Come si chiama la parte che chiude la laringe?

Epiglottide: struttura, funzione, disturbi, diagnosi e trattamenti

La “parte che chiude la laringe” durante la deglutizione si chiama epiglottide. Si tratta di una piccola ma fondamentale struttura di cartilagine elastica che funziona come una sorta di “valvola” o “coperchio” dell’ingresso delle vie respiratorie, impedendo che cibo e liquidi finiscano nella trachea e nei polmoni. Comprendere come lavora l’epiglottide aiuta a capire perché alcune persone soffrono di tosse durante i pasti, di “andare di traverso” o di infezioni respiratorie ricorrenti legate ad aspirazione.

In questa guida vengono spiegate in modo chiaro e sistematico la funzione dell’epiglottide, la sua posizione all’interno della laringe, i principali problemi che possono interessarla, come vengono diagnosticati e quali sono gli approcci di cura più utilizzati. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del medico o dello specialista in otorinolaringoiatria, che resta il riferimento per valutare i singoli casi clinici.

Funzione dell’epiglottide

L’epiglottide è una cartilagine elastica a forma di foglia, situata all’estremità superiore della laringe, subito dietro la base della lingua. La sua funzione principale è quella di proteggere le vie aeree durante la deglutizione. Quando si ingoia cibo, liquidi o saliva, una complessa sequenza di movimenti coordinati fa sì che l’epiglottide si abbassi e si inclini all’indietro, andando a coprire l’apertura della laringe (lo spazio che porta alla trachea). In questo modo il bolo alimentare viene deviato verso l’esofago, il “tubo” che conduce allo stomaco, evitando che entri nella trachea e nei polmoni, dove potrebbe provocare tosse violenta, soffocamento o polmoniti da aspirazione.

La chiusura laringea non dipende solo dall’epiglottide, ma dal movimento coordinato di più strutture: le corde vocali si avvicinano e si chiudono, le cartilagini aritenoidi si sollevano e si portano verso l’epiglottide, mentre la laringe nel suo complesso si sposta verso l’alto e in avanti. L’epiglottide, spinta da questi movimenti e dalla pressione del bolo, si appoggia sulle strutture posteriori e contribuisce a sigillare l’ingresso laringeo. Questo meccanismo è rapidissimo e avviene in modo automatico, senza che ce ne accorgiamo, ogni volta che deglutiamo, anche solo la saliva.

Oltre alla protezione delle vie aeree, l’epiglottide partecipa indirettamente anche alla funzione fonatoria, cioè alla produzione della voce. In alcune lingue e in particolari suoni, l’epiglottide può contribuire alla modulazione del flusso d’aria e alla risonanza. Inoltre, la sua posizione e la sua forma influenzano la conformazione del tratto vocale, cioè del “tubo” attraverso cui passa l’aria che vibra, contribuendo al timbro della voce. Sebbene non sia l’organo principale della fonazione (ruolo svolto dalle corde vocali), la sua integrità anatomica è importante per mantenere una corretta qualità vocale e una buona coordinazione tra respirazione, fonazione e deglutizione.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è il ruolo dell’epiglottide nella sensibilità delle vie aeree superiori. La mucosa che la riveste è ricca di terminazioni nervose sensoriali che, se stimolate da liquidi o particelle, attivano riflessi protettivi come la tosse o l’interruzione immediata della deglutizione. Questo sistema di allarme contribuisce a evitare che sostanze estranee raggiungano i polmoni. Quando tali riflessi sono alterati, per esempio in alcune malattie neurologiche, aumenta il rischio di aspirazione silente, cioè di passaggio di cibo o liquidi nelle vie aeree senza tosse evidente, con possibili conseguenze serie sulla salute respiratoria.

Anatomia della laringe

Per capire bene il ruolo dell’epiglottide è utile avere una visione d’insieme dell’anatomia della laringe. La laringe è un organo cavo situato nel collo, davanti alla porzione superiore dell’esofago e sotto la base della lingua. È costituita da diverse cartilagini (tiroide, cricoide, aritenoidi, epiglottide e altre più piccole), collegate tra loro da legamenti, membrane e muscoli. All’interno della laringe si trovano le corde vocali, che vibrano quando l’aria espirata dai polmoni le attraversa, producendo il suono della voce. La laringe svolge quindi tre funzioni principali: respiratoria (permette il passaggio dell’aria), fonatoria (produce la voce) e sfinterica (chiude le vie aeree durante la deglutizione).

