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Le croste sulla pelle sono un fenomeno molto comune: compaiono dopo piccole ferite, graffi, brufoli schiacciati, interventi dermatologici o malattie cutanee. Spesso la prima domanda è: “Quale pomata usare per le croste?”. La risposta non è unica, perché dipende dalla causa, dallo stato della pelle intorno, dal rischio di infezione e dall’eventuale presenza di altre malattie (per esempio diabete o dermatiti croniche). Capire come si forma una crosta e cosa serve davvero alla pelle per guarire è il primo passo per scegliere il prodotto più adatto.
In questa guida analizziamo le principali cause delle croste, le caratteristiche delle pomate cicatrizzanti più usate, come e quando applicarle in sicurezza, i possibili rimedi naturali di supporto e i segnali che devono spingere a consultare il medico. L’obiettivo è offrire informazioni chiare e basate sulle conoscenze dermatologiche attuali, per aiutare a prendersi cura della pelle senza danneggiare il processo di guarigione e senza ricorrere in modo improprio a pomate non necessarie, in particolare antibiotiche o cortisoniche.
Cause delle croste
Una crosta è una sorta di “tappo” naturale che il corpo forma per proteggere una lesione cutanea mentre guarisce. È composta da sangue coagulato, fibrina (una proteina della coagulazione), siero e residui cellulari. Le cause più frequenti sono piccole ferite da taglio, abrasioni, graffi, escoriazioni da caduta, punture di insetto grattate, brufoli o foruncoli spremuti, ma anche piccole ustioni o interventi dermatologici (per esempio rimozione di nei o verruche). In tutti questi casi, la pelle si rompe, i vasi sanguigni si lesionano e il sangue, esposto all’aria, coagula formando il primo strato della crosta.
Non tutte le croste, però, derivano da traumi evidenti. Alcune malattie della pelle, come dermatite atopica, psoriasi, eczemi da contatto o infezioni batteriche superficiali (per esempio impetigine), possono portare a lesioni che si ricoprono di croste giallastre o brunastre. In questi casi la crosta è il risultato di un processo infiammatorio o infettivo in corso, non solo di una ferita meccanica. È importante distinguere una semplice crosta da trauma da una crosta che si associa a prurito intenso, arrossamento diffuso, vescicole o secrezioni, perché il trattamento e la scelta della pomata cambiano in modo significativo. Per chi desidera approfondire cosa applicare in caso di lesioni aperte, può essere utile una guida su cosa mettere su una ferita aperta.
Un’altra causa frequente di croste è il grattamento ripetuto. Punture di zanzara, allergie cutanee, dermatiti o semplicemente la tendenza a toccare continuamente una zona irritata possono creare microlesioni che non hanno il tempo di guarire. Ogni volta che si rimuove una crosta con le unghie, si riapre la ferita, si prolunga il processo di cicatrizzazione e si aumenta il rischio di infezione e di cicatrici permanenti o macchie scure (iperpigmentazione post-infiammatoria). In questi casi, oltre alla pomata, è essenziale controllare il prurito e modificare il comportamento di grattamento.
Infine, alcune condizioni generali dell’organismo influenzano la formazione e la qualità delle croste. Persone con diabete, problemi circolatori (insufficienza venosa, arteriopatie), malnutrizione, carenze vitaminiche o che assumono farmaci che riducono le difese immunitarie possono avere croste che guariscono lentamente, che si infettano più facilmente o che tendono a rompersi. Anche l’età avanzata, con pelle più sottile e fragile, rende le croste più delicate. In questi contesti, la scelta della pomata deve essere ancora più prudente e spesso è opportuno il coinvolgimento del medico o del dermatologo per valutare la causa di base e non limitarsi al solo trattamento locale.
