Come si contrae un’infezione batterica ai polmoni?

Cause, sintomi, fattori di rischio e complicanze delle infezioni batteriche ai polmoni

Un’infezione batterica ai polmoni è una delle cause più frequenti di polmonite e può andare da forme lievi, gestibili a domicilio, a quadri molto gravi che richiedono il ricovero. Capire come si contrae, quali sono i fattori che aumentano il rischio e come riconoscerla precocemente è fondamentale sia per proteggere le persone più fragili, sia per evitare complicanze potenzialmente pericolose.

Quando si parla di “polmonite batterica” si fa riferimento a un’infezione degli alveoli polmonari, le piccole sacche d’aria dove avvengono gli scambi di ossigeno, causata da batteri come Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e altri microrganismi. Questi batteri possono arrivare ai polmoni in diversi modi, spesso partendo dalle vie respiratorie superiori (naso, gola) o da ambienti in cui circolano facilmente tra le persone. Nelle sezioni che seguono analizzeremo in modo sistematico come avviene il contagio, quali sintomi devono far sospettare un’infezione batterica polmonare, chi è più a rischio, come prevenirla e quali complicanze possono insorgere.

Modalità di trasmissione

La principale modalità con cui si contrae un’infezione batterica ai polmoni è la trasmissione per via respiratoria. I batteri responsabili della polmonite si diffondono soprattutto attraverso le goccioline di saliva e muco emesse quando una persona infetta tossisce, starnutisce, parla a voce alta o, in alcuni casi, semplicemente respira a breve distanza. Queste goccioline possono essere inalate da chi si trova vicino, raggiungendo le vie respiratorie superiori (naso, gola) e, in determinate condizioni, scendere fino ai polmoni. Ambienti chiusi, poco ventilati e affollati favoriscono questo tipo di trasmissione, perché aumentano la concentrazione di microrganismi nell’aria e il contatto ravvicinato tra le persone.

Un altro meccanismo importante è la cosiddetta colonizzazione delle vie aeree superiori. Alcuni batteri, come il pneumococco, possono vivere nel naso e nella gola di persone sane senza dare sintomi evidenti. In certe situazioni – ad esempio durante un’infezione virale delle vie respiratorie, in caso di difese immunitarie ridotte o di disturbi della deglutizione – questi batteri possono essere aspirati verso il basso, raggiungendo bronchi e alveoli, dove trovano condizioni favorevoli per moltiplicarsi e causare polmonite. Questo spiega perché non sempre è necessario un contatto diretto con un malato di polmonite: talvolta il “serbatoio” dei batteri è già presente nel nostro rinofaringe. Per approfondire le cause e i meccanismi con cui si sviluppa una polmonite, può essere utile leggere un’analisi dedicata a perché si prende la polmonite.

Esistono poi forme di infezione batterica polmonare legate all’ambiente ospedaliero o alle strutture di lungodegenza, note come polmoniti nosocomiali. In questi contesti circolano spesso batteri diversi da quelli tipici della comunità, talvolta più resistenti agli antibiotici. La trasmissione può avvenire non solo per via aerea, ma anche attraverso le mani del personale o dei visitatori se non vengono rispettate le norme di igiene, o tramite dispositivi medici come ventilatori e cateteri respiratori. Le persone ricoverate, soprattutto se in terapia intensiva o con gravi malattie di base, hanno difese ridotte e sono più vulnerabili a questi microrganismi.

Un’ulteriore via di ingresso dei batteri nei polmoni è l’aspirazione di contenuto orofaringeo o gastrico, fenomeno chiamato “polmonite ab ingestis” quando è clinicamente rilevante. Può accadere, ad esempio, in persone con disturbi neurologici che compromettono la deglutizione, in chi ha episodi di vomito importante, o in soggetti in stato di incoscienza o sedazione. In questi casi, i batteri presenti nella bocca o nello stomaco vengono trascinati nei polmoni insieme ai liquidi aspirati, provocando un’infiammazione spesso localizzata nei lobi inferiori. Anche una scarsa igiene orale può contribuire a rendere più aggressiva la flora batterica che, se aspirata, può dare origine a infezioni polmonari.

