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Clenil è uno dei corticosteroidi inalatori più utilizzati in Italia per il trattamento delle malattie respiratorie croniche, in particolare asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Nonostante il principio attivo sia lo stesso (beclometasone), il suo ruolo clinico e il modo in cui viene inserito nei percorsi terapeutici sono molto diversi nelle due patologie, soprattutto alla luce delle linee guida più recenti.
Comprendere queste differenze è fondamentale sia per i clinici sia per i pazienti: nell’asma gli steroidi inalatori rappresentano il cardine della terapia di controllo, mentre nella BPCO il loro impiego è più selettivo e spesso legato a fenotipi specifici (ad esempio con componente asmatica o eosinofilia). In questo articolo analizziamo come agisce Clenil, il suo ruolo nell’asma, quando considerare Clenil Compositum nella BPCO con componente asmatica e come tutto questo si integra con gli obiettivi terapeutici e gli step di trattamento moderni.
Come agisce Clenil sull’infiammazione bronchiale
Clenil contiene beclometasone dipropionato, un corticosteroide inalatorio (ICS, inhaled corticosteroid) con potente azione antinfiammatoria a livello delle vie aeree. A differenza dei broncodilatatori, che agiscono rapidamente sulla muscolatura liscia bronchiale per dilatare i bronchi, il beclometasone interviene “a monte” sul processo infiammatorio cronico che caratterizza l’asma e, in misura variabile, alcune forme di BPCO. Il farmaco penetra nella mucosa bronchiale, si lega ai recettori glucocorticoidi intracellulari e modula l’espressione di numerosi geni coinvolti nella risposta infiammatoria, riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie, mediatori come leucotrieni e prostaglandine, e l’attivazione di cellule infiammatorie (eosinofili, mastociti, linfociti T).
Dal punto di vista clinico, questo si traduce in una riduzione dell’edema della parete bronchiale, della produzione di muco denso e dell’iperreattività bronchiale, con conseguente miglioramento progressivo dei sintomi (tosse, respiro sibilante, senso di costrizione toracica) e della funzione respiratoria. È importante sottolineare che l’effetto di Clenil non è immediato come quello di un broncodilatatore a breve durata d’azione: il beneficio pieno si osserva dopo giorni o settimane di uso regolare, motivo per cui viene classificato come “farmaco di controllo” e non come terapia di sollievo rapido. Per una panoramica pratica su indicazioni e modalità d’uso è utile consultare una scheda dedicata a Clenil: a cosa serve e come si usa.
A livello di infiammazione bronchiale, l’azione del beclometasone è particolarmente efficace nei contesti in cui prevale un fenotipo infiammatorio di tipo eosinofilico, tipico dell’asma allergico e di molte forme di asma dell’adulto. In questi casi, la riduzione degli eosinofili nelle vie aeree e, spesso, anche nel sangue periferico, si associa a un netto calo delle riacutizzazioni e a un miglior controllo dei sintomi. Nella BPCO, invece, l’infiammazione è più spesso di tipo neutrofilico, meno sensibile agli ICS; per questo il ruolo di Clenil è più limitato e selettivo, come vedremo più avanti, e spesso richiede l’associazione con broncodilatatori a lunga durata d’azione.
Un altro aspetto cruciale è la via di somministrazione inalatoria, che consente di concentrare l’effetto del farmaco a livello bronchiale riducendo l’esposizione sistemica rispetto ai corticosteroidi orali. Ciò non elimina del tutto il rischio di effetti collaterali, ma ne riduce significativamente la frequenza e la gravità, soprattutto se si utilizzano dosi appropriate e si presta attenzione alla tecnica inalatoria (ad esempio risciacquo della bocca dopo l’uso per limitare candidosi orale e disfonia). La scelta del device (spray pressurizzato, soluzione per nebulizzazione, ecc.) e la corretta esecuzione dell’inalazione sono determinanti per garantire che una quota adeguata di farmaco raggiunga effettivamente i bronchi distali.
