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La febbre nei bambini è uno dei motivi più frequenti di consulto pediatrico e di preoccupazione per i genitori. Capire quando è davvero necessario usare il paracetamolo e come calcolare correttamente la dose in base al peso aiuta a gestire in modo più sereno e sicuro queste situazioni, riducendo il rischio di errori e di uso eccessivo di farmaci.
Questa guida offre un inquadramento pratico ma rigoroso sull’impiego del paracetamolo in età pediatrica: dosaggi per età e peso, differenza tra trattamento della febbre e del dolore, limiti dell’alternanza con ibuprofene e scelta della forma farmaceutica più adatta. Le informazioni sono generali e non sostituiscono il parere del pediatra, che resta il riferimento per le decisioni sul singolo bambino.
Dosaggi per età e peso: calcolo mg/kg con esempi pratici
Il principio fondamentale per usare correttamente il paracetamolo nei bambini è che la dose va calcolata in base al peso corporeo (mg/kg) e non solo all’età anagrafica. In pediatria si utilizza di solito un intervallo di dose per singola somministrazione (ad esempio 10–15 mg per kg di peso corporeo), con un numero massimo di somministrazioni nelle 24 ore e un intervallo minimo tra una dose e l’altra. Questo approccio permette di adattare il trattamento alle differenze individuali: due bambini della stessa età possono avere pesi molto diversi, e una dose “per età” rischia di essere insufficiente in uno e eccessiva nell’altro.
Per calcolare la dose, il genitore deve conoscere il peso aggiornato del bambino e la concentrazione del prodotto (ad esempio quanti mg di paracetamolo sono contenuti in 1 ml di sciroppo o in una compressa/supposta). Il calcolo di base consiste nel moltiplicare il peso per i mg/kg indicati dal pediatra o dal foglio illustrativo, ottenendo così i milligrammi totali da somministrare. È importante non superare la dose massima giornaliera indicata nelle schede tecniche e rispettare gli intervalli minimi tra le dosi, per ridurre il rischio di tossicità epatica. Per approfondire le caratteristiche del principio attivo e le sue indicazioni è utile consultare una scheda completa sul paracetamolo come principio attivo.
Facciamo alcuni esempi pratici di calcolo, pur senza entrare in schemi rigidi che devono sempre essere verificati con il pediatra e con il foglio illustrativo del prodotto specifico. Immaginiamo un lattante di 8 kg: se il pediatra indica una dose di 10 mg/kg, la singola dose sarà 80 mg; se la concentrazione dello sciroppo è, per ipotesi, 100 mg/ml, la dose corrisponderà a 0,8 ml. Per un bambino di 15 kg, con la stessa dose di 10 mg/kg, la singola dose sarà 150 mg; se si utilizza una formulazione in gocce o una compressa divisibile, sarà necessario tradurre questi mg nella quantità effettiva di farmaco in base alla concentrazione riportata in etichetta.
Per bambini più grandi, ad esempio 25–30 kg, la dose calcolata in mg/kg può avvicinarsi alle dosi “standard” delle formulazioni pediatriche in compresse o supposte, ma il principio resta lo stesso: partire dal peso e non dalla sola età. È essenziale evitare di “arrotondare” in eccesso per comodità (ad esempio scegliendo la supposta di dosaggio superiore solo perché più facile da reperire), perché nel tempo questo può portare a un’esposizione cumulativa troppo alta. In caso di dubbi, è preferibile chiedere al pediatra di indicare chiaramente, magari per iscritto, la dose in ml o in numero di gocce/compresse per il peso attuale del bambino.
Un altro aspetto cruciale è la durata del trattamento: il paracetamolo non dovrebbe essere usato per molti giorni consecutivi senza rivalutazione medica, soprattutto nei lattanti e nei bambini con altre patologie. Se la febbre o il dolore persistono oltre pochi giorni, se compaiono sintomi nuovi o se il bambino appare particolarmente sofferente o abbattuto, è necessario contattare il pediatra o il pronto soccorso. Il farmaco, infatti, allevia i sintomi ma non cura la causa sottostante, che deve essere sempre inquadrata dal medico, soprattutto quando il quadro clinico non segue l’andamento atteso di una comune infezione virale.