Sintomi e diagnosi

I sintomi di un’infezione batterica ai polmoni possono variare da lievi a molto severi, ma alcuni quadri clinici sono particolarmente tipici. La febbre è spesso elevata e insorge in modo relativamente rapido, accompagnata da brividi e sensazione di malessere generale. La tosse, inizialmente secca, tende a diventare produttiva, con espettorato denso che può essere giallo-verde o, talvolta, striato di sangue. Molti pazienti riferiscono dolore toracico, spesso localizzato da un lato, che peggiora con i colpi di tosse o con i respiri profondi (dolore “pleuritico”). La mancanza di fiato (dispnea) può comparire sia a sforzi modesti sia, nei casi più gravi, anche a riposo.

Nei soggetti anziani o molto fragili, la presentazione può essere meno “classica”: la febbre può essere assente o modesta, mentre possono prevalere confusione mentale, peggioramento improvviso di una malattia cronica preesistente, cadute, perdita di appetito o un generale declino delle condizioni. Nei bambini piccoli, invece, si osservano spesso respirazione rapida, rientramenti delle costole durante l’inspirazione, difficoltà ad alimentarsi e irritabilità. È importante non sottovalutare questi segnali, soprattutto se compaiono dopo un’infezione respiratoria virale come influenza o COVID-19, che possono aprire la strada a una sovrainfezione batterica. In caso di peggioramento dei sintomi o di comparsa di segni di allarme, il medico può valutare anche la necessità di ricovero, tema approfondito in modo specifico nella guida su quanto si sta in ospedale per una polmonite.

La diagnosi di polmonite batterica si basa innanzitutto sulla visita medica. L’auscultazione del torace con lo stetoscopio può rivelare rumori respiratori anomali, come crepitii (simili al rumore di carta stropicciata) o riduzione del murmure vescicolare in alcune aree del polmone. Tuttavia, l’esame obiettivo da solo non è sufficiente: per confermare il sospetto è quasi sempre necessaria una radiografia del torace, che mostra addensamenti (opacità) nelle zone polmonari colpite. In alcuni casi particolari, ad esempio se la radiografia non è conclusiva o se si sospettano complicanze, possono essere richiesti esami di imaging più dettagliati come la TAC del torace o l’ecografia polmonare.

Gli esami di laboratorio aiutano a definire la natura batterica dell’infezione e la sua gravità. Un aumento dei globuli bianchi e di alcuni marcatori infiammatori (come PCR o procalcitonina) può orientare verso un’origine batterica, anche se non è un criterio assoluto. Per identificare il microrganismo responsabile, il medico può richiedere esami colturali su campioni di espettorato, sangue o, nei casi più complessi, su liquido prelevato direttamente dalle vie respiratorie inferiori tramite broncoscopia. Questi test permettono anche di valutare la sensibilità del batterio agli antibiotici, informazione cruciale per impostare una terapia mirata, soprattutto nelle forme gravi o in ambiente ospedaliero.

In alcune situazioni, soprattutto quando i sintomi non migliorano come previsto o quando il quadro clinico è atipico, possono essere utilizzati test rapidi o indagini sierologiche per orientare ulteriormente la diagnosi. La combinazione tra dati clinici, radiologici e di laboratorio consente di distinguere più facilmente le polmoniti batteriche da quelle virali o da altre patologie polmonari che possono presentarsi con sintomi simili, come scompenso cardiaco o embolia polmonare.

Fattori di rischio

Non tutte le persone esposte agli stessi batteri sviluppano un’infezione batterica ai polmoni: molto dipende dallo stato di salute generale e da specifici fattori di rischio. L’età è uno dei più importanti: i bambini sotto i 5 anni e gli adulti oltre i 65 anni hanno un sistema immunitario più vulnerabile e una maggiore probabilità di sviluppare polmoniti gravi. Anche la presenza di malattie croniche, come broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma grave, insufficienza cardiaca, diabete, malattie renali o epatiche, aumenta il rischio di infezione e di decorso complicato. In queste persone, anche un’infezione respiratoria apparentemente banale può evolvere più facilmente in polmonite.

Le condizioni di immunodeficienza, sia congenite sia acquisite, rappresentano un ulteriore elemento critico. Pazienti in trattamento con chemioterapia, terapie immunosoppressive (ad esempio dopo un trapianto d’organo o per malattie autoimmuni), persone con infezione da HIV non controllata o con altre forme di deficit immunitario hanno una capacità ridotta di contrastare i batteri che raggiungono i polmoni. Questo non solo aumenta la probabilità di ammalarsi, ma espone anche a infezioni causate da microrganismi “insoliti” o più aggressivi, con quadri clinici spesso più severi e difficili da trattare. In questi casi, la prevenzione e il riconoscimento precoce dei sintomi sono particolarmente importanti.