Pomate cicatrizzanti
Quando si parla di “pomata per le croste”, in realtà si fa riferimento a diverse categorie di prodotti con funzioni differenti. Le più utilizzate sono le pomate cicatrizzanti a base di sostanze che favoriscono la rigenerazione cutanea (come pantenolo, allantoina, acido ialuronico, alcuni complessi di rame-zinco), che aiutano a mantenere la zona idratata e protetta, creando un microambiente favorevole alla guarigione. Questi prodotti non “staccano” la crosta, ma ne favoriscono l’evoluzione naturale, evitando che si secchi e si fessuri eccessivamente, con rischio di sanguinamento e cicatrici più evidenti.
Un’altra grande categoria è quella delle pomate antisettiche, che contengono sostanze in grado di ridurre la carica batterica sulla pelle (per esempio derivati dello iodio, clorexidina, perossido di idrogeno a basse concentrazioni in formulazione topica, e altri principi attivi disinfettanti). Queste pomate possono essere utili quando la crosta si è formata su una lesione a rischio di contaminazione (per esempio ginocchia sbucciate nei bambini, piccole ferite esposte allo sporco, graffi di animali) o quando la zona appare leggermente arrossata ma senza segni chiari di infezione profonda. L’obiettivo è prevenire la sovrainfezione, non sostituire un trattamento medico in caso di infezione conclamata.
Esistono poi le pomate antibiotiche e le pomate cortisoniche, che non dovrebbero essere usate in modo autonomo solo perché “c’è una crosta”. Le pomate antibiotiche sono indicate in caso di infezioni batteriche documentate o fortemente sospette (per esempio impetigine, follicoliti, piccole infezioni localizzate), mentre le pomate cortisoniche servono a ridurre l’infiammazione e il prurito in malattie come dermatiti, eczemi o psoriasi. L’uso improprio di antibiotici topici favorisce lo sviluppo di resistenze batteriche, mentre l’uso scorretto di cortisonici può assottigliare la pelle, peggiorare alcune infezioni e mascherare i sintomi. Per questo, la loro prescrizione dovrebbe essere sempre guidata da un medico.
Un concetto importante è che la migliore pomata per le croste non è necessariamente quella “più forte”, ma quella più adatta alla fase di guarigione e al tipo di lesione. In una crosta secca, non infetta, su una piccola ferita in una persona sana, spesso è sufficiente una pomata emolliente e cicatrizzante che mantenga la zona morbida e protetta. In una crosta umida, con secrezione, arrossamento marcato e dolore, può essere necessario un approccio diverso, che includa valutazione medica e, se indicato, terapia specifica. È sempre preferibile evitare il “fai da te” con pomate avanzate da vecchie prescrizioni, soprattutto se contengono antibiotici o cortisone, e leggere attentamente il foglietto illustrativo per conoscere indicazioni, controindicazioni e possibili effetti indesiderati.
Come applicare la pomata
La modalità di applicazione della pomata sulle croste è tanto importante quanto la scelta del prodotto. Prima di tutto, è fondamentale lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, per ridurre il rischio di portare batteri sulla lesione. La zona interessata va pulita delicatamente con acqua tiepida e, se necessario, con un detergente delicato non aggressivo; in presenza di sporco visibile (terra, polvere) si può usare una garza sterile inumidita, evitando sfregamenti energici che potrebbero staccare la crosta. Dopo la detersione, la pelle va tamponata con una garza pulita, senza strofinare, per non traumatizzare ulteriormente il tessuto in guarigione.
La pomata va applicata in strato sottile, coprendo uniformemente la crosta e la pelle circostante di pochi millimetri. Uno strato eccessivamente spesso non accelera la guarigione e può, al contrario, macerare la pelle o creare una sensazione di occlusione fastidiosa. In molti casi, soprattutto per piccole croste in zone non soggette a sfregamento, è sufficiente lasciare la pomata all’aria, senza coprire con cerotti o bende. Se la crosta si trova in un’area che si sporca facilmente (per esempio mani, ginocchia nei bambini, piedi) o è soggetta a sfregamento con i vestiti, può essere utile coprirla con una medicazione traspirante, da cambiare regolarmente seguendo le indicazioni del prodotto e del medico.