Febbre e dolore: quando serve davvero e quando no
La febbre è una risposta fisiologica dell’organismo a infezioni e altre condizioni infiammatorie: non è una malattia in sé, ma un segnale che il sistema immunitario è attivo. Nella maggior parte dei casi, soprattutto nei bambini altrimenti sani, la febbre è legata a infezioni virali autolimitanti e non richiede un abbassamento “a tutti i costi” della temperatura. Le linee guida sottolineano che l’obiettivo del trattamento non è normalizzare il numero sul termometro, ma ridurre il disagio del bambino: se il piccolo gioca, beve e appare relativamente in buone condizioni, anche con temperatura elevata, non è obbligatorio somministrare un antipiretico.
Il paracetamolo trova invece indicazione quando la febbre si associa a malessere evidente: il bambino è sofferente, piange inconsolabilmente, non riesce a dormire, rifiuta i liquidi o appare particolarmente irritabile o abbattuto. In questi casi, ridurre la temperatura di qualche grado può migliorare il comfort, favorire il riposo e l’idratazione, elementi importanti per il recupero. È fondamentale però ricordare che la risposta al farmaco può variare: non tutti i bambini “scendono” alla stessa temperatura dopo la somministrazione, e non è necessario ripetere la dose solo perché il termometro non torna a 36,5 °C, se il bambino nel frattempo sta meglio. Per un approfondimento più ampio su febbre e dosaggi è disponibile una guida dedicata su quanto paracetamolo usare in sicurezza.
Oltre alla febbre, il paracetamolo è indicato per il trattamento del dolore lieve-moderato in età pediatrica, ad esempio in caso di mal di testa, mal di orecchio, dolori muscolari o post-vaccinali, sempre su indicazione del pediatra. Anche in questo contesto, la valutazione si basa sull’intensità del dolore e sull’impatto sulla vita quotidiana del bambino: se il dolore è lieve e il bambino riesce comunque a giocare e dormire, può essere sufficiente osservare e adottare misure non farmacologiche (riposo, idratazione, impacchi locali). Se invece il dolore limita in modo significativo le attività o il sonno, l’uso di paracetamolo a dose corretta può essere appropriato.
È importante sfatare alcuni miti diffusi, come l’uso del paracetamolo per prevenire le convulsioni febbrili: le evidenze disponibili non supportano l’idea che somministrare antipiretici in modo preventivo riduca il rischio di convulsioni nei bambini predisposti. Allo stesso modo, non è raccomandato somministrare il farmaco “a orario fisso” in assenza di sintomi significativi, solo per mantenere la temperatura bassa. Un uso eccessivamente frequente o prolungato, soprattutto senza supervisione medica, aumenta il rischio di errori di dosaggio e di effetti indesiderati, senza reali benefici aggiuntivi per il bambino.
Infine, ci sono situazioni in cui la priorità non è dare il paracetamolo, ma far valutare rapidamente il bambino da un medico: febbre nei primi tre mesi di vita, febbre associata a difficoltà respiratoria, sonnolenza marcata, rigidità nucale, eruzioni cutanee particolari, dolore intenso non alleviato dai farmaci, segni di disidratazione o peggioramento rapido delle condizioni generali. In questi casi, l’antipiretico può essere somministrato se indicato, ma non deve ritardare la ricerca di assistenza medica urgente, perché la febbre potrebbe essere il segno di un’infezione batterica o di un’altra condizione che richiede trattamenti specifici.
Perché evitare l’alternanza sistematica con ibuprofene
Paracetamolo e ibuprofene sono i due antipiretici/analgesici raccomandati in età pediatrica, ma le principali linee guida scoraggiano l’uso combinato o l’alternanza sistematica dei due farmaci per la gestione della febbre. L’idea di alternarli nasce spesso dal desiderio di “tenere bassa” la temperatura in modo più continuo, ma le evidenze scientifiche mostrano che i benefici aggiuntivi sull’abbassamento della febbre sono modesti e di breve durata, mentre aumentano la complessità dello schema terapeutico e il rischio di errori di dosaggio. In pratica, il gioco non vale quasi mai la candela, soprattutto in un contesto domiciliare gestito da genitori già preoccupati.
