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Piscidia

(Piscidia erythrina L. – Fam. Leguminose)

Piscidia- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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piscidia

Etimologia – Piscidia, dal latino piscis = pesce. Perchè, nei paesi d'origine, viene usata per la pesca. I neri si servono della corteccia per assopire i pesci, che vengono a galla.

erythrina – per i fiori bianchi tinteggiati di color porpora.

Nomi volgari – Jamaica dogwood, fish poison tree (ingl.), écorse de bois de chien, bois à enivrer o ivrant (fr.), timbo boticario, goranà timbò, leno embriagador (spagn.).

Habitat Giamaica, Martinica, Messico, Brasile.

Albero (10-15 m.).

Parti usate Corteccia della radice.

Componenti principali

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Lo studio della composizione chimica della corteccia della radice della Piscidia erythrina L. ha preso inizio con i lavori di Hart (1), che nel 1883 ottenne la separazione di una sostanza cristallina neutra, cui diede il nome di piscidina. A questa Berberich (2) assegnò la formula C29H24O8. Nel 1901 Freer e Clover (3) dimostrarono che la sostanza nota come piscidina era una miscela di due glucosidi di formula C23H20O7 e C22H18O6 rispettivamente e che, contrariamente alle affermazioni di Hart (1), non si trattava del principio attivo della droga. Gli stessi AA. isolarono poi un nuovo componente, acido piscidico, con formula bruta, C11H12O7. Seguirono le ricerche di Danckwortt e Schutte (4), che nel 1934 comunicarono di aver isolato una serie di altre sostanze e cioè:

— un alcool cristallino del gruppo della paraffina (C17H36O)

— un alcool C27H48O2, riferibile agli steroli

— due sostanze cristalline, C15H14O(OH)2(OCH3)2COOH

— una sostanza amorfa non definita

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— un glucoside saponinico, producente gli zuccheri glucosio e galattosio

— un alcaloide di composizione non determinata.

Russel e Kaczka (5) nel 1944 segnalarono la presenza di rotenone e di una nuova sostanza, ictinone, C21H14O5(OCH3)2.

Moore e Eng (6) nel 1956 hanno riferito di aver isolato dalla P. erythrina le cinque nuove sostanze sottoindicate:

piscidia Figura 1

Con lavori pubblicati dal 1956 al 1961 Buchi e coll. (7-9) hanno comunicato di aver isolato dalla Piscidia, rotenone, b-sitosterina ed una sostanza, denominata in un primo tempo AK6, ed identificata poi con la jamaicina di Moore e Eng (6).

Pertanto attualmente alla corteccia di Piscidia erythrina si possono attribuire i seguenti componenti con struttura chimica bene definita:

— b-Sitosterolo (7-9).

— Acido piscidico, C11H12O7, così denominato da Freer e Clover (3), che l’hanno estratto per primi dalla corteccia della radice della Piscidia erythrina L. e che ne hanno determinato la formula bruta. Isolato in seguito anche dai bulbi del Narciso (Narcissus poeticus) (10) (11), è stato identificato con l’acido dicarbossilico di formula I (12) (13).

piscidia Figura 2

Rotenone, C23H22O6 (14). E’ il componente insetticida di parecchie piante della famiglia delle Papilionacee, specialmente dei generi Derris, Lonchocarpus, Tephrosia e Milletia. E’ stato trovato anche nella corteccia della radice della Piscidia erythrina (6) e nelle radici della Ichthyomethia piscipula, sinonimo di Piscidia erythrina (5). E’ un derivato del g-pirone, avente la struttura II (15) (16).

piscidia Figura 3

Jamaicina, C22H18O6, è stata isolata dalla corteccia della radice di Piscidia (6) ed identificata, come s’è già detto sopra, con la sostanza AK6, estratta da Buchi e coll. (7-9) dalla stessa droga. Le è stata riconosciuta la struttura III di derivato del g-pirone, vicina a quella del rotenone:

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piscidia Figura 4

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Questa pianta è usata nella medicina popolare nei paesi di origine e in particolare nella Giamaica e nel Messico, come droga ipnotica e come tale entra nella composizione di diversi preparati fra i quali ricorderemo il the sedativo messicano, noto col nome di «Sinicuichi» (18).

Nella Giamaica la Piscidia è impiegata anche nella pesca per le sue proprietà ittiotossiche, proprietà che vennero confermate sperimentalmente, come vedremo in seguito, dall’Hauschild (19).