Asma: ruolo di Clenil nella terapia di controllo a lungo termine
Nell’asma, i corticosteroidi inalatori rappresentano il pilastro della terapia di controllo a lungo termine. Le linee guida internazionali più recenti sottolineano che tutti i pazienti con asma, anche nelle forme lievi, dovrebbero ricevere una terapia contenente ICS, evitando la gestione basata esclusivamente su broncodilatatori a breve durata d’azione (SABA) al bisogno. In questo contesto, Clenil viene utilizzato come farmaco di fondo per ridurre l’infiammazione cronica delle vie aeree, prevenire le riacutizzazioni e mantenere un controllo stabile dei sintomi. L’obiettivo non è solo “spegnere” le crisi, ma prevenire la comparsa stessa delle riacutizzazioni e preservare la funzione respiratoria nel lungo periodo.
Nei pazienti con asma lieve o moderato, Clenil può essere impiegato a basse o medie dosi, in monoterapia o in combinazione con broncodilatatori a lunga durata d’azione (LABA) in base al livello di controllo dei sintomi e al rischio di riacutizzazioni. La scelta del dosaggio e dello schema di somministrazione (uso quotidiano fisso, eventuale strategia “as-needed” in combinazione con un LABA a rapida insorgenza d’azione, ecc.) dipende dalle raccomandazioni delle linee guida e dalla valutazione clinica individuale, che deve considerare frequenza dei sintomi, uso di farmaci di salvataggio, limitazione delle attività e storia di riacutizzazioni. Per dettagli pratici sul medicinale e sulle sue formulazioni è possibile fare riferimento a una scheda su Clenil Jet e caratteristiche del farmaco.
Un punto chiave nella gestione dell’asma è la continuità della terapia con ICS: l’interruzione o la riduzione non controllata della dose può portare a una riacutizzazione dell’infiammazione bronchiale e a un peggioramento dei sintomi, spesso in modo subdolo. Per questo, la strategia moderna prevede di “step-up” o “step-down” la terapia in modo graduale e controllato, in base al livello di controllo raggiunto per almeno 3 mesi. Clenil, in questo schema, può essere aumentato di dose, associato a un LABA o, al contrario, ridotto quando l’asma è ben controllata, sempre sotto supervisione medica. L’aderenza alla terapia e la corretta tecnica inalatoria sono determinanti: un paziente che usa Clenil in modo irregolare o con tecnica scorretta può apparire “non controllato” pur avendo una prescrizione teoricamente adeguata.
Infine, nell’asma grave o difficile da controllare, Clenil può far parte di regimi terapeutici più complessi che includono alte dosi di ICS, associazioni ICS/LABA, eventuale aggiunta di LAMA inalatori e, in selezionati fenotipi, farmaci biologici mirati contro specifici mediatori dell’infiammazione (ad esempio anti-IgE, anti-IL-5, anti-IL-4/13). In questi casi, il ruolo del beclometasone resta quello di base: mantenere un controllo dell’infiammazione bronchiale “di fondo”, mentre i biologici agiscono su bersagli più specifici. La decisione di intensificare o de-intensificare la terapia con Clenil deve sempre essere guidata da una valutazione specialistica, che tenga conto di spirometria, variabilità del picco di flusso, biomarcatori e storia di riacutizzazioni.
BPCO con componente asmatica: quando considerare Clenil Compositum
Nella BPCO “pura”, senza caratteristiche asmatiche, il ruolo dei corticosteroidi inalatori è limitato e la terapia di base è rappresentata dai broncodilatatori a lunga durata d’azione (LABA, LAMA o la loro combinazione). Tuttavia, esiste un sottogruppo di pazienti con BPCO che presenta una marcata componente asmatica o un fenotipo cosiddetto “overlap” asma-BPCO (ACO), caratterizzato da storia di asma, marcata reversibilità del broncospasmo, eosinofilia ematica o altre caratteristiche tipiche dell’asma. In questi casi, l’infiammazione eosinofilica è più rilevante e la risposta agli ICS è maggiore, rendendo l’impiego di beclometasone più giustificato. Clenil Compositum, che associa beclometasone a un broncodilatatore LABA, si inserisce proprio in questo scenario.
