Come mettere il collirio dopo la cataratta?

Collirio dopo intervento di cataratta: tipi di gocce, modalità di applicazione, precauzioni e quando chiamare l’oculista

Dopo un intervento di cataratta, il collirio è una parte fondamentale della cura post-operatoria: serve a controllare l’infiammazione, ridurre il rischio di infezioni e favorire una guarigione ordinata dei tessuti oculari. Sapere come mettere correttamente le gocce, in che posizione tenere la testa, quante gocce instillare e cosa evitare subito dopo l’instillazione è essenziale per ottenere il massimo beneficio dalla terapia prescritta dall’oculista.

Questa guida spiega, in modo pratico ma basato sulle evidenze disponibili, perché il collirio è così importante dopo la chirurgia della cataratta, quali tipi di colliri vengono più spesso utilizzati nel post-operatorio, come applicarli passo per passo e quali precauzioni adottare per proteggere l’occhio operato. Le informazioni sono generali e non sostituiscono le indicazioni personalizzate del proprio oculista, che rimane sempre il riferimento principale per qualsiasi dubbio o problema.

Importanza del collirio dopo la cataratta

Dopo l’intervento di cataratta, l’occhio è stato sottoposto a una procedura chirurgica che, pur essendo oggi molto sicura e mini-invasiva, provoca comunque una risposta infiammatoria naturale dei tessuti. I colliri prescritti dall’oculista servono innanzitutto a controllare questa infiammazione, riducendo sintomi come bruciore, sensazione di corpo estraneo, arrossamento e fotofobia. Inoltre, alcuni colliri contribuiscono a stabilizzare il film lacrimale, spesso alterato temporaneamente dopo l’operazione, migliorando il comfort visivo. Seguire con precisione la terapia indicata, senza sospenderla o modificarla di propria iniziativa, è quindi un tassello fondamentale per ottenere un recupero visivo ottimale e limitare il rischio di complicanze.

Un altro motivo per cui il collirio è cruciale nel post-operatorio è la prevenzione delle infezioni intraoculari, come l’endoftalmite, una complicanza rara ma potenzialmente molto grave. In sala operatoria vengono adottate misure di profilassi, ma il rispetto delle indicazioni sui colliri a casa, soprattutto nei primi giorni, contribuisce a mantenere l’ambiente oculare il più possibile protetto da germi esterni. È importante comprendere che la superficie dell’occhio, subito dopo l’intervento, è più vulnerabile: toccarsi gli occhi con le mani sporche, non rispettare i tempi di applicazione o contaminare il flacone del collirio può aumentare i rischi, motivo per cui la corretta instillazione è parte integrante della terapia, al pari del farmaco stesso. Uso di farmaci dopo un intervento chirurgico

I colliri post-cataratta hanno anche un ruolo nel prevenire o ridurre alcune complicanze infiammatorie interne, come l’edema maculare cistoide, che può compromettere temporaneamente la qualità della visione. Alcune linee guida internazionali suggeriscono l’impiego combinato di colliri corticosteroidi e antinfiammatori non steroidei proprio per contenere al meglio l’infiammazione intraoculare. Anche se il paziente può percepire un miglioramento rapido della vista già nei primi giorni, la guarigione dei tessuti interni richiede più tempo: continuare il collirio per tutta la durata prescritta, anche quando l’occhio “sembra stare bene”, è quindi essenziale per consolidare il risultato visivo e ridurre il rischio di ricadute.

Infine, il collirio rappresenta un momento quotidiano di monitoraggio indiretto dello stato dell’occhio: durante l’instillazione, il paziente può notare eventuali cambiamenti, come un aumento del rossore, secrezioni anomale, dolore o peggioramento della vista. Prestare attenzione a questi segnali mentre si applicano le gocce permette di riconoscere precocemente possibili problemi e di contattare tempestivamente l’oculista. In questo senso, imparare una buona tecnica di instillazione non è solo una questione di comodità, ma anche di sicurezza, perché facilita l’osservazione dell’occhio e rende più semplice accorgersi se qualcosa non procede come previsto.

