Come si usa un inalatore per l’asma?

Tecnica, tipi di inalatori e manutenzione per l’uso corretto nell’asma

Gli inalatori per l’asma sono dispositivi fondamentali per portare il farmaco direttamente nelle vie respiratorie, dove serve davvero. Tuttavia, molti pazienti li usano in modo scorretto, riducendo l’efficacia della terapia e aumentando il rischio di sintomi mal controllati, riacutizzazioni e ricorso a farmaci di emergenza. Imparare la tecnica giusta, e ripassarla periodicamente con il medico o il farmacista, è quindi parte integrante della cura dell’asma, tanto quanto la scelta del farmaco.

Questa guida spiega in modo pratico come funziona un inalatore per l’asma, quali tipi esistono, quali sono i passaggi corretti per utilizzarli e gli errori più frequenti da evitare. Non sostituisce le indicazioni personalizzate del proprio specialista né le istruzioni del foglio illustrativo, ma aiuta a capire il perché di ogni gesto, così da rendere la terapia più efficace e sicura nella vita quotidiana.

Come funziona un inalatore per l’asma

Un inalatore per l’asma è un dispositivo che consente di somministrare un farmaco direttamente nei bronchi sotto forma di aerosol (minuscole particelle liquide) o polvere. A differenza delle compresse o degli sciroppi, che devono essere assorbiti dall’intestino e poi distribuiti dal sangue, l’inalazione permette di agire quasi subito sulle vie aeree, con dosi più basse e minori effetti indesiderati sistemici. Il principio attivo (per esempio un broncodilatatore o un corticosteroide inalatorio) viene “trasportato” da un gas propellente o dal flusso inspiratorio del paziente fino ai polmoni, dove si deposita sulla mucosa bronchiale e svolge la sua azione.

Perché questo meccanismo funzioni, non basta premere lo spray o inspirare dalla capsula: è essenziale che il gesto sia coordinato e che il respiro abbia determinate caratteristiche (velocità, profondità, durata). Se l’inspirazione è troppo rapida o troppo debole, se si espira dentro il boccaglio, se non si trattiene il respiro dopo l’inalazione, una parte importante del farmaco si ferma in bocca o in gola e non raggiunge i bronchi più piccoli. Questo spiega perché due persone che usano lo stesso inalatore possano ottenere risultati molto diversi a seconda della tecnica. Per approfondire gli aspetti più fisiologici e meccanici del dispositivo, può essere utile una lettura dedicata su come funziona l’inalatore per l’asma.

La maggior parte degli inalatori moderni è progettata per rilasciare una “dose predosata” di farmaco, cioè una quantità fissa e ripetibile a ogni attivazione. Nei cosiddetti inalatori a dose predosata pressurizzati (pMDI), il farmaco è sospeso o disciolto in un liquido sotto pressione insieme a un propellente; quando si preme il contenitore, una valvola rilascia una nuvola di aerosol. Negli inalatori di polvere secca (DPI), invece, il farmaco è contenuto in forma di polvere micronizzata e viene “aspirato” grazie alla forza dell’inspirazione del paziente, senza bisogno di gas propellenti. In entrambi i casi, la corretta deposizione del farmaco nei polmoni dipende dalla dimensione delle particelle e dal modo in cui si respira durante l’uso.

Un altro elemento chiave del funzionamento degli inalatori è la presenza di componenti accessori come il boccaglio, il cappuccio di protezione, il contatore di dosi e, per alcuni dispositivi, il distanziatore (spacer). Il boccaglio deve aderire bene alle labbra per evitare dispersioni; il cappuccio serve a mantenerlo pulito e a prevenire l’ingresso di polvere o corpi estranei; il contatore di dosi aiuta a sapere quante erogazioni restano, riducendo il rischio di trovarsi senza farmaco in caso di crisi. Il distanziatore, infine, è una camera intermedia che facilita la coordinazione tra attivazione dello spray e inspirazione, migliorando la quantità di farmaco che arriva ai polmoni, soprattutto nei bambini, negli anziani o in chi ha difficoltà di coordinazione.

