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Mettere correttamente il collirio nel sacco congiuntivale è un gesto semplice solo in apparenza. Una tecnica sbagliata può ridurre l’efficacia del farmaco, aumentare il rischio di infezioni oculari e provocare fastidi inutili come bruciore o lacrimazione eccessiva. Imparare la procedura passo per passo aiuta a sfruttare al meglio la terapia prescritta dall’oculista o il collirio lubrificante acquistato in farmacia.
Questa guida spiega in modo pratico e dettagliato come prepararsi, come instillare le gocce nel sacco congiuntivale, quali errori evitare e quando è opportuno rivolgersi a uno specialista. Le indicazioni sono generali e non sostituiscono il parere del medico né le istruzioni riportate nel foglietto illustrativo del singolo prodotto, che vanno sempre lette e seguite con attenzione.
Preparazione prima dell’applicazione
Prima di mettere il collirio è fondamentale capire dove deve arrivare la goccia. Il sacco congiuntivale è lo spazio a forma di piccola tasca che si crea tra la superficie interna della palpebra e la parte bianca dell’occhio (congiuntiva bulbare). Il collirio va instillato proprio in questa “tasca”, di solito abbassando delicatamente la palpebra inferiore, e non direttamente sulla cornea (la parte trasparente centrale), che è molto sensibile. Una corretta preparazione riduce il rischio di contaminare il flacone, di sprecare il farmaco e di provocare irritazioni inutili.
Il primo passo è l’igiene delle mani: lavarle accuratamente con acqua e sapone per almeno 30 secondi, strofinando bene palmi, dorsi, spazi tra le dita e sotto le unghie. Asciugare con un asciugamano pulito o con salviette monouso. Mani sporche possono trasferire batteri o virus al flacone o direttamente all’occhio, favorendo congiuntiviti o altre infezioni. Se si è fuori casa e non si ha accesso all’acqua, si può usare un gel idroalcolico, lasciandolo asciugare completamente prima di toccare le palpebre o il flacone.
Subito dopo, è importante controllare il flacone del collirio: verificare la data di scadenza, l’integrità del sigillo (se è la prima apertura) e l’assenza di alterazioni del liquido (cambi di colore, presenza di particelle, torbidità). Se il collirio è monodose, bisogna aprire la fialetta seguendo la linea di pre-taglio, senza usare forbici o oggetti appuntiti che potrebbero creare microfratture e contaminazioni. Per i flaconi multidose, è bene ricordare da quanto tempo sono stati aperti, perché molti colliri hanno una durata limitata dopo la prima apertura, indicata nel foglietto illustrativo.
La posizione del corpo e della testa influisce molto sulla precisione dell’instillazione. In genere è consigliabile sedersi o sdraiarsi, inclinando leggermente la testa all’indietro e guardando verso l’alto. Chi ha difficoltà motorie o tremori può appoggiarsi a uno schienale o a un cuscino per stabilizzare il capo. Tenere il flacone a portata di mano, già aperto ma con il tappo appoggiato su una superficie pulita, aiuta a evitare movimenti bruschi. Se si portano lenti a contatto, salvo diversa indicazione del medico o del foglietto illustrativo, è di solito necessario rimuoverle prima di mettere il collirio, soprattutto se si tratta di un farmaco e non di semplici lacrime artificiali.
Come applicare il collirio
La tecnica di base per instillare il collirio nel sacco congiuntivale prevede alcuni passaggi chiari. Con una mano (di solito l’indice della mano non dominante) si abbassa delicatamente la palpebra inferiore, guardando verso l’alto: in questo modo si crea una piccola tasca tra la palpebra e l’occhio, il sacco congiuntivale inferiore. Con l’altra mano si tiene il flacone in posizione verticale o leggermente inclinata, avvicinandolo all’occhio senza toccare ciglia, palpebre o superficie oculare. È importante mantenere una distanza di sicurezza di qualche centimetro per evitare urti involontari.
Una volta posizionato il flacone, si esercita una leggera pressione per far uscire una sola goccia, mirando al centro della tasca formata dalla palpebra inferiore. Nella maggior parte dei casi una goccia è sufficiente: il sacco congiuntivale non può contenere grandi volumi e l’eccesso viene eliminato con la lacrimazione. Se per errore escono due gocce, non è necessario allarmarsi, ma non bisogna cercare di “recuperare” il farmaco rimettendolo nel flacone. Dopo aver instillato la goccia, si rilascia lentamente la palpebra inferiore, mantenendo lo sguardo verso l’alto per qualche secondo per favorire la distribuzione del collirio sulla superficie oculare.