Tipi di collirio post-operatorio

Dopo la chirurgia della cataratta, l’oculista può prescrivere diverse categorie di colliri, spesso da usare in combinazione. Una delle più comuni è rappresentata dai colliri corticosteroidi, che hanno una potente azione antinfiammatoria. Questi farmaci aiutano a ridurre il gonfiore dei tessuti interni dell’occhio e a prevenire complicanze come l’edema maculare. Di solito vengono utilizzati per alcune settimane, con una frequenza che può diminuire gradualmente secondo lo schema indicato dallo specialista. È importante non interrompere bruscamente i corticosteroidi senza indicazione medica, perché una sospensione improvvisa potrebbe favorire una ripresa dell’infiammazione o un peggioramento dei sintomi oculari.

Un’altra classe frequentemente impiegata è quella dei colliri antinfiammatori non steroidei (FANS), che agiscono su vie infiammatorie diverse rispetto ai corticosteroidi e possono essere utilizzati in associazione a questi per un controllo più completo dell’infiammazione. I FANS in collirio sono spesso prescritti per prevenire l’edema maculare cistoide, soprattutto in pazienti con fattori di rischio come il diabete o alcune patologie retiniche. Anche in questo caso, la durata e la frequenza di utilizzo dipendono dal quadro clinico e dalle indicazioni dell’oculista, che valuterà il bilancio tra benefici e possibili effetti collaterali, come irritazione oculare o sensazione di bruciore transitorio dopo l’instillazione. Profilassi farmacologica dopo un intervento chirurgico

In alcuni protocolli post-operatori possono essere previsti anche colliri antibiotici, soprattutto nei primissimi giorni dopo l’intervento o in presenza di specifici fattori di rischio o complicanze intraoperatorie. Questi colliri hanno lo scopo di ridurre ulteriormente il rischio di infezioni batteriche sulla superficie oculare. Tuttavia, l’uso di antibiotici topici deve essere sempre attentamente valutato per evitare impieghi inutilmente prolungati, che potrebbero favorire fenomeni di resistenza batterica o alterare l’equilibrio della flora congiuntivale. Per questo motivo è fondamentale attenersi scrupolosamente alla durata di terapia indicata, senza prolungarla di propria iniziativa “per sicurezza”.

Accanto ai farmaci veri e propri, spesso vengono consigliati colliri lubrificanti o lacrime artificiali, utili per alleviare la secchezza oculare e la sensazione di sabbia negli occhi che molti pazienti avvertono dopo la cataratta. L’intervento può temporaneamente alterare il film lacrimale e la sensibilità corneale, rendendo l’occhio più incline a secchezza e fastidi. Le lacrime artificiali, preferibilmente senza conservanti quando l’uso è frequente, aiutano a ristabilire un buon comfort e possono essere utilizzate anche a lungo termine, secondo necessità. È importante però distinguere chiaramente, magari con l’aiuto dell’oculista o del farmacista, quali flaconi contengono farmaci veri e propri e quali solo lubrificanti, per non confondere i diversi schemi di somministrazione.

Modalità di applicazione

Per mettere correttamente il collirio dopo la cataratta è fondamentale seguire una procedura ordinata, che riduca il rischio di contaminare il flacone e garantisca che la goccia raggiunga effettivamente la superficie oculare. Prima di tutto, è indispensabile lavare accuratamente le mani con acqua e sapone, asciugandole con un asciugamano pulito. Successivamente, il paziente dovrebbe assumere una posizione comoda, seduto o sdraiato, con la testa leggermente inclinata all’indietro. Tenendo il flacone con la mano dominante, si può usare l’altra mano per abbassare delicatamente la palpebra inferiore, creando una piccola tasca tra palpebra e occhio dove far cadere la goccia. È importante evitare che il beccuccio del flacone tocchi ciglia, palpebre o la superficie dell’occhio.

Una volta instillata la goccia, è consigliabile chiudere delicatamente l’occhio per alcuni secondi, senza strizzare con forza le palpebre, per permettere al farmaco di distribuirsi uniformemente sulla superficie oculare. In molti casi, l’oculista può suggerire di esercitare una lieve pressione con un dito sull’angolo interno dell’occhio (a livello del canto mediale) per circa un minuto: questa manovra, chiamata occlusione del punto lacrimale, riduce il drenaggio del collirio verso il naso e la gola, aumentando la permanenza del farmaco sull’occhio e limitando l’assorbimento sistemico. Se si devono instillare più colliri diversi, è opportuno attendere almeno 5–10 minuti tra uno e l’altro, per evitare che il secondo diluisca o lavi via il primo.