Comprendere come funziona l’inalatore aiuta anche a interpretare correttamente le sensazioni durante l’uso. Per esempio, con alcuni pMDI si percepisce chiaramente il “getto freddo” in bocca, mentre con molti DPI la sensazione è più sfumata e il paziente può avere l’impressione di non aver inalato nulla, pur avendo assunto la dose corretta. Sapere che la presenza o assenza di gusto o di sensazione non è un indicatore affidabile della dose ricevuta evita errori come ripetere inutilmente l’inalazione. Per questo è importante affidarsi alle istruzioni del dispositivo e al contatore di dosi, non alle sole percezioni soggettive.

Tipi di inalatori disponibili

Esistono diversi tipi di inalatori per l’asma, ciascuno con caratteristiche specifiche, vantaggi e limiti. I più diffusi sono gli inalatori a dose predosata pressurizzati (pMDI) e gli inalatori di polvere secca (DPI), ma in alcune situazioni si utilizzano anche nebulizzatori e dispositivi a “soft mist” (nebulizzazione a getto morbido). La scelta del device dipende da vari fattori: età del paziente, capacità di coordinare i movimenti, forza dell’inspirazione, tipo di farmaco, preferenze personali e indicazioni del medico. Non esiste un inalatore “migliore” in assoluto: è fondamentale che il paziente sappia usarlo correttamente e che il dispositivo si adatti alle sue capacità.

I pMDI sono piccoli spray tascabili composti da un contenitore pressurizzato inserito in un boccaglio di plastica. Rilasciano una nuvola di aerosol quando si preme il contenitore verso il basso. Richiedono una buona coordinazione tra l’attivazione dello spray e l’inizio dell’inspirazione: se si preme troppo presto o troppo tardi, gran parte del farmaco si deposita in bocca. Per ridurre questo problema, spesso si consiglia l’uso di un distanziatore, soprattutto nei bambini e negli anziani. I DPI, invece, contengono il farmaco in polvere, in blister o capsule o in un serbatoio interno; il paziente deve inspirare in modo rapido e profondo per “staccare” la polvere e portarla nei bronchi. Questa caratteristica li rende meno adatti a chi ha un flusso inspiratorio molto debole, per esempio durante una crisi grave.

Oltre a pMDI e DPI, i nebulizzatori rappresentano un’altra categoria di dispositivi inalatori. Si tratta di apparecchi (spesso da tavolo o portatili) che trasformano una soluzione liquida di farmaco in una nebbia fine, da inalare attraverso una mascherina o un boccaglio per alcuni minuti. Sono molto usati nei bambini piccoli, nelle persone con difficoltà a coordinare i movimenti o in contesti ospedalieri, ma richiedono più tempo per la somministrazione e una manutenzione accurata per evitare contaminazioni. I dispositivi “soft mist” generano invece un getto di aerosol a bassa velocità e senza propellente, che rimane sospeso più a lungo e può facilitare la deposizione nei polmoni, pur richiedendo comunque una tecnica corretta.

Quando si confrontano i diversi tipi di inalatori, è utile considerare anche aspetti pratici come la portabilità, la facilità di apprendimento, la presenza di un contatore di dosi e la necessità di agitare il dispositivo o di caricare manualmente le capsule. Alcuni pazienti trovano più intuitivo “aspirare” da un DPI piuttosto che coordinare lo spray di un pMDI; altri preferiscono la sensazione del getto dello spray perché dà loro la sicurezza di aver assunto il farmaco. In ogni caso, qualunque sia il dispositivo scelto, è importante chiedere al medico o al farmacista una dimostrazione pratica e, se necessario, rivedere periodicamente la tecnica. Per chi desidera valutare anche gli aspetti economici, può essere utile informarsi su quanto costa un inalatore per asma.

Passaggi per l’uso corretto

La sequenza dei passaggi per usare correttamente un inalatore varia leggermente a seconda del tipo di dispositivo, ma alcuni principi generali sono comuni. Prima di tutto, è importante leggere con attenzione il foglio illustrativo e le istruzioni specifiche del proprio inalatore, perché ogni modello può avere particolarità (per esempio il modo di caricare la dose o di controllare il contatore). In generale, prima di ogni inalazione è consigliabile stare seduti o in piedi, con il busto eretto, per facilitare l’espansione dei polmoni. È utile anche avere a portata di mano un bicchiere d’acqua, soprattutto se si utilizza un corticosteroide inalatorio, per sciacquare la bocca dopo l’uso e ridurre il rischio di irritazioni o infezioni locali.