Un errore molto comune è cercare di rimuovere la crosta manualmente, pensando che in questo modo la pelle “respiri” meglio o guarisca più in fretta. In realtà, la crosta è una protezione naturale: staccarla prima del tempo espone il tessuto sottostante, ancora fragile, al rischio di sanguinamento, infezione e cicatrici più evidenti. La pomata non deve essere usata per “ammorbidire e staccare” la crosta, ma per favorire una guarigione ordinata, lasciando che la crosta cada spontaneamente quando il processo di riparazione è completo. Se la crosta è molto spessa, dolorosa o sembra aderire in modo anomalo, è preferibile farla valutare da un professionista sanitario.
La frequenza di applicazione dipende dal tipo di pomata e dalle indicazioni riportate nel foglietto illustrativo o dal medico. In generale, per prodotti emollienti e cicatrizzanti, l’applicazione una o due volte al giorno è spesso sufficiente, mentre per antisettici, antibiotici o cortisonici è essenziale rispettare le modalità e la durata consigliate, per evitare irritazioni, allergie da contatto o altri effetti indesiderati. È importante osservare l’evoluzione della crosta: se dopo alcuni giorni di uso corretto della pomata non si nota alcun miglioramento, o se compaiono peggioramenti (maggiore dolore, arrossamento, secrezione, cattivo odore), è opportuno sospendere il “fai da te” e rivolgersi al medico per una valutazione più approfondita.
Rimedi naturali
Molte persone cercano rimedi naturali per le croste, nella speranza di favorire la guarigione con sostanze considerate più “delicate” o “sicure”. È importante chiarire che “naturale” non significa automaticamente privo di rischi: anche estratti vegetali, oli essenziali e preparazioni erboristiche possono causare allergie, irritazioni o interferire con il normale processo di cicatrizzazione. Alcuni ingredienti di origine naturale, come il pantenolo, l’allantoina o l’acido ialuronico, sono ampiamente utilizzati in pomate cicatrizzanti e hanno un buon profilo di sicurezza, ma si tratta di sostanze purificate e standardizzate, non di rimedi casalinghi improvvisati.
Tra i rimedi di supporto più citati vi sono le pomate a base di estratti vegetali lenitivi (per esempio calendula, camomilla, aloe vera), che possono contribuire a ridurre la sensazione di secchezza e tensione cutanea intorno alla crosta, grazie alle loro proprietà emollienti e calmanti. Tuttavia, non tutte le formulazioni sono uguali: la concentrazione dell’estratto, la qualità della materia prima e la presenza di altri ingredienti (conservanti, profumi, oli essenziali) possono influenzare la tollerabilità. In soggetti con pelle sensibile o con storia di dermatite atopica o allergie da contatto, l’uso di prodotti ricchi di profumi o miscele vegetali complesse può aumentare il rischio di reazioni indesiderate.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è l’uso di oli e unguenti casalinghi (per esempio olio d’oliva, burro, miscele di oli essenziali) direttamente sulle croste. Sebbene possano dare una sensazione di morbidezza, non sempre sono indicati: alcuni oli possono occludere eccessivamente la pelle, favorendo la macerazione, mentre gli oli essenziali, se non correttamente diluiti, possono risultare irritanti o allergizzanti. Inoltre, preparazioni fatte in casa non sono sterili e possono introdurre batteri sulla lesione. Per questo, è preferibile affidarsi a prodotti dermatologicamente testati, anche quando contengono ingredienti di origine naturale, piuttosto che a rimedi improvvisati.
In generale, i rimedi naturali possono avere un ruolo di supporto, soprattutto nelle fasi finali della guarigione, quando la crosta è quasi caduta e la pelle nuova è ancora sottile e sensibile. In questa fase, prodotti emollienti e lenitivi possono aiutare a ridurre la secchezza, il prurito residuo e il rischio di grattamento, contribuendo a prevenire la formazione di cicatrici più evidenti. Tuttavia, in presenza di segni di infezione, dolore intenso, arrossamento marcato o croste recidivanti, i rimedi naturali non devono sostituire una valutazione medica e, se necessario, una terapia farmacologica mirata. È sempre consigliabile informare il medico o il farmacista dei prodotti naturali che si stanno utilizzando, per evitare interazioni o sovrapposizioni con altre terapie topiche.