Clenil Compositum combina l’azione antinfiammatoria del beclometasone con l’effetto broncodilatatore prolungato del LABA, offrendo un controllo più completo dei sintomi respiratori e una prevenzione delle riacutizzazioni nei pazienti selezionati. La scelta di una combinazione ICS/LABA nella BPCO con componente asmatica si basa su diversi elementi: presenza di eosinofili ematici elevati, storia di frequenti riacutizzazioni nonostante broncodilatazione ottimale, documentata reversibilità significativa all’esame spirometrico e, spesso, anamnesi di asma in età giovanile. In questi contesti, l’aggiunta di ICS può ridurre il numero di riacutizzazioni e migliorare la qualità di vita, pur richiedendo un’attenta valutazione del rapporto beneficio-rischio.
È importante sottolineare che l’uso di ICS nella BPCO, anche in presenza di componente asmatica, non è privo di rischi: studi osservazionali hanno evidenziato un aumento del rischio di polmonite, soprattutto in pazienti anziani, fragili o con comorbilità importanti. Per questo, la decisione di utilizzare Clenil Compositum deve essere personalizzata, rivalutata periodicamente e accompagnata da un monitoraggio clinico attento. La sospensione o la riduzione della componente steroidea può essere considerata se il paziente rimane stabile, con poche riacutizzazioni e un buon controllo sintomatologico, sempre nell’ambito di una strategia condivisa tra medico e paziente.
Dal punto di vista pratico, Clenil Compositum trova indicazione quando la sola broncodilatazione non è sufficiente a controllare i sintomi o a prevenire le riacutizzazioni in un paziente con BPCO che mostra tratti asmatici. In questi casi, l’associazione ICS/LABA può rappresentare un passo intermedio o parte di una strategia più ampia che, nei pazienti ad altissimo rischio, può includere anche una tripla terapia con aggiunta di LAMA. Per una descrizione dettagliata delle indicazioni, delle modalità d’uso e delle precauzioni è utile consultare una scheda specifica su Clenil Compositum: a cosa serve e come si usa.
Differenze di obiettivi terapeutici tra asma e BPCO
Asma e BPCO condividono alcuni sintomi (dispnea, tosse, respiro sibilante), ma sono patologie diverse per fisiopatologia, decorso e risposta ai farmaci. Di conseguenza, anche gli obiettivi terapeutici differiscono in modo significativo. Nell’asma, l’obiettivo principale è ottenere e mantenere il controllo completo dei sintomi, prevenire le riacutizzazioni e normalizzare, per quanto possibile, la funzione respiratoria, riducendo al minimo il rischio di ostruzione bronchiale irreversibile nel lungo termine. Questo si traduce in una strategia centrata sull’uso regolare di ICS (come Clenil), con eventuale aggiunta di altri farmaci in base alla gravità e alla risposta.
Nella BPCO, invece, la malattia è caratterizzata da una progressiva e in gran parte irreversibile limitazione al flusso aereo, spesso legata a danno strutturale (enfisema, rimodellamento bronchiale) conseguente a esposizioni nocive prolungate (soprattutto fumo di sigaretta). Qui gli obiettivi terapeutici sono: ridurre i sintomi (dispnea, intolleranza allo sforzo), prevenire le riacutizzazioni, migliorare la capacità di esercizio e la qualità di vita, rallentare il declino funzionale e ridurre la mortalità. Gli ICS, incluso Clenil, non sono in grado di modificare in modo sostanziale il declino del FEV1 nella maggior parte dei pazienti con BPCO “pura”, motivo per cui non rappresentano la terapia di base.
Queste differenze di obiettivi si riflettono nel diverso posizionamento di Clenil nelle due patologie: nell’asma è un cardine della terapia di controllo, spesso presente fin dagli stadi iniziali; nella BPCO è un’opzione aggiuntiva, riservata a sottogruppi selezionati (ad esempio BPCO con componente asmatica, fenotipo eosinofilico, alto rischio di riacutizzazioni). Inoltre, mentre nell’asma si punta a una normalizzazione quasi completa della funzione respiratoria e a una vita senza limitazioni, nella BPCO l’obiettivo è più realistico e spesso consiste nel mantenere la migliore funzione possibile, riducendo l’impatto quotidiano della malattia ma accettando una certa quota di limitazione cronica.