Per ridurre il drenaggio del farmaco nel dotto lacrimale (il piccolo canale che porta le lacrime verso il naso) e quindi nel resto dell’organismo, molti oculisti consigliano di chiudere delicatamente gli occhi e premere con un dito sul canto interno dell’occhio (vicino al naso) per circa 1–2 minuti. Questo semplice gesto, chiamato occlusione del punto lacrimale, può aumentare la permanenza del collirio sulla superficie oculare e ridurre gli effetti sistemici, particolarmente importante per alcuni farmaci come i betabloccanti usati nel glaucoma. Durante questo tempo è bene non strizzare le palpebre con forza, per non espellere il collirio.
Se si devono trattare entrambi gli occhi, la procedura va ripetuta sull’altro occhio con le stesse modalità, avendo cura di non toccare mai l’occhio con il beccuccio del flacone. In caso di colliri monodose, una fialetta può essere sufficiente per entrambi gli occhi, se il foglietto illustrativo lo consente e se si presta molta attenzione a non contaminare l’estremità. Dopo l’applicazione, si richiude immediatamente il flacone multidose, avvitando bene il tappo, e si elimina la fialetta monodose se non è più utilizzabile secondo le indicazioni del produttore.
Errori comuni da evitare
Uno degli errori più frequenti è toccare con il beccuccio del flacone l’occhio, le ciglia o la pelle delle palpebre. Questo gesto, spesso involontario, può contaminare il collirio con batteri o altri microrganismi presenti sulla superficie cutanea o oculare, aumentando il rischio di infezioni e riducendo la sicurezza del prodotto. Se il beccuccio tocca l’occhio, è consigliabile non continuare a usare il flacone per periodi prolungati e, in caso di dubbi o di comparsa di arrossamento o secrezioni, consultare il medico. Un altro errore è appoggiare il tappo su superfici sporche, che possono a loro volta contaminare il beccuccio quando viene richiuso.
Un secondo errore comune è utilizzare colliri scaduti o aperti da troppo tempo. Molti pazienti conservano in casa flaconi di vecchie terapie e li riutilizzano in caso di fastidio oculare, senza verificare la data di scadenza o la durata dopo l’apertura. Questo comportamento è rischioso: i conservanti possono non essere più efficaci, il liquido può essersi contaminato e il principio attivo può aver perso stabilità. Inoltre, l’automedicazione con vecchi colliri può mascherare sintomi importanti o ritardare la diagnosi di patologie più serie. È sempre preferibile rivolgersi al medico o al farmacista prima di riutilizzare un collirio trovato in casa.
Un altro errore è condividere il collirio con altre persone, anche familiari stretti. Ogni flacone dovrebbe essere destinato a un solo utilizzatore, perché l’estremità del contagocce può venire a contatto con secrezioni oculari e diventare veicolo di contagio. Condividere il collirio aumenta il rischio di trasmissione di congiuntiviti batteriche o virali. Allo stesso modo, non è corretto usare lo stesso collirio per problemi diversi senza indicazione medica: un farmaco adatto per una congiuntivite allergica potrebbe non essere indicato per una congiuntivite infettiva o per un’altra patologia oculare.
Infine, è un errore sottovalutare le istruzioni specifiche del foglietto illustrativo. Ogni collirio può avere particolarità nella modalità d’uso: alcuni vanno agitati prima dell’uso, altri no; alcuni non devono essere utilizzati con lenti a contatto indossate; altri richiedono intervalli precisi tra una somministrazione e l’altra. Ignorare queste indicazioni può ridurre l’efficacia della terapia o aumentare il rischio di effetti indesiderati. In caso di dubbi sulla tecnica di instillazione o sulla compatibilità con altri farmaci oculari, è opportuno chiedere chiarimenti al medico oculista o al farmacista.
Cosa fare dopo l’applicazione
Dopo aver instillato il collirio, è importante concedere qualche minuto perché il farmaco possa distribuirsi uniformemente sulla superficie dell’occhio. Tenere gli occhi chiusi delicatamente per 1–2 minuti, senza strizzare le palpebre, aiuta a trattenere la goccia nel sacco congiuntivale e a ridurre la fuoriuscita. Durante questo tempo si può praticare l’occlusione del punto lacrimale, premendo con un dito pulito sul canto interno dell’occhio, vicino al naso. Questo accorgimento è particolarmente utile per colliri che possono avere effetti sistemici, perché limita il passaggio del farmaco nel circolo sanguigno attraverso il dotto nasolacrimale.
Se dopo l’applicazione si avverte una leggera sensazione di bruciore o pizzicore, è spesso un effetto transitorio legato al contatto del collirio con la superficie oculare o alla presenza di conservanti. In genere questo fastidio si risolve in pochi minuti. Se invece il bruciore è intenso, persistente o accompagnato da dolore, arrossamento marcato, visione offuscata importante o secrezioni, è necessario sospendere il collirio e contattare il medico. Non bisogna strofinare gli occhi, perché questo può irritare ulteriormente la cornea e la congiuntiva e peggiorare i sintomi.