Quando consultare un medico
Non tutte le croste richiedono una visita medica: molte piccole lesioni traumatiche guariscono spontaneamente con una corretta igiene e l’eventuale uso di una pomata cicatrizzante di base. Tuttavia, ci sono situazioni in cui è prudente consultare un medico o un dermatologo. Un primo campanello d’allarme è la presenza di dolore crescente, arrossamento che si estende oltre i bordi della crosta, calore locale marcato, gonfiore o secrezione di pus: questi segni possono indicare un’infezione in atto che potrebbe richiedere un trattamento specifico, talvolta anche sistemico, e non solo una pomata locale.
Un altro motivo per chiedere una valutazione è la persistenza o recidiva delle croste nella stessa zona, senza una causa traumatica evidente. Croste che compaiono e scompaiono ripetutamente, magari associate a prurito intenso, desquamazione o piccole vescicole, possono essere il segno di una dermatite, di un eczema, di una psoriasi o di un’infezione cronica (per esempio fungina o batterica). In questi casi, limitarsi a cambiare pomata senza una diagnosi precisa rischia di mascherare i sintomi senza risolvere il problema di fondo. Il medico potrà valutare se sono necessari esami, terapie specifiche o l’invio a uno specialista.
È particolarmente importante non sottovalutare le croste in persone con fattori di rischio sistemici, come diabete, malattie vascolari periferiche, immunodeficienze, terapie immunosoppressive o età molto avanzata. In questi soggetti, anche piccole lesioni possono evolvere più facilmente in infezioni profonde o ulcere difficili da guarire. Croste che non migliorano dopo alcuni giorni di corretta cura, che tendono ad allargarsi o che si associano a febbre, malessere generale o linfonodi ingrossati (per esempio all’inguine o sotto le ascelle, a seconda della sede) richiedono una valutazione tempestiva. Anche nei bambini molto piccoli, soprattutto se le croste sono diffuse o localizzate sul viso, è prudente rivolgersi al pediatra.
Infine, è opportuno consultare il medico quando si è in dubbio sull’uso di pomate contenenti antibiotici o cortisone, o quando si è già utilizzato senza beneficio un prodotto prescritto in passato per un’altra condizione. L’automedicazione con questi farmaci può alterare il quadro clinico, ritardare la diagnosi corretta e favorire complicanze, come resistenze batteriche o effetti collaterali cutanei. Il medico potrà indicare se la crosta è compatibile con una semplice lesione traumatica in guarigione o se è necessario un trattamento mirato, spiegando anche come gestire la cura domiciliare e quando programmare un controllo.
In sintesi, scegliere quale pomata usare per le croste significa prima di tutto capire da cosa derivano, in che fase di guarigione si trovano e se ci sono segni di complicazione. Nelle piccole lesioni non infette, una corretta igiene, l’evitare di staccare la crosta e l’uso di pomate cicatrizzanti ed emollienti possono essere sufficienti a favorire una guarigione ordinata e a ridurre il rischio di cicatrici evidenti. In presenza di arrossamento marcato, dolore, secrezione o croste recidivanti, è invece fondamentale non affidarsi al “fai da te” con pomate antibiotiche o cortisoniche, ma rivolgersi al medico o al dermatologo per una valutazione accurata e un piano di trattamento adeguato, eventualmente integrato da rimedi naturali sicuri e controllati.
Per approfondire
The BMJ / NICE – Trattamento topico delle infezioni cutanee superficiali Un articolo che discute le raccomandazioni sull’uso preferenziale di antisettici topici rispetto agli antibiotici nelle forme lievi di infezioni cutanee, utile per comprendere perché l’uso di pomate antibiotiche sulle croste va riservato ai casi realmente indicati.