Un ulteriore elemento distintivo riguarda la reversibilità dell’ostruzione bronchiale: nell’asma, l’ostruzione è in larga parte reversibile con broncodilatatori e ICS, e il controllo dell’infiammazione può prevenire il rimodellamento strutturale; nella BPCO, la componente irreversibile è predominante e la risposta agli ICS è molto più modesta, salvo nei fenotipi con componente asmatica. Questo spiega perché l’intensificazione della terapia con Clenil nell’asma può portare a miglioramenti significativi della funzione respiratoria, mentre nella BPCO l’aumento della dose di ICS oltre certi limiti raramente si traduce in benefici proporzionati e può aumentare il rischio di effetti collaterali.
Come si inserisce Clenil nei moderni step terapeutici
Le strategie terapeutiche moderne per asma e BPCO si basano su approcci “a step”, in cui l’intensità del trattamento viene adattata alla gravità della malattia e al livello di controllo. Nell’asma, gli step prevedono l’impiego di ICS fin dalle fasi iniziali: a basse dosi in monoterapia o in combinazione con LABA, con possibilità di aumentare la dose o aggiungere altri farmaci (LAMA, antileucotrieni, biologici) nei livelli più avanzati. In questo contesto, Clenil rappresenta un tipico ICS utilizzabile negli step 2–4, a seconda del dosaggio e dell’eventuale associazione con broncodilatatori. L’obiettivo è sempre quello di utilizzare la dose minima efficace di ICS che garantisca un buon controllo, riducendo il rischio di effetti collaterali sistemici.
Nella BPCO, gli step terapeutici proposti dalle linee guida internazionali si basano principalmente sulla combinazione e sull’intensificazione dei broncodilatatori a lunga durata d’azione (LABA e LAMA). Gli ICS vengono introdotti solo in pazienti con alto rischio di riacutizzazioni, soprattutto se presentano un profilo infiammatorio eosinofilico o caratteristiche asmatiche. In questi casi, Clenil non viene utilizzato in monoterapia, ma come parte di combinazioni ICS/LABA o di triple terapie ICS/LABA/LAMA, spesso in accordo con criteri regolatori e di rimborsabilità specifici. L’uso di ICS in monoterapia nella BPCO non è raccomandato, proprio perché non offre benefici sufficienti sul decorso della malattia e può aumentare il rischio di eventi avversi.
Un aspetto pratico importante è la necessità di rivalutare periodicamente lo “step” terapeutico: nell’asma, se il controllo è stabile per almeno 3 mesi, si può considerare una riduzione graduale della dose di ICS (step-down), mentre in caso di scarso controllo si procede a uno step-up, ad esempio aumentando la dose di Clenil o associando un LABA. Nella BPCO, la rivalutazione riguarda soprattutto la frequenza delle riacutizzazioni, il grado di dispnea e la tolleranza allo sforzo: se, nonostante una broncodilatazione ottimale, persistono riacutizzazioni frequenti e il paziente presenta caratteristiche compatibili con un buon responso agli ICS, si può considerare l’introduzione o il mantenimento di una combinazione contenente beclometasone.
Infine, è essenziale integrare gli step farmacologici con interventi non farmacologici: cessazione del fumo, vaccinazioni, riabilitazione respiratoria, educazione all’uso corretto dei device inalatori. Clenil, da solo o in associazione, esprime il massimo beneficio solo se inserito in un percorso globale di gestione della malattia, che includa anche il monitoraggio regolare della funzione respiratoria e la correzione dei fattori di rischio modificabili. In questo senso, il concetto di “step” non riguarda solo l’intensità del farmaco, ma l’intero piano di cura.