Un aspetto spesso sottovalutato è la corretta gestione del numero di gocce: in genere, una sola goccia per applicazione è sufficiente, perché la capacità della tasca congiuntivale è limitata e l’eccesso viene semplicemente eliminato con le lacrime. Mettere più gocce contemporaneamente non aumenta l’efficacia, ma può aumentare il fastidio e lo spreco di farmaco. Se dopo l’instillazione una parte del collirio fuoriesce sulla guancia, si può tamponare delicatamente con una garza o un fazzoletto pulito, evitando di strofinare l’occhio. È utile anche programmare gli orari delle instillazioni in modo regolare, magari utilizzando promemoria o tabelle, per ridurre il rischio di dimenticanze o di dosi troppo ravvicinate.

Infine, è importante conservare correttamente i flaconi di collirio, seguendo le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo: alcuni prodotti devono essere tenuti a temperatura ambiente, altri in frigorifero. Dopo l’apertura, molti colliri hanno una durata limitata (spesso 28–30 giorni), trascorsi i quali è consigliabile non utilizzarli più, anche se il contenuto non è terminato, per ridurre il rischio di contaminazione batterica. Il paziente dovrebbe inoltre riconoscere il proprio flacone, soprattutto se in casa ci sono altre persone che usano colliri, per evitare scambi accidentali. In caso di difficoltà motorie o visive, può essere utile chiedere l’aiuto di un familiare o di un caregiver, che a sua volta dovrà essere istruito con cura sulla tecnica corretta di instillazione.

Precauzioni e avvertenze

Dopo l’intervento di cataratta e durante l’uso dei colliri prescritti, è necessario adottare alcune precauzioni per proteggere l’occhio operato e favorire una guarigione senza complicazioni. Una delle raccomandazioni principali è evitare di strofinare o comprimere l’occhio, soprattutto nelle prime settimane, perché questo gesto può interferire con la stabilità della ferita chirurgica e con la posizione della lente intraoculare impiantata. È inoltre opportuno evitare che acqua non sterile, come quella della doccia o della piscina, entri direttamente nell’occhio nei primi giorni, per ridurre il rischio di infezioni. L’uso di occhiali da sole all’aperto può aiutare a proteggere l’occhio da luce intensa, vento e polvere, che potrebbero aumentare il fastidio o la secchezza.

Un’altra avvertenza importante riguarda l’uso di altri prodotti oculari o cosmetici. In genere, è consigliabile sospendere temporaneamente l’uso di trucco per gli occhi (mascara, eyeliner, ombretti) e di lenti a contatto sull’occhio operato fino a quando l’oculista non conferma che è sicuro riprenderli. L’applicazione di cosmetici vicino alla rima palpebrale può infatti aumentare il rischio di contaminazione del collirio e della superficie oculare. Anche l’uso di colliri non prescritti, come prodotti “da banco” per arrossamento o stanchezza oculare, dovrebbe essere evitato se non autorizzato dall’oculista, perché alcuni componenti potrebbero interferire con la guarigione o con i farmaci in uso.

È inoltre fondamentale rispettare scrupolosamente le indicazioni su dosaggi e durata della terapia. Ridurre autonomamente la frequenza delle instillazioni perché l’occhio “sta meglio”, oppure prolungare l’uso di un collirio oltre il periodo indicato, può essere controproducente. Ad esempio, un uso eccessivamente prolungato di corticosteroidi topici può favorire un aumento della pressione intraoculare o ritardare la cicatrizzazione, mentre una sospensione troppo precoce può permettere all’infiammazione di riacutizzarsi. Per questo motivo, eventuali modifiche alla terapia devono essere sempre concordate con lo specialista, che valuterà il quadro clinico complessivo e, se necessario, programmerà controlli più ravvicinati.

Infine, chi assume altri farmaci per via sistemica o soffre di patologie oculari preesistenti (come glaucoma, uveite, malattie retiniche) dovrebbe informare accuratamente l’oculista prima e dopo l’intervento, perché queste condizioni possono richiedere aggiustamenti specifici del regime di colliri. Alcuni pazienti, ad esempio, potrebbero necessitare di controlli più frequenti della pressione intraoculare o di terapie aggiuntive per prevenire complicanze. Segnalare tempestivamente eventuali reazioni avverse ai colliri, come forte bruciore persistente, gonfiore marcato delle palpebre, eruzioni cutanee o difficoltà respiratorie, è essenziale per permettere al medico di valutare se si tratta di una semplice irritazione locale o di una possibile reazione allergica che richiede la sospensione del prodotto.

