terapia antibiotica, il trattamento sintomatico gioca un ruolo importante nel migliorare il comfort del paziente. Farmaci analgesici e antipiretici, come il paracetamolo o i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), possono essere utilizzati per controllare febbre e dolore alla gola, sempre rispettando le dosi e le controindicazioni riportate nel foglietto illustrativo e le indicazioni del medico. Rimedi non farmacologici, come bere liquidi in abbondanza, preferendo bevande tiepide, evitare cibi irritanti o troppo caldi, e fare gargarismi con soluzioni salate tiepide, possono contribuire ad alleviare il fastidio. Il riposo è altrettanto importante, soprattutto nei primi giorni di malattia, per permettere all’organismo di concentrare le energie sulla risposta immunitaria. Nei bambini, è utile rassicurare e monitorare l’andamento dei sintomi, prestando attenzione a eventuali segni di peggioramento come difficoltà respiratoria, dolore molto intenso o comparsa di eruzioni cutanee diffuse.
Dal punto di vista della salute pubblica, l’inizio tempestivo della terapia antibiotica riduce anche la contagiosità: in genere, dopo circa 24 ore di trattamento adeguato, il rischio di trasmettere lo streptococco ad altre persone diminuisce significativamente. Per questo motivo, spesso si consiglia di evitare la frequenza scolastica o lavorativa fino a quando non siano trascorse almeno 24 ore dall’avvio della terapia e la febbre sia scomparsa. È importante ricordare che l’uso di antibiotici in assenza di una conferma diagnostica o in quadri clinici tipicamente virali non solo è inutile, ma può favorire lo sviluppo di resistenze batteriche, alterare il microbiota e aumentare il rischio di effetti indesiderati, come reazioni allergiche, disturbi gastrointestinali o infezioni opportunistiche. La decisione di prescrivere un antibiotico deve quindi essere sempre ponderata e basata su criteri clinici e laboratoristici solidi.
Infine, la prevenzione delle recidive e delle complicanze passa anche attraverso misure igieniche e comportamentali. Lavarsi spesso le mani, evitare di condividere posate, bicchieri o spazzolini da denti, coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce e aerare regolarmente gli ambienti chiusi sono semplici accorgimenti che riducono la diffusione delle infezioni respiratorie, inclusa la faringite streptococcica. Nei casi di recidive frequenti o di focolai in comunità chiuse (come scuole o caserme), il medico può valutare strategie specifiche, come l’identificazione e il trattamento di eventuali portatori cronici. È importante sottolineare che le informazioni fornite in questa sede hanno carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico curante, che è l’unico in grado di valutare la situazione clinica individuale e indicare il percorso diagnostico-terapeutico più appropriato.
In sintesi, la “gola con lo streptococco” si presenta tipicamente con mal di gola acuto, febbre, linfonodi cervicali anteriori dolenti e un aspetto faringeo arrossato, spesso con placche e petecchie sul palato. Tuttavia, questi elementi, pur orientando il sospetto clinico, non sono sufficienti da soli per una diagnosi certa, che richiede il supporto di test specifici su tampone faringeo. Il trattamento antibiotico, quando indicato e correttamente eseguito, consente di ridurre la durata dei sintomi, limitare la contagiosità e prevenire complicanze potenzialmente serie. La collaborazione tra paziente, famiglia e medico, unita a un uso responsabile degli antibiotici e a semplici misure igieniche, rappresenta la strategia più efficace per gestire in modo sicuro e appropriato questa frequente infezione delle vie aeree superiori.
Per approfondire
Ministero della Salute – Malattie da streptococco di gruppo A e scarlattina Scheda istituzionale aggiornata che descrive le principali infezioni da streptococco di gruppo A, inclusa la faringotonsillite, con informazioni su trasmissione, sintomi, diagnosi e prevenzione.
CDC – Clinical Guidance for Group A Streptococcal Pharyngitis Linea guida clinica rivolta ai professionisti sanitari, utile per approfondire criteri diagnostici, indicazioni ai test e principi generali di trattamento della faringite streptococcica.
IDSA – Clinical Practice Guideline Update on Group A Streptococcal Pharyngitis Documento di riferimento internazionale aggiornato nel 2025 che riassume le evidenze più recenti su diagnosi e gestione della faringite da streptococco di gruppo A.
NCBI Bookshelf – Pharyngitis and Scarlet Fever (Streptococcus pyogenes) Capitolo di testo specialistico che approfondisce aspetti clinici, anatomopatologici e microbiologici dell’infezione da Streptococcus pyogenes, con particolare attenzione alla faringite e alla scarlattina.
Pharyngitis – articolo di revisione su PubMed Central Revisione ampia e aggiornata sulle diverse cause di faringite, con una sezione dedicata alla faringite streptococcica, utile per comprendere il contesto differenziale rispetto alle forme virali.