Uno dei principali rischi dell’alternanza routinaria è la confusione sugli intervalli tra le dosi e sulle quantità somministrate. Quando si usano due farmaci con dosaggi e tempi diversi, è facile dimenticare l’ultima somministrazione, sovrapporre le dosi o sbagliare il calcolo in mg/kg, soprattutto di notte o in situazioni di stress. Questo può portare a sovradosaggio di uno o di entrambi i farmaci, con potenziali conseguenze sul fegato (per il paracetamolo) o sui reni e sull’apparato gastrointestinale (per l’ibuprofene). Per questo motivo, nella maggior parte dei casi è preferibile scegliere un solo antipiretico, a dose corretta, e valutare la risposta clinica del bambino.
Le revisioni sistematiche disponibili indicano che la combinazione o l’alternanza di paracetamolo e ibuprofene può ridurre leggermente la temperatura rispetto alla monoterapia, ma non dimostrano chiari vantaggi sui sintomi percepiti dal bambino (comfort, attività, sonno) né sulla durata complessiva della malattia. Inoltre, la qualità delle evidenze è spesso bassa o moderata, con pochi dati solidi sulla sicurezza a lungo termine di questi schemi in età pediatrica. In assenza di un beneficio clinico netto, le società scientifiche invitano quindi a un uso prudente, riservando l’eventuale alternanza a situazioni selezionate e sempre sotto stretto controllo medico.
In alcuni casi particolari, il pediatra può valutare l’uso sequenziale dei due farmaci, ad esempio in un bambino con febbre molto alta e marcato disagio nonostante dosi adeguate di un singolo antipiretico. Anche in questi scenari, però, la decisione deve essere individualizzata, con indicazioni scritte chiare su dosi, intervalli e durata, e con la consapevolezza che l’obiettivo resta il benessere del bambino, non la “perfezione” del valore sul termometro. È importante che i genitori non improvvisino schemi di alternanza basandosi su consigli informali o informazioni reperite online senza un adeguato contesto clinico.
Un altro aspetto da considerare è che l’alternanza sistematica può dare una falsa sensazione di controllo e spingere a trascurare i segnali clinici importanti. Se ci si concentra solo sul tenere bassa la temperatura con farmaci sempre diversi, si rischia di non notare un peggioramento dello stato generale, la comparsa di nuovi sintomi o la mancata risposta complessiva al trattamento, elementi che dovrebbero invece indurre a consultare il pediatra. In sintesi, nella gestione della febbre nei bambini è spesso più sicuro e sufficiente usare un solo antipiretico, alla dose corretta e per il tempo strettamente necessario, piuttosto che complicare lo schema terapeutico con alternanze non supportate da un chiaro beneficio.
Forme farmaceutiche: sciroppo, gocce e supposte
Il paracetamolo è disponibile in diverse forme farmaceutiche pediatriche, ciascuna con vantaggi e limiti: gocce orali, sciroppo/sospensione, compresse (anche orodispersibili) e supposte. La scelta dipende dall’età del bambino, dalla sua capacità di deglutire, dalla situazione clinica (vomito, rifiuto dell’assunzione orale) e dalle preferenze del pediatra e della famiglia. Le formulazioni liquide (gocce e sciroppo) sono generalmente preferite nei lattanti e nei bambini piccoli, perché permettono un dosaggio più flessibile in base al peso e sono più facili da somministrare con siringhe dosatrici o contagocce graduati.
Le gocce orali e gli sciroppi hanno il vantaggio di un assorbimento relativamente rapido e prevedibile, se il bambino non vomita e non rifiuta il farmaco. È però fondamentale usare sempre il dispositivo dosatore fornito con il medicinale (siringa, cucchiaino graduato, contagocce) e non cucchiai da cucina, che sono imprecisi e possono portare a errori significativi di dose. Inoltre, bisogna prestare attenzione alla concentrazione: non tutte le formulazioni liquide hanno lo stesso numero di mg per ml, quindi non è possibile “trasferire” automaticamente la dose da un prodotto all’altro senza rifare il calcolo. Per chi desidera approfondire le caratteristiche di un medicinale a base di paracetamolo in sciroppo, può essere utile consultare una scheda tecnica come quella di Acetamol sciroppo e altre formulazioni pediatriche.