Tra i fattori di rischio modificabili, il fumo di sigaretta occupa un ruolo centrale. Il fumo danneggia le ciglia dell’epitelio respiratorio, strutture microscopiche che aiutano a “spazzare via” muco e microrganismi dalle vie aeree, e altera le difese locali dei polmoni. I fumatori hanno quindi una maggiore predisposizione alle infezioni respiratorie, comprese le polmoniti batteriche, e spesso un decorso più complicato. Anche l’abuso di alcol è un fattore di rischio riconosciuto: l’alcol può compromettere la funzione del sistema immunitario, aumentare il rischio di aspirazione (per alterazione dello stato di coscienza) e favorire la malnutrizione, tutti elementi che rendono più probabile lo sviluppo di infezioni polmonari.

Infine, esistono fattori ambientali e situazionali che contribuiscono al rischio di contrarre un’infezione batterica ai polmoni. Vivere o lavorare in ambienti affollati e poco ventilati, come alcune strutture residenziali, scuole, caserme o carceri, facilita la circolazione dei batteri respiratori. La permanenza prolungata in ospedale, soprattutto in reparti ad alta intensità di cura, espone a microrganismi ospedalieri spesso più resistenti. Anche la stagione ha un ruolo: durante l’inverno e l’inizio della primavera, quando circolano maggiormente virus respiratori come influenza e altri virus parainfluenzali, aumenta il rischio di sovrainfezioni batteriche, perché le vie respiratorie sono già irritate e le difese locali ridotte.

Prevenzione e trattamento

La prevenzione delle infezioni batteriche ai polmoni si basa su una combinazione di misure igieniche, stili di vita sani e, quando indicato, vaccinazioni. Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o utilizzare soluzioni idroalcoliche riduce la trasmissione di batteri e virus che possono favorire la comparsa di polmonite. Coprire bocca e naso con il gomito o con un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce, e smaltire subito i fazzoletti usati, limita la dispersione di goccioline respiratorie nell’ambiente. Evitare il contatto stretto con persone che presentano sintomi respiratori importanti, soprattutto se si appartiene a categorie fragili, è un’altra misura di buon senso.

Le vaccinazioni giocano un ruolo chiave nella prevenzione di molte forme di polmonite batterica e delle sovrainfezioni che seguono infezioni virali. I vaccini contro lo pneumococco (pneumococcici), contro Haemophilus influenzae tipo b (Hib, soprattutto nei bambini), contro l’influenza stagionale e contro il COVID-19 riducono in modo significativo il rischio di sviluppare polmoniti gravi o complicate. Le raccomandazioni specifiche su quali vaccini effettuare, a che età e in quali categorie di rischio, vengono aggiornate periodicamente dalle autorità sanitarie e vanno discusse con il medico curante o il pediatra. Smettere di fumare, limitare il consumo di alcol e mantenere una buona nutrizione contribuiscono a rafforzare le difese dell’apparato respiratorio.

Per quanto riguarda il trattamento, nelle polmoniti batteriche la terapia di base è rappresentata dagli antibiotici, scelti dal medico in base al sospetto agente causale, al contesto (comunitario o ospedaliero), alle condizioni del paziente e all’eventuale presenza di allergie o altre controindicazioni. È essenziale non assumere antibiotici di propria iniziativa e non utilizzare farmaci avanzati da precedenti terapie: un uso inappropriato può essere inefficace e favorire lo sviluppo di resistenze batteriche. La durata del trattamento e la via di somministrazione (orale o endovenosa) dipendono dalla gravità del quadro clinico e dalla risposta alla terapia.

Oltre agli antibiotici, il trattamento comprende misure di supporto: riposo adeguato, idratazione, controllo della febbre e del dolore con farmaci sintomatici prescritti dal medico, e, nei casi più gravi, supporto respiratorio con ossigenoterapia o ventilazione assistita. Il ricovero ospedaliero può essere necessario quando la saturazione di ossigeno è bassa, quando il paziente ha difficoltà respiratorie importanti, quando sono presenti altre malattie gravi o quando a domicilio non è possibile garantire un’adeguata assistenza. Il monitoraggio clinico e strumentale in ospedale permette di intervenire tempestivamente in caso di peggioramento o di comparsa di complicanze.