Per un inalatore spray a dose predosata (pMDI), i passaggi tipici includono: togliere il cappuccio e controllare che il boccaglio sia pulito; agitare energicamente il dispositivo per alcuni secondi, in modo da miscelare bene il farmaco con il propellente; espirare lentamente fino a svuotare parzialmente i polmoni, lontano dal boccaglio; posizionare il boccaglio tra le labbra, chiudendole bene attorno ad esso; iniziare a inspirare lentamente e profondamente attraverso la bocca e, quasi contemporaneamente, premere il contenitore per rilasciare la dose; continuare a inspirare fino a riempire bene i polmoni; trattenere il respiro per circa 5–10 secondi, se possibile, per permettere al farmaco di depositarsi; infine, espirare lentamente. Se è necessaria una seconda inalazione, si attende circa mezzo minuto e si ripete la procedura.

Per un inalatore di polvere secca (DPI), la sequenza è diversa perché non c’è un getto di spray da coordinare. In genere si deve: aprire il dispositivo secondo le istruzioni (ruotare, far scorrere, sollevare un coperchio); caricare la dose (per esempio inserendo una capsula e forandola, o azionando una leva o un pulsante che prepara il blister); espirare lentamente lontano dal boccaglio, facendo attenzione a non soffiare dentro il dispositivo per non umidificare la polvere; posizionare il boccaglio tra le labbra e chiuderle bene; inspirare in modo rapido, profondo e deciso attraverso la bocca, senza attivare alcun pulsante durante l’inspirazione; togliere l’inalatore dalla bocca e trattenere il respiro per alcuni secondi; espirare lentamente. Anche in questo caso, se è prevista una seconda inalazione, si ripete la procedura secondo le istruzioni del dispositivo.

Un capitolo a parte merita l’uso del distanziatore con i pMDI. Il distanziatore è una camera di plastica che si collega da un lato allo spray e dall’altro ha un boccaglio o una mascherina. L’uso tipico prevede: agitare il pMDI, inserirlo nel distanziatore, espirare lentamente, posizionare il boccaglio del distanziatore tra le labbra (o la mascherina sul viso, ben aderente), premere una sola volta lo spray per rilasciare la dose nella camera, quindi inspirare lentamente e profondamente dalla camera, eventualmente facendo 4–5 respiri lenti se si usa una mascherina. Il distanziatore riduce la necessità di coordinare perfettamente il gesto e aumenta la quota di farmaco che raggiunge i polmoni, soprattutto nei bambini e in chi ha difficoltà motorie. Per organizzare meglio la terapia nel tempo, può essere utile anche sapere quanto dura un inalatore per asma, così da programmare per tempo il rinnovo della prescrizione.

Indipendentemente dal tipo di inalatore, dopo l’uso di corticosteroidi inalatori è raccomandato sciacquare la bocca con acqua e, se possibile, fare gargarismi, sputando poi l’acqua. Questo semplice gesto riduce il deposito di farmaco nella cavità orale e il rischio di candidosi orale (mughetto) e raucedine. È inoltre importante non superare il numero di inalazioni prescritte dal medico e non modificare da soli la terapia in base ai sintomi del momento: un uso eccessivo di broncodilatatori a breve durata d’azione, per esempio, può essere il segnale di un asma mal controllata che richiede una rivalutazione del piano terapeutico, non solo “più puff” di emergenza.

Errori comuni da evitare

Gli studi sulla tecnica inalatoria mostrano che una larga percentuale di pazienti commette errori nell’uso degli inalatori, spesso senza rendersene conto. Uno degli sbagli più frequenti con i pMDI è la mancanza di coordinazione tra l’attivazione dello spray e l’inizio dell’inspirazione: molti pazienti premono lo spray prima di iniziare a inspirare o quando hanno già quasi finito di inspirare, con il risultato che gran parte del farmaco si deposita in bocca o viene dispersa nell’aria. Un altro errore comune è inspirare troppo rapidamente con i pMDI, come se si stesse “aspirando” da una cannuccia: in realtà, con questi dispositivi è necessaria un’inspirazione lenta e profonda, per permettere alle particelle di seguire il flusso d’aria fino ai bronchi più piccoli.