L’epiglottide è posizionata nella parte superiore della laringe, come una sorta di “coperchio” anteriore. È collegata alla cartilagine tiroidea tramite un legamento e alla base della lingua tramite pieghe mucose. La sua superficie è rivestita da mucosa e presenta una faccia anteriore, rivolta verso la lingua, e una posteriore, rivolta verso l’ingresso laringeo. Tra la base della lingua e l’epiglottide si trova una piccola depressione chiamata vallecola epiglottica, che può essere visibile durante l’esame endoscopico e che talvolta può trattenere residui di cibo in caso di disturbi della deglutizione. La forma e le dimensioni dell’epiglottide possono variare da persona a persona, ma la funzione di “valvola” protettiva resta la stessa.

Dal punto di vista funzionale, la laringe viene spesso suddivisa in tre regioni: sopraglottica (al di sopra delle corde vocali vere), glottica (a livello delle corde vocali) e sottoglottica (al di sotto delle corde vocali, fino alla trachea). L’epiglottide fa parte della regione sopraglottica e, insieme ad altre strutture come le pieghe ariepiglottiche e le cartilagini aritenoidi, contribuisce a formare l’ingresso laringeo. Questa organizzazione anatomica è importante anche in ambito clinico, perché molte patologie (infiammatorie, infettive o tumorali) vengono classificate in base alla loro localizzazione in una di queste tre aree, con implicazioni sulla sintomatologia, sulla prognosi e sulle opzioni terapeutiche.

La laringe è inoltre strettamente collegata ad altre strutture del collo, come la faringe (il canale che mette in comunicazione naso, bocca ed esofago), la trachea, la tiroide e i muscoli del collo. Durante la deglutizione, la laringe si solleva e si sposta in avanti, movimento che facilita la chiusura dell’ingresso laringeo da parte dell’epiglottide e l’apertura dell’esofago. Questo complesso gioco di movimenti è controllato da una rete di nervi cranici e spinali, coordinati da centri nervosi nel tronco encefalico. Qualsiasi alterazione anatomica (per esempio una massa che occupa spazio) o funzionale (per esempio una paralisi muscolare) in questa regione può interferire con la normale dinamica della deglutizione e della respirazione.

Problemi comuni dell’epiglottide

L’epiglottide, pur essendo una struttura piccola, può essere interessata da diverse patologie, alcune delle quali potenzialmente gravi. Una delle condizioni più note è l’epiglottite, un’infiammazione acuta dell’epiglottide che può essere di origine infettiva (spesso batterica) o, più raramente, traumatica o irritativa. L’epiglottite può causare un rapido gonfiore della cartilagine e dei tessuti circostanti, restringendo in modo critico il passaggio dell’aria. I sintomi tipici includono mal di gola intenso, difficoltà a deglutire, voce ovattata, salivazione abbondante e, nei casi più seri, difficoltà respiratoria con respiro rumoroso (stridore). Si tratta di un’urgenza medica che richiede valutazione immediata in pronto soccorso.

Un altro problema relativamente frequente è rappresentato dai disturbi della deglutizione (disfagia) legati a un movimento alterato dell’epiglottide. In alcune malattie neurologiche (come ictus, Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica e altre patologie neuromuscolari), la coordinazione tra lingua, faringe, laringe ed epiglottide può risultare compromessa. L’epiglottide potrebbe non inclinarsi in modo efficace a coprire l’ingresso laringeo, favorendo il passaggio di piccole quantità di cibo o liquidi nelle vie aeree. Questo fenomeno, chiamato aspirazione, può essere evidente (con tosse e sensazione di “andare di traverso”) oppure silente, cioè senza sintomi immediati, ma con rischio di polmoniti ricorrenti nel tempo.

Esistono poi condizioni in cui l’epiglottide presenta varianti anatomiche o alterazioni strutturali che possono dare sintomi. In alcuni soggetti, per esempio, l’epiglottide può essere particolarmente lunga, flaccida o ripiegata, e in certe posizioni del collo può avvicinarsi eccessivamente alla parete posteriore della faringe, causando sensazione di corpo estraneo, fastidio alla deglutizione o rumori respiratori. In altri casi, possono formarsi cisti, polipi o altre lesioni benigne sulla superficie dell’epiglottide, che di solito sono asintomatiche ma, se di dimensioni rilevanti, possono interferire con il passaggio dell’aria o del cibo, richiedendo valutazione specialistica e, talvolta, rimozione chirurgica.