Monitoraggio della funzione respiratoria nelle due condizioni
Il monitoraggio della funzione respiratoria è un elemento chiave nella gestione sia dell’asma sia della BPCO e guida molte decisioni sull’uso di Clenil e delle sue associazioni. Nell’asma, la spirometria con misurazione del FEV1 (volume espiratorio forzato in un secondo) e del rapporto FEV1/FVC è fondamentale per documentare l’ostruzione bronchiale e la sua reversibilità dopo broncodilatatore. Inoltre, la variabilità del picco di flusso espiratorio (PEF) misurata con il peak-flow a domicilio può aiutare a valutare il grado di controllo e l’efficacia della terapia con ICS. Un miglioramento del FEV1 e una riduzione della variabilità del PEF dopo alcune settimane di trattamento con Clenil sono segni di buona risposta terapeutica.
Nella BPCO, la spirometria è essenziale per la diagnosi (rapporto FEV1/FVC ridotto in modo persistente) e per la classificazione della gravità in base al FEV1 percentuale del predetto. Tuttavia, a differenza dell’asma, la reversibilità dopo broncodilatatore è spesso limitata e non rappresenta un criterio di esclusione della diagnosi. Il monitoraggio periodico del FEV1 consente di valutare il declino funzionale nel tempo e l’impatto della terapia, ma i cambiamenti sono in genere più lenti e meno marcati rispetto all’asma. Nei pazienti con BPCO e componente asmatica, una maggiore reversibilità e un miglioramento più evidente dopo introduzione di ICS (come Clenil in associazione) possono suggerire un fenotipo più vicino all’asma.
Oltre alla spirometria, in entrambe le condizioni è importante monitorare i sintomi (dispnea, tosse, limitazione delle attività), l’uso di farmaci di salvataggio e la frequenza delle riacutizzazioni. Nell’asma, questionari standardizzati e diari dei sintomi possono aiutare a valutare il livello di controllo e a decidere se mantenere, intensificare o ridurre la terapia con ICS. Nella BPCO, strumenti come il CAT (COPD Assessment Test) e il mMRC (scala di dispnea) sono utili per quantificare l’impatto della malattia sulla vita quotidiana e per guidare le scelte terapeutiche, inclusa l’eventuale introduzione o sospensione di combinazioni contenenti beclometasone.
Infine, nei pazienti con BPCO e sospetta componente asmatica, la valutazione di biomarcatori come la conta degli eosinofili nel sangue periferico può fornire informazioni aggiuntive sulla probabile risposta agli ICS. Valori più elevati di eosinofili sono stati associati a una maggiore riduzione delle riacutizzazioni con l’uso di ICS, mentre nei pazienti con eosinofili molto bassi il beneficio può essere limitato e il rischio di effetti collaterali (come la polmonite) relativamente più rilevante. Integrare questi dati con la spirometria e la storia clinica consente di posizionare in modo più appropriato Clenil e le sue associazioni nel percorso terapeutico.
Quando valutare l’aggiunta o il cambio di farmaco inalatorio
La decisione di aggiungere, modificare o sostituire un farmaco inalatorio come Clenil dipende da una valutazione sistematica del controllo della malattia, della funzione respiratoria, dell’aderenza e della tecnica inalatoria. Nell’asma, si considera un “step-up” terapeutico quando il paziente presenta sintomi frequenti (più di due volte a settimana), risvegli notturni, limitazione delle attività, uso eccessivo di farmaci di salvataggio o una o più riacutizzazioni gravi nell’ultimo anno, nonostante l’uso regolare di ICS a dose adeguata. In questi casi, si può valutare l’aumento della dose di Clenil, l’associazione con un LABA o il passaggio a un regime terapeutico diverso, sempre dopo aver verificato che il paziente utilizzi correttamente il dispositivo e non vi siano fattori scatenanti non controllati (allergeni, fumo, esposizioni professionali).