Può capitare che una parte del collirio fuoriesca dall’occhio e scorra sulla guancia. In questo caso è sufficiente tamponare delicatamente con una garza sterile o un fazzoletto pulito, senza strofinare. Non è necessario aggiungere subito un’altra goccia, a meno che si sia certi che la goccia non sia entrata affatto nel sacco congiuntivale (ad esempio perché si è chiuso l’occhio troppo presto o si è sbagliato mira). In caso di dubbio, è preferibile attendere la successiva somministrazione programmata, per evitare un sovradosaggio locale, soprattutto con farmaci attivi.
Se si devono usare più colliri nello stesso occhio, è importante rispettare un intervallo di tempo tra uno e l’altro, di solito almeno 5–10 minuti, salvo diversa indicazione del medico o del foglietto illustrativo. Questo permette al primo collirio di agire e riduce il rischio che il secondo lo diluisca o lo lavi via. Quando si associa un collirio a una pomata oftalmica, in genere si applica prima il collirio e, dopo un intervallo adeguato, la pomata, che ha una consistenza più densa e potrebbe ostacolare la penetrazione delle gocce se applicata per prima.
Quando consultare un oculista
È fondamentale sapere riconoscere i segnali che richiedono una valutazione specialistica. Se dopo aver messo il collirio compaiono dolore oculare intenso, peggioramento improvviso della vista, lampi di luce, comparsa di macchie scure nel campo visivo o sensazione di “tenda” che scende davanti all’occhio, bisogna rivolgersi con urgenza a un oculista o a un pronto soccorso. Questi sintomi possono indicare problemi seri che non dipendono solo dal collirio, come distacchi di retina, aumenti importanti della pressione oculare o altre patologie acute.
Anche la comparsa di segni di possibile reazione allergica al collirio richiede attenzione. Tra questi: prurito intenso, arrossamento marcato, gonfiore delle palpebre, lacrimazione abbondante, sensazione di sabbia negli occhi, eruzioni cutanee sul viso o sulle palpebre. In rari casi possono manifestarsi sintomi sistemici come difficoltà respiratoria, gonfiore di labbra o lingua, orticaria diffusa: in queste situazioni è necessario interrompere immediatamente il collirio e cercare assistenza medica urgente. È utile riferire al medico il nome esatto del prodotto e, se possibile, mostrare il flacone o il foglietto illustrativo.
Un altro motivo per consultare l’oculista è la persistenza o il peggioramento dei sintomi per cui il collirio è stato prescritto o acquistato. Se, nonostante l’uso corretto, dopo alcuni giorni non si osserva alcun miglioramento, oppure se compaiono nuovi disturbi (ad esempio secrezioni purulente, fotofobia intensa, difficoltà ad aprire l’occhio al mattino), è probabile che sia necessario rivedere la diagnosi o modificare la terapia. Continuare ad applicare il collirio senza controllo medico può ritardare trattamenti più adeguati.
Infine, è consigliabile chiedere un parere specialistico quando si hanno difficoltà pratiche nell’applicazione del collirio: mani tremanti, ridotta vista che impedisce di centrare l’occhio, problemi di coordinazione o impossibilità di inclinare la testa (ad esempio per patologie cervicali). In questi casi l’oculista o il personale sanitario possono mostrare tecniche alternative, suggerire l’aiuto di un caregiver o valutare dispositivi di somministrazione più adatti. Una buona aderenza alla terapia passa anche dalla possibilità concreta di eseguirla in modo sicuro e confortevole.
In sintesi, mettere il collirio nel sacco congiuntivale è un gesto quotidiano che richiede attenzione a igiene, tecnica e segnali di allarme. Preparare correttamente l’ambiente e il flacone, instillare la goccia senza toccare l’occhio, evitare errori comuni come l’uso di prodotti scaduti o condivisi e sapere quando rivolgersi all’oculista sono passaggi essenziali per proteggere la salute oculare e sfruttare al meglio l’efficacia dei farmaci. In caso di dubbi, il riferimento rimane sempre il medico oculista o il farmacista, insieme alle istruzioni riportate nel foglietto illustrativo del singolo collirio.
Per approfondire
Ministero della Salute – Documento istituzionale che chiarisce il quadro normativo e i principi di corretta informazione sui medicinali di automedicazione, inclusi i colliri da banco, utile per comprendere l’importanza di messaggi chiari e non fuorvianti sull’uso dei farmaci.
Farmaci oftalmici: come utilizzarli in modo corretto – Guida pratica di un centro oculistico che illustra con esempi concreti come instillare correttamente colliri e altri farmaci oculari, con consigli su igiene, tecnica e prevenzione delle infezioni.
Come applicare correttamente il collirio – Articolo divulgativo che descrive passo per passo la tecnica di applicazione del collirio nel sacco congiuntivale, con indicazioni su posizione del paziente, quantità di gocce e intervalli tra diversi colliri.