Sembra che la Piscidia sia stata usata per la prima volta in Europa nel 1830 dal medico inglese Hamilton (20), ma i primi studi farmacologici su questa droga datano dal 1881 e si debbono all’Ott (21) e al Nagle (22) i quali trovarono che essa determina un’azione narcotica con midriasi, aumento della secrezione sudorifera e, negli animali inferiori, un aumento della pressione ematica, azioni che Pellocani (23) e Cushni (24) ritennero essere dovute alla piscidina (ved. parte chimica).

piscidia Figura 5

Altri AA. constatarono, più tardi, l’azione litica sulla fibra muscolare liscia.

Delzell e coll. (25) notarono l’azione deprimente della Piscidia sulla contrazione dei segmenti di intestino e di utero isolati, azione che, per quanto riguarda l’utero, venne successivamente confermata da Macht (26), da Benigni (27) e da Costello e Butler (28).

Questi ultimi che sperimentarono con preparati ottenuti dalla corteccia del tronco e non della radice, trovarono che tali preparazioni sono potentemente attive come deprimenti sull’utero dei comuni animali da laboratorio, sia isolato che in situ. La sostanza, o le sostanze attive, sono state trovate dagli AA., nella resina e negli estratti alcoolico, petroletereo, etereo e cloroformico. Esse sarebbero contenute in tutte le parti della pianta, ma in proporzioni maggiori nella corteccia della radice e l’etere di petrolio si sarebbe dimostrato il loro miglior solvente.

Alcune frazioni avrebbero dimostrato in vitro, la stessa attività deprimente del cloridrato di papaverina e tale loro attività sarebbe superiore,

piscidia Figura 6

secondo gli AA., a quella di qualsiasi altro derivato vegetale dotato di azione qualitativamente simile.

Questi risultati vennero confermati più tardi dallo stesso Butler in collaborazione con Mulien (29).

Per quanto riguarda l’azione narcotica, l’estratto fluido somministrato per os, sarebbe dotato, secondo Pittenger ed Ewe (30), di un’azione qualitativamente simile a quella della Cannabis indica, ma occorrerebbero dosi superiori di circa 70 volte per ottenere la stessa intensità di effetti.

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Paris e Quevauviller (31) trovarono che la Piscidia, come diverse altre droghe ad azione sedativa, è capace di ritardare, ma non di impedire, la comparsa della crisi asmatica prodotta dall’acetilcolina nella cavia.

Terapeuticamente la Piscidia è stata impiegata come analgesico nelle nevralgie, nella dismenorrea, come calmante nell’insonnia nervosa e come sedativo della tosse (21).

Firth (32) e Payne (33) ottennero buoni risultati nel delirium tremens: Seifert (34) la impiegò come calmante della tosse dei tubercolotici e anche come antidrotico in questi malati.

A proposito dell’azione sedativa e analgesica della Piscidia, Hamilton (35) richiamò l’attenzione sul fatto che essa è priva di quegli effetti secondari caratteristici all’Oppio e ai suoi derivati.

piscidia Figura 7

Più recentemente Leclerc (36) riferì di aver ottenuto buoni risultati nel trattamento della pertosse e di alcune nevralgie.

Attualmente la Piscidia è impiegata soprattutto come sedativo dell’apparato utero-ovarico e specialmente come antalgico nei dolori mestruali, negli stati dismenorroici ecc.

Tossicità – La tossicità dei preparati di Piscidia è molto bassa allorché essi vengano somministrati per os; più tossici si dimostrerebbero invece, per somministrazione parenterale. Hauschild (19) aveva già osservato che un principio alcool-solubile, isolato da un estratto petroletereo, era tossico per i pesci già alla diluizione di 1:80000000. Questa sostanza si dimostrò molto tossica anche per i ratti e per i conigli se somministrata parenteralmente, mentre se somministrata per os, questi animali potevano tollerare dosi superiori ai 5 mg/kg.

Analoghe determinazioni vennero eseguite da Costello e Butler (28), con le quali essi confermarono, in linea di massima, i risultati precedentemente ottenuti da Hauschild sull’attività del principio ittiotossico, mentre per quanto riguarda l’attività degli estratti fluidi e secchi di Piscidia somministrati per os, essi trovarono che questi vengono tollerati a dosi corrispondenti a 80-100 g/kg di droga.

Hanning (17) trovò invece per un estratto alcoolico somministrato per os a mezzo sonda esofagea, una DL50 nel topo, pari a 720 mg/kg e per un estratto acquoso una DL50 pari a 17,3 g/kg.

Estratti e preparati vari

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a) Estratto fluido per tintura (g 1 = XLVIII gtt).

Dosi: g 2-3 pro dose.

b) Estratto fluido per sciroppo (g 1 = XXXVI gtt).