Complicanze

Un’infezione batterica ai polmoni, se non riconosciuta e trattata in modo adeguato e tempestivo, può evolvere verso diverse complicanze. Una delle più temute è l’insufficienza respiratoria acuta, condizione in cui i polmoni non riescono più a garantire un adeguato scambio di ossigeno e anidride carbonica. Il paziente può presentare respiro molto rapido e superficiale, cianosi (colorazione blu delle labbra o delle estremità), confusione e marcata sensazione di fame d’aria. In questi casi è spesso necessario il ricovero in terapia intensiva e il supporto con ossigeno ad alti flussi o con ventilazione meccanica, invasiva o non invasiva, a seconda della gravità.

Un’altra complicanza relativamente frequente è il versamento pleurico, cioè l’accumulo di liquido tra i due foglietti della pleura che rivestono i polmoni. Quando il liquido è infetto e ricco di pus si parla di empiema pleurico. Queste condizioni possono causare dolore toracico, peggioramento della dispnea e febbre persistente nonostante la terapia antibiotica. La gestione può richiedere, oltre agli antibiotici, procedure invasive come il drenaggio del liquido tramite un tubo inserito nello spazio pleurico o, nei casi più complessi, interventi chirurgici per rimuovere raccolte purulente organizzate e favorire la riespansione del polmone.

La diffusione dei batteri dal focolaio polmonare al sangue può portare alla sepsi, una risposta infiammatoria sistemica potenzialmente letale. La sepsi si manifesta con febbre o ipotermia, tachicardia, respiro accelerato, calo della pressione arteriosa, alterazioni dello stato mentale e segni di sofferenza di vari organi (reni, fegato, cuore). È un’emergenza medica che richiede un trattamento immediato in ambiente ospedaliero, con antibiotici per via endovenosa, fluidi, farmaci per sostenere la pressione e, se necessario, supporto degli organi compromessi. Le persone anziane, immunodepresse o con comorbidità importanti sono particolarmente esposte a questo rischio.

Nel medio-lungo termine, alcune polmoniti batteriche possono lasciare esiti a carico del tessuto polmonare, come aree di fibrosi (cicatrici) o bronciectasie (dilatazioni irreversibili dei bronchi), che possono predisporre a infezioni ricorrenti e a una riduzione della capacità respiratoria. In una minoranza di casi, soprattutto quando l’infezione è stata molto estesa o complicata, il recupero completo può richiedere settimane o mesi, con persistenza di stanchezza, tosse residua e ridotta tolleranza allo sforzo. Per questo motivo, anche dopo la risoluzione della fase acuta, è importante seguire le indicazioni del medico per eventuali controlli radiologici o funzionali e per programmi di riabilitazione respiratoria quando indicati.

In sintesi, un’infezione batterica ai polmoni è il risultato dell’incontro tra microrganismi potenzialmente aggressivi e un organismo più o meno vulnerabile, in un determinato contesto ambientale. Conoscere le modalità di trasmissione, riconoscere precocemente i sintomi sospetti, prestare attenzione ai fattori di rischio e adottare misure di prevenzione – incluse le vaccinazioni raccomandate e gli stili di vita sani – permette di ridurre in modo significativo la probabilità di ammalarsi e di andare incontro a complicanze. In presenza di febbre, tosse persistente, difficoltà respiratoria o peggioramento improvviso delle condizioni generali, soprattutto nei soggetti fragili, è sempre opportuno rivolgersi tempestivamente al medico per una valutazione accurata e per impostare, se necessario, un trattamento adeguato.

Per approfondire

CDC – About Pneumonia offre una panoramica aggiornata su cause, sintomi e modalità di trasmissione della polmonite, con particolare attenzione agli agenti batterici più comuni e alle differenze tra forme acquisite in comunità e in ospedale.

CDC – Risk Factors for Pneumonia descrive in dettaglio le categorie di persone più a rischio di sviluppare polmonite e le condizioni che aumentano la probabilità di forme gravi, utile per comprendere meglio il proprio profilo di rischio.

WHO – Pneumonia in children – Fact sheet riassume le informazioni essenziali sulla polmonite nei bambini, incluse le principali cause batteriche, le modalità di contagio e le strategie di prevenzione raccomandate a livello globale.

WHO – Pneumococcus: Vaccine Preventable Diseases Surveillance Standards approfondisce il ruolo di Streptococcus pneumoniae come causa di polmonite grave e l’importanza dei programmi vaccinali nel ridurre incidenza e mortalità.

Humanitas – Polmonite propone una scheda divulgativa in italiano che spiega in modo chiaro sintomi, diagnosi, trattamento e prevenzione della polmonite, con riferimenti specifici alle forme batteriche e alle indicazioni pratiche per i pazienti.