Infine, anche se meno frequenti rispetto ad altre sedi della laringe, possono svilupparsi tumori a carico dell’epiglottide, sia benigni sia maligni. I tumori maligni della regione sopraglottica possono manifestarsi con sintomi come raucedine persistente, difficoltà a deglutire, dolore irradiato all’orecchio, perdita di peso non spiegata, sensazione di corpo estraneo in gola o, nei casi avanzati, difficoltà respiratoria. La diagnosi precoce è fondamentale per migliorare le possibilità di trattamento efficace e preservare, per quanto possibile, le funzioni di respirazione, fonazione e deglutizione. Per questo, la comparsa di sintomi persistenti a carico della gola o della voce merita sempre una valutazione da parte del medico, con eventuale invio all’otorinolaringoiatra.

Diagnosi delle patologie

La diagnosi delle patologie dell’epiglottide inizia con una valutazione clinica accurata. Il medico raccoglie l’anamnesi, cioè la storia dei sintomi (da quanto tempo sono presenti, se sono comparsi improvvisamente o gradualmente, se peggiorano con la deglutizione o con la respirazione, se sono associati a febbre, perdita di peso, tosse, rigurgito di cibo, ecc.). L’esame obiettivo comprende l’osservazione del cavo orale, della faringe e del collo, la valutazione della voce e della respirazione, e la ricerca di eventuali segni di difficoltà respiratoria (come uso dei muscoli accessori, cianosi, stridore). In presenza di sospetto di epiglottite acuta o di ostruzione delle vie aeree, la priorità assoluta è garantire la sicurezza respiratoria del paziente, prima ancora di completare gli accertamenti diagnostici.

Lo strumento principale per visualizzare direttamente l’epiglottide è la laringoscopia, che può essere eseguita in modo indiretto (con uno specchietto) o, più frequentemente oggi, con un fibroscopio flessibile a fibre ottiche introdotto attraverso il naso (fibrolaringoscopia). Questo esame, effettuato dall’otorinolaringoiatra, permette di osservare in tempo reale l’aspetto dell’epiglottide (colore, volume, presenza di edema, lesioni, masse), la sua mobilità durante la respirazione e la deglutizione, e il rapporto con le altre strutture laringee. È un esame di solito rapido, eseguibile in ambulatorio, che può dare informazioni decisive per la diagnosi di molte patologie, dalle infiammazioni acute alle lesioni tumorali.

Nei casi in cui si sospettino disturbi della deglutizione, possono essere indicati esami funzionali specifici. Tra questi, la videofluoroscopia della deglutizione (o studio radiologico della deglutizione con mezzo di contrasto) consente di osservare, tramite raggi X, il percorso del bolo alimentare dalla bocca all’esofago, valutando il movimento coordinato di lingua, faringe, laringe ed epiglottide. Un altro esame molto utilizzato è la valutazione endoscopica della deglutizione (FEES), che prevede l’introduzione di un endoscopio flessibile attraverso il naso per osservare direttamente le strutture faringo-laringee mentre il paziente deglutisce piccole quantità di cibo o liquidi colorati. Questi esami aiutano a identificare eventuali aspirazioni, residui di cibo e alterazioni del movimento dell’epiglottide.

Quando si sospettano lesioni strutturali (come tumori, cisti o malformazioni) o quando è necessario valutare l’estensione di una patologia, possono essere richiesti esami di imaging come la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica (RM) del collo. Queste metodiche forniscono immagini dettagliate delle cartilagini laringee, dei tessuti molli circostanti e dei linfonodi, permettendo di pianificare in modo più preciso eventuali interventi chirurgici o trattamenti oncologici. In alcuni casi, per definire la natura di una lesione, è necessaria una biopsia, cioè il prelievo di un piccolo frammento di tessuto da analizzare al microscopio. La scelta degli esami dipende sempre dal quadro clinico e viene stabilita dallo specialista.

Trattamenti e cure

Le strategie di trattamento per i problemi dell’epiglottide variano in modo significativo a seconda della causa, della gravità dei sintomi e delle condizioni generali della persona. Nel caso di epiglottite acuta di origine infettiva, l’obiettivo prioritario è garantire la pervietà delle vie aeree e prevenire il soffocamento. Questo può richiedere il ricovero in ambiente ospedaliero, la somministrazione di terapia antibiotica per via endovenosa, farmaci per ridurre l’infiammazione e, nei casi più gravi, il supporto respiratorio con intubazione o, raramente, tracheotomia temporanea. La gestione di queste situazioni è complessa e viene effettuata da team multidisciplinari che includono anestesisti, otorinolaringoiatri e medici d’urgenza.