Dosi: g 2-3 pro dose.

c) Estratto secco idroalcoolico (1 p. = 20 p. circa di droga).

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Dosi: g 0,1-0,15 pro dose.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido piscidia per tintura………………………………… g 20

Alcool di 60° …………………………………………………………. g 80

(a cucchiai).

Sciroppo

Estratto fluido piscidia per sciroppo…………………………….. g 5

Sciroppo semplice F.U……………………………………………….. g 95

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(a cucchiai).

BIBLIOGRAFIA

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(1) HART E., Am. C*em. J„ 5. 39,1883 – (2) BERBERICH H., Amer. J. Pharm„ 70, 424, 1898- (3) FREER

P. C. e CLOVER A. M, Amer. Chem. J., 25, 390, 1901 – (4) DANCKWORTT P. W. e SCHUETTE E., Arch. Pharm., 272, 701, 1934 – (5) RUSSELL A. e KACZKA E. A., J. Am. Chem. Soc., 66, 548, 1944 1 (6) MUORE 3. A. e ENG ST., J. Am. Chem. Soc.. 78, 395, 1956 – O) KAPOOR A. L., AEBI A. e BUCHI J„ Helv. Chim. Acta, 40, 1574, 1957 • (8) STAMM O. A., SCHMID H. e BUCHI J., Heh. Chim. Acta, 41. 2006, 1958 – (9) BÌÌCHI J., SCHMID H„ KAPOOR A. L„ Arch. Pharm. Chem., 118. 183, 1961 . (10) SMEBY R. R., ZBINOVSKY V„ BURRIS R. H. e STRONG F. M., 1. Am. Chem. Soc.. 76, 6127, 1954 • (11) OKUMURA F. S;, SMEBY R. R. e STRONG F. M„ 1. Am. Cheta. Soc.. 77, 5750, 1955 – (12) BRIDGE W„ COLEMAN F. e ROBERTSON A., 1. Chem. Soc.. 257, 1948 – (13) BUCKLE A. L. 3,, McGOOKIN A. e ROBERTSON A., 3. Chem. Soc., 3981, 1954 – (14) TAKEI S., Ber., 61, 1003, 1928 – (15) TAKEI S„ MIYA3IMA SH. e ONO M.. Ber., 64, 1000, 1931; 65, 279, 1041, 1932 – (16) LA FORGE F. B.. HALLER H. L. e SMITH L. E., 1. Am. Chem. Soc., 54. 810, 1932 – (17) HANNIG E.. Pharmaite, 7, no, 1952 – (18) REKO V. A., Pharm. Moaatschr.. 182, 317, 1936; Chem Abt., 30, 285, 1936 – (19) HAUSCHILD F„ Arch. exp. Path. u. Pharmakol.. 182, 317, 1936 – (20) HAMILTON W„ cit. da HANNIG (ved. 17) – (21) OTT 3., Arch. Med., 5. 69, 1881: Therap. Gaz. 1883, suppl. – (22) NAGLE A. C., Drugg. Circular, febbraio 1881, p. 18 • (23) PELLOCANI, Am. Chem. Pharm., 2, 78, 1885 – (24) CUSHNI, Am. Cheta. !.. 25, 405, 1905 • (25) DELZEL W. R., BURMAN G. E. e PILCHER 3. D.,

Arch. Ini. Med., 18. 557, 1916; 18. 752, 1916: Chem. Ahi., 11, 496, 1917 – (26) MACHT 3., cit. da

SOLIS-COHEN S. e GITHENS T. S. in Pharmaco-Therapeutica, D. Appleton a. Co. New-York 1928, p. 1542 – (27) BENIGNI R., Riv. di Pai. Femm., 1, 39, 1937 – (28) COSTELLO C. H. e BUTLER C. L.,

l.A.Ph.A., 37, 89, 1948 • (29) BUTLER C. L. e MULLEN L. E., Acta Phytothec., 2, n. 8, 1955 –

(30) PITTENGER P. S. e EWE G. E., Am. 1. Pharm., 92. 575, 1919 – (31) PARIS R. e QUEVAUVILLER A., Théraple, 2, 69, 1947 – (32) FIRTH L. B.. Therap. Gaz., 4, 101, 1883 – (33) PAYNE A. S„ Ibid., 4, 59, 1883 – (34) SEIFERT O., Wien. Med. Blatt., luglio 19, 1883 e Therap. Gaz.. 4, 528, 1883 • (35) HAMILTON W., Pharm. 3., agosto 1844 – (36) LECLERC H„ Prette Mid., 45, 1430, 1937.

[Molta della bibliografia citata, i stata tolta dal citato lavoro di COSTELLO e BUTLER (28)].

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