Con gli inalatori di polvere secca (DPI), gli errori tipici sono quasi l’opposto: molti pazienti inspirano troppo lentamente o troppo superficialmente, non generando un flusso d’aria sufficiente a staccare la polvere dal dispositivo e a trasportarla nei polmoni. Altri dimenticano di espirare prima dell’inalazione o, peggio, espirano dentro il boccaglio dopo aver caricato la dose, umidificando la polvere e compromettendo la corretta erogazione. Anche non chiudere bene le labbra attorno al boccaglio o tenere il dispositivo in posizione scorretta (per esempio inclinato o capovolto, quando le istruzioni richiedono di tenerlo orizzontale) può ridurre significativamente la quantità di farmaco inalata.

Un errore trasversale a tutti i tipi di inalatori è non trattenere il respiro dopo l’inalazione. Molti pazienti inspirano, tolgono subito l’inalatore dalla bocca e poi espirano immediatamente: in questo modo, una parte del farmaco che non ha ancora avuto il tempo di depositarsi viene espulsa con l’aria espirata. Trattenere il respiro per circa 5–10 secondi, se lo stato clinico lo consente, aumenta la permanenza delle particelle nei bronchi e ne favorisce il deposito sulla mucosa. Un altro errore frequente è non sciacquare la bocca dopo l’uso di corticosteroidi inalatori, aumentando il rischio di effetti locali indesiderati come candidosi orale, irritazione e raucedine.

Infine, molti pazienti sottovalutano l’importanza di controllare regolarmente il contatore di dosi (quando presente) o di tenere traccia delle inalazioni effettuate. Usare un inalatore “vuoto” o quasi vuoto, soprattutto se si tratta del farmaco di emergenza, può essere pericoloso in caso di crisi. Altri errori riguardano la manutenzione: non pulire mai il boccaglio, lasciarlo senza cappuccio in borsa o in tasca, esporre il dispositivo a temperature estreme (per esempio in auto al sole) o all’umidità possono alterare il funzionamento dell’inalatore. Per ridurre questi rischi, è utile chiedere periodicamente al medico o al farmacista di osservare la propria tecnica e correggere eventuali abitudini scorrette, anche se si usa lo stesso inalatore da anni.

Le conseguenze cliniche di una tecnica inalatoria scorretta non sono banali: un asma apparentemente “resistente” alla terapia può in realtà dipendere da un uso sbagliato del dispositivo, con scarso controllo dei sintomi, maggior numero di riacutizzazioni, visite urgenti e, talvolta, aumento non necessario delle dosi di farmaco. Correggere la tecnica può migliorare significativamente il controllo dell’asma senza cambiare il principio attivo o la posologia. Per questo, le linee di gestione dell’asma sottolineano l’importanza di verificare regolarmente la tecnica inalatoria a ogni visita, soprattutto quando il paziente riferisce un peggioramento dei sintomi o un uso frequente del farmaco di salvataggio.

Manutenzione e conservazione dell’inalatore

Una corretta manutenzione dell’inalatore è essenziale per garantire che il dispositivo funzioni nel modo previsto e che il farmaco venga erogato in maniera costante e sicura. Il primo elemento da curare è la pulizia del boccaglio: con l’uso quotidiano, soprattutto se non si sciacqua la bocca dopo l’inalazione, possono depositarsi residui di farmaco, saliva o polvere che ostruiscono parzialmente l’uscita del getto o della polvere. In genere, per i pMDI si consiglia di rimuovere il contenitore metallico e lavare il boccaglio di plastica con acqua tiepida, lasciandolo asciugare completamente all’aria prima di rimontarlo; per molti DPI, invece, non è indicato l’uso di acqua, ma solo la pulizia esterna e del boccaglio con un panno asciutto, seguendo sempre le istruzioni specifiche del produttore.

La conservazione corretta riguarda anche la protezione da polvere, sporco e corpi estranei. Il cappuccio del boccaglio non è un semplice accessorio estetico: serve a evitare che briciole, pelucchi o altri piccoli oggetti entrino nel dispositivo, con il rischio di essere inalati o di ostruire il passaggio del farmaco. È quindi importante rimettere sempre il cappuccio dopo l’uso e non tenere l’inalatore sfuso in tasca o in borsa senza protezione. Per i DPI che utilizzano capsule o blister, è fondamentale conservare le confezioni in luogo asciutto e non aprire o forare le capsule prima del momento dell’uso, perché l’umidità può alterare la polvere e comprometterne la corretta erogazione.