Quando consultare il medico

Durante il periodo post-operatorio dopo la cataratta, è normale avere qualche dubbio su cosa sia un decorso “fisiologico” e cosa invece debba destare preoccupazione. In linea generale, è opportuno contattare l’oculista ogni volta che si nota un peggioramento improvviso o marcato dei sintomi rispetto ai giorni precedenti. Ad esempio, se la vista, dopo un iniziale miglioramento, peggiora bruscamente, oppure se compare un dolore intenso e persistente all’occhio operato, è importante non attendere la visita di controllo programmata ma cercare un contatto tempestivo con il centro dove è stato eseguito l’intervento. Anche la comparsa di secrezioni dense, giallastre o verdastre, associata a forte arrossamento, può essere un segnale di possibile infezione che richiede una valutazione urgente.

Un altro motivo per consultare rapidamente il medico è la percezione di lampi di luce, improvvisa comparsa di numerosi puntini neri mobili (miodesopsie) o la sensazione di una “tenda” o ombra che oscura una parte del campo visivo. Questi sintomi possono essere correlati a problemi della retina, come un distacco posteriore del vitreo complicato o, più raramente, un distacco di retina vero e proprio, condizioni che richiedono una diagnosi e un eventuale trattamento tempestivi. Anche un aumento marcato della sensibilità alla luce, associato a dolore e peggioramento della vista, può indicare una complicanza infiammatoria interna che non va sottovalutata.

È consigliabile contattare l’oculista anche se si hanno difficoltà pratiche a seguire la terapia con i colliri, ad esempio per problemi di manualità, tremori, scarsa vista nell’altro occhio o mancanza di supporto familiare. In questi casi, il medico o il personale sanitario possono proporre soluzioni organizzative, ausili o semplificazioni dello schema terapeutico, per evitare che le difficoltà nell’instillazione portino a salti di dose o a un uso scorretto dei farmaci. Allo stesso modo, se si sospetta di aver sbagliato più volte la somministrazione (ad esempio confondendo i flaconi o instillando dosi eccessive), è meglio riferirlo apertamente al medico, che potrà valutare se sono necessari controlli aggiuntivi.

Infine, è importante ricordare che ogni centro e ogni oculista possono fornire numeri di riferimento o indicazioni specifiche su come comportarsi in caso di urgenza, soprattutto nei primi giorni dopo l’intervento. Tenere a portata di mano queste informazioni, magari annotate sul foglio di dimissione, aiuta a non perdere tempo prezioso in caso di sintomi sospetti. In nessun caso è consigliabile sospendere autonomamente i colliri o iniziare nuovi farmaci oculari senza aver prima consultato lo specialista: anche se i sintomi sembrano lievi, solo una valutazione medica può stabilire se il decorso è regolare o se è necessario intervenire in modo mirato.

In sintesi, mettere correttamente il collirio dopo la cataratta significa combinare una buona tecnica di instillazione, il rispetto rigoroso delle indicazioni dell’oculista e l’adozione di semplici precauzioni quotidiane per proteggere l’occhio operato. Comprendere l’importanza dei diversi tipi di colliri, sapere come applicarli e riconoscere i segnali che richiedono un consulto medico aiuta il paziente a partecipare attivamente al proprio percorso di guarigione, migliorando comfort, sicurezza e qualità del risultato visivo nel medio e lungo termine.

Per approfondire

ESCRS Cataract Surgery Guidelines Linee guida europee aggiornate sulla chirurgia della cataratta, con una sezione dedicata alla gestione post-operatoria e all’uso dei colliri antinfiammatori.

ESCRS – Perioperative medication regimens for cataract surgery Articolo recente che riassume le raccomandazioni sulle terapie farmacologiche perioperatorie, inclusi i colliri dopo l’intervento.

Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) Portale istituzionale con schede e foglietti illustrativi ufficiali dei colliri utilizzati in oftalmologia, utile per approfondire indicazioni ed effetti avversi.

Istituto Superiore di Sanità – Occhio e vista Sezione informativa dedicata alle principali patologie oculari e agli interventi, con materiali divulgativi per pazienti e caregiver.

World Health Organization – Blindness and vision loss Pagina dell’OMS che inquadra la cataratta nel contesto della prevenzione della cecità e della riabilitazione visiva a livello globale.