Le compresse, incluse quelle orodispersibili o masticabili, sono più adatte ai bambini più grandi, che riescono a deglutire in sicurezza o a sciogliere la compressa in bocca o in poca acqua. Offrono il vantaggio di una dose predefinita e di una maggiore praticità fuori casa, ma richiedono comunque attenzione nel calcolo: a volte è necessario dividere la compressa per ottenere la dose corretta in mg/kg, operazione che va eseguita solo se il foglio illustrativo lo consente e se la compressa è effettivamente divisibile. Le compresse non sono in genere la prima scelta nei bambini piccoli, sia per il rischio di inalazione accidentale, sia per la difficoltà di adattare con precisione la dose al peso.
Le supposte rappresentano una via alternativa, utile quando la somministrazione orale non è possibile o è molto difficoltosa, ad esempio in caso di vomito ripetuto o rifiuto totale del farmaco. Tuttavia, la via rettale presenta una maggiore variabilità di assorbimento: la quantità di farmaco effettivamente assorbita può essere meno prevedibile rispetto alla via orale, e l’effetto può risultare più lento o meno costante. Inoltre, le supposte sono disponibili in dosaggi “a scalini” (per esempio 125 mg, 250 mg, ecc.), che non sempre si adattano in modo preciso al peso del bambino, aumentando il rischio di sovra- o sottodosaggio se non si presta attenzione.
Un ulteriore elemento da considerare è il comfort del bambino e il rispetto della sua privacy e dignità, soprattutto nei più grandi, per i quali la via rettale può essere vissuta come invasiva o imbarazzante. Per questi motivi, le linee guida tendono a raccomandare la via orale come prima scelta quando possibile, riservando le supposte a situazioni specifiche. In ogni caso, qualunque sia la forma farmaceutica scelta, è essenziale leggere con attenzione il foglio illustrativo, verificare la concentrazione, calcolare la dose in mg/kg e, in caso di dubbi, chiedere chiarimenti al pediatra o al farmacista, evitando di modificare autonomamente la posologia o di prolungare il trattamento oltre quanto indicato.
In sintesi, il paracetamolo è uno strumento utile e generalmente sicuro per gestire febbre e dolore nei bambini, a patto che venga usato con consapevolezza: dose calcolata sul peso, rispetto degli intervalli tra le somministrazioni, durata limitata del trattamento e attenzione ai segnali clinici che richiedono una valutazione medica. L’obiettivo non è azzerare la febbre, ma alleviare il disagio del bambino, evitando pratiche come l’alternanza sistematica con ibuprofene che aumentano la complessità senza offrire reali vantaggi. Un dialogo aperto con il pediatra e una lettura attenta delle informazioni contenute nei fogli illustrativi restano i pilastri per un uso corretto e sicuro del farmaco.
Per approfondire
AIFA – Proposta di linea guida NICE per valutare i bambini con febbre offre un quadro aggiornato delle raccomandazioni sulla valutazione e la gestione iniziale della febbre nei bambini sotto i 5 anni, inclusi i principi di uso appropriato degli antipiretici.
Management of fever in children: summary of the Italian Pediatric Society guidelines riassume le linee guida della Società Italiana di Pediatria sulla gestione della febbre, con indicazioni chiare su quando usare paracetamolo o ibuprofene e sul perché evitare l’alternanza routinaria.
Fever and Pain in Italian Children: What Pediatricians Really Do descrive le pratiche reali dei pediatri italiani nella gestione di febbre e dolore, includendo i dosaggi raccomandati di paracetamolo in mg/kg e le preferenze tra i diversi antipiretici.
A Practical Approach to the Treatment of Low-Risk Childhood Fever propone un approccio pratico alla febbre a basso rischio nei bambini, sottolineando l’importanza di trattare il disagio più che il numero della temperatura e di usare gli antipiretici in modo mirato.
Combined and alternating paracetamol and ibuprofen therapy for febrile children è una revisione sistematica che valuta benefici e limiti della terapia combinata o alternata, utile per comprendere perché le linee guida raccomandino prudenza in questi schemi.
Combined and alternating paracetamol and ibuprofen therapy for febrile children – Abstract PubMed fornisce un riassunto sintetico delle evidenze disponibili sull’alternanza dei due antipiretici, evidenziando i modesti vantaggi sulla temperatura e le incertezze sugli esiti clinici.
