Come si chiama il nuovo farmaco per l’asma?

Nuovi farmaci biologici e anticorpi monoclonali per l’asma grave: efficacia, rischi e criteri di utilizzo

L’arrivo dei farmaci biologici ha cambiato in modo significativo lo scenario terapeutico dell’asma, soprattutto per le forme gravi che non rispondono in modo adeguato alle terapie tradizionali. Molti pazienti e familiari si chiedono come si chiamino questi “nuovi farmaci per l’asma”, a chi siano destinati e che cosa possano realisticamente aspettarsi in termini di benefici e rischi.

In questo articolo proponiamo una panoramica aggiornata e comprensibile sui principali nuovi farmaci per l’asma, con particolare attenzione agli anticorpi monoclonali. Verranno spiegati, in linguaggio accessibile ma scientificamente corretto, i meccanismi d’azione, le evidenze di efficacia, gli effetti collaterali più frequenti e il ruolo dello specialista nel decidere se e quando introdurli nel percorso di cura.

Nuovi farmaci per l’asma

Per capire perché oggi si parli tanto di “nuovi farmaci” per l’asma è utile ricordare brevemente che cos’è questa malattia. L’asma è una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree, caratterizzata da broncospasmo (restringimento dei bronchi), produzione di muco e iperreattività bronchiale. I sintomi tipici sono respiro sibilante, tosse, senso di costrizione toracica e fiato corto, che possono peggiorare di notte o con l’esercizio fisico. Per molti anni il cardine della terapia è stato rappresentato da corticosteroidi inalatori e broncodilatatori, spesso molto efficaci, ma non sempre sufficienti a controllare le forme più severe, che continuano a presentare riacutizzazioni frequenti nonostante l’uso corretto dei farmaci standard.

Quando si parla di “nuovi farmaci per l’asma” ci si riferisce soprattutto ai farmaci biologici, in particolare agli anticorpi monoclonali mirati contro specifiche molecole coinvolte nell’infiammazione delle vie aeree. Questi medicinali non sostituiscono i trattamenti di base per la maggior parte dei pazienti, ma rappresentano una terapia aggiuntiva (add-on) per persone con asma grave non controllata, selezionate in base a caratteristiche cliniche e biologiche precise. Tra i nomi più citati in ambito specialistico vi sono molecole dirette contro l’interleuchina-5 (IL-5), contro l’asse IL-4/IL-13 e contro TSLP (thymic stromal lymphopoietin), una citochina chiave nell’innesco dell’infiammazione di tipo allergico.

Un esempio di questi nuovi farmaci è tezepelumab, un anticorpo monoclonale che agisce bloccando TSLP, una proteina prodotta dalle cellule delle vie aeree in risposta a stimoli come allergeni, virus o inquinanti. Inibendo TSLP, si cerca di intervenire molto “a monte” nella cascata infiammatoria, con l’obiettivo di ridurre le riacutizzazioni e migliorare il controllo dell’asma grave non controllata in adulti e adolescenti. Altri farmaci biologici, come gli anticorpi anti-IL-5 o anti-recettore dell’IL-5, sono invece mirati a ridurre il numero e l’attività degli eosinofili, un tipo di globuli bianchi spesso aumentato nei pazienti con asma eosinofilico, una forma particolarmente infiammatoria e resistente alle terapie convenzionali.

Accanto a questi, esistono anticorpi monoclonali che agiscono sull’asse IL-4/IL-13, citochine centrali nell’infiammazione di tipo 2 (T2-high), tipica di molti pazienti con asma allergico o eosinofilico. Questi farmaci possono essere indicati in soggetti con asma grave che presentano determinate caratteristiche, come livelli elevati di eosinofili nel sangue, aumento di ossido nitrico esalato (FeNO) o presenza di altre malattie di tipo allergico, ad esempio dermatite atopica o rinosinusite cronica con polipi nasali. È importante sottolineare che la scelta del farmaco non si basa solo sul nome commerciale, ma su un’accurata valutazione del “fenotipo” e dell’“endotipo” di asma, cioè del tipo di infiammazione e delle sue cause biologiche.

Questi nuovi medicinali sono generalmente somministrati per via sottocutanea, con iniezioni periodiche (ad esempio ogni 2, 4 o 8 settimane, a seconda del farmaco e del piano terapeutico stabilito dallo specialista). In molti casi la prima somministrazione avviene in un centro specialistico di riferimento, dove il paziente viene istruito sulla corretta tecnica di iniezione e monitorato per eventuali reazioni immediate. In seguito, per alcuni farmaci, può essere possibile la somministrazione a domicilio dopo adeguato training, sempre nell’ambito di un programma di follow-up strutturato. La terapia biologica non è in genere una cura “una tantum”, ma un trattamento di mantenimento che richiede valutazioni periodiche di efficacia e sicurezza.