Nella BPCO, l’aggiunta di un ICS (ad esempio sotto forma di combinazione con LABA) viene presa in considerazione soprattutto nei pazienti con frequenti riacutizzazioni nonostante una broncodilatazione ottimale con LABA/LAMA, e in presenza di caratteristiche che suggeriscono una buona risposta agli steroidi inalatori (eosinofilia, storia di asma, marcata reversibilità). Al contrario, nei pazienti con BPCO stabile, poche riacutizzazioni e basso profilo eosinofilico, può essere opportuno rivalutare la necessità di mantenere l’ICS, considerando un eventuale “step-down” per ridurre il rischio di effetti collaterali. Il cambio di farmaco inalatorio può essere motivato anche da problemi di tollerabilità, difficoltà nell’uso del device o preferenze del paziente.
In entrambe le patologie, un elemento spesso sottovalutato è la tecnica inalatoria: errori nell’uso dello spray o del nebulizzatore possono ridurre drasticamente la quota di farmaco che raggiunge i bronchi, simulando una “mancata risposta” alla terapia. Prima di aumentare la dose di Clenil o di passare a combinazioni più complesse, è quindi essenziale verificare e, se necessario, re-istruire il paziente sull’uso corretto del dispositivo. Allo stesso modo, l’aderenza alla terapia va monitorata attivamente: dimenticanze frequenti o sospensioni autonome del trattamento possono compromettere il controllo della malattia e portare a decisioni terapeutiche inappropriate se non riconosciute.
Infine, la valutazione dell’aggiunta o del cambio di farmaco inalatorio deve sempre essere contestualizzata nel quadro complessivo del paziente: comorbilità (cardiopatie, osteoporosi, diabete), età avanzata, fragilità e rischio di infezioni respiratorie devono essere considerati nel bilancio rischio-beneficio dell’uso prolungato di ICS. Nel dubbio, è opportuno coinvolgere lo specialista pneumologo, soprattutto nei casi di asma grave, BPCO con fenotipi complessi o frequenti riacutizzazioni nonostante terapie apparentemente ottimali.
In sintesi, Clenil e le sue associazioni rappresentano strumenti fondamentali nella gestione dell’asma e, in modo più selettivo, della BPCO con componente asmatica. Nell’asma, il beclometasone inalatorio è il cardine della terapia di controllo a lungo termine, inserito fin dagli step iniziali per prevenire l’infiammazione cronica e le riacutizzazioni. Nella BPCO, invece, il suo impiego è riservato a sottogruppi di pazienti con fenotipo eosinofilico o overlap asma-BPCO, sempre in associazione con broncodilatatori a lunga durata d’azione e con attenta valutazione del rapporto beneficio-rischio. Un monitoraggio regolare della funzione respiratoria, dei sintomi, delle riacutizzazioni e dell’aderenza alla terapia è essenziale per decidere quando intensificare, mantenere o ridurre il trattamento inalatorio, evitando sia il sottotrattamento sia l’overtreatment con ICS.
Per approfondire
AIFA – Nota 99 Documento ufficiale che definisce i criteri di impiego e rimborsabilità dei medicinali per uso inalatorio nella terapia di mantenimento della BPCO, incluse le combinazioni con corticosteroidi inalatori.
GOLD COPD document 2023 – sintesi per la pratica clinica Articolo di revisione che riassume i principali aggiornamenti delle linee guida GOLD 2023 sulla BPCO, con particolare attenzione al ruolo limitato degli ICS e alla preferenza per la tripla terapia in pazienti selezionati.
Studio osservazionale su ICS e rischio di riacutizzazioni nella BPCO GOLD A Analisi che mostra come, nei pazienti con BPCO a basso rischio (gruppo A), l’uso di corticosteroidi inalatori non sia associato a una riduzione significativa delle riacutizzazioni rispetto alle terapie senza ICS.
Update on Asthma Management Guidelines Revisione aggiornata che illustra le raccomandazioni più recenti sulla gestione dell’asma, sottolineando il ruolo centrale dei corticosteroidi inalatori in tutte le fasi della malattia.
Asthma-COPD Overlap in Clinical Practice (ACO_CP 2023) Documento di riferimento sul fenotipo overlap asma-BPCO, utile per comprendere quando e come gli ICS, spesso in combinazione con LABA e LAMA, diventano centrali anche nei pazienti con diagnosi prevalente di BPCO.