Le condizioni ambientali possono influenzare il funzionamento degli inalatori, in particolare dei pMDI che contengono gas propellenti. Temperature troppo elevate (per esempio lasciare l’inalatore in auto al sole) o troppo basse possono modificare la pressione interna e la dimensione delle particelle erogate, riducendo l’efficacia del farmaco. È quindi consigliabile conservare l’inalatore a temperatura ambiente, lontano da fonti di calore diretto e dal gelo, e non esporlo a sbalzi termici estremi. Anche l’umidità è un nemico dei DPI: tenerli in ambienti molto umidi, come il bagno, può favorire l’agglomerazione della polvere e ostacolare la corretta inalazione.

Un altro aspetto spesso trascurato è il controllo periodico del contatore di dosi o, in sua assenza, il monitoraggio approssimativo delle inalazioni effettuate. Alcuni dispositivi hanno un indicatore che cambia colore o mostra un numero decrescente; è importante non aspettare che il contatore arrivi a zero per richiedere una nuova confezione, ma muoversi in anticipo, soprattutto per i farmaci di emergenza. Per gli inalatori senza contatore, il foglio illustrativo indica in genere il numero massimo di erogazioni disponibili: segnare la data di inizio utilizzo e fare un calcolo approssimativo in base alle dosi giornaliere prescritte può aiutare a evitare di usare un dispositivo ormai esaurito.

Infine, è bene ricordare che gli inalatori hanno una data di scadenza, oltre la quale il produttore non garantisce più la piena efficacia e sicurezza del farmaco. Usare un inalatore scaduto può significare assumere una dose inferiore a quella dichiarata o un prodotto alterato. È quindi buona pratica controllare periodicamente la data di scadenza riportata sulla confezione e sul dispositivo, smaltendo correttamente gli inalatori scaduti o esauriti secondo le indicazioni del farmacista (in genere non vanno gettati nei rifiuti indifferenziati, ma riportati in farmacia o nei punti di raccolta dedicati). Una manutenzione attenta e una conservazione adeguata sono parte integrante della terapia inalatoria e contribuiscono, insieme alla tecnica corretta, a mantenere l’asma sotto controllo nel lungo periodo.

In sintesi, usare correttamente un inalatore per l’asma significa conoscere il proprio dispositivo, seguire con attenzione i passaggi di utilizzo, evitare gli errori più comuni e prendersi cura della manutenzione e della conservazione. Una tecnica inalatoria adeguata può migliorare in modo significativo l’efficacia del trattamento, ridurre i sintomi e le riacutizzazioni e limitare la necessità di aumentare le dosi di farmaco. È sempre consigliabile chiedere al medico o al farmacista di verificare periodicamente il proprio modo di usare l’inalatore e di chiarire ogni dubbio, ricordando che l’educazione alla tecnica è una parte fondamentale della gestione dell’asma, al pari della scelta del farmaco più adatto.

Per approfondire

Self-Care for Asthma – Using Your Inhaler (CDC) offre indicazioni pratiche e video dimostrativi aggiornati su come utilizzare correttamente diversi tipi di inalatori per l’asma, con e senza distanziatore.

How to Use a Metered-Dose Inhaler Fact Sheet (NHLBI/NIH) fornisce una scheda dettagliata, passo per passo, sull’uso corretto degli inalatori spray a dose predosata, utile per confrontare la propria tecnica con quella raccomandata.

Metered Dose Inhaler Technique: A Priority Catch for Physicians (PubMed) è un articolo scientifico che documenta quanto siano frequenti gli errori di tecnica inalatoria e sottolinea l’importanza del controllo periodico da parte dei professionisti sanitari.

Evaluation of Metered Dose Inhaler Use Technique and Response to Educational Training (PubMed) descrive come interventi educativi strutturati possano migliorare significativamente la tecnica di utilizzo degli inalatori nei pazienti asmatici.

I device nella terapia inalatoria: focus su budesonide e formoterolo (AIPO Rassegna) propone una revisione specialistica dei principali dispositivi inalatori, con una discussione sui loro vantaggi e limiti nella terapia dell’asma e della BPCO.