Tamarindo

(Tamarindus indica L. – Fam. Leguminose/Cesalpinioidee) (Sin. – Siliqua arabica Bauh.)

Tamarindo- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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tamarindo

Etimologia – Tamarindus, dall’arabo tamar = dattero e endi = indiano cioè dattero indiano perchè le silique hanno aspetto simile ad un dattero o ad un dito (dactylus) e perchè Mesuè ed altri medici arabi hanno, erroneamente, creduto che fosse il frutto di una palma. Sino al 1600 s’è creduto che la pianta fosse una palma detta silvestre i cui frutti — Durante, 1636 — sono chiamati «tamarindi» e sono a modo di un dito incurvato.

indica, dell’India.

Siliqua – per la forma del frutto.

arabica – dell’Arabia.

Nomi volgari indigeni Tamar hendi (arab.), kommar, kumar (amarico), aradeb (tigré), roka (galla), rogò, rucke, rakhi (somal.), voa matory (Nossi Bé) (Africa).

Amlika, tintrini, tintili, ambia (sancr.), ambli, amli, ambica (hindu), tantul, ambli, tintil (beng.), amli, ambli, chintz (bomb.), puli, balam pully, pumiyampazham (tam.), chintapandu, asek (tel.) (India). Ambalah, uriya, tantuli (pers.), siyembela (Malesia, Singapore), Cay-me (Indocina, Vietnam/n.), ho wang tsi (cinese [Natsumma]).

Tamarinier, tamarin (succo) (fr.), Tamarindenbaum (ted.), tamarind (ingl.), tamarindo (spagn.), tamarinheiro, tamarinho (port.), palxuchuc (Messico, Yucatan).

Habitat Pianta originaria dall'Africa o dall'Asia tropicali (secondo alcuni AA. non sarebbe spontanea in Asia, ma acclimatata, coltivata da tempi remotissimi). Zanzibar, regione del Lago Tchad (Sudan centrale), Darfur, Kordofan (Sudan), Eritrea, Somalia, Senegal (Dakar), Regione nilotica (Nubia), Egitto, Arabia, Mozambico. India, Indocina, Vietnam/n., Giava, Filippine, Nossi Bé, Reunion. Acclimatata in America (Messico, Brasile, Guyana, Martinica, Guadalupa, Barbados) ed in altri paesi tropicali. In Europa (Spagna, costa meridionale).

Albero (può raggiungere i 25 m.).

Parti usate La polpa del frutto (formata dal mesocarpo) con inglobati fili di fasci vascolari, membrane (endocarpo) e semi (Tamarindorum fructus F.U.).

In commercio sono diverse qualità di Tamarindo:

d'Egitto (Cairo) o del Levante, proveniente da Kartum;

dell’India o del Bengala o di Ceylon (Calcutta);

di Giava;

delle Antille o di Ponente.

Sofisticazioni con polpa di susine o altri frutti, con aggiunta di melassa, gomma; acido tartarico (persino acido solforico) o acetico, il tutto mascherato con fibre e semi di tamarindo, avanzi della lavorazione degli estratti, sciroppi, ecc.

Inquinamento Sali di rame.

Componenti principali

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Acidi organici 13-15% (1), anche 17-18,4% (2), costituiti prevalentemente da acido tartarico (96,68%) ed inoltre da acido malico (2,34%), acidi insaturi (0,75%), acido succinico (0,16%), acido citrico (0,04 %), acido ossalico (0,022%), acido lattico (0,007%) (3). Nel mesocarpo sono stati trovati: acido tartarico 5,3-8,8 %, acido citrico 4-6%, bitartrato di potassio 4,7-6%, acido malico (tracce) (4).

Zuccheri 8-42%, in media 20-35% (1); destrosio 5,8% e levulosio 2,5% (4a).

Pectine, costituite da acido galatturonico (56,2 % nella sostanza grezza, 81,3 % nella sostanza pura). Nella pectina della polpa depurata sono stati identificati anche galattosio ed arabinosio (5).

Dalla polpa di frutti dell’India sono stati estratti acido tartarico, pectine e zuccheri nelle seguenti quantità (6):

tamarindo Figura 1

Amminoacidi nella polpa del frutto maturo: prevalentemente prolina e inoltre serina, b-alanina, fenilalanina e leucina (7).

Vitamina B2 mg 0,374 %, nei frutti del Sud-Vietnam (8).

Pigmenti, tra cui un pigmento rosso antocianico, identificabile probabilmente con la 3-glucosido-cianidina (crisantemina) (9).

Rame, derivante dai recipienti in cui è stata preparata la polpa, può essere presente.