Per i disturbi della deglutizione legati a un movimento inefficace dell’epiglottide, il trattamento è spesso di tipo riabilitativo. Logopedisti e foniatri specializzati in disfagia possono proporre esercizi mirati a migliorare la forza e la coordinazione dei muscoli coinvolti nella deglutizione, nonché tecniche compensatorie (come modifiche della postura del capo durante il pasto, cambiamenti nella consistenza degli alimenti, strategie di deglutizione multiple) per ridurre il rischio di aspirazione. In alcune condizioni neurologiche, questi interventi non eliminano completamente il problema, ma possono migliorare in modo significativo la sicurezza e l’efficacia della deglutizione, contribuendo a mantenere una buona qualità di vita e a prevenire complicanze respiratorie.

Quando sono presenti lesioni benigne dell’epiglottide, come cisti o polipi che causano sintomi, può essere indicato un trattamento chirurgico conservativo. L’intervento viene di solito eseguito per via endoscopica, attraverso la bocca, utilizzando strumenti a freddo, laser o altre tecnologie, con l’obiettivo di rimuovere la lesione preservando il più possibile la struttura e la funzione dell’epiglottide. Il decorso post-operatorio prevede spesso un periodo di osservazione, indicazioni dietetiche temporanee (per esempio alimenti morbidi o freddi) e controlli endoscopici per verificare la guarigione. La decisione di intervenire chirurgicamente tiene conto del rapporto tra benefici attesi (riduzione dei sintomi, prevenzione di complicanze) e rischi potenziali (cicatrici, alterazioni della deglutizione o della voce).

Nel caso di tumori maligni della regione epiglottica o sopraglottica, il trattamento può includere chirurgia, radioterapia, chemioterapia o combinazioni di queste modalità, a seconda dello stadio della malattia, delle condizioni generali del paziente e degli obiettivi terapeutici (curativi o palliativi). Gli approcci chirurgici possono variare da resezioni parziali, che cercano di preservare le funzioni laringee, a interventi più estesi nei casi avanzati. La radioterapia può essere utilizzata come trattamento primario o complementare alla chirurgia, mentre la chemioterapia viene spesso associata alla radioterapia in protocolli combinati. Dopo il trattamento, è fondamentale un percorso di riabilitazione che può coinvolgere logopedisti, nutrizionisti e psicologi, per aiutare la persona a recuperare, per quanto possibile, la capacità di parlare, deglutire e alimentarsi in modo sicuro.

In tutte queste situazioni, un elemento centrale è la prevenzione delle complicanze e il monitoraggio nel tempo. Per esempio, nei pazienti con disfagia cronica, è importante sorvegliare lo stato nutrizionale, l’idratazione e la salute respiratoria, intervenendo precocemente in caso di segni di aspirazione o infezioni. Nei soggetti trattati per tumori della laringe, i controlli periodici servono a individuare eventuali recidive e a gestire gli effetti a lungo termine delle terapie (come secchezza delle mucose, alterazioni della voce, rigidità dei tessuti). In presenza di sintomi persistenti o nuovi disturbi a carico della gola, della voce o della deglutizione, è sempre consigliabile rivolgersi al medico curante, che potrà valutare l’opportunità di un approfondimento specialistico.

In sintesi, la “parte che chiude la laringe” è l’epiglottide, una cartilagine elastica che svolge un ruolo cruciale nel proteggere le vie respiratorie durante la deglutizione, deviando cibo e liquidi verso l’esofago. Inserita nella complessa anatomia della laringe, lavora in stretta sinergia con corde vocali, cartilagini e muscoli del collo per garantire un passaggio sicuro dell’aria e del bolo alimentare. Le patologie che la riguardano spaziano dalle infiammazioni acute ai disturbi della deglutizione, fino alle lesioni strutturali e ai tumori, e richiedono percorsi diagnostici e terapeutici specifici, spesso multidisciplinari. La conoscenza di queste funzioni e dei possibili problemi aiuta a riconoscere i segnali di allarme e a rivolgersi tempestivamente ai professionisti sanitari competenti.

Per approfondire

Humanitas – Epiglottide offre una scheda anatomica chiara e aggiornata sulla struttura e sulla funzione dell’epiglottide, utile per comprendere meglio il suo ruolo nella deglutizione e nella protezione delle vie aeree.

PubMed – Super-Supraglottic Swallow Combined with Head Flexion presenta uno studio clinico recente che analizza i meccanismi di chiusura laringea durante la deglutizione, confermando l’importanza dell’epiglottide e delle strutture circostanti nella prevenzione dell’aspirazione.

NINDS – Movement of Epiglottis During Swallowing descrive la dinamica del movimento dell’epiglottide nella deglutizione normale, con particolare attenzione agli aspetti neurofisiologici e alle possibili implicazioni nei disturbi neurologici.