Efficacia dei nuovi farmaci

Le evidenze disponibili sui nuovi farmaci biologici per l’asma derivano da studi clinici controllati e da dati di vita reale che hanno coinvolto pazienti con asma grave non controllata nonostante l’uso ottimale di corticosteroidi inalatori ad alto dosaggio e broncodilatatori a lunga durata d’azione. In questi studi, l’aggiunta di un anticorpo monoclonale mirato ha mostrato, in molti casi, una riduzione significativa del numero di riacutizzazioni gravi, cioè quegli episodi che richiedono l’uso di corticosteroidi sistemici (per bocca o per via endovenosa), accessi in pronto soccorso o ricoveri ospedalieri. La riduzione delle riacutizzazioni è uno degli obiettivi principali, perché ogni attacco grave comporta un rischio per la salute e un impatto importante sulla qualità di vita.

Un altro aspetto rilevante riguarda la possibilità di ridurre l’esposizione a lungo termine ai corticosteroidi sistemici, spesso utilizzati nei pazienti con asma grave per tenere sotto controllo i sintomi, ma associati a numerosi effetti collaterali (osteoporosi, aumento di peso, diabete, ipertensione, fragilità cutanea, solo per citarne alcuni). In diversi studi, l’introduzione di un farmaco biologico ha permesso, in una quota significativa di pazienti, di diminuire la dose di steroidi orali o addirittura di sospenderli, mantenendo un buon controllo dell’asma. Questo risultato è particolarmente importante in un’ottica di medicina a lungo termine, perché ridurre la “corticodipendenza” significa limitare il rischio di complicanze sistemiche.

L’efficacia dei singoli farmaci può variare in base al profilo del paziente. Ad esempio, i farmaci anti-IL-5 e anti-recettore dell’IL-5 tendono a essere più efficaci nei soggetti con asma eosinofilico, cioè con un numero elevato di eosinofili nel sangue o nell’espettorato, e con una storia di riacutizzazioni frequenti. I farmaci che agiscono sull’asse IL-4/IL-13 possono essere particolarmente utili in pazienti con infiammazione di tipo 2 marcata, spesso associata a comorbidità allergiche. I farmaci anti-TSLP, agendo più a monte nella cascata infiammatoria, sono stati studiati in popolazioni più eterogenee, includendo pazienti con diversi fenotipi di asma, e hanno mostrato benefici in termini di riduzione delle riacutizzazioni e miglioramento del controllo dei sintomi.

Oltre alle riacutizzazioni e all’uso di steroidi sistemici, gli studi valutano anche altri parametri, come il miglioramento del volume espiratorio forzato in un secondo (FEV1), un indice di funzionalità respiratoria, e la qualità di vita riferita dal paziente tramite questionari validati. In molti casi, i pazienti trattati con biologici riportano una riduzione dei sintomi quotidiani, un minor bisogno di farmaci di salvataggio (come i broncodilatatori a breve durata d’azione) e una maggiore capacità di svolgere attività fisica o lavorativa. Tuttavia, la risposta non è uniforme: alcuni pazienti traggono un beneficio molto marcato, altri un miglioramento più modesto, altri ancora possono non rispondere in modo soddisfacente, motivo per cui è essenziale un monitoraggio regolare e la possibilità di riconsiderare la strategia terapeutica.

È importante sottolineare che i nuovi farmaci non sono pensati per il trattamento delle crisi acute di asma, ma come terapia di mantenimento a lungo termine. Durante una riacutizzazione, continuano a essere fondamentali i farmaci di salvataggio e, se necessario, i corticosteroidi sistemici secondo le indicazioni del medico. I biologici agiscono nel tempo, modulando l’infiammazione cronica e riducendo la probabilità che si verifichino nuovi attacchi. Per questo motivo, i benefici più evidenti si osservano spesso dopo alcuni mesi di trattamento continuativo, e le linee guida raccomandano di valutare la risposta su un orizzonte temporale adeguato, prima di decidere se proseguire, modificare o sospendere la terapia.

Effetti collaterali

Come tutti i medicinali, anche i nuovi farmaci biologici per l’asma possono causare effetti collaterali. In generale, il loro profilo di sicurezza è considerato favorevole, soprattutto se confrontato con i rischi legati all’uso prolungato di corticosteroidi sistemici, ma questo non significa che siano privi di rischi. Gli effetti indesiderati più comuni riportati negli studi clinici includono reazioni nel sito di iniezione (rossore, gonfiore, dolore o prurito), mal di testa, dolori articolari o muscolari e, talvolta, infezioni delle vie respiratorie superiori come raffreddore o faringite. Questi disturbi sono spesso lievi o moderati e tendono a risolversi spontaneamente, ma devono comunque essere riferiti al medico, soprattutto se persistenti o fastidiosi.

Un aspetto che viene monitorato con particolare attenzione è il rischio di reazioni di ipersensibilità o allergiche al farmaco, che possono manifestarsi con sintomi come orticaria, prurito diffuso, gonfiore del viso o delle labbra, difficoltà respiratoria. Reazioni gravi come l’anafilassi sono rare, ma possibili, motivo per cui le prime somministrazioni vengono di solito effettuate in ambiente controllato, dove è disponibile un supporto medico immediato. Il paziente viene istruito a riconoscere i segni di allarme e a rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza in caso di sintomi sospetti dopo l’iniezione, anche se avvengono a domicilio.

Poiché i farmaci biologici agiscono modulando il sistema immunitario, esiste un interesse particolare nel valutare il loro impatto sul rischio di infezioni e, in generale, sulla risposta immunitaria. Gli studi condotti finora non hanno evidenziato, per la maggior parte di queste molecole, un aumento marcato di infezioni gravi rispetto al placebo, ma è comunque prudente che il medico valuti la storia clinica del paziente, eventuali malattie concomitanti e lo stato vaccinale prima di iniziare la terapia. In alcuni casi, possono essere raccomandate vaccinazioni aggiornate o particolari precauzioni, soprattutto nei pazienti più fragili o con altre patologie croniche.

Un altro tema di interesse riguarda gli effetti a lungo termine, dato che molti pazienti potrebbero assumere questi farmaci per anni. I dati di estensione degli studi clinici e le esperienze di vita reale stanno progressivamente ampliando le conoscenze sulla sicurezza prolungata, ma è probabile che la sorveglianza continui nel tempo attraverso registri e programmi di farmacovigilanza. Per questo motivo, è importante che i pazienti segnalino eventuali sintomi nuovi o insoliti e che partecipino attivamente al follow-up programmato, che può includere visite periodiche, esami del sangue e valutazioni della funzionalità respiratoria. La decisione di proseguire la terapia viene presa caso per caso, bilanciando benefici e potenziali rischi.

Infine, è fondamentale ricordare che i farmaci biologici non devono essere iniziati, sospesi o modificati di propria iniziativa. Qualsiasi cambiamento nella terapia va discusso con lo specialista, che conosce la storia clinica del paziente e può valutare alternative o aggiustamenti in base alle linene guida e alle evidenze disponibili. Anche l’uso concomitante di altri farmaci, inclusi quelli per patologie diverse dall’asma, va sempre comunicato, perché potrebbero esserci interazioni o considerazioni specifiche, ad esempio in caso di malattie autoimmuni, tumori pregressi o terapie immunosoppressive in corso.

Consigli per l’uso

L’uso dei nuovi farmaci per l’asma richiede un percorso strutturato, che inizia con una valutazione approfondita da parte di uno specialista in pneumologia o allergologia con esperienza nella gestione dell’asma grave. Prima di proporre un biologico, il medico verifica che la diagnosi di asma sia corretta, che il paziente stia assumendo in modo regolare e con tecnica adeguata i farmaci inalatori, e che siano stati affrontati eventuali fattori che possono peggiorare il controllo della malattia, come il fumo di sigaretta, l’esposizione a allergeni o irritanti, la presenza di rinosinusite non trattata o di reflusso gastroesofageo. Solo dopo aver ottimizzato questi aspetti si valuta l’indicazione a un farmaco biologico, in base a criteri clinici e laboratoristici.

Una volta deciso di iniziare la terapia, il paziente viene informato in modo dettagliato su come funziona il farmaco, con quale frequenza verrà somministrato, quali sono i possibili benefici attesi e quali effetti collaterali monitorare. È importante chiarire che i biologici non sostituiscono, almeno inizialmente, i farmaci inalatori di fondo, che vanno continuati secondo le indicazioni del medico. Nel tempo, se il controllo dell’asma migliora in modo stabile, lo specialista potrà valutare eventuali riduzioni graduali della terapia di base, ma sempre in modo controllato e mai in autonomia da parte del paziente. La collaborazione e la comunicazione aperta tra paziente, medico di famiglia e specialista sono essenziali per un uso sicuro ed efficace di questi trattamenti.

Dal punto di vista pratico, chi inizia un farmaco biologico dovrebbe mantenere un diario dei sintomi, annotando eventuali crisi, l’uso di farmaci di salvataggio, le limitazioni nelle attività quotidiane e qualsiasi evento indesiderato. Queste informazioni sono molto utili durante le visite di controllo per valutare la risposta alla terapia. In alcuni casi, lo specialista può richiedere esami periodici, come emocromo con conta degli eosinofili, misurazione del FeNO o test di funzionalità respiratoria, per monitorare l’andamento dell’infiammazione e della funzione polmonare. È anche consigliabile avere sempre con sé un piano d’azione scritto per l’asma, che indichi cosa fare in caso di peggioramento dei sintomi o di crisi, inclusi i numeri da contattare in urgenza.

Un altro consiglio riguarda la gestione delle aspettative: i nuovi farmaci possono offrire benefici importanti, ma non rappresentano una “guarigione” definitiva dell’asma. L’obiettivo realistico è ridurre la frequenza e la gravità delle riacutizzazioni, migliorare il controllo dei sintomi e la qualità di vita, e, quando possibile, diminuire l’esposizione a corticosteroidi sistemici. Alcuni pazienti noteranno miglioramenti già nei primi mesi, altri avranno un percorso più graduale. È fondamentale non scoraggiarsi e confrontarsi regolarmente con lo specialista, che potrà decidere se proseguire, modificare o eventualmente cambiare molecola in base alla risposta individuale. Anche l’aderenza alla terapia, cioè il rispetto delle scadenze per le iniezioni, è cruciale: saltare o ritardare le somministrazioni può ridurre l’efficacia del trattamento.

Infine, per quanto riguarda l’accesso e gli aspetti organizzativi, in Italia i farmaci biologici per l’asma grave sono in genere prescritti e gestiti da centri specialistici accreditati, secondo criteri definiti dalle autorità regolatorie. Per informazioni aggiornate su autorizzazioni, indicazioni e modalità di prescrizione, è possibile fare riferimento ai canali istituzionali e confrontarsi con il proprio medico. In ogni caso, la decisione di intraprendere una terapia biologica deve essere condivisa, basata su un’informazione chiara e completa, e inserita in un percorso di cura globale che includa educazione del paziente, controllo dei fattori di rischio e gestione integrata delle eventuali comorbidità respiratorie e non respiratorie.

In sintesi, i nuovi farmaci per l’asma, in particolare i biologici e gli anticorpi monoclonali, rappresentano un’importante opportunità terapeutica per i pazienti con forme gravi non controllate dalle terapie tradizionali. Agendo su bersagli specifici dell’infiammazione, possono ridurre le riacutizzazioni, migliorare il controllo dei sintomi e limitare l’uso di corticosteroidi sistemici, con un profilo di sicurezza generalmente favorevole. Tuttavia, il loro impiego richiede una selezione accurata dei pazienti, un monitoraggio attento e una stretta collaborazione tra paziente e team specialistico, senza sostituire le misure di base per la gestione dell’asma e la prevenzione delle crisi.

Per approfondire

Portale AIFA – informazioni su farmaci e rimborsabilità offre schede e documenti ufficiali sulle autorizzazioni e sulle condizioni di impiego dei medicinali in Italia, inclusi i farmaci biologici per l’asma.

Farmaci biologici – AIFA spiega in modo istituzionale che cosa sono i medicinali biologici, come gli anticorpi monoclonali, e ne illustra le principali caratteristiche rispetto ai farmaci tradizionali.

Tezspire (tezepelumab) – European public assessment report contiene informazioni dettagliate su indicazioni, meccanismo d’azione, efficacia e sicurezza di uno dei nuovi farmaci biologici per l’asma grave.

National Institutes of Health – informazioni su asma e trattamenti mette a disposizione contenuti divulgativi aggiornati sull’asma, comprese le opzioni terapeutiche avanzate come i farmaci biologici.

World Health Organization – asma e malattie respiratorie inquadra l’asma come problema di salute pubblica globale e descrive l’evoluzione delle strategie di prevenzione e trattamento, inclusi i casi più gravi.