Nei semi leucoantocianidina (10), grasso 6-8 % con gli acidi grassi palmitico 6,19 %, stearico 2,64 %, arachico 4,42 %, behenico 6,86 %, oleico 38 % e linoleico 41,34%, frazione insaponificabile 2,641 % (11). Inoltre un poliosio, nei cui prodotti di idrolisi sono stati identificati glucosio, galattosio e xilosio (12) (13) ed a cui è stato dato il nome di tichernosio (12).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Il Tamarindo era noto nei paesi di origine, Alto Nilo, India, sin da tempi molto remoti e di esso si trova menzione nei Veda indiani sotto varie denominazioni, ma non sembra fosse noto nè agli Indiani nè agli Egiziani, come pianta medicamentosa. Ai Romani e dai Greci il Tamarindo era sconosciuto; gli Arabi, che lo diffusero in Europa, la conobbero tramite gli Indiani e gli dettero il nome di Tamara hindi. Notizie più sicure ci provengono dal medico persiano Alhervi (IX secolo) il quale paragonò l’azione lassativa del Tamarindo a quella della prugna siriaca [Susina gialla o Prunus domestica var. siriaca) e dal medico arabo Mesue (IX-X secolo) al quale erano note anche alcune falsificazioni della droga (Madaus (14)].

Il Tamarindo era noto ai medici della Scuola salernitana, a Paracelso ed a Mattioli (15) il quale ne descrisse i frutti come una varietà indiana dei datteri: «Dattoli indiani»; egli ne conosceva tuttavia le proprietà, indicandoli come atti a «Muovere il corpo». Una prima descrizione botanica abbastanza precisa della pianta, sembra si debba allo spagnolo Garcia D'Orta (16).

Attualmente il Tamarindo viene coltivato in India, in America e, estesamente, in Florida. .

In terapia si usa la polpa dei frutti, la quale viene purificata dissolvendola in acqua distillata bollente e quindi passata per setaccio di crine.

Il liquido ottenuto viene concentrato a b.m. sino a consistenza di estratto molle. Si ottiene così una massa nerastra di sapore decisamente acido, che somministrata alla dose di 20-40 g, determina un effetto lassativo o purgativo se somministrato alla dose di 60-100 g.

La polpa di Tamarindo viene associata anche ad altre droghe ad azione purgativa ed in particolare all'infuso di Senna del quale corregge anche il poco gradevole sapore.

Disciolta nell'acqua la polpa di Tamarindo, sola o con l'aggiunta di sciroppo di zucchero, è usata inoltre come gradevole bevanda rinfrescante e dissetante.

In India il Tamarindo è usato anche come colorante e per la concia del Tabacco.

Nei paesi d'origine vengono attribuite alle foglie della pianta, anche proprietà antielmintiche.

Come edulcorante acidulo, il Tamarindo viene impiegato nella tecnica galenica per la correzione del sapore di alcuni preparati e in particolare di quelli di Felce maschio (17).

Estratti e preparati vari

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a) Succo acido a 33 Bé

Dosi: ad libitum.

b) Concentrato a 40 Bé

Dosi: ad libitum.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Sciroppo

Succo o concentrato………………………………………………….. g 100

Zucchero…………………………………………………………………… g 500

Acido citrico……………………………………………………………….. g 20

Acqua q. b. a g 1000

BIBLIOGRAFIA

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(1) BERGER F., Handbuch der Drogenkunde, voi. III, 1952, p. 434 – (2) SAVUR G. R., J. Indian Chem. Soc., Ind. a. New Ed., 19, 67. 1956; Chem. Ahs., 52, 17413 a, 1958 – (3) FRANZEN e KAISER, Chem. Zeir., 48. 700, 1924 – (4) MULLER C., dt. in United States Dispensatory, ed. 1960, p. 1895 – (4a) WEHMER C., Die Pflanzenstoffe, II ed., 1929, p. 502 – {5) LEWIS Y. S. e JOHAR D. S., J. Sci. lnd. Res., 13B, 815, 1954; Chem, Ahs., 49, 5716, 1955 – (6) Council of Scientific and Industriai Research, Brevetto, Indian 52.167, 8 ott .. 1955: Chem. Abs., 50, 5249 g. 1956 – (7) LAKSHMINARAYAN RAO, SUBRAMANIAN N. e SRINIVASAN N., J. Sci. Ind. Research, 13B. 377, 1954; Chem. Abs., 48, 12239 c, 1954 – (8) VIALARD-GOUDOU A,, DARRIEUSSECQ J. e NGUYEN THI LAU, Qualitas Plaw. et Materiae Vegeiabiles, 3-4, 426, 1958 – (9) LEWIS Y. S. JOHAR D. S., Current Sci., 25, 325, 1956; Chem. Abs., 51, 5922 c, 1957 – (10) LAUMAS K. R. e SESHADRI T. R., J. Sci. Jnd. Research, 17B, 44, 1958 – (11) TAWAKLEY M. S. e BHATNAGAR R. K., Indian Soap J., 19, 113, 1953 – (12) SAVUR G. R., Sci. a:-7d Cu/wre, 21, 464, 1956; J. Chem. Soc., 2600, 1956; Chem. Ahs., 50, 10431h, 1956; 51, 8216 e, 1957 – (13) KHAN N. A. e MUKHERJEE B. D., Chem. Ind., 1413, 1959; Chem. Ahs., 54, 6886 b. 1960 – (14) MADAUS G., Lehrbuch der Biologischen Heilmittd, G. Tbieme ed. Lipsia 1938, voi. III, p. 2661 – (15) MATTIOLI P. A., I Discorsi, Venezia 1557, p. 135 – (16) GARCIA ORTA, cit. da DEZAWI in Trattato di Farmacognosia, UTET, Torino 1920, p. 427 – (17) CAPRA C., H Farmaco, ed. prar., U, 499, 